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Antonio 13 marzo 2007 00:00
Spiacente non condividere affatto questa tesi, usata già da politici in modo indegno. Il problema non mi sembra affatto sia la poca dimestichezza matematica cerebrale,oppure la confusione tra monete e banconote: quando un articolo raddoppia o quadruplica il prezzo da un giorno all'altro nulla cambia se lo paghi in monete o in banconote: alla prima o seconda settimana del mese(non la quarta!)hai finito comunque il tuo stipendio.
Poi, per conferma, come mai TUTTI gli altri Paesi europei (esclusa la Spagna solo per i primi sei mesi)non hanno risentito ciò? Il problema non è stato nè dell'euro (peraltro indispensabile), nè dei tagli: è stat l'occasione per fregare dopo anni di fame!!!(Controlalre le chiusure partita IVA in quegli anni!)
Gli italiani si fanno sempre riconoscere ( purtroppo in negativo)
millo 13 marzo 2007 00:00
....all'introduzione dell'euro il giornale è schizzato subito a € 1,00. Ecco da questo momento i signori Finanzieri, Carabinieri,Polizia, Vigili Urbani, Polizia Provinciale ecc.. potevano far conoscere le loro qualità e non quella di controllare se hai il faro spento. Per carità è giusto multare chi non rispetta il codice però bisogna anche pensare che con che cazzo la multa si paga quando tutto è raddoppiato compresa l'obliazione? Mi vergogno della Destra e della Sinistra! Mi vergogno di questi politici che con la loro stupidità hanno messo,l'operaio, quello che tira la carretta Italia a non arrivare a metà mese e questi beceri hanno la sfrontatezza di mettere la tassa dei 10,00€ come tiket nella Sanità. Vedi lo sproposito dell'euro è questo: L'operaio non è il commerciante o l'artigiano oppure l'industriale che fanno dell'euro ciò che vogliono; no, l'operaio ha lo stipendio fisso pagato al cambio della lira e in questo cambio, ha perso metà stipendio! Su questo i sindacati, partiti, associazioni non dicono nulla, anzi si nascondono nella loro incapacità di risolvere l'unico problema che veramente interessa perchè è quello che ci da la possibilità di vivere degnamente.
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