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Dizzy 04 novembre 2007 00:00
Ma quanti topic volete aprire con lo stesso argomento? E' vero, è un problema sconosciuto ai molti, ma non si può tempestare un forum! Parlatene in altri forum, oppure sarebbe decisamente più produttivo organizzare una manifestazione al riguardo, o magari anche una semplice attività di volantinaggio!
El Che 04 novembre 2007 00:00
Io ho un'idea: perché non preparare un banner da postare nei vari siti-blog personali, che rimandi a un altro sito dove tutta la faccenda sia spiegata per benino?...
Qualcuno che se ne intende, può farci sapere se ognuno è libero di prepararsi un mini-banner con un link per rinviare, per esempio, alla pagina di wikipedia che tratta l'argomento?...
dmonax 04 novembre 2007 00:00
http://www.altalex.com/index.php?idnot=37819



Violazioni costituzionali nell’esercizio della politica monetaria

di Solange Manfredi



Premessa. La sentenza 16751/2006 delle sezioni unite.

Con sentenza 2978/05 la Banca D’Italia veniva condannata a restituire ad un cittadino (l’attore) la somma di euro 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito da signoraggio. In tale sentenza il giudice di pace di Lecce sottolineava come la Banca d’Italia nel periodo 1996-2003 si fosse appropriata indebitamente di una somma pari a 5 miliardi di euro, e di come tale somma corrispondesse alla media di 87 euro per ogni cittadino residente in Italia al 31.12.2003

La Banca d’Italia, avverso detta sentenza, ricorreva in Cassazione.

Il 21 luglio 2006 con la sentenza n. 16751 le SS.UU. civile della Cassazione accoglievano il ricorso di Banca d’Italia sostenendo che: “la pretesa del cittadino nei confronti dell'istituto di emissione esula dall'ambito della giurisdizione, sia essa quella del giudice ordinario, sia del giudice amministrativo, in quanto al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”.

Per comprendere tali sentenze, ed il problema da esse sollevato, si devono preliminarmente esaminare tre questioni:

1.

cosa si intenda per signoraggio;
2.

la natura giuridica e il funzionamento della Banca d’Italia;
3.

la natura e le funzioni della BCE;

Questione 1: Il signoraggio

L'espressione risale ai secoli scorsi quando la circolazione era costituita soprattutto da monete in metalli preziosi (oro e argento). Ogni cittadino poteva chiedere al suo sovrano di coniargli monete con i lingotti d’oro e argento che portava alla zecca. Il sovrano, ponendo la sua effigie sulla moneta, ne garantiva il valore (dato dalla quantità e dalla purezza del metallo in essa contenuto). In cambio di questa garanzia tratteneva per sé una certa quantità di metallo: l’esercizio di questo potere sovrano venne chiamata signoraggio.

Il signoraggio, dunque, indicava (e in parte indica tutt’ora) il guadagno dello Stato nell’emettere la valuta.

Se in un primo tempo il valore della moneta era dato dalla quantità e dalla purezza in essa contenuto, con l’avvento della carta moneta il valore del biglietto veniva garantito dalla riserva aurea dello Stato, ovvero i biglietti erano convertibili in oro.

Il 22 Luglio 1944, gli stati del mondo, a Bretton Woods costituirono il Fondo Monetario Internazionale e decisero un nuovo sistema monetario: tutte le monete erano convertibili in dollari, ma solo il dollaro era convertibile in oro. In altre parole, si era creata una sorta di riserva aurea indiretta.

Tutti gli Stati del mondo costituirono, quindi, riserve in dollari per garantire la loro moneta.

Quali furono le conseguenze?

Per garantire l’equilibrio del sistema, e la richiesta di dollari avanzata dai paesi che dovevano garantire la loro moneta, gli Stati Uniti stamparono più dollari di quelli necessari alla sua, precedente, circolazione interna.

Nel 1970 l’OPEC, cioè il cartello dei produttori di petrolio, non solo aumentò il prezzo del greggio, ma pretese che questo fosse pagato in oro e non più in dollari.
Gli stati che avevano riserve in dollari, cercarono di cambiarli in oro, oro che si sarebbe dovuto trovare nei forzieri di Fort Knox in USA. Purtroppo, solo in quel momento, si scopri che l’oro non era sufficiente e non copriva il valore dei dollari circolanti in tutto il mondo.
Le riserve auree nel mondo (valutate al 1975) non superavano le 200.000 tonnellate, mentre per coprire tutte le monete circolanti ne sarebbero occorse 75.000.000. Il che vuol dire che ogni moneta aveva una copertura del suo valore pari allo 0,3 % in oro.
Il 15 agosto 1971, Nixon annunciava a Camp David, con decisione unilaterale, di sospendere la convertibilità del dollaro in oro.
Da allora i paesi continuano a stampare moneta cartacea priva di qualsiasi garanzia.

In altre parole: la riserva aurea non esisteva più, e quindi la moneta diventava un valore unicamente virtuale, e non ancorato all’oro, come era avvenuto per secoli.

Questione due: La Banca d’Italia. Natura giuridica e funzionamento.

In Italia, dal 1936 grazie alla Legge bancaria (R.D.L. 375 del 12.03.1936 convertito nella Legge 441 del 07.03.1938) e al successivo “Statuto” approvato con R.D. 1067 del 11.06.36, la Banca D’Italia, trasformata in istituto di diritto pubblico, esercita in regime di monopolio la funzione di emissione della carta moneta (con esclusione delle monete metalliche la cui competenza esclusiva è riservata al Tesoro dello Stato).

Sin qui parrebbe che il potere sovrano di emettere moneta, essendo stato delegato ad un istituto di diritto pubblico, continui ad appartenere allo Stato e che sempre allo Stato vada il c.d. reddito da signoraggio. Ma non è così.

Per vedere come questo non corrisponda al vero è nenessario andare ad analizzare lo statuto della Banca D’Italia, il suo funzionamento e le sue “anomalie”:

I° Anomalia

I principali compiti, e funzioni, che la legge del 1936 affida alla Banca d’Italia sono:

*

Istituto di emissione. (Anche se, come vedremo dopo, dal 1° gennaio 2002, con il Trattato di Mastricht, l’emissione delle banconote in euro aventi corso legale in Europa è compito della Banca centrale europea);
*

Gestione della tesoreria provinciale dello Stato;
*

Funzione di vigilanza sul sistema creditizio

L’organizzazione interna ricalca sostanzialmente quella che è propria di una società per azioni. Così vi troviamo:

o

un capitale sociale, suddiviso in quote detenute di partecipanti;
o

un consiglio di amministrazione;
o

un collegio sindacale;
o

gli Organi Amministrativi e di Controllo, come avviene nelle società per azioni, sono nominati dall’assemblea Generale dei “partecipanti”: in particolare il Consiglio Superiore, che poi provvede a nominare tra i propri componenti il Comitato, il Governatore, il direttore Generale e i due vice Direttori Generali1;
o

I portatori delle quote si riuniscono annualmente in assemblea generale ordinaria.

Inoltre i partecipanti, come gli azionisti di una società per azioni, hanno diritto;

#

al rendiconto annuale della gestione sulla base del bilancio (da sottoporsi all’approvazione dell’assemblea);

#

alla partecipazione all’utile della gestione;

#

ai frutti derivanti dall’investimento delle riserve del patrimonio netto.

Questa analisi non ci porta ancora a privare la Banca D’Italia della qualifica di ente pubblico. Infatti, come ribadito anche dalla Cassazione, un ente si definisce pubblico quando, pur essendo privatizzato, ha un fine pubblico e un sistema di controlli pubblici. Ma la Banca d’Italia risponde a tali requisiti?

Sul fine pubblico nulla questio, trattandosi di un istituto di emissione; il problema sono i controlli da parte dello Stato che nella sostanza non esistono. Questo perché gli organi amministrativi e di controllo della Banca d’Italia sono nominati dall’Assemblea Generale dei partecipanti (che sono al 95% dei privati). Il Governo può solo approvare la nomina, o la revoca, di alcune cariche, ma l’approvazione da parte del Governo non influisce minimamente sulla validità della nomina. In soldoni è come se non esistesse.

In conclusione, la Banca d’Italia è un ente privato, strutturato come società per azioni, a cui è affidata, in regime di monopolio, la funzione statale di emissione di carta moneta, senza controlli da parte dello Stato.

II° Anomalia

La Banca D’Italia abbiamo detto è per il 95% in mano a privati. Essi sono:

Gruppo Intesa (27,2%),


BNL (2,83%)

Gruppo San Paolo (17,23%)


Monte dei Paschi di Siena (2,50%)

Gruppo Capitalia (11,15%)


Gruppo La Fondiaria (2%)

Gruppo Unicredito (10,97%)


Gruppo Premafin (2%)

Assicurazioni Generali (6,33%)


Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%)

INPS (5%)


RAS (1,33%)

Banca Carige (3,96%)


privati (5,65%)

Dall’analisi dei soci ci rendiamo conto che solo il 5% del capitale è dell’INPS, ovvero di una società pubblica2. Dunque la banca D’Italia è per il 95% in mano a banche private. Ma qui risulta evidente la seconda forte anomalia. Infatti abbiamo detto che con la legge bancaria del 1936 a Banca D’Italia è stato demandato il compito di vigilanza sulle altre banche. Ora, le banche sono proprietarie della Banca che dovrebbe su di loro vigilare ed, attraverso i consigli di amministrazione, nominano Governatori e Direttori; ciò vuol dire, in altre parole, che i controllati controllano i controllori, e non vicerversa.

III° Anomalia

Riguarda gli art. 543 e 564 del Titolo IV (BILANCI, UTILI, SPESE E PERDITE, RISERVE) Vediamo perché:

In base all’art. 54 la quota di utili da assegnare allo Stato corrisponde circa al 50% dell’Utile di Esercizio del Bilancio Annuale, dedotto il 40% accantonato a riserve e il 10 % del capitale sociale attribuiti ai partecipanti.

L’art. 56, inoltre, prevede che una quota, a valere sul fruttato delle riserve medesime, sia distribuita ai partecipanti al capitale sociale (come annualmente deliberato dall’assemblea).

Analizziamo nei fatti le conseguenze di queste norme. Come sottolinea la CTU redatta dal perito nella sentenza n. 2978/05 del giudice di pace di Lecce, nella causa sul signoraggio, l’accantonamento dei frutti delle riserve (e l’assegnazione di parte di essi ai partecipanti) determina una incremento (e una decurtazione) delle riserve stesse quale partita negativa del conto economico e, pertanto, il risultato di esercizio è rappresentato in bilancio al netto di tale posta.

Gli accantonamenti a riserve generano patrimonio e frutti ad esclusivo vantaggio dei partecipanti al capitale sociale dell’Istituto e, per converso, rappresentano un reddito sottratto alla competenza dello Stato.

Inoltre, la quota di riserve attribuita annualmente ai partecipanti (quota stabilita in assoluta autonomia dal Consiglio di Amministrazione della Banca d’Italia), ai sensi dell’art. 56 dello Statuto, è sovente sensibilmente superiore alla quota di utile assegnata allo Stato (ad esempio nel 2003 al netto degli accantonamenti a riserve, sia stato corrisposto un dividendo per ogni quota di partecipazione unitaria pari a circa il 300% del valore della stessa. Dividenti andati tutti a privati (le banche) e che formano il debito pubblico).

Insomma è evidente come la Banca D’Italia assolva ai fini che dovrebbero essere di natura pubblica in piena autonomia e indipendenza, ritraendone utili e frutti che divide tra i “partecipanti” privati.

Quindi, ricapitoliamo:

#

la Banca D’Italia è una società privata, detenuta per il 95% da privati;
#

gli Organi Amministrativi e di Controllo della Banca d’Italia, come avviene nelle società per azioni, sono nominati dall’assemblea Generale dei “partecipanti” (cui il 95% sono privati): in particolare il Consiglio Superiore, che poi provvede a nominare tra i propri componenti il Comitato, il Governatore, il direttore Generale e i due vice Direttori Generali;
#

con la legge 82 del 07.02.1992 varata dal ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore della Banca d’Italia), è stata attribuita alla Banca d’Italia la facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro. Ovvero autonomamente un gruppo di banche private decide per lo Stato italiano il costo del denaro.
#

Annualmente, il Consiglio di Amministrazione, autonomamente eletto (dai soci privati), stabilisce quote di riserva variabili che, spesso, producono una quota di utili superiore alla quota di utili che viene data allo Stato
#

tali utili (risultato degli interessi sul prestito) la Banca d’Italia li distribuisce tra i suoi soci che sono al 95% privati;
#

gli utili distribuiti alle banche private costituiscono un debito contratto dallo Stato e vanno ad incrementare il debito pubblico.

Stante la situazione appena descritta appare chiaro che la sovranità monetaria è esercitata da una società a capitale privato con scopo di lucro che decide in piena autonomia il costo del denaro5.

Da questi elementi può affermarsi che lo Stato, da tempo, ha ceduto la propria sovranità monetaria in favore di un ente privato (non certo pubblico), ovvero la Banca d’Italia.

Questione tre: La BCE. Natura e funzioni.

C’è da domandarsi se qualcosa è cambiato con l’ingresso dell’Italia in Europa.

Ad un analisi approfondita, però, si scopre che non è cambiato quasi nulla. Le anomalie sono addirittura maggiori. Vediamole.

I° Anomalia

Il 7 febbraio 1992 Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio assieme al Ministro degli Esteri Gianni de Michelis e il Ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore di Banca d’Italia) firmano il Trattato di Maastricht6.

Il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e la Banca centrale europea (BCE) sono stati istituiti dal Trattato di Maastricht.

Il SEBC è un’organizzazione, formata dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei paesi dell’Unione europea, che ha il compito di emettere la moneta unica (euro) e di gestire la politica monetaria comune con l’obiettivo fondamentale di mantenere la stabilità dei prezzi.

La BCE, proprietà delle banche centrali, le quali ne sono azioniste, è un soggetto privato con sede a Francoforte.

Inoltre, ex art. 107 del Trattato di Mastricht, la BCE è esplicitamente sottratta ad ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell’Unione Europea. Tale previsione fa si che la BCE sia una sorta di soggetto sovranazionale ed extraterritoriale.

II° Anomalia

Le banche centrali nazionali sono le sole sottoscrittrici delle quote del suo capitale.

Vediamo allora chi sono i soci della BCE

I SOCI DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE)

Banca Nazionale del Belgio (2,83%)


Banca centrale del Lussemburgo (0,17%)

Banca Nazionale della Danimarca (1,72%)


Banca d’Olanda (4,43%)

Banca Nazionale della Germania (23,40%)


Banca nazionale d'Austria (2,30%)

Banca della Grecia (2,16%)


Banca del Portogallo (2,01%)

Banca della Spagna (8,78%)


Banca di Finlandia (1,43%)

Banca della Francia (16,52%)


Banca Centrale di Svezia (2,66%)

Banca Centrale d’Irlanda (1,03%)


Banca d’Inghilterra (15,98%)

Banca d'Italia (14,57%)


Come si può notare dallo schema vi sono
, tra i sottoscrittori della BCE, tre stati (Svezia, Danimarca ed Inghilterra) che non hanno adottato come moneta l’euro, ma che, in virtù delle loro quote, possono influire sulla politica monetaria dei paesi dell’euro.

Anche in questo caso, dalle anomalie ora sottolineate si evince come, nella sostanza, l’Italia abbia ceduto la sua sovranità monetaria ad un soggetto sovranazionale ed extraterritoriale sottratto ad ogni controllo.

Tale situazione anomala è stata oggetto, da parte di diversi cittadini, di azioni civili e penali contro la Banca d’Italia. Alcune cause sono ancora in corso, altre si sono già concluse. In un caso, un giudice di pace di Lecce, ha dato ragione ad un cittadino, che aveva denunciato questo stato di cose, condannando la Banca d’Italia a restituirgli il c.d. “ reddito da signoraggio” (sentenza n. 2978/05 emessa a Lecce). La sentenza afferma che la Banca d’Italia (che ricordiamo è al 95% in mano a privati) si è appropriata indebitamente di una somma enorme, pari a 5 miliardi di euro solo tra gli anni 1996-2003 sotto la voce “reddito da signoraggio”.

La Banca d’Italia, avverso tale sentenza, ha fatto ricorso in Cassazione. Il 21 luglio 2006 con la sentenza n. 16751 le SS.UU. civile della Cassazione hanno accolto il ricorso di Banca d’Italia sostenendo che: “la pretesa del cittadino nei confronti dell'istituto di emissione esula dall'ambito della giurisdizione, sia essa quella del giudice ordinario, sia del giudice amministrativo, in quanto al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”.

In sostanza la Corte di Cassazione ha detto che il problema della politica monetaria non è sindacabile dal giudice, e quindi, quand’anche da tale politica il cittadino riceva un danno, non ha tutela giurisdizionale.

A questo punto allora dobbiamo porci queste domande.

1) E’ possibile che non esista un interesse protetto del cittadino a che gli atti compiuti dallo Stato assumano o non assumano un determinato contenuto?

2) E se lo Stato, nell’esplicare le proprie funzioni sovrane, viola un diritto dei cittadini arrecando un danno alla popolazione, è possibile che il cittadino non possa far nulla, neanche adire gli organi giudiziari?

Per rispondere alla domanda dobbiamo analizzare il problema alla luce dei principi posti dalla Costituzione.

