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Simona 19 luglio 2007 00:00
Auguri anche da parte mia, Enrico ...

:)))
perplesso e amplesso 19 luglio 2007 00:00
come mai nessuno fa gli auguri a grande e noto personaggio Enrico Falcinelli ????????
OVVIO! 19 luglio 2007 00:00
perché è evidente che, se non è la stessa persona, è ammanigliato con Lucio Musto!...

Ovvio, no?
QUITTO 20 luglio 2007 00:00
da: perplesso e amplesso
Data: 19 Luglio 2007

come mai nessuno fa gli auguri a grande e noto personaggio Enrico Falcinelli ????????

E GRAZIE AL CA...O!!!
SE L'IDIOTA DI lucio NON METTE ANCHE IL COGNOME COME SI FA A CAPIRE CHI E' ENRICO?
Enrico Falcinelli 20 luglio 2007 00:00
Ringrazio all’affettuoso Lucio, sempre disponibile nei miei confronti, anche perché ci conosciamo personalmente.
Un caro saluto anche a Simona che ha disegnato anche ben tre smiles nella faccina disegnata!
Tre va bene: è un numero importante in quasi tutte le culture conosciute.
Riguardo all’esser grande e famoso… be’, credo che sia cosa buona domandarsi innanzitutto per chi esserlo, perché e per cosa. Sicuramente, per mia moglie lo sono e così per i miei figli e per coloro che vogliono il mio bene. Comincia a scendere il percentile di notorietà e gradimento per coloro che via via si distanziano per indice di parentela fino ad arrivare al misconoscimento se non alla famigeratezza da parte di coloro chemi son più distanti.
Tutto perché la questione affettiva ruota sul modello fondamentale del concetto che uno ha del “voler bene” al prossimo e da quanto si è capaci di mortificazione personale e apertura all’altro.

Il significato della frase “ti voglio bene”, è in realta tradotto in quella più attinente:”io voglio il tuo bene”, cioè, voglio per te quello che di meglio nel reale umano si possa desiderare.
Allora ci accingiamo a pensare a quanto vorremmo di bene per il prossimo e cominciamo ad affibbiargli una buona salute, tanti soldi, una vita leggera e gaia, tanti “amici” dalla propria parte, una moglie bellissima, dei figli meravigliosi che siano ingegneri o medici o avvocati e via più su volando e, secondo il proprio indice di moralità, delle fantastiche (o “fantastici” per le donne) amanti che tuttavia non turbino il buon stato familiare, un lavoro leggero e altamente remunerativo e, a seconda del carattere di chi sta pensando tutte queste cose, una vita avventurosa oppure calma e rilassata, ecc., ecc., ecc…

Ora, se analizzassimo bene la questione ci accorgeremmo che tutto quello che auguriamo di bene a colui a cui dichiariamo il nostro “io voglio il tuo bene”, è in realtà tutto quello che noi desidereremmo per noi.
Allora mi domando: saremo mai in grado di staccarci da noi stessi per tentare di assimilarsi nell’altro, desiderando per lui quello che egli desidera sia bene per sé stesso? Probabilmente, dopo una certa riflessione, potremmo essere anche capaci di abbozzare il tentativo di apertura verso l’altro anche se in realtà non è così facile.

Tanti rapporti spezzati a causa del classico pretesto di “amor non corrisposto” dipendono troppo da concetti di “bene” della vita troppo diversi tra le due parti in causa; per colpa dell’incapacità di mortificazione di sé dei due, ognuno si sente abbandonato nella propria immagine che si ha del reale e nessuno riesce a calarsi nell’altro: triste faccenda!

Ma c’è di più. L’apertura di mente non basta: occorre l’apertura di cuore. Il voler il bene dell’altro, significa riuscire a preoccuparsi dell’altro e immedesimarsi nel suo desiderio di vita condividendo, anche se tacitamente, le proprie domande fondamentali sulla vita e il desiderio-diritto di infinito che ci portiamo dentro: a questo punto saremo in grado di guardare alla vita stessa con sguardo più serio, accorgendoci che non sono soldi, ricchezza, salute e felicità ordinaria che ci definiscono, anche se sicuramente possano essere desiderabili.
Fortuna che sia così; se così non fosse, troppi di noi che non siamo famosi, né belli o facoltosi, magari malati e costretti su una protesi meccanica se non chiusi in un polmone di acciaio, saremmo estinati ad esser carne da macello per chi voglia costruire sopra a noi le proprie inutili ideologie dove non vi è posto per il “bene” di cui finora abbiamo discusso!

