Commenti
Prima volta? Registrati in un minuto
Alex1 10 agosto 2007 00:00
Negli Stati Uniti il problema è legato ai mutui subprime cioè a quelli erogati a soggetti poco affidabili (cioè che non hanno sufficienti garanzie patrimoniali/reddituali per far fronte al finanziamento); il tutto si reggeva ovviamente sul continuo aumento dei prezzi immobiliari.
Inoltre negli Usa quasi tutto si finanzia con mutui ipotecari, per cui è normale accendere una nuova ipoteca sull'immobile per fare un nuovo prestito, mentre da noi questi "mutui di liquidità" non sono ancora diffusi. Là sono circa 3 volte più indebitati rispetto a noi.
Questo per dire che la situazione americana non è direttamente trasferibile in Italia/Europa; da noi rischia soltanto chi si è riempito la pancia di obbligazioni abs (derivanti da cartolarizzazioni di quel genere di mutui).

La Bce sta aumentando i tassi per tenere sotto controllo l'inflazione (avere un tasso più basso ma un'inflazione galoppante non sarebbe certo meglio per chi ha contratto un mutuo).
Il problema è che quasi tutti, soprattutto in Italia e mal consigliati dagli "esperti", hanno acceso un mutuo a tasso variabile quando i tassi erano ai minimi, per cui i recenti rialzi hanno inciso molto sulla rata. Infatti chi ha acceso un mutuo a tasso fisso continua tranquillamente a pagare la stessa rata.
A ciò si aggiunga che i mutui Italiani sono risultati essere mediamente più costosi rispetto all'Europa.
⚠ segnala contenuto inappropriato