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lucia 31 gennaio 2004 00:00
... sic! a me nell'aprile del 2001 e a 102.81 perchè erano "redditizi" e "sicuri".... certo che scrivo!!!!
Angelo 01 febbraio 2004 00:00
Le proposte di legge inserite in questo thread fanno di tutta l’erba un fascio.
Vengono posti sullo stesso piano sia coloro che prima delle obbligazioni Argentina avevano acquistato solo BOT o altri titoli di stato e sia coloro che, prima di questi bond, avevano già investito in strumenti finanziari rischiosi (azioni, fondi azionari, derivati ecc.).
Io sarei più a favore di una legge che imponesse alle banche di risarcire prontamente e automaticamente (quindi senza necessità di seguire la strada degli estenuanti tavoli conciliativi o quella della costosa azione legale individuale) tutti coloro che, al momento della sottoscrizione dei “tango-bond”, avevano una propensione al rischio bassa (e credo siano la stragrande maggioranza dei risparmiatori coinvolti).
Poi sarebbe giusto tener in considerazione anche il tempo durante il quale le obbligazioni sono state in possesso dei risparmiatori (quindi con un risarcimento completo per coloro che non hanno fatto in tempo a riscuotere nemmeno una cedola dei bond e minore per coloro che hanno riscosso interessi per anni anche a tassi superiori al 10%).
Se una tale legge non fosse varata dal Parlamento, in subordine, l’Italia con le altre nazioni coinvolte nel default dell’Argentina dovrebbe fare pressione perché si arrivi, per le obbligazioni emesse direttamente dallo Stato argentino, ad una soluzione simile a quella che sembra delinearsi per i bond Telecom Argentina che sintetizzo qui sotto:

“La proposta prevede che ogni creditore riceverà, per ogni 1.058 unità di valore nominale del debito (e cioè 1.058 Euro, 1.058 U$D o 1.058 YEN ecc., ammontare determinato considerando la capitalizzazione di una porzione degli interessi maturati ma non corrisposti):
- una combinazione di: obbligazioni a 4 anni a tasso variabile con scadenza 2008 per un ammontare nominale complessivo pari a 169 unità, obbligazioni a 10 anni con "step up" (dopo il 2008 aumenta il rendimento fino ad arrivare al 7%) con scadenza 2014, per un ammontare nominale complessivo pari a 730 unità, obbligazioni con formula "pay-in-kind" (bond che capitalizza gli interessi) con scadenza 2017 per un ammontare nominale complessivo pari a 159 unità;
oppure
- una combinazione di: obbligazioni a 5 anni a tasso fisso con scadenza 2009, per un ammontare nominale complessivo pari a 541 unità e un pagamento in contanti pari a 338 unità,
oppure
- una somma in contanti, per un ammontare non superiore a 75% e non inferiore a 65% di 1.058 unità, da determinarsi attraverso un processo d'asta.”


La prima opzione mi sembra la migliore ed è l’unica che non preveda una perdita secca in linea capitale.

Sinceramente nella vicenda dei bond Argentina le responsabilità delle banche mi sembrano minori rispetto a quelle che alcune di queste hanno avuto, per esempio, nella vicenda Cirio dove c’è il forte sospetto che le obbligazioni di quest’ultima siano state collocate da alcuni istituti sapendo che la società era prossima al fallimento e scaricando così sui risparmiatori l’esposizione che le banche stesse avevano nei confronti della società dei pelati.
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