Commenti
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Balle a volontà! 10 settembre 2007 00:00
Ma sentite questi, ora l'Italia è alla bancarotta non per le scelte scellerate della sua partitocrazia (come la tremebonda rinuncia al nucleare, con tutto quello che ne è derivato, compresa la figura da coglioni fatta con il resto dell'Europa...), ma perché la chiesa cattolica non paga l'Ici!...
Grazie, partito radicale & company, sempre avanti così, l'Italia vi deve veramente molto!...
curioso 10 settembre 2007 00:00
a) fonte di quel dato?
b) quanti sono gli edifici che non sono esclusivamente (o in maniera preponderante) luoghi di culto?

Senza dati concreti facciamo solo demagogia.
Dr. Kilder 11 settembre 2007 00:00
Ci costino molti Dhe!
Dr. Kilder
Anticazzate 11 settembre 2007 00:00
Ehi, geniaccio della lampada, l'Italia va male perchè è un paese di merda governato da una classe politica di merda. Un paese talmente insulso che nonostante abbia un altissimo afflusso turistico (che potrebbe essere ancora più alto visto che altre nazioni ci battono nonostante l'offerta italiana sia più alta) riesce a far fallire la compagnia di bandiera...capito genialaccio? Pensa a quanti soldi incassano gli italiani e l'italia "grazie" alla chiesa e al fatto che la chiesa mantiene le opere d'arte dentro le sue chiese pensa a quanti turisti vengono a visitare le chiese e quanto spendono ogni giorno, e poi pensa all'ICI. Poi entra a San Pietro e pensa a quanto costa mantenerla così e poi vai ai Fori Romani e guarda quanto di merda l'Italia tenga il proprio patrimonio artistico e culturale con le targhe di spiegazione che risalgono a 40 anni fa e capisci, forse, quanto costi a Papa Ratzi non rispondere con un bel " MA VAFFANCULO" a queste cazzate che tu e alcuni tuoi amici genialacci vanno a dire in giro. ...chiaro?
alex bruno 11 settembre 2007 00:00
Ehi sig. anti Cazzate! Non vorrei diventare polemico come te ma ti meriti una risposta anche se corta!
Non volevo certo dire che l'unico problema dell'Italia è la Chiesa, è vero è proprio la classe politica che non tutela il patrimonio artistico la più grande sostenitrice di Papa Ratzi come lo chiami tu.
Il Papa non dirà VAFFANCULO ma l'intera storia della Chiesa è diventata un grande VAFFANCULO alla umanità e alla sua voglia di crescita.
Non c'è lo con te rillasati ma mi auguro che tu possa riprenderti
er metico 11 settembre 2007 00:00
... veramente, la Chiesa è in credito di molti beni che aspetterebbe di riavere indietro! Altroché il 20% che dici tu, alex!
IO 11 settembre 2007 00:00
A seguito della richiesta di chiarimenti della Comm.UE sulle agevolazioni fiscali della Chiesa si sono iniziati molti studi: sembra che alex bruno sia ricchione!!!

l'italia va male perchè molti italiani sono dei beoni come te!
alex bruno 12 settembre 2007 00:00
SIG. IO riprenditi e mi sa che l'unico ricchione sei tu, spero che ti caschino i coglioni così non infetterai il mondo con i tuoi discendenti, CRETINO!
alex bruno 12 settembre 2007 00:00
A pochi minuti dal mio intervento in risposta a chi mi dava del beone e del ricchione, chiedo scusa agli altri lettori per il tono del mio intervento.
Mi fanno infuriare le persone come il sig. IO che gratuitamente insultano le persone.

Passante 12 settembre 2007 00:00
Insomma, quanto ci costano? Se no parliamo del niente!
Ghost 12 settembre 2007 00:00
Anticazzate,Anche tu hai ragione da vendere siamo un popolo di m.....

