vecchio punk
06 settembre 2007 00:00
Sai, caro il mio medico romano, sono pienamente d'accordo con te. Io non ho purtroppo dei figli, ma frequento i bimbi e gli adolescenti delle mie amicizie, conoscenze, compagne... ne ho ricavato un quadro parzialmente deprimente. Spesso li aiuto o interagisco con loro quando fanno i compiti, ed ho notato che in questa semplice pratica c'è una totale delega(per i più piccini\e) alle maestre\i e resto allibito! altre volte invece i genitori si sostituiscono ai prpri figli, che perdono interesse nello studio. In quasi la totalità dei casi c'è la mancanza di quell' "in più" di educazione, cultura e dialogo che anche a me veniva fornito (dai miei genitori ma anche dai miei nonni, dai miei zii etc.). E' un luogo comune accettato supinamente che solo i figli che provengono da famiglie disagiate o problematiche creino problemi, ormai anche in questi casi di adolescenze selvagge c'è una sorta di globalizzazione, di standardizzazione che a quanto sembra nessuno si preoccupa di "indagare". Io ormai da 5anni non vivo più a Roma, abito in un piccolo paese del viterbese, e ti voglio raccontare un aneddoto (accaduto realmente): Un insegnante, preoccupatasi che un alunno non si recasse per molto tempo a scuola, e che comunque ci andasse in maniera saltuaria(si parla di elementari, quindi scuola dell'obbligo), ha contattato i genitori, insistendo perchè facessero avere al loro figlio una frequenza consona, avvisandoli che contrariamente sarebbe stato bocciato... bè, dopo un poco che insisteva(telefonicamente), l'insegnante si è vista arrivare i carabinieri a casa a seguito di una denuncia per violazione della privacy dei genitori in questione. Cosa dire? Io per quanto mi riguarda, forte dei miei 41 anni cerco sempre di entrare in contatto con genitori e figli, giocando con questi ultimi e parlando con i primi. Ci provo sempre, in continuazione e non mi arrendo, anche perchè in ultima analisi sono loro che avranno il mio futuro. Ciao Medico, alla prox.
Sonia
06 settembre 2007 00:00
Buongiorno, gentili medico e punk.
Inutile dire che sono d'accordo su tutta la linea.
Ho 36 anni, sposata ma non ho ancora figli. Però ho un nipote di 7 anni che se fosse mio figlio si prenderebbe davvero tanti scapellotti sulla testa dal mattino alla sera.
E' maleducato, arrogante (a 7 anni!) e viziato. I suoi genitori non hanno fatto altro che concedergli tutto quello che voleva da quando è nato. I vestiti sua madre non glieli compra se non sono firmati. Se un parente gli regala un vestito, sua madre non glielo fa indossare se non è firmato. Un paio di Natali fa gli regalai il pupazzo di uno dei componenti dei Fantastici 4. Quando lo scartò e si rese conto di cos'era, mi lanciò un'occhiata tanto cattiva che rimasi incredula. Ce l'aveva già quel pupazzo. Si mise a frignare e a piangere da sua madre dicendo che ce l'aveva già, che non sapeva cosa farsene di due giochi uguali, che gli avevo rovinato il Natale... aveva 5 anni allora. Se credete che sua madre fosse intervenuta con un sonoro schiaffone vi sbagliate di grosso. Semplicemente gli disse che il giorno dopo gli avrebbe comprato qualcosa in sostituzione del gioco regalatogli dalla zia... il tutto senza che il padre dicesse una parola. Per loro è normale così.
Io da quel Natale ho deciso di non regalare più niente al bambino. Infatti l'anno scorso per lui non c'era niente e non penso ci sarà qualcosa neanche quest'anno, perchè di miglioramenti in senso educativo non ne ha fatti. Mio marito (il bambino è figlio di suo fratello) è in linea generale d'accordo con me, ma essendo zio di sangue, e non acquisito come lo sono io, a volte è più "morbido".
E questo è solo un esempio, sapeste quanti altri episodi sono accaduti con questo bambino...
