Commenti
Prima volta? Registrati in un minuto
Miù 04 gennaio 2007 00:00
Italo Calvino
"Marcovaldo"

II giardino dei gatti ostinati

La città dei gatti e la città degli uomini stanno l'una dentro l'altra, ma non sono la medesima città. Pochi gatti ricordano il tempo in cui non c'era differenza: le strade e le piazze degli uomini erano anche strade e piazze dei gatti, e i prati, e i cortili, e i balconi, e le fontane: si viveva in uno spazio largo e vario. Ma già ormai da più generazioni i felini domestici sono prigionieri di una città inabitabile: le vie ininterrottamente sono corse dal traffico mortale delle macchine schiacciagatti; in ogni metro quadrato di terreno dove s'apriva un giardino o un'area sgombra o i ruderi d'una vecchia demolizione ora torreggiano condomini, caseggiati popolari, grattacieli nuovi fiammanti; ogni andito è stipato dalle auto in parcheggio; i cortili a uno a uno vengono ricoperti d'una soletta e trasformati in gara-ges o in cinema o in depositi-merci o in officine. E dove s'estendeva un altopiano ondeggiante di tetti bassi, cimase, altane, serbatoi d'acqua, balconi, lucernari, tettoie di lamiera, ora s'innalza il sopraelevamento generale d'ogni vano sopraelevabile: spariscono i dislivelli intermedi tra l'infimo suolo stradale e l'eccelso ciclo dei super-attici; il gatto delle nuove nidiate cerca invano l'itinerario dei padri, l'appiglio per il soffice salto dalla balaustra al cornicione alla grondaia, per la scattante arrampicata sulle tegole.

Ma in questa città verticale, in questa città compressa dove tutti i vuoti tendono a riempirsi e ogni blocco di cemento a compenetrarsi con altri blocchi di cemento, si apre una specie di controcittà, di città negativa, che consiste di fette vuote tra muro e muro, di distanze minime prescritte dal regolamento edilizio tra due costruzioni, tra retro e retro di due costruzioni; è una città di intercapedini, pozzi di luce, canali d'aerazione, passaggi carrabili, piazzole interne, accessi agli scantinati, come una rete di canali secchi su un pianeta d'intonaco e catrame, ed è attraverso questa rete che rasente i muri corre ancora l'antico popolo dei gatti.

Marcovaldo, certe volte, per passare il tempo, seguiva un gatto. Era l'intervallo del lavoro tra la mezza e le tre, quando, tranne Marcovaldo, tutto il personale andava a casa a mangiare, e lui - che si portava la colazione nella borsa - apparecchiava tra le casse del magazzino, masticava il suo boccone, fumava un mezzo toscano e girellava lì intorno, solo e ozioso, aspettando la ripresa. In quelle ore, un gatto che facesse capolino da una finestra era sempre una compagnia benvenuta, e una guida per nuove esplorazioni. Aveva fatto amicizia con un soriano, ben pasciuto, fiocco celeste al collo, certamente alloggiato presso qualche famiglia benestante. Questo soriano aveva in comune con Marcovaldo l'abitudine della passeggiata di primo dopopranzo: ne nacque naturalmente un'amicizia.
Seguendo l'amico soriano, Marcovaldo aveva preso a guardare i posti come attraverso i tondi occhi d'un micio e anche se erano i soliti dintorni della sua ditta li vedeva in una luce diversa, scenari di storie gattesche, con collegamenti praticabili solo da zampe felpate e leggere. Sebbene il quartiere dall'esterno sembrasse povero di gatti, ogni giorno nei suoi giri Marcovaldo faceva conoscenza con qualche muso nuovo, e bastava un gnaulìo, uno sbuffo, un tendersi del pelo su una schiena arcuata per fargli intuire legami e intrighi e rivalità tra loro. In quei momenti credeva già d'essere entrato nel segreto della società dei felini: ed ecco si sentiva scrutato da pupille che diventavano fessure, sorvegliato dalle antenne dei baffi tesi, e tutti i gatti attorno a lui sedevano impenetrabili come sfingi, il triangolo rosa del naso convergente sul triangolo nero delle labbra, e solo a muoversi era il vertice delle orecchie, con un guizzo vibrante come un radar. Si giungeva al fondo d'una stretta intercapedine, tra squallidi muri ciechi: e guardandosi intorno Marcovaldo vedeva che tutti i gatti che l'avevano guidato fin là erano spariti, tutt'insieme, non si capiva da che parte, anche il suo amico soriano, lasciandolo solo. Il loro regno aveva territori cerimonie usanze che non gli era concesso di scoprire...

⚠ segnala contenuto inappropriato