Alex1
18 luglio 2007 00:00
"spesso"?? Credo siano molti anni che nessun referendum riesce a raggiungere il quorum.
D'altronte la nostra è una democrazia rappresentativa, il referendum è solo abrogativo (o confermativo in caso di riforme costituzionali) e pertanto è uno strumento del tutto inadeguato, che in qualche caso può essere utilizzato ma più spesso non serve o fa più pasticci di quello che vuole "abrogare".
Va bene votare sulle grandi questioni, ma sui tecnicismi proprio non vedo perchè dovrei farlo.
L'ennesimo referendum che non raggiungerà il quorum, sempre che alla fine si vada a votare.
Chi paga?
Noi, sempre noi.
Gourry
18 luglio 2007 00:00
Caro mauro alcantara, posso capire - ma non condividere assolutamente - certe sue considerazioni su quesiti referendari di poco conto, come lo sono la maggior parte di quelli proposti dai radicali negli ultimi anni, ma il referendum elettorale non mi pare che sia "inutile". Spero che non si riferisse a quest'ultimo che è in piena fase di raccolta delle firme.
In ogni caso credo che l'esercizio di un diritto costituzionale del popolo, poiché questo è il referendum, comporti una spesa più utile per la collettività, rispetto a tante assunzioni compiacenti nel settore pubblico aventi il solo fine di nutrire le varie clientele dei politici o i veri e propri sprechi che ormai quotidianamente vediamo perpetrarsi innanzi ai nostri occhi (eserciti di auto blu, burocrazia centrale e locale sovrastrutturata e strapagata ecc.ecc.). Io credo che siano questi ultimi tipi di spese pubbliche a dover essere tagliate e non quelle connesse, ripeto, all'esercizio di un diritto costituzionale appartenente a tutti noi.
Mauro Alcantara
19 luglio 2007 00:00
Caro Gourry,
nessuno nega il diritto costituzionale dei referendum, ci mancherebbe. Ma non si può negare l'uso improprio di questo diritto, è indecente. Paghiamo un parlamento per legiferare, non dimentichiamocelo!! Trovo indegno che nessuno si sia mai lamentato.
Non ci attacchiamo sempre alla gonnella della democrazia per giustificare gli inutili costi della politica, denunciamo queste inefficienze, che alimentano solo del business!!!
SVEGLIAMOCI: CI STANNO FREGANDO!
Gourry
25 luglio 2007 00:00
Caro Mauro, la legge elettorale attuale è inqualificabile e su questo concordano entrambi gli schieramenti. Purtroppo, vista l'incapacità della maggioranza di legiferare per la sua estrema litigiosità e risicatezza in senato, il referendum attuale può definirsi utile, al contrario di molti altri, sotto due diversi profili. Il primo risede nel fatto che la legge che uscirebbe dall'eventuale successo dei quesiti presso l'elettorato, sarebbe migliore rispetto a quella attuale. Ma anche se non si volesse concordare su ciò, e questo è il secondo profilo, già la semplice pendenza del referendum spingerebbe il parlamento, per quanto disunito sia, a legiferare in materia, uscendo, almeno in questo ambito, dalla paralisi che lo pervade. Ora, si può discutere anche per settimane su tutto ciò, ma almeno questo referendum pone un'importante questione politica che giustifica la sua proposizione anche su un piano politico-sociale oltre che costituzionale, al contrario, lo ripeto, di molti altri quesiti referendari sulla cui importanza o opportunità, anche di cassa, è lecito dubitare come sta facendo lei.
OVVIO!
25 luglio 2007 00:00
Diciamo la verità.
Qua nessuno capisce un cazzo di cosa succede se si vota si al referendum o se si vota no.
Comunque finisca, nessuno va a casa... e allora non mi scomodo a fare il quorum... che mi pare pure una parolaccia... "mi fanno un cuorum tantum!"
Se lo facessero da soli, i politici!
Ovvio no?
Alex1
25 luglio 2007 00:00
Io non credo che questo referendum migliori l'attuale legge elettorale, nè che obblighi il parlamento a prendere una decisione che non sa prendere (perchè sono troppi gli interessi ed i punti di vista diversi).
Pertanto anche questa volta non mi recherò a votare, ammesso che il referendum venga dichiarato ammissibile e si vada al voto.
Le leggi elettorali non si fanno con i referendum abrogativi.
La legge attuale è debole in quanto non prevede i voti di preferenza e in quanto il meccanismo di "premio di maggioranza" su base regionale al Senato non garantisce una maggioranza. Entrambi questi aspetti non vengono affrontati dai quesiti referendari.
Tuttavia nessuna legge potrà garantire che alla Camera e al Senato le maggioranze siano le stesse, visto che la base elettorale è diversa; d'altronde nelle passate votazioni l'Ulivo ha preso 24.000 voti in più alla Camera mentre al Senato ha prevalso la Cdl per 400.000 voti.
A mio parere va fatta una riforma profonda che superi l'attuale bicameralismo perfetto, e questo non si fa col referendum.
Sergio
25 luglio 2007 00:00
Caro Mauro, sono in totale disaccordo con quanto scrivi.
La nostra Costituzione configura una democrazia rappresentativa ma lo è veramente?
In che modo il Parlamento rappresenta il Popolo Italiano, sempre per Costituzione, sovrano?
Gli elettori non hanno alcuno strumento per incidere sulla selezione del personale politico: sono le segreterie dei partiti che decidono chi deve essere candidato e sono sempre le segreterie a decidere chi deve andare in parlamento.
L’elettore può solo dare una preferenza a questo o a quel partito e qui è finito il suo ruolo.
I partiti sono poi società private gestite da un pugno di persone al fine di conqusitare e mantenere il potere: nessuna democrazia interna, nessuna “scalabilità” nei partiti.
Gli eletti dovrebebro legiferare… ma che strumenti abbiamo se non fanno il loro dovere? Nessuno!
Non prendiamoci in giro: il nostro sistema politico è in realtà una oligarchia partitocratica fondata sul conflitto d’interessi (proprietari o referenziali).
I parlamentari rappresentano solo se stessi e agiscono nel loro esclusivo interesse.
Il referendum è l’unico strumento democratico esisitente in Italia. Non è un caso che non sia mai piaciuto alla casta politica e che ci sia voluta la solenne sconfitta della DC in parlamento sul divorzio perché venisse riesumato un istituto costituzionale mantenuto per oltre due decenni nella naftalina (la legge attuativa del referendum è del 1972!).
Ho esasperato la rappresentazione del nostro sistema politico, certamente ci sono dei distinguo ma la sostanza è questa.
Quindi, non preoccupiamoci del costo del referendum perché non è questo che manda in malora l’Italia.
Prova a pensare cosa voglia dire pagare tutti i costi per arrivare al voto referendario: moduli, pubblicità, opuscoli, raccolta delle firme e poi spesso ricevere una solenne quanto molto discutibile bocciatura da parte della Corte Costituzionale. Perché la valutazione sull’ammissibilità non è data prima della raccolta delle firme? Perché una legge può essere approvata con circa il 25% dei parlamentari (numero legale per la votazione 50%+1; perché una legge sia approvata basta che a volerla sia il 50%+1 del 50%+1 degli aventi diritto) ma per abrogarla è necessario che vada a votare il 50%+1 degli elettori (e il numero degli elettori è sempre gonfiato per mancanza dell’aggioranmento delle liste elettorali).
Rifletti su quanto ostruzionismo c’è sempre stato intorno all’istituto referendario e allora ti renderai conto che se sei interessato a una evoluzione democratica del nostro Paese dovrai sempre e in qualsiasi caso sostenere il referendum, anche quando non sei d’accordo con le posizioni dei proponenti: si può sempre votare per il mantenimento della legge.
Il costo del puro e semplice voto è proprio poca cosa in un Paese dove il numero degli eletti e pagati, dalle circoscrizioni al senato, passando per le province e le comunità montane, le autorità di garanzia (di che?) e le agenzie del nulla non ha eguali in nessun paese del mondo.
Gourry
25 luglio 2007 00:00
In ogni caso sono quesiti che, condivisi o meno, hanno una forte carica politica e meritano, pertanto, di essere presentati al popolo italiano. Poi chi se la sentirà andrà a votare o meno ma questo è un altro discorso, ma una equazione come "non vado a votare/voterei no" = "non dovevano azzardarsi proprio a proporre il referendum", mi pare molto pericolosa per la democrazia. Sempre che chi pensa certe cose l'abbia ancora in gloria.