Io ricordo che alla sua età ricevevo in regalo la Barbie una volta all'anno e basta, a Natale. Se proprio andava bene, ne me regalavano una anche al compleanno, ma accadeva di rado. Potevo frignare quanto volevo per ottenere l'oggetto dei miei desideri di quel momento, ma i miei non cedevano facilmente e non parlo di un secolo fa... ma al di là del desiderare ardentemente un giocattolo, tipico dei bambini, ricordo che i miei genitori ci inculcarono profondamente, a me e mio fratello, il concetto del dire grazie, sempre e ovunque, quando ci veniva concesso qualcosa; del salutare sempre con un sorriso il proprio interlocutore, "che male non fa" diceva sempre mia mamma, e tutto il corollario di buone maniere che sta intorno. E così sono cresciuti anche i vari cugini, nostri coetanei, e suppongo tanti altri ragazzini della mia generazione.
La stessa generazione adesso, divenuta adulta, sembra aver dimenticato gli insegnamenti ricevuti, a giudicare dal comportamento dei loro figli...
Io mi ripeto sempre che se e quando avrò un figlio lo crescerò come sono stata cresciuta io, ma mi viene il dubbio che siano i tempi di oggi che mal si conciliano con quegli insegnamenti...
Luca P.
06 settembre 2007 00:00
Avete pienamente ragione su tutto.C'è da preoccuparsi e cercare di cambiare strada al + presto xkè è proprio questo il punto. Sono i bambini di oggi il nostro futuro...e non sarà certo roseo x come si sono messe le cose.
Bisogna fare un passo indietro, la direzione in cui orami da un po' di tempo ci siamo avviati non va più bene e ne abbiamo ogni giorno la conferma.
Non sono un filomussoliniano ma anche la totale anarchia è disastrosa.
claudio
06 settembre 2007 00:00
Oggi sono entrato in una libreria per acquistare un libro e sono rimasto impressionato dai capricci di una bambina che poteva avere sugli 8 anni che stava mettendo a soqquadro la libreria...ha fatto cadere una pila di libri e gettato per terra il gelato che stava mangiando(intenzionalmente),ha iniziato a lanciare i libri per bambini che i genitori le avevano messo in mano promettendogli di comprarglieli chiedendole di aspettare solo qualce minuto per vedere una cosa li' ma lei continuava a urlare che voleva andare a comprare subito i gioccattoli che aveva visto tanto che i genitori cercando di rimediare ai disastri che aveva combinato e scusandosi con la commessa l'hanno al più presto portata al negozio di giocattoli che stava di fonte.
Si dovrebbe veramente tornare ad usare la cintura dei pantaloni.Prima per questi bambini e poi per i loro genitori.
ELISA
06 settembre 2007 00:00
Se fosse per me...
Altro che abolire le sculacciate!A questo punto dovrebbero essere imposte.
Anche a me sinceramente fanno pena quei poveri insegnanti,anche mia sorella insegna in una scuola elementare ed è sempre più demoralizzata e quello che racconta è indicibile.Una volta se facevi qualcosa di male a scuola le prendevi dalla maestra e poi a casa dai genitori,adesso possono liberamente mandare a quel paese la maestra deve stare zitta e attenta a ciò che dice e a ciò che fa altrimenti rischia una querela!Una collega di mia sorella è tornata a casa con il viso insanguinato dai graffi e quasi con una ciocca di capelli strappati dopo l'aggressione di un bambino di seconda elementare alla quale non ha reagito per timore di quello che le sarebbe potuto succedere se gli avesse torto un capello!Si possono raccontare certe cose?Io le punizioni corporali nelle scuole le rimetterei con un decreto legge urgente!
massimo
07 settembre 2007 00:00
l'appello che faccio io è un altro:non li fate i figli se non siete in grado di educarli non siete obbligati da nessuna legge!
Isaia Kwick
07 settembre 2007 00:00
Caro medico romano solo i genitori incapaci di educare i figli usano metodi violenti, cioe le tue sculacciate educative mettitele sul cazzo, fascista di merda, guarda i bambini in Svezia, in Olanda e Germania, la' se picchi tuo figlio ti mettono in galera e fanno bene. Saranno gente come te che non sanno fare l'insegnante a rovinare i nostri giovani, abbiamo una scuola inutile con insegnanti inutili, nonostante cio' mia figlia e' molto educata, studia e' conosce il senso del rispetto, perche' ha ragione Massimo, se non sapete dare una educazione non li fate i figli.