Ringrazio di cuore chi voglia affacciarsi e dire la sua su un argomento così importante e che è a capo della incipiente richiesta di rinascita di una nuova moralità dove l’affetto per il prossimo riesca almeno ad ambire la capacità di amore eternata dall’esempio di NS Gesù Cristo.

Saluti affettuosi.


Simona 20 luglio 2007 00:00
Molto bell quello che hai scritto Enrico .. mi piace molto -->> :))) <<--
( tre sorrissi smailes ;) )

quindi, come ci hai fatto notare tu, posso solo dirti: &quot;io voglio il tuo bene&quot;

ciao e ... ancora auguri per il tuo compleanno appena passato

ciao
Simona
Lucio Musto 20 luglio 2007 00:00
Hai ragione QUITTO, scusami.

Naturalmente avevo presunto che essendo Falcinelli l&#39;unico Enrico di un qualche spessore qui sul forum (altri ce ne sono stati, ma solo come nickname di oassaggio), l&#39;individuazione fosse scontata.

Ma il &quot;presumere&quot; è sempre gratuito, perché c&#39;è spesso qualcuno che non capisce. Per cui chiedo scusa di nuovo.
Enrico Falcinelli 21 luglio 2007 00:00
Perché ogni occasione la si prende per buona per offendere qualcuno? Tra individui che viaggiano sulla medesima barca, personalmente cercherei di tenere buoni i rapporti; non credo che ci sia qualcuno che goda nell&#39;esser detestabile: d&#39;altronde, se così non fosse, uscendo di casa non passeremmo avanti allo specchio per guardare se tutto è a posto...

Liberi, comunque e sia ben inteso, di apparire per quel che vogliamo, pur essendo sicuramente diversi.
Saluti.
Andrea 39 anni 21 luglio 2007 00:00
Mi associo alla festa di buon compleanno del mio e nostro carissimo amico Enrico Falcinelli.

Ciao.
Lucio Musto 22 luglio 2007 00:00


Modi d’amore


Non c’è certo andato leggero Enrico, sulla mia richiesta di un argomento intrigante ed interessante.
Addirittura il modo d’essere dell’Amore!...
Ma me la sono voluta, e poiché una idea ce l’ho, mi tocca dirla.

“Modi d’amore”… ce ne sono tanti, ed il “Ti voglio bene” assume significati diversi, come già notava il Nostro… e quasi tutti sbagliati!

Meditavo, giorni fa sulla celeberrima parabola biblica detta “del buon Samaritano”, quella per intenderci del viandante assalito e percosso dai brigati e non aiutato né dal Sacerdote, né dal levita, ma solo dal samaritano, uomo di una tribù reietta dagli ebrei dell’epoca e considerata inferiore ed impura…
E mi dicevo che può essere interpretata più compiutamente, la parabola, come una carrellata di “amori” più che testimonianza di una semplice “omissione di soccorso” avverso ad un gesto di ovvia “solidarietà civile”.
Vediamo.

I briganti che assaltano, rubano e feriscono sono ovviamente i “cattivi”, quelli che mancano d’amore a causa di problemi di sopravvivenza di cui forse non sono nemmeno responsabili, ma che da questi si lasciano sopraffare scadendo nella nequizia gratuita, nell’invidia senza ricompensa, nella ricerca di una “vendetta” verso una nebulosa o immaginaria “malasorte” che assume le sembianze dell’ “altro”, qualunque esse siano.
In giro se ne vedono parecchie di persone che odiano ed aggrediscono chiunque e dileggiano a priori senza una logica, senza un perché.

