Commenti
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massimo 12 giugno 2007 00:00
Hanno escluso la Jugoslavia per molto meno.
Alex 12 giugno 2007 00:00
Se non fosse che Israele non può giocare in Asia per evidenti motivi geopolitici, Le chiederei perchè non si stupisce che alla Cina concedano pure di ospitare i giochi olimpici.

Antisemita!
Giordano Bruno 12 giugno 2007 00:00
beh i giochi olimpici sono a livello mondiale, gli europei no
guido 13 giugno 2007 00:00
A me andrebbe bene, così, tanto per far incazzare i razzisti e gli antisemiti. Israele è una perla di civiltà tra regimi dispotici.
smile 13 giugno 2007 00:00
per alex
scusami di dissentire da quello che scrivi, ma se dobbiamo escludere la cina, allora mettiamoci la russia, la corea, gli usa,cuba, messico, e tanti altri allora posso essere d'accordo. Questa è l'ipocrisia dello sport, panatta e soci per me non dovevano andare in cile a vincere la coppa davis, sarebbe stato un grande gesto da parte dell'italia dire al mondo che pinochet uccideva donne e bambini
rifiutandosi di giocare lì. Ma lo sport non esiste più i ciclisti si ammazzano pur di essere eroi per un giorno
X smile 14 giugno 2007 00:00
Uno che mette sullo stesso piano Cina Russia ed Usa...ma quanto sei scemo!
Paolo 1 14 giugno 2007 00:00
Alex, Israele e' in Asia e deve giocare con gli Asiatici. Se non vogliono giocare con Israele penso che la vittoria spetterebbe a tavolino a Israele, e potrebbe essere un buon motivo per espellere dall'ONU tutti quegli Stati che discriminino Israele.
Ciao
Paolo
Giordano Bruno 14 giugno 2007 00:00
Israele è una perla di civiltà tra regimi dispotici

******************************+

una perla si come no, peccato che il guscio in cui stanno non è il loro.
X Giordano Bruno 14 giugno 2007 00:00
Non mi risulta che Israele non sia riconosciuta dall'Onu. Non mi risulta che non sia riconosciuta dall'Italia. Su cosa basa la sua opinione? Su una conquista territoriale di 40 anni fa? Allora l'Istria non è Croata e Zara è Italiana. La storia va avanti e lo Stato di Israele c'è e rimarrà che Lei sia contento o no. Ed Israele, vedo che condivide, la mia affermazione è una perla di civiltà tra i regimi dispotici e fomentatori di terrorismo dell'area. Ai fomentatori di Israele e Palestinesi non gliena frega niente. Alla Siria interessa solo se stessa ed i suoi interessi, visto che fomenta il terrorismo anche in Libano che mi risulta non sia uno stato amico di Israele. I fomentatori del terrorismo trovano ogni giorno una scusa diversa, oggi si chiama Israele, ma a loro interessa solo tenere la situazione torbida in modo da poterci sguazzare. Guardi come l'Iran, che sta dietro ad Hamas, sta riducendo la striscia di Gaza. Pensa che lo faccia contro Israele ed a favore dei Palestinesi? No, lo fa solo nei propri interessi.
smile 15 giugno 2007 00:00
non incominciare a offendere io non ti ho apostrofato con niente, e potrei dire che non capisci un cazzo
OVVIO! 15 giugno 2007 00:00
Beh!... ovviamente Israele fa parte dell'Asia... geograficamente...

Ma è sicuro che negli Europei quelli geografici siano proprio gli interessi dominanti?... In fondo per qualcuno anche l'Italia è Africa, ma ci fanno stare lo steso in Europa...

Ovvio, no?
massimo 16 giugno 2007 00:00
Ma fanno giocare anche la Nazionale Palestinese?


Temo di no. Non le permettono neanche di costituirsi come stato indipendente, a causa della violenza israeliana.

Israeele è un pericoloso stato criminale e razzista.
Se volesse essere considerato uno stato civile, rientri nella legalità internazionale e quindi rientri nei confini stabiliti dall'Onu nel '47.
Altrimenti è uno stato belligerante e occupante territori non suoi, e in guerra a violenza si risponde con violenza.

OVVIO! 16 giugno 2007 00:00
Quanti quattrini hanno i Palestinesi?...

La Nazionale Palestinese non è europea, ci dispiace assai assai, ma non può giocare.

Ovvio, no?
massimo 16 giugno 2007 00:00
Ovvio. Maledettamente ovvio.

In ogni caso ritengo non si debba escludere mai nessuno e nessuna squadra per motivi politici.
Che giochino tutti, anche gli Israelieni, i Cinesi, gli Esquimesi, i Palestinesi..
X massimo 18 giugno 2007 00:00
Scusi Massimo, da dove nasce l'occupazione di Israele oltre i territori assegnati decretati dall'Onu nel 47? No perchè se nasce in seguito ad una guerra (tra l'altro subita e non iniziata), in base a questo principio dovremmo ridisegnare i confini europei e rifarci a qualche trattato.

isaia Kwick 18 giugno 2007 00:00
Concordo con massimo....Che giochino tutti...Escludere, negare, xenofobie e ostacoli limitano lo sviluppo dell-aggregazione tra persone e culture differenti.
Isaia Zingaro ROM
massimo 18 giugno 2007 00:00
per “X massimo”

La guerra iniziata dai paesi limitrofi (non li chiamo arabi perchè arabi non sono tutti, e anche il panarabismo è un bel problema al pari del sionismo e del colonialismo) contro Israele fu dovuta all’invasione degli Ebrei in Palestina.

