Alex1
28 febbraio 2007 00:00
Così non garantiamo nè la governabilità, nè la rappresentatività.
Insomma, non so cosa otteniamo.
Sergio
01 marzo 2007 00:00
Non prendiamoci in giro.
I partiti non sono strumenti attraverso i quali i cittadini esprimono la loro partecipazione alla vita politica.
I partiti di fatto sono fuori dalla Costituzione e non esiste democrazia all'interno dei partiti (esistono comunque piccole eccezioni).
I partiti sono strutture para-statali in mano alle burocrazie partitiche (talvolta club privati, talvolta bande criminali).
La partecipazione alla vita politica del cittadino e l'accesso alle cariche elettive è nei fatti conculcata: basti considerare il trattamento discriminatorio riservato alle nuove liste e l'esclusiva competenza delle segreterie nella scelta dei candidati (e per favore non raccontatemi la storiella della pagliacciata delle primarie unioniste...).
Il Parlamento non ha la funzione della rappresentatività ma quella di esercitare il potere legislativo e attraverso la formazione di una maggioranza esprimere il potere esecutivo. Non mi interessa un parlamento pieno di stupide bandierine. Anche perchè non esiste vincolo di mandato e nulla impedisce che Caruso passi a Forza Italia. Come Follini è passato nell'altro fronte. Normale campagna acquisti, d'altra parte Prodi e Berlusconi sono solo i capitani di due squadre che si fronteggiano per la conquista dello scudetto\potere: non rappresentano l'uno l'alternativa all'altro.
Nel paese possono esserci anche mille partiti ma quando si tratta di eleggere i legislatori che dovranno dare vita a un esecutivo allora i partiti si incontreranno, definiranno punti comuni che costituiranno il programma vincolante per gli eletti: ecco la governabilità assicurata. Condivisone di punti precisi completi di svolgimento (non sterili elenchini berlusconiani o prodiani di cose da fare senza specificare il come e il quando); su ogni altra questione esterna al programma ciascuno si muove secondo le personali sensibilità: ecco evitato il perenne fuoco incrociato di veti e ricatti.
Per farla finita con l'oligarchia partitocratica e con l'alleanza Prodi-Berlusconi serve il maggioritario uninominale secco. Niente inciuci, niente scambi sottobanco tipici del doppio-turno. Trasversalismo elevato a sistema di governo e rottura dei finti schemi di contrapposizione ideologica: sinistra destra ma che cazzo significano oggi? per me Bertinotti è più conservatore di Fini! Superamento degli steccati ideologici e alleanza sulle "cose da fare": questo serve per governare e riformare il nostro paese che sta andando in frantumi.
Alex1
01 marzo 2007 00:00
Sì ma così hai inventato la prima repubblica!!! Un proporzionale secco dove le maggioranze si formavano successivamente in parlamento, e via di pentapartiti!
Se si passa dal proporzionale all'uninominale secco non cambia la sostanza, le maggioranze si formeranno ancora in parlamento con i ricatti delle formazioni più piccole che possono risultare decisive.
Con l'uninominale secco inoltre si obbligano le coalizioni alle alleanze (e magari anche i patti di desistenza), con gli stessi risultati di adesso.
Insomma, condivido il tuo allarme, ma non mi pare che la soluzione individuata possa cambiare il "sistema" attuale.
Reset
02 marzo 2007 00:00
Una neomamma chiama in Ospedale per ricevere una visita Pediatrica per la sua bambina di 8 giorni di vita: "Signora si rivolga altrove. per carenza di personale le attività ambulatoriali sono sopese fino a nuovo ordine".
In quell'Ospedale, con Reparto di Nido/Pediatria, vi sono SOLTANTO cinque Pediatri e il personale infermieristico del Nido è lo stesso di quello della Pediatria (lascio immaginare...).
In un distretto sanitario vi sono 3 Pediatri e tanto personale infermieristico da fare invidia ad un Reparto Ospedaliero. Ovviamente TUTTI assolutamente INAMOVIBILI, perchè raccomandati e protetti di FERRO da politici e potenti di turno. E noi, in Campania, paghiamo le tasse più alte per appianare il deficit sanitario...
Di fronte a tutto questo, le "macchiette" di Prodi & C. sui doppi o tripli turni, sui sitemi francesi, spagnoli, turchi, tedeschi o del Kazakistan...
Ma vi pare possibile?
