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bOb 09 maggio 2007 00:00
Anch'io faccio così!
Prendendo un altroprodotto a caso, Actimel ad esempio, mi sono accorto che le campagne di repricing sono troppo ravvicinate, con oscillazioni tra prezzo pieno e prezzo scontato troppo vistose.
Infatti aspetto quelle tre-quattro settimane per farmene una scorta spendendo 2,30/2,40 € a confezione, e "tengo duro" quando vuiene prezzato a 3,60 / 3,80 €. Segno che il prezzo "pieno" è quello che cercano di imporre ma che al momento non riecono a far passare (altrimenti non si giustificherebbero le continue "promozioni")
Scocciato 09 maggio 2007 00:00
Ingenuità... queste prove tanti le hanno fatte nel corso della loro vita, ma sempre quei pochi che stanno attenti a tutto (leggiti: buonisti e cattivisti), ma la stragrande maggioranza non bada a queste cose, non si priva di quello che più gli aggrada per fregare il commerciante. Compra e basta con i prezzi che ci sono, perchè la gente si vergogna di fare il "tiratino di manica. Siamo tutti nobili che per alterigia non facciamo vedere di guardare al prezzo.
Le regole dell'economia di mercato sarebbero giuste in economia politica se i comportamenti delle masse fossero omogenei, reattivi, e applicando la legge dei grandi numeri. Ma oggidì non è più una regola valida.
Nei supermercati e specie nei discounts il personale, spesso precario, in eterna mobilità, oggi ci sono domani no, si guarda bene dal dare dritte ai dirigenti che sono spesso lontani centinaia di km.
Le direzioni commerciali e strategiche(?!?!) farebbero dei ragionamenti conclusivi e risolutivi (intendo abbassare i prezzi tipo legge domanda-offerta, se ci fossero lamentele, rilevazioni macro sul venduto, scioperi di tante persone ecc. ma così non è.
Queste aziende perseguono lo scopo derivato dalla regola edonistica, dal raggiungimento del massimo risultato con il minimo mezzo e se un prodotto vende meno e non è più conveniente tenerlo per l'azienda, semplicemente lo toglie dagli scaffali. Seguono un po meno questa regola le grandi catene tipo Conad, Coop ecc. perchè dovendo salvaguardare una certa immagine di offerta di forniture a massima scelta, adottano altre strategie. Un esempio fra tanti è quello di vendere sempre più prodotti a proprio marchio, con accordi con le ditte che prima vendevano a loro marchio. In questo caso stracciano prezzi all'acquisto più convenienti e vendono a meno, evitando di pagare pubblicità, etichette, ecc. che la stessa ditta produttrice(e che produce per le catene) non potrebbe applicare. Questi sistemi sono già stati sviscerati ampiamente: Il prezzo non lo fa più il consumatore, ma il venditore sulla base delle proprie più o meno convenienti strategie.
Spesso l'economia che si studiava trenta-quarant'anni fa non vale più oggi.
Non siamo più ai tempi delle massaie inglesi degli anni settanta che scioperarono compatte sugli acquisti, allorchè il prezzo della carne crebbe fuori misura, ma erano inglesi(o magari tedesche) ma non certo italiane.
Paolo 1 10 maggio 2007 00:00
Gia', sono proprio i Tedeschi che vanno a fare acquisti nei supermercati solo quando ci sono offerte speciali, tanto oggigiorno anche pane, latte e altro sono a lunga conservazione, per non parlare di biscotti, dolci, scatolame, etc.
Paolo
Alex1 10 maggio 2007 00:00
Vero quello che dice Scocciato, altrimenti non si spiegherebbe, ad esempio, come mai due distributori di benzina a 100 metri di distanza possano avere prezzi di 4-5 centesimi diversi.
Evidentemente la clientela non ci fa caso.
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