A) Ora se per gli Ebrei Sionisti, quella non fu invasione ma fu un legale insediamento stabilito da una legale risoluzione dell’Onu, dovrebbero parimenti riconoscere tutte le altre legali risoluzioni dell’Onu che invece violano a più non possono: Israele è a questo riguardo la stato più criminale del mondo. E quindi Israele dovrebbe rientrare nei confini legali stabiliti dall’Onu.

B)Se invece delle risoluzioni Onu gli Ebrei sionisti se ne fregano, allora quella del ’47 fu un’invasione militare a cui quindi giustamente fu risposto con la guerra. E a cui continuerà ad essere risposto con la guerra.

Se poi, stracciato il diritto internazionale così come fanno gli Israeliani, si volesse affermare che in guerra la conquista territoriale sia lecita (principio negato dalla comunità internazionale), bene ricordiamoci che non più tardi di pochi mesi fa Israele ha attaccato militarmente il Libano che , seguendo questa logica perversa, avrebbe tutto il diritto di invadere e occupare, anche tra 40 anni, le terre israeliane, così come lo avrebbero le popolazioni autoctone nell’ipotesi B.

Ciao Isaia, mancava il tuo spiritaccio da cyberzingaro toscanaccio.
Secondo te è preoccupante che mi trovi d’accordo con un cyberzingaro come te e con un fondamentalista cattolico come Blondet? o forse, oggi come sempre, soltanto negli estremi vi può essere saggezza e libertà e nella massa soltanto l’estremismo del servilismo? (e in questo caso siamo fottuti a vita, per definizione)


massimo 19 giugno 2007 00:00
Come giustamente fa notare “X massimo” se fosse accettato il principio della legittima conquista territoriale in seguito ad una guerra di aggressione, ammesso e non concesso che l’aggressione fosse quella dei paesi islamici contro Israele e non già quella degli Ebrei che invasero la Palestina, avremmo avuto un Europa completamente diversa.
Ad esempio proprio in quegli stessi anni l’Italia dichiarava guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.
Non risulta che la Francia si appropriasse del Piemont, della Liguria e della Sardinia; o che la Gran Bretagna si prendesse la Sicilia, per mala sorte di tali regioni.

Israele Stato emblema di DEMOCRAZIA 19 giugno 2007 00:00
STUDIATEVI un PO' la STORIA!
X massimo 19 giugno 2007 00:00
Non esiste una invasione del 47. Fu un processo lento partito dagli anni venti quello dell'insediamento degli ebrei in Palestina. Processo che venne accelerato (raddoppio della popolazione) dopo il 47 dalla espulsione dai paesi arabi delle minoranze ebraiche (tra l'altro). I paesi arabi avrebbero dovuto sapere che espellendo gli ebrei favorivano Israele che vide la propria popolazione aumentare di circa 500.000 persone espulse che andavano ad alimentare Israele stessa. Se questa è una politica lungimirante lo lascio giudicare a Massimo.
In seguito alla guerra dei 6 giorni Israele ha restituito gran parte delle conquiste territoriali. Ricordo solo che restituì la penisola del Sinai conquistata dall'Egitto e si tenne le terre che riteneva necessarie alla propria sicurezza.
I nemici di Israele sono gruppi terroristici finanziati da paesi arabi contro i quali non possono essere emesse delibere dalle nazioni unite. Ma non è giusto ad Israele venga rimproverato il mancato rispetto delle delibere quando tale rispetto mina la sicurezza. Atti di buona volontà Israele ne ha fatti. Ha restituito le terre del libano che aveva conquistato guadagnandoci cosa? Che gli hez si sono messi a sparare razzi da più vicino. E una delibera Onu contro gli Hez e contro i loro finanziatori (iran) come mai non c'è? Israele deve forse beccarsi i missili e starsene buona buona ad attendere chi e cosa?
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In seguito alla I ed alla II guerra Mondiale ci furono enormi perdite di terre da parte delle nazioni "sconfitte". La Germania venne spezzata in due, perse molta parte delle terre a lingua tedesca orientali (annesse alla Polonia) e molto altro. L'Italia perse l'Istria. La I guerra solo qualche decennio prima fece ancora peggio. La recente guerra serbo croata e bosniaca ha ridisegnato i territori originali delle nazioni coinvolte e tuttora la serbia vede in discussione la legittimità della sua egemonia sul kosovo serbo. Quindi il fatto che le potenze vincitrici si siano accaparrate i territori da loro ritenuti strategici è avvenuto avviene e sempre avverrà, per gli altri come per Israele.
Giordano Bruno 19 giugno 2007 00:00
C’è un luogo comune che sostiene che gli ebrei sono tornati nella loro terra d’origine dopo secoli di esilio forzato. In realtà la popolazione di quell’area era molto variegata tra le popolazioni residenti c’era anche la presenza degli ebrei che ne rappresentavano l’1%. Nell’anno 1200 a.c. gli ebrei guidati da Mosè fuggirono dall’Egitto e si stabilirono ad est del mar Morto. Dopo Mosè gli ebrei condotti da Giosuè conquistarono lo stato Cananeo e come ricorda l’Antico Testamento commisero le peggiori atrocità contro gli abitanti. Si impadronirono di una parte della Palestina e dell’est del Giordano; Saul vi fondò il regno ebraico nel 1020 a.c. Gli Assiro-babilonesi misero fine, nel 722 e 586 a.c., ad esso, mentre gli abitanti originari sono sempre rimasti nella loro terra, in Palestina. Sul piano storico, quindi, la discendenza degli ebrei della diaspora da una nazione-Stato in quell’area e dispersa dopo la conquista romana è infondata. E’ un falso storico, quindi, qualsiasi richiamo da parte sionista ai “diritti” territoriali della “Eretz Israel” (la Grande Israele). La storia della Palestina è storia della colonizzazione ebraica prima e sionista dopo.





