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Lucio Musto 19 settembre 2007 00:00
Amnesty e l’aborto

Non voglio entrare nella polemica Amnesty-Bagnasco; la cosa non mi riguarda, e non avrei nemmeno competenza e sufficienti informazioni per farlo.

Voglio qui solo manifestare alcune irriguardose manchevolezze che mi turbano nella lettera qui riportata dall’amico “L’INFORMATORE”.

A quanto leggo, il presidente di Amnesty International Italia è particolarmente sensibile, scandalizzato e disgustato dei trattamenti per noi indegni cui sono sottoposte le donne di paesi lontani, affatto dissimili dal nostro per cultura. tradizioni e storia.

Sicuramente tanta indignazione è condivisibile da tutti noi, presupponendo che i “nostri” principi morali, le “nostre” regole sociali “attuali” siano il modello assoluto e di universale giustezza da applicare rigidamente in ogni dove al mondo.

Questo io lo comprendo perfettamente!... dal momento che sono qui, oggi, vivo, e sono in Italia.
Perché occorrerebbe rilevare, anzitutto, che questi nostri indefettibili principi di morale e libertà, cioè quelli di oggi, sono ben diversi da quelli riconosciuti da noi “indiscutibili” solo cinquant’anni, e forse non saranno più attuali fra pochino…

Ma non c’è da dire! E’ ovvio che noi giudichiamo col nostro metro e la nostra legge. Ed invasori ideologici di altre genti, andiamo ad imporre il nostro pensiero ed il nostro sentire tal quale gli Unni imponevano il loro ferro ed il giogo…. Ogni mondo è paese e di questo non c’è da meravigliarsi.

Ma “al di là” di questa incivile comprensione c’è altro da osservare.

Nella lettera riportata non c’è una sola frase di incoraggiamento o di auspicio che il “mondo civile” si attivi a prevenzione della violenza, all’educazione “civile” di quelle “comunità di origine” tanto disamorevoli verso le loro donne, nessun anatema contro gli stupratori e i violenti, contro quel “Diritto di saccheggio e di stupro” da così poco tempo eliminato dai regolamenti militari delle truppe “Oltremare” dei nostri “popoli evoluti”!...

Nossignori!... la caritatevole premiata Associazione si prende cura solo delle vittime, delle donne offese ed umiliate, umiliate, allontanate, picchiate… e talora uccise.
Impotente contro i cattivoni, lagrima con le poverine. E giustamente. Nessuno può fare tutto, e la fettina di azione che (sempre secondo quanto si legge nella lettera!...) Amnesty si è accollata è quella del “dopo-violenza”.

E cosa propone, come rimedio?... una violenza ancora più grave, ancora più atroce ed iniqua dello stupro. L’omicidio. La strage degli innocenti!

Ed ecco che di nuovo, sotto le vesti immacolate del nobile fine della difesa della giustizia e della dignità si scoprono le turpitudini del delitto e del dispregio della vita.
Per vendicare una faccia distruggo la vita.

Amnesty International (sempre secondo quanto si legge nella lettera…, non equivochiamo!) non “auspicherebbe”, non “chiede che una donna violentata abortisca” (per forza?... e ci mancherebbe!), ma si batte perché all’occorrenza la si aiuti al meglio!...
a fare che?... ad uccidere il figlio!

Amnesty International auspica una solidarietà da parte di tutti quelli (“due milioni di soci”, viene precisato) che hanno voce, e di tutti quegli altri che al coro vorranno unirsi e strillare, ma Amnesty International non ha una sola parola per quelli che non hanno voce, e che muoiono ammazzati, ma silenziosamente ed asetticamente nelle stanzette bianche dei consultori e nelle medicherie, pagando con la propria vita il peccato di altri.

Non una parola, non una proposta, non una lacrima, non un rammarico (sempre per come si legge nella lettera, occorre ripeterlo?)

Loro non possono urlare, e quindi non contano. L’importante è che quelle stanzette siano pulite!

Amnesty?... international?… il termine straniero impone una sbirciatina al dizionario… si, si!... dice proprio come avevo pensato: amnistia…, clemenza…, perdono… e quel “international” starà ad indicare che è una associazione diffusa in più parti del mondo….

Ma amnistia, clemenza e perdono per chi?... certamente non per tutti!... solo per alcuni, alcune categorie… tipologie di persone…
Come dire?... per gli affiliati!...

