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Jo 15 febbraio 2007 00:00
che si prentede da un popolo che vuole nascondere le loro atroci verità per rimpiazzarle con l'onnipresente vittimismo.
la conferma che il potere dei media e nelle loro mani, niente si può dire senza passare dal loro giudizio.
cosa ne traggono da quasta pagliacciata?
semplice, se non lo avessero ritirato, pensavano loro beceri, avrebbero scoperto verità indicibili, alimentando l'antisemitismo, invece hanno deciso di ritirarlo, creando così lo stesso un odio nei loro confronti, perchè la gente non è stupida, quando si criticano i musulmani di eccessivo fervore sulle vignette islamiche, allora pensano che in fondo c'è chi è peggio, dei fanatici sionisti che vietano che loro verità si spargano nel mondo, ma è inutile, l'odio cresce sempre di più.
Repubblica 15 febbraio 2007 00:00
La cultura ebraica è basata sulla pace e sul perdono. Si tratta di leggende che non hanno nessun fondamento.

Elio Toaff: "Mio figlio sbagliava, ha capito" il rabbino emerito sul libro dello scandalo

di ORAZIO LA ROCCA


ROMA - "Un gesto opportuno, necessario. Vuol dire che mio figlio Ariel ha capito. Ma significa anche che le critiche che sono state fatte nei confronti del suo libro sono state giuste, al punto che lui ha deciso di chiedere all'editore di sospendere la pubblicazione. È bene che questa storia sia finita così". È leggermente sollevato il rabbino capo emerito di Roma, Elio Toaff, quando apprende, al telefono, che suo figlio Ariel ha ritirato il controverso libro "Pasque di sangue" (Il Mulino), che rilancia vecchie leggende secondo le quali alcune sette ebraiche avrebbero mangiato, in occasione della Pasqua, pane azzimo con sangue di bambini cristiani. La notizia del ritiro del libro, il rabbino l'apprende mentre risponde alle nostre domande nella sua casa romana, al Ghetto, di fronte alla Sinagoga Maggiore.

"Non lo sapevo - confessa - ma è vero? Mi risulta che stava pensando di fermare momentaneamente la seconda edizione per fare degli approfondimenti. Ma che abbia poi pensato di bloccare definitivamente il volume, mi sorprende e in fondo mi fa anche piacere per lui e per la verità storica". La novità arrivata da Gerusalemme, però, non impedisce al professor Toaff di entrare nel merito delle controverse tesi sollevate dal libro di Ariel. "Mangiare il pane azzimo mischiato al sangue di bambini cristiani uccisi? Aberrante! Un insulto all'intelligenza, alla tradizione, alla storia in generale e al vero senso della religiosità ebraica - commenta con forza il rabbino - e dispiace che a sollevare sciocchezze simili sia stato mio figlio".

"Ma forse lo ha fatto senza rendersi conto della gravità di certe affermazioni e che queste tematiche, da secoli già condannate dalla storia e dalla tradizione, e non solo di quella ebraica, possono diventare subito argomenti per rilanciare pericolosi sentimenti di antisemitismo e voglie di negazionismo dell'Olocausto. E' un errore. Ma nella vita tutti possono sbagliare".

Maestro Toaff, come rabbino e come padre cosa si sentirebbe di dire in questo momento a suo figlio Ariel per il suo libro appena ritirato?
"Gli direi che ha fatto bene a prendere questa decisione, mostrandogli anche tutto il mio dolore, il mio dispiacere e la mia delusione. Mai mi sarei aspettato da lui, da sempre attento studioso, un lavoro così discutibile e pericoloso. Sottolineo pericoloso perché con leggende simili il mostro dell'antisemitismo può tornare ancora a spadroneggiare nel mondo, specialmente ora che gli ultimi testimoni dell'Olocausto per ragioni anagrafiche stanno scomparendo. Non è parlando di sciocchezze come queste che si salvaguarda la vera essenza dell'ebraismo".

E qual è la vera essenza della cultura ebraica?
"La vera cultura ebraica non è la blasfemìa del sangue, ma è il perdono, la pace, la voglia di vivere a contatto con le altre culture, con le altre tradizioni, con rispetto reciproco e con desiderio di stare insieme, con condivisione, anche di fronte alle tragedie più grandi. Vuole una prova? Basta leggere le poche righe della grande lapide del 1964 che si trova affissa al Portico d'Ottavia, al Ghetto di Roma, dove si ricorda la deportazione nazifascista dei 2991 ebrei romani del 16 ottobre 1943. In quella lastra di marmo alla fine c'è un rigo che sintetizza in modo magistrale l'essenza vera della cultura socio-religiosa dell'ebraismo: sono le parole con cui i sopravvissuti invocano a Dio "amore, pace, perdono e speranza". Perdono per tutti, anche per i carnefici nazisti".