Nel 1886 Herzl fonda il movimento sionista sostenendo che la soluzione del problema ebraico consiste nella fondazione di un proprio Stato. Herzl propone di cercare una “terra senza popolo” in cui fondare lo Stato ebraico e sfuggire alle persecuzioni. Si pensa dapprima all’Uganda, all’Argentina e all’Uruguay e infine alla Palestina.

E’ evidente che il sionismo non era un movimento di liberazione, anzi si inseriva perfettamente nel progetto coloniale dei secoli XIX-XX. Ma la maggioranza degli ebrei europei e arabi rimasero distaccati dal sionismo e l’immigrazione in Palestina fu molto lenta fino a quando l’avvento al potere di Hitler con un programma ferocemente antisemita, cambiò la situazione almeno in Europa e diede una grosso impulso all’immigrazione ebraica in Palestina.



Già nel 1917, in Palestina sotto mandato britannico, viene promessa la creazione di un focolare ebraico ( Dichiarazione Balfour ) incoraggiando una forte immigrazione ebraica. Esce il Libro Bianco sulla Palestina che impone la limitazione dell’immigrazione a 1500 unità al mese ma aumenta l’immigrazione clandestina anche a causa delle persecuzioni naziste.

Dal 1917 fino alla nascita dello stato ebraico sarà un susseguirsi di rivolte e sollevazioni delle popolazioni arabe contro la spoliazione progressiva delle proprie terre, rivolte represse nel sangue dall’esercito britannico e dalle milizie sioniste.

Nel 1947 gli inglesi rinunciano al mandato sulla Palestina e l’ONU impone una spartizione territoriale ( risoluzione 181): agli ebrei, che rappresentavano un terzo degli abitanti viene assegnato il 56% del territorio, mentre ai palestinesi rimaneva il 40% di un territorio frammentato, Gerusalemme rimaneva “zona internazionale” sotto il controllo ONU. Ma i sionisti occuparono un’area ancora più vasta di quella assegnata dall’ONU in virtù di un accordo segreto con Abdallah

di Transgiordania in seguito alla I guerra arabo-israeliana ( maggio ’48).

Il travaglio che ha vissuto il popolo palestinese a partire dal 1948, quando viene fondato lo Stato d’Israele sull’78% della Palestina ( la metà in più rispetto al piano di spartizione ONU) e che ha visto la cacciata di più della metà della popolazione autoctona dalla sua terra, è stato realizzato anche con la complicità sia dei regimi arabi reazionari (l’Egitto occupò la striscia di Gaza, la Giordania la Gisgiordania) sia della dirigenza palestinese arroccata su posizioni feudali e borghesi. L’esodo palestinese verso i paesi confinanti viene realizzato da parte sionista con veri e propri atti di terrorismo compiuti oltre che dall’esercito, da gruppi paramilitari come Stern e Irgun. Il più sanguinoso fu il massacro del villaggio di Deir Yassin, dove gli uomini di Begin ( futuro premio Nobel per la pace!) uccisero 250 fra uomini donne e bambini.


Nel luglio 1956 Nasser, presidente egiziano, annuncia la nazionalizzazione del Canale di Suez. Il 23 ottobre l’Inghilterra e la Francia preparano in gran segreto l’invasione contro l’Egitto, dopo aver dotato Israele di armi sofisticate. Il 29 ottobre scoppia la guerra. In pochi l’esercito israeliano occupa il Sinai e la striscia di Gaza. Nonostante il ritiro immediato imposto dall’Onu, Israele non si ritirerà mai da Gaza e diviene sempre più l’ avamposto degli interessi occidentali in Medio Oriente.

Nel 1964 nasce l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) formato da diversi movimenti di resistenza fra cui Al-Fatah, poi guidata da Arafat,che ne assume subito il controllo.

Nel 1967 altri gruppi di resistenza danno vita al Fronte Popolare di Liberazione della Palestina guidato da George Habbash. Il F.P.L.P. insieme al Fronte democratico rappresentano la tendenza marxista dentro il movimento di resistenza e saranno i più intransigenti sia nella lotta sia contro i piani per la spartizione della terra palestinese.