La Costituzione Italiana. Principi fondamentali

Art. 1.

“L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”

Cosa significa esattamente? Cosa si intende per “la sovranità appartiene al popolo” e come viene, questa, esercitata costituzionalmente dal popolo?

I mezzi con cui può essere esercitato tale potere sono diversi.

Uno di questi è sicuramente l’elezione dei membri del Parlamento.

Lo Stato è il rappresentante del popolo e tale rappresentanza è regolamentata dalla Costituzione. La Costituzione introduce una vera e propria rappresentanza diretta del popolo da parte dello Stato, nel senso che lo Stato-soggetto agisce non soltanto per conto del popolo, ma anche nel suo nome (Vezio Crisafulli). La sovranità popolare implica che tutte le funzioni delegate allo Stato, tramite lo strumento costituzionale dell’elezione, devono essere esercitate solo ed esclusivamente nell’interesse del popolo. Infatti, la rappresentatività, per acquistare significato, deve essere connessa all’interesse generale [Cfr. T. MARTINES, Diritto costituzionale, X ed., Milano, 2000, p. 219].

Lo Stato, in qualità di rappresentante, gestisce tale sovranità compiendo “una serie di operazioni per la realizzazione di uno scopo altrui (…)”[S. PUGLIATTI, Il rapporto di gestione sottostante alla rappresentanza (1929), ora in Studi sulla rappresentanza, Milano, 1965, p. 166].

Ricordato questo, la domanda da porci è: cosa succede se lo Stato esercita le sue funzioni delegate non nell’interesse della generalità, ma per interessi contingenti di una parte? Esistono limiti a questa rappresentatività? E se si, da chi sono garantiti?

I limiti giuridici di tale rappresentatività sono previsti dalla Costituzione e gli organi di garanzia a ciò preposti, sempre dalla Costituzione, sono innanzitutto il Presidente della Repubblica e in ultima istanza la Corte Costituzionale. E’ a questi organi che il cittadino può, e deve, rivolgersi nel caso in cui i limiti costituzionali di rappresentatività vengano illecitamente esercitati da parte dello Stato.

Se così stanno le cose, la domanda ora da porci è: nel caso di Banca d’Italia e BCE, è stata illecitamente, ovvero incostituzionalmente, esercitata la funzione sovrana di politica monetaria? La risposta è senz’altro positiva.

I diritti fondamentali violati sono due: l’art. 1 e l’art. 11 della Costituzione.

Per quanto riguarda l’art. 1 la violazione consiste nel fatto che lo Stato, delegato dal popolo ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, l’ha ceduta a soggetto diverso dallo Stato: prima alla Banca D’Italia (di proprietà al 95% di privati), quindi alla BCE (soggetto privato, soprannazionale ed extraterritoriale). In tale ultimo caso, poi, lo Stato ha violato anche l’art. 11 della Costituzione che recita:

“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L’art. 11 della costituzione consente limitazioni (non già cessioni) della sovranità nazionale solo in favore di altri Stati. Ma la BCE non è uno Stato, né organo di altri Stati.

Inoltre, la sovranità monetaria non è stata ceduta a condizioni di parità (le quote di partecipazione alla BCE non sono paritarie), vi fa parte anche la Banca d’Inghilterra che non fa parte dell’euro e partecipa alle decisioni di politica monetaria del nostro Stato (nonché agli altissimi utili derivanti dal reddito da signoraggio) senza che lo Stato italiano possa in alcun modo interferire nella politica monetaria interna. C’è insomma una palese disparità di trattamento, per giunta a favore di uno stato sovrano estraneo all’area dell’Euro e che, proprio per avere una moneta diversa, potenzialmente può avere un conflitto di interessi con la politica monetaria europea.

Ed ancora. Tale limitazione (non cessione) può essere fatta ai soli fini di assicurare “la pace e la giustizia tra le Nazioni”. I fini della BCE non sono quelli di assicurare pace e giustizia fra le nazioni, ma quello di stabilire una politica monetaria.

In conclusione: se i principi costituzionali da noi citati sono stati intesi correttamente, e se la Costituzione ha ancora un valore, si deve concludere che la cessione dell’esercizio della sovranità monetaria alla Banca d’Italia, alla BCE o a qualsiasi soggetto diverso dallo Stato, viola l’art. 1 della Costituzione e non si giustifica con l’art. 11 della Costituzione. Tutto ciò porta alla logica conseguenza che tutte le leggi, decreti, atti o quant’altro in tal senso sono incostituzionali e per questo inefficaci ex tunc.

Si ritiene, pertanto che, nel caso in esame, e per le violazioni appena citate, avrebbe dovuto essere investita anche la Corte Costituzionale oltre alla Corte di Cassazione.

_______________________

1 Il Governo, come stabilisce la legge, può solo approvare la nomina, o la revoca, di alcune cariche, ma l’approvazione da parte del Governo non influisce minimamente sulla validità della nomina, al massimo può influire sull’efficacia.

2 Preme rilevare a questo punto che sino a pochi mesi fa l’art. 3 dello Statuto proibiva la cessione a privati di quote azionarie della BdI e prescriveva che fosse, per la maggioranza, in mano pubblica. Ora, grazie anche alle varie cause promosse da diversi cittadini contro Banca D’Italia con modalità prettamente italiana si è modificato l’articolo 3 dello Statuto cancellato quella fastidiosa frase che imponeva che la maggioranza fosse in mano pubblica

3 ART. 54

Ogni anno devono essere fatti il bilancio e l’inventario dell’attivo e del passivo dell’Istituto. Deve essere pure fatto il conto dimostrativo dei profitti, delle spese e delle perdite dell’esercizio annuale. I profitti sono quelli conseguiti durante l’anno tanto dalle operazioni ordinarie quanto da quelle straordinarie e dai ricuperi sulle sofferenze ammortizzate. Le spese comprendono quelle di ordinaria amministrazione, quelle per rifornimento della riserva metallica, quelle per l’emissione dei biglietti al portatore e simili, le tasse e gli altri oneri prescritti dalle leggi, e le somme eventualmente erogate a scopo di beneficenza o per contributi a opere di interesse pubblico nei limiti annualmente fissati dal Consiglio superiore.

Alle dette spese devono aggiungersi, per accertare l’ammontare degli utili netti disponibili, anche le sofferenze dell’esercizio, gli occorrenti ammortamenti ed oneri consimili nonché le rate di ammortizzazione delle spese che il Consiglio superiore giudicasse ripartibili in più esercizi.

Gli utili netti, conseguiti secondo il bilancio approvato, dopo di avere da essi prelevata la somma che il Consiglio superiore crederà di stabilire per la graduale costituzione di un fondo di riserva ordinaria fino a concorrenza del 20% degli utili netti, sono assegnati ai partecipanti, per la distribuzione di un dividendo fino ad una somma pari al 6% del capitale. Col residuo, sempre su proposta del Consiglio superiore, possono essere costituiti eventuali fondi speciali e riserve straordinarie mediante utilizzo di un importo non superiore al 20% degli utili netti complessivi e può essere distribuito ai partecipanti, ad integrazione del dividendo, un ulteriore importo non eccedente il 4% del capitale. La restante somma è devoluta allo Stato, in applicazione dell’art. 3 del Decreto ministeriale 31 dicembre 1936 emanato in esecuzione del R. decreto-legge 5 settembre 1935, n. 1647. La riserva ordinaria, se diminuita per ammortizzazione di perdite o per qualsiasi altra ragione, deve, salvo il disposto del successivo art. 56, essere al più presto interamente reintegrata.

4 ART. 56

Dai frutti annualmente percepiti sugli investimenti delle riserve, può essere, su proposta del Consiglio superiore e con l’approvazione dell’assemblea ordinaria, prelevata e distribuita ai partecipanti, pro quota delle singole partecipazioni, in aggiunta a quanto previsto dall’art. 54, una somma non superiore al 4% dell’importo delle riserve medesime, quali risultavano dal bilancio approvato nell’assemblea ordinaria dell’anno precedente.

5 Infatti con la legge 82 del 07.02.1992 varata dal ministro del Tesoro Guido Carli (già Governatore della Banca d’Italia), è stata attribuita alla Banca d’Italia la facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro.

6 Con questo trattato vengono introdotti i cosiddetti Tre pilastri dell'Unione Europea:

1.

la "Comunità Europea" che riunisce tutti i trattati precedenti (CECA - Comunità europea del carbone e dell'acciaio, Euratom - Comunità Europea dell'Energia Atomica e CEE - Comunità Economica Europea)
2.

la Politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la politica estera di sicurezza e difesa (PESD)
3.

la Cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (GAI)
ZEITGEIST Movie 06 novembre 2007 00:00
ZEITGEIST Movie http://zeitgeistmovie.com/

Parla di:
1) Religione, la somiglianza del mito di Gesù col mito del sole
(interessantissimo!)
2) 11 Settembre
3) Truffa del debito eterno.
SIGNORAGGIO e sistema di indebitamento.


QUI IL LINK AL FILM :

http://video.google.it/videoplay?docid=4684006660448941414

Buona visione
Giano Accame 08 novembre 2007 00:00

Per la banca d’Inghilterra tre secoli d’interesse

Ricorre quest’anno (1994, n.d.c.) una data che quel “matto” di Ezra Pound (ma anche Karl Marx) considerava cruciale nella storia economica e monetaria dell’occidente: la fondazione della Banca d’Inghilterra, prototipo di tutte le banche centrali oggi esistenti al mondo.
A crearla fu William Paterson (1658-1719), figura geniale e drammatica come il suo conterraneo scozzese John Law (1671-1729), celebre per la bancarotta e l’inflazione provocate in Francia eccedendo nelle emissioni di carta moneta.
Meno famoso di Law, a cui è rimasto un posto anche nella storia del pensiero economico, Paterson si formò nello stesso clima di cultura attento ai problemi monetari e della finanza pubblica, al punto che un trattato su Moneta e commercio uscito anonimo a Edimburgo nel 1705 è stato attribuito volta a volta all’uno o all’altro. E li uniscono nel ricordo le loro due vite travagliate.
Paterson in gioventù era fuggito a Londra dalla Scozia per sottrarsi all’intolleranza religiosa. S’era messo a scrivere di economia, su cui aveva acquisito esperienze viaggiando in Europa e in America. Ideata nel 1694 la Banca d’Inghilterra, reclutando soci con l’offerta che vedremo, ne fu direttore solo per un anno: lo cacciarono i soci appena raccolti, per divergenze sulla sua politica bancaria. Fallito il tentativo di promuovere una banca concorrente, si gettò a capofitto in un altro grande sogno: la creazione d’una compagnia per piazzare in gara con gli spagnoli un insediamento britannico nel Darién, distretto che copre la parte est dell’istmo da cui è unita l’America centrale con quella del sud, assicurando in tal modo ai commerci inglesi via libera verso il Pacifico. Ma anche dalla guida di quest’impresa venne rimosso, benché probabilmente innocente, per una perdita nei fondi della compagnia. Partecipò ugualmente al disastroso tentativo di radicare in quei luoghi l’insediamento della Nuova Caledonia perdendovi, insieme ai denari, anche la moglie e l’unico figlio, divorati dalle febbri. Passò gli ultimi anni a concepire nuovi progetti finanziari e a polemizzare contro le banconote non convertibili di Law. Triste esistenza, dunque, per il padre di un’istituzione longeva e felice come fu e rimane la Banca d’Inghilterra.
Ezra Pound l’ha denunciata nei Cantos come una supertruffa perché Paterson aveva allettato i soci prospettando i frutti di un’operazione così concepita «la banca trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla» (c. 46). Si trattava, in pratica, di prestare soldi allo Stato, dando moneta sonante al re Guglielmo d’Orange impelagato in spese militari, ma ottenendone in cambio, oltre agli interessi, l’autorizzazione a far circolare proprie banconote per lo stesso importo del prestito versato. In tal modo la Banca raddoppiava il patrimonio, rappresentato per una parte dalle monete d’oro e d’argento prestate alla corona inglese e di cui attendeva pur sempre la restituzione; e per l’altra dalla carta moneta accettata dai privati, resi fiduciosi dalla garanzia pubblica fornita dal sovrano. Da entrambe le parti la Banca riscuoteva gli interessi.
Pound rimproverava a Marx di non essersi occupato abbastanza di moneta, ma un secolo prima era stato proprio lui, nel Capitale, a svelare i tratti truffaldini del meccanismo su cui stavano crescendo le banche centrali: «Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a battere moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato» (Karl Marx, Il Capitale, Libro I, capitolo 24, paragrafo 6, Editori Riuniti, Roma 1974, pp. 817-818).
In qualunque modo si giudichino queste operazioni, partiva di lì il lungo e fecondo processo che ha portato alla sostituzione delle monete metalliche con le banconote e poi con altre forme di moneta bancaria (assegni, moneta elettronica ecc.) in tutte le transazioni d’una certa consistenza. Sino a ridurre le monete metalliche, uniche ancora direttamente emesse dagli Stati e a portarne quindi la direzione (Repubblica italiana o anche soltanto il nome della nazione), al rango minore degli spiccioli per il resto d’un giornale o per la mancia al bar. Mentre per comprare qualcosa che valga s’usano monete di carta con la dicitura della banca centrale: Banca d’Italia, Federal Reserve per gli Usa ecc. Oppure assegni o carte di credito.
Trecento anni d’affinamento hanno prodotto molti cambiamenti, a cominciare dalla struttura del debito pubblico, che non è più principalmente alimentato dalle banche centrali, ma dal Bot-people formato da risparmiatori privati: e i titoli del Tesoro, largamente commerciabili, oggi sono la sola quasi-moneta d’una certa consistenza emessa dagli Stati, nonostante la disapprovazione virtuosa delle banche a cui fanno concorrenza nella raccolta del pubblico risparmio.
Alla fase terminale del processo c’è la rivendicazione, piuttosto recente, di autonomia da parte delle banche centrali, che peraltro restano espressione e proprietà prevalente di banche commerciali o società assicurative private. Se Paterson, invocando dalla corona inglese il privilegio di battere moneta di carta in misura corrispondente ai prestiti erogati, avesse avanzato anche pretese d’autonomia nella gestione d’una sovranità monetaria che di fatto cominciava a usurpare, l’avrebbero considerato un matto da legare. Occorreva tempo, e, curiosamente, l’avvento delle democrazie, per perfezionare questa abdicazione del potere politico di fronte al potere finanziario: la creazione di moneta, sottratta dai greci nel VII secolo avanti Cristo, con il conio del re o della repubblica, al dominio dei mercanti, sta tornando sotto l’insindacabile controllo dei commercianti di debiti e denaro. Ma proprio la Banca d’Inghilterra, forse per la più precisa coscienza delle proprie origini e per la forza delle tradizioni, è ancor oggi tra le meno indipendenti.

Giano Accame
http://www.alternativa.it/accame.htm
Cagliostro 09 novembre 2007 00:00
Ancora con il Signoraggio ! apprezzo la buona volontà,ma occorre rassegnarsi e aggiornarsi.

Rassegnarsi,perchè è un sistema che non verrà smantellato mai e poi mai : troppa collusione e corruzione a qualunque livello.

Aggiornarsi,perchè il signoraggio (ormai) è superato dall'altro e ben più geniale gioco di prestigio che è la moneta "scritturale"....

Ribellarsi è la dignità degli schiavi,ma ribellarsi contro il signoraggio è come ribellarsi contro lo "ius primae noctis".......
dmonax 09 novembre 2007 00:00
Il decalogo del COLIMO

1. La Banca d’Italia deve essere di proprietà del Popolo italiano. Attualmente il 94,25% delle Azioni della Banca d'Italia è in mano ai privati.

2. Il Capitale Sociale della Banca d’Italia deve essere adeguato ai valori attuali. Attualmente il Capitale Sociale della BdI è di € 156.000,00 (centocinquantaseimila/00).

3. L’art. 2426 (criteri di valutazione) del Codice Civile italiano non può essere applicato agli istituti bancari quando stampano la loro moneta virtuale (assegni bancari, assegni circolari, giroconto, swift, ecc.).

(Art.2426 CC(1942) cita: Nelle valutazioni devono essere osservati i seguenti criteri: 1/3)- le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione. Nel costo di acquisto si computano anche i costi accessori).

4. Deve essere istituito lo Sportello del Cittadino, in difesa del Cittadino nei confronti delle banche.

5. Si deve mettere allo studio una Moneta complementare, su esempio di Berlino, Città del Messico, Svizzera, ecc., per risollevare l’economia locale.

6. Dovrà essere esentato il Cittadino dal pagamento di ogni imposta (diretta ed indiretta) che abbia un imponibile annuo inferiore od uguale a 50.000 Euro. L’imponibile non deve essere computato cumulativo al nucleo famigliare.

7. Ogni madre di nazionalità italiana, casalinga, avrà una pensione vitalizia dallo Stato di 1.000,00 (mille/00) Euro mensili (con periodica rivalutazione ISTAT).

8. Ogni bambino avrà un mensile di 500,00 (cinquecento/00) Euro dallo Stato fino al compimento del 18° anno di età o fino al completamento degli studi, purché non bocciato nelle scuole sino alla Maturità o in Corso all’Università.