Consentimi una domanda:
sai che tutto attorno San Pietro è di proprietà del Vaticano?
sai anche la miriade di souvenir che si vendono?
Sai quanti altri locali sono di loro proprietà e quanti commerciano vendendo i più disparati oggetti?
I guadagni oppure le entrate di queste vendite, dove vanno? pagano le tasse come tutti i commercianti?
Sai che i soldini che i turisti(scemi) buttano nella fontana di Trevi sono stati devoluti per sempre dal comune di Roma al Vaticano?
Sai a quanto ammonta la scempiagine delle persone per la fontana? a euro 2.000,00 al dì.
Per un anno sono € 730,000,00 che valutate con il vecchio conio sono pari a lire 1.413.477.100.
Sai quanto raccoglie la fabbrica di S. Pietro con l'America?
sai quanto costa un biglietto per visitare il tesoro del Vaticano dove ti mostrano solo il 10% del tesoro?
Sai che all'interno del Vaticano c'è di tutto anche la banca Vaticana che in tempi relativamente brevi ha fo..... tutti?
Sai,sai,sai,sai....ma tu non sai nulla!
O sei un fratacchione oppure hai il prociutto sugli occhi.
Mentre per le opere d'arte da restaurare,ricevono soldi trasportati dai tir,cosa credi,ma già tu questo lo sai,fai il loro gioco.
alex bruno 13 settembre 2007 00:00
grazie Ghost del tuo intervento.
Chiunque abbia dati precisi li faccia circolare.
Passante 13 settembre 2007 00:00
Già, ma ancora nessuno ha detto di che importi parliamo.
OVVIO! 13 settembre 2007 00:00
... purché favorevoli alla campagna.

ovvio, no?
meno ovvio! 13 settembre 2007 00:00
non tanto, ovvio!
OVVIO! 14 settembre 2007 00:00
Allora, meno ovvio, mi spiegherò meglio:

............
"grazie Ghost del tuo intervento.
Chiunque abbia dati precisi li faccia circolare."
.............

Ti pare che il gentiluomo alex bruno sarebbe contento di vedere dati di un "colore" diverso di quelli così puntualmente documentati dal signor Ghost?

Credi che il gentiluomo alex bruno li prenderebbe in considerazione se pure meglio documentati di quelli del signor Ghost?

Pensi che davvero in questa sede si voglia concretamente valutare, come recita il titolo della discussione, il peso economico delle "agevolazioni fiscali" della Chiesa a partire dalle monetine della fontana di Trevi (che, sia detto per inciso, sono gestite dal Comune come tutte le altre monetine raccolte nei luoghi "laici" simbolo della città), o la raccolta (Americana!) pro fabbrica di S. Pietro (Vaticano, Stato Sovrano come l'Italia o Egitto)?

Se pensi davvero queste cose, signor "meno ovvio", è poco dirti che perlomeno sei un "sempliciotto"

Ovvio, no?
IO 14 settembre 2007 00:00
alex bruno... tu il rischio che ti caschino i coglioni non lo corri perchè non ne hai.
a me fanno di più incazzare i beoni e superficiali come te che parlano per sentito dire... sembra che ... mio cuggggino mi ha detto che...
visto che non sai niente FAI IL PIACERE DI STARE ZITTO.

più che OVVIO 14 settembre 2007 00:00
OVVIO hai troppo ragione
meno ovvio 14 settembre 2007 00:00
Ovvio, intendevo che per me e per te è ovvio, lo è meno per quelli !!!! Darei poco per scontato.

Di dato non ce n'è nemmeno mezzo, è come lamentarsi del costo del pane senza sapere quanto costa. Quindi stiamo parlando del niente, solo di una supposizione, di un pregiudizio.

Ovvio anche questo, no?
OVVIO! 15 settembre 2007 00:00
Si.

Quello che è ovvio, ovviamente si vede.
E chi ci vede, ovviamente lo vede che è ovvio!

E' solo chi non vuol vedere che ovviamente finge che non sia ovvio ed avvia gli altri a non vedere l'ovvietà!

Ovvio, no?
Gianni 15 settembre 2007 00:00
Non sono solo le agevolazioni che ci costano ma tutte le rapine legalizzate da l'otto per mille al fatto che ci prelevano soldi da quando si nasce sino a quando si muore con le loro stupide ed inutili cerimonie.
Gianni
OVVIO! 16 settembre 2007 00:00
Gianni, sei sempre imprudente quando parli e fai delle sparate del cazzo che mostrano quanto tu sia sciocchino!