Il 1967 è l’anno cruciale del conflitto israelo-palestinese, con la guerra lampo dei sei giorni le truppe israeliane occupano la Cisgiordania compresa Gerusalemme est, la striscia di Gaza, il Sinai e le alture del Golan (Siria). Inizia un secondo esodo di massa dei palestinesi ( oltre 500.000). Il 22 novembre l’ONU emana la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 242, che impone a Israele il ritiro e la restituzione di tutti i territori occupati. Israele non solo non si ritirerà mai, ma sottoporrà i palestinesi ad un duro regime di occupazione militare moltiplicando gli insediamenti coloniali sulle nuove terre confiscate ai palestinesi.

L’espansione israeliana continua: nel 1973 ( guerra del Kippur ) le truppe israeliane avanzano di altri 500 Kmq sulle alture del Golan ( Siria). Da una parte viene istituito l’embargo economico ad Israele, dall’altra inizia una collaborazione strettissima con l’invio di un supporto economico di 2.200 milioni di dollari in armamenti da parte Usa. Nell’ottobre dello stesso anno l’ONU emana la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 338 ( cessate il fuoco e piena attuazione della risoluzione 242). Solo con l’ Egitto nel 1978 si arrivò a una pace separata (Camp David) dove Israele restituì gran parte del Sinai. L’ultima fase del progetto di pacificazione con l’Egitto ha visto un rapido incremento nella concessione di terre ai coloni: da luglio 1980 a marzo 1981 sono stati concessi 3.600 ettari, vale a dire un sesto di tutte le terre concesse in 14 anni d’occupazione.


E’ la stessa concezione della colonizzazione che è cambiata. Inizialmente giustificata per esigenze di carattere militare, è diventata uno strumento per interrompere la continuità territoriale della Cisgiordania e per isolare le città dalla campagna. La distribuzione degli insediamenti è, infatti, a reticolo su tutto il territorio e a corona intorno alle città. La politica israeliana ha fatto dei territori occupati un dormitorio per la forza-lavoro palestinese occupata in Israele e i villaggi arabi sono stati trasformati in “ unità stagnanti non produttive”.

La Siria, che pure criticava l’Egitto per gli accordi separati nel 1976, invase e si impossessò del Libano: inizia così la lunga e sanguinosa guerra civile libanese che vede contrapposte le forze progressiste libanesi e la resistenza palestinese da una parte e la destra falangista e cristiano-maronita foraggiata da Israele e Siria dall’altra. I Palestinesi che si erano rifugiati in Libano dopo il Settembre Nero di Amman, dove le truppe beduine di re Hussein di Giordania massacrarono oltre 10.000 dei profughi che vivevano in Giordania dopo gli esodi forzati del ‘48, pagarono il maggiore tributo di sangue: nel 1976 dopo un assedio durato mesi e mesi i falangisti entrarono nel campo di Tel Al-Zatar e massacrarono 6000 civili palestinesi.Ad aggravare la situazione ci pensa nel 1982 Israele: il capo del governo Begin (ex capo terrorista dell’Irgun) e il ministro della difesa Sharon con l’operazione chiamata ironicamente “Pace in Galilea”occupano e devastano con le truppe israeliane tutto il Libano uccidendo con i bombardamenti aerei oltre 14.000 civili. Dopo 3 mesi di guerra e di trattative, l’OLP evacuò i propri combattenti da Beirut con la garanzia della comunità internazionale della protezione dei campi profughi palestinesi con una forza di interposizione militare e con la garanzia che Israele non entrasse a Beirut.Tre giorni dopo il ritiro dei combattenti palestinesi che avevano comunque garantito la protezione della comunità civile, inizia la lenta avanzata degli israeliani dentro Beirut che circonda i campi profughi senza protezione. Il 15 settembre 1982 la milizia falangista libanese su ordine di Sharon entra nel campo profughi di Sabra e Shatila e massacra oltre 2000 civili palestinesi.

Disgregato e frammentato in tutti i paesi arabi, lontano dalla Palestina, inizia, dopo l’evacuazione da Beirut, il declino dell’ OLP ridotto ormai a puro apparato burocratico e militare. La formazione di uno stato palestinese sembra sempre più lontana, grazie anche al disinteresse e all’opportunismo dimostrato da tutti i paesi arabi. A capovolgere questa situazione sarà proprio la popolazione palestinese dei territori occupati che nel 1987 prima a Gaza e poi in Cisgiordania, darà inizio all’ Intifada: una straordinaria sollevazione popolare contro il regime di apartaid ed il colonialismo Israeliano. Nei palestinesi dei territori occupati era cresciuta la convinzione, di dover affrontare, da soli e in prima persona, il problema dell’occupazione israeliana.

Tutti vi prendono parte: i giovani nati dopo l’occupazione del ’67, i profughi del ’48, gli arabi che vivono oltre la “linea verde”. Durerà 5 anni e si estenderà su tutti i territori, compresa Gerusalemme. Si organizzano i Comitati Popolari, con una dirigenza clandestina costituita nel Comitato Nazionale Unito della Rivolta, che comprendono al loro interno i comitati sanitari, comitati dell’educazione, comitati dell’economia e di guardia. Gli “shebab” attaccano l’esercito con pietre, si allarga la disobbedienza civile di massa, si boicottano i prodotti israeliani, si organizza la disobbedienza fiscale, vengono organizzati scioperi totali amministrativi e commerciali. I comitati stessi diventano delle strutture orizzontali di autorganizzazione popolare. Nascono le “forze d’urto”, nuclei di giovani mascherati che scrivono slogan sui muri, affrontano i soldati a mani nude, tendono imboscate alle pattuglie militari e ai veicoli israeliani che transitano nei Territori.