9. 1.500,00 Euro al mese a tutti i cittadini di nazionalità italiana che abbiano compiuto i 65 anni di età ed abbiano un imponibile annuo inferiore od uguale a 50.000,00 Euro

10. Abolizione di ogni tassa indiretta a tutti i cittadini (no ICI, no tassa sugli alcolici, ecc.).

http://www.colimo.net
dmonax 10 novembre 2007 00:00
Rassegnarsi alla schiavitù? MAI

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". [Joseph Pulitzer]
Cagliostro 12 novembre 2007 00:00
Anche perchè parlare ancora di signoraggio è come parlare ancora di malaria ! Oggi il nuovo e più redditizio gioco di prestigio del sistema bancario,è la moneta scritturale. Quella teòrica che si scrive su un monitor e che ha la copertura tècnica di un + o di un - scritto su un bilancio o su un terminale,grazie al quale si spostano capitali supermegagalattici e si condizionano le politiche di interi paesi e continenti.
Saggio 12 novembre 2007 00:00
Nulla si crea, nulla si distrugge.
Giornalismo demente 12 novembre 2007 00:00

Giornalismo demente
(di Sandro Pascucci) www.signoraggio.com

Un titolo preso a caso da un quotidiano di oggi (10dic2007):

«Giornata nera per le Borse europee -
Bruciati 136 miliardi di euro»

Perché bruciati? Chi ha preso delle azioni e le ha messe in un camino acceso? Non sarà piuttosto qualche coglione ha comprato* carta straccia?

Qui non si brucia niente, tranquilli. Semplicemente avviene che qualcuno compra 1.000.000.000 di azioni della Corda e Salami Impic. a 14 euro* a qualcun altro, che giustamente intasca 14 miliardi, ok?




Se poi il dio-mercato giudica (nella sua indiscutibile onestà e obbiettività e lealtà) che quelle azioni non valgono più 14 euro ma solo 3 euro, questo qualcuno le svende a qualcun altro per 3 miliardi, perdendo quindi 9 miliardi. Non si è bruciato nulla, demente di un giornalista prezzolato per fare sensazionalismo. Semplicemente qualcuno ha perso dei soldi e qualcun altro li ha guadagnati ("guadagnare" è una bestemmia in questo caso). Se poi questo qualcuno compra le Pollo e pollastri & son. a 24 euro e poi le vende a 5 euro il gioco si ripete. Nessun falò, solo soldi che passano di mano in quel gran puttanaio che è la Borsa, dove sempre i soliti 5 vincono e i polli vengono giustamente spennati. Purtroppo tra i polli ci sono anche dei fondi che magari contenevano pensioni o cmq risparmi duramente sudati e malauguratamente affidati alla Gatti&Volpi Brokers. E' così che funziona, di cosa ci vogliamo lamentare? Accettiamo come ricchezza una cosa che non solo non è ricchezza reale ma è pure illegale [vedi: "Moneta illusoria"] e poi la affidiamo a gente che gira in Mercedes e Porche che neanche conosciamo.

«C'è chi fa parte del problema, chi della soluzione e chi del paesaggio..» [r. de niro, ronin]

E aggiungo io «C'è chi è Gatto, chi Volpe e chi Pollo..».

Domanda: Questi polli vogliono svegliarsi o rimanere a fare co-co-codè tutta la vita? Vogliono continuare a vivere in batteria e a leggere notizie che li ingannano facendoli credere aquile o vogliono prendere i loro soldi e toglierli dalle lorde mani di tutte le Gatti&Volpi Brokers del lercio mondo finanziario? Vogliono togliere i proiettili dalla mitraglia che IGB usa contro di loro o vogliono continuare a rifornirlo delle munizioni destinate al proprio massacro?



[www.signoraggio.com]

dmonax 12 novembre 2007 00:00
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da: Cagliostro
Data: 12 Novembre 2007

Anche perchè parlare ancora di signoraggio è come parlare ancora di malaria ! Oggi il nuovo e più redditizio gioco di prestigio del sistema bancario,è la moneta scritturale. Quella teòrica che si scrive su un monitor e che ha la copertura tècnica di un + o di un - scritto su un bilancio o su un terminale,grazie al quale si spostano capitali supermegagalattici e si condizionano le politiche di interi paesi e continenti.
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Caiostro, lo so benissimo, ma questo rientra comunque nel signoaggio essendo esso il reddito derivante dall'emissione di moneta.

Si usa chiamare all'attenzione solo le banconote, perché ha anche un effetto scenico.

Sapere che un pezzo di carta (che abbiamo tuti in tasca) alla banca costa 30 cent ma viene prestata allo Stato al valore facciale, è un concetto di facile comprensione per tutti.
Poi naturalmente informandosi si scopre che il 98% della moneta è scritturale, e non costa nemmeno stamparla, basta infatti pigiare qualche tasto al computer, e il costo è pari a 0.

Inoltre la parola signoraggio esprime bene ciò che è: l'aggio del "signore" che stampa la moneta, oggi i banchieri che detengono le BC.

Almeno definiamo la truffa con una semplice e significativa parola, che permetta anche una facile divulgazione del fenomeno.

Basta inserire il termine SIGNORAGGIO su un motore di ricerca e si trovano tutte le infomazioni.
www.sovranitamonetaria.org 13 novembre 2007 00:00
Qui si spiega come con la creazione di denaro dal nulla e con l'usura a grande scala delle banche centrali di emissione private e delle organizzazioni bancarie mondiali private (BIS, IMF, World Bank), il popolo è ridotto in schiavitù attraverso la creazione e l'uso della moneta-debito cartacea (non coperta da alcun bene reale se non dal lavoro di chi la riconosce e l'accetta) creata dai banchieri centrali attraverso la pura e semplice stampa e data in prestito da queste banche di privati agli Stati Nazionali con un interesse a scelta insindacabile dei banchieri e nella quantità che a loro aggrada maggiormente non per il costo di stampa ma per il valore facciale soprascritto.
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Gli Stati Nazionali piuttosto che dichiarare la moneta di proprietà del cittadino sin dal momento dell'emissione, emettere autonomamente e far circolare tutta la valuta e il credito necessari a soddisfare il potere di spesa del Governo per lo sviluppo del paese e il potere d'acquisto dei consumatori, abdicano a favore e nell'esclusivo interesse dei banchieri centrali privati la sovranità monetaria di interesse nazionale e si limitano ad occuparsi per conto dei banchieri di espropriare i cittadini del proprio reddito e patrimonio, tassandoli per pagare un "debito pubblico" fittizio e inestinguibile che nasce dall'uso della moneta-debito, inventato ad uso e consumo dei banchieri e che serve loro a mantenere ed espandere il potere e il controllo sull'economia, sfruttando le ricchezze produttive di una nazione dopo l'altra, mantenendone i popoli in schiavitù, esercitando con il loro potere condizionamenti e pressioni su governi di ogni regime politico, con il dominio dell'intera economia produttiva attraverso la regolazione del credito e la monetizzazione del debito ed, in particolare, esercitando il controllo sui mezzi di informazione di massa al fine di evitare che le masse diventino consapevoli delle tecniche e dei meccanismi bancari che sono stati architettati nel corso degli anni per la confisca occulta delle ricchezze e patrimonio dei cittadini e degli Stati:

1. creazione dal nulla di moneta-debito cartacea che viene fatta circolare negli Stati Nazionali nella forma di prestito ad interesse, il cui uso provoca per lo Stato Nazionale, e quindi per il cittadino, indebitamento (il cosiddetto "debito pubblico") nei confronti degli azionisti delle Banche Centrali emittenti private, sovranazionali e non democraticamente elette,
2. sottrazione alla Comunità Nazionale del reddito da signoraggio tramite appropriazione indebita,
3. fabbrica industriale di sottovalutazione monetaria (spacciata come misura contro l'inflazione) attraverso le Banche Centrali di emissione, che aumentano la massa di moneta-debito in circolazione (diluendone inesorabilmente il potere d'acquisto) e regolano i tassi di interesse, applicati non secondo le necessità dell'economia sottostante ma secondo i loro obiettivi di controllo/profitto,
4. invenzione dei sistemi di tassazione sul reddito per "pagare" agli azionisti privati delle banche centrali private, l'uso della loro moneta-debito tramite l'azione di Stati-esattori,
5. creazione dal nulla di ulteriore moneta-debito tramite la "riserva frazionaria" delle banche commerciali,

e il sistema dei partiti politici finanziati e indebitati nei confronti dei daneistocrati per dividere il popolo e fargli spendere le proprie energie per lottare su questioni insignificanti.

[www.sovranitamonetaria.org]
porcodio 13 novembre 2007 00:00
Giornalismo demente
(di Sandro Pascucci)
Un titolo preso a caso da un quotidiano di oggi (10dic2007):

«Giornata nera per le Borse europee - Bruciati 136 miliardi di euro»

Perché bruciati? Chi ha preso delle azioni e le ha messe in un camino acceso? Non sarà piuttosto qualche coglione ha comprato* carta straccia?

Qui non si brucia niente, tranquilli. Semplicemente avviene che qualcuno compra 1.000.000.000 di azioni della Corda e Salami Impic. a 14 euro* a qualcun altro, che giustamente intasca 14 miliardi, ok?

Se poi il dio-mercato giudica (nella sua indiscutibile onestà e obbiettività e lealtà) che quelle azioni non valgono più 14 euro ma solo 3 euro, questo qualcuno le svende a qualcun altro per 3 miliardi, perdendo quindi 9 miliardi. Non si è bruciato nulla, demente di un giornalista prezzolato per fare sensazionalismo. Semplicemente qualcuno ha perso dei soldi e qualcun altro li ha guadagnati ("guadagnare" è una bestemmia in questo caso). Se poi questo qualcuno compra le Pollo e pollastri & son. a 24 euro e poi le vende a 5 euro il gioco si ripete. Nessun falò, solo soldi che passano di mano in quel gran puttanaio che è la Borsa, dove sempre i soliti 5 vincono e i polli vengono giustamente spennati. Purtroppo tra i polli ci sono anche dei fondi che magari contenevano pensioni o cmq risparmi duramente sudati e malauguratamente affidati alla Gatti&Volpi Brokers. E' così che funziona, di cosa ci vogliamo lamentare? Accettiamo come ricchezza una cosa che non solo non è ricchezza reale ma è pure illegale [vedi: "Moneta illusoria"] e poi la affidiamo a gente che gira in Mercedes e Porche che neanche conosciamo.

«C'è chi fa parte del problema, chi della soluzione e chi del paesaggio..» [r. de niro, ronin]

E aggiungo io «C'è chi è Gatto, chi Volpe e chi Pollo..».

Domanda: Questi polli vogliono svegliarsi o rimanere a fare co-co-codè tutta la vita? Vogliono continuare a vivere in batteria e a leggere notizie che li ingannano facendoli credere aquile o vogliono prendere i loro soldi e toglierli dalle lorde mani di tutte le Gatti&Volpi Brokers del lercio mondo finanziario? Vogliono togliere i proiettili dalla mitraglia che IGB usa contro di loro o vogliono continuare a rifornirlo delle munizioni destinate al proprio massacro?

www.movisol.org 14 novembre 2007 00:00
La finanziarizzazione dell'economia internazionale, causa della rovina crescente delle attività produttive, si è affermata dal 1971 come conseguenza dell'abolizione delle parità fisse tra le monete e di altre norme di vigilanza monetaria che erano state istituite nel 1944 a Bretton Woods. In quella conferenza monetaria internazionale fu fondato il sistema che consentì "il miracolo economico" del dopoguerra.

Il Movimento Solidarietà propone di rifondare un sistema monetario secondo quella impostazione generale.



La proposta della Nuova Bretton Woods in breve

Convocare una conferenza delle maggiori nazioni del mondo per decidere di:

1. Ristabilire parità fisse tra le monete - rispetto all'oro e modificabili solo nel contesto degli accordi - allo scopo di:
a) rendere possibile il finanziamento a lungo termine delle attività produttive e commerciali reali,
b) vietare la speculazione sui cambi.
2. Congelare e annullare i titoli finanziari speculativi, che ammontano a svariate migliaia di miliardi di dollari, secondo i regolari criteri di procedura fallimentare.
3. Emettere a) crediti d'emergenza per garantire il regolare svolgimento delle attività più essenziali, b) crediti agevolati ai grandi programmi infrastrutturali dai quali deriverà notevole impulso anche all'impresa produttiva privata.
4. Ripristinare regole e controlli, aboliti dalla "deregulation", sulle attività finanziarie e amministrative.
5. In tale contesto, incoraggiare i paesi a istituire banche nazionali, sotto la sovranità del Parlamento, in sostituzione dell'attuale sistema delle banche centrali indipendenti.




Questa proposta di Lyndon LaRouche è stata oggetto di diverse mozioni, sottoscritte da parlamentari di tutto l'arco politico, che chiedono al governo italiano di adoperarsi in ambito internazionale per promuovere l'iniziativa.

dmonax 19 novembre 2007 00:00
L’Isola dei Naufraghi (di Louis Even)

Salvati dal naufragio

Un’esplosione ha distrutto la loro nave. Ognuno si aggrappa ai primi pezzi fluttuanti che gli capitano sotto mano. Cinque sono riusciti a trovarsi riuniti sullo stesso relitto spinto dalle onde. Degli altri compagni del naufragio nessuna notizia. Da ore, lunghe ore, scrutano l’orizzonte: qualche nave viaggiante li vedrà? La loro zattera di fortuna approderà su qualche riva ospitale? Ad un tratto, si sente un grido: Terra! Terra laggiù! Guardate! Proprio nella direzione verso cui le onde ci spingono! Ed a misura che si disegna, in effetto, la linea d’una riva, i visi si rallegrano. Essi sono cinque. Cinque Canadesi: Francesco, il grande e forte carpentiere, che per prima ha gridato: Terra! Paolo, coltivatore. Giacomo, specialista per l’allevamento di animali. Enrico, dottore in agraria. Tommaso, ingegnere minerario.

In’isola provvidenziale

Rimettere i piedi su una terra ferma, per i nostri uomini è un ritorno alla vita. Una volta asciugati e riscaldati, il loro primo pensiero è fare conoscenza con quest’isola dove sono stati spinti… lontani dalla civilizzazione. Questa isola la battezzano col nome: L’Isola dei Naufraghi. Un rapido giro sull’isola colma le loro speranze. L’isola non è un deserto arido. Essi sono ora i soli uomini ad abitarla attualmente. Ma altri hanno dovuto viverci prima di loro: hanno incontrato qua e là sull’isola greggi semiselvaggi. Giacomo, l’allevatore, afferma che potrà migliorarli e trarne un buon rendimento. In quando al suolo dell’Isola, Paolo lo trova in gran parte assai propizio alla coltura. Enrico ha scoperto alberi fruttiferi e spera poter ottenerne grande profitto. Francesco vi ha notato soprattutto le belle distese forestali, ricche in legno di ogni specie: sarà molto facile abbattere alberi e costruire ricoveri per la piccola colonia. In quanto a Tommaso, l’ingegnere, ciò che lo ha interessato è la parte la più rocciosa dell’Isola. Egli vi ha notato molti segni indicando un sottosuolo molto ricco di minerali. Nonostante la mancanza di attrezzi perfezionati, Tommaso crede avere abbastanza iniziativa e scaltrezza per trasformare il minerale in metalli utili. Ognuno potrà dunque occuparsi alle sue opere favorite per il bene di tutti. Tutti sono unanimi a lodare la Provvidenza per lo scioglimento relativamente felice d’una grande tragedia.

Le vere ricchezze

Ecco i nostri uomini al lavoro. Le case ed i mobili sono costruiti dal falegname. Nei primi tempi, si sono accontentati di alimenti primitivi. Ma ben presto i campi coltivati danno buone raccolte. Stagioni dopo stagioni, il patrimonio dell’Isola si arricchisce. Si arricchisce non d’oro o di denaro stampato, ma di vere ricchezze: cose che nutrono, che abbigliano, che ricoverano, che rispondono a veri bisogni. La vita non è sempre facile e mancano tante cose alle quali erano abituati nella civiltà. D’altronde, la loro sorte avrebbe potuto essere molto più triste. Essi hanno comunque già conosciuto tempi di crisi in Canada. Essi ricordano le privazioni a cui sono stati sottoposti, mentre che i magazzini erano pieni, a dieci passi dalla loro porta di casa. Almeno, sull’Isola dei Naufraghi, nessuno li condanna a vedere marcire, sotto i loro occhi, cose di cui hanno bisogno. Poi le tasse sono sconosciute. Non c’è da temere i sequestri. Se il lavoro è duro talvolta, almeno si ha il diritto di godere i frutti del lavoro. Insomma, sfruttano l’Isola, benedicendo Dio, sperando un giorno di poter ritrovare parenti ed amici, con due grandi beni conservati: la vita e la salute.