TUTTE le cerimonie sono "Stupide ed Inutili" per chi la pensa diversamente, ed il fatto che tu ne accusi SOLO la Chiesa, assolve lei e condanna te come partigiano in mala fede!

E TALE E QUALE per le innumerevoli rapine legalizzate, dal Canone RAI alle "addizionali" sui carburanti eccetera... Se nomini "solo" l'8/°° e taci sul resto, fai perseguitato il vaticano ed orbo te stesso!

Possibile che non capisci delle cose così evidenti?

Non meravigliarti se poi, sinteticamente, ti chiamo stronzo!

Ovvio, no?
IO 17 settembre 2007 00:00
Gianni???
qualcuno ti obbliga a firmare l'8PM???
qualcuno ti obbliga a spese per inutili cerimonie? le scelte sono personali... i decido di dare quello che voglio alla Chiesa. Nessuno viene a casa mia con il fucile puntato.
tu sei il solito italiano cultura medio bassa che non sa cosa dire perchè non è in grado di formulare un pensiero proprio e si riempie la bocca di bla bla bla a vanvera!
Alex Bruno 17 settembre 2007 00:00
Caro Io, sono convinto adesso che ignorarti è un modo possibile per aiutarti ad uscire dalla tua idiozia, buona fortuna.

Per cortesia evitiamo di scadere negli insulti e negli attacchi personali e interveniamo quando abbiamo delle notizie certe.
Sto aspettando una tesi di un ricercatore universitario sulle imposizione fiscale e sull'effettiva mancanza di gettito per le agevolazioni fiscale alla Chiesa.

Non stiamo quà a discutere se la Chiesa Cattolica sia il solo problema dell'Italia (sicuramente c'è ne sono altri)ma siamo qui per mettere l'attenzione su un problema concreto, per adesso non ho ancora dei dati ma spero di averli presto.
Momo 17 settembre 2007 00:00
Il solito argomento trito e ritrito che qualcuno sente il bisogno di riproporre di tanto in tanto. Grande "anticazzate", l'unica boccata di ossigeno in una discussione simile; uno come "ghost" invece dovrebbe invece riavvolgere il nastro che ha in testa e mettere su "pause" dato che quella cassetta la conosciamo già tutti a memoria.
IO 17 settembre 2007 00:00
non essere anticlericate sparacazzate non vuol dire essere idiota... tu invece sei cerchi solo la verità che ti fa comodo... se non è essere idiota questo!

