18 luglio 2007 00:00
Topesio,
sarano anche stronzate (è quello che ho pensato pure io quando ho collegato questo istituto con una pagliacciata che ho visto con i miei occhi a suo tempo ...)... ma di gente che se ne invaghisce ti assicuro che ce n'e' ... non riesci piu' a ragionarci assieme poi.
Ti copio un articolo apparso su La Repubblica delle Donne Aprile 1999
Mode Manager rovente
C'é chi lo fa per trovare sicurezza, e chi per far piacere al capo. Ma a Rubano, Padova, la prova dei carboni ardenti la passano tutti. Così
di V. Vantaggi
Foto di Ugo Panella
Ce l'ho fatta", urla al cielo. Ha camminato anche lui sui carboni ardenti, anche lui ha pianto. Fiorindo non ci credeva: "Ma adesso mi sento più forte". La via del fuoco è suggestiva: sotto la luce della luna, le braci segnano una strada di 15 metri, che verrà percorsa solo da chi avrà superato le altre prove, imposte in una lunga giornata onirica. Il tutto comincia alle 8.30 del mattino, in una sala dell'albergo La Bulesca, in provincia di Padova, a Rubano, dove si presentano signore agghindate, ragazzini, manager rampanti, nipoti, mamme e papà. Tutti con un obiettivo: acquistare - o riacquistare - coraggio e autostima. Per farlo dovranno camminare sul fuoco e rompere tavolette di legno con un colpo di mano. La prima prova, però, è quella del portafoglio. Appena si entra bisogna infatti pagare: 420 mila per un giorno che - dicono - ti cambierà la vita. L'operazione è veloce: arrivano, si siedono, pagano ed escono. Si dovranno ripresentare alle 9.30, ora della vera "iniziazione". Solo allora arriva in elegante vestito intero Basil De Luca, ideatore e "conduttore" di questo gioco, che gioco non è. Con lui, Giovanna, sua compagna di lavoro e di vita: il suo compito è quello di intrattenere il pubblico con qualche lezione sulla fiducia, ma prevalentemente tradurrà quello che dirà Basil, il quale, australiano, in questa giornata di formazione, preferisce parlare in inglese. Anticipato da una musica tambureggiante, fa capire fin da subito quello che sarà il tono della giornata: "Siete una cinquantina di persone, voglio sentire la vostra energia". E si alza l'applauso, il primo di una serie. È questo il momento giusto per introdurre il tema forte: "La camminata sul fuoco è una metafora della vita", spiega Basil, "Le braci rappresentano gli ostacoli che ritroviamo quotidianamente sul nostro cammino. Non vi brucerete, a meno che non vi facciate bloccare dalla paura. E, nella vita, non bisogna avere paura". La tesi è che si riesce a fare tutto quello che si vuole, bisogna però avere il coraggio di crederci. E dunque, se si pensa negativo, inevitabilmente si perderà. E l'importante, a La Bulesca, è vincere. Sempre e comunque. Tanto per cominciare, ogni volta che Basil schioccherà le dita, tutti dovranno battere le mani e urlare "Power". Qualcuno lo fa con vigore: Rino, per esempio, che è dal 1985 che segue questo Leadership Development Institut (LDI) di Basil De Luca: "Vengo non appena c'è qualcosa che non va". E così, dopo una parte teorica, c'è il primo esercizio: su un foglietto arancio bisogna scrivere il peggio che può succedere in questa giornata, su un altro, celeste, il meglio. I biglietti vengono poi appesi su alcuni tabelloni tipo dazepao, ma non se ne saprà più nulla, surclassati da un secondo esercizio di visualizzazione: piedi pari, seduti, occhi chiusi, inspirare con il naso da uno a quattro, trattenere l'aria da uno a sedici ed espirare dalla bocca, contando da uno a otto. Bisogna poi mettersi nello stato d'animo di una persona che si reca a un funerale. "Al vostro funerale. Vedete quattro persone, cosa dicono queste persone di voi?". Il risultato è vario si scopre che si