Il maggiore inconveniente

Il nostri uomini si riuniscono spesso per discutere dei loro affari. Nel sistema economico molto semplice che essi praticano, una cosa ritorna sempre più in mente: non hanno alcuna specie di moneta e lo scambio, il cambio diretto di prodotti con prodotti, ha molti inconvenienti. I prodotti da scambiare non sono sempre l’uno di fronte all’altro nello stesso momento. Così avviene che la legna consegnata al coltivatore durante l’inverno, potrà essere rimborsata in legumi soltanto fra sei mesi. Molte volte viene consegnato di colpo un grosso materiale da uno degli uomini, ed in cambio, egli vorrebbe differenti piccoli oggetti, prodotti da parecchi altri ed ad epoche differenti. Tutto questo complica gli affari. Se vi fosse denaro in circolazione, ognuno potrebbe vendere i suoi prodotti agli altri in cambio di denaro. Con la moneta ricevuta si potrebbe comprare dagli altri le cose che si desiderano, quando le si desiderano e quando vi sono. Tutti sono d’accordo a riconoscere la comodità di possedere un sistema di denaro. Ma nessuno di loro sa come stabilirne uno. Hanno imparato a produrre la vera ricchezza, le cose. Ma non sanno fare i segni, il denaro. Nonostante si decide insieme di avere denaro, ignorano come fare e come farlo incominciare quando non ce n’è... Senza dubbio molti uomini istruiti sarebbero altrettanto nell’imbarazzo; tutti i loro governanti sono stati nello stesso imbarazzo dieci anni prima della guerra. Solo il denaro mancava al paese ed il governo restava paralizzato di fronte a questo problema.

Arrivo d’un rifugiato

Una sera che i nostri uomini, seduti sulla spiaggia, parlano per la centesima volta di questo problema, tutto d’un tratto vedono avvicinarsi una barca guidata da un solo uomo. Si affrettano ad aiutare il nuovo naufrago. Gli offrono le prime cure e discorrono. Parla francese, ma i lineamenti del viso fa pensare che è di un’altra origine. Apprendono che è un Europeo, il solo sopravvivente di un naufragio. Il suo nome: Martin Golden. Felice di avere un altro compagno, i cinque uomini lo accolgono con calore e gli fanno visitare la colonia.

“Malgrado siamo perduti lontano dal resto del mondo - gli dicono - non siamo proprio da compiangere. La terra rende molto bene ed anche la foresta. Una sola cosa ci manca: non abbiamo denaro per facilitare lo scambio dei nostri prodotti.”
“Benedite il caso che mi ha portato qui! - risponde Martin - Il denaro non ha misteri per me. Io, sono un banchiere ed in poco tempo posso installarvi un sistema monetario che vi darà soddisfazione.”

Un banchiere!... Un banchiere!... Un angelo venuto direttamente dal cielo non avrebbe inspirato maggiore reverenza. In paesi civilizzati non siamo forse abituati ad inchinarsi davanti ai banchieri che controllano le pulsazioni della finanza?

Il dio della civiltà

"Signor Martin, poiché siete banchiere, voi non lavorerete sull’Isola. Vi occuperete solamente del nostro denaro.”
“Me ne disobbligherò colla soddisfazione, come ogni banchiere, di stimolare la prosperità comune.”
“Signor Martin, vi costruiremo una dimora degna di voi. Nel fra tempo, vi possiamo installare nell’edificio che serve alle nostre riunioni pubbliche ?”
“Molto bene, amici miei. Ma incominciamo a sbarcare tutto ciò che sono riuscito a salvare dal naufragio: una piccola pressa, della carta e soprattutto un piccolo barile che tratterete con molto cura.”

Si sbarca tutto. Il piccolo barile intriga la curiosità della nostra brava gente.

“Questo barile - dichiara Martin - è un tesoro senza pari. È pieno d’oro!”

Pieno d’oro! Cinque anime mancarono di sprigionarsi da cinque corpi. Il dio della civiltà entrato nell’Isola dei Naufraghi. Il dio giallo, sempre nascosto, ma potente, terribile, la cui presenza o assenza o i minimi capricci possono decidere della vita di 100 nazioni!

“Dell’oro! Signor Martin, vero grande banchiere! Ricevete i nostri omaggi ed i nostri giuramenti di fedeltà.”

“Dell’oro per tutto un continente, miei amici. Ma non è l’oro che deve circolare. Bisogna nascondere l’oro: l’oro è l’anima di tutto il denaro sano. L’anima deve restare invisibile. Io vi spiegherò tutto da quando vi darò il denaro.”

Un seppellimento senza testimone

Prima di separarsi per la notte, Martin rivolge loro un’ultima domanda:
“Per incominciare, di quanto denaro avreste bisogno sull’Isola, per facilitare i vostri scambi?”

Si guardano. Consultano umilmente lo stesso Martin. Colle suggestioni del benevolo banchiere si conviene che $200 per ognuno paiono abbastanza per incominciare. Appuntamento fissato per domani sera. Gli uomini si ritirano, scambiano tra di loro, riflessioni commosse, vanno a dormire tardi, s’addormentano bene soltanto verso il mattino, dopo avere a lungo sognato oro ad occhi aperti. Martin, lui, non perde tempo. Dimentica la sua stanchezza per non pensare che al suo avvenire di banchiere. Allo spuntare del giorno scava un fosso e rotola il barile dentro, lo copre di terra, lo dissimula con dei ciuffi d’erba accuratamente posti, vi trapianta un piccolo arbusto per nascondere ogni traccia. Poi mette in moto la sua piccola pressa, per stampare mille biglietti da un dollaro. Vedendo i biglietti uscire della pressa, tutti nuovi, sogna in se stesso: “Come sono facili da fare questi biglietti! Essi traggono il loro valore dai prodotti che serviranno a comprare. Senza prodotti, i biglietti non varrebbero nulla. I miei cinque ingenui clienti non pensano a questo. Credono sia l’oro a garantire i dollari. Io li tengo per la loro ignoranza!”

Verso sera, i cinque arrivano correndo presso Martin.

A chi il denaro fatto di fresco?

Cinque mucchietti di biglietti erano là, sulla tavola.

“Prima di distribuirvi questo denaro - disse il banchiere - bisogna intendersi.” “Il denaro è basato sull’oro. L’oro, collocato nella volta della mia banca, è mio. Dunque il denaro è mio... Oh! Non siate tristi. Io vi presterò questo denaro e voi l’userete a vostro piacere. In attesa, non vi carico che gli interessi. Visto che il denaro è raro sull’Isola, essendo che non ce n’è affatto, io credo di essere ragionevole, domandandovi solo un piccolo interesse dell’otto per cento.”
“Un ultimo punto amici. Gli affari sono affari, anche tra grandi amici. Prima di toccare il proprio denaro, ognuno di voi, firmerà questo documento: c’è l’impegno per ognuno di voi di rimborsare capitale ed interessi, su pena di confisca, da me, delle loro proprietà. Oh! Una semplice garanzia. Io non tengo per nulla ad avere mai le vostre proprietà, io mi contento del denaro. Io sono sicuro che voi conserverete i vostri beni e che mi restituirete il denaro.” “E’ pieno di buon senso, Signor Martin. Noi raddoppieremo d’ardore al lavoro e vi rimborseremo tutto.”
“Va bene. E venite a trovarmi ogni qual volta abbiate problemi. Il banchiere è il migliore amico di tutti... Adesso, ecco ad ognuno i suoi 200 dollari.”

Ed i nostri cinque uomini se ne vanno contenti, la testa e le mani piene di dollari.

Un problema d’aritmetica

Il denaro di Martin ha circolato nell’Isola. Gli scambi si sono moltiplicati, semplificandosi. Tutti si rallegrano e salutano Martin con rispetto e gratitudine.
Frattanto, Tommaso, l’ingegnere, è inquieto. I suoi prodotti sono ancora sotto terra. Non ha più in tasca che qualche dollaro. Come potrà rimborsare alla prossima scadenza il banchiere?
Dopo aver ragionato a lungo sul suo problema individuale, Tommaso considera questo socialmente:

“Considerando la popolazione di tutta quanta l’Isola - pensa - siamo noi in grado di mantenere i nostri impegni? Martin ha fatto una somma totale di $1,000. Egli domanda una somma di $1,080. Persino prenderemmo insieme tutto il denaro dell’Isola per portarglielo, ciò farebbe $1,000 e non $1,080. Nessuno ha fatto gli $80 in più. Noi facciamo prodotti, non dollari. Martin potrà dunque sequestrare tutta l’Isola, poiché noi tutti insieme, non possiamo restituire capitale ed interessi.

“Quelli che sono capaci rimborsano per se stessi, senza preoccuparsi degli altri, molti cadranno subito, altri sopravviveranno. Ma, il turno degli altri verrà ed il banchiere prenderà tutto. Dunque è meglio mettersi insieme immediatamente e regolare quest’affare socialmente.”

Tommaso non ha difficoltà a convincere gli altri che Martin li ha imbrogliati. Tutti si danno appuntamento dal banchiere.

Benevolenza del banchiere

Martin indovina il loro stato d’animo, ma fa buona faccia. L’impetuoso Francesco presenta il caso:

“Come possiamo noi portarvi $1,080 quando non ce n’è che $1,000 in tutta l’Isola?”
“E’ l’interesse, miei buoni amici. Non è la vostra produzione aumentata?”
“Si, ma, il denaro, lui, non è aumentato. Ora, c’è giustamente del denaro che voi reclamate e non dei prodotti. Voi solo potete fare del denaro. Ora voi non avete fatto che $1,000 e ne domandate $1,080. Questo è impossibile!”
“Aspettate, miei amici. I banchieri si adattano sempre alle condizioni per il maggior bene comune... Io non vi domanderò che l’interesse. Niente altro che $80. Voi continuerete a tenere il capitale.”
“Voi ci abolite i nostri debiti”
“No, mi dispiace, ma un banchiere non rimette mai un debito. Voi mi dovete ancora tutto il denaro prestato. Ma voi non mi rimetterete ogni anno che l’interesse. Se voi siete assidui a pagare l’interesse, io non vi incalzerò per il rimborso del capitale. Qualcuno di voi possono divenire incapaci di pagare persino il loro interesse, poiché il denaro va da una persona all’altra. Allora organizzatevi come una nazione e fondate un sistema di collezione. Ciò si chiama tassare. Voi tasserete di più quelli che avranno più denaro, e gli altri meno. Purché voi mi apportiate collettivamente il totale dell’interesse, io sarò soddisfatto e la vostra nazione andrà bene.”

I nostri uomini rincasano metà calmati e metà pensierosi.

L’estasi di Martin Golden

Martin è solo. Qualche minuto di raccoglimento. Egli conclude:

“Il mio affare è buono. Buoni lavoratori, questi uomini, ma ignoranti. La loro ignoranza e fiducia fanno la mia forza. Essi volevano del denaro, io gli ho passato delle catene. Essi mi hanno coperto di fiori, mentre io li ingannavo. Oh! grande Rothschild, io sento il tuo genio di banchiere impadronirsi dei mio essere. Tu lo hai ben detto, illustre maestro: ‘Che mi sia accordato il controllo del denaro di una nazione ed io m’infischio di chi fa le sue leggi.’ Io sono il padrone dell’Isola dei Naufraghi, perché ho il controllo del suo sistema monetario. Potrei controllare un universo. Ciò che faccio qui, io, Martin Golden, lo posso fare nel mondo intero. Che io esca, un giorno, da questa Isola: so come governare il mondo senza tenere di scettro. Il mio diletto sovrano sarebbe di versare la mia filosofia nelle teste dei cristiani: banchieri, padroni di industria, politicanti, salvatori di popolo, professori, giornalisti, essi sarebbero miei servi. La massa dei cristiani si addormenta meglio nella sua schiavitù, quando i capomastri di schiavi sono essi stessi cristiani.”

E tutta la struttura del sistema bancario rothschildiano sorge nello spirito lietissimo di Martin. Frattanto, la situazione peggiora sull’Isola dei Naufraghi. Anche se la produttività aumenta, diminuiscono gli scambi. Martin pompa regolarmente i suoi interessi. Bisogna pensare a mettere denaro da parte per lui. Il denaro incolla, e lui fa circolare il male. Quelli che pagano più tasse gridano contro gli altri e aumentano i loro prezzi per trovare compenso. I più poveri, che non pagano tasse, gridano contro i costi della vita e comprano meno. Il morale diminuisce, la gioia di vivere se ne va. Non si ha più cuore al lavoro. A che vale? I prodotti si vendono male; e quando si vendono, bisogna infliggere delle tasse per Martin. La gente si priva. E’ la crisi. Ed ognuno accusa il suo vicino di mancare di virtù e di essere la causa della vita sempre più cara. Un giorno, Enrico, riflettendo nel mezzo del suo frutteto, conclude che il “progresso” apportato dal sistema monetario del banchiere, ha rovinato tutto nell’Isola. Certamente, i cinque uomini hanno i loro difetti; ma il sistema di Martin nutre tutto ciò che è di più cattivo nella natura umana. Enrico decide di convincere e di raccogliere i suoi compagni. Incomincia da Giacomo. Subito fatto: “Eh! - dice Giacomo - non sono affatto sapiente, io; ma è da molto tempo che lo sento: il sistema di quel banchiere è più putrido che il letame della mia stalla della scorsa primavera?” Tutti sono guadagnati l’uno dopo l’altro, ed un nuovo abboccamento con Martin è deciso.

Presso il fabbro di catene

Ci fu una tempesta presso il banchiere:

“Il denaro è raro sull’Isola, Signor, perché voi ce lo togliete. Vi paghiamo, vi paghiamo, e vi dobbiamo ancora altrettanto che al principio. Lavoriamo, facciamo le terre più belle, ed ecco che siamo più mal presi di prima che voi foste arrivato. Debito! Debito! Debiti fin sopra le teste!”
“Orsù! miei amici, ragioniamo un po’. Se le vostre terre sono più belle, è grazie a me. Un buon sistema bancario è il più bell’attivo per un paese. Ma per approfittarne bisogna, prima di tutto, conservare la fiducia al banchiere. Venite a me come ad un padre... Voi volete altro denaro? Molto bene. Il mio barile d’oro vale molte volte mille dollari... Tenete, io ipotecherò le vostre nuove proprietà e vi presterò immediatamente un altro mille dollari.”
“Due volte più di debiti? Due volte più di interesse da pagare ogni anno, senza mai finire?”
“Si, ma io ve ne presterò ancora tanto che voi aumenterete la vostra ricchezza fondiaria; e voi non mi restituirete che l’interesse. Voi accatasterete i prestiti, li chiamerete: debito consolidato. Debito che potrà aumentare di anno in anno. Ma anche il vostro reddito. Grazie ai miei prestiti, voi svilupperete il vostro paese.”
“Allora, più il nostro lavoro farà produrre l’Isola, piò il nostro debito totale aumenterà?”
“Come in tutti i paesi civilizzati: il debito pubblico è un barometro della prosperità.”

Il lupo mangia gli agnelli

“E’ questo ciò che voi chiamate denaro sano, Signor Martin? Un debito nazionale divenuto necessario ed impagabile? Ciò non è sano, ciò è malsano.”
“Signori, ogni denaro sano deve essere basato sull’oro e deve uscire dalla banca allo stato di debito. Il debito nazionale è una buona cosa: esso mette i governi sotto la saggezza incarnata nei banchieri. A titolo di banchiere, io sono una fiaccola di civiltà nella vostra Isola.”
“Signor Martin, noi non siamo che degli ignoranti, ma noi non ne vogliamo sapere affatto di tale civiltà. Noi non prenderemo più a prestito un solo soldo da voi. Denaro sano o non sano, noi non vogliamo più fare affari con voi.” “Mi dispiace questa decisione goffa, Signori. Ma, se rompete il contratto con me, io ho le vostre firme. Rimborsatemi immediatamente tutto, capitale e interessi.”
“Ma, questo è impossibile, Signore. Anche restituendovi tutto il denaro dell’isola, non saremmo liberi.” “Non posso farci niente… Avete firmato, si o no? Si! Ebbene, in virtù della santità dei contratti, io sequestro tutte le vostre proprietà ipotecate, come convenuto tra noi, al tempo in cui eravate così contenti di avermi. Voi non volete servire con beneplacito la potenza del denaro, voi la servirete con la forza. Voi continuerete a sfruttare l’Isola, ma per me e alle mie condizioni. Andate. Io vi darò i miei ordini domani.”

Il controllo dei giornali

Come Rothschild, Martin sa che colui che controlla il sistema monetario di una nazione, controlla questa nazione. Ma lui sa anche, che, per mantenere questo controllo bisogna intrattenere il popolo nell’ignoranza e divertirlo con altre cose. Martin ha notato che tra i cinque uomini, due sono conservatori e tre sono liberali. Lo ha notato dalle conversazioni dei cinque, la sera, soprattutto da quando sono diventati suoi schiavi. Si litigano tra rossi e blu. Di quando in quando, Enrico, meno partigiano, suggerisce un’Unione degli Elettori, per meglio risolvere insieme, una situazione penosa a tutti... Unione pericolosa che può portare alla dittatura. Martin si applicherà dunque ad inasprire le loro discordie politiche il più possibile. Si serve della sua piccola pressa per pubblicare due foglietti settimanali: “Il Sole” per i rossi; “La Stella” per i blu.

“Il Sole”, in sostanza dice: Se voi non siete più padroni nel vostro paese, è a causa di questi arretrati di blu, sempre attaccati ai grossi interessi.

“La Stella” dice in sostanza: Il vostro debito nazionale è l’opera dei maledetti rossi, sempre pronti a qualsiasi avventura politica. E i nostri due gruppi politici si litigano sempre più, dimenticando il vero fabbro di catene, il controllore del denaro, Martin. Un giorno Tommaso, l’ingegnere, scopre, incagliata nel fondo di un’ansa, alla fine dell’Isola e velata da alte erbe, una barca da salvataggio, senza remi, senza altra traccia di servizio che una cassa ben conservata. Apre la cassa: oltre a un panno e a qualche piccolo oggetto, la sua attenzione si ferma si di un libro-album ancora ben conservato intitolato: “Primo Anno di Verso Domani”. Curioso, il nostro uomo si siede e apre questo libro. Egli legge. Egli divora. S’illumina: “Ma ecco - esclama - ciò che avremmo dovuto sapere da molto tempo.”

