dulfin
02 novembre 2007 00:00
carissimo out out ironizzi perchè vuoi evitare la diffamazione di un'autorità costituita ( vedi le nuove raccomandazioni-informazioni del forum ) o perchè per abitudine scarichi politicamente i problemi sul governo di turno...? o forse sei un addetto aduc e quindi devi per forza inventarti qualche cosa...
se ti è possibile fammi sapere ciao
outout
02 novembre 2007 00:00
x dulfin
Autore:
Data: 2 Novembre 2007
Non e' stato il governo Berlusconi, ma il governo Prodi ad aprire le porte agli immigrati rumeni.
Il vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini respinge al mittente le accuse venute in questi giorni dalla maggioranza. Al tempo stesso avverte che "l'equazione rumeni uguali a criminali e' da respingere" e che ne' "la Commissione europea ne' i governi nazionali possono identificare un altro paese membro come fattore di criminalita'".
In un'intervista ad un quotidiano, il commissario europeo responsabile della giustizia, sicurezza e liberta', puntualizza che "nel 2004, il governo Berlusconi decise una moratoria per i nuovi dieci stati membri sugli ingressi per lavoro subordinato".
"Una volta insediato, il governo Prodi ha deciso di non reiterarla, mentre per Romania e Bulgaria, - sono ancora le parole di Frattini - entrate il primo gennaio 2007, ha previsto una moratoria con deroghe per tutti i lavori svolti da rumeni, svuotando cosi' il provvedimento".
Frattini riconosce tuttavia che, nel dicembre 2006, "il governo rumeno prese un impegno con il governo italiano che prevedeva una maggiore collaborazione ed una vigilanza sui propri delinquenti. Impegno violato dai rumeni, mentre il governo italiano, ai primi segnali di violazione, non ha sollecitato la puntuale applicazione dell'accordo."
1 non sono addetto ADUC (?)
2 E OVVIO CHE STO IRONIZZANDO,( PIOVE GOVERNO LADRO)... mai sentito?
3 personalmente il professor PRODI (come uomo) mi e anche simpatico ma come politico NO!
PS SE QUELLA TRAGEDIA FOSSE ACCADUTA DURANTE IL GOVERNO BERLUSCONI..............
Passante
02 novembre 2007 00:00
anche dulfin ironizza per evitare la diffamazione?
altrimenti non si capisce la battuta sull'addetto aduc.
dulfin
03 novembre 2007 00:00
Grazie per la cortese risposta. Deduco che trattasi di questione politica nel senso che: "Non è stato il governo Berlusconi, ma il governo Prodi ad aprire le porte agli immigrati rumeni" io invece parto dalla premessa che la politica o meglio i politici non sono in grado di risolvere i problemi di una società così complessa come la nostra. Potranno avere le migliori intenzioni ma dal loro punto di vista tutto è in relazione e in funzione del consenso... Vi sono tante altre persone e tante altre attività umane che meritano di essere apprezzate e che concorrono al benessere della società. Così come vi sono tante forme di degrado umano...
out out
03 novembre 2007 00:00
da: dulfin
Data: 3 Novembre 2007
Grazie per la cortese risposta. Deduco che trattasi di questione politica nel senso che: "Non è stato il governo Berlusconi, ma il governo Prodi ad aprire le porte agli immigrati rumeni" io invece parto dalla premessa che la politica o meglio i politici non sono in grado di risolvere i problemi di una società così complessa come la nostra. Potranno avere le migliori intenzioni ma dal loro punto di vista tutto è in relazione e in funzione del consenso... Vi sono tante altre persone e tante altre attività umane che meritano di essere apprezzate e che concorrono al benessere della società. Così come vi sono tante forme di degrado umano...
te lo appoggio ( moralmente.... OVVIO )
totino
04 novembre 2007 00:00
la colpa e del popolo italiano che ha portato avanti questi politici che nel tempo ci stanno riducendo alla fame e all'esasperazione
dulfin
04 novembre 2007 00:00
x Passante:
Leggere o scrivere nei vari "forum" in rete, può essere istruttivo, piacevole, a volte edificante e divertente ma non si può mai sapere con esattezza chi vi sia dietro il "post" inviato. Da qui la naturale incertezza e diffidenza verso qualunque scritto. Chiunque può usare questo forum per scopi non sempre sinceri e veritieri. Certi nick e certe tematiche sono così assurde che "altra soluzione intuitiva" non posso avere se non quella di pensare a provocazioni demenziali... oppure provocazioni indotte proprio per "stanare" eventuali comportamenti demenziali. Cordialmente
Passante
04 novembre 2007 00:00
dulfin, tutto bello... ma se tu accusi qualcuno di voler "evitare" abilmente la diffamazione e poi fai lo stesso vuoi spiegarmi il motivo?
Insomma questa frase
"o forse sei un addetto aduc e quindi devi per forza inventarti qualche cosa..."
non mi sembra una gran bella trovata, soprattutto nei confronti dell'aduc. Sembra che gli "addetti" aduc non abbiano altro da fare che inventarsi qualcosa. Spero non sia questo il senso.
dulfin
05 novembre 2007 00:00
No, non era questo il senso. Lungi da me il voler accusare qualcuno. Era semplicemente per sapere, verificare, capire, comprendere... ciao
Isaia Kwick
05 novembre 2007 00:00
E' sbagliato dire che un rom ha ucciso una persona, come dire un italiano, un marocchino.....Le notizie cosi' date sono tendenziose, ogni persona e' responsabile di se stessa...
Isaia Kwick Zingaro ROM
Mah
07 novembre 2007 00:00
Se è stato un rom che dobbiamo dire, che è stato un australiano?
In Italia si da per scontato che un soggetto sia italiano, se non loi è viene specificato. Perchè cercare la polemica ad ogni costo?
Topesio
07 novembre 2007 00:00
Sì e gli asini volano!
In una società normale potremmo forse anche credere all'ingenua buona fede; di certo, per come vengono trattate le notizie oggi, quando accadono certi fatti la citazione della nazionalità non è fatta a caso.
Manic
07 novembre 2007 00:00
Il problema è che questi extracomunitari non li dovrebbero fare entrare in Italia.
annalisa
21 novembre 2007 00:00
via gli extracomunitari non abbiamo il lavoro per noi cosa li facciamo entrare a fare in italia?si sa ke l'unica cosa ke possono fare è delinquere e non ci bastano gia' i npstri delinquenti?Fuori dall'italia tutti gli extracomunitari quelli ke nn lavorano...
27 novembre 2007 00:00
prodi è un cesso ma con tuti i soldi che si frega dal governo manco se la fa una plastica?
L'INFORMATORE
27 novembre 2007 00:00
Le chiese di fronte alla violenza
di Rita Gay
Violenza: negli stadi e nelle case, per le strade e nelle scuole, dappertutto violenza. Che sia una macabra preparazione a veder emergere la violenza anche là dove non ce l’aspetteremmo mai, nelle chiese? Non dimentichiamoci infatti che le chiese sono formate da uomini e donne che vivono nelle case e per le strade, nelle scuole e negli stadi, uomini e donne che pronunciano giudizi, spesso caratterizzati da invocazioni di implacabile condanna, quindi anch’essi violenti.
Tutti sanno che «violenza genera violenza», che cioè l’opposizione diretta alla violenza risulta quasi ineluttabilmente essa stessa violenta: eppure tutti si comportano come se ignorassero questa verità. Pensiamo alle diffuse reazioni cui assistiamo di fronte a eventi di aggressione e sopruso, o a certi fatti criminosi particolarmente efferati. L’opposizione indignata a essi lascia emergere facilmente diffusi richiami all’opportunità della pena di morte o di misure poliziesche terrorizzanti. Non ci si accorge, allora, di fornire ulteriore appoggio al carattere violento della nostra convivenza «civile». In realtà scopriamo che anche quel rimedio pacifico, tante volte contrapposto all’uso della violenza, che è la ricerca di un dialogo teso a far emergere ragionevoli mediazioni, è diventato lontano e difficile come un’utopia. Non ne siamo capaci. Non sappiamo più dialogare: la violenza diffusa, condivisa, consumata come un cibo, ha trasformato il dialogo in un duello senza regole, in una sopraffazione reciproca. E allora, come pensare di poter educare i giovani a «rispettare la legalità»? Magari affidandone il compito alla scuola, che è in questo momento uno dei contesti più fragili e impotenti di cui disponiamo?
Non so se sia giusto domandarsi «che cosa potrebbero fare le chiese» a questo proposito: specialmente se per chiesa si intende la propria parrocchia di riferimento, e non quell’appartenenza invisibile ma universale dell’umanità alla creazione divina, in cui non possiamo fare a meno di credere. Io preferisco domandarmi se le nostre chiese non dovrebbero approfondire la loro riflessione su certe tematiche e certi aspetti della propria fede che a mio avviso non hanno mai trovato una vera ospitalità nel nostro modo di predicare e di meditare sulla Parola evangelica, se non come argomenti di passaggio, di abbellimento, ma non essenziali (specie quando sono costitutivi di altre fedi non cristiane). Personalmente ho scoperto la presenza di questi temi soltanto nella predicazione delle donne.
Per esempio (per restare nel nostro argomento) ho trovato in esse una visione più attenta e approfondita di ciò che fonda la comune appartenenza umana, con l’abbandono di una concezione dualistica che categorizza e separa male e bene, violenza e non-violenza, vittime e carnefici come se si trattasse di due mondi contrapposti, e non dello stesso unico mondo in cui Gesù ci ha chiamati tutti alla compassione. Una com-passione in cui noi già siamo situati, che lo sappiamo o no. Una compassione alla quale non badiamo, non riserviamo interesse, convinti come siamo che per tener testa alla violenza servano ben altre cose.
La compassione è al tempo stesso facilissima e incomprensibile. Ma non è mai una invenzione personale e unilaterale: è una «visione» che risulta dalla consapevolezza che, se noi siamo tutti legati gli uni agli altri, è proprio perché la nostra comune umanità è fragilità e patimento. La compassione esclude la dualità, la suddivisione degli individui in due categorie opposte. Ci sono a questo mondo molte diversità: persone colte e incolte, belle e brutte, ricche e povere… ma non ci sono persone che patiscono e persone che non patiscono, che soffrono e che non soffrono, che si emozionano e che non si emozionano. La nostra fragilità è una condizione unificante, che ci eguaglia tutti. E, se ne accettiamo la realtà, allora dobbiamo trarne le conclusioni, e la nostra etica può essere costretta a cambiare.
La catena della violenza, infatti, può legarci e penetrarci senza che quasi ce ne accorgiamo, si fa strada subdolamente e persino nei rapporti familiari più intimi. Soltanto il riconoscimento della nostra comune appartenenza umana, della nostra comune fragilità, è un sentimento unificante che può far nascere in noi l’amore di cui abbiamo bisogno tutti per sopravvivere: esso può trasformare la sofferenza in gioia, e, come dice Panikkar, persino la tragedia in festa. Forse ci viene richiesto «soltanto» questo.
Tratto da Riforma del 23 novembre 2007
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El Che
27 novembre 2007 00:00
C'è solo una cosa che gli Italiani sanno far meglio che lamentarsi: tornare a dar credito alle stesse persone di cui si sono lamentati fino al giorno prima, un caso che dovrebbe essere attentamente studiato dalla psichiatria sociale!...
Manic
27 novembre 2007 00:00
X El Che
Hai ragione, purtroppo in Italia ci sono molti corrotti della politica Es: alle primarie di Veltroni molti sono andati a votare dando 1 euro questo è l' esempio di come sono alcuni Italiani fortunatamente non tutti.
Se hai letto in alcune discussione sempre ho cercato di fare capire alla gente come stanno le cose, e cosa bisogna fare, invece appena dico come bisogna fare molti stanno zitti e cambiano discorso.