La solita loggia, insomma, la solita consorteria!... e tanto ci voleva a capirlo?


Lucio Musto 19 settembre 2007 parole 635
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Reset 20 settembre 2007 00:00
Concordo in pieno con Musto.
E' troppo facile e scontato cavalcare la tigre della poverina stuprata, quando non si ha il coraggio o la volontà di fare in modo che ciò non accada. Mi si dirà: questo non possono farlo!
Bene. Oltre che a Bagnasco, A.I. dovrebbe inviare una richiesta di intervento anche all'ONU per fermare queste turpitudini o interferire fattivamente con l'educazione dei bambini di questi Paesi, di queste aree geografiche, affinchè si rendano conto dell'importanza della vita umana, invece che imbracciare il fucile a 10 anni.
Come sempre: ciò che è più facile, più semplice è sempre da preferire. Se non altro perchè fa più notizia.
Topesio 20 settembre 2007 00:00
Ah, dunque secondo voi Amnesty fino ad ora ha fatto solo "notizia"?
MAH...
L'Informatore 20 settembre 2007 00:00
PER RESET.
Prima di dire sciocchezze frutto di puro pregiudizio sul presunto non impegno di Amnesty a favore dei bambini soldato vai qui:
http://www.amnesty.it/ricerca/index.html?q=bambini+soldato&ricerca=0
Come antipato del lungo elenco di articoli, appelli e denunce che A.I. ha prodotto sull'argomento ti posto il seguente. Buona lettura.
I BAMBINI SOLDATO
Il fenomeno


Sono almeno 300.000 i bambini e i ragazzi che stanno ora combattendo in una delle tante guerre che insanguinano il mondo. Centinaia di migliaia sono invece quelli che potrebbero, in ogni momento, essere arruolati - non sempre volontariamente - negli eserciti regolari o nelle file di qualche gruppo armato. La maggior parte di questi soldati bambini ha tra i 14 e i 18 anni, ma numerosi sono quelli di età inferiore (10 - 13 anni) e vi sono testimonianze di reclutamenti di bambini ancora più giovani. L’aumento di questo fenomeno ha varie cause. Le armi leggere che vengono utilizzate sono facilmente trasportabili e utilizzabili anche da bambini, dopo soli pochi giorni di addestramento. I ragazzi inoltre si assoggettano più facilmente degli adulti alla disciplina militare, non pretendono paghe, difficilmente disertano, e sono facilmente sacrificabili.

L’arruolamento

Alcuni minori si arruolano “volontariamente” per sopravvivere, in paesi devastati economicamente dai continui conflitti o proteggersi dalle violenze oppure per il desiderio di vendicarele atrocità perpetrate contro la propria famiglia o comunità. Sono tuttavia in aumento i casi di minori rapiti e costretti all’arruolamento con violenze fisiche e psicologiche. In Uganda del nord, i ragazzi rapiti dall’LRA (Esercito di liberazione del Signore), un gruppo armato con basi nel sud del Sudan, subito dopo il rapimento vengono “iniziati” con la partecipazione forzata ad un’azione violenta - l’uccisione di un familiare o un altro bambino colpevole di aver tentato la fuga o di disobbedienza. Questo atto, oltre a terrorizzare i ragazzi, fa superare il tabù dell’omicidio e crea sensi di colpa che legano psicologicamente i ragazzi al gruppo armato.

“..un ragazzo cercò di scappare [dai ribelli], ma lo presero.... Le sue mani erano legate e loro ci chiesero di ucciderlo. Mi sentii male. Lo conoscevo da prima. Venivamo dallo stesso villaggio. Rifiutai di ucciderlo e mi dissero che mi a-vrebbero sparato. Mi puntarono contro un fucile, così dovetti farlo. IL ragazzo mi chiese: “Perché lo fai?”. Risposi che non avevo scelta. Dopo che lo uccidemmo, ci fecero bagnare le braccia nel suo sangue. Dissero che dovevamo farlo, così non avremmo più tentato di scappare. Ancora sogno quel ragazzo del mio villaggio che ho ucciso. Lo vedo nei miei sogni e lui mi parla e dice che l’ho ucciso per niente. E io piango” Susan, 16 anni, rapita dall’LRA, intervista dell’Human Right Watch, maggio 1997

Il 40% dei bambini soldato è costituito da ragazze e bambine. Le bambine vengono rapite a 7, 8 anni e in genere sono impiegate come sguattere, costrette a cucinare, a raccogliere legna e acqua per i guerriglieri. Una volta raggiunta la pubertà, sono costrette a prestazioni sessuali - a volte una ragazza deve ‘soddisfare’ più soldati della base - e di frequente contraggono malattie a trasmissione sessuale e l’AIDS.