Fra queste forze alcune assumono le caratteristiche di veri e propri nuclei combattenti. I gruppi più famosi sono “le pantere nere”, formata da militanti di Fatah, e “le aquile rosse”, formate invece da membri del Fronte Popolare di Habbash.

L’esercito israeliano risponderà pesantemente: quasi 800 morti, migliaia di feriti, oltre mezzo milione di arresti, interi villaggi, campi profughi e città vengono posti sotto coprifuoco per intere settimane, ricorso massiccio della demolizione di case, confisca dei terreni, chiusura di scuole e università.

La guerra del Golfo del 1991 spinge Israele ad armarsi ulteriormente mentre le condizioni di vita dei palestinesi peggioreranno ulteriormente per il mancato sostegno economico dei lavoratori palestinesi che lavoravano negli Emirati. Gli USA promettono di affrontare la questione palestinese, il 30 ottobre 1991 si apre la conferenza di Madrid. Il 16 dicembre l’ ONU rilancia la risoluzione “sionismo è razzismo”. Nel 1993, dopo il reciproco riconoscimento ufficiale e la “Dichiarazione dei principi di autogoverno” (apertura dei negoziati sullo statuto definitivo dei territori occupati, di Gerusalemme, delle colonie, dei profughi, della sicurezza, delle frontiere, la piena attuazione delle risoluzioni 242 e 338 ), vengono firmati gli accordi di Oslo 1 che prevedono il ritiro dell’esercito israeliano dalla striscia di Gaza e dalla zona di Gerico, l’inizio del periodo transitorio di 5 anni nel quale deve avvenire il passaggio dei poteri militari e amministrativi dagli israeliani alle autorità palestinesi. Arafat dopo 27 anni di esili rientra e si stabilisce a Gaza.





La tensione torna a salire nei Territori Occupati per le ripetute provocazioni israeliane, per le mai interrotta costruzione di nuove colonie ebraiche, per lo strangolamento ulteriore dell’economia palestinese, confische sistematiche di case e terre, appropriazione delle risorse idriche, sempre maggiore limitazione dei diritti civili. La dichiarazione dei principi non offriva neanche l’accenno alla risoluzione del problema di fondo fra palestinesi e israeliani.

Il 28 settembre 1995 viene firmato l’accordo “Oslo II” che prevede l’estensione dell’autonomia in Cisgiordania.


Tra gli accordi di Oslo e la nuova Intifada i fatti sono più o meno noti: Arafat aveva accettato un finto

stato palestinese esercitato su singoli fazzoletti di terra, subordinandosi di fatto ad ogni diktat del governo israeliano. Nei fatti quello che viene creato è un enorme apparato poliziesco per reprimere chi

esprime dissenso o mette in discussione gli accordi, nel tentativo di accreditarsi le cancellerie occidentali. Tra le masse palestinesi strette tra la continua espansione degli insediamenti dei coloni e un peggioramento consistente delle condizioni di vita, cresce rabbia e disperazione.

In questo contesto crescono le organizzazioni fondamentaliste ( Hamas e Jiad islamica ) non solo in termini di reclutamento di “martiri” da mandare dalla parte israeliana, ma di presenza concreta dentro le istituzioni palestinesi laddove l’A.N.P. era più assente: scuola, sanità e vita sociale in genere.

Di fronte alle continue sommosse e rivolte popolari contro la presenza sempre più massiccia di coloni ed esercito e di fronte al mancato impegno israeliano sui punti dell’accordo di Oslo, nel luglio 2000 sarà lo stesso Arafat che, per recuperare credibilità fra i palestinesi, a Camp David rifiuterà, con uno scatto d’orgoglio, la continuazione di nuovi negoziati che, di fatto, non offrivano nulla ai palestinesi. I palestinesi si sono trovati chiusi in ghetti ( bantustan ) senza alcuna continuità territoriale; mentre Israele realizza gli obiettivi di sempre: appropriarsi di tutta la Palestina mandataria e vanificare la nascita di uno stato palestinese.


In questo quadro si innesta la provocazione del macellaio Sharon sulla Spianata delle moschee a Gerusalemme, dove il 28 settembre 2000 polizia e esercito uccidono 7 palestinesi e ne feriscono 250.

E’ l’inizio della nuova Intifada, la sollevazione popolare nata dal fallimento degli accordi di Oslo, dal cumulo di frustrazioni e umiliazioni accumulate in anni e anni di occupazione violenta.

Il resto è cronaca di questi giorni.
memeri 19 giugno 2007 00:00
Il Mossad in Italia
Stefano Vernole
19/06/2007
17 dicembre 1973 - L'aereoporto di Fiumicino è sotto assedio. Muoiono 30 persone.

Un lettore, che ringraziamo, ci manda l’asciutto articolo che qui sotto riproduciamo.
Un interessante ed utile promemoria.