Legato
02 marzo 2007 00:00
Caro Reset VOI in campania avete rubato tutto, e vi meritate i disservizi, siete stati complici con il vostro silenzio, siete dei marrani ... Terroni adesso vi lamentate della vostra merda.
Legato
Sergio
02 marzo 2007 00:00
Alex1, provo a semplificare (sorvolando sulla questione prima e seconda repubblica che a mio avviso è solo una invenzione giornalistica).
L'uninominale secco comporta che i partiti affini trovino un accordo preciso su poche cose valutate essenziali e vincolanti per tutti.
Le maggioranze quindi nascono con il voto.
Su tutto ciò che è estraneo al programma ciascuno si cerca in Parlamento la maggioranza senza scandalo e senza ricatti o veti incrociati.
Questo è il vantaggio enorme dell'uninominale; al quale va aggiunto che l'elettore sceglie il candidato; e il candidato di valore conosciuto sul territorio, ma non propriamente "leccaculo" delle segreterie partitiche, può emergere.
Quali sono invece i limiti del sistema attuale, il porcellum.
Non consente di scegliere il candidato: si vota una lista e per effetto delle candidature ripetute in tutte le circoscrizioni sono le segreterie che decidono chi debba entrare in Parlamento e chi rimane fuori.
Le aggregazioni - i fantomatici Poli - nascono al fine di prendere il premio di maggioranza ma non esiste un programma comune solo un'elenco della spesa dove ciascuno può intendere quello che vuole. I partiti alleati sgomitano tra loro perché maggiori saranno i voti che prendono nella quota proporzionale maggiore sarà il peso all'interno della coalizione. Prendi l'Unione: esiste un programma comune che unisce Mastella e Diliberto? Sì, esiste ma si riduce al "non far vincere Berlusconi"! Bene, adesso che Berlusconi non ha vinto, che facciamo? Nulla, solo ordinaria amministrazione. Lo stesso discorso può essere fatto per il Polo opposto, ovviamente.
Perché ciascun Polo non definisce programmi chiari e precisi (anche con modalità e tempi di svolgimento)?
Perché non presentano in anticipo agli elettori la squadra di governo?
Le risposte sono semplici: i Poli sono aggregazioni verticistiche decise da una ristretta oligarchia al fine di conquistare il potere che poi sarà ripartito in funzione del peso specifico che ciascun oligarca\podestà avrà all'interno della coalizione. Il programma non può dunque essere preciso perchè non sarebbe più adattabile alle micro-variazioni interne alla coalizione; la squadra sarà decisa solo dopo aver valutato il peso di ciascun cespuglietto. Di qui la frantumazione in mille partiti che talvolta non vanno oltre l'individuo e i suoi quattro scudieri.
Il doppio turno provocherebbe il baratto sottobanco: niente trasparenza e indefinibilità dei programmi che devono restare vaghi per poter all'ultimo istante imbarcare l'ultimo partitino.
Altri sistemi - tipo quello tedesco - comportano la revisione di tutto l'impianto costituzinoanle e istituzionale. E anche su questo sarà bene riflettere perché in realtà noi abbiamo un sistema che è fuori dalla previsione costituzionale.
Avrebbe potuto, Costituzione alla mano, il Presidente della Repubblica alle ultime elezioni non affidare l'incarico a nessuno dei due candidati premier? Sì, avrebbe potuto farlo ma cosa sarebbe successo?
Avrebbe potuto Scalfaro nel '94 non affidare l'incarico a Berlusconi? Sì avrebbe (e fu tentato dalla cosa) ma cosa sarebbe successo?
Perché alla caduta del primo governo Prodi non si andò alle elezioni? Perché in Parlamento si trovò un'altra maggioranza con la guida di D'Alema! tutto questo non si chiama Prima Repubblica ma Costituzione Repubblicana la quale prevede che la maggioranza nasca in Parlamento.
Se non modifichiamo la costituzione rischiamo di avere sempre vane aspettative.
Perchè gridare al tradimento quando un Follini di turno cambia casacca? esiste forse l'obbligo di mandato? No e allora?
L'uninominale secco affida ai partiti e a ciascun territorio\circoscrizione il compito di individuare i candidati; il candidato sganciato dai partiti ma sostenuto da associazioni, realtà locali, comitati... può aggregarsi a un partito o a una coalizione a condizione che sia presente quel determinato punto programmatico. Pensa ad esempio a quando i Radicali non erano presenti in Parlamento ma riuscirono a incardinare importanti disegni di legge (divorzio, riforma del codice di famiglia, aborto, obiezione di coscienza...) semplicemente con lo strumento dell'indicazione di voto (e della mobilitazione civile, s'intende): erano i tempi di Loris Fortuna, deputato socialista che s'impegnò sul divorzio senza avere all'inizio il sostegno del suo partito.
I partiti col sistema uninominale sarebbero costretti a trovare accordi concreti e dettagliati su specifici punti perché rischiano di perdere tutto se non mettono insieme sufficienti forze per risulatre vincitori. Il concetto chi prende più voti vince comporta che in ciascuna circoscrizione il partito (o la coalizione o il comitato elettorale) più forte vince e gli altri tutti a casa. Ciò invita a mediare, al confronto prima del voto (e non dopo, come succede adesso) e a decidere prima del voto quali richieste di forze numericamente minori possono essere accolte per poter contare sul sostegno.
Sapevamo che sarebbero esplose le tensioni sulla politica internazionale? Sì, lo sapevamo ma non si è discusso prima del voto non si è concordato nulla prima del voto e adesso? a momenti mettiamo il tappeto rosso a Berlusconi: QUESTA E' LA PRIMA REPUBBLICA OVVERO LA PEGGIORE STAGIONE DEL CENTRISMO DEMOCRISTIANO.
Con il sistema uninominale i programmi sarebbero definiti e concorrenziali consentendo agli elettori di scegliere uscendo dall'attuale situazione di squallide tifoserie. Tutto ciò può essere fatto subito senza necessità di imbrattare ancora una volta la costituzione già violentata negli ultimi 15 anni.
Alex1
02 marzo 2007 00:00
L'uninominale obbliga comunque ad aggregazioni per vincere (divisi si perde), anche con patti di desistenza. I candidati sarebbero comunque messi lì dai partiti. Otteniamo lo stesso risultato della Mattarellum ma senza il recupero proporzionale; insomma la stessa minestra di accordi elettorali.
Capisco lo sforzo per trovare una soluzione, ma forse non bisogna partire dalla legge elettorale che è solo uno strumento, spesso non determinante.
Reset
03 marzo 2007 00:00
Questo sito è davvero incredibile...
millo
03 marzo 2007 00:00
ricordiamoci che abbiamo un Govermo minestrone e per lo più riscaldato!
Sergio
05 marzo 2007 00:00
Alex1, i patti di desistenza si fanno tra partiti, ciascuno dotato di autonoma pattuglia parlamentare: con l'uninominale questo non può avvenire poiché in ciascuna circoscrizione vince chi prende più voti; può solo avvenire che un partito senza possibilità di risultare primo inviti a votare un determinato candidato. Ciò potrà avvenire perché quel partito ha "mediato" con altri le proprie posizioni su qualcosa che ritiene importante e prioritario.
Non desistenza ma indicazione di voto.
L'uninominale consente di far emergere "volti nuovi" in ciascuna circoscrizione elettorale. I comitati elettorali locali potrebbero mettere in seria difficoltà tanti partiti.
Concordo con te che la legge elettorale è solo uno strumento e non la panacea per tutti i mali.
Il problema è che il sistema elettorale è stato "strumentalizzato" dalle forze politiche per fini di potere, o meglio nella speranza rivelatasi sempre vana di poter conquistare il potere.
L'uninominale riduce il peso dei partiti, delle formule vuote e puramente aritmetiche favorendo la concretezza e la discussiione sulle "cose" da fare e sul come farle.
Pensa a una cosa molto semplice. Molti hanno contestato il "porcellum" poiché con il doppio sistema di premio di maggioranza (su base nazionale per la camera, su base regionale per il senato) c'è il rischio di avere maggioranze diverse tra le due camere. Quando penso che osservazioni simili sono state fatte da "grandi" politici che attualmente ricoprono importanti cariche di governo mi vengono i brividi: è la Costituzione che crea il rischio di due maggioranze diverse dal momento che prevede corpi elettorali differenti per la camera e per il senato. Questo problema non si risolve con una legge elettorale ma con una riforma costituzionale. Possiamo fidarci di politici che raccontano la frottola che con una legge elettorale neutralizzano ciò che è un effetto della Costituzione? No, non c'è da fidarsi.
Allora meglio l'uninominale all'inglese: semplice e facile da realizzare senza strane alchimie.
Poi si potrà con calma modificare la Costituzione.