buona fortuna a te caaaaro... ne hai davvero bisogno
antianticlericale 17 settembre 2007 00:00
La tesi universitaria della minchia sul mancato gettito della chiesa grazie alle agevolazioni fiscali studierà anche quanto inferiore sarebbe il gettito fiscale italiano se la chiesa cattolica, e le bellezze che ha tutelato per migliaia di anni, non fossero Italiane?
La Croazia alcuni anni fa ha restituito un monastero benedettino alla Chiesa dopo 200 anni (era stato rubato al vaticano da Napoleone) secondo Voi perchè? Per fare un regalo alla chiesa o perchè la Croazia non poteva "mantenerlo"? Infatti dopo 200 anni di abbandono è ritornato ad essere un luogo che attira migliaia di turisti grazie al fatto che la Chiesa lo ha ristrutturato.
Ma potete provare a pensare quanto costa mantenere in piedi il "baraccone" che fa guadagnare tanti soldarelli a tutta "Roma bella der cupolone". Ma vi rendete conto delle cazzate che sparate? La Chiesa ha tutelato per migliaia di anni un patrimonio artistico inestimabile e lo ha praticamente donato all'Italia, tutto quello che è fuori da una Chiesa è stato puntualmente saccheggiato e si trova in musei francesi o inglesi o americani. Domandate ai greci che cazzatine sono rimaste a loro perchè non c'era un'istituzione forte che difendeva il patrimonio artistico greco che si trova in tutta Europa fuori che in Grecia. Non dico mica che è giusto essere cattolici, ma di fronte ad un servizio così enorme reso alla comunità italiana (ogni città ha una chiesa che contiene patrimoni artistici inestimanbili), servizio prettamente laico, parlare delle monetine della fontana di Trevi, costruita grazie alla Chiesa visto che l'ha pagata lei (mecenatismo), mi sembra veramente una cazzata. Una cosa così enorme viene ribattuta con le monetine di una fontana, soliti anticlericali da monetina che non siete altro. Ridicoli, se queste chiacchere da bar e da "radio serva" sono alla base del vostro anticlericalismo, la chiesa vivrà ancora per diverse centinai di migliaia di anni.
Ghost 17 settembre 2007 00:00
Caro Momo,grazie per il tuo consiglio.
Sai, non credevo di averlo già detto e triturato.
Comunque non credo di far male.
Poi il mio intervento non era rivolto a te ma a tutte quelle persone grette,stupide e mongoloidi,che non vogliono capire e si nascondono dietro un pelo che non oso specificare ma è proprio quello che pensi tu.
Dici bene tu,queste sono solo delle discussioni unutili e sterili,adesso dopo tanto tempo ho capito.
Al prossimo mio intervento prenderemo in considerazione il tuo valido argomento che hai proposto con garbo.
Devi capire che non siamo tutti alla tua altezza intellettiva e quindi partecipavo così tanto per dare un mio modesto contributo.
Infine concedimi di riportare un pensiero del grande scrittore Leonardo Sciascia " In questo mondo ci sono:uomini -mezzi uomini - uminicchi e.......quaquaraquà.
Ciao Momo,chi ha orecchie per intendere intenda!
Topesio 18 settembre 2007 00:00
Qui, se si cominciano a tirare fuori i meriti/demeriti e chissà che della Chiesa, non si finisce più e proprio per evitare questioni senza fine direi di stabilire una regola aurea: le tasse le devono pagare TUTTI!
Punto e basta.
L'INFORMATORE 18 settembre 2007 00:00
Ho l'impressione che in questa materia ci sia molta confusione e che nessuno abbia voglia davvero di spiegare come stanno le cose. E' vero che molte agevolazioni fatte alla Chiesa cattolica e alle altre confessioni religiose che hanno l'Intesa con lo Stato sono valide anche per circoli culturali e ricreativi, per associazioni del volontariato eccetera? Sì, è vero e bisognerebbe che qualcuno di buona volontà si impegnasse a seguire il filo rosso delle esenzioni dall'ICI o da altre tasse senza nessun tipo di occhiali.
Ho trovato per caso l'intervista a un commercialista fatta dall'Osservatore Toscano che è l'organo della curia di Firenze, e mi è sembrata interessante e precisa. Potrebbe servire come un punto di partenza per approfondire passo per passo i diversi temi trattati e chiarire una volta per tutte in che cosa consistono questi esoneri e chi ne beneficia oltre la chiesa cattolica.
L'articolo è recente (agosto o settembre 2007, ho tolto la prima parte che parla esclusivamente del comune di Firenze. Chi lo vuole leggere per intero
http://www.toscanaoggi.it/notizia_3.php?IDNotizia=8566&IDCategoria=206

NESSUN BUCO NELLE CASSE COMUNALI
di Claudio Turrini
A fine agosto la Commissione europea ha chiesto informazioni al governo italiano su «alcuni vantaggi fiscali» concessi alla Chiesa, senza peraltro aprire un’inchiesta formale. Tanto è bastato per far ripartire la polemica sui presunti «privilegi» alla Chiesa. Una campagna nella quale si è distinto il quotidiano «Repubblica» che in un’«inchiesta», pubblicata lo scorso 29 agosto, ha fatto un gran calderone tra esenzione Ici, riduzione Ires, taglio all’Irap per gli stipendi sui sacerdoti, Concordato, «otto per mille», sedi extraterritoriali della Santa Sede, esenzione Irpef per i dipendenti vaticani... Facendo passare l’idea che tutto dipenda dai «regali» della Finanziaria 2006 di Berlusconi e che certi regimi fiscali agevolati siano un’esclusiva della Chiesa cattolica. Ne parliamo con Marco Seracini, noto dottore commercialista fiorentino, esperto di questi temi per i quali scrive regolarmente su «Terzo settore», il mensile del «Sole24ore».