Isaia Kwick Zingaro ROM
per isaia
07 settembre 2007 00:00
eccolo là, il solito microcefalo che dice "fascista". nessuno ha parlato di punizioni corporali come bruciature di sigarette o canna di bambù sotto le unghie, ma piuttosto di schiaffo correttivo (che deve essere raro). La stragrande maggioranza delle volte basta un urlo, una sfuriata, lo sanno tutti.
massimo
07 settembre 2007 00:00
l'appello che faccio io è un altro:non li fate i figli se non siete in grado di educarli non siete obbligati da nessuna legge!
Io per esempio non ne ho ancora fatti, che io sappia.
Reset
08 settembre 2007 00:00
Caro Isaia
in Olanda, germania ecc.ecc. esiste un rispetto per gli altri, una educazione GENERALE, una severità delle forze dell'ordine, una consapevolezza del vivere civile da parte di tutti che noi qui non abbiamo assolutamente. Forse è per questo che i figli crescono (e si educano) diversamente.
Non credi???
Concordo assolutamente con l'autore dell'articolo.
Circa, poi, coloro che si ergono a giudici su come educare i figli...beh perchè non mettono l'annuncio sul giornale (evidenziando però i risultati raggiunti)...credo saranno sommersi di richieste!!!
Enrico Falcinelli
09 settembre 2007 00:00
Caro medico romano,
Se lei si sofferma a pensare al perché bastava che suo padre la guardasse per capire il suo personale torto, capirebbe subito quel poco che intendo dire sensa ch’io scriva nulla.
E invece scrivo.
Io ricordo lo sguardo di mio padre che spesso era solo prodromo delle fustigate sulle gambe che avrei preso poi mio malgrado! Tuttavia bastava, quello sguardo, in cui insieme alla severità vi era tutta l’attenzione di un padre avallata dal suo comportamento verso noi figli in tutta la sua esistenza.
In quello sguardo c’era anche affetto, attenzione, sicurezza, fiducia ed intesa. Ora, nella mia esperienza attuale compresa quella di padre dei miei figli, mi rendo conto che, come dicono alcuni studi americani, è vero che l’ambiente esterno ha una fortissima valenza educativa nei più giovani e questo basti a far capire come di già potremmo perdere tutte le nostre speranze di ottenerne qualcosa di buono, da questi figli!
Però è anche vero che quelle ricerche valgono molto in un periodo e in una situazione odierna come quella americana, dove lo stesso Stato si vorrebbe rendere responsabilmente autore di un’etica globale ed educativa nel suo insieme, nel nome di una sana democrazia tra le persone, dove l’individuo continui sì ad esser considerato individuo però parte di un meccanismo che pur non volendo essere come quello marxista è soggetto tuttavia agli stessi annichilimenti meccanici di un’economia di tipo capitalistico. Siccome in Occidente corriamo lo stesso pericolo di distruzione di rapporti tra le persone in nome di quella miglioria di vita ch’è, in realtà, il nostro stress quotidiano, dovremmo innanzitutto guardarci da quelli che sono i cattivi esempi (pur conservando quelli buoni, qualsiasi ne sia la provenienza) e personalmente cercherei di rinsaldare quelle ch’erano le nostre tradizioni migliori che la cultura relativista attuale tende a sovvertire.
Siccome poi stiamo in Italia e non in America, ancora possiamo contare su quel rapporto genitori-figli, in grado di mostrare agli statistici americani come le loro siano statistiche relative solo al loro stato di vita e non a quello mediamente inteso. Come genitori possimo contare nella costruzione di una sana famiglia, come quelle di una volta, dove seppure i figli abbiano un rapporto vivo con l’esterno, possano trovare nel suo interno tutto quell’affetto e quella comprensione che il mondo di oggi non è sommariamente in grado di dare e dove si possa contare su una visione etica del mondo costruita su principi forti e moralmente saldi (non male se ben condita di cristianità), in grado d’insegnare a guardare con occhio critico gli avvenimenti del reale senza restare ingannati dalle apparenze…
Questo richiede uno sforzo ed un impegno non indifferente, oggi in particolare, di noi genitori che dobbiamo non solo affrontare i problemi della relazione con i figli ma anche difenderci da un sistema che non ci aiuta e sembra, al contrario, appesantire dall’esterno il nostro gratificante ma gravoso compito di mentore primario in qualità di genitori. Per amore dei figli e desiderando per loro quel meglio di cui per ora non ne vediamo l’offerta tra le proposte della modernità, so che vorremo affrontare tutte le fatiche necessarie. Serve, però, una coscienza lucida ed uno sguardo aperto sul reale e tanta obiettività: delle magagno dei nostri figli, spesso, noi ne siamo i responsabili.