Maestro Toaff, questa frase di perdono può essere, quindi, la risposta a chi, cavalcando anche polemiche come quelle esplose intorno al libro, alimenta sentimenti di antisemitismo e di conseguenza fa dell'ebreo una persona, tra l'altro, quasi sempre piena di odio e di voglia di vendetta?
"Sì, perché gli stereotipi antiebraici sono ancora duri a morire. Basti pensare alla falsa accusa di avarizia o a quanti insinuano che l'alta finanza sarebbe controllata dalle lobby ebraiche. Stranamente nessuno parla del perdono di Dio invocato dai sopravvissuti della Comunità ebraica di Roma da quasi 30 anni. Tanto che leggere quella lapide al Portico d'Ottavia oggi sembra una novità. Quando invece non è per niente una novità che gli ebrei, malgrado l'Olocausto, la Shoah, le secolari persecuzioni, mentre chiedono fermamente che la giustizia terrena faccia il suo corso, si sono sempre fedelmente abbandonati alla misericordia di Dio al quale invocano il perdono per tutti, anche per i loro aguzzi. Altro che sangue di bimbi cristiani nel pane azzimo!".

Come spiega che un tema come il sangue cristiano usato per il pane azzimo, leggenda ormai abbandonata negli scantinati della storia, sia tornato alla ribalta?
"Non so spiegarlo. Dico solo che si è trattato di un errore sollevare queste tematiche. Come dice lei, si tratta di vecchie leggende che non hanno mai avuto anche il pur minimo supporto storico-scientifico. Mio figlio Ariel ha voluto farne oggetto di un nuovo studio. Altri studiosi approfondiranno la materia. Ma di sicuro e di nuovo non c'è niente".

Seppure nei secoli passati ci fosse stato qualche caso: sarebbe stato ammissibile per la religione ebraica prevedere l'uso del sangue dei bambini per la preparazione del pane azzimo?
"Assolutamente no, per il semplice fatto che è la Torah a smentire questo principio così aberrante, affermando che "qualunque forma di grasso e di sangue non deve essere mai mangiato". Da qui nasce il profondo e radicale rispetto degli ebrei verso il sangue, da sempre visto come dono di Dio e segno della vita. Non è quindi un caso che nella Bibbia sia scritto chiaramente che "nel sangue c'è la vita". Per cui è fuori dalla nostra tradizione e dalla nostra cultura, sia sociale che religiosa, mangiare cibi che siano stati sfiorati dal sangue, sia umano che animale. Perché la vita che il Signore ha creato riguarda tutte le specie viventi, sia uomini che animali".

Questo antico rispetto per il sangue ha quindi contribuito anche alla formazione delle pietanze ebraiche?
"Sì. Tutta la quotidianità ebraica ruota intorno a questo principio. Specialmente nella preparazione dei cibi, per i quali vige una ferrea disciplina codificata nel "Kasheruth", dove specialmente per la preparazione delle carni si raccomanda con chiarezza che prima della cottura occorre sottoporre i capi macellati ad una attentissima purificazione da ogni residua traccia di sangue".

Una pratica di macellazione prevista anche nell'Islam. Vero?
"Nell'Islam c'è grande attenzione alla preparazione delle carni, che vengono purificate dal sangue con tecniche più o meno simili a quelle ebraiche. E' una tradizione che in fondo unisce i fedeli delle due religioni. Peccato che con i musulmani non si possa parlare di analoga unione per altri temi. Ma è un segno antico che è bello ricordare ogni tanto".

Con i cristiani l'approccio col sangue non è uguale.
"Non è la stessa cosa. E' vero che Cristo nell'Ultima Cena spezzò il pane azzimo come tutti gli ebrei. Poi, come è nella tradizione cristiana, versò il vino dicendo "bevete questo è il mio sangue". E, quindi, i cristiani da duemila anni rivivono nell'Eucarestia quel momento, sublimandolo di volta in volta con l'ostia consacrata dove la Chiesa insegna che c'è il sangue di Cristo. Come è evidente, è una tradizione religiosa del tutto diversa dall'ebraismo e che nel corso dei secoli ha prodotto anche usi e costumi differenti".

Leggende come il pane azzimo intriso di sangue cristiano sono state usate nel corso dei secoli per alimentare l'antisemitismo tra la popolazione?
"Purtroppo è stato così. Anche queste sciocchezze hanno dato luogo a sentimenti antiebraici. Spiace dirlo, ma anche a causa dell'ignoranza, non si è mai voluto far capire con chiarezza che per l'ebreo il pane azzimo se non è puro, cioè senza aggiunte, senza lieviti e - manco a dirlo - senza tracce di sostanze estranee anche lontanamente simili al sangue - non è in linea con la tradizione. Cioè non è il pane con cui si può celebrare la Pasqua Ebraica. Chi pensa il contrario, sbaglia e non conosce la storia degli ebrei".