Dottor Seracini, il Comune di Firenze sostiene di rimetterci 600 mila euro all’anno, a causa dell’esenzione Ici agli enti ecclesiastici, introdotta da Berlusconi.

«Non direi proprio che per i Comuni ci sia un “lucro cessante” dal 2006, perché le esenzioni Ici risalgono al 1992, alla legge istitutiva del tributo. Gli interventi legislativi del 2005 e del 2006 sono mere norme “interpretative”. Quindi nulla è cambiato. Forse il Comune di Firenze intende dire che, se la legge fosse diversa, potrebbe incassare più Ici. Ma questo vale per qualsiasi tributo locale».

Per la sua esperienza di commercialista, ci sono enti ecclesiastici che fino al 2006 pagavano l’Ici e da allora hanno smesso di pagare?

«Assolutamente no. E anche prima del 2006 non mi risulta che ci fossero particolari contenziosi tra Comune di Firenze ed enti ecclesiastici per recupero di presunta evasione Ici».

Facciamo un passo indietro. Fino alla sentenza della Cassazione del 2004 cosa succedeva?

«Nessun ente non profit, compresi quelli ecclesiastici, pagava l’Ici sulle strutture dove svolgeva una delle attività previste (art. 7, D.Lgs. n. 504 del 1992), cioè: “assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. Nessuno pagava perché i due requisiti, quello soggettivo – di essere un ente non commerciale – e quello oggettivo – di svolgere realmente una di quelle attività – non ponevano dubbi interpretativi».

Poi però era arrivato il requisito della diretta gestione...

«Quasi tutti i Comuni introdussero l’ulteriore requisito, previsto dal Dl 446/1997, dell’uso diretto dell’immobile da parte del proprietario. Così, se l’ente nonprofit gestiva direttamente una scuola o una casa di riposo, non pagava l’Ici. Se lo dava in uso, in comodato o in affitto ad un altro soggetto – sia nonprofit che commerciale – su quello pagava l’Ici».

Infine nel 2004 la prima sentenza della Cassazione che dava torto ad un Istituto di suore contro il Comune dell’Aquila...

«Quella sentenza introdusse un ulteriore requisito, non previsto dalla legge, per poter godere dell’esenzione Ici: l’assenza di “attività commerciale”. Anzi, testualmente stabiliva che, se un’attività era “commerciale”, non poteva nemmeno essere considerata ricettiva, assistenziale o sanitaria e quindi permettere l’esenzione Ici. Secondo la normativa e la giurisprudenza tributaria, basta una specifica organizzazione perché una di queste attività sia commerciale. Ora il pretendere che, per poter godere dell’esenzione Ici, l’attività socialmente rilevante (ad esempio quella sanitaria o socio-assistenziale) debba essere svolta senza personale, strutture, mezzi ed organizzazione vuol dire semplicemente rendere impossibile l’esenzione».

Quali effetti pratici comportava questa sentenza?

«Si verificava una situazione di grande confusione: la legge del 1992 diceva una cosa, e l’ultima sentenza della Cassazione (perché prima ce ne erano state altre di segno opposto) ne diceva un’altra, lasciando tutto alla discrezionalità dei giudici e dei Comuni».

Così arrivò la «norma interpretativa» della Finanziaria 2006 (dl 203/05). Cosa diceva?

«Che il famoso art. 7, comma 1, lettera c, “si intende applicabile” – quindi era una norma interpretativa e non innovativa – a quelle attività previste “a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle stesse”. Chiariva cioè soltanto che il discorso del “commerciale” o “non commerciale” non c’entrava nulla, riconfermando il chiaro tenore letterale della legge e ristabilendo la situazione ante 2004».

Perché, allora, il governo Prodi, l’anno dopo, è intervenuto di nuovo, con il decreto Bersani?