«I legami con le comunità ebraiche sparse per il mondo forniscono inoltre al Mossad un retroterra - non solo logistico - di ineguagliabile valore informativo e operativo». (1)
«Non bisogna credere, tuttavia, che il Mossad si sia limitato ad utilizzare la Penisola, esclusivamente come terreno di scontro o retrovia nella quale scovare ed eliminare i propri nemici (palestinesi e terroristi alleati). In realtà la presenza dell’Istituto si è rivelata molto più significativa, permeando e condizionando in una certa misura persino la vita politica italiana e i nostri corpi di sicurezza. Sintomi tangibili di questo condizionamento si ritrovano lungo tutto il corso di quest’ultimo trentennio del secolo appena concluso, come fatti gravissimi e testimonianze autorevoli dimostrano e confermano». (2)
«I fatti dell’Achille Lauro misero in luce alcune grosse carenze tecniche del Sismi: per le intercettazioni del traffico delle comunicazioni nel Mediterraneo orientale eravamo completamente
dipendenti dal Servizio americano e dal Servizio israeliano, i quali avevano mezzi superiori ai nostri, ma avevano anche interessi diversi». (3)
Gli ultimi anni sono passati fortunatamente senza attentati, malgrado l’allarme lanciato dai servizi segreti israeliani - prontamente raccolto dai media nostrani - relativamente a possibili atti terroristici contro l’Italia.
Fortemente scossa dall’11 settembre e dalla strage di Nassirya, l’opinione pubblica nazionale ha ormai accolto in toto la strategia statunitense dello «scontro di civiltà», senza peraltro ricordare che finora tutte le inchieste contro il presunto terrorismo islamico hanno fatto flop.
Ma, come negli anni Settanta un magistrato balzava agli onori delle cronache dando la caccia ai «terroristi fascisti», oggi lo schema sembra ripetersi con le cosiddette «trame islamiche» al posto di quelle «nere».
Grazie a ciò lo Stato di Israele assurge al ruolo di baluardo occidentalista nel Vicino Oriente e sicuro alleato dell’Italia nel Mediterraneo, tanto da mettere in guardia la nostra nazione da possibili attentati ai suoi danni.
Però, a chi è un po’ troppo ansioso di approvare questo schema, è forse utile ricordare tutte le vicende nelle quali i servizi segreti di Tel Aviv sono stati invischiati nell’Italia del dopoguerra.
Un riassunto né esaustivo né definitivo, perché tante ipotesi meriterebbero ben altro spazio, a conferma però del ruolo svolto dal Mossad ai danni della nostra sovranità nazionale.

1948: nel porto di Molfetta viene bloccato il «Lino», un mercantile italiano carico di armi dirette ai siriani.
Regista dell’operazione è l’ebrea Ada Sereni, che con una opera di disinformazione riesce a impedire la partenza della nave, consentendo così a un commando sionista di affondarla. (4)
1964: all’aeroporto di Fiumicino viene sequestrato e rinchiuso in un baule Mordechai Luk, ebreo marocchino reo di aver collaborato con gli egiziani. (5)
1970: nascono le Brigate Rosse dopo l’assemblea costitutiva del Collettivo politico metropolitano (CPM) tenutasi a Chiavari l’anno precedente.
Ad esso partecipano Duccio Berio, figlio di un medico milanese legato al Mossad, così come un certo Israel, che oggi lavorerebbe in ambienti della Confindustria. (6)
Subito dopo il sequestro del giudice Sossi, agenti israeliani contattano Alberto Franceschini e offrono alle BR aiuto e protezione, a patto che esse inaspriscano la loro azione di destabilizzazione dell’Italia.
Rifiutato l’appoggio sionista, Curcio e Franceschini vengono arrestati, mentre Mario Moretti -avvisato da una tempestiva telefonata - non si presenta all’appuntamento con i due e la fa franca. (7)
Insieme a Prospero Gallinari, Moretti è uno dei protagonisti del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro, gradita a Tel Aviv per le forti tendenze dello statista democristiano a creare un rapporto privilegiato tra Italia e mondo arabo. (8)
Sia Gallinari che Moretti sono entrati nelle Brigate Rosse attraverso la mediazione di Corrado Simioni, uno dei fondatori della scuola di lingue «Hyperion», punto d’incrocio tra servizi segreti dell’Ovest e dell’Est, certamente permeabile all’influenza israeliana. (9)
1972: due agenti del Mossad uccidono a Roma, nella sua abitazione di Piazza Annibaliano, il palestinese Wael Zwaiter, considerato da tutti «un poeta senza un soldo, un innocuo intellettuale, un profugo». (10)