Un relitto prezioso

Il denaro non trae affatto il suo valore dall’oro, ma dai prodotti che il denaro compra.

“Il denaro può essere una semplice contabilità, i crediti passando da un conto all’altro secondo le compre e le vendite. Il totale del denaro in rapporto con il totale della produzione. “Ad ogni aumento della produzione, deve corrispondere un aumento equivalente del denaro... Mai interesse da pagare sul denaro, nascendo... Il progresso rappresentato, non da un debito pubblico, bensì da un dividendo uguale a ciascuno... I prezzi, aggiustati al potere di acquisto per un coefficiente dei prezzi... Il Credito Sociale...” Tommaso non si tiene piò. Si alza e corre, con il suo libro, a fare partecipi della sua splendida scoperta i suoi quattro compagni.

Il denaro, semplice contabilità

E Tommaso si insedia professore: “Ecco - egli dice - quello che avremmo potuto fare, senza il banchiere, senza oro e senza firmare alcuno debito. Io apro un conto al nome di ciascuno di voi. A destra, i crediti, che fa aumentare il vostro conto; a sinistra, i debiti, che lo fa diminuire. Noi volevamo ciascuno $200 per cominciare. Di comune accordo, decidiamo d’iscrivere per ognuno un credito di 200. Ciascuno ha immediatamente $200. Francesco compra da Paolo dei prodotti per $10. Io tolgo a Francesco 10, gli resta 190. Aggiungo 10 a Paolo, ha adesso 210. Giacomo compra da Paolo per $8. Tolgo 8 a Giacomo, gli resta 192, mentre Paolo, lui sale a 218. Paolo compra legna da Francesco $15. Io tolgo 15 a Paolo, resta con 203; aggiungo 15 a Francesco che risale a 205. E così di seguito; da un conto all’altro, tutto come i dollari di carta vanno da una tasca all’altra. Se qualcuno di noi ha bisogno di denaro per aumentare la sua produzione, si apre il credito necessario per lui, senza interesse. Egli rimborsa il credito - una volta venduta la produzione. La stessa cosa per i lavori pubblici. Si aumentano anche periodicamente, i conti di ciascuno di una somma addizionale, senza togliere niente a nessuno, in corrispondenza al progresso sociale. Questo è il dividendo nazionale. Il denaro è così uno strumento di servizio.

Disperazione del banchiere

Tutti hanno compreso. La piccola nazione è diventata creditista. L’indomani, il banchiere Martin riceve una lettera firmata dai cinque:

“Signore, voi ci avete indebitati e sfruttati senza alcuna necessità. Noi non abbiamo più bisogno di voi per reggere il nostro sistema monetario. Noi avremo ormai tutto il denaro che ci bisogna, senza oro, senza debito, senza ladro. Noi stabiliamo immediatamente nell’Isola dei Naufraghi, il sistema del Credito Sociale. Il dividendo nazionale sostituirà il debito nazionale. Se voi tenete al vostro rimborso, possiamo rimettervi tutto il denaro che avete fatto per noi, non di più. Voi non potete reclamare quello che non avete fatto.” Martin è in disperazione. E’ il suo impero che crolla. I cinque diventati creditisti, il mistero del denaro o del credito non esiste più per loro. “Cosa fare? - egli pensa - Chiedere loro perdono, diventare come loro? Io, banchiere, fare ciò?.. No. Io cercherò piuttosto di non aver bisogno di loro e di vivere in disparte.”

Soperchieria scoperta

Per proteggersi contro ogni reclamo futuro possibile, i nostri uomini hanno deciso di far firmare dal banchiere un documento attestando che egli possiede ancora tutto quello che aveva arrivando nell’Isola.

Da qui l’inventario generale: la barca, la piccola pressa e... il famoso barile d’oro. Fu necessario che Martin indicasse il luogo. Si dissotterra il barile. I nostri uomini lo tirano fuori dal buco con molto meno rispetto questa volta. Il Credito Sociale ha insegnato loro a disprezzare il feticcio oro. L’ingegnere, alzando il barile, trova che, essendo oro, non pesa molto: “Dubito che questo barile sia pieno d’oro.” L’irruente Francesco non esita più. Un colpo d’accetta ed il barile spiega il suo contenuto: d’oro, non una oncia! Rocce niente che volgari rocce senza valore!...

I nostri uomini hanno stentano a crederlo: “Costui ci ha truffati a questo punto, il miserabile! Quanto creduli dovemmo essere stati per cadere addirittura in estasi di fronte alla solo parola: ORO! Abbiamo ipotecato tutte le nostre proprietà per dei pezzi di carta basati su quattro palate di roccia! Ladro e bugiardo. Abbiamo litigato e ci siamo odiati gli uni e gli altri per mesi e mesi per una tale soperchieria! Il demonio!”

E mentre Francesco alzava l’accetta, il banchiere partiva verso la foresta a tutta velocità.




per appofondire: www.signoraggio.com
dmonax 19 novembre 2007 00:00
Signoraggio monetario e sindacato giurisdizionale

di Clorinda Di Franco
[www.altalex.com]


(Sezioni Unite Civili, sentenza n. 16751 del 21 luglio 2006)

Quesito:

Il cittadino di uno stato membro dell’Unione Europea può pretendere di percepire a titolo diretto e personale una quota proporzionale del cosiddetto signoraggio monetario, ossia del reddito che la Banca Centrale Europea e le Banche Centrali Nazionali (per l’Italia, la Banca d’Italia), ritraggono dall’emissione della moneta messa in circolazione nell’ambito dei paesi dell’U.E.?


La normativa.
L’art. 105, comma secondo, del Trattato UE recita: “I compiti fondamentali da assolvere tramite il SEBC sono i seguenti:

- definire e attuare la politica monetaria della Comunità;
- svolgere le operazioni sui cambi in linea con le disposizioni dell'articolo 109 ;
- detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri;
- promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.

Il successivo art. 105 A, “La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote all'interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità.

Gli Stati membri possono coniare monete metalliche con l'approvazione delle BCE per quanto riguarda il volume del conio”.

Secondo l’art. 106, comma primo, “Il SEBC è composto dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali”. Il secondo comma aggiunge che “La BCE ha personalità giuridica”.

L’art. 9 del paragrafo 1 del Protocollo sul Sistema Europeo delle Banche Centrali, contenente lo Statuto di detto Sistema dispone che “la Banca Centrale Europea…ha personalità giuridica; ha in ciascuno degli Stati membri la più ampia capacità giuridica riconosciuta alle persone giuridiche”.

L’art. 16 del sopra citato Statuto attribuisce il potere di emettere moneta alla Banca Centrale Europea e alle banche centrali nazionali. Esso recita testualmente:”Il consiglio direttivo ha il potere di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’intero dell’Unione. La Banca Centrale Europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote.”

Per quanto riguarda l’ordinamento giuridico italiano tale disposizione trova conferma nell’art. 4 del d.lgs. 10 marzo 1998, n. 43, per cui “La Banca d'Italia emette banconote in applicazione di quanto previsto dagli articoli 105A, paragrafo 1, del trattato e 16 dello statuto del SEBC. Nell'esercizio di tale funzione è soggetta al potere autorizzatorio esclusivo della BCE”.

L’art. 20 dello Statuto della Banca d’Italia approvato con r.d. 12 marzo 1936, n. 375 attribuisce alla Banca d’Italia la qualifica di istituto di diritto pubblico, (per esso “la Banca d’Italia, creata con la legge 10 agosto 1893, n. 449 è dichiarata istituto di diritto pubblico”) adoperando una formula che trova una recente conferma nell’art. 19, comma 2, della legge 28 dicembre 2005, n. 262.

Il secondo comma dell’art. 3 di detto Statuto dispone che “Le dette quote”(di partecipazione al capitale sociale) “sono nominative e non possono essere possedute se non da:

a) Casse di Risparmio

b) Istituti di credito di diritto pubblico e banche di interesse nazionale

c) Società per azioni esercenti attività bancaria risultanti dalle operazioni di cui all’art. 1 del d.lgs. 20.11.1990 n. 356;

d) Istituti di previdenza

e) Istituti di assicurazione

Le quote possono essere cedute, previo consenso del Consiglio Superiore, solamente ad uno o ad altro ente compreso nelle categorie indicate nel comma precedente. In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale sociale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici.

Il caso.
Un cittadino italiano ha citato in giudizio dinnanzi al Giudice di Pace di Lecce la Banca Centrale Europea presso la “sua articolazione della Banca Centrale Italiana”, chiedendo il riconoscimento della proprietà dell’attuale moneta messa in circolazione dall’istituto di emissione in capo alla collettività dei cittadini europei e la condanna della banca convenuta al pagamento in suo favore di una somma di denaro a titolo di risarcimento del danno derivante dall’illecita sottrazione del reddito da signoreggio monetario.

Si è costituita in giudizio la Banca d’Italia eccependo, innanzi tutto, il proprio difetto di legittimazione passiva e chiedendo, comunque, il rigetto della domanda perché palesemente infondata e la condanna dell’attore al risarcimento del danno per lite temeraria.

Il giudice di pace leccese, respinta l’eccezione preliminare sollevata dalla Banca d’Italia della quale ha riconosciuto la legittimazione passiva in quanto soggetto che beneficia del reddito da signoraggio monetario, ha accolto la domanda attorea, in cui favore ha condannato la banca convenuta al pagamento della somma di euro 87,00 per avere essa sottratto, nel periodo compreso tra gli anni 1996 e 2003, alla collettività, di cui il ricorrente è membro, parte del reddito da signoraggio monetario.

La Banca d’Italia ha impugnato la sentenza dinnanzi alla Cassazione, la quale, pronunciandosi a Sezioni Unite, ha accolto il ricorso, rilevando l’erroneità del percorso logico – giuridico seguito dal giudice di merito.

La questione da risolvere.
Le pronunce in commento si occupano del cosi detto signoraggio monetario, ossia del reddito che l’istituto autorizzato dallo Stato ad emettere moneta ritrae dalla messa in circolazione della moneta.

Il termine ha origini antiche risalendo all’epoca in cui la base monetaria era costituita da monete in metallo prezioso; chiunque disponesse di metallo prezioso ne poteva ottenere dal sovrano la trasformazione in moneta. Il sovrano, ponendo la sua effigie sulla moneta, ne garantiva il valore, calcolato in base alla purezza del metallo in essa contenuto. In cambio del conio della moneta, egli tratteneva presso di sé una parte del metallo prezioso puro. L’esercizio di questo potere sovrano è stato definito signoraggio.

Con la rivoluzione industriale si è assistito al graduale abbandono dei sistemi monetari fondati sui metalli preziosi e sulla convertibilità delle monete in oro e alla progressiva affermazione della moneta cartacea, sino ad arrivare ai tempi più moderni caratterizzati dal prevalere della moneta scritturale.

Il signoraggio ha continuato ad esistere, assumendo una nuova fisionomia.

Presso i moderni economisti che si sono occupati dell’argomento, si suole definire il signoraggio come il “profitto di cui si appropria chi ha il potere di emettere la moneta”, pari alla “differenza tra il valore nominale della moneta ed il costo di produzione di essa”.

L’affermazione merita un chiarimento, sia pure breve; per i dovuti approfondimenti si rinvia alle trattazione specialistiche fiorite sull’argomento, soprattutto nel campo delle scienze economiche.

Negli ordinamenti contemporanei, il potere di emettere la moneta è attribuito alle banche centrali nazionali che producono la moneta ad un costo decisamente inferiore rispetto al valore nominale (si tratta per lo più delle spese per la stampa della banconote). Il denaro, una volto prodotto, viene “prestato” allo Stato che, in cambio di esso, cede alla banca valori mobiliari (per lo più titoli di Stato) per un ammontare corrispondente al valore nominale complessivo della moneta emessa. Quindi, la moneta viene messa in circolazione per essere adoperata e accettata dalla collettività come mezzo di pagamento secondo il valore nominale attribuitovi.

Le banche, operando come società private, sono solite iscrivere al passivo delle proprie scritture contabili il costo di produzione della moneta per un importo pari non al costo effettivo, bensì al valore nominale della moneta emessa, dando vita ad un passivo fittizio e, conseguentemente ad un artificioso mutamento dell’attivo, che può essere considerevole sol che si pensi a quanto irrisori siano i costi per la stampa della moneta cartacea o quelli per la moneta scritturale.

Un simile atteggiamento da parte degli operatori bancari costituisce retaggio dell’epoca in cui, vigendo la convertibilità dei biglietti di banca in oro, l’istituto bancario assumeva l’obbligazione di convertire la carta moneta in oro, che ne costituiva la garanzia reale. Oggi, soppresse le riserve auree, appare difficile trovarne una giustificazione, tanto più se si pensa che i valori mobiliari ricevuti dalla banca quale contropartita della moneta prodotta sono iscritti all’attivo.

Ebbene, il profitto derivante dalla differenza tra il basso costo di produzione della moneta ed il valore nominale di essa (di gran lunga superiore rispetto al primo), costituisce il signoraggio monetario; esso viene percepito dall’istituto bancario che emette la moneta, come parte del reddito prodotto.

In Europa, gli Stati, avendo espresso, con la firma del trattato di Maastricht, la volontà di assoggettarsi al Sistema Europeo delle Banche Centrali, hanno attribuito il potere di emettere la moneta e di percepire il reddito da signoraggio monetario esclusivamente alla Banca Centrale Europea e alle banche nazionali. Più precisamente, la Banca Centrale Europea, quale organismo centrale del SEBC, dirige e controlla la politica monetaria europea autorizzando le banche nazionali ad emettere la moneta unica. Il reddito delle banche nazionali, comprensivo del signoraggio monetario, affluisce alla Banca centrale europea che lo ridistribuisce tra esse in base alla quota di capitale sociale che detengono.

In Italia, la banca nazionale centrale si identifica con la Banca d’Italia, che presenta una struttura del tutto singolare in quanto, pur essendo qualificata dalla legge come istituto di diritto pubblico (così lo Statuto approvato con r.d. del 1936 e, di recente, la legge n. 262/2005), è in mano a enti privati tra i quali è distribuito, in forma di dividendi, il reddito prodotto (attualmente soltanto il 5% del capitale sociale è posseduto dall’Inps, mentre il restante 95% appartiene a privati quali gruppo intesa San Paolo Imi, BNL, ecc).

Dunque, i proventi del signoraggio monetario sono, nel nostro sistema, percepiti dalla Banca d’Italia e, in definitiva, distribuiti tra i gruppi privati che ad essa partecipano.

Poste queste premesse, il problema, in sintesi, è il seguente:

· il reddito da signoraggio, un tempo spettava al sovrano quale espressione di un potere sovrano;

· oggi, scomparso lo stato assoluto, tale reddito dovrebbe spettare allo stato, ovverosia al cittadino, dal momento che la sovranità appartiene al popolo;

· invece, il reddito da signoraggio, nel nostro sistema giuridico, va alla Banca d’Italia, che però è in proprietà di istituti di credito italiano.

Si configura quindi la seguente questione: è legittima la domanda di un cittadino volta a chiedere la restituzione del cosiddetto reddito da signoraggio, percepito dalla Banca d’Italia, ovverosia dagli enti che ne sono proprietari?

La risposta del Giudice di Pace di Lecce (sentenza del 26 settembre 2005)
Il Giudice di Pace di Lecce, innanzi tutto, ha respinto l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla Banca d’Italia convenuta in giudizio, alla luce delle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio che ha individuato in essa il soggetto che trae gli utili dal reddito di signoraggio, come comprovato dal bilancio consuntivo predisposto dalla medesima banca.

Inoltre, riconoscendo nella Banca d’Italia non un soggetto giuridico autonomo e distinto dalla Banca Centrale Europea bensì un’articolazione di essa a livello locale, ha ritenuto il contraddittorio regolarmente istaurato non solo nei confronti della Banca d’Italia cui è stato notificato l’atto di citazione ma anche nei confronti della Banca Centrale Europea.

Il giudice di pace leccese ha riconosciuto la fondatezza della domanda di parte attorea, basata, come detto, sulla richiesta di risarcimento danni per avere la Banca d’Italia percepito il reddito derivante dal signoraggio monetario.

Egli ha mosso da considerazione di ordine storico, osservando che, mentre il signoraggio monetario un tempo spettava al sovrano quale guadagno sul conio della moneta, nella realtà moderna invece, consistendo essenzialmente nella differenza tra gli interessi percepiti sulle attività monetarie ed il costo di produzione delle banconote, viene percepito dalla Banca d’Italia. Questa, inserita nel SEBC, opera in condizioni di autonomia ed indipendenza, e distribuisce il reddito prodotto, comprensivo di proventi del signoreggio monetario, tra i propri “partecipanti” privati.