«Non certo perché si sentiva il bisogno di chiarire una situazione già chiara. Probabilmente per una scelta politica, il che è del tutto legittimo. Quello che lascia perplessi è lo strumento usato. Se la volontà politica del legislatore è quella di dire a tutta una serie di soggetti o di attività svolte in un certo modo: “Non vogliamo più riconoscervi l’esenzione”, lo deve fare cambiando la legge o abrogandola, non con un’altra norma pseudo-interpretativa che stravolge il senso di una norma primaria. Per di più è stata introdotta una definizione ininterpretabile. Perché per il nostro ordinamento un’attività o è commerciale o non lo è. Questo creerà solo nuovo contenzioso di cui non si sentiva certo il bisogno».

Soprattutto per gli enti ecclesiastici...

«La particolarità degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti è che sono enti fiscalmente non commerciali. Questo per legge, per norma concordataria. Ma ancora prima per l’art. 7 della Costituzione. E non possono mai perdere questa qualifica. Mentre tutti gli altri enti non profit la perdono automaticamente se svolgono attività esclusivamente commerciale».

Ma allora un ente ecclesiastico può fare anche solo commercio?

«Qui si entra nel diritto canonico. Se un ente di religione e di culto non svolgesse più nessun tipo di attività di culto o di religione, l’autorità ecclesiastica preposta dovrebbe togliergli il riconoscimento canonico. Solo a quel punto anche per lo Stato perderebbe la qualifica di ente ecclesiastico».

Facciamo qualche esempio. Cosa è esente dall’Ici e cosa no?

«Se all’interno di un monastero, dove si svolge anche attività religiosa, viene aperto un albergo, gestito direttamente dall’ente ecclesiastico, questo non paga l’Ici. Come del resto non paga l’Ici per i campi da tennis o per quello da calcetto l’ente non profit “laico” che ne sia proprietario e li gestisca direttamente. Invece, se una parrocchia proprietaria di impianti sportivi li dà in gestione ad un altro soggetto, sia anche non profit, o al circolo Acli o Anspi, allora paga l’Ici».

Ma l’esenzione scatta solo per le parti adibite a quelle attività o per tutto l’immobile?

«Solo per quelle riconducibili chiaramente ad una delle attività esenti. Ho l’esperienza di una Rsa, che ho difeso professionalmente, dove il giudice tributario ha mandato la Guardia di Finanza con il metro e le piantine a misurare stanza per stanza e dire “questo sì, questo no”. I locali della Rsa per le fisioterapie sono esenti, gli uffici amministrativi pagano l’Ici».

Di quali altre agevolazioni fiscali godono gli enti ecclesiastici?

«Ad esempio l’Ires (Imposta sul reddito delle società), che viene applicata al 50% dell’aliquota ordinaria (che oggi è al 33%, quindi pagano il 16,5%). Ma anche questo non riguarda solo gli enti ecclesiastici. Ne godono tutti i soggetti che svolgono attività di beneficienza e istruzione e anche, ad esempio molte Fondazioni culturali. Temo che questo sarà il prossimo fronte. Alcune forze politiche hanno già cominciato a dire: “Perché la Chiesa deve pagare l’Ires al 50%?” E c’è anche una risoluzione aberrante dell’Agenzia delle Entrate del 2005, che introduce anche qui il requisito dell’attività non commerciale».

Secondo dati del ministero dell’Economia, gli enti ecclesiastici esenti dall’Ici sono solo il 4% del totale degli esenti. A parte scuole, Asl, ospedali, sedi di enti locali, chi gode di questo favore?

«Come dicevamo, tutto il non profit che svolga direttamente quelle attività esenti, come la Croce Rossa o le associazioni sportive. Tra questi anche molte Fondazioni, comprese quelle bancarie. Non bisogna dimenticare poi che la legge prevede anche altre facilitazioni. I palazzi storici, ad esempio, da chiunque posseduti, godono di una forte riduzione dell’Ici».

Cosa ne pensa del ricorso all’Unione europea, per turbativa della concorrenza?