1973: all’aeroporto di Fiumicino, allertati dal generale del SID Ambrogio Viviani, agenti del Mossad scatenano un conflitto a fuoco nel tentativo di eliminare alcuni membri palestinesi di «Settembre Nero», catturati successivamente dalla polizia italiana. (11)
1973: il 17 maggio avviene una strage davanti alla Questura di Milano, in Via Fatebenefratelli: 4 morti e 45 feriti per il lancio di una bomba a mano.
L’esecutore materiale, Gianfranco Bertoli, si qualifica come anarchico individualista, giunto in Italia da un kibbutz israeliano per vendicare l’assassinio di Giuseppe Pinelli.
Secondo l’ipotesi del Procuratore Generale «l’ingresso di Bertoli in Israele avviene senza controlli, senza visita medica, senza attese, con un passaporto privo delle firme e dei bolli regolamentari. Bertoli viene fatto fuggire dall’Italia dal SID e da uomini legati al Mossad». (12)
La stessa arma usata da Bertoli è di chiara provenienza israeliana.
1973: il 23 novembre 1973 un bimotore dell’Aeronautica militare italiana, Argo 16, precipita a Marghera: i 4 militari dell’equipaggio muoiono, il possibile disastro ecologico viene solo sfiorato.
A distanza di 25 anni dall’attentato, il giudice istruttore di Venezia - Carlo Ma stelloni - rinvia a giudizio 9 persone: tra di esse vengono accusati di strage Zvi Zamir, ex-capo del Mossad ritenuto il
mandante del sabotaggio dell’aereo e Aba Léven, ex-responsabile del servizio di sicurezza israeliano in Italia.
Di favoreggiamento aggravato viene invece accusato Giorgio Lehmann, ex-consulente giuridico del Sismi, di chiara origine ebraica.
Motivo dell’attentato: un monito di Tel Aviv contro la politica filo-araba del governo italiano.
L’Argo 16 aveva infatti trasportato 2 dei 5 palestinesi arrestati il 5 settembre 1973 con l’accusa di progettare un attentato alle linee aeree israeliane in Italia, probabile ritorsione araba per l’abbattimento di un aereo civile libico con a bordo 109 persone ad opera dell’aviazione sionista agli inizi dell’anno. (13)

1980: Ustica chiama Bologna?
Che l’abbattimento del DC9 dell’Itavia sui cieli di Ustica fosse avvenuto per errore degli israeliani, impegnati ad impedire il rifornimento di 24 chili di uranio arricchito dalla Francia all’Iraq, è la tesi sostenuta nel libro di Claudio Gatti, «Il quinto scenario», Rizzoli, 1994, acquisito agli atti del processo dal giudice istruttore Rosario Priore.
Già nel marzo 1980 un Tir che trasportava per conto della Snia 23 tonnellate di materiale destinato all’ente nucleare iracheno scompare con il suo carico insieme all’autista, Edoardo Pancaldi, ricomparso misteriosamente un mese dopo. (14)
1981: l’8 ottobre viene fatto saltare in aria all’Hotel Flora - insieme a tutta la sua camera - Abu Sharar, membro del Comitato centrale dell’OLP.
Che il Mossad si permetta di far esplodere una stanza d’albergo a meno di 100 metri dall’ambasciata degli Stati Uniti a Roma in Via Veneto, è possibile grazie alla schiacciante maggioranza filo-israeliana del SISMI.
Numero due del Servizio è allora il generale Pasquale Notarnicola «un ufficiale di assoluto gradimento dei comunisti, i quali non perdevano occasione per battersi il petto a favore della gloriosa lotta del coraggioso popolo palestinese». (15)
Decisivi per la completa svolta filo-sionista dei nostri Servizi furono l’avvento di Giovanni Spadolini a Palazzo Chigi e la nomina del generale Lugaresi alla direzione del Sismi.
1984: il 23 dicembre una bomba esplosa sul rapido 904 Napoli-Milano provoca 15 morti e più di 100 feriti: è la cosiddetta «Strage di Natale».
Il capogruppo alla Camera del Partito Socialista Italiano, Rino Formica, accusa dell’attentato «una potenza occidentalista mediterranea legata agli Stati Uniti» (16); per la strage vengono invece condannati due esponenti della mafia siciliana.
1986: il 5 ottobre, appena messo piede fuori dall’aeroporto di Fiumicino, viene sequestrato, narcotizzato e portato ad Ostia dal Mossad il tecnico israeliano Mordechai Vanunu, colpevole di aver rivelato alla stampa britannica il programma nucleare di Tel Aviv.
Imbarcato al porto di La Spezia, Vanunu viene condotto in Israele e chiuso in cella d’isolamento fino al 1998. (17)

