Simona
25 marzo 2007 00:00
Molto interessante questo raggiungimento yoga chiamato: Dzogchen
E se quasta fase "Dzogchen" permette di riscoprire il proprio "pinnacolo" interno, bhe ... allora ben vengano le lezioni Buddhiste Tibetane del Nyngmapa ... :)))) ... :)))) .... :)))) ..
Conosco molto bene la tecnica, anche se non ho mai seguito io stessa le lezioni Tibetane, però ho sperimentato da sola e già da molto tempo lo so fare, senza l'aiuto di nessuno.
Sono riusciuta nel mio intento a percepire, ma soprattutto a sentire, i miei bellissimi richiami all'universo.
Il punto esatto del "pinnacolo" è alla fine della colonna vertebrale che si collega alle ossa della testa, ma l'esatta posizione è più verso la schiena e non verso la testa, anche se questa è vitale e importantissima al raggiungimento di tale percezione sensitiva.
Quando uno si concentra con la Sua testa e il Suo pensiero, fuocalizzando quel punto esatto, incomincia a sentire piaceri infiniti, indescrivibili e quasi incomunicabili ad altri.
Insomma, se uno non ci prova direttamente (lui stesso) non potrà mai capire fino in fondo che cosa si possa sentire esattamente.
Solo la pratica, con molta meditatizione, e la costanza, nel concentrarsi con la propria mente, ti porta automaticamente a percepire tale sensazione di beatitudine. Ma ci vuole molto tempo e tanta buona sana yoga mattuttina ... :)))) .... :)))) ...
... comunque, per chi ha già provato o è in procinto di provarci pure lui, è una vera, autentica e bella sensazione di percezione infinita dell'universo ... :)))) .... :))))
ciao isaia (amico mio) ;) ...
... bello il tuo thread appena aperto in questa mattinata domenicana ... :)))) .... :))))
un bacio da Simò_REArte ;)
Voglioso
25 marzo 2007 00:00
Ecco simona: quando raggiungi il Dzogchen me lo fai un pom.......????
Su, finitela di scrivere cazzate!!!
Isaia Kwick
25 marzo 2007 00:00
Grazie per il tuo intervento; sono contento che conosci piu' affondo di me la materia, voglio percepire le sensazioni da te descritte, mi sto allenando.
Isaia
Isaia Kwick
25 marzo 2007 00:00
Questa dottrina nota anche come via dell'autoliberazione è caratterizzata da un approccio particolarmente diretto che la distingue dalle altre vie che conducono alla liberazione presenti in Tibet.
Il praticante di questa dottrina riconosce l'assoluta chiarezza e purezza della mente e senza cercare di modificare ciò che perfetto in sé stesso senza cercare all'esterno quella realizzazione che è sempre stata sua rimane nella natura autoilluminata della mente nella suprema sorgente di tutti i fenomeni.
Non solo nello Dzogchen è possibile raggiungere l'illuminazione in una sola vita ma si parla del grande trasferimento nel corpo di luce, cioè il corpo materiale senza morire si trasferisce o si riassorbe nella sostanza luminosa degli elementi e, agli occhi di una persona ordinaria sparisce. Questa importante realizzazione è stata ottenuta da grandi maestri come Taphiritsa e Padmasambava.
Se non si riesce ad ottenere il corpo di Luce nella vita lo si può realizzare dopo la morte come è accaduto a molti grandi Maestri Dzogchen in Tibet fino a tempi recenti. Tra questi Shardza Rinpoche uno dei principali maestri della tradizione Bon del secolo appena trascorso.
Nello Dzogchen lo stato naturale deve essere raggiunto attraverso la propria esperienza personale e non attraverso il pensiero speculativo.
<strong> ISAIA </strong>
xilon
29 marzo 2007 00:00
La parola Salwa significa chiarezza, ma questa non è una luce fisica visibile.
Qui chiara significa presente e consapevole e Tongpa significa vuoto.
Queste due sono Yermed o inseparabili.
Questo è paragonabile allo spazio durante il giorno, dove lo spazio è vacuità (stong) e il sole e luminosità (gsal) la chiarezza .
Lo Stato della presenza o immediata consapevolezza ha tre qualità: Essenza, Natura ed energia cioè vacuità, consapevolezza e loro unificazione. Queste tre qualità non sono mai separate.