Tanti auguri.
Saluti cordiali.
medico romano
09 settembre 2007 00:00
Gentilissimo sig. Falcinelli,
sono perfettamente d'accordo con lei. Capisco esattamente di cosa parla, quei sentimenti di timore ma nello stesso tempo intesa, sicurezza,fiducia e affetto che vedevo nello sguardo severo ma amorevole di mio padre erano esattamente gli stessi di cui parla anche lei... Erano veramente altri tempi, anche se sarà retorico dirlo. Ripensandoci "quelli come noi" non possono che provare una certa nostalgia nel cuore...
Ma anche tanta amarezza nel constatare come siano andati scemando e svanendo tutti quei fondamentali valori.
Sono ugualmente d'accordo con lei e con gli altri nella misura in cui avete parlato di un generale contesto culturale e sociale fortemente negativo, sicuramente foriero di influenze altrettanto negative per i nostri figli.
Un contensto a cui ormai non si reagisce più ma nel quale ci si limita ad adattarsi.
Le esperienze che sono state riportate da praticamente la totalità di coloro che sono intervenuti non hanno fatto altro che ribadire e arricchire di sfumature, a seconda dei diversi modi di vedere le cose, il medesimo background sociale che era stato da me descritto nel mio primo intervento e che dopotutto lo aveva ispirato. Siamo praticamente tutti d'accordo sul punto per un semplice motivo: la realtà è questa.
Vista la gravità della sitazione spero vivamente nel verificarsi di un'inversione di tendenza. E'precisamente questo di cui ci sarebbe bisogno: di uno sforzo generale volto ad analizzare la realtà con coscienza critica e lucidità, come ha fatto lei.
Ma per far ciò una coscienza critica bisogna possederla, costruirla, coltivarla. Invece più passa il tempo e più tende scomparire dalla società plasmatasi per vivere in questo contesto culturale dominato solo o dagli eccessi più estremi e dal vuoto più annichilente.
Purtoppo, si evince chiaramente, io sono sempre più pessimista e disilluso.
Nel nostro piccolo però ciascuno di noi un contributo lo può dare, anche cosi'come stiamo facendo noi scrivendo su un forum, discorrendo, scambiandoci opinioni e invitandoci gli un gli altri alla riflessione.
Grazie del suo interessantissimo intervento e ricambio assolutamente i suoi auguri.
Isaia Kwick
10 settembre 2007 00:00
medico romano gli sforzi generali portano ad una grande Cagata di massa.
Cagata e solo una grande Cagata.
Ma sei amico di Duilio Poggiolini?
Isaia Kwick Zingaro ROM
Isaia Kwick
10 settembre 2007 00:00
Questo suo collega come educa i figli?
Educava via, e' piu' corretto! Visto che il vigliacco si e' ucciso. Lode al vigile Urbano.
MILANO - Giuseppe Poggi Longostrevi si è ucciso. L'ex "Re Mida" della sanità milanese, rinviato a giudizio per corruzione perché coinvolto due anni fa nel più grande caso di corruzione ai danni delle Asl, è stato trovato morto nella sua casa a Milano, in via Soresina. Longostrevi aveva già tentato di uccidersi ingerendo una massiccia dose dei farmaci che adottava abitualmente nel giugno scorso. Aveva 64 anni. In seguito all'inchiesta, il professor Longostrevi era rimasto in carcere tre mesi, e altri tre agli arresti domiciliari. Nel corso degli interrogatori avrebbe fatto ammissioni. Gli erano stati sequestrati beni in Italia e all'estero.
Lo scandalo della sanità milanese risale al maggio 1997 quando esplose con arresti a raffica. L'inchiesta era però partita nel luglio 1996, dopo le verifiche fatte da un viglie urbano, su disposizione della Pretura di Milano, nell'edificio di via Paolo Giovio dove aveva sede il Centro di medicina nucleare di Longostrevi.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Longostrevi e Alberto Zanca, amministratore della società, avevano tentato, con una bustarella di 300 milioni, di corrompere il vigile perché non segnalasse le irregolarità. Da qui scattarono le indagini e venne scoperto un complesso giro di corruzione.
Secondo l'accusa, il professore avrebbe corrotto molti medici di base milanesi, affinché inviassero i pazienti al suo centro. A ciascuno, per prescrivere le scintigrafie, venivano dati compensi (50-100 mila lire), vari regali e, in più, il 15 per cento del valore degli esami di laboratorio. Secondo i magistrati, parecchie prestazioni non vennero mai eseguite mentre, in molti casi, sulle prescrizioni venivano aggiunti a mano altri esami per far lievitare i rimborsi Usl.
Nell'inchiesta finirono oltre 300 persone. Per oltre 250, fra cui lo stesso Poggi, il processo è fissato per il 2 aprile 2001. La Corte dei Conti stimò i danni causati all'erario in 60 miliardi.
Isaia Kwick Zingaro ROM
medico romano
10 settembre 2007 00:00
Sono stato in dubbio se rispondere a quel certo Isaia non so che, o no.
Sinceramente non credo che una persona cosi'maleducata sia in grado, a sua volta, di educare un figlio in modo decente (compito già difficilissimo per chiunque ma temo proibitivo in alcuni casi).
Inoltre dubito possa essere costruttivo rispondere, visto lo "spessore" dell'interlocutore, ma per scrupolo di coscienza lo faccio.
Come ha giustamente già detto Reset non si può paragonare direttamente il nostro Paese ad un'area geopolitica culturalmente cosi'diversa come il nordeuropa. E'verissimo che li'esiste un'educazione generale, un senso civile e del rispetto (in senso lato, della legge, delle cose ecc.) molto particolare e diverso dal nostro, come innumerevoli altre sono le diffeenze culturali, il modo di concepire il pudore sessuale per dirne una, forse la più eclatante.
Poi rispetto ad ogni parallelismo è inevitabile distinguere pro e contro per ciascun termine di paragone; personalemte, avendo visitato spesso questi posti, sono sempre rimasto favorevolmente colpito dal senso di ordine che si respira, ma poi, ad esempio, ho notato una certa "freddezza" nella gente rispetto al modo di fare che abbiamo noi oppure ad eccessi negativi possiamo assistere ovunque. Non serve spendere parole per descrivere le poco etiche stavaganze, tristemente note a tutti, a cui si sono spinti in Olanda (il partito dei pedofili o disgustosi format televisivi, per fare gli esempi più recenti) oppure posso raccontare un episodio di cui sono stato testimone oculare quest'inverno nel centro cittadino di Amburgo, dove mi ero recato per una conferenza; ho visto 4 poliziotti picchiare un giovane ragazzo turco (credo), probabilmente coinvolto in un focolare di rissa, ma con ferocia inaudita. Io sono il primo a dire che un po'di repressione è neccessaria, che le forze dell'ordine devono farsi rispettare per poter fare il loro lavoro (appunto mantenere l'ordine) ma la giusta via sta nel mezzo e a tutto c'è un limite... questo è troppo anche per uno sporco fascista come me (riprendeno l'aggettivo che mi è stato affibiato nonostante non abbia mai votato a destra nella mia vita).
Comunque basta con questa critica socio-istituzionale in chiave comparativistica, mi sono dilungato in tal senso solo per argomentare il mio consiglio di parlare delle cose contestualizzandole in modo corretto.
E'vero che in Svezia esiste qualche legge che prevede persecuzione penale per il genitore che picchia, anche se come mezzo di correzione, un figlio, ma un motivo ci sarà. In Italia ci mancherebbe solo questo! Già ci identificano all'estero come la terra del sole, degli spaghetti e del mandolino dove tutto e concesso, dove non esiste nessun tipo di regolamentazione e se esiste ha solo valenza ornamentale, ci manca solo che non finisci in galera se commetti megatruffe da miliardi di euro o un omicidio volontario ma ci finisci perchè hai sculacciato tuo figlio! A dir la verità, a questo punto non mi stupirebbe nemmeno questo...