Quando iniziarono a circolare leggende sul pane azzimo inquinato dal sangue?
"Durante il primo millennio dopo Cristo non c'è stata traccia. Qualcosa si incominciò a dire dopo l'anno mille, quasi in coincidenza con la prima crociata. Forse per giustificare, da parte di qualcuno, gli eccidi in Terra Santa o per addossare le colpe agli ebrei. Ed infatti fin da allora iniziarono le prime persecuzioni".

La Chiesa ha quindi le sue responsabilità anche nei confronti di queste leggende?
"E' la storia che è andata così. Ma mi piace ricordare che ci fu un papa, Sisto IV, che nel 1475 circa, inviò un suo delegato, un inquisitore domenicano, per verificare l'autenticità delle accuse che i cristiani di Trento avevano fatto alla locale comunità ebraica accusata di aver ucciso un bambino di nome Simonino per togliergli il sangue. Quel bambino fu subito venerato come un martire elevato agli onori degli altari come S. Simonino. Ma, alla fine dell'inchiesta quel domenicano disse al Papa che solo gli ignoranti e le persone in malafede potevano credere ad una storia simile. E S. Simonino fu cancellato dai calendari. E' un episodio che dimostra chiaramente che non sempre le gerarchie ecclesiali cristiane hanno seguito queste leggende. Ma sarebbe grave ed imperdonabile oggi ridare a queste leggende una pur minima di patente storica".

(15 febbraio 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/toaff-libro/toaff-padre/toaff-padre.html
Gimetti 15 febbraio 2007 00:00
Quella della diffamazione, quale preludio ai vari "progrom" che hanno caratterizzato la bimillenaria esistenza del clero assassino, è un becero ed abusato arnese dell'armamentario clericale! La stesse infami accuse che vennero rivolte agli ebrei della diaspora, vennero inizialmente rivolte alle sette gnostiche, accusate anch'esse di preparare il pane eucaristico con il sangue degli infanti! Queste sono le vere "radici cristiane", e non altro!

copia/incolla 15 febbraio 2007 00:00
dal forum del corriere della sera riporto un post intitolato -Antisemitismo e scritture- e scritto da una certa Anna Maria Ercilli

Il post l'ho trovato piuttosto curioso e molto interessante.

Ecco quanto dice:

Antisemitismo e scritture

Un aggiornamento per le occhiute 'malizie' antisemite.
Beati gli storici prudenti. Cari saluti al moderatore, al forum ritornato in attività. Anche da qui, un pensiero a Maria Luisa.

» 2007-02-15 09:16
ARIEL TOAFF SI SCUSA E BLOCCA IL LIBRO
ROMA - Stop alla distribuzione del libro, in modo da apportare le giuste modifiche; scuse per tutti coloro che si sono ritenuti offesi e devoluzione all'Antidefamation League dei proventi del libro. Le decisioni di Ariel Toaff, lo storico italo-israeliano, accompagnate dalle dichiarazioni di fuoco della sua Università, la Bar Ilan di Tel Aviv, sembrano mettere fine alle polemiche che hanno accompagnato l'uscita del suo libro 'Pasque di sangue' (Il Mulino).

Un libro nel quale Toaff ha sostenuto che l'uso di sangue cristiano quale ingrediente del pane azzimo nella pesach ebraica non sia un'invenzione antisemita. Le tesi dell'opera, riportate nei giorni scorsi in un articolo del Corriere della sera, a libro ancora non uscito, suscitarono un duro documento di sconfessione da parte di tutti i rabbini italiani (undici) e al quale si associò lo stesso padre di Ariel, Elio Toaff per molti anni rabbino capo di Roma, la più numerosa comunità degli ebrei italiani. In quel documento i rabbini italiani sottolinearono che "non è mai esistita nella tradizione ebraica alcuna prescrizione né alcuna consuetudine che consenta di utilizzare sangue umano ritualmente".

Una dichiarazione, quella dei rabbini, che Ariel Toaff, in quei giorni in Italia, definì come "obbrobriosa", in quanto il libro doveva ancora uscire e che non poteva per questo essere giudicato prima ancora di essere letto. Nei giorni successivi, uscito il libro, furono molti gli storici che presero posizione contro il libro, sia tra gli stessi ebrei, sia tra i non ebrei. Così come sono state molti gli interventi che, all'estero, si sono levati contro 'Pasque di sangue'. Compresi ovviamente i rabbini.