fa dire agli immaginari personaggi ciò che ciascuno pensa di sé. Gli esercizi si susseguono, senza tregua. Così, dopo un filmato e una sorta di simil-preghiera recitata sullo sfondo di una musica new-age, è il momento delle presentazioni: "Io vengo da La Spezia, sono qui perché voglio avere la forza di tenere in piedi la mia famiglia"; "Io vengo da Trento e sono qui per combattere l'apatia che mi blocca". Massimiliano invece è stato mandato dal suo titolare: "Non so ancora bene perché ho accettato. Non credo in queste cose. L'ho fatto solo per fare contento il mio capo". E, poi, ancora: "Io volevo fare un tentativo: nel 1994 ho avuto l'encefalite virale e ho perso la memoria. Ogni minimo gesto mi risulta difficile...". La parata dei presenti dimostra come ognuno sia qui per qualcosa di proprio e di specifico. La maggior parte ha già provato altri sistemi per sconfiggere le insicurezze: psiocoterapeuti, pastiglie e massaggi shiatsu non sono però serviti, e loro confidano che qui, in un giorno, possano superare i guai che non sono mai riusciti a risolvere in anni. Ci provano, almeno. Provano a crederci. Al lunch-time il pranzo è studiato perché possa costituire un'ora di affiatamento: gente che fino al giorno prima non si conosceva, adesso ride e chiacchiera, un po' stile "villaggio turistico". Inizia il pomeriggio e, con il pomeriggio, la parte più pratica. Un esercizio, utile per prendere confidenza con l'altro, è quello di massaggiarsi l'un l'altro, dalle caviglie alla testa. E proprio quando si comincia a sentire un po' il peso della giornata, il tutto diventa più difficile e le "performance" si spostano all'aperto, in un grande prato, dove i cinquanta ospiti (paganti) si mettono in "girotondo", pronti per la respirazione chakra: bisogna respirare velocemente, pensando a uno dei sette punti chakra, mentre si visualizza un colore. Si va così in iperossigenazione: gli arti diventano più rigidi e la testa comincia a girare. Per qualcuno però gli effetti sono più sconquassanti. Una signorina piange e, accanto a lei, un signore stilé saltella e incita se stesso: "Fuori le palle, fuori le palle". Inizia a piovere ma nessuno sembra farci troppo caso e le gocce si confondono con le lacrime, sempre più dirompenti. Poi, dopo la tempesta, atmosferica ed emotiva, le persone si abbracciano, si dicono parole amorevoli e sembrano volersi bene, nonostante siano l'un per l'altro degli estranei. Stravolti e un po' "toccati", si ritorna in aula, per uno dei momenti clou: rompere la tavoletta di legno. Affrontare la prova implica un'altra particolare respirazione, con concentrazione e - parola magica - "focalizzazione". Se non lo si fa, la tavoletta non si rompe: più facile piuttosto che ci si lussi un polso. Alcuni, ostinati a colpire con la forza delle braccia invece che con quella dell'animo, non riescono. Ed è un problema: significa non essere in grado di rompere il blocco interiore, prima ancora di quello esteriore. E, per chi proprio non ce la fa, la scappatoia è quella di rompere la tavoletta con i piedi. In qualsiasi modo, quel pezzo di legno, va spaccato. A questo punto manca solo l'ultima tappa, La Prova: il fire-walking, la camminata sulle braci ardenti. I fuochisti hanno già fatto un falò e stanno distendendo i carboni. È ora. Bisogna mettersi in fila davanti a questa breve passerella incandescente, urlare "sì-sì-sì" e partire. A arrivare, a passo lento ma deciso, all'altro capo dove un "compagno" sta aspettando a braccia aperte. E così, appena fuori dalle braci, si consumano gioie e dolori: e sono pianti, risate, baci e urla di gioia. Nessuno comunque si è bruciato, "Perché tutti ci avete creduto", dice orgoglioso Basil. Beati loro.