In definitiva, il reddito da signoraggio monetario, espressione di un potere sovrano, oggi viene percepito non dallo Stato ma dai gruppi privati che possiedono la maggioranza del capitale sociale della Banca d’Italia. Il che, secondo il giudice pugliese, avverrebbe in violazione del disposto del terzo comma dell’art. 3 dello Statuto della Banca di Italia, (approvato con regio decreto n. 1067 dell’11 giugno 1936 e successive modificazioni ed integrazioni), che prescrive che le quote di partecipazione al capitale sociale della Banca d’Italia possono essere cedute soltanto ad uno degli enti pubblici indicati nel comma primo del medesimo articolo, ossia Casse di Risparmio, Istituti di credito di diritto pubblico, Banche di interesse nazionale, istituti di previdenza ed assistenza. In proposito, si ricordi che l’ultimo periodo del citato articolo prescrive che deve essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale sociale della Banca d’Italia da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici.

Ad avviso del giudice di merito, il reddito dell’istituto proveniente dall’attività di circolazione della moneta, dovrebbe vedere quale principale beneficiario non gruppi privati bensì lo Stato ed il popolo cui, a norma dell’art. 1 della Costituzione,- appartiene la sovranità. L’attuale sistema di percezione e distribuzione del signoraggio, dunque, rappresenterebbe un’illegittima usurpazione del diritto della collettività a vedersi riconosciuta la proprietà della moneta in circolazione. Piuttosto, bisognerebbe garantire il diritto di ciascun cittadino a percepire pro quota il reddito derivante dal signoreggio monetario.

Alla stregua di tale percorso logico, il giudice di pace ha accolto la domanda attorea e ha condannato la Banca convenuta, anche in via equitativa, a corrispondere alla controparte la somma di euro 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla illecita sottrazione del reddito da signoraggio, oltre gli interessi legali dalla domanda al giorno del pagamento.

L’iter argomentativo percorso dalle Sezioni Unite Civili (sentenza n. 16751 del 21 luglio 2006)
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha cassato senza rinvio la sentenza del giudice di pace leccese sulla base delle seguenti considerazioni.

In primo luogo la Corte, esaminando il primo dei motivi addotti con il ricorso, ha affrontato la questione della legittimazione passiva della Banca d’Italia che, ad avviso di questa, avrebbe dovuto essere negata.

Secondo la Corte, ha errato il giudice di pace nel riconoscere l’atto di citazione regolarmente notificato alla Banca d’Italia quale articolazione locale della Banca Centrale Europea. Piuttosto, osservano le Sezioni Unite, Banca d’Italia e Banca Centrale Europea sono soggetti giuridici distinti, anche se istituzionalmente e funzionalmente collegati. Avendo essi autonoma e distinta personalità giuridica, hanno anche distinta capacità processuale, onde il contradditorio instaurato con la Banca d’Italia non poteva dirsi costituito anche nei confronti della Banca Centrale Europea.

I giudici di legittimità, quindi, sono passati all’esame del secondo dei motivi del ricorso con il quale la Banca d’Italia ha inteso sottolineare come, in presenza di una pubblica potestà, qual’è quella relativa all’emissione della moneta, il giudice sia privo di giurisdizione, non potendosi configurare in capo ad alcuno una posizione giuridica giuridicamente rilevante.

Le Sezioni Unite hanno ritenuto fondato il sopra illustrato motivo di ricorso, osservando come la pretesa attorea, volta a percepire direttamente e personalmente una quota proporzionale del signoraggio monetario, sia stata basata su argomenti non di carattere giuridico bensì di carattere storico ed economico attinenti al modo con cui gli Stati hanno esercitato ed esercitano attualmente il potere di produrre reddito mediante la politica monetaria; essa è apparsa, in definitiva, finalizzata a mettere in discussione le scelte con cui lo Stato, attraverso i suoi competenti organi istituzionali, ha configurato la propria politica monetaria.

Giustamente il supremo giudice di legittimità ha messo in evidenza come l’Italia, aderendo all’Unione Europea, si sia volontariamente assoggettata al Sistema Europeo delle Banche Centrali, tra i cui compiti fondamentali l’art. 105 del Trattato U.E. comprende quello di definire e attuare la politica monetaria dell’Unione. Alla Banca Centrale Europea, l’organismo centrale di detto Sistema, il Trattato U.E. attribuisce espressamente il potere di autorizzare le banche nazionali all’emissione di banconote all’interno della Comunità. Il reddito monetario così prodotto affluisce alla Banca centrale Europea che lo ridistribuisce alle singole banche centrali nazionali secondo i criteri definiti nello Statuto del SEBC (di cui al protocollo allegato al Trattato U.E.).

L’attribuzione del reddito da signoreggio monetario alla Banca d’Italia appare, pertanto, il frutto di una precisa scelta di politica monetaria consacrata, peraltro, in un atto di produzione normativa a carattere sovranazionale cui l’Italia ha aderito ratificandolo con legge.

In conclusione, ha notato il giudice di nomofilachia, ci troviamo di fronte ad una pretesa che esula gioco forza dall’ambito della giurisdizione, sia essa del giudice ordinario sia del giudice amministrativo, in quanto all’organo giurisdizionale non compete il sindacato sul modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali rientrano la politica monetaria, la conclusione di accordi internazionali o la partecipazione ad organismi sopranazionali. D’altro canto, rispetto a questi ultimi poteri sovrani è pacifico che non sia possibile configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui essi si estrinsecano assumano un determinato contenuto.

Sulla base di tali argomentazione le Sezioni Unite, accogliendo il secondo motivo di ricorso e riconosciuto superfluo l’esame dei rimanenti motivi, hanno cassato senza rinvio la sentenza del giudice di pace riconoscendo il difetto assoluto di giurisdizione.

In estrema sintesi, secondo la Corte di Cassazione, è inammissibile la pretesa del cittadino volta a percepire il reddito consistente nel signoraggio monetario, posto che essa si traduce nella richiesta a che un giudice si pronunci su quello che è un potere sovrano dello Stato, che, in quanto tale, è insindacabile da parte di qualsiasi giudice. Logica ed indefettibile conclusione di ciò è il difetto assoluto di giurisdizione riguardo ad una domanda che, presentando carattere metagiuridico, non concerne una posizione giuridica suscettibile di tutela da parte dell’ordinamento giuridico né in termini di diritto soggettivo né in termini di interesse legittimo.
dmonax 20 novembre 2007 00:00
«Inezie» autorevoli in materia di lavoro
Giacinto Auriti
15/08/2007

Il lettore Marco D. B., che ringraziamo, ci manda queste considerazioni di Giacinto Auriti, definite ironicamente «inezie», ma in realtà acutissime considerazioni in materia di lavoro.

«Inezie» autorevoli in materia di lavoro

Diceva Platone che gli errori maggiormente devianti sono quelli iniziali.
Come in artiglieria vale la regola per cui lo spostamento pur minimo della bocca da fuoco, in partenza, causa l’impossibilità che il proiettile centri l’obbiettivo, così, nella logica, l’errata valutazione delle premesse, determina errori irreparabili.
Ebbene, tutta la problematica in materia di lavoro è oggi permeata di fesserie o perché gli addetti ai lavori non hanno letto Platone o perché non hanno fatto servizio militare in artiglieria (ovvero, pur avendolo fatto, non hanno capito un «tubo»).
Dimostrerò ora la validità di questi principi soffermandomi a considerare i tre problemi più scottanti in materia di lavoro:
la conflittualità contrattuale, la disoccupazione, l’immigrazione.

1) La conflittualità contrattuale
L’equivoco di fondo che impedisce ogni possibilità di sostituire alla regola della «conflittualità» quella del «tener fede alla parola data», si basa sulla circostanza che tutta la dinamica dei contratti di lavoro risente ancora dell’equivoco della teoria del plusvalore di Marx.
Marx disse che il datore di lavoro «truffa» a danno del lavoratore il margine di profitto cioè il «reddito di capitale», ossia il «plusvalore».
E’ sorto così il sindacato come strumento di rivoluzione per rivendicare nei confronti del datore di lavoro il «plusvalore» sotto forma di «aumento dei salari».
Poiché il salario non è «profitto», ma «costo», l’aumento dei salari non può causare distribuzione di profitto, ma solo «aumento dei costi», con il conseguente «aumento dei prezzi» e quindi della inflazione che causa la ulteriore necessità di aumentare i salari in una spirale senza fine.
Come il cane che si morde la coda.
La soluzione del problema sta nell’attribuire, sotto forma di reddito, il reddito e, sotto forma di salario, il salario.
Il reddito deve essere corrisposto al cittadino come tale senza il corrispettivo del lavoro (altrimenti sarebbe salario) e cioè nella qualità di proprietario e non di lavoratore.
La formula del «tutti proprietari» enunciata nella «Rerum Novarum» era concettualmente esatta.
Senonché il principio rimaneva relegato nella soffitta delle utopie, perché non poteva essere realizzato che togliendo ai ricchi per dare ai poveri.
Di qui la contrapposizione tra destra (tendenzialmente i più ricchi) e sinistra (tendenzialmente i più poveri), in una conflittualità cronica incomponibile.
Oggi, con la definizione del valore monetario come valore indotto, producibile senza altro costo che quello del simbolo, rendendo partecipe ogni cittadino della quota di reddito causato dall’emissione monetaria è possibile attribuire ad ognuno un «reddito di cittadinanza» come contenuto economico di un diritto sociale universale, superando l’antitesi fra destra e sinistra.
In altri termini, una volta dimostrato che la moneta ha valore per il semplice fatto che ci si è messi d’accordo che lo abbia, sarà possibile garantire ad ognuno nella qualità di «proprietario» un diritto della persona con contenuto patrimoniale.
Rafforzata così, una volta per sempre e definitivamente, la posizione del contraente più debole, il contratto di lavoro potrà tornare ad esistere sulla regola del «tener fede alla parola data» perché il lavoratore accetterà il contratto, non perché costretto dallo stato di necessità, ma perché lo ha liberamente voluto.
Egli potrà così accettare un contratto di lavoro anche per una lira al mese.
I contratti collettivi non avranno più ragione di esistere.
La concorrenza della mano d’opera straniera sotto pagata, sarebbe totalmente abolita perché finalmente il mercato tornerebbe ad operare nel rispetto dei fondamentali valori etici, giuridici ed economici di un diritto sociale universale.

2) La disoccupazione
La disoccupazione, così come concepita dai politologi contemporanei è un falso problema.
Il vero problema, infatti, non è la disoccupazione ma «la voglia dilavorare che non c’è più».
Nessun politico ha capito infatti che non stiamo vivendo in regime di «democrazia», ma, di «usurocrazia».
Quando gli economisti ed i politici alla ribalta, pretendono di analizzare le cause della disoccupazione sul principio della insopportabilità dei costi di produzione ignorando la circostanza che la Banca Centrale, all’atto dell’emissione carica il costo del
denaro del 200% prestando il dovuto, ossia addebitando alla collettività il denaro che ad essa dovrebbe essere accreditato, e che questo costo, già enorme di per sè, viene ulteriormente gravato degli interessi bancari e dei prelievi fiscali per raggiungere il
traguardo del 300%, si comprende perché meritano di essere giudicati per quello che sono: un conglomerato di presuntuosi imbecilli.
Per rendersi conto della validità di questi argomenti basti ricordare che quando la moneta era d’oro il portatore ne era il proprietario; con l`avvento dello Stato costituzionale e della moneta nominale ne è diventato inconsapevolmente il debitore.
Solo così si comprende perché «tutti gli usurai sono liberali anche se non tutti i liberali sono usurai», secondo l’intuizione poundiana.
I liberali «non usurai» potevano essere perdonati per la loro ingenuità quando gli eventi storici non avevano ancora evidenziato il trionfo clamoroso dell’usura: ormai non più.
Pretendere di sostenere la giustificazione razionale ed etica di questo regime spacciando sotto il titolo nobilissimo di «democrazia», «l’usurocrazia», trasforma l’ingenuo in «trombone» della politica.
Il vero scopo inconfessato della Rivoluzione Francese è stata la separazione della sovranità monetaria dalla sovranità politica per attribuirla alle soggettività strumentali delle Banche Centrali e trasformare i popoli da proprietari in debitori del loro denaro,
sostituendo alla moneta d’oro la moneta nominale,ossia alla moneta proprietà la moneta debito, ossia al «numero dell’Uomo», il «numero della bestia».
Una volta si lavorava per un profitto: la speranza di conseguirlo causava l’incentivo a lavorare.
Oggi chi più lavora più si indebita.
Ecco perché non solo passa la voglia di lavorare, ma addirittura viene la nausea del lavoro.
E’ questa dunque la causa vera della disoccupazione: l’usura.

3) L’immigrazione
Il denaro per gli uomini è come l’acqua per i pesci.
In tempi di siccità i pesci abbandonano le zone asciutte e si rifugiano nelle pozzanghere d’acqua.
Su questa regola elementare, i banchieri dell’ottocento spostarono milioni di uomini dall’Europa all’America del Nord, creando rarità monetaria in Europa ed abbondanza di moneta-carta, di costo nullo, in America.
Oggi i padroni del denaro hanno creato rarità monetaria nelle cosiddette aree depresse - o, per meglio dire, che hanno deciso di deprimere - sicché, come i pesci, i popoli si spostano verso le aree con minore rarità monetaria.
Anche per questo problema dunque la soluzione è abolire l’usura, ossia fare di ogni popolo il proprietario della sua moneta in modo che ognuno possa rimanere in pace a casa sua.

Giacinto Auriti


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dmonax 23 novembre 2007 00:00
http://digilander.libero.it/afimo/all_insaputa_del_popolo_sovrano.htm

La tesi della banca d'Italia come scotomizzazione del sudore della fronte del cittadino - L'importanza della scoperta del valore indotto del professore Giacinto Auriti.

Nella sua concretezza, la verità risiede proprio nel secondo lato del dilemma: nel senso che la banca d'Italia ritiene di essere proprietaria (e si comporta come tale) della moneta che crea ed emette. E sostiene ciò l'Istituto stesso, proprio nel giudizio civile promosso dal professor Auriti (di cui si è fatto cenno): infatti nella comparsa di costituzione e risposta, datata 20/09/1994, si legge: "alla stregua della puntuale disciplina della funzione di emissione, i biglietti appena prodotti dall'officina di fabbricazione biglietti della banca d'Italia costituisco una semplice merce di proprietà della banca centrale che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese spese"... "Essi acquistano la loro funzione e il valore di moneta solo nel momento logicamente e cronologicamente successivo, in cui la banca d'Italia li immette nel mercato trasferendone la relativa proprietà ai percettori". E più oltre: "Tale immissione... avviene tramite operazioni che l'Istituto di Emissione, in piena autonomia, conclude con il Tesoro, con il sistema bancario, con l'estero e con i mercati monetario e finanziario; operazioni tutte previste e completamente disciplinate dalla legge e dallo Statuto della Banca d'Italia".

Va detto subito che, come si è già accennato, tra queste operazioni si annoverano quelle di risconto e di anticipazione contro pegno, che presuppongono indiscutibilmente il prestito della moneta e di conseguenza l'obbligo del mutuatario al rimborso ed al pagamento di un interesse. Valga, a titolo dì esempio, quanto dispone l'art. 50 dello Statuto della Banca d'Italia, che recita al primo comma: "Chi riceve l'anticipazione assume l'obbligo del rimborso entro il termine indicato nella polizza. Deve esservi sempre una differenza in più non inferiore al quindici per cento, fra il valore della cosa in pegno e l'ammontare dell'anticipazione".

Questo vuol dire che l'Istituto di Emissione, come corrispettivo dell'anticipazione di moneta creata senza alcuna base di garanzia, e soprattutto priva di alcun valore (che, come ha ammesso la stessa Banca, si incorpora nella banconota solo con la circolazione), pretende oltre al rimborso, la dazione in pegno di titoli, in genere di Stato (e quindi garantiti dai cittadini), o di merci (che hanno una quotazione basata sui prezzi di mercato) di valore almeno del quindici per centro superiore all'ammontare dell'anticipazione. Basta poi leggere gli altri due commi della stessa norma statutaria per comprendere come sia rigida la disciplina legislativa a difesa del profitto della Banca Centrale(1).

Deve dunque dirsi che è volutamente ambiguo l'Istituto di Emissione quando parla di trasferimento della proprietà delle banconote ai cosiddetti "percettori", senza chiarire doverosamente che si tratta solo di prestiti indubbiamente usurari, dato il rilevante tasso di interesse (si consideri fra l'altro che è proprio il concetto di "usura" che ha generato l'idea che la moneta è utile solo se produce altra moneta, e che Henry Ford, a tal proposito, affermò che "la moneta non ha la funzione di produrre moneta ma di movimentare i beni").

A tutto ciò, peraltro, lo stesso Istituto accenna, sia pure sotto altro aspetto, quando nella stessa comparsa dichiara: "La Banca d'Italia cede la proprietà dei biglietti, i quali, in tale momento, come circolante, vengono appostati al passivo nelle scritture contabili dell'istituto di Emissione, acquistando in contropartita, o ricevendo in pegno, altri beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che vengono, invece, appostati all'attivo".

Dunque è vero: la banca centrale iscrive al passivo del proprio bilancio i biglietti che crea ed emette (peraltro di bassissimo costo, come può essere quello tipografico), nonostante che l'emissione di banconote non rappresenti, neanche contabilmente, una perdita; infatti la moneta è soltanto un "metro", è la misura del valore delle cose, e come tale ha solo valore convenzionale e mai creditizio. E' come se un ingegnere (naturalmente questo è un paradosso), nel fare un bilancio dei lavori di costruzione di una strada, ponesse tra le poste passive i chilometri che sono stati necessari per costruire la strada, che sono anch'essi un "metro", vale a dire la misura della lunghezza della strada! Così la banconota non ha un valore intrinseco, ma serve solo come strumento necessario per misurare il valore dei beni.