«Per i luoghi di culto, non si capisce quale concorrenza economica venga alterata, dato che l’esenzione vale per tutte le forme di culto riconosciute dallo Stato. Per il resto, se c’è turbativa del mercato, è perché ci sono agevolazioni per una categoria di enti (quelli fiscalmente non commerciali) ben più ampia di quegli ecclesiastici, che sono solo una parte. In altri termini, non si capisce perché l’esenzione Ici per il non profit “laico” vada bene e per quello cattolico debba dare scandalo. Lo stesso dicasi per la riduzione dell’Ires al 50%, di cui la grande maggioranza dei beneficiari sono enti diversi da quelli ecclesiastici».




L'Istituto Diocesano di Firenze: «È tutto come prima: ogni anno paghiamo un milione di euro in tasse»
«La tanto contestata legge sull’Ici del 2006 non ha cambiato niente, per la Chiesa fiorentina: gli immobili per cui si pagava l’Ici prima si continua a pagare adesso, e gli immobili che adesso sono esenti lo erano già prima». Carlo Sarri, coordinatore amministrativo dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero, risponde così indirettamente all’assessore al Bilancio del Comune di Firenze, Tea Albini, secondo cui il Comune di Firenze avrebbe perso, con la nuova legge, 600 mila euro di entrate. «L’Arcidiocesi di Firenze – afferma Sarri – paga oltre un milione di euro l’anno fra tasse e imposte varie: non possiamo certo dire di sentirci privilegiati». In particolare, gli immobili che facevano parte dei «benefici parrocchiali» e che ora sono amministrati dall’Istituto Diocesano, pagano regolarmente l’Ici proprio come le abitazioni private; stesso discorso vale per le strutture usate per scopi alberghieri o date in affitto. Sono esenti invece gli edifici di culto (chiese e cappelle) e gli immobili usati per scopi sociali, caritativi, pastorali: i locali dove viene fatto il catechismo, gli oratori, le mense Caritas, tanto per fare alcuni esempi. «I casi possono essere tanti – afferma Sarri – e per ognuno andrebbe fatto un discorso a parte; quello che possiamo dire è che la Chiesa fiorentina non gode di un trattamento diverso da quello di altre confessioni religiose, associazioni di volontariato, società sportive e altri enti che fanno attività socialmente utili».




La scheda

La norma del 1992
L'Ici (imposta comunale sugli immobili) fu istituita nel 1992 con il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504. All’articolo 7, comma 1, lettera i, si dice che «sono esenti dall’imposta: […] i) gli immobili […] destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’art. 16, lett. a), L. 20 maggio 1985, n. 222». Queste ultime sono le attività di religione e di culto degli «enti costituiti o approvati dall’autorità ecclesiastica, aventi sede in Italia, i quali abbiano fine di religione o di culto». Per usufruire dell’agevolazione devono ricorrere contemporaneamente due requisiti: che il fabbricato sia utilizzato da un ente non commerciale e che venga destinato esclusivamente allo svolgimento di una delle attività elencate. Il dl 446/1997 ha dato potestà ai Comuni di introdurre ulteriori requisiti per le esenzioni: tra i quali la gestione diretta delle attività da parte dell’ente proprietario.



Chi non paga l'Ici

Proprietà di Stato e Regioni. Immobili destinati esclusivamente all’uso istituzionale posseduti dallo Stato, dalle Regioni, dalle Provincie, dagli Enti Locali, dalle Comunità montane, dai Consorzi tra gli enti precedenti, dalle Aziende sanitarie locali, dalle Istituzioni sanitarie pubbliche autonome, dalle Camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura;

Ferrovie, ponti, fiere, torri dell’orologio e fortificazioni. Fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9 (E/1: stazioni per servizi di trasporto terrestri, marittimi, aerei, metropolitane, ferrovie, impianti di risalita in genere; E/2: ponti comunali e provinciali soggetti a pedaggio; E/3: Costruzioni e fabbricati per speciali esigenze pubbliche; E/4: Recinti chiusi per mercati, fiere, posteggio bestiame e simili; E/5: fabbricati costituenti fortificazioni e loro dipendenze; E/6: fari, semafori, torri per rendere l’uso dell’orologio; E/7 - E/8: fabbricati destinati all’esercizio pubblico del culto; E/9: altri fabbricati non compresi nelle precedenti categorie del gruppo E;

Musei, biblioteche, archivi. I fabbricati con destinazione a usi culturali esenti dall’irpef e irpeg come musei, biblioteche, archivi, ecc.;

Esercizio del culto. I fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto e loro pertinenze, quelli di proprietà della Santa Sede;

Stati esteri e organizzazioni internazionali
I fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;

Edifici inagibili o inabitabili. I fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e recuperati per attività assistenziali limitatamente al periodo in cui sono adibiti direttamente allo svolgimento delle attività predette;

Terreni agricoli in montagna o in collina. I terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15 della Legge 27 dicembre 1977, n. 984;

Attività sanitarie, didattiche e ricreative. Gli immobili utilizzati da enti non commerciali e destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive.




La sentenza del 2004
L'8 marzo 2004, con sentenza n. 4645, la Sezione tributaria civile della Cassazione, esaminando il ricorso di un istituto religioso (Suore Zelatrici Sacro Cuore Ferrari) contro il Comune dell’Aquila, riaffermava che per avere diritto all’esenzione occorrono i due requisiti (essere un ente non commerciale e svolgere nell’immobile una delle attività elencate) ma ne aggiunge un terzo: che le attività siano svolte in forma non commerciale. La sentenza apriva così la strada a possibili contenziosi tra enti fino ad allora esenti e Comuni.

Il decreto Lunardi
Durante l’estate 2005 la maggioranza di centrodestra cerca di approvare una norma «interpretativa» che riporti la situazione a prima della sentenza 2004. La norma viene inserita all’art. 6 del dl 17 agosto 2005, n. 163 («Misure urgenti in materia di infrastrutture»). Questo il testo: «L’esenzione prevista dall’articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto legislativo 30 dicembre 2002, n. 504, e successive modificazioni, si intende applicabile anche nei casi di immobili utilizzati per le attività di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura di cui all’articolo 16, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio 1985, n. 222, pur se svolte in forma commerciale se connesse a finalità di religione o di culto». Formulazione molto discutibile, sia perché introduceva una condizione che non spetta allo Stato verificare (se un’attività è connessa o meno alle finalità di culto o di religione), sia perché riguardava non tutti gli enti noprofit, ma solo quelli della Chiesa cattolica. Fortunatamente il decreto decadde per mancata conversione in legge.

La Finanziaria Berlusconi
In sede di approvazione della Finanziaria 2006, la maggioranza di centrodestra approvò in via definitiva il 30 novembre 2005, il dl 203/05 contenente all’articolo 7 comma 2bis, una «interpretazione autentica» della legge del 1992. Questo il testo: «L’esenzione disposta dall’articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, si intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle stesse». La legge Finanziaria stabiliva poi che in ogni caso non sarebbero stati possibili rimborsi per versamenti Ici effettuati prima del 3 dicembre 2005.

Il decreto Bersani
Nonostante non ci fosse più l’urgenza di una norma «interpretativa», nell’estate 2006 la nuova maggioranza di centrosinistra volle intervenire di nuovo con il D.L. 223/2006 convertito con modificazione nella legge 248 del 4 agosto 2006 (conosciuta come «decreto Bersani») con questo testo: «L’esenzione disposta dall’articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, si intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera che non abbiano esclusivamente natura commerciale». Pur modificando la norma interpretativa dell’anno prima, questo nuovo testo non ha avuto finora conseguenze pratiche perché è di difficile (se non impossibile) interpretazione e applicazione.

Il ricorso alla Ue
Alla fine di agosto 2007, il portavoce della commissaria europea alla concorrenza Neelie Kroes, ha fatto sapere che la Commissione ha chiesto al nostro governo «informazioni supplementari» su «certi vantaggi fiscali delle Chiese italiane». L’iniziativa Ue fa seguito all’esposto presentato nel febbraio 2006, dal radicale Maurizio Turco, oggi deputato della Rosa nel pugno, dopo la Finanziaria 2006. In questo è un atto dovuto che si può chiudere anche senza aprire una procedura di infrazione delle norme comunitarie.



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