Il Sacerdote che passa, guarda e continua per la sua strada è l’immagine di tutti noi, nella mostra presunzione, nella nostra arroganza.
“La cosa non mi compete, io sono fatto e sono teso ad obiettivi più alti, ad orizzonti più luminosi!”.
Così come il Sacerdote crede di amare il suo Dio non contaminandosi col sangue, la sporcizia e la miseria del malcapitato, così ognuno di noi si sente virtuoso nel “non curarsi” delle piccole cose del quotidiano, del problemino del figlio o della difficoltà domestica della moglie o del vicino di casa, ché quello che conta è la carriera, la produzione, il profitto… nell’interesse e “per amore” di tutti, naturalmente!... ché tutti, moglie, vicino di casa e figlio, godranno della polvere di stelle che verrà giù dal mio raggiunto splendore!

Alquanto diversa è la figura del levita, che pure “professionalmente” avrebbe dovuto prendersi cura della gente, in quella cura del corpo che mai è separabile dalla cura dell’anima cui la sua tribù era vocata.
Ma lui fa “il suo mestiere” di amante del prossimo con i principi dell’utilitarismo e del commercio, lui usa la gente come strumento del suo personale obiettivo ed il perdere tempo, probabilmente parecchio tempo e forse inutilmente, visto che il malcapitato è ormai mezzo morto, non è “economicamente conveniente”, non può dare sufficiente lustro alla sua opera.
Identicamente a come fa oggi il nostro raccoglitore di frutta che salta del tutto l’albero che ha prodotto poco. Perder tempo a raccogliere quei frutti non rende abbastanza… e li abbandona ai merli. E tanti di noi siamo raccoglitori di frutta…

Infine il samaritano, il “socialmente reietto” quasi a sottolineare che l’occasione è per tutti, è emblema dell’unico modo buono di dire “ti voglio bene”.
Lui vede che “adesso”, nell’unico istante della vita in cui conta la sua azione perché sul “ieri” non ha potere e del “domani” non ha certezza, una persona ha bisogno del suo aiuto, e ne ha bisogno in un modo specifico, non come a lui “sarebbe piaciuto” voler bene.
Il samaritano non esita.

Ama e basta: “senza se e senza ma” come si dice adesso.

Adesso, in “questo attimo presente” ama il suo fratello, nel modo che occorre, facendo quanto serve, attento al bisogno reale del poveretto, non ai suoi gusti.
Ed è simbolica anche l’espressione di chiusura della parabola, che può essere per noi ulteriore utile insegnamento morale e spunto di meditazione.
Lasciando il tapino alle cure del locandiere dice: “fa per lui quanto sarà necessario, ed al mio ritorno ti rifonderò”.
Ci esorta cioè non a seguire un astratto concetto di “buono” di “giustizia” o di “santità”, ma ad adoprarci nel concreto, attimo per attimo, secondo le esigenze dell’altro, in un bene tangibile, genuino ed utile.

Volendo tirar fuori la frase lapidaria si potrebbe dire:
“ti amerò ogni secondo così come tu vorrai essere amato”.

Ho finito.
Vorrei concludere scusandomi con quelli cui le scritture sacre sono indigeste.
Di solito non le cito, lo sa bene chi mi conosce, preferendo i versi delle canzoni o i bigliettini dei cioccolatini Perugina, per me più abbordabili.
Ma non me ne vogliano, gli amici. Sprazzi di saggezza ed utili dritte si possono trovare dappertutto, a volerli cercare. Perché non anche nei Vangeli?

Cordialità a tutti e, grazie Enrico!

Lucio Musto 22 luglio 2007 parole 768
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uno 23 luglio 2007 00:00
Il Samaritano è anche icona di Gesù che si curva sull&#39;umanità sofferente e ferita.
Andrea 39 anni 23 luglio 2007 00:00
Come distruggere la Bibbia: l&#39;innominabile e uno, non avranno mai la possibilità di fare esperienza con Dio in quanto considerano le scritture solo un esempio da seguire se fa comodo altrimenti vanno bene anche i bnaci perugina, che cosa ignobile.

un&#39;altra cosa amico innominabile che predichi bene e razzoli male; il tuo concetto d&#39;Amore è preferenziale o per tutti i tuoi simili?
A leggere come mi tratti ogni volta che ti rivolgo la parola mi sembra che dici una cosa e ne fai un&#39;altra.

Scusami ma quando leggo certi tuoi pensieri che non combaciano con la realtà non riesco a non rivolgerti un mio pensiero: adesso insulta pure che fai di solito, tanto ci sono abituato!

Ciao.
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