Poniamo il caso di un falsario, che dia in prestito il risultato della propria illecita attività, che a lui non costa nulla se non le spese di fabbricazione: nel fare il bilancio finale dell'operazione, iscriverebbe forse come posta passiva la somma falsificata e prestata, e come posta attiva la somma restituitagli (perfettamente legale), oltre agli interessi? No, perché così facendo, altererebbe il bilancio, in quanto la somma falsificata che egli da' in prestito non costituisce una perdita, così come peraltro non rappresenta un guadagno (essa non ha infatti alcun valore); inserendola nel passivo, il falsario non farebbe altro che occultare fraudolentemente una parte dell'attivo.

Tanto per continuare nell'esempio, se il falsario desse in prestito la somma falsificata di un miliardo di lire al tasso d'interesse del quindici per cento, e alla scadenza convenuta avesse in restituzione la somma di lire (autentiche) un miliardo e centocinquanta milioni, il suo attivo sarebbe costituito da quest'ultima somma per intero, ed il passivo dalle spese sostenute per la fabbricazione della moneta falsa; non si può dire, insomma, che egli guadagni dall'operazione soltanto centocinquanta milioni di lire (cioè gli interessi). Egli guadagnerebbe in verità un miliardo e centocinquanta milioni, meno le spese di fabbricazione. Se nelle scuole elementari si impostassero i problemi di aritmetica con esempi di questo genere, anche i bambini lo capirebbero!!!

Mutatis mutandis, lo stesso concetto dovrebbe informare, in via naturalmente molto semplificata, il bilancio della banca d'Italia: certamente qui non si tratta di moneta falsificata (con tutta evidenza per la contraddizione che non lo consente), ma, come si è detto, di moneta, che all'atto di emissione non può avere ancora alcun valore né di credito né di debito, perché destinata, solamente durante ed a causa della circolazione, a misurare il valore dei beni e ad acquistare il connotato di misura del valore. Perciò la banca centrale non è legittimata ad iscrivere la moneta, che immette nella circolazione, come posta passiva del suo bilancio (se non limitatamente alle spese relative alla sua fabbricazione), con la conseguenza che il suo attivo (per questo genere di operazione) è costituito non solo dagli utili che le provengono dai beni e dai valori mobiliari ricevuti in pegno come corrispettivo delle anticipazioni e dei risconti, ma anche dal rimborso della moneta che, mettendola in circolazione, aveva prestato, e che al momento della sua emissione non aveva alcun valore. L'acquisizione del valore dei soldi non avviene infatti al momento dell'emissione cartacea o di conio, bensì per effetto della circolazione e del valore indotto nella moneta. In altre parole, avviene per effetto del sudore della fronte del cittadino. Qui sta l'importanza della scoperta del valore indotto del professore Giacinto Auriti. Da questo punto di vista, la tesi della banca d'Italia, nella misura in cui scotomizza l'importanza del valore indotto, scotomizza di fatto l'importanza del sudore della fronte del cittadino.

C'è un'altra considerazione che conviene fare: i biglietti di banca che l'Istituto di Emissione, in ipotesi, fabbricasse e non mettesse in circolazione, conservandoli nei propri depositi, costituirebbero senza dubbio anch'essi "merce di proprietà della banca centrale" (per usare la stessa terminologia letta nell'atto giudiziale sopra ricordato); sarebbero in tal caso da considerare attività o passività dell'istituto? Certamente né l'una né l'altra delle due, trattandosi di "merce" di nessun valore (se non come rappresentativo eventualmente del costo per la loro fabbricazione). Perciò non si riesce a comprendere come, all'atto della immissione in circolazione di tale "merce" senza valore, questa possa per ciò solo, acquistare valore, per di più negativo, tanto da essere considerata come una passività (e ad ogni buon conto, se proprio fosse necessario - non si sa per quale misteriosa esigenza - inserire nella contabilità della banca d'Italia il volume di moneta immessa in circolazione, cioè "la merce", è certo che il suo posto non dovrebbe in nessun caso essere quello riservato alle passività!!!). Per comprendere questo mistero si deve necessariamente far ricorso alla finzione della "cambiale apparente", di cui si è già rilevato il carattere truffaldino.

Sennonché questi "errori" di contabilità costituiscono in definitiva solo un aspetto secondario dell'intera questione monetaria, la quale si impernia essenzialmente sul fatto, veramente gravissimo, che l'istituto di Emissione, nell'esercizio della pubblica funzione di cui è stato investito dallo Stato, anziché accreditare a quest'ultimo (e quindi al sistema economico nazionale e, in ultima analisi, al popolo) la moneta che emette, gliela addebita mediante operazioni di prestito, lautamente remunerative. Così facendo, la banca centrale alimenta il debito pubblico e rende ingiustificabile l'abdicazione del potere politico di fronte a quello finanziario.


http://digilander.libero.it/afimo/all_insaputa_del_popolo_sovrano.htm
dmonax 27 novembre 2007 00:00
Guerra al signoraggio incostituzionale delle banche private
di Marco Della Luna

Nel pomeriggio di Sabato 17 Novembre, nella prestigiosa sede del Palazzo della Gran Guardia di Verona, auspice la Giusta comunale della città scaligera, si è tenuto un evento annunciato come “Congresso di Fondazione del Fronte Monetario Popolare”.

L’iniziativa nasce dal Comitato di Liberazione Monetaria fondato il 25 Aprile del 2006 dall’ing. Argo Fedrigo di Ronchi dei Legionari, e distintosi per una dura campagna di informazione e denuncia contro il signoraggio privato, ossia contro il fatto che i banchieri privati si sono presi, con la complicità dei politici e delle istituzioni, il potere sovrano di creare il denaro, fissare il suo costo, ridurre o ampliarne la disponibilità a proprio esclusivo e privato vantaggio e a danno della società, a cui con tale strumento continuano a sottrarre potere d’acquisto, libertà economica, sicurezza lavorativa, a rilevare a costo zero grandi aziende che essi stessi mandano in crisi.

Il Comitato di Liberazione Monetaria, in associazione con altri militanti per la sovranità monetaria popolare, come la Fiamma Tricolore, Padre Florian Abrahamovich (definibile come esponente del fondamentalismo cattolico), e il romagnolo Savino Frigiola, vecchio amico e discepolo del compianto prof. Giacinto Auriti, ha promosso un coordinamento delle forze politiche, sociali, economiche determinate a partecipare a questa battaglia di democrazia fondamentale, sotto l’insegna del Fronte Monetario Popolare.

Ho assistito al lancio del Fronte Monetario Popolare, assieme all’economista prof. Antonino Galloni e a una delegazione di una grossa associazione meridionale – Il Solco della Tradizione -, che da tempo sostiene energicamente e fattivamente nell’opera di divulgazione della conoscenza monetaria, e che appositamente era venuta da Bari, capeggiata dal suo presidente, Marco De Marco.

Oltre alla rappresentanza della giunta del sindaco Tosi, che dà la sua adesione, sono intervenuti, tra gli altri, l’on.le Mario Borghezio, capogruppo dei parlamentari leghisti al parlamento europeo; l’on.le Angelo Alessandri, segretario nazionale della Lega Nord per l’Emilia Romagna; l’on.le Teodoro Bontempo, della Destra di Storace; il prof. Antonio Pantano, economista, vecchio amico e compagno di partito di Bontempo, nonché collega del prof. Auriti.

I vari oratori hanno riversato sul numeroso pubblico una caterva di dati molto pesanti, di argomenti, di fatti, tali a dimostrare oltre ogni dubbio la realtà del signoraggio privato, delle centinaia di miliardi che esso ogni anno inutilmente costa alla società, della sovranità politica in mano ai banchieri privati che mettono su partiti e governi, fino ad andare direttamente al governo, come hanno fatto con Prodi, Padoa-Schioppa, Tononi, Visco, e fare i propri interessi direttamente dalla cabina di regia politica. L’audience era impressionata, talvolta attonita, sempre corale negli applausi.

L’orientamento del Fronte, fedele alla linea Frigiola, è apparso subito “statalista”: ossia in favore della statalizzazione totale della moneta, con molta fiducia, da un lato, che lo stato e chi sta nella stanza dei bottoni operi nell’interesse della gente; e, dall’altro lato, con poco interesse, anzi con palese diffidenza, verso le monete complementari e i gruppi che stanno cercando di portarle avanti, seguendo numerosi esempi esteri di successo.

Eppure, questo congresso di fondazione è stato segnato da due vistose assurdità.

La prima assurdità è che la battaglia per la sovranità monetaria popolare, contro il signoraggio privato dei banchieri, è intrinsecamente una battaglia di sinistra, sociale, egualitaria, democratica; mentre gli organizzatori del congresso di Verona, schierando sul palco e facendo parlare solo personaggi di destra o di estrema destra, hanno trasmesso l’impressione che quella battaglia sia una battaglia di destra, reazionaria, egoista. Certo, razionalmente sappiamo che la Lega non è di destra – ma come tale è percepita, soprattutto quando parla un Borghezio. Così non è di destra (economicamente) la Fiamma Tricolore né la destra sociale, nel senso che sono essenzialmente socialiste, o per il sociale (la prima da sempre, la seconda, forse, solo quando elettoralmente utile), e in favore delle libertà della persona e dei sui diritti contro l’oppressività impersonale del sistema globalizzato. Ma anch’esse, in Italia, vengono percepite come di destra se non neofasciste. Così, assurdamente, l’impressione oggettiva, l’immagine offerta è stata quella che siano specificamente i leghisti, l’estrema destra e i vetero-cattolici a sostenere la riforma democratica della moneta e del credito. Che la battaglia per la sovranità popolare in economia sia una battaglia loro. Che chi si associa ad essa, si associ eo ipso al pensiero di destra.

In effetti, stroncature e accuse di egoismo, capitalismo, razzismo, sono immediatamente fioccate dallo stesso interno del movimento di riforma monetaria - e non solo da Andrea Tronchin, esponente di un movimento internazionale solidarista, che non era stato ammesso a parlare, ma pure da Pierluigi Paoletti, leader del movimento per la moneta complementare nazionale (SCEC), che ha preso subito le distanze. Quindi questo congresso, anziché portare all’unità e al coordinamento dei movimenti per la sovranità monetaria popolare, ha immediatamente prodotto fratture difficilmente sanabili tra questi stessi movimenti.

Come potranno, ora, gli esponenti di sinistra, partitici e sindacali, aderire a un movimento che si è presentato così, tutto composto di personaggi con quella tinta politica? Un miglior servizio ai padroni del signoraggio, Argo Fedrigo e i suoi, purtroppo, non lo potevano rendere!

E pensare che avrebbero potuto evitare questo boomerang, se solo avessero voluto chiamare a parlare il prof. Galloni, economista, alto dirigente di ministeri economici, con una chiara storia di sinistra sociale, di sinistra vera, e notoriamente sostenitore della riforma democratica del sistema monetario. Galloni avrebbe evitato che il discorso contro il signoraggio si identificasse, almeno nelle apparenze, con l’estrema destra della Fiamma e col leghismo intransigente di un Borghezio. Avrebbe così garantito che apparisse il carattere trasversale e sociale del Fronte, e che si preservasse la possibilità di aggregare forze di sinistra e sindacali.

Galloni, che ultimamente ha pubblicato uno studio sul signoraggio e sulla finanza devastatrice delle banche (Il Grande Mutuo, Editori Riuniti, con mia prefazione) avrebbe anche elevato il livello tecnico-scientifico del dibattito – e anche di questo si sentiva il bisogno, perché la qualità ‘scientifica’ complessiva dell’evento lasciava alquanto a desiderare. Mi chiedo però se intervenire in quelle circostanze non sarebbe stato compromettente per Galloni stesso.

La seconda assurdità è ancora più paradossale, perché riguarda la stessa ragion d’essere del Fronte. Il Fronte dovrebbe nascere specificamente per combattere il sistema del signoraggio privato e del dominio globale dei banchieri sull’uomo. Quindi ci si aspettava che i suoi fondatori presentassero il piano e i mezzi per raggiungere questo fine. Al contrario, i relatori, da un lato, hanno descritto il sistema in questione come un sistema ultrapotente, efficientissimo, padrone di tutto, della politica, dell’economia, degli stati; e, dall’altro, non hanno affatto spiegato in che modo e con che mezzi intendano combatterlo e rovesciarlo. I tre parlamentari presenti hanno anzi dichiarato candidamente e ripetutamente che, nella classe politica, non vi è interesse né disponibilità a occuparsi di una riforma monetaria democratica, di sovranità popolare sulla moneta. Anzi, quei pochi che in passato lo fecero non sono più stati ripresentati alle elezioni dalle loro segreterie di partito. Padre Abrahamovich ha fatto analoghe dichiarazioni al riguardo della Chiesa cattolica – la quale, con la sua banca di stato IOR, è attivissima nella pratica del signoraggio.

Ma allora, se prendiamo atto che quello è un sistema di potere invincibile, che ha tutti dalla sua parte, che ha coinvolto persino la Chiesa, che non si dispone di mezzi efficaci per combatterlo, che contro di esso non c’è quindi speranza, quale senso ha il fondare un movimento per combatterlo? Che senso ha costituire un’organizzazione per raggiungere uno scopo, se non si hanno i mezzi per farlo, se lo scopo è irraggiungibile? Qualcuno, velenosamente, ha suggerito che i fondatori del movimento, sanno benissimo che le cose stanno cosi, e che il loro vero scopo potrebbe essere semplicemente quello di raccogliere dietro di sé un gruppo di seguaci idealisti e poco pratici, per usarlo al fine di conquistarsi vantaggi personali, patteggiando col sistema di potere effettivo. Esattamente come fanno pressoché tutti i leaders politici in Italia.

“Privo di conclusioni pratiche, purtroppo” ha commentato amaramente il prof. Galloni l’esito del congresso di Verona: “una splendida occasione bruciata” – e un vecchio militante di sinistra come lui conosce bene il dolore che lasciano le splendide occasioni bruciate. Qualcuno, come Borghezio, ha invece esortato alla rivoluzione popolare per abbattere il sistema – ma che rivoluzione si può mai fare contro chi dispone della potenza militare e poliziesca e fiscale, assistite dal controllo informatico della società, e ha governo e partiti a libro paga? Questa esortazione estrema conferma soltanto la brutta realtà dell’impotenza: mancano mezzi pratici e razionali per riformare il sistema, per quanto ingiusto e illegale lo si scopra. L’alternativa che rimane a chi non ama sognare rivoluzioni e non confida nell’intervento di benevole potenze soprannaturali, è vivere in questa conflittuale consapevolezza, oppure bere, dalle molte fonti che la offrono intorno a noi, l’acqua del Lete, che dona l’oblio e la pace.

Mantova, 20.11.07

da www.ilconsapevole.it

dmonax 01 dicembre 2007 00:00
Autore: lino
Data: 30 Aprile 2007

VUOI SAPERE DAVVERO PERCHE’ LE TASSE NON POSSONO FAR ALTRO CHE AUMENTARE?


• Attualmente lo Stato non può stampare le banconote in proprio, ma può solo farsele prestare dalla Banca Centrale Europea S.P.A. (la “BCE”, sigla che compare su tutte le banconote €).
• Supponiamo che lo Stato non abbia banconote e che, pertanto, richieda 100€ (ma in realtà le cifre richieste dagli Stati sono quasi sempre dell’ordine dei miliardi di Euro).
• La BCE stampa i 100€ (carta senza alcuna copertura aurea) al costo di 30 centesimi di Euro (che trascuriamo) e li PRESTA allo stato in cambio di TITOLI DI DEBITO PUBBLICO (ossia BOT o altri Titoli di Stato) con un tasso di interesse (TUS) che viene deciso unilateralmente dalla BCE e che attualmente si aggira intorno al 3,5%.
• Alla fine dell'esercizio (quando viene approvata la Legge Finanziaria) lo Stato deve estinguere il debito contratto con la BCE versando 103,5€. (Carta senza copertura aurea, ma a questo punto pregna del valore del nostro lavoro).
• Ma ovviamente non li ha! Perché in circolazione ci sono solamente i 100€ iniziali!
Pertanto si instaura un circolo vizioso in cui lo Stato deve chiedere nuovamente del denaro in prestito alla BCE AUMENTANDO IL DEBITO PUBBLICO e, conseguentemente, ANCHE LE TASSE ED I TAGLI DELLA LEGGE FINANZIARIA. Oppure deve SVENDERE AI PRIVATI le IMPRESE PUBBLICE costruite con ANNI E ANNI di nostri contributi.

Nota Bene:
Ø La BCE ha il MONOPOLIO dell'emissione delle BANCONOTE in tutta l'EUROZONA ed è una SOCIETA’ PER AZIONI IN MANO A PRIVATI.
Ø La “BANCA D’ITALIA”, azionista della BCE col 14,57%, NON E’ “D’ITALIA”!
Ø Dalla fine degli accordi di Bretton-Woods (15 AGO 1971) la convertibilità in oro delle banconote è stata abolita.

…Informati in Internet, su eMule e/o in LIBRERIA, cerca: “SIGNORAGGIO”…
Di quanto sopra esistono numerose prove e ampie documentazioni.
I mass media, ovviamente, non ne parlano.

