embè
23 agosto 2007 00:00
la tua libertà finisce dove inizia quella altrui. dimentichi forse questo?
e il rispetto lo buttiamo nel cesso?
Fata Morgana
23 agosto 2007 00:00
Perdindirindina, il discorso dello zingaro non fa una piega!
Perchè devono condannarmi se mi metto a offendere a destra e a manca? Ecchecavolo, è un mio diritto offendere e insultare chi mi pare e piace, come e quando voglio!
Uè, stroleg, la prossima volta che tiri l'acqua del water, tuffati dentro pure tu, và.
Zio
23 agosto 2007 00:00
Molta gente commette l'errore di intendere la "libertà di espressione" come "anarchia di espressione";niente di più sbagliato, in realtà si intende il "DIRITTO di espressione" in quanto le regole che la governano sono appunto quelle del diritto. Sarai sempre libero di dire che pinco pallino è un demente, nessuno ti taglierà la lingua per questo; però devi sempre tenere conto che potresti essere chiamato a presentarti davanti a un giudice e prenderti le responsabilità di quanto hai detto.
Il fatto che TU ritenga che pinco pallino sia un demente è retorico: dare del "ladro" ad una persone che è stata condannata in terzo grado per il reato di furto, sarebbe la stessa cosa
Isaia Kwick
23 agosto 2007 00:00
Dove li metti questi confini? ENBE?
Isaia
gm9192
23 agosto 2007 00:00
Tutto il concetto in una parola: anarchia.
Contento lui....
OVVIO!
23 agosto 2007 00:00
Certo è giusto chiamare stronzo uno che lo è veramente, però devi accettare di essere chiamato coglione, anche se è falso.
E se vuoi sputare in faccia a qualcuno, fallo, ma poi ti tocca sorridere se il fallo te lo ritrovi in culo!
Ovvio, no?
Passante
23 agosto 2007 00:00
I confini stanno nel buon senso, no?
Oppure a tutti è concesso tutto?
Anarchia? Legge del più forte?
Siamo in una comunità, la libertà di ognuno è necessariamente limitata per consentire anche la libertà altrui. Per avere libertà assoluta dovremmo vivere soli su un'isola.
OVVIO!
23 agosto 2007 00:00
Buonsenso?... e che è?
Una canzone devival degli anni '50?...
Esistono TRE sole libertà:
La mia
La mia
La mia.
Ovvio, no?
Isaia Kwick
23 agosto 2007 00:00
Scrive Passante «Siamo in una comunità, la libertà di ognuno è necessariamente limitata per consentire anche la libertà altrui.» Invece io penso che la liberta' del prossimo, piu' e' accentuata e piu' io ne posso trovare giovamento. Non ha senso parlare di liberta' limitata, piuttosto parliamo di restrizioni. Ed e' esattamente il contesto sociale in cui viviamo, per tollerarci l'uno con l'altro ci creiamo delle restrizioni, sintomo di una societa' dispotica e intransigente.
Isaia Kwick Zingaro ROM
OVVIO!
24 agosto 2007 00:00
Questa mi è piaciuta proprio!
"NON HA SENSO...... PARLARE DI LIBERTA' LIMITATA"
Cioè io vengo a cacare sul cofano della tua macchina, se mi va. SONO LIBERO!
(io la macchina non ce l'ho, quindi nientre contraccambio... tié!...)
Ovvio, no?
Rino
24 agosto 2007 00:00
Scusa Isaia ma se tu puoi mandarmi affanculo perché io non posso prenderti a calci???
E' possibile che a volte le parole facciano più male delle botte, o no?
Mi pare che i più grandi uomini si esprimano e si siano espressi più a parole che a gesti, o no?
Quindi, nel bene e nel male, è il pensiero, espresso tramite le parole, che porta ad ottenere i risultati più concreti.
Pertanto permettere a tutti di offendere il prossimo è, secondo me, anche più grave di permettere a tutti di prenderlo a calci.
Ognuno deve essere libero di esprimersi, ma nessuno deve permettersi di offendere gli altri...ovviamente questo forum è zona franca e se vuoi mandarmi affanculo fallo pure, anzi inizio io: Vaffanculo!!!
Isaia Kwick
24 agosto 2007 00:00
OVVIO! La liberta' di espressione e' il tema del Forum. Pronto! Ci sei?
Isaia Kwick Zingaro ROM
Isaia Kwick
24 agosto 2007 00:00
Bene hai dimostrato, Rino di esprimerti liberamente. Ottimo.
Isaia Kwick Zingaro ROM
Isaia Kwick
24 agosto 2007 00:00
X Rino Sarebbe interessante sapere a quali grandi uomini ti riferisci e a quali risultati concreti conseguiti con le parole fai riferimento.
Isaia Kwick
OVVIO!
24 agosto 2007 00:00
Il poeta si esprime in versi
Il fiorista nelle linee ideali di un nagheire
lo scultore con dell'umile creta
il cuoco con una foglia d'insalata
il caricaturista con segno di carboncino.
il grande artista dada inscatolando i suoi escrementi
il politico pigliando per culo i suoi elettori…
perché solo io non posso esprimermi cacando sul cofano della tua macchina?
Perché non sono ancora celebre o perché la macchina è tua e la libertà tua di andare in giro con quel mostro di latta puzzolente e cancerogeno è "meglia" della libertà mia di esporre un elegante stronzo naturale ed ecologico dove mi pare?
mettiamoci d’accordo, per lo meno!
ovvio, no?
Isaia Kwick
25 agosto 2007 00:00
Sono daccordo con te OVVIO.
Isaia Kwick
Passante
25 agosto 2007 00:00
Isaia, non hai ancora detto cosa succederebbe togliendo tutti i "limiti" o "restrizioni" (non vedo tanto la differenza tra i due termini)... se non che ci saranno tanti cofani dell'auto cacati!
L'uomo fin dall'antichità ha capito che per realizzare una convivenza civile è necessario mettere e rispettare le regole: le regole cosa sono se non una restrizione della libertà individuale?
Ovvio, si può sempre cacare sulla tua tavola! ;-)
Isaia Kwick
25 agosto 2007 00:00
Lo avete detto voi che succede, levando le regole; mi cacate sul cofano della macchina.
Comunque una buona societa' ha regole di convivenza.
Una pessima societa' riesce solo a creare restrizioni per i suoi cittadini.
E' ben diverso, e molto importante capire la differenza tra regole e restrizioni.
Isaia Kwick
OVVIO!
25 agosto 2007 00:00
Bravo Isaia!
Mi piacciono le persone che si spiegano!
Allora abbi pazienza con noi ovvi e cretini e spiegaci:
- In quale modo una “LIBERTA’ SENZA LIMITI” possa conciliarsi con delle “REGOLE”
- COME una regola può non essere “RESTRITTIVA”
- CHI è abilitato a stabilire quelle regole
- CHI NO e “PERCHE’ NO”.
- COSA si debba intendere per “ESPRESSIONE” (quella libera secondo il tema)
- PERCHE’ le altre comunicazioni non possano essere considerate “ESPRESSIVE”
- COME E’ POSSIBILE evitare che la libertà di uno possa limitare la libertà di un altro.
Tutto questo naturalmente dopo averci rassicurato che di fronte alla libertà “SIAMO TUTTI UGUALI”.
Perché se così non è, hai inventato l’acqua calda, ed io ho già risposto a tutto io dicendo due giorni fa che esistono solo tre tipi di libertà (per quelli che ragionano come te):
La Mia libertà
La Mia libertà
La Mia libertà
di “ESPRESSIONE” o di “ALTRO” non cambia nulla. Gli “Altri” devono fottersi e basta!
I commenti, a domani.
Ovvio, no?
Isaia Kwick
26 agosto 2007 00:00
Vedi OWIO, io ritengo le "regole" uno strumento di emancipazione al servizio del cittadino, debbono generare solo "benessere" ai regolamentati. Quante volte si sente dire "poche regole ma chiare" sono il frutto di una buona gestione; questo in ambito, non solo macroscopico (Stato, Nazioni, Continenti)ma anche in riferimento a piccole realta', circolini di quartiere, convivenze condominiali, che osserverai con me sono l'apogeo delle diatribe in tema di convivenza.
La "regola" di San Francesco, che ancora caratterizza la congregazione dei frati omonima, non e' altro che la "restrizione", che obbliga un gruppo di persone ad aderire a questa forma di aggregazione.