Stefano Vernole

Note
1) Giorgio Boatti, «Enciclopedia delle spie», Rizzoli, 1989, pagina 257.
2) Aldo Musci-Marco Minicangeli, «Breve storia del Mossad», Datanews, 2001, pagina 96.
3) Fulvio Martini, «Nome in codice Ulisse», Rizzoli, 1999, pagina 116.
4) Confronta Musci, opera citata, pagina 98.
5) Confronta Musci, opera citata, pagina 99.
6) Confronta Alberto Franceschini, «Storia inedita delle Brigate Rosse», Dagospia.com.
7) Giuseppe De Lutiis, «Storia dei servizi segreti in Italia», Editori Riuniti, 1994.
8) Confronta Mauro Bottarelli, 19 Marzo 1999, www.lapadania.com.
9) Fasanella-Rocca, «Il misterioso intermediario», Einaudi, 2003.
10) Francesco Pazienza, «Il disubbidiente», Longanesi, 1999, pagina 14.
11) Confronta Musci, opera citata, pagine 100-104.
12) Confronta Saverio Ferrari, «Liberazione», 28 settembre 2002.
13) Israele aveva tentato di accreditare la tesi che l’apparecchio abbattuto non avesse obbedito alle ingiunzioni dei caccia, ma tale versione non venne confermata dai fatti, tanto più che il pilota del Boeing 727 libico era di nazionalità francese. La liberazione degli arabi era avvenuta su richiesta dell’OLP di Arafat, che si era impegnata nella circostanza a non porre più in atto condotte di terrorismo in territorio italiano. Confronta Appunti trasmessi dalla Presidenza del Consiglio con missiva del 27/01/1998, su www.arci.it.
14) Centro Studi Orion, «Strage di Ustica e Strage di Bologna. E se fossero collegate?», SEB, 1997, pagina 32. Per l’ipotesi del collegamento, Centro Studi Orion, opera citata, pagine 55-59 e Dossier Fare Fronte, «Ustica il Silenzio», Roma, 1993.
15) Confronta Pazienza, opera citata, pagina 372.
16) Confronta Gabriele Adinolfi, «Nuovo ordine mondiale tra imperialismo e impero», SEB, 2002, pagina 229.
17) Confronta Pazienza, opera citata, pagina 81. Ma per i metodi del Mossad confronta il libro di un ex-agente israeliano: Hoy-Ostrowsky, «Attraverso l’inganno», Interno Giallo, 1991.
(Fonte: http://www.archivio900.it/it/articoli/art.aspx?id=5865).


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massimo 20 giugno 2007 00:00
Grazie a Giordano Bruno per il bel riassunto della nascita e storia dell’Israele.
Vorrei segnalare che non solo l’Israele è uno stato criminale e illegale che occupa terra altrui e tiene soggiogate intere popolazioni, e che accetta le risoluzioni Onu e la legalità internazionale solo quando le fa comodo, è anche uno stato anti-democratico e razzista.
Infatti dopo avere occupato terre non sue per ridicoli e disonesti “motivi di sicurezza” (sassi contro bombe atomiche) non ha mai concesso alla popolazione palestinese perlomeno il diritto di essere annessa e quindi, pur priva di indipendenza, almeno il diritto di voto!

No, i Palestinesi dei Territori Occupati né possono avere uno stato libero e indipendente né possono essere considerati cittadini israeliani, e quindi votare e partecipare alla vita civile e politica!

Evidentemente non è nemmeno democratica questa Israele...

Sembra proprio che il paradigma culturale a cui si rifanno gli Israeliani sia quello delle divisioni razziste, come nell’antica Sparta in cui le originarie popolazioni sottomesse dopo l'invasione dorico-spartana costituivano la famosa casta degli Iloti, cioè dei servi, a cui veniva dichiarata formalmente guerra ogni anno per avere il pretesto legale di attuare ogni genere di angherie e ruberie.
In pratica nella costituzione spartana gli Iloti, oltre certamente a coltivare la terra, avevano la funzione di mantenere gli Spartani in continua apprensione e sotto minaccia, anche lì ogni tanto scoppiava qualche “intifada”, e di costituire un facile nemico per poter addestrare le giovani leve militari. Così come sembra avvenire oggi in Israele.

Cosa non si fa per dare quatro calci ad una palla...
Ancora una volta il Dio Pallone si è dimostrato più forte del Dio di Abramo e Mosè.
Xandor 21 giugno 2007 00:00
Razzisti, antisemiti, comunisti, filoarabi!

Fate ridere persino quegli itegralisti che tanto amate. Per voi hamas è come la caritas!!

Giordano Bruno 21 giugno 2007 00:00
caro Xandor dalle tue parole presuma tu provenga da quella specie di popolo che si proclama "democratico e civile"......ma che c'azzecca comunista con antisemita......la storia parla d'altro, ma forse la causa è la stessa......ogni 50 anni si alternano antisemitisti a destra e a sinistra, chissà quando lo saranno tutti contemporaneamente cosa succede.....forse sarà la pace in palestina, e al suo legittimo popolo.
Xandor 22 giugno 2007 00:00
Caro Giordano,
apprezzo che ti dichiari espressamente antisemita. Le tue parole ti qualificano per quello che sei e per quello che valgono le tue parole.
Non c'è altro da dire!
X xandor 22 giugno 2007 00:00
Mi sembra che le Sue parole siano la degna conclusione di tale argomento. L'odio per Israele si chiama sempre in realtà odio verso gli ebrei in quanto di religione ebraica. Razzismo puro.
Giordano Bruno 22 giugno 2007 00:00
non so se sono antisemita, ma loro non fanno nulla per apparire simpatici, apert e cordiali, nonchè umili
Xandor 22 giugno 2007 00:00
E allora siccome, secondo Te, non sono simpatici, cordiali, aperti e umili .... preghiamo uniti che destra e sinistra riescano nel nobile intento di alvorare assieme ad una nobile causa ... e ridiamo TUTTA Israele ai cui nobili arabi che hanno fatto tante cosa buone in questi anni.

Forse non ti piace ammettere che non sei antisemita, ma riesce sicuramente ad esserlo senza sforzo.

Se Ti hanno battezzato, vatti a confessare.
gianni 22 giugno 2007 00:00
Bruno si dimentica ad esempio che è stato l'Egitto ad attaccare Israele.
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