Ma a parte gli scherzi, finiamola con queste aberrazioni. Una sculaccita o uno schiaffo dato ad un figlio (se necessari) non possono essere considerati violenza, anzi, sono un gesto d'amore. Al contrario l'ignorarli, il lasciarli allo sbaraglio, non guidarli, non insegnare loro a vivere è il vero atto di violenza.
Assolutamente nessuno ha parlato di punizioni corporali crudeli e disumane. Inoltre esistono anche punizioni non corporali ma psicologiche che a volte possono far anche più male delle prime. Entrambe perciò devono essere utilizzate ragionevolmente, con giudizio e buon senso.
Per concludere, è scontato dire che ci si riferisce al lato patologio della situazione e che a monte deve esserci il massimo dialogo e comprensione possibili nei confronti del figlio, ma la medaglia ha sempre 2 facce. Se non si corregge un comportamento sbagliato indicando la via giusta da seguire, insegnando che delle regole esistono e che devono essere rispettate altrimenti si incorre (o si dovrebbe almeno in teoria incorrere) in conseguenze negative il male lo si fa a lui e alla società di domani.
Artista romana
16 settembre 2007 00:00
Gent. "medico romano", è piacevole leggere le Sue, mi spiace che a volte si devono anche leggere le altre... quelle con insulti e parolacce.
L'argomento è molto interessante, spesso anch'io ho riflettuto sul problema della ineducazione, inciviltà ed insensibilità dei bambini, dei ragazzi e naturalmente degli adulti. Ho studiato i comportamenti "anomali" dei giovani, anche perchè anche io, come Sua figlia, sono stata a contatto con gli adolescenti : ho insegnato per venti anni e...non ce la facevo più!!!
Occorre essere giovani per insegnare, per avere la forza di resistere, per avere ancora proprio la forza fisica oltre che quella psichica, perchè la scuola non è più un luogo dove si impartiscono lezioni di vita, oltre a quelle vere e proprie delle varie discipline, ma è una gabbia con "animali feroci" e l'insegnante deve fare il domatore, non il professore!
Io per 18 anni sono stata "bene", nonostante la fatica, i ragazzi non mi hanno mai preso di mira, non mi hanno squarciato le ruote della macchina, nè mi hanno tagliato la borsa e neppure minacciato come è accaduto ad alcuni colleghi. Ho chiesto loro il perchè e mi è stato risposto : "perchè lei è giusta".
Non voglio dire con questo che a volte è l'insegnante che provoca certi atteggiamenti, spesso bisogna andargli in simpatia e non è facile.
L'insegnante è un educatore, dovrebbe essere un educatore, dovrebbe inculcare all'alunno non solo nozioni sulla propria materia, bensì "lezioni di vita", affinchè il ragazzo possa "crescere", crescere bene e non solo acculturarsi, perchè anche da grande potrà documentarsi su quello che potrà piacergli o servirgli.
Per crescere, all'interno della scuola, intendo spronarlo al sapere, al capire, al fare, al piacere di impegnarsi per risolvere ogni tipo di problema, quindi a parlare, a riflettere, a progettare e a concretizzare ogni giorno.
Credo di essermi impegnata ( ne sono sicura) ed aver conseguito dei buoni risultati con i miei ragazzi, gli voluto bene ed ho voluto il loro bene, ho, oltre alla mia materia, sconfinato nelle altre, quando le mie capacità me lo permettevano, ma specie ho cercato di dar loro un insegnamento completo, non trascurando l'educazione.
Ma l'educazione ha un significato ampio, non sono sole le buone maniere (anche queste non vanno dimenticate: non sono affatto superate, fuori moda, inutili, anzi!) educazione non è sinonimo di istruzione, è tutta un'altra cosa , ne potremmo parlare un'altra volta, perchè ora vorrei soffermarmi sulle "sculacciate".
Non sono proprio contraria, ne ho date anche io a mio figlio, ma sono un po' pentita e poi non sono servite.
I bambini (si parla per ora di bambini), hanno una forza psichica terribile, ti sfiancano, ti vincono e tu adulto non hai possibilità di vittoria: non puoi metterti a fare i capricci come loro, non fai la cantilena ossessiva, non li ricatti con il digiuno punitivo, non butti tutto per aria se non ti accontentano, non scappi in mezzo alle macchine, non piangi fino a farti il viso cianotico... loro sì e quindi spesso la spuntano.
Non bisognerebbe arrivare a tanto, la colpa non possiamo dire se è del genitore o della piccola peste e dei suoi geni malefici, ma la sculacciata è l'ultimo rimedio, è un fallimento, dimostrare la propria superiorità, l'autorità in questo modo, significa che non ce l'abbiamo fatta a fare meglio.
Dico questo, perchè ormai adulta, quando vedo qualche giovane mamma che sculaccia con ira il proprio figlioletto, che veramente spazientirebbe anche un Santo, provo dolore, paura: potrebbe non volendo fargli davvero male ed allora?
Non si possono dosare le sculacciate, puoi colpirlo non volendo più forte di quanto vorresti ed allora?
Ho visto una mamma con le borse del supermercato, posare quelle che teneva con la mano destra e dare delle botte sulle ginocchia della bambinetta di un paio di anni, sulle ginocchia perchè le stava "di mano", non finiva più...
Quando si scatena l'ira non si può sapere come va a finire, quindi...MEGLIO DI NO, NIENTE BOTTE!
C'è un errore che vorrei sottolineare, un errore che ci hanno indotto a commettere:
ABBIAMO MESSO IL BAMBINO AL CENTRO DELL'INTERESSE.
Anche a scuola si diceva " l'alunno al centro del processo educativo", ma abbiamo esagerato, ne abbiamo fatto un reuccio, e non è così, non esiste solo lui, bisogna recuperare i ruoli, lui è un bambino e deve saperlo, NON UN RE.
Inoltre (vado di corsa, ma ci risriveremo se lo desidera) cosa possono "insegnare" alcuni genitori?
Molti non "insegnano" ma addestrano, secondo la loro filosofia di vita: se non posseggono loro una scala di valori, se sono loro degli incivili, come possiamo chiedergli di educare la loro prole?
Il guaio sta proprio qui, non si insegna, non si educa perchè non si posseggono i requisiti necessari, perchè si è ignoranti, incivili, opportunisti, egoisti ecc... equindi cosa possiamo aspettarci?
E la classe insegnante? Non sono "insegnanti", non sono "educatori", solo un 5% ha delle qualità per poter fare l'insegnante-educatore, ma la maggior parte del corpo docente non è in grado di dare al giovane quello di cui necessita, non può essere per lui un esempio, una guida e perciò?
Infine, chiudo con un'altra mia personale considerazione : i bambini nascono o selvaggi o mansueti...e con i selvaggi c'è poco da fare.
A presto se Le farà piacere.
sono un papà
18 settembre 2007 00:00
Caro Massimo, genitori non si nasce, ed avere un figlio per chi non ha provato sembra forse un atto di egoismo (quante volte l'abbiamo pensato o detto ai nostri genitori quando ci hanno sgridato?).Educare i figli non è una cosa che pui fare solo in un dato momento, è un insieme di frasi,concetti di azioni che continuamente mandi ai tuoi figli. A volte ci scappa anche l'urlo, la sberla, unica,data con coerenza in quell'istante e che vuole dire:"hai superato il limite...non ci sono parole che possano farti capire quanto hai sbagliato".Da genitore responsabile dell'educazione di tuo figlio sei anche pentito ma hai insegnato che c'è un limite al comportamento.Io sono d'accordo con il "medico",con Sonia,con l'"artista",con il"punk"(abbiamo gli stessi anni). Non sono certo per le pene corporali.Resto sempre perplesso quando sento un genitore che dice:"... a ma io sono come un'amico per i miei figli..."(è vero,il dialogo deve sempre essere una costante);ma quella frase spesso è sinonimo di fallimento del genitore. Un genitore deve saper dire di NO anche quando sarebbe il primo ad urlare si.La generazione di figli che sta pagando di più,è quella che io chiamo "i figli dei 68ttini" genitori in carriera che nel "boom" hanno sempre accontentato i pargoli lasciandoli crescere in una pseudo-anarchia e che oggi sono spesso ritrosi nel campo del lavoro e che addirittura se richiamati, vengono giustificati dai propri genitori.