La vita militare

I bambini vengono trattati spesso con brutalità e le punizioni per eventuali errori sono molto severe. Il tentativo di fuga viene punito con la prigione se non con esecuzioni sommarie. Oltre al rischio ovvio di morire od essere feriti in modo grave durante i combattimenti, la fase di crescita rende i bambini particolarmente vulnerabili ai rigori della vita militare. Le loro schiene e spalle possono deformarsi per il peso delle armi. Il poco conto in cui sono tenuti fa si che siano gli ultimi beneficiari delle scarse risorse ali-mentari per cui spesso sono malnutriti e a causa delle pessime condizioni igieniche, soffrono di infezioni respiratorie, cutanee, alimentari. Sono inoltre frequenti malattie sessuali e AIDS.

Conseguenze

Le malattie fisiche non sono l’unica e più grave conseguenza dell’arruolamento. Tutti i bambini soldato porteranno nella loro vita ferite psicologiche difficili da rimarginare. L’essere stati testimoni, o l’aver essi stessi commesso atrocità, avrà serie conseguenze non solo nella loro esistenza (incubi ricorrenti, incapacità di riadattamento ecc.) ma nell’intero tessuto sociale in cui essi stessi sono inseriti. La maggior parte di quelli che sopravvivono alla guerra e tornano nel loro ambiente naturale evidenziano enormi difficoltà ad inserirsi nella vita di famiglia, di relazioni, nal riprendere il lavoro o lo studio e solo dopo lunghe terapie riabilitative riescono a ritrovare il loro equilibrio. Infatti l’impiego delle armi, a volte per anni, fa nascere un’abitudine all’abbruttimento e a misurarsi solo con rapporti di forza che condizionano il resto della vita. L’uso dei bambini soldato ha ripercussioni anche negli altri minori. Se infatti i ragazzi possono usare le armi od essere utilizzati come spie, tutti i bambini verranno guardati con sospetto. Si rischia così che altri ragazzi vengano uccisi, imprigionati, interrogati solo per paura di un loro coinvolgimento con gruppi armati o con l’esercito.


Legislazione internazionale

Il Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti del fanciullo (maggio del 2000) vieta che i minori di 18 anni possano essere soggetti a leva obbligatoria e partecipare ai conflitti sia negli eserciti sia nei gruppi di opposizione armata. E’ permesso però l’arruolamento volontario ai minori di 18 anni. Gli Stati, all’atto della ratifica del Protocollo, devono comunicare l’età minima per la leva volontaria (16-17 anni). Il protocollo è entrato in vigore nel febbraio 2002 ed è stato ratificato da 114 Stati. La partecipazione ai conflitti è vietata anche dalla Convenzione Ilo sulla proibizione e l’immediata eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile (giugno 1999).

A parte ogni altra considerazione di natura umanitaria, l’uso dei bambino soldato non dovrebbe essere ammesso perché:  Le leggi nazionali di un gran numero di paesi stabiliscono a 18 anni l’età legale per il voto, permettere a ragazzi più giovani di combattere crea un paradosso: troppo giovani per votare e quindi decidere delle vita politica del paese, ma non troppo giovani per uccidere  La Convenzione sui diritti dell’infanzia definisce minore chiunque abbia meno 18 anni e quindi indiretta-mente fissa a 18 anni l’età di passaggio alla maturità  L’uso dei bambini soldato può essere considerato lavoro minorile illegale a causa della natura pericolosa di questa professione. I trattati internazionali fissano a 18 anni l’età per lavori a rischio e pericolosi.

La conferenza di Parigi

Il 5-6 febbraio 2007 si è tenuta a Parigi la conferenza “Liberate i bambini dalla guerra” a cui hanno partecipato i rappre-sentanti di 58 paesi (ministri e rappre-sentanti di ONG e OIG). Il risultato del loro lavoro sono stati due documenti con linee guida legali ed operative per proteggere i minori dall’arruolamento e l’utilizzo nei conflitti, per il loro rilascio e per un efficace reintegro nella società.

A parte ogni altra considerazione di natura umanitaria, l’uso dei bambino soldato non dovrebbe essere ammesso perché:

Le leggi nazionali di un gran numero di paesi stabiliscono a 18 anni l’età legale per il voto, permettere a ragazzi più giovani di combattere crea un paradosso: troppo giovani per votare e quindi decidere delle vita politica del paese, ma non troppo giovani per uccidere

La normativa internazionale (Convenzione sui diritti del fanciullo) definisce minore chiunque abbia meno 18 anni e quindi indirettamente fissa a 18 anni l’età di passaggio alla maturità

L’uso dei bambini soldato può essere considerato lavoro minorile illegale a causa della natura pericolosa di questa professione. I trattati internazionali fissano a 18 anni l’età per lavori a rischio e pericolosi.

Amnesty International aderisce, a livello internazionale, alla Coalizione per fermare l'uso dei bambini soldato. La coalizione si è prefissata lo scopo di fare una pressione sui governi per far ratificare il Protocollo Opzionale e perché decidano di non arruolare mi-norenni anche se volontari

Paesi in cui combattevano bambini e bambine soldato nel 2004


Africa: Angola Burundi
Chad Costa d'Avorio Guinea
Liberia Repubblica Centrafricana Rep. del Congo
Rep. Dem. Congo Ruanda Sierra Leone
Americhe: Colombia
Europa: CSI
Asia: Afghanistan Filippine
India Indonesia Iran
Israele Myanmar Nepal
Sri Lanka







© Amnesty International - Sezione Italiana - http://www.amnesty.it
per maggiori informazioni: [email protected]



De pravato 20 settembre 2007 00:00
Zitti tutti!!!!! è intervenuto Toppo!....

Cazzo!... ma non ha capito niente?...


Mbeh?...
De pravato 20 settembre 2007 00:00
L'INFORMATORE, ci hai ragione, per quello che dici nella tua replica, ma mi insegni un'altra cosa?

Quanta parte della popolazione mondiale per voce dei suoi governanti (NON quanti STATI inclusi S.Marino e Andorra) aderisce alla convenzione sui diritti del fanciullo?... perché sai, i bambini sono persone e non Stati....

sennò stiamo a pigliarci per il culo... come al solito col balletto delle cifre!

Perché a prenderlo nel culo non sono solo i bambini soldato... CHE FANNO PIU' SCENA, ma anche quelli che lavorano quindici ore al giorno in una cantina puzzolente... E CHE NESSUNO VEDE!

Ed allora fai l'analisi dei posti dove ci sono bambini schiavi... anche senza fucile. Ti aiuto:

Milano,
...
...
...
...

ti ho già lasciato i puntini da riempire!
Topesio 21 settembre 2007 00:00
Saimo alle solite: invece di prendersela con le tante merde che infestano il mondo e fanno tanto (nel senso del danno), i soliti dementi del forum se la prendono con Amnesty perché non fa abbastanza!
Assolutamente deprimente...
L'INFORMATORE 21 settembre 2007 00:00
Hai ragione Topesio. Fedele al nome che ho scelto, segnalo il sito italiano di Amnesty International e prego il pravo, pardon, bravo De-pravato e tutti quelli che per ora hanno preferito scagliarsi contro chi fa qualcosa di concreto come Amnesty di avere l'intelligenza, prima di sparare sciocchezze, di andare a verificare coi loro occhi e menti sugli scopi e le attività di questa associazione:
http://www.amnesty.it/home/index.html
Se vogliono possono anche firmare qualche suo appello e unirsi alla schiera di chi dimostra anche in piccolo di avere a cuore la vita e la libertà concreta di tanta gente.
DE pravato 21 settembre 2007 00:00
E stavolta, parlando di merde, chi hai ragione Toppo!...

Ma non ci sperare!... chi vuoi che ti cachi e se la prenda con te?...

Tu non vali lo scracco che ti si potrebbe lanciare!
Topesio 21 settembre 2007 00:00
E' inutile fare i simpaticoni per coprire le propie cazzate: siete dei dementi e chiunque sappia leggere e far di conto lo può capire.
Pro Lucio Musto 24 settembre 2007 00:00
si, l'INFORMATORE,

Aiutare tanta gente ammazzandone altrettanta.
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