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Rino 13 settembre 2007 00:00
a parte le raccomandazioni su cui concordo pienamente, voglio fare presente che ho aiutato un paio di amici a preparare la parte di matematica e fisica di tali test e devo dire che ho riscontrato più di una volta la presenza di domande alquanto "ambigue" e prive di ipotesi di partenza.

Mi chiedo sinceramente chi prepari questi test che, oltre ad essere troppo difficili per un ragazzo appena uscito dalle superiori, sono spesso sbagliati!

xxx 13 settembre 2007 00:00
i soliti terroni... mafiosi
Reset 15 settembre 2007 00:00
Personalmente ritengo i quiz una grande perdita di tempo e di denaro, per i contribuenti, ovviamente.
Non vedo alcuna attinenza fra i contenuti dei quiz medesimi e le specialità universitarie che il candidato vuole intraprendere. Per la Medicina, per esempio, non vedo alcuna attinenza con operazioni matematiche astruse, con artifizi di logica, con quiz di cultura generale che un buon medico può anche ignorare completamente (tipo conoscere laghi o fiumi d'Italia tanto da non cadere in trabocchetti o, per la Storia, battaglie, leggi, personaggi ecc.ecc.). Si può essere un ottimo medico senza conoscere le equazioni di terzo grado o la fisica dei quanti. Del resto, per determinate specializzazioni, saranno poi, debitamente, rispolverate, le cognizioni di base necessarie all'avanzamento degli studi medesimi.
Sarei, invece, per la pubblicizzazione di due o tre volumi differenti per ogni disciplina universitaria, da ditribuire gratuitamente o dietro pagamento di un prezzo "politico" da parte del Ministero dell'Uiversità a quegli alunni delle Scuole Superiori che avessero resa nota la propria volontà di continuare gli studi a livello universitario, sui quali, poi, estrapolare 2000 o 3000 quiz a risposta mutipla. In questo modo si otterrebbe da subito uno screening di massa, dal momento che:
a) chi non vuole accedere all'Università, lo dichiara già durante il primo o al massimo al secondo anno di scuola superiore, consentendo già di prevedere quanti candidati vi saranno alle prove di ammissione ai corsi universitari
b) chi non ha voglia di impegnarsi negli studi, tralascia volontariamente il contenuto dei testi
c) chi vuole intraprendere una disciplina universitari, riceve davvero qualche infarinatura sul contenuto degli studi cui si applicherà in futuro
d) vi saranno finalmente quiz finalizzati alla disciplina di riferimento e non quiz che con la stessa disciplina non hanno assolutamente nulla a che fare.
Vorrei che il ministro leggesse questa mail...se non altro per riflettere sulla assoluta mancanza di razocinio che pervade il test di ammissione così com'è concepito oggi; è questo, infatti, che spinge i giovani a trovare forme di illegalità per raggiungere ciò che si desidera, talvolta, ardentemente e con animo sincero.
Lucio Musto 15 settembre 2007 00:00
I quiz

I test attitudinali tramite formulari originariamente, (mi riferisco ai primi anni sessanta, quando io cercavo lavoro), avevano una funzione diversa, e ben più impegnativa di quella di indagine nozionistica che mi pare abbiano assunto nel tempo.

Preparati da psicologi studiosi del ramo, tendevano a valutare “l’attitudine” (donde il nome) dell’esaminando a fare un certo lavoro.
Cioè a dire, che si cercava di selezionare persone particolarmente dotate di prontezza di riflessi, o capacità di coordinazione, o fantasia, o elasticità mentale, attitudine al calcolo, tenuta nella concentrazione, abilità di confronto, memoria visiva, inclinazione all’ordine e così via a seconda del tipo di impegno tipico dell’attività che si andava ad intraprendere

Una, o più caratteristiche intellettive, insomma. L’addestramento sarebbe venuto poi.

I test non contenevano quindi domande di cultura o di conoscenze particolari, dove la banale risposta è “lo so si/no”, ma che altra indicazione non può fornire.
Il concetto anzi era proprio opposto: scoprire il candidato “come se la cavi” di fronte a problemi originali, che non ha mai visto e che pure presentino comunque una soluzione raggiungibile da chiunque. Ma con quale rapidità?... e con quale efficacia?... o con quanta precisione?...
Questo era l’elemento discriminatorio fra i partecipanti. Tante domande, ad ognuna delle quali chiunque avrebbe saputo dar risposta, ma tanto affollate ed affastellate nel breve tempo disponibile da rendere comunque impossibile una risposta esaustiva.

Dall’esame delle sezioni della prova più felicemente risolte, e dalla percentuale delle risposte esatte, sbagliate, o meglio approssimate (sì, contavano anche queste!) l’esaminatore riusciva a tratteggiare un profilo “attitudinale” dell’esaminato.

Questo in origine. Ma poi si sa, noi ragioniamo all’italiana, e come al solito:
“…Di musica, di medico, di cuoco, ognuno crede di saperne un poco!” , ed in centomila si sono improvvisati esperti, si inventati i propri test personalizzati e:
“…Tutto il tuo Karma in 33 semplici risposte!...”, oppure, come sentiamo lamentare, un medico per essere davvero competente deve avere a mente quale animale “zinzilua” e quale “garrisce” (non vi smattite, è sempre la rondine! NdA).

Non direi quindi a priori che il principio del test sia da buttar via, ma piuttosto che i questionari sono fatti… “a gagnoral di cane!”


Lucio Musto 15 settembre 2007
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