Forse e' proprio sul termine "regola" che ci si deve capire.
Le regole devono far star bene te e me.
Quindi piu' e' la capacita' di governo ad attenersi ha questa norma, piu' secondo me si raggiunge una qualita' di vita maggiore. A questo punto vorrei introdurre un elemento vitale con il quale la "regola" si nutre. <strong>La tolleranza.</strong> Equiparabile ad una vicenda della mia vita, che riguarda direttamente una persona pubblicamente nota che mi disse: «la nostra attivita e' regolamentata da 17 regole (si parla delle regole del gioco del calcio, all'epoca 17. Io ero un giovane arbitro all'inizio della carriera)ma la regola da seguire maggiormente e' la 18.» Che non esisteva. Il personaggio in questione Gino Menicucci, si riferiva alla tolleranza e al buon senso.
Io avevo 17 anni, e fu un bell'insegnamento per la mia vita.
Un arbitro di calcio puo' applicare le regole in due maniere, rendendo la partita piacevole e scorrevole per il bene di tutti, principalmente lo sport, il divertimento e la gioia di stare insieme, risolvendo in maniera intelligente gli inevitabili conflitti che si creano.
Oppure per se stesso, per appagare le proprie manie di potere, comportandosi in maniera autoritaria, conducendo il match con l'unico scopo di accentrare su di se l'attenzione, rendendo lo spettacolo aspro e creando una atmosfera di conflitto permanente, impedendo alle squadre di essere avversarie, ma bensi' il nemico da sconfiggere, contro ad ogni pricipio di sportivita'. Le cronache non smentiscono questo purtroppo.
Hai mai provato OVVIO, ad essere in mezzo a 22 persone, e tu quello che deve regolamentarle?
Isaia Kwick ex-arbitro in forza al Comitato Arbitri Nazionale della FIGC.
L'unico arbitro ROM d'Italia.
Isaia Kwick
26 agosto 2007 00:00
Allora OVVIO! per essere piu' concreto, metti il caso che io e te siamo chiamati a redigere ua carta per regolamentare una nuova Nazione, una Nazione di tutti, no un circolino ACLI o ARCI dagli scopi diametralmente opposti.
Da dove si comincia?
Isaia
OVVIO!
26 agosto 2007 00:00
Non è, Isaia, che mi aspettassi una risposta puntuale alle mie sette domande, e non mi dispiacerò per questo, ma mi piace che tu abbia introdotto la “tolleranza” che sempre una limitazione di libertà è, ma detta così semplice semplice, equivoca e pericolosa.
Perché si può facilmente intendere che chi ce l’ha, subisce, e chi ne fa a meno, spadroneggia.
Vedi, la regola di S. Francesco può funzionare benissimo fra cappuccini e minimi, ma non la puoi portare tale e quale negli altiforni dell’ILVA!... semplicemente perché li non ci sono frati, ma metalmeccanici.
No, non mi è mai capitato di arbitrare al gioco del calcio, ma di regolare 52 sessantottini perennemente incazzati, specialisti inamovibili dai loro incarichi e secondo loro appunto per questo sottopagati.
E questi, contrariamente ai frati che possono smettere l’abito quando gli pare, erano “obbligati” sì, eccome!, dal dover portare da vivere alle proprie famiglie.
Ovvio, no?
OVVIO!
26 agosto 2007 00:00
Io non sarei capace di redigere una carta costituente per una nuova Nazione, ma direi che la prima cosa da fare sarebbe quella di scordarsi del tutto di appartenere, o di aver militato, o di simpatizzare per i circolini ACLI o ARCI, ma di rivestirsi della responsabilità di tutti i cittadini, non distinguendo più fra commilitoni e detrattori, elettori ed avversari politici.
Cioè “ESATTAMENTE IL CONTRARIO” di quando fanno i signori che democraticamente mandiamo a rappresentarci il cui unico obbiettivo è accaparrarsi quelle poltrone per poter favoreggiare, spudoratamente e senza ritegno alcuno quelli della propria fazione.
Chiaro?... Ovvio, direi!
Passante
26 agosto 2007 00:00
Più che ovvio!!
Intanto per ora teniamoci le cacate sul cofano dell'auto.