Non importa che il governo sia di Sinistra di Centro o di Destra: tutti i politici sono direttamente o indirettamente finanziati dalle Banche Centrali (S.P.A.) e, ovviamente, obbediscono ai loro finanziatori, non certo ai loro elettori!

Domande:
Hai mai votato un programma politico che poi sia stato rispettato? Hai mai letto e/o sentito una chiara spiegazione su cosa sia e a chi appartengano la moneta e la sovranità monetaria? E sul Debito Pubblico? Perché nonostante il P.I.L. sia sempre in crescita noi stiamo sempre peggio? Come può uno Stato aumentare la propria massa monetaria senza indebitarsi? Perché lo Stato non si stampa da solo i soldi? Perché conia le monete metalliche ma non stampa le banconote? Perché emette obbligazioni invece di stampare direttamente moneta esente da interesse? Perché dal 10 AGO 1893, l'elenco dei soci della Banca d'Italia è stato reso disponibile solo il 20 SET 2005? Indovina chi dalle guerre ci guadagna sempre, che si vinca o che si perda…

“Permettetemi di emettere e gestire la moneta di una nazione, e mi infischierò di chi ne fa le leggi”.
“La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere”.
[Amschel Mayer Rothschild - Banchiere internazionale - 1773]

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dmonax 17 dicembre 2007 00:00
L'uovo o la gallina?
(di Sandro Pascucci - 17dic2007)

Mi chiedo: è lo Stato che decide di creare 100 miliardi in BOT e quindi la Banca Centrale (BC) crea 100 miliardi in banconote oppure è la BC che decide di creare 100 miliardi in banconote e lo Stato le garantisce con 100 miliardi in BOT?

"Assurdo dire che il nostro paese può emettere $30,000,000 in titoli ma non $30,000,000 in moneta. Entrambe sono promesse di pagamento; ma una promessa ingrassa l'usuraio, l'altra invece aiuta la collettività" [Thomas Edison - New York Times, 1921]

Chi crea e su ordine di chi? Chi garantisce cosa? La domanda non è peregrina:

(1) se lo Stato è LIBERO di creare moneta e abbisogna di un ospedale (costo: 100 miliardi) allora perché non crea le banconote statali corrispondenti e con esse paga i muratori e l'architetto? Perché ha bisogno di chiedere 100 miliardi alla BC, sapendo che questa ne vuole 3 in più (supposto un 3% di interesse)? Il prezzo finale dell'ospedale risulterà essere di 103 invece che di 100. Inoltre ci sarebbe la grana, per lo Stato, di non sapere dove prendere quei 3 miliardi di interesse in più, dato che solo la BC è autorizzata - monopolio - alla creazione di moneta, sic!;

(2) se lo Stato NON E' LIBERO di creare moneta ma deve sottostare all'AGIO* della BC, allora dovrà fornire 100 miliardi in BOT per coprire i 100 miliardi in banconote emessi da questa istituzione [privata]: ma allora è la BC che COMANDA il Paese e NON lo Stato!

E' quindi la BC che valuta se l'ospedale è necessario? Se così fosse perché paghiamo i politici che eleggiamo? I politici chiedono alla BC se "per favore è possibile vedere se ci sono dei soldi per un ospedale"?

"Dire che uno stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri" [Ezra Pound]

Paghiamo i politici o i banchieri? Paghiamo Mario Draghi e affidiamo a lui anche la Sanità (o l'Esercito o l'Istruzione ecc..)? A me sta bene tutto, ma ditemelo perché non voglio pagare entrambi, sia per non essere preso per il culo con questa farsa della democrazia (invenzione dei grassi banchieri) sia perché non ho abbastanza soldi per sottostare a questo stupro psicologico (e non solo) quotidiano.

In soldoni: A casa il politico che non combatte la dannosa e antidemocratica invadenza del banchiere privato! A casa il banchiere che non ci aiuta a cacciare l'inutile e incapace politico!

Caro banchiere, caro politico: uno di Voi due è di troppo..

_________________________________________
* AGIO = potere; AGGIO = guadagno economico





FONTE:
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www.signoraggio.com
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Passante 18 dicembre 2007 00:00
"Mi chiedo: è lo Stato che decide di creare 100 miliardi in BOT e quindi la Banca Centrale (BC) crea 100 miliardi in banconote oppure è la BC che decide di creare 100 miliardi in banconote e lo Stato le garantisce con 100 miliardi in BOT?"
Non avviene sempre questo, i titoli vengono emessi per raccogliere la ricchezza dei risparmiatori, quindi moneta già circolante.

"se lo Stato è LIBERO di creare moneta e abbisogna di un ospedale (costo: 100 miliardi) allora perché non crea le banconote statali corrispondenti e con esse paga i muratori e l'architetto?"
Inflazione.. questa brutta bestia!!!

"Perché ha bisogno di chiedere 100 miliardi alla BC, sapendo che questa ne vuole 3 in più (supposto un 3% di interesse)? "
Soluzione più semplice: Emette titoli che vengono collocati sul mercato. Sai com'è l'interesse per i prestiti si paga, visto che quando uno investe li pretende!

"E' quindi la BC che valuta se l'ospedale è necessario? "
E' una battuta, vero?

ZIO 18 dicembre 2007 00:00
voi che state impestando il forum con topic sul signoraggio, mi rispondete ad una domanda: da quanto tempo li?talia si appoggia ad una banca centrale? in che anno c'è stato il cambiamento? chi lo ha deciso? grazie.
dmonax 18 dicembre 2007 00:00
Cos'è il signoraggio
(di Sandro Pascucci - www.signoraggio.com)

Il signoraggio è una truffa monetaria e psicologica a cui tutti noi siamo soggetti. Questa truffa si nasconde e si potenzia dietro una cortina di silenzio e di morte e ha attraversato gli ultimi 300 anni senza lasciar trapelare nulla della propria esistenza.

Si usa dire che “il più grande inganno del diavolo sia stato far credere all’umanità che lui non esiste” ed è proprio grazie a questa diabolica tecnica che il signoraggio è padrone del mondo ma in maniera trasparente per tutti noi.

Non sentirai mai parlare di signoraggio in TV o suoi libri, nessun cantante ci farà mai una canzone né un comico uno spettacolo. I politici non litigheranno mai per il signoraggio e non vedrai mai la Guardia di Finanza arrestare qualcuno per quest’argomento.

Il signoraggio è il massimo potere del pianeta e tutti noi ne siamo schiavi.

Tecnicamente il signoraggio è il lucro che si genera dal creare moneta.

La legislatura internazionale prevede attualmente che siano le Banche Centrali a creare moneta, sia contante che scritturale.

Un esempio chiarirà il meccanismo:
creare una moneta (sia essa di carta, in metallo o virtuale come un c/c) ha dei costi, dovuti alla materia prima, alla manodopera e ai servizi necessari di contorno, come la distribuzione, le tecniche anticontraffazione, etc..

Il costo maggiore è il materiale di cui è composta la moneta, e l’insieme di tutti i vari costi su indicati vanno a determinare il suo VALORE INTRINSECO.

La moneta però riporta sulla facciata un numero che indica un altro valore:
il VALORE NOMINALE (o, per l’appunto, DI FACCIATA o anche LEGALE).

I due valori (intrinseco e nominale) differiscono tra loro e la loro differenza determina quello che si chiama SIGNORAGGIO, ossia il guadagno che ha chi ha creato quella moneta.

Ovviamente chi crea moneta tende a segnare un valore nominale più alto possibile rispetto al valore intrinseco, altrimenti ci rimette.

Avviene ad esempio nelle monetine da 1 centesimo poiché per farle occorre spendere 15 centesimi.

Ora vediamo ciò che avviene nella creazione della moneta-oro e della moneta-carta.

Anticamente le monete metalliche erano in oro e quindi con un valore intrinseco piuttosto alto. Il “signore” che coniava queste monete imprimeva loro un valore nominale più alto per poterci guadagnare e permettersi così un “aggio” economico notevole.

Infatti questo Potente riceveva l’oro dai commercianti con la richiesta di convertirlo in moneta sonante e semplicemente metteva la sua effige per GARANTIRE la bontà del pezzo da lui creato (coniato). Era una sorta di garanzia e per questo aveva il suo guadagno.

Ad esempio con 9 grammi d’oro si poteva coniare una moneta e dire che era da 10 gr. d’oro (ma in realtà composta da 9 gr. d’oro + 1 gr. di metallo non nobile). La differenza tra valore nominale (10) e valore intrinseco (9) era il signoraggio (un grammo d’oro per moneta).
Verosimilmente l’operazione poteva essere eseguita dal Signore anche coniando 10 monete impiegando realmente 10 gr. d'oro per ogni pezzo ma trattenendone una come compenso, sempre del 10% di lucro si trattava!

Quando all’oro si è sostituita la carta il discorso è peggiorato (per noi) e il signoraggio è arrivato a quasi il 100%

Infatti per stampare una banconota da 5 euro o una da 500 euro bastano 30 centesimi di euro e consideriamo anche che tale banconota non è più legata all’oro (non ha più ‘copertura’ e non è più ‘convertibile’). Questo vuol dire che il Signore moderno, ossia chi oggi CREA moneta (ad esempio la BCE in Europa o la Federal Reserve negli USA) ha un potere enorme. Infatti questi organi privati (tutte le Banche Centrali sono private) possono ricattare o comunque influenzare intere Nazioni.

Basti pensare che la Banca Mondiale (di proprietà della Federal Reserve e della Banca d’Inghilterra, a loro volta tutt’e due private e padrone anche del Fondo Monetario Internazionale) nega prestiti a quei Paesi che NON ACCETTANO di privatizzare il settore dell’acqua potabile! E questo è solo un esempio.

Chi ha ben capito il meccanismo del signoraggio ora avrà anche compreso che ELIMINARE la banconota è un’azione PEGGIORATIVA in quanto sparisce, per le Signore Banche, il ‘costo’ e aumenta al 100% il signoraggio sulla moneta elettronica. Inoltre la moneta è sottoposta ad un interesse (ad. es. 3%) che fa lievitare il debito dei Cittadini di un Paese sovrano oltre il valore nominale della moneta stessa! In pratica una moneta (banconota) da 100 euro costa al cittadino 103 euro e al Banchiere solo 30 centesimi. Questo è il signoraggio.

Si potrebbe ovviare a tutto ciò in un modo molto semplice: basterebbe infatti che lo Stato, finalmente Sovrano, emettesse moneta senza debito, come fa, ad esempio, con le monete metalliche (naturalmente quelle con valore nominale maggiore del valore intrinseco, ad esempio i pezzi da 50 centesimi, 1 e 2 euro). I più smaliziati avranno capito ora la presa in giro del defunto governatore DUISENBERG nei confronti di TREMONTI quando quest'ultimo chiedeva di sostituire le monete metalliche da 1 e 2 euro con banconote di pari valore e l'ex governatore (morto in circostanze misteriose) rispose dicendo: "Ma il sig. Tremonti sa che così facendo il suo Paese perderebbe il diritto di signoraggio sulla massa di denaro sostituita?".

Dal momento che la banconota non ha un corrispettivo in oro (le banconote sono convertibili in dollari USA ma dal 1971 il Dollaro USA non è più convertibile in oro) non c’è ragione che ad emetterla sia una entità privata né tanto meno che questa entità abbia un monopolio su tale emissione. Inoltre le spese per servire questo prestito (interesse) sarebbero evitate e lo Stato, ovvero tutti noi, avrebbe la REALE autonomia di gestione del Paese.

Chi teme che lo Stato possa in qualche modo iniziare a stampare moneta fuori misura e fuori controllo è una persona che non ha fiducia nello Stato.
Sappiamo bene che i politici nostrani sono collusi con ogni interesse immaginabile (banche, petrolio, armi, droga, prostituzione ecc..) ma la domanda che dobbiamo porci è molto semplice:

Perché un politico dovrebbe RIFIUTARE la responsabilità di creare denaro per il popolo?

Se egli è onesto non ci dovrebbero essere problemi poiché opererà secondo ETICA e REGOLE corrette e democratiche. Solo un politico disonesto, con un ultimo barlume di sincerità dirà: “No, guarda.. non darmi questa stampante in mano perché mi conosco e mi stamperei montagne di soldi per me e i miei amichetti!”.

Fortunatamente in questo caso la soluzione è semplice: si ringrazia e si manda a casa l’individuo prima che possa fare, per sua stessa ammissione, dei danni terribili.

L’ultimo caso è che il politico sia effettivamente disonesto...
Ma se è disonesto perché dovrebbe rifiutare una così ghiotta occasione?

Non per remore morali in quanto abbiamo detto che è già disonesto.
Se non lo fosse (disonesto) accetterebbe subito la stampante e si comporterebbe come i tanto decantati Governatori di una qualsiasi e privatissima Banca Centrale, ai quali è riconosciuta stima e saggezza fuori dall’ordinario e notoriamente operano secondo il bene della Comunità.
Einaudi ebbe a dire:”Alla scarsità dell’oro si è sostituita la saggezza del governatore [della Banca Centrale, n.d.A.]” (sic!).

Ma allora un ladro perché non ruba? Forse perché c’è un pezzo grosso molto più potente di lui? Forse c’è un’entità che NON VUOLE dargli la stampante e far si che si crei denaro per il popolo (pur con il rischio di ruberie politiche)? E questa entità superiore è onesta? Se così fosse DOVREMMO IMMEDIATAMENTE cedergli ogni potere, poiché saprebbe ben governarci, di sicuro meglio del politico di cui sopra, o no? E se fosse invece disonesta perché ha in mano la stampante e affama il popolo facendolo vivere in un regime di anemia finanziaria? E questa entità superiore disonesta tanto, anzi più, del politico chi è se non Il Grasso Bankiere©?

E’ evidente che il politico NON VUOLE E NON PUO’ prendere la stampante in nome del popolo perché i banchieri privati internazionali NON LO PERMETTERANNO MAI.

Eleggiamo persone che sono sponsorizzate dai banchieri e che quindi non opereranno mai in un’ottica popolare ma sempre a vantaggio dei loro VERI DATORI di lavoro.

E’ pur vero che solo POLITICAMENTE si potranno invertire le cose ma per far ciò occorre la CONSAPEVOLEZZA di una grande fetta della popolazione, che sia informata, cosciente e motivata ad operare un RADICALE CAMBIAMENTO NELLA SCENA POLITICA.

A tal fine questo articolo deve essere divulgato presso il Popolo tutto, assieme ad altri scritti, libri, manifestazioni e dibattiti pubblici che spieghino quale sia LO VERO MALE DELLO MONNO e le soluzioni terribili e dolorose che si dovranno presto adottare per non cadere nel baratro.

In un prossimo articolo approfondiremo aspetti importanti della questione e chiuderemo in un terzo articolo parlando di Riserva Frazionaria, altra truffa questa, vera responsabile dell’Inflazione e del potere delle Banche Commerciali che creano denaro dal nulla tramite i Conti Correnti che ci obbligano oggi ad avere.
(sandropascucci)




FONTE:

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WWW.SIGNORAGGIO.COM
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dmonax 18 dicembre 2007 00:00

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da: ZIO
Data: 18 Dicembre 2007

voi che state impestando il forum con topic sul signoraggio, mi rispondete ad una domanda: da quanto tempo li?talia si appoggia ad una banca centrale? in che anno c'è stato il cambiamento? chi lo ha deciso? grazie.
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eccoti la storia di bankitalia
http://files.meetup.com/409699/STORIA%20CRONOLOGICA%20DI%20BANKITALIA%20S.P.A..doc
dmonax 08 gennaio 2008 00:00

Sulla rete sono in corso numerosissimi dibattiti sul signoraggio; purtroppo prevale la logica del muro contro muro, anche fra persone sicuramente "oneste e disinteressate".
Risulta evidente la presenza di due paradigmi inconciliabili fra loro:

1) è inammissibile che il proprietario di un bene si indebiti per averlo (coloro che sostengono l'esigenza della vera sovranità pubblica della moneta);

2) è inammissibile che venga creato del denaro libero da debito; se venisse violato questo principio l'inflazione non sarebbe controllabile, ecc. (la scuola austriaca, il mondo finanziario, quello accademico e quello politico).

Con questi paradigmi opposti è veramente difficile comprendere il problema, ma questo intervento chiarisce le ragioni di coloro che la pensano diversamente, nonostante il secondo paradigma non sia dimostrato in quanto negli USA di Lincoln l'inflazione non c'era (22) e nell'isola di Guernsey non c'è! (23)


IL SIGNORAGGIO
26 agosto 2007

Esistono due tipi di persone:
1) quelli che riscontrando una determinata “stortura” cercano di risolverla con i mezzi che hanno;
2) quelli che per svariati motivi negano l’esistenza stessa della medesima oppure la difendono a spada tratta.

La spaventosa ed evidentissima truffa che in altri paesi ha assunto il nome di “rete del debito” (http://www.webofdebt.com/) o “spirale del debito”, in Italia viene sinteticamente individuata con "signoraggio".
Le persone tipo 2), una parte delle quali avrebbe il bagaglio culturale e l'obbligo (perchè stipendiati dallo Stato – alludo ovviamente ai professori universitari di macroeconomia) di individuare tutti i giusti cavilli tecnici e la terminologia più appropriata per evidenziare al meglio la stortura, si affannano, non tanto a cercare di comprendere le ragioni delle persone tipo 1), ma ad additarