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francesco 01 marzo 2007 00:00
Certo che la chiave antiamericana con cui parli è cronica e irreversibile come i tifosi delle squadre che perdono l'equilibrio mentale.
Per te quello che successo agli ebrei è minimale: persecuzione, olocausto ecc non bastano per giustificare la costituzione di uno stato che è vero si sono conquistato a discapito di un altro popolo ma con l'intenzione di rispettarli se solo li accettassero,il mondo dovrebbe essere tutto in guerra secondo questa logica basta guardare indietro i confini nel'ere passate se fossimo tutti come gli arabi saremmo qui ad ammazzarci a vicenda tutti contro tutti per ritornare ai nazioni originari.Questa gente non risponde a logiche umane bensì trascendentali per cui non ci sarà pace fino a quando non si faranno annientare.
E questo avverrà se non vorremo noi occidente scomparire.
Jo 01 marzo 2007 00:00
ma che bombardi israele che è più pericoloso.
maccø 03 marzo 2007 00:00
Israele è un'isola di veri uomini in un mare di arabi troppo occupati a ingrassare con l'oro del petrolio per prendersi cura della loro stessa gente. Israele fa questo israele fa quello... perchè invece di sentenziare gli arabi non danno una mano ai fratelli palestinesi costruendo ospedali, scuole, strade e qualsivoglia struttura atta a sollevare dalla povertà quella terra.
Intorno ai luoghi in questione non ci sono che petrolieri che si arricchiscono vendendo l'oro nero che fra l'altro inquina il mondo ed è fonte solo di danaro atto a rifornire di armi i vari gruppi terroristici?
L'unica copla dei Palestinesi è l'ignoranza e la cecità, non comprendono di essere usati a loro scapico proprio per i motivi elencati dal sig Blondet.
maccø
massimo 04 marzo 2007 00:00
Israele è un'isola di merda e sangue, di ingiustizia e falsificazione.

Le colpe degli Arabi e dei Palestinesi certamente non giustificano quelle degli Ebrei..

Mai visto uno stato più ingiusto di israele.
Chiunque sostenga israele non fa altro che sostenere il semplice diritto alla violenza. Basta che poi non si metta a fare la frigna quando sarà il suo turno..
maccø 04 marzo 2007 00:00
Secondo il sig. Massimo dunque le affermazioni di Ahmadinejad sono giuste? Il suo obbiettivo è cancellare lo stato di Israele dalla faccia della terra, lo ha ripetuto senza troppi giri di parole. Ne abbiamo conosciuto un'altro di Ahmadinejad è vorrei ricordare che diceva le stesse cose e di morti ebrei ne ha fatti sei milioni; potreste ben dire W HITLER sarebbe la stessa cosa.

Vorrei ora sapere un'altra cosa: come mai al mondo ci sono in atto ventitre conflitti e nessuno si preoccupa per essi? Come mai tutto ruota solamente sulla crisi Iraelo-Palestinese? Come mai non vedo cortei o sfilate pacifiste per il Congo, per la Nigeria, per il Burundi, per lo Sri Lanca, per Haiti, per le Filippine? Come mai?? Si sente parlare un poco dell'Afganistan solo in questi ultimi anni, ma non dal 1978 da quando l'armata Russa ha messo in ginocchio uno stato indipendente dimenticato da tutti. Vorrei sapere perchè? Forse perchè non faceva notizia allora ed ora invece si? Ma perchè ora invece si? perchè sono arrivati gli Americani? Svelato il mistero. Dove ci sono gli americani c'è la guerra la distruzione la devastazione i morti e il tornaconto degli USA, giusto? Le altre guerre non importano sono di serie B, allora ci sono anche dei morti di serie B???? Bravi pacifisti continuate a bruciare le bandiere americane e israeliane così si risolve la guerra così si da una tomba a quei morti, intendo gli altri quelli dimenticati da tutti voi opportunisti che vi fregiate delle bandiere con scritto pace.

Vorrei sapere ancora perchè non si parla di Aung San Suu Kyi e della Birmania, o del Tibet dove la cara amica Cina ha commesso e commette tutt'ora reati contro l'umanità, ma la Cina conviene tenerla amica pensate quanti affari ora che i cinesi hanno scoperto la carta igienica, non basterà l'intera foresta amazzonica per vendere loro i tanto sospirati dieci piani di morbidezza.

Mi fermo qua per ora ma mi aspetto una risposta sensata e non la solita sciocca demagogia.

massimo 05 marzo 2007 00:00
…e invece cancellare la Palestina dalla faccia della Terra sarebbe lecito?

Cos’è Israele?...
il risultato dell’invasione di genti straniere in Palestina iniziato sessanta anni fa circa.

Se non condannnassimo la pratica dell’invasione e conquista di un territorio e dell’ espulsione dei suoi abitanti, non vedo proprio di quale diritto internazionale si possa parlare….. a quel punto che ognuno invada e conquisti: questa è sempre stata la base del “diritto” internazionale!, ma per favore almeno non ricopriamola col ebraiche foglie di fico…
maccø 07 marzo 2007 00:00
Prima di tutto la Palestina non è stata cancellata e non lo sarà mai Israele questo lo afferma a pieno titolo.
In secondo luogo gli ebrei ritornavano da prima del '47 nella terra promessa, il 1947 è stato l'anno in cui le Nazioni Unite hanno creati di fatto lo stato di Israele con molte degli stati arabi concordi.
I palestinesi possono tuttora entrare in Israele per lavoro o anche per dimorarvi, molti lo fanno per un meglio benessere.
Vorrei dire anche un'altra cosa: provate ad andare in un mese in un kibbutz e vedrete la vera cooperazione, uguaglianza e fraternità di una comunità di persone che si autogestisce (sono presenti nei kibbutz anche molti palestinesi). Andate poi in un qualsiasi stato mediorientale ad esclusione della Giordania e mi dite quale trattamento è riservato alle donne, ai portatori di handicap, agli omosessuali o a qualsiasi contestatore della religione islamica o dei dettati dei vari capo di stato. Vi renderete conto solo allora che ci sono molte differenze e potrete essere obiettivi su questa questione che comunque, a parer generale, non si risolverà tanto facilmente. Quello che intendo dire io e che non è sempre l'ebreo usurpatore.
Ultima cosa vorrei sottolineare che durante il secondo conflitto mondiale molti stati arabi spalleggiavano la Germania nazista come la spalleggiavamo noi italiani, quindi andrei piano ad affermare "Israele è un'isola di merda e sangue, di ingiustizia e falsificazione"!
Finisco col dire che gli israeliano hanno avuto in regalo un stato dove c'era deserto e null'altro e mi pare che ne abbiano costruito uno stato fiorente, sicuramente con l'aiuto degli americani nessuno lo mette in dubbio. Allora perchè a pochi metri di distanza c'è ancora povertà e indigenza? Perchè molti ragazzini non vanno a scuola sono ignoranti però sanno usare un kalashnikov? Non sarebbe meglio invece di mandare armi ai palestinesi costruire ospedali, scuole, abitazione e quant'altro possa rendere la loro vita migliore? Cosa a fatto Arafat per la sua Palestina? Ditemelo! Mi fermo perchè sarei prolisso, vi dico solo di informarvi bene su i possedimenti di quell'uomo e sulla di lui moglie.
Saluti a TUTTI.
massimo 07 marzo 2007 00:00
E allora perchè Israele non ritorna all'interno dei confini fissati dall'Onu nel '47?

La prosperità e la capacità economica non possono giustificare l'invasione militare e l'espulsione dei residenti dalle loro terre. Altrimenti alla stessa stregua potremmo giustificare l'invasione cinese del Tibet o quella turca di Cipro. ...il "diritto" delle armi.
maccø 08 marzo 2007 00:00
Per Massimo

Mi vuoi far rispondere: allora perchè continuano gli attentati terroristici in Israele??
Anche questo è un diritto delle armi o un diritto all'uccisione di civili???
I kamikaze solitamente si fanno esplodere sugli autobus, nei cinema, nei centri commerciali pieni di civili che magari concordano col tuo pensiero, perchè lo sai che in Israele esiste un forte fronte di opposizione all'occupazione dei territori.
Nello stato israeliano vivono oltre un milione di arabi di nazonalità israeliana appunto ed un milione e mezzo in Cisgordania.
In Palestina quanti ebrei conti?
In Palestina non mi pare esista un'opposizione all'intifada. Non lo permettono o non vuole esserci!?
In Palestina esistono i diritti civili?

Commenta e rispondi a tono a quello che ho detto nel messaggio precedente senza false demagogie od inutili retoriche.
bernanke 09 marzo 2007 00:00
"da: maccø
Data: 8 Marzo 2007

Mi vuoi far rispondere: allora perchè continuano gli attentati terroristici in Israele??
Anche questo è un diritto delle armi o un diritto all'uccisione di civili???"

Perchè nonostante il muro della vergogna in stile staliniano le infiltrazioni vengono favorite per giustifcare le aggressioni e gli espropri sempre più massicci di terra .
Per la seconda c'è un terrorismo normale ovvero quello della disperazione e il terrorismo di stato ...

"I kamikaze solitamente si fanno esplodere sugli autobus, nei cinema, nei centri commerciali pieni di civili che magari concordano col tuo pensiero, perchè lo sai che in Israele esiste un forte fronte di opposizione all'occupazione dei territori.
Nello stato israeliano vivono oltre un milione di arabi di nazonalità israeliana appunto ed un milione e mezzo in Cisgordania.
In Palestina quanti ebrei conti?"

La risposta di solito è la distruzione delle case gli assalti con mezzi blindati qualche razzo da elicotteri .
La domanda vera è quanti ebrei erranti sono rientrati e hanno formato colonie a discapito dei palestinesi espropriando la loro terra ?
Se qualcuno occupa illecitamente la tua casa tu cosa fai ?
a)Gli spari
B)lo prendi a sassate
c)chiami l'esercito
d) oppure ti limiti all'invettiva

"In Palestina non mi pare esista un'opposizione all'intifada. Non lo permettono o non vuole esserci!?
In Palestina esistono i diritti civili?"

Un popolo occupato militarmente costretto in uno spazio da un muro , deve anche opporsi a chi cerca di liberarli dalla prigione?
In palestina esistono i diritti civili concessi da Istraele ...




massimo 09 marzo 2007 00:00
E la legittima difesa non esiste più?
Se ci invadessero gli Albanesi o i Marocchini, tu non combatteresti?

Ripeto: perchè Israele non rientra nei confini del '47?
O vogliamo forse giustificare l'illegale invasione della Palestina con quanto è successo cronologicamente anni dopo? ma non scherziamo...

Le popolazioni israeliane e palestinesi sono ormai moralmente degradate, ambedue sono moralmente degradate, il degrado dell'una dovrebbe giustificare il degrado dell'altra? non scherziamo.. sarebbe quanto di più banale si possa inventare: è chiaro che in "guerra" i peggiori emergano e i migliori peggiorino.

Ma tutto ciò ha una causa storica, antecedente a qualsiasi intifada o altro: l'invasione della Palestina e l'uscita di Israele dalla legalità internazionale.

Se non riporti la legalità come puoi avere pace?
uno dei due contendenti si dovrebbe sottomettere: tu ti sottometteresti?
io no!
maccø 09 marzo 2007 00:00
InformateVi correttamente:

edito dal caro amico Luciano

Israele: 21 domande, 21 risposte
Luciano Tas, scrittore e giornalista, già direttore del mensile Shalom,ha pubblicato un utile documento per conoscere correttamente la questione israelo-palestinese.

1) Quasi duemila anni fa esisteva uno Stato ebraico in Palestina, ma poi ci hanno vissuto gli arabi, cioè i palestinesi. Dopo tanto tempo non hanno acquisito il diritto alla loro patria?

Gli arabi non hanno abitato a lungo in modo stabile la Palestina.
Continuativamente, solo poco più di un secolo. Per quattro secoli, dal 1516 al
1918, la Palestina è stata una negletta provin-cia turca quasi disabitata,
consegnata dall'incuria dei governi di Istanbul alla sabbia del deserto e alle
paludi. La Palestina (meglio conosciuta in quei secoli come "provincia di
Damasco" e comprendente l'attuale Israele, Cisgiordania, Giordania, Libano e
parte della Siria) incomincia a essere "restaurata" solo a partire dalla
seconda metà dell'800, quando i primi pionieri ebrei, giunti dall'Impero
zarista, creano qualche occasione di lavoro, capace di attirare lavoratori di
altre province turche, come la Siria, l'Iraq, l'attuale Giordania (creata
artificialmente, a tavolino, solo nel 1921), lo stesso Egitto. Maggiori
occasioni lavorative si sviluppano tra la prima e la seconda guerra mondiale,
sia per l'occupazione britannica che per le fatiche dei contadini ebrei, con i
loro aranceti e le terre acquistate a caro prezzo dagli sceicchi arabi e
strap-pate alla sabbia, e al conseguente indotto. Che oggi i palestinesi, cioè i
pronipoti dei tanti lavoratori arabi giunti in Pale-stina un secolo fa, esistano
e abbiano acquisito una coscienza nazionale, prima del tutto inesistente, è
vero. Che abbiano diritto a un loro territorio e a un loro Stato autonomo oltre
alla Giordania, dove più dei due terzi degli abitanti sono palestinesi, è ormai
altrettanto accettato. Ma non è falsando la Storia che questi diritti diventano
più sicuri.

2) Ma allora cos'è, di chi è la Palestina?

Come entità autonoma la Palestina (Peleshet) non è mai esistita, né sono mai
esistite una lingua e una cultura palestinesi. I palestinesi, come i giordani, i
si-riani, i libanesi e gli iracheni (tutte entità nazionali inventate dopo la
prima guer-ra mondiale, nel i 92X)) sono arabi, proprio come i giordani, i
siriani e così via, e tali unicamente si considerano. Per quasi 1900 anni
l'area designata con il nome greco-romano di Palestina (per far dimenticare il
nome stesso di Giudea) non è stata una nazione e non ha avuto frontiere, ma solo confini amministrativi. Gli Arabi conquistano la Palestina soltanto nel 637 e vi regnano fino al 750, per 11 3 anni in totale. Poi vi si alternano Persiani,
Turchi, Circassi, Bizantini, Curdi, e nel 1099 i Cro-ciati cristiani, sconfitti
nel 1187 da un condottiero curdo, il Saladino. Nel 1244 sono delle tribù alleate
di Gengis Khan a occupare e a mettere a sacco la Palestina. Poco dopo
arriveranno i Mongoli, cacciati nel 1516 dai Turchi che costituiranno l'Impero
Ottomano, dalla Turchia ai paesi del Magreb, vale a dire lungo tutta la costa
meridionale del Mediterraneo. I Turchi vi resteranno fino alla fine della prima
guerra mondiale, nel 1918. La decadenza e il degrado della Palestina la fa
apparire una " landa desertica e paludosa (..) quasi disabitata" agli occhi di
Edmondo De Amicis nella seconda metà dell'8OO, mentre nel 1867 Mark Twain
scriveva che la Palestina era (una silenziosa e funerea estensione, una
desolazione (.J Non abbiamo mai visto un essere umano sulla strada (...).
Perfino gli ulivi e i cactus, quegli amici sicuri di un terreno incolto, hanno
per lo più abbandonato il paese (..). La Palestina siede su sacchi di cenere,
desolata e brutta...". Gli unici insediamenti permanenti in Palestina -
segnatamente a Gerusalemme e a Safed, sede ininterrotta quest'ultima di
università religiose - sono stati quelli ebraici, a partire dalla fine del regno
ebraico nel 70.

3) Perché gli ebrei dopo la seconda guerra mondiale hanno scelto di andare
proprio in Palestina, dove già c'erano gli arabi?

Non si può dire che abbiano scelto.
Prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale, il nazismo in Germania già
perseguitava i suoi 500.000 cittadini ebrei. Le disperate richieste di quegli
ebrei di essere accolti nei paesi democratici al fine di evitare quello che già
si profilava chiaramente come il loro tragico destino, vennero respinte. Nel
luglio 1938 i rappresentanti di trentuno paesi democratici s'incontrarono a
Evian, in Francia, per decidere la risposta da dare agli ebrei tedeschi. Ebbene,
nel corso di quella Conferenza, la risposta fu che nessuno poteva e voleva farsi
carico di tanti profughi. Dal canto suo la Gran Bretagna, potenza mandataria
della Palestina, venendo meno al solenne impegno assunto verso gli ebrei nel
1917 di creare una National Home ebraica in Palestina, nel 1939 chiudeva la
porta proprio agli ebrei con il suo Libro Bianco, nel vano tentativo
d'ingraziarsi gli arabi. E' stata questa doppia chiusura a condannare a morte
prima gli ebrei tedeschi e poi, via via che la Germania nazista occupava
l'Europa, gli ebrei austriaci, ce-chi, polacchi, francesi, russi, italiani, e
così via. Il costo per gli ebrei d'Europa, che contavano allora una popolazione
di dieci milioni, fu di sei milioni di assassi-nati, inclusi un milione e mezzo
di bambini. Appena finita la seconda guerra mondiale i 5/600.000 ebrei
superstiti, in mas-sima parte originari dell'Europa orientale, si trovarono
senza più famiglia, senza amici, senza casa, senza poter rientrare nei loro
paesi, dove l'antisemitismo divampava (in Polonia ci furono sanguinosi pogrom
persino dopo la guerra, e nell'Unione Sovietica Stalin dava l'avvio a una
feroce campagna antiebraica). Tra il 1945 e il 1948 nessun paese occidentale,
Gran Bretagna e Stati Uniti in testa, volle accogliere neanche uno di quel mezzo
milione di ebrei displaced persons, come venivano definiti dalla burocrazia
alleata. La Palestina, malgrado la Gran Bretagna e il suo Libro Bianco, sempre
in vigo-re anche dopo la fine della seconda guerra mondiale, non fu quindi una
scelta, ma l'unica speranza, legata al sogno, all'utopia sionista, cioè quella
del "ritorno" a una patria, all'antica patria, il sogno di Teodoro Herzl. Una
patria anti-ca/moderna dove da tempo si era già formata una infrastruttura
ebraica.

4) Gli arabi non hanno mai perseguitato gli ebrei. E perché poi gli arabi
dovrebbero pagare per il fatto che gli ebrei sono stati sterminati dai nazisti?

Se il metro di misura dell'odio per gli ebrei è quello che nei secoli passati
ha esercitato in Europa la Chiesa, con i suoi ghetti, i suoi roghi, i suoi
pogrom, allo-ra si può dire che gli arabi non hanno mai fatto nulla di simile,
almeno nelle stesse dimensioni. Nel passato la vita degli ebrei nei paesi
islamici e negli stessi paesi arabi è stata nell'insieme sopportabile. Di serie
B, ma sopportabile. Gli arabi hanno incominciato a sviluppare in Palestina un
odio "politico" nei confronti degli ebrei pochi anni dopo l'inizio, nel 1920,
del Mandato britannico. L'odio, sapientemente fomentato dai capi arabi, primo
tra i quali il Gran Muftì di Gerusalemme (che durante la seconda guerra mondiale avrebbe raccolto volon-tari per formare una divisione SS araba andata poi a combattere a fianco dei tedeschi contro l'Unione Sovietica), doveva culminare, dopo molti altri gravi fatti di sangue antiebraici, nella strage perpetrata a Hebron nel 1928 contro l'inerme, antica comunità religiosa ebraica. Dopo il rifiuto arabo di accettare nel novembre 1947 la spartizione della resi-dua
Palestina - esclusa cioè la parte maggioritaria della Palestina diventata
Gior-dania - in due Stati, uno arabo e uno ebraico, e dopo la nascita dello
Stato d'Israele, il 15 maggio 1948, i dirigenti dei paesi arabi - Siria, Iraq,
Giordania, Libano, Egitto - mossero i loro eserciti contro il nuovo Stato
ebraico. L'aggressione fallì un anno dopo, ma i paesi arabi non vollero mai
trarre le con-clusioni dal loro fallimento. Per questo non vollero mai assorbire
i 4/500.000 profughi arabi loro fratelli, in gran parte fatti da loro stessi
fuggire dalla Palestina, quella rimasta dopo l'escissione della Giordania, e in
parte costretti ad andarsene, spinti dagli eventi bellici. Preferirono tenerli
confinati in campi, dove la loro sopravvivenza era assi-curata dagli aiuti delle
Nazioni Unite e tenendoli per due generazioni nell'ingrato ruolo di arma
politica contro Israele. Nessun paese arabo, con la parziale eccezione del Regno giordano, volle ac-cogliere e integrare i profughi palestinesi e qualche volta li espulse, come fece il Kuwait, appena liberato nel 1991 dall'occupazione
irachena, una occupazione per la quale i lavoratori palestinesi in Kuwait
avevano prematuramente e inopportu-namente festeggiato. Nello stesso 1948 i
paesi arabi avevano espulso o costretto a partire mezzo milione di ebrei, che
trovarono pronto rifugio in Israele. Questi profughi dai paesi arabi misero a
dura prova la capacità organizzativa ed economica dello Stato ebraico, ma alla
fine la loro integrazione finì per essere compiuta.

5) A proposito del 29 novembre 1947, quando le Nazioni Unite assegnarono una parte della Palestina agli arabi e un'altra agli ebrei. Quella ebraica non fu
forse sottratta agli arabi?

Quando l'ONU votò quella Risoluzione, da parte ebraica ci fu un'esplosione di
entusiasmo, sia fra gli ebrei di Palestina che quelli della Diaspora. Uno Stato
ebraico rappresentava per i primi la salvezza, per i secondi l'assicurazione
sulla vita, un polo di riferimento, una garanzia.

E si trattava di meno di un decimo della Palestina originale, di meno di un
centesimo del mondo arabo.
Lo stesso mondo arabo respinse invece con furore la spartizione di un lembo di
Palestina, che sottraeva alla loro influenza un pur minuscolo, insignificante e
poverissimo spazio. L'assegnazione agli ebrei di quel minuscolo spazio fu
consi-derata dagli arabi una profonda ferita, un'offesa inaccettabile.
Per questo i paesi arabi vicini - Libano, Siria, Iraq, Giordania, Egitto - con
l'appoggio finanziario e militare di tutti gli altri più lontani, non vollero
rispettare la Risoluzione dell'ONU e aggredirono lo Stato d'Israele, prima
ancora che la mezzanotte del 14 maggio ne segnasse la nascita.

6) Israele ha occupato militarmente la Palestina, cacciandone i palestinesi nel '48, nel '49 e nel '67. E ora non vuole farli tornare sulla loro terra, né
restituire i territori occupati nel 1967.

Non è vero che Israele abbia espulso tutti gli arabi durante e dopo le guerre
del 1948, '49 e '67. Altrimenti non si saprebbe spiegare come mai nello Stato
ebraico vivano oggi oltre un milione di arabi di nazionalità israeliana, e come
mai ne vivano un milione e mezzo in Cisgiordania.
Secondo le stime dell'ONU, si può fissare in 4/500.000 gli arabi che lasciarono
o furono cacciati dalla Palestina nel corso di quelle guerre. Una parte era
fuggita dalla guerra, stimolata dagli appelli dei paesi arabi che si
accingevano, secondo le loro intenzioni, a entrare in forza in Palestina e
"buttare a mare gli ebrei". In numerosi messaggi agli arabi di Palestina,
diffusi dalle radio di Damasco e del Cairo, veniva assicurato che essi sarebbero ben resto ritornati alle loro case da vincitori, con tutto quello che questo significava: per il momento però la loro presenza avrebbe ostacolato le
vittoriose operazioni di guerra.
Un'altra parte venne effettivamente cacciata dagli ebrei nel corso delle
opera-zioni belliche.
E' curioso osservare che il numero di arabi che in un modo o nell'altro
lascia-rono la Palestina, è uguale a quello degli ebrei espulsi o costretti a
fuggire dai paesi arabi nel 1948, subito dopo la nascita dello Stato d'Israele,
e che Israele assorbì allora con immense difficoltà. Dei territori occupati da
Israele nel 1967, la Cisgiordania e la parte orientale di Gerusalemme facevano
parte del Regno di Giordania, il Sinai dell'Egitto, e Gaza era occupata
dall'Egitto ma non ne faceva parte, per cui agli abitanti venne sempre
rifiutata la nazionalità egiziana. Si sa che il Sinai venne integralmente
restituito all'Egitto quando nel settem-bre 1978 venne firmato a Camp David dal
Premier israeliano Begin, dal Presidente egiziano Sadat, e con l'autorevole
avallo del Presidente degli Stati Uniti Carter, il trattato di pace. Quanto alla
Cisgiordania e a Gerusalemme Est, la Giordania non volle più trat-tare la loro
restituzione, preferendo girare il problema alle nascenti organizza-zioni
palestinesi che mai, nei decenni precedenti, avevano rivendicato una so-vranità
su quei territori: i palestinesi della Cisgiordania erano semplicemente
cittadini giordani, come lo sono tuttora i palestinesi di Giordania, vale a dire
i due terzi degli abitanti il Regno hascemita. Perché poi gli abitanti della
Cisgior-dania non abbiano mai rivendicato un loro Stato quando facevano parte
della Giordania, e gli arabi di Gaza non abbiano fatto altrettanto durante
l'occupazione egiziana, nessuno lo ha spiegato.

7) Ma Israele non ha voluto accogliere i profughi palestinesi

In seguito agli accordi di Oslo del 1993, il negoziato di pace tra Israele e
Or-ganizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat, sembrava
giunto a conclusione a metà del 2000: Israele aveva offerto ai palestinesi il
98% della Cisgiordania e naturalmente Gaza, con la possibilità di una strada
extraterritoria-le che unisse la prima alla seconda, e un settore orientale di
Gerusalemme. L'offerta, avallata negli Stati Uniti dal Presidente Clinton,
venne però respinta da Arafat, il quale volle aggiungere alle clausole di pace
anche l'impegno d'Israele di prendersi - nel territorio d'Israele - quattro
milioni, quattro milioni e mezzo di "profughi" palestinesi, quanti cioè
sembravano essere diventati secon-do i calcoli dell'OLP, i discendenti di quei
41500.000 del 1948. Con una popolazione ebraica di cinque milioni, la pretesa
diventava palese-mente provocatoria, come ebbe a dichiarare senza mezzi termini lo stesso Presi-dente degli Stati Uniti ad Arafat. Facendo le debite
proporzioni, come farebbe l'Italia, con tutta la buona volon-tà, ad assorbire
40, 45 milioni di immigrati nel suo territorio?

8) E' stato Israele, e non i paesi arabi, ad avere incominciato la guerra del
1967, allo scopo di espandere il suo territorio.

E' falso. E bisogna fare un passo indietro. Nel 1955 l'Unione Sovietica decise
di "cambiare cavallo": dall'appoggio politico dato a Israele nel 1948, passò
ad appoggiare,. politicamente e militarmente, l'Egitto, fino a rompere
pretestuosa-mente le relazioni diplomatiche con Israele. L'Egitto di Nasser
voleva prendersi la rivincita della sconfitta subita nel 1948 e 1949, e
incominciò ad ammassare nel Sinai truppe e mezzi corazzati forniti dall'URSS.
Nel 1956 Israele prevenne l'attacco egiziano e travolgendo i mediocri mezzi
motorizzati forniti dall'URSS, occupò tutto il Sinai, giungendo fino al Cana-le
di Suez. Le pressioni e le garanzie americane persuasero pochi mesi dopo Israele a ri-tirarsi da tutti i territori egiziani occupati. A partire dai primi anni
Sessanta l'Egitto ricominciò a preparare una seconda rivincita, con l'aiuto
ormai tanto scoperto quanto massiccio, dell'Unione Sovieti-ca, che mirava a
sostituire l'influenza americana nella regione con ogni mezzo. I raid di
terroristi palestinesi e di commando egiziani contro kibbuz israeliani si
moltiplicavano, partendo dalle basi di Gaza. In perfetta sintonia si muovevano
dal fronte opposto i siriani, i quali dalle al-ture del Golan sparavano con le
loro artiglierie sui sottostanti insediamenti e kibbuz ebraici di Galilea. Dopo
alcuni mesi di tensione, il 7 aprile 1967 artiglierie e carri armati siriani
attaccano pesantemente villaggi ebraici di frontiera. Damasco fa alzare in volo
i suoi caccia, ma quelli israeliani ne abbattono sei. L'umiliazione di Damasco
è cocente. L'URSS riprende massicciamente i suoi rifornimenti di armi alla
Siria e all'Egitto. Poi a maggio i suoi servizi segreti forni-scono a siriani
ed egiziani un'informazione falsa. Dicono cioè che Israele ha am-massato truppe e mezzi corazzati ai confini con la Siria. Il Segretario Generale dell'ONU,
Sithu U Thant, smentisce: "I rapporti degli osservatori delle Nazioni Unite
hanno confermato l'assenza di concentramenti di truppe o movimenti di truppe di qualche rilievo su ambo i lati della linea armistiziale ".
Il 14 maggio è l'Egitto che fa sbarcare numerose unità oltre il Canale per
rinforzare il suo già massiccio schieramento nel Sinai. 1116 maggio il
Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser intima al comandante delle forze
dell'ONU nel Sinai e a Gaza, generale Rikhye, di sgombrare le truppe presenti
nel Sinai dal 1957, all'indomani del conflitto che aveva visto Israele arrivare
al Canale di Suez. Poi Nasser proclama il 22 maggio il blocco dello Stretto di
Tiran: nessuna na-ve, di nessuna nazionalità, che si rechi al porto di Eilat, in
Israele, o che da Eilat parta, potrà più passare. Secondo il diritto
internazionale è "atto di guerra". Le dodici potenze marittime non onorano le
garanzie che nel 1956 avevano offerto a Israele per la libertà di navigazione, e
non mandano le loro navi da guerra a proteggere la libertà di navigazione. Il 30
maggio re Hussein di Giordania mette le sue truppe sotto il comando e-giziano.
Truppe egiziane, saudite, irachene affluiscono in Giordania. Truppe ira-chene,
algerine e kuwaitiane raggiungono invece l'Egitto. Il 3 giugno il generale
Murtaji, capo delle forze egiziane nel Sinai, dirama un ordine del giorno alle
truppe, nel quale invoca "la Guerra Santa con cui voi rista-bilirete i diritti
degli arabi conculcati in Palestina e riconquisterete il suolo deru-bato della
Palestina ". (Da notare che il generale parla di arabi e di Palestina, ma non
di palestinesi, che nessun paese arabo nel 1967 conosceva e riconosceva, tanto è vero che quando la Cisgiordania era parte della Giordania non si sentiva neanche parlare di sovranità palestinese). Il 5 giugno 1967, all'alba, Israele
risponde.

9) Perché gli ebrei, che hanno tanto sofferto per il nazismo, fanno ai
palestinesi quello che i tedeschi hanno fatto a loro?

Ecco un esempio di "parole malate". Iiabuso di certi termini finisce per
di-struggerne il significato. I nazisti sono quelli che hanno scientificamente
stermi-nato sei milioni di ebrei, tra cui un milione e mezzo di bambini, che
hanno prodi-toriamente invaso e saccheggiato i paesi europei, devastato,
bruciato, distrutto e ucciso e fatto uccidere milioni di persone. I nazisti si
erano prefissi di distruggere non un nemico, che in realtà esisteva solo nella
loro mente malata, ma tutto un popolo, quello ebraico, con accuse immaginarie e folli. Non si trattava dunque di un conflitto, come quello che contrappone
israeliani e palestinesi, ma di un ge-nocidio. La differenza non è piccola.
Definire "nazisti" gli ebrei è quindi affermare il falso e commettere
un'infamia. Se poi a dare una simile definizione sono degli europei, cui meglio
converrebbe come minimo il silenzio per tutte le loro responsabilità, dirette e
indirette, per le persecuzioni e lo sterminio degli ebrei, l'infamia diventa
anche più abietta. L'occupazione israeliana di territori abitati da arabi non è
stata sempre indolore. Nessuna occupazione militare lo è mai. Ma non è successo in Israele quello che è accaduto in Europa, dove decine di milioni di persone, dopo la seconda guerra mondiale, sono state cacciate dalla loro terra. In Israele vivono più di un milione di cittadini israeliani arabi con pieni
diritti, e oltre due milioni di arabi vivono in Cisgiordania e a Gaza. Oggi
nessuno in Europa, tedeschi, polacchi, italiani, rivendica la terra e le case
abbandonate quando la guerra ha ridisegnato confini e proprietà, come
nor-malmente accade quando dei paesi vincono una guerra e altri la perdono. Ma tutto in Europa ha finito per sistemarsi perché c'era la volontà generale di
farlo e nessuno ha speculato sull'esodo forzato di milioni di persone.

10) Sionismo uguale a razzismo.

All'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove la maggioranza dei seggi
appartiene ai paesi islamici e ai loro alleati, già una volta fu votata questa
ignobile equiparazione. Le Nazioni Unite sono sicuramente una istituzione
democratica, la maggioranza dei cui membri è però altrettanto sicuramente
antidemocratica. E di tanto in tanto questa maggioranza automatica ci riprova.
Che cos'è il sionismo? E' l'idea, affermata da Teodoro Herzl sul finire del
XIX secolo, che l'antisemitismo non può essere vinto se non con la costituzione
di uno Stato ebraico in grado di garantire la sicurezza degli ebrei che ne fanno
parte, con un passaporto che li protegga ovunque si trovino: uno Stato che li
accolga quando ne hanno bisogno, un governo che li rappresenti nei consessi
internazionali, e un esercito pronto a difenderli. E ancora: il sionismo è oggi
la realizzazione politica e nazionale di un sogno millenario mai dimesso. Il
sionismo è uno Stato ebraico che offre un confortevole margine di sicurezza agli
ebrei di tutto il mondo, garantendo con legge dello Stato (la "Legge del
Ri-torno") il loro diritto permanente a entrare in Israele, diventandone
immediata-mente cittadini. Con uno Stato ebraico non si ripeterà più quanto è
accaduto nei secoli, e soprattutto prima della seconda guerra mondiale, quando nessun paese volle accogliere gli ebrei per salvai loro la vita. Questa l'idea di Teodoro Herzl, questo e nient'altro è il sionismo. E' interessante
osservare che nel 1897 nascevano a poche settimane di di-stanza il primo partito socialista russo in assoluto, l'Unione Generale Operaia Ebraica di Russia e di Polonia", brevemente detta Bund e l'Organizzazione Sioni-sta Mondiale, le due anime dell'ebraismo dell'impero russo. Al di là delle formulazioni teoriche, il socialismo e il sionismo sono semplici da spiegarsi. Il primo risponde a un'esigenza di giustizia, molto forte nel dettato religioso ebraico, il secondo nasce da un giornalista austriaco, Theodor Herzl, che incontrando nella Francia uscita dalla grande Rivoluzione una imprevedibile campagna antisemita seguita al famigerato processo Dreyfus, si rese conto che l'antisemitismo non era eliminabile né dal liberalismo, né dal socialismo. Herzl arrivò alla conclusione che agli ebrei restava una sola strada valida: dar vita a un loro Stato indipendente e sovrano. Il sionismo è tutto qui. L'antisemitismo si è sempre mascherato dietro qualche nome: gli ebrei sono stati a lungo deicidi per la Chiesa, semplicemente giudei per i nazisti, che non avevano bisogno di mascherare le loro idee, cosmopoliti per Stalin, che non riteneva producente dichiararsi antisemita e basta, sionisti per larghi settori politici (che si vergognavano di dirsi antisemiti), a partire da quando la politica estera sovietica nel 1955 era cambiata radicalmente in favore dei paesi arabi. Ecco come la parola "sionismo" ha assunto una connotazione negativa.

11) Gli israeliani si sono macchiati della strage di Sabra e Chatila del 1982.

Il 6 giugno 1982 Israele lancia un attacco con 60.000 soldati in Libano, dove
l'OLP ha istituito una specie di Stato nello Stato, e da dove partono gli
attentati contro i villaggi israeliani al confine settentrionale. L'OLP è
costretto a trincerarsi dentro Beirut, già dal 1975 in preda alle convul-sioni
della guerra civile. Sotto il controllo di forze dell'ONU francesi, americane e
italiane, alla fine d'agosto una parte dell'OLP lascia il Libano. Alla fine
dell'anno successivo sarà costretto a lasciarlo definitivamente anche Arafat.
La vittoria israeliana nel sud e al centro del Libano è salutata con entu-siasmo
dai libanesi cristiani, che eleggono alla Presidenza del paese un loro illu-stre
combattente, Bashir Gemayel, l'uomo della pace con Israele. Prima ancora di
prendere possesso della carica, Bashir Gemayel viene assas-sinato. I libanesi
cristiani vogliono vendicarsi dell'assassinio del loro condottiero Ba-shir.
Così penetrano nella parte occidentale di Beirut in mano israeliana, dilagano
nei due quartieri di Sabra e Chatila e compiono un vero e proprio massacro.
Quasi mille palestinesi vengono sgozzati. La carneficina riempie d'orrore
l'opinione pubblica di tutto il mondo, che subi-to punta il dito contro Israele
che controllava la zona. Qui però Israele dimostra la sua robusta collocazione
democratica. Il governo (di destra) non esita a nominare una commissione
d'inchiesta che dimostra la sua assoluta indipendenza e, senza guardare in
faccia nessuno e nemmeno farsi condizionare dalla delicatezza della situazione
politica (estera e interna) d'Israele, accerta la responsabilità oggettiva dei
comandi militari, ma anche quella politica del governo. I responsabili,
riconosciuti colpevoli di non essere intervenuti a impedire la strage, sono
tutti esemplarmente puniti. Il mini-stro della Difesa Ariel Sharon è costretto a
dimettersi. La crisi farà poi cadere il governo. Il bilancio libanese di tanti
anni di feroce guerra civile, in gran parte fomenta-ta e diretta dalla Siria, è
disastroso. Tra i 1975 e la fine degli anni Ottanta sono morti 150.000 libanesi,
su una popolazione di poco più di due milioni.

12) Ma perché i palestinesi non possono tornare a casa loro?

Chi può essere qualificato "profugo palestinese"? Secondo l'ONU era
conside-rato profugo palestinese qualunque arabo che avesse vissuto in Palestina per due anni, e che avesse lasciato il paese nel 1948. Due anni di permanenza ed ecco che anche un siriano, un iracheno, un giordano, tutti sono trasformati in palestinesi e profughi. Quando nella Dichiarazione Balfour del 1917 si garantiva agli ebrei una Natio-nal Home in Palestina, per Palestina non s'intendeva il territorio al di qua del Giordano, ma in realtà tutta la Palestina, cioè il territorio del futuro Mandato nella sua interezza. Quindi la National Home
ebraica doveva essere costituita su una parte della Palestina e non su una parte di una piccola parte della Palestina. Il distacco della Giordania, che
rappresentava il 75% della Palestina, fu un at-to arbitrario di Londra ed una
violazione della Dichiarazione Balfour. Quanto ai profughi palestinesi del
'48/'49, il loro numero, come abbiamo già visto, non superava i 4/500.000,
anche considerando "refugees" chi era entrato in Palestina solo due anni
prima. Se nelle ultime richieste di Yasser Arafat, quel numero viene
moltiplicato per dieci, è evidente che non c'è volontà (o possibilità) di giungere a un accordo definitivo. Nessun paese al mondo potrebbe assorbire un numero di immigrati pari all'80% della sua popolazione. Non vi sono precedenti
nella Storia di un "diritto al ritorno", né la giurispru-denza internazionale
lo prevede. Giusto o sbagliato che sia, l'orologio della Storia non può esser
rimesso indietro di oltre mezzo secolo. E' curioso poi che tale "diritto" sia
stato preteso non per il ritorno dei palestinesi in uno Stato palestine-se, ma
nello Stato d'Israele.

13) Ma perché gli israeliani vogliono avere proprio Gerusalemme come capitale? Che diritto ne hanno, dopo esserne stati assenti per quasi duemila anni?

Gli ebrei non hanno mai lasciato Gerusalemme e anzi, secondo tutte le
stati-stiche note, vale a dire dalla metà dell'8OO, a Gerusalemme gli ebrei
hanno sempre costituito la maggioranza relativa della popolazione, che a una
delle prime rilevazioni statistiche ammontava in totale a 15.000 persone.
Nel 1876, assai prima dunque della nascita del sionismo, vivevano a Gerusa-lemme 25.000 persone, delle quali 12.000, quasi la metà, erano ebrei, 7500 musulmani e 5500 cristiani.
Nel 1905 gli abitanti erano saliti a 60.000. Di questi 40.000 erano ebrei, 7000
musulmani e 13.000 cristiani.
Nel 1931 su 90.000 abitanti, gli ebrei erano 51.000, i musulmani 20.000 e i
cristiani 19.000.
Nel 1948, alla vigilia della nascita dello Stato ebraico, la popolazione di
Geru-salemme era quasi raddoppiata: 165.000 persone, di cui 100.000 ebrei,
40.000 musulmani e 25.000 cristiani. La presenza ebraica a Gerusalemme ha sempre costituito il nucleo etnico nu-mericamente più forte. Con Gerusalemme gli ebrei hanno sempre avuto un forte legame religioso, storico, nazionale, e di nessun altro popolo Gerusalemme è mai stata capitale. E' quindi una leggenda
l'affermazione che gli ebrei siano stati assenti da Ge-rusalemme per quasi
venti secoli o che costituissero una insignificante percen-tuale della
popolazione gerosolimitana.

14) Israele non ha voluto portare a compimento gli accordi di Oslo del 1993.

E' vero il contrario, e cioè che Arafat ha volutamente fatto saltare quegli
ac-cordi quando si è accorto che potevano sul serio essere realizzati.
L'accordo di Oslo del 1993, perfezionato nel 1995, prevedeva il progressivo
ri-tiro israeliano da gran parte della Cisgiordania e da Gaza, fatte salve tutte
le misure di sicurezza necessarie. Il territorio evacuato da Israele sarebbe
stato gradualmente affidato "in ge-stione a una Autorità palestinese".
Preliminare ad ogni passo verso la concreta attuazione dell'accordo erano il
ri-fiuto ad ogni atto di terrorismo e il. reciproco riconoscimento. Molti
termini di questo pre-accordo erano in parte stati deliberatamente tenuti nel
vago: ognuna delle due parti li avrebbe interpretati come voleva, ma non
impegnavano nessuno. I nodi cruciali del contenzioso israelo-palestinese, dopo l'offerta del Premier israeliano Barak di evacuare il 95-98% della Cisgiordania (e naturalmente tutta Gaza) erano sostanzialmente questi: Primo. Gerusalemme, per la quale i palestinesi volevano una soluzione che non li escludesse da quella che consideravano la loro capitale. Israele aveva offerto all'Autorità palestinese il controllo del quartiere orientale della città e un compromesso per il Monte del Tempio (o Spianata delle Moschee). Secondo. Quanti insediamenti israeliani nelle zone che sarebbero andate all'Autorità palestinese sarebbero stati smantellati? Presumibilmente sarebbero rimasti sotto l'autorità israeliana solo quegli insediamenti di sicura stabilità che avrebbero garantito la sicurezza militare dello Stato ebraico e alcuni altri che rappresentano motivi cari ai religiosi. Il discorso rimaneva aperto. Terzo. E questi insediamenti che status avrebbero avuto? Secondo Israele a-vrebbero dovuto godere di una sorta di extra-territorialità. Anche qui l'applicazione degli
accordi avrebbe richiesto lunghe consultazioni israelo-palestinesi in un clima
di pacificazione. Quarto. Quale sarebbe stato il disegno finale del nuovo
spiegamento israelia-no di forze, quali i punti considerati strategici? Quinto.
Gaza come sarebbe stata collegata con la Cisgiordania? Si ipotizzava una strada sopraelevata extraterritoriale a sorveglianza mista israelo-palestinese. Se questi negoziati si sono impantanati, ciò è stato determinato dal fatto che
Arafat ha dimostrato di non avere l'intenzione o la possibilità di concludere
la pace. Di fronte all'offerta del Premier laburista israeliano Ehud Barak di
cedere all'OLP il 95-98% della Cisgiordania, oltre a Gaza e a un settore arabo
di Gerusa-lemme per costituirvi la capitale della "entità palestinese", Arafat
rifiutava e "rilanciava', chiedendo, come abbiamo visto, che Israele
assorbisse entro i suoi confini quattro milioni, quattro milioni e mezzo di
profughi arabi, vale a dire i figli, nipoti, bisnipoti, parenti e amici dei
quattro, cinquecentomila profughi del 1948/49. Invece di mettere una firma o di
presentare una controproposta, il leader pa-lestinese organizzava una nuova e
più cruenta Intifada, prendendo a risibile pretesto una passeggiata considerata
provocatoria (ma effettuata dopo accordi precisi presi con l'autorità musulmana
delle Moschee) di Ariel Sharon, non anco-ra Premier e in quel momento capo
dell'opposizione, sulla Spianata delle Mo-schee (o Monte del Tempio, a seconda dell'ottica). Per questo si sono acuite l'insicurezza e i timori degli
israeliani, che già si era-no divisi sull'iniziativa di pace di Rabin.
Insicurezza e timori resi più acuti dai crescenti atti terroristici palestinesi,
perpetrati proprio per sabotare ogni nego-ziato. Una visione distorta e
degenerata del dettato religioso aveva fatto armare la mano di un giovane ebreo, ortodosso fanatico, che la sera di sabato 4 novembre 1995 uccise il Premier Yitzaak Rabin, artefice degli accordi di Oslo. Da quel momento i governi
israeliani, di sinistra o di destra, sono risultati tutti indeboliti. Shimon
Peres, Benjamin Netanyahu, Ehud Barak, e oggi in parte forse anche Ariel Sharon, non hanno più avuto quella larga maggioranza di consensi necessaria per affrontare i forti nodi da sciogliere.

Non può meravigliare che i timori e il senso d'insicurezza degli israeliani
siano molto aumentati dopo il fallimento della proposta di Barak, che lo pagò
con una bruciante sconfitta elettorale. Ovviamente timori e insicurezza
indeboliscono Israele. I2atteggiamento di Arafat di fronte alle offerte di Barak
spiega inoltre come mai l'opinione pubblica e per la prima volta gli
intellettuali d'Israele si siano compattati intorno a Sharon. Gli intellettuali
israeliani si sono sempre schierati in larghissima parte con il fronte politico
progressista e pacifista. Scrittori noti anche in Italia, come Abra-ham
Yehoshua, Amos Oz, David Grossman, Yoram Kaniuk, Un Orlev, Meir Shalev e così via, hanno sempre sostenuto con forza i diritti dei palestinesi. Il movimen-to
"Shalom Achshav", Pace Subito, ha riempito spesso le piazze d'Israele. Di
fronte alla palese intenzione della dirigenza palestinese di non voler
con-cludere alcuna pace, ma anzi, di costringere Israele a una resa senza
condizioni, questo non poteva essere accettato neanche dal più ostinato dei
pacifisti.

15) Gli israeliani rispondono con le armi al lancio di sassi da parte di
ragazzi.

E' un ragazzino di 11 anni quello che in Macedonia ha ucciso con un
sasso un soldato inglese di 20, arrivato con altri soldati europei per dare una
garanzia di pace alla zona. I sassi possono uccidere, come è accaduto in Italia
con quelli gettati dai ca-valcavia sulle strade e autostrade. Se gli adulti non
temono, come fanno gli estremisti arabi nei territori dell'Autonomia
palestinese di farsi scudo di ragazzi e di bambini per proteggere il
cecchinaggio, la responsabilità ricade interamente su di loro. E talvolta è il
fuoco arabo che uccide i bambini arabi, anche se la loro propaganda che ha
successo nei media internazionali, accusa sempre e soltanto Israele.

16) Ma le rappresaglie israeliane? L'uccisione mirata dei capi dei movimenti
palestinesi nei territori dell'Autonomia?

Quale risposta alternativa ci sarebbe alle stragi nei supermarket, nelle
disco-teche, nei ristoranti, nelle strade e piazze d'Israele? Che cosa potrebbe
dissuadere coloro che mandano dei poveri esaltati fanatici a farsi saltare in
aria insieme a israeliani presi a caso, se non forse la loro eliminazione
fisica? Se un bandito o un pazzo compie una strage, non si cerca di catturarlo
ed eventualmente ucciderlo per evitare altre stragi? C'è poi da notare che ogni
volta che Israele distrugge per rappresaglia qual-che posto di polizia
palestinesi, lo fa sapere in anticipo. Altrimenti non si capirebbe come un
attacco portato da carri armati, aerei, elicotteri e navi, non produca che un
numero minimo di vittime e quasi nessuna tra la popolazione civile.

17) Gli attentatori suicidi, i kamikaze palestinesi, sono dei martiri che si
sacrificano per ottenere una patria.

I kamikaze erano piloti giapponesi che, a
guerra ormai perduta, volevano sal-vare l'onore della loro patria, secondo una
concezione molto lontana dalla cultura e dalla civiltà occidentali, e si
gettavano, facendo esplodere i loro aerei, sulle tolde delle navi da guerra USA.
Navi da guerra, non ristoranti e discoteche. Chi si fa saltare insieme ai
ragazzi che ballano o agli avventori di una pizzeria o tra i banchi di un
mercato, non compie alcuna azione eroica, né tutela un ono-re che così anzi
viene offeso e calpestato.

18) Anche gli ebrei per conquistare la loro indipendenza hanno richiamato
l'attenzione dell'opinione pubblica compiendo attentati terroristici.

Dopo la seconda guerra mondiale e negli anni del Mandato britannico, di fron-te
all'ostinata politica filoaraba e antiebraica dell'Inghilterra, ci fu un
episodio terroristico ebraico, quando fu fatto saltare un albergo di
Gerusalemme, il King David, che ospitava il quartier generale militare inglese.
Prima di farlo saltare, i suoi occupanti furono avvisati e si salvarono quasi
tut-ti. Non si ricorda che una, e una sola azione terroristica ebraica, ormai
lontana nel tempo, contro la popolazione civile araba, e nel corso di una
guerra. Non si può dire altrettanto del terrorismo arabo.

19) Israele organizza azioni belliche con armi pesanti, elicotteri e aerei,
contro popolazioni civili.

Ma è proprio quello che evita bagni di sangue. Le azioni sono sempre mirate con sorprendente accuratezza. Non si capirebbe altrimenti come un missile po-trebbe essere guidato con precisione millimetrica (un ufficio, una finestra)
sull'obiettivo prefissato. Talvolta purtroppo succede che dei civili vengano
coinvolti, ma è la conse-guenza del terrorismo organizzato a freddo dalla
direzione palestinese.

20) Che il "falco" Sharon sia stato eletto capo del governo israeliano è una
provocazione, ed è la dimostrazione che gli israeliani non vogliono la pace.

Probabilmente se Arafat avesse accettato le proposte del precedente Premier
israeliano, Ehud Barak, la pace sarebbe ora vicina e il popolo d'Israele lo
avrebbe confermato alla guida del paese. Si può quindi affermare che è stato
Arafat a determinare il successo di Sharon, che oggi, secondo tutti i sondaggi,
gode dell'appoggio del 70% della popolazione, la quale evidentemente non erede più alla buona fede di Arafat, o alle sue effettive possibilità di controllare i
suoi quadri.
Di fronte al rifiuto di Arafat il governo israeliano di coalizione (della destra
e della sinistra) ha prontamente accettato tutti gli accordi precedenti quel
rifiuto.

21) Se gli israeliani hanno la coscienza a posto, perché non accettano la
presenza di osservatori internazionali?

Gli osservatori internazionali non potrebbero impedire le azioni terroristiche
palestinesi, ma impedirebbero le risposte israeliane, perché le prime sono
evi-dentemente sempre clandestine e sfuggono ad ogni controllo. I terroristi
potreb-bero continuare a compiere i loro attentati nei luoghi affollati
d'Israele senza preoccuparsi della presenza di osservatori neutrali. Israele,
che è un paese so-vrano, membro dell'ONU, riconosciuto internazionalmente, non potrebbe rispon-dere se gli osservatori neutrali coprissero, magari
involontariamente, le basi da cui partono gli attentatori. L'esperienza degli
osservatori in Libano e successivamente in Bosnia non offre sufficienti
garanzie. Nessun accordo davvero e finalmente fattivo può essere raggiunto senza una vera tregua e prima che l'Autonomia Palestinese abbia debellato le sue frange estremiste, sotto qualunque sigla si nascondano.
massimo 10 marzo 2007 00:00
Ahahahaha!!!
Ma è senza senso!
Cosa ci spacci? le balle ebraiche secondo cui in Palestina non c'era nessuno prima che arrivassero gli Ebrei??? !!!! ahahah! ma è ridicolo! con chi credi di parlare?
Ma le Crociate in Terrasanta gli europei le hanno fatte contro i sassi? ma dai...


Guarda ho letto le prime righe, non sono andato oltre con la propaganda israeliana: è noiosa con le sue solite menzogne. Certo che se il tono delle balle è quello... allora è certamente un ottimo documento che sputtana completamente lo "stato di israele" : non hanno nemmeno un po' di vergogna nel sostenere la vecchia perfida propaganda israeliana di" una terra senza popolo(!) per un popolo senza terra"...

Ah se la motivazione per invadere la Palestina è che tanto lì non c'era nessuno... ahahahah! andiamo bene! non hanno proprio niente di meglio da dire?

Israele è una spina in un corpo estraneo, e come tutte le spine produce infezione e pus prima di essere rigettata.

Conviene a tutti che Israele rientri nella legalità e quindi nei confini stabiliti dall'Onu quanto prima.
Isaia Kwick 11 marzo 2007 00:00
Sono daccordo con Massimo.
Isaia
maccø 12 marzo 2007 00:00
Per la maggior parte della gente succede la medesima cosa: non legge, non si informa, oppure si ferma alle prime righe di un articolo sicura di avere la visione chiara degli avvenimenti; non si crea quindi una opinione propria ma parla con la realtà degli altri o per sentito dire. Si parte quindi dalla "propaganda israeliana" per poi finire alla negazione dell'olocausto. Di realtà ne esistono differenti e non si può omettere di tralasciarne nemmeno una, la cosa peggiore è ridere di questi accadimenti. Questo non lo capisco, gli Ahahaha!!! teneteli per Voi e soprattutto non inguriate, fate più bella figura.

Ho 45 anni e in questi ultimi sette sono stato a Gerusalemme, Tel Aviv, Ramallah, Tiro, Gaza, Beirut e altre città di cui nessuno conosce l'esistenza ma più grave nessuno conosce la sofferenza di ogni pecuniaria situazione dei medesimi luoghi.

Il mio pensiero è frutto di un'opinione nata proprio in questi territori, un pensiero che grido e che griderò con forza, coraggio e determinazione nel rispetto comunque del pensiero altrui; non ammetto per questo motivo repliche da persone che parlano senza conoscere la realtà quotidiana di queste tragedie, non mi riferisco solamente ai luoghi in questione che tanto fanno notizia perché il conflitto Israelo-Palestinese non è l'unico in atto nel mondo e non è nemmeno il più cruento. Ho menzionato questo nei precedenti messaggi ma nessuno di Voi ha replicato, avete solamente offeso un popolo, quello ebreo, che da più di duemila anni subisce deportazioni, persecuzioni, sevizie ed uccisioni.

Vorrei ribadire, per chi non avesse capito bene, che sono pienamente convinto che i Palestinesi abbiano diritto ad uno stato sovrano ma sono fermamente convinto altresì che nessuno degli stati Arabi circostanti si batta per la creazione di esso e soprattutto nessuno di questi stati invii aiuti umanitari o cerchi di creare strutture per alleggerire le sofferenze e attuare uno sviluppo economico. Sappiamo tutti che la maggior parte di questi stessi stati è ricca e si permette di influenzare l'economia mondiale con il petrolio; che colpa ha in tutto ciò Israele?

Ora vorrei che qualcuno civilmente mi risponda a tono senza false demagogie e giochi di parole e soprattutto non rida di queste situazioni, ritengo che la vita di un palestinese ignorante ed indigente valga quanto la vita di un'ebreo ricco ed opulento questo mi auguro che valga anche per Voi tutti.

Per ciò che riguarda le Crociate in Terra Santa (si scrive staccato) si deve fare un discorso a parte che se volete possiamo incominciare, tengo a precisare che non sono cattolico, sono laico e credo che la fede sia una cosa che appartiene a ciascuno di noi, la religione tutt'altro.

Vi consiglio di leggere "Non Sottomessa" di Ayaan Hirsi Ali per renderVi conto non solo della condizione della donna nei paesi islamici ma anche della società stessa; sarò ben lieto in seguito di poterne parlare con Voi.

Saluti, Marco Roncati Ferri
oscura luccicanza 13 marzo 2007 00:00
caro Marco, scusa se interrompo il tuo grido forte, coraggioso e determinato.

Ma, cos'è una "pecuniaria situazione"?

Quanto al resto di sciocchezze e mezze verità con cui ci affliggi, sono d'accordo con tutto quello che ha scritto Massimo il 10 marzo.

A proposito: io leggo, mi informo e a volte oso perfino scrivere.

ciao
oscura luccicanza
Marco Roncati Ferri 13 marzo 2007 00:00
Signore e Signori io mi fermo qui, Vi ringrazio di aver replicato ai miei messaggio e mi rammarico del fatto che continuate ad offendere, a non capire, a non rispondere alle mie domande.

RicordateVi che le mezze verità sono intere realtà di gente che muore per colpa di NOI TUTTI e del sistema in cui il nostro pianeta è afflitto. Le guerre sappiamo purtroppo che non verranno mai estirpate, finite, concluse ma si può fare in modo che rechino meno danno possibile alle genti inermi; questo deve essere il nostro, il vostro dovere, si dovrebbe, si deve smettere di scherzare su questi argomenti.

Partirò Venerdì prossimo per recarmi in Aceh piccola terra dove dagli anni settanta è in atto un conflitto dimenticato dalla maggior parte degli stati influenti e delle organizzazioni umanitarie a cui si aggiungono tragedie dovute a terremoto, inondazione. Paese nel quale, cara Oscura Luccicanza, non potresti nemmeno permetterti di uscire da sola per strada, se il tuo nome è riferito ad una persona di sesso femminile.

Cordiali saluti a tutti, Marco Roncati Ferri

P.s. : Pecuniaria da pecunia = danaro
oscura luccicanza 14 marzo 2007 00:00
Caro Marco mi spiace che tu lasci.

Hai ragione: non ho risposto a nessuna domanda. Anche perchè tu non fai domande. Esponi un sacco di argomenti, piuttosto alla rinfusa ed in un italiano discutibile: è difficilissimo seguire il filo del tuo argomentare. Ma riconosco che una domanda la fai: di cosa è colpevole israele in tutto questo? Oso suppore che con il termine israele tu intenda riferirti allo stato di israele. Se è così allora la mia personale risposta è che lo stato di israele ed i suoi sostenitori sionisti (e quindi non tutti gli Ebrei) siano i principali responsabili dell'attuale situazione Medio-Orientale. Non ho intenzione di spiegare il perchè di questo mio modo di vedere le cose. Diciamo che le "sento" come alcuni Ebrei "sentono" di appartenere ad un popolo prescelto. Diceva un tale: "un popolo trasceglie un dio e quel dio trasceglie un popolo...". Ma scherzava, io suppongo.

Ti ringrazio di aver risolto il mio dubbio che era fra "pecuniaria" e "peculiare". Allora sarebbe stato meglio scrivere situazione finanziaria. Comunque quando compare israele compaiono sempre le pecore (pecus da cui pecunia, denaro, soldi).

Ho l'impressione che tu pensi in inglese e scrivi in italiano. Sbaglio?

Vedo che viaggi molto: ora ti rechi in Indonesia. Io penso che molte persone oggi farebbero meglio a darsi una calmata sedersi e pensare. Otterebbero risultati molto migliori. Di salvatori del mondo ce ne saranno sempre troppi.

Ora vengo al meglio del tuo scritto. Hai ragione: siamo tutti colpevoli di questa rovina. NOI, gli appartenenti al "primo mondo", occidentali per nascita, per adozione, per convenienza o per scelta. E non facciamo nulla di realmente utile per cambiare la situazione. Quindi pagheremo, nell'unico modo ormai possibile: estinguendoci. Io ritengo che accelerare l'estinzione sarebbe il giusto comportamento, in quanto ridurrebbe le sofferenze dell'agonia. Ma so che molti miei simili amano ostinarsi, e quindi sono certo che soffriremo ancora qualche decennio continuando a scannarci. Ma la festa è finita.

bye da
oscura luccicanza, stagionato maschietto che non vede perchè dovrebbe andarsene in giro per le strade di Banda Aceh o Sabang, visto che si trova benissimo dov'è ora.
massimo 15 marzo 2007 00:00
Ma come? siamo partiti parlando di ipotetici “diritti” storici di israele di invadere la Palestina e poi non riuscendo a sostenere tale aberrante tesi scatta la frigna?
Devo fare anch’io la sceneggiata del terrone? Tu mi hai offeso marrano! Tu hai insultato il popolo palestinese, tu disprezzi bla,bla,bla ... e via cantando?

Ma chi cazzo ha mai riso od offeso qualcuno?
Io ho riso e rido della assurda menzogna della Palestina “disabitata”... e se anche fosse stata disabitata perche mai ci dovrebbero andare proprio gli Ebrei e non i Filistei, i Romani o gli Arabi?

Non mi sembra di insultare chichessia...
se volessi potrei rispondere anch'io all'aglosassone: tu insulti la mia intelligenza e quella di milioni di altre persone...
massimo 15 marzo 2007 00:00
Dimenticavo: il cosiddetto "olocausto" è una conclamata menzogna al pari della "Palestina disabitata".
Queste sono state le due motivazioni principali per incistare "israele" in Palestina.

Adesso perfavore offenditi, io continuerò a pensarla come Totò diceva di avere appreso in Inghilterra...
Marco Roncati Ferri 29 marzo 2007 00:00
Tornando in questo blog mi sono reso conto che è per me stato inutile tentare di instaurare un dialogo costruttivo con Voi; non siete nemmeno capaci di redarguire, sapete solo offendere. Non è con le offese che si incomincia uno scambio di idee proficuo; sono capaci tutti di offendere, sono capace anche io di offendere.

Ho tentato di spiegarvelo più volte ma non capite un cazzo. Vediamo se le parole semplici giungono alle vostre orecchie cementate di cerume e idiozie: il problema non è la Palestina, il problema non è nemmeno Israele. Al mondo c'è posto per tutti e due. In quel mondo c'è posto per entrambi. In quei luoghi c'è posto per entrambe le popolazioni avete capito razza di ignoranti che non siete altro.

Il problema vero sono i soldi. I SOLDI. I fottutissimi SOLDI. Se i palestinesi avessero i SOLDI non gliene fregherebbe una minchia di stare al fianco degli ebrei anche se questi ultimi puzzano come pensate Voi facce di culo. La colpa è del resto dei fottuti stati civilizzati, mettiamoci pure anche quelli arabi che nessuno mai indicizza. La colpa è di questi stati civilizzati se così possiamo chiamarli, che lasciano deliberatamente la Palestina e i palestinesi nell'indigenza più assoluta. Questo non lo dico io, informatevi bene; aprite quegli occhi cispati che avete nella vostra testa sempre che la stessa testa sia piena di materia grigia e non di merda. Piantatela di condurre una vita pusillanime attaccata ai vostri ipod alle vostre Bmw, ai vostri Armani. Ragionate con un briciolo di cervello, non ce ne vuole molto e soprattutto non riempitevi la bocca di porcate in cui nemmeno Voi credete ma che fanno tanto il politicamente corretto.

FateVi un viaggio in quei luoghi invece di recarVi nel Mar Rosso, alle Maldive, a Barbados. Andate dove si soffre, andate dove c'è la fame, andate dove si muore e chiedete alla gente del posto. Chiedete soprattutto alle donne del posto. Domandate alle donne palestinesi. Le donne solitamente, insieme ai figli, sono le persone che soffrono più di tutte. Sono le persone più coinvolte, sono le vittime principali; alcune di loro vi diranno che hanno più paura del marito che degli stessi nemici, alcune di loro sono le più forti della famiglia, quelle che si preoccupano di continuare a nutrire i figli anche quando sanno che non c'è futuro per loro. Informatevi, chiedete, cercate di vedere anche questi di problemi. Voi però non ne capite un cazzo, siete allo scuro, non siete altro che una salmeria di abulici burattini pieni di facondia solo quando è ora di sparar stronzate.

Ad ogni modo a Voi non ve ne frega una mazza. Parlate, ciarlate, latrate e non fate un cazzo, non muovete minimamente il Vostro flaccido culo. Voi siete al caldo. Voi siete al comodo. Voi siete nei Vostri soggiorni davanti ai Vostri TV al plasma che trasmettono puttanate. Voi siete, col vizio della crapula, nelle Vostre cucine piene di elettrodomestici a mangiare nouvelle cousine, o forse a mangiare un kebab che Vi fa tanto sentire vicini ad una cultura che nemmeno avete il minimo sospetto di conoscere. Perchè non andate in quei luoghi invece di sentenziare idiozie. Perchè non provate a fare la conta dei morti. Perchè non trovate fonti più attendibili ma chi cazzo siete Voi per farVi così grandi in una cosa di cui dalle stesse vostre parole si comprende che non ci capite una sega, che non ci capirete mai una sega, che siete imbecilli mediatici, che siete fermi mentalmente e che ripetete cantilene che offendono solo la Vostra intelligenza sempre ammesso che ne abbiate una di intelligenza.

Andate, ripeto, andate dove si soffre, andate dove c'è la fame, andate dove si muore. Rischiate di morire anche Voi. FateVi sparare contro, come fanno quelli che poi Voi offendete. Gente come Voi sarà solo in grado di partorire figli tossicodipendenti o nella migliore delle ipotesi stupratori di minorenni se non con un cervello bacato o meglio vuoto, scusate dimenticavo, non vuoto ma pieno di cellule criptiche che hanno il pregio di fomentare le guerre, le stesse guerre che poi con una scontata nenia millantate di poter risolvere.

Avete mai provato a seguire la stampa internazionale e non i soliti prezzolati canali di informazione pronti ad inficiare questa italietta populista e avvezza solo alle notizie di veline, calciatori, concussi o concussori. Avete un minimo di conoscenza di altre lingue ad esclusione dell'inglese e dell'italiano dove a scuola eravate sicuramente inclassificabili dato i Vostri scritti? Conoscete l'arabo? Conoscete le lingue asiatiche, conoscete il russo? Non conoscete una sega di un cazzo. Ignoranti. Aprite la Vostra mente dinoccolata. Fate uscire fuori quella merda che ottura il Vostro pensiero. Diventate più elastici. Piantatela con questa inanità che si non si addice nemmeno ai garzoni da mercato. Mi auguro per Voi che ce la possiate fare per dare un futuro migliore agli altri e non a Voi stessi.

Questo è ciò che Vi aspettavate da me? Bene! Ora potete rispondermi con le offese più pesanti ve ne ho data ampia facoltà. Sono comunque certo del fatto che nessuno di Voi abbia l'arguzia di replicare con una sola parola seria e intelligente e soprattutto senza le solite offese che mi recate dal primo mio intervento. Addio gregge di IDIOTI non sprecherò altro tempo a leggere i vostri falsi e improbabili messaggi, applauditeVi a vicenda, compiaceteVi l'un l'altro come fanno i nazisti sicuri di essere la razza superiore.

Marco Roncati Ferri
Marco Roncati Ferri 29 marzo 2007 00:00
Tornando in questo blog mi sono reso conto che è per me stato inutile tentare di instaurare un dialogo costruttivo con Voi; non siete nemmeno capaci di redarguire, sapete solo offendere. Non è con le offese che si incomincia uno scambio di idee proficuo; sono capaci tutti di offendere, sono capace anche io di offendere.

Ho tentato di spiegarvelo più volte ma non capite un cazzo. Vediamo se le parole semplici giungono alle vostre orecchie cementate di cerume e idiozie: il problema non è la Palestina, il problema non è nemmeno Israele. Al mondo c'è posto per tutti e due. In quel mondo c'è posto per entrambi. In quei luoghi c'è posto per entrambe le popolazioni avete capito razza di ignoranti che non siete altro.

Il problema vero sono i soldi. I SOLDI. I fottutissimi SOLDI. Se i palestinesi avessero i SOLDI non gliene fregherebbe una minchia di stare al fianco degli ebrei anche se questi ultimi puzzano come pensate Voi facce di culo. La colpa è del resto dei fottuti stati civilizzati, mettiamoci pure anche quelli arabi che nessuno mai indicizza. La colpa è di questi stati civilizzati se così possiamo chiamarli, che lasciano deliberatamente la Palestina e i palestinesi nell'indigenza più assoluta. Questo non lo dico io, informatevi bene; aprite quegli occhi cispati che avete nella vostra testa sempre che la stessa testa sia piena di materia grigia e non di merda. Piantatela di condurre una vita pusillanime attaccata ai vostri ipod alle vostre Bmw, ai vostri Armani. Ragionate con un briciolo di cervello, non ce ne vuole molto e soprattutto non riempitevi la bocca di porcate in cui nemmeno Voi credete ma che fanno tanto il politicamente corretto.

FateVi un viaggio in quei luoghi invece di recarVi nel Mar Rosso, alle Maldive, a Barbados. Andate dove si soffre, andate dove c'è la fame, andate dove si muore e chiedete alla gente del posto. Chiedete soprattutto alle donne del posto. Domandate alle donne palestinesi. Le donne solitamente, insieme ai figli, sono le persone che soffrono più di tutte. Sono le persone più coinvolte, sono le vittime principali; alcune di loro vi diranno che hanno più paura del marito che degli stessi nemici, alcune di loro sono le più forti della famiglia, quelle che si preoccupano di continuare a nutrire i figli anche quando sanno che non c'è futuro per loro. Informatevi, chiedete, cercate di vedere anche questi di problemi. Voi però non ne capite un cazzo, siete allo scuro, non siete altro che una salmeria di abulici burattini pieni di facondia solo quando è ora di sparar stronzate.

Ad ogni modo a Voi non ve ne frega una mazza. Parlate, ciarlate, latrate e non fate un cazzo, non muovete minimamente il Vostro flaccido culo. Voi siete al caldo. Voi siete al comodo. Voi siete nei Vostri soggiorni davanti ai Vostri TV al plasma che trasmettono puttanate. Voi siete, col vizio della crapula, nelle Vostre cucine piene di elettrodomestici a mangiare nouvelle cousine, o forse a mangiare un kebab che Vi fa tanto sentire vicini ad una cultura che nemmeno avete il minimo sospetto di conoscere. Perchè non andate in quei luoghi invece di sentenziare idiozie. Perchè non provate a fare la conta dei morti. Perchè non trovate fonti più attendibili ma chi cazzo siete Voi per farVi così grandi in una cosa di cui dalle stesse vostre parole si comprende che non ci capite una sega, che non ci capirete mai una sega, che siete imbecilli mediatici, che siete fermi mentalmente e che ripetete cantilene che offendono solo la Vostra intelligenza sempre ammesso che ne abbiate una di intelligenza.

Andate, ripeto, andate dove si soffre, andate dove c'è la fame, andate dove si muore. Rischiate di morire anche Voi. FateVi sparare contro, come fanno quelli che poi Voi offendete. Gente come Voi sarà solo in grado di partorire figli tossicodipendenti o nella migliore delle ipotesi stupratori di minorenni se non con un cervello bacato o meglio vuoto, scusate dimenticavo, non vuoto ma pieno di cellule criptiche che hanno il pregio di fomentare le guerre, le stesse guerre che poi con una scontata nenia millantate di poter risolvere.

Avete mai provato a seguire la stampa internazionale e non i soliti prezzolati canali di informazione pronti ad inficiare questa italietta populista e avvezza solo alle notizie di veline, calciatori, concussi o concussori. Avete un minimo di conoscenza di altre lingue ad esclusione dell'inglese e dell'italiano dove a scuola eravate sicuramente inclassificabili dato i Vostri scritti? Conoscete l'arabo? Conoscete le lingue asiatiche, conoscete il russo? Non conoscete una sega di un cazzo. Ignoranti. Aprite la Vostra mente dinoccolata. Fate uscire fuori quella merda che ottura il Vostro pensiero. Diventate più elastici. Piantatela con questa inanità che si non si addice nemmeno ai garzoni da mercato. Mi auguro per Voi che ce la possiate fare per dare un futuro migliore agli altri e non a Voi stessi.

Questo è ciò che Vi aspettavate da me? Bene! Ora potete rispondermi con le offese più pesanti ve ne ho data ampia facoltà. Sono comunque certo del fatto che nessuno di Voi abbia l'arguzia di replicare con una sola parola seria e intelligente e soprattutto senza le solite offese che mi recate dal primo mio intervento. Addio gregge di IDIOTI non sprecherò altro tempo a leggere i vostri falsi e improbabili messaggi, applauditeVi a vicenda, compiaceteVi l'un l'altro come fanno i nazisti sicuri di essere la razza superiore.

Marco Roncati Ferri
massimo 30 marzo 2007 00:00
Avrò resistito sì e no cinque righe, a leggere 'sto intervento... bah!

Bye, bye.
Marco Roncati Ferri 05 aprile 2007 00:00
Sono molto dispiaciuto del fatto che in nessun modo, con nessun metodo, io riesca a dialogare con te caro Massimo; è la prima volta che mi capita.
Non mi perdo comunque d'animo e voglio sottolineare, scusandomi, che la mia lettera precedente piena di insulti è stata volutamente scritta per tentare di ricevere risposte sensate ma vedo che le stesse rimangono vacue.
Continuo comunque a mandarTi notizie dal mondo bellico e mi auguro tu voglia resistere nel leggerne più di cinque righe. Attendo fiducioso tue repliche in argomento.

31 MARZO 2007 - VILLAGGIO TRAVOLTO DAI LIQUAMI A GAZA

"--Umm Nasser è un villaggio palestinese nella parte settentrionale della Striscia di Gaza. Un grosso serbatoio che raccoglieva le acque di scolo è crollato inondando il villaggio. Cinque palestinesi sono morti annegati da questo tsunami d'immondizia. Altri trentacinque sono stati feriti e oltre duecento abitazioni sono state distrutte. La melma si è rapidamente diffusa per le vie impastandosi col fango delle strade e producendo una discarica di liquami a cielo aperto. Il crollo del serbatoio e l'emanazione dei suoi scarti hanno formato un micidiale concentrato di batteri ed esalazioni che ha reso l'aria irrespirabile.
Naturalmente la colpa è ricaduta su Israele e su presunte minacce di bombardare un nuovo impianto per la raccolta dei rifiuti, secondo le parole del ministro dell'Ambiente palestinese, Yousef Safia. La credibilità della versione data dal ministro è però evaporata nei miasmi. Gli stessi abitanti del villaggio hanno ammesso di aver sottratto la sabbia necessaria al serbatoio, mentre il metallo necessario per la costruzione del nuovo impianto era stato prelevato da Hamas per essere usato nella fabbricazione dei suo razzi. Non lo dicono le fonti israeliane; lo sostiene Majid Abu Ramadan, il sindaco di Gaza, che punta il dito contro gli abitanti di Umm Nasser.
Di fronte ai palestinesi che navigano su un mare di rifiuti cosa fa Hamas, che promette il paradiso in terra e la nemesi contro il demonio israeliano? Muove la lingua. Il suo leader più anziano, Mahmoud al-Zahar, sobilla le masse palestinesi di Gaza predicando l'avvento di un Islam globale, che «entrerà in ogni casa e si diffonderà nel mondo intero», culminando nella liberazione della moschea di al-Aqsa, simbolo della liberazione dell'intera Palestina. Al-Zahar è subentrato al vertice della leadership di Hamas dopo la serie di omicidi mirati di Israele prima contro il fondatore storico del movimento, lo sceicco Ahmed Yassin (settembre 2004) e poi contro Abdel Aziz al-Rantissi (aprile 2004), suo portavoce e successore. Insieme a Khaled Meshal e Mousa Abu Marzook, al-Zahar forma l'ala dura del movimento e nel primo governo a guida Hamas occupava la poltrona di ministro degli Esteri. Mentre i palestinesi affondano nelle melma, al-Zahar incita all'odio, facendo affondare ogni progetto per migliorare realmente la vita dei palestinesi.
Mentre gli abitanti di Umm Nasser sono sommersi dai loro escrementi e Hamas diffonde l'infezione della guerra santa, a Riad si parla di pace con Israele. Il governo biposto di Fatah-Hamas è ancora spaccato tra il sostegno all'iniziativa diplomatica dei sauditi e la resistenza armata contro Israele - e l'epicentro di questa spaccatura è proprio Hamas. Che senso ha partecipare a trattative quando una forza come Hamas arriva a sacrificare la vita dei suoi connazionali? La proposta di pace è rivolta a garantire solo la Palestina a spese della sicurezza di Israele. Questa pace è il cavallo di Troia con cui far passare un armistizio per Israele e una vittoria per Hamas. Non è più il tempo della politica. Questi negoziati di pace restano diversivi tattici per coprire manovre ben più violente. Un'altra bolla di sapone sta avvolgendo la Palestina, mentre la realtà resta sporcata dal sangue.--"

Saluti, Marco Roncati Ferri



Marco Roncati Ferri 05 aprile 2007 00:00
L'aggiornamento della catastrofe contnua.


"--Non era la prima volta che attorno a Beit Lahya, a nord della Striscia di Gaza, si erano verificate perdite dalle vasche di contenimento delle acque reflue. Nessuno - per fortuna - ci aveva rimesso la vita, ma i segnali d’avvertimento erano stati talmente chiari che tutti sapevano che nei dintorni della cittadina di 50mila abitanti, si era sull’orlo del disastro, ambientale e umano. Quel “tutti” significa realmente tutti: i politici, i funzionari dell’Anp, le autorità politiche e militari israeliane, le organizzazioni internazionali e le ong. Quando, il 27 marzo scorso, il villaggio beduino di Umm an-Nasser è stato quasi completamente travolto dai liquami, la definizione più calzante è stata quella di «tragedia annunciata». D’altro canto, fin dalla sua nascita come una zona di ridislocamento di famiglie beduine, circa dieci anni fa, si sapeva che il problema di Umm an-Nasser era la sua estrema vicinanza all’impianto per il trattamento delle acque reflue. Un impianto nato nel 1979, dietro autorizzazione delle autorità militari israeliane che occupavano Gaza, costruito per un bacino di utenza di 50mila persone, e ampliato all’inizio degli anni Novanta perché gli abitanti, in quella zona della Striscia, erano aumentati.
Nonostante gli interventi, però, quella che è una gigantesca struttura di contenimento dei liquami, costruita senza regole di sicurezza, continua a essere un pericolo: le 50mila persone sono ora diventate 200mila, secondo i dati delle agenzie dell’Onu, perché accanto a Beit Lahya si è sviluppato l’enorme campo profughi di Jabalia. E in quello che è il fatiscente lago di liquami di Beit Lahya, circondato da un surreale argine di sabbia, il livello tra le vasche di contenimento e quelle di trattamento delle acque è quasi sempre pari, tanto da aver costretto le autorità a costruire un’altra vasca più piccola. Ventimila metri cubi d’acqua, per dare - per così dire - un po’ di respiro all’impianto “madre”, al grande lago. La vasca di riserva, però, è collassata completamente, inondando Umm an-Nasser al 70%. Cinque i morti, una ventina i feriti, cento piccole case (fatiscenti, perché il villaggio è poverissimo) distrutte, 250 danneggiate, le famiglie ridislocate per l’ennesima volta in tende offerte dal sistema Nazioni Unite e dalle ong. Il disastro di Umm an-Nasser - previsto per esempio con dovizia di particolari da un rapporto dell’ong palestinese Al Mezan del 2003 - può essere però solo un piccolo assaggio della catastrofe prossima ventura. Perché a rischio, e non da ora o dal 27 marzo, sono i 50mila abitanti di Beit Lahya, assurti all’onore delle cronache del conflitto israelo-palestinese per i cannoneggiamenti e i raid israeliani, da un lato, e dall’altro per i lanci di razzi Qassam da quell’area in direzione delle città israeliane. La minaccia è talmente risaputa e imminente che si sta cercando di rattoppare la situazione nel più breve tempo possibile. Il dipartimento aiuti umanitari della commissione europea, per esempio, ha già stanziato 600mila euro per lavori di consolidamento dei terrapieni attorno all’enorme lago delle acque reflue di Beit Lahya. Si tratta, però, solo di provvedimenti tampone. Il nodo del problema non è il trattamento delle acque di scolo. È l’intera gestione delle fognature (che non servono, peraltro, neanche tutto il milione e 400mila abitanti della Striscia di Gaza, il posto più densamente popolato al mondo, e isolato dal resto del pianeta). Il che vuol dire, senza quel sostegno di accordi col vicino (Israele), visto che il disimpegno da Gaza è stato unilaterale. Se, insomma, si dovesse decidere di unire il bacino delle acque reflue di Beit Lahya al mare attraverso un sistema di condutture - come sempre osteggiato da Israele - l’intera questione riguarderebbe anche Tel Aviv: l’inquinamento dell’acqua di mare colpirebbe anche, tanto per fare l’esempio più semplice, l’impianto di desalinizzazione israeliano di Ashkelon, il più grande al mondo nel suo genere, appena al di là della frontiera settentrionale di Gaza. Il disastro di Umm an-Nasser e quello annunciato di Beit Lahya, dunque, vanno oltre la questione meramente tecnica. Esemplificano come i palestinesi di Gaza vivano quotidianamente in condizioni impossibili, sul piano sanitario, alimentare, sociale. E, in più, arrivano al nodo politico delle soluzioni condivise da israeliani e palestinesi. Che riguardano i liquami, in questo caso. Ma non solo.__"

Saluti Marco Roncati Ferri
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