Sergio
27 febbraio 2007 00:00
Che la politica estera di questo governo non abbia alcun pregio questo è evidente.
Che manchi da parte dei detrattori di questa politica qualsiasi iniziativa che abbia la parvenza della proposta è altrettanto evidente.
Cambia forse indirizzo la politica estera italiana dicendo no all'ampliamento della base militare di Vicenza? A me questo sembra un problema "locale": può il territorio di Vicenza, possono i vicentini reggere un simile ampliamento?
Il Governo dovrebbe ridefinire il tema della partecipazione dell'Italia alla NATO, il tema delle basi in Italia, il tema del ruolo delle Forze Armate Italiane... e così via. Tutte cose che non si affrontano turlupinando gli elettori riducendo la politica estera a una gioiosa piazzata e con un insulso e stupido "andrei anch'io a vicenza" se non fossi Presidente della Camera...
La realtà è che il centro-sinistra ha della politica estera la stessa insignificante idea che apparteneva già al centro-destra.
E la cosiddetta "sinistra radicale" non ha uno straccio di proposta nè in politica estera nè in tema di pace.
Dove sono le iniziative per la riforma dell'ONU? Non vi bastano sessant'anni di incapacità dell'ONU a risolvere una qualsiasi crisi internazionale per rendervi conto che il diritto di veto è anacronistico e va superato? Non vi rendete conto che l'ONU non è una organizzazione democratica? Con quale autorevole voce l'ONU può parlare di diritti inviolabili dell'uomo se nell'assemblea siedono i peggiori governi dittatoriali?
Dov'è l'iniziativa della sinistra radicale per caratterizzare la presenza dell'Italia nell'aiuto ai paesi in via di sviluppo? Dov'è l'iniziativa della sinistra radicale per abolire i privilegi che arricchiscono agricoltori e allevatori europei alle spalle delle povere popolazioni del termo mondo? Ogni bovino europeo riceve un reddito di quasi due euro al giorno; milioni di persone muiono perchè non dispongono della stessa cifra...
Perchè l'ipocrita movimento pacifista si accorge della guerra solo quando arrivano le bombe americane? Dov'erano i pacifisti nel lungo periodo trascorso tra la fine della prima guerra del golfo e la seconda? Cosa hanno fatto i Diliberto, i Bertinotti, i Casarini, i Cossutta... dalla fine del 1998 al 2003 per scongiurare la tragica evoluzione della guerra in Iraq? Eppure a dicembre del 1998 Clinton e Blair con l'operazione "volpe del deserto" (definita da Cossutta barbara aggressione) decisero di punire Saddam ed erano pronti a chiudere la partita con lui. Si fermarono per l'opposizione di Parigi e Mosca... Ma quali furono le grandi inziative del soscialismo internazionale per evitare la sciagura Iraq sotto gli occhi di tutti da molti anni? Nulla condito con niente.
Se Bush è un guerrafondaio, certo pacifismo da strapazzo e certa sinistra ammantata da movimentismo non-violento sono i suoi mandanti.
Sergio
28 febbraio 2007 00:00
Dimenticavo. Tu scrivi "come se chi segue la propria coscienza lo fa per una capricciosa ribellione".
No, non sarà un capriccio ma il voto secondo coscienza è talvolta manifestazione di incoscienza, di mancanza di senso di responsabilità, trionfo della soggettività a scapito del senso della collettività.
Non si va in Parlamento per mettere in mostra la propria coscienza. Ma per parlamentare, confrontarsi, mediare.
La politica è mediazione non "testimonianza".
Della coscienza di ciascun parlamentare me ne fotto!
Ogni parlamentare ha il dovere di valutare le conseguenze del proprio agire. Se intendi fare il "puro e duro" allora testimonia la tua intransigente purezza nelle piazze, dalle colonne dei giornali... ma non in Parlamento dove devi contribuire al governo del Paese.
Chi obbedisce solo alla propria coscienza non è diverso da chi obbedisce sempre e comunque agli ordini superiori, come i gerarchi nazisti, per esempio.
In ogni caso asini che non contribuiscono ad alcun progresso.
Se poi per la tua coscienza ti ripugna troppo qualcosa, esistono pur sempre le dimissioni: gesto certamente più nobile e produttivo rispetto alla oscena pudicizia di chi rimane su uno scranno pur conoscendo da tempo la linea della politica estera dell'esecutivo.