Ariel Toaff, da alcuni giorni rientrato in Israele dove è professore presso l'Università Bar Ilan di Tel Aviv, ha annunciato di aver chiesto alla casa editrice italiana di fermare immediatamente la distribuzione del libro, in modo da "rielaborare quei passaggi che hanno dato spunto alle distorsioni pubblicate nei media".

E questo alla luce - ha ripetuto lo storico - "delle false e distorte interpretazioni date" al libro. Toaff - che si è scusato con "tutti coloro che sono stati offesi dagli articoli e dai fatti distorti attribuiti a me e al mio libro" - ha anche annunciato di voler devolvere i proventi della vendita del libro alla 'Anti Defamation Ligue', l'organizzazione ebraica Usa che combatte gli episodi di anti-semitismo. Ed ha espresso "profondo rincrescimento per le interpretazioni errate attribuite a me o al mio libro che feriscono il popolo ebraico".
Anche l'Università - il cui presidente Moshe Kaveh ha avuto ieri un lungo colloquio con Toaff - in una sua nota ha espresso "collera e grande dispiacere" nei confronti dello storico "per la sua mancanza di sensibilità nel pubblicare il suo libro sulle istigazioni di sangue in Italia". "Il professor Toaff - ha aggiunto l'Università- avrebbe dovuto dimostrare maggior sensibilità e prudenza nel gestire il libro e la sua pubblicazione, in modo da prevenire le recensioni e le interpretazioni distorte e offensive". Ed ha invitato il professore - che tra tre anni dovrebbe andare in pensione - "vista la entità del danno provocato al popolo ebraico", ad assumersi "le responsabilità personali del caso e che si adoperi a riparare i danni".
semplice/umile-copia/incolla 16 febbraio 2007 00:00
Jo che ne pensi dell'intervista del padre di Ariel Toaff, Elio Toaff, capo rabbinico della comunità ebraica a Roma ??
copia/incolla 16 febbraio 2007 00:00
Se la suonano e se la cantano .
semplice/umile-copia/incolla 16 febbraio 2007 00:00
Copia/incolla 1 a copia/incolla 2 ...inseguitevi
umile copia/incolla 17 febbraio 2007 00:00
Mi rivolgo al semplice Copia/incolla 2

Credo di aver combinato un pasticcio li sul forum del corriere della sera.. ora ti riporto un post scritto che nei vari sottintesi allude a un so che .. chissà se tu puoi delucidarmi in merito a sto pasticcio di Toaff

Post copiato dal Forum del corriere e incollato qui

"Nino
2007-02-17 12:58 Le attività criminali si annidano e prosperano dove manca l'intelligence

Le attività criminali si annidano e prosperano dove manca l'intelligence e dove regna il menefreghismo, l'omertà. In tempi non recenti Re Dario di Persia aveva ben compreso che per avere un regno ricco e ordinato era necessario sviluppare un servizio di intelligence di prim'ordine che all'aepoca era affidato ai cosidetti "occhi e orecchi del re". Questi signori che rispondevano solo a lui, in prima persona, (Re Dario era ben consapevole della corruzione, della strumentalizzazione e di ogni altra forma di umana vanità volta a cambiare le carte in tavola, che qualsiasi struttura piramidale a larga base avrebbe sviluppato) giravano per il regno e riferivano al sovrano ogni sopruso, ogni cosa storta, le ingiustizie e i nidi di vipere che cercavano di costituirsi per sovvertire il potere. Il re poteva quindi intervenire con i suoi soldati in modo mirato, chirurgico, diremmo oggi ed estinguere le fonti di reato. Oggi viviamo un'epoca assurda. Non conosciamo neppure il nostro vicino e aspettiamo che sia lui il primo a salutarci altrimenti si instaura una sorta di rispetto a distanza basato sul principio: "se a me non fai male non fai male a nessuno". Nulla di più stupido e antidemocratico perché la forza della democrazia é basata sulla libertà di pensiero ma soprattutto sul dovere di denunciare le cose storte o sospette che possiamo notare accanto a noi. La maggior parte di persone ha persino paura di rendere una semplice testimonianza, di dare il proprio nome in occasione di una banale incidente stradale, molti, troppi tendono a farsi gli affari propri e a nascondersi di fronte alle responsabilità sociali. Mentre é nostra precisa responsabilità vigilare con attenzione sul nostro intorno, osservare, ascoltare e, se del caso, denunciare un crimine, un reato, un movimento sospetto. Questo é uno dei doveri di noi cittadini, di tutti noi, un dovere preciso dal quale non possiamo esimerci se vogliamo che il nostro Paese cresca in democrazia e civiltà."



Secondo te, Copia/incolla 2, che dici, è una minaccia per rintracciare un misero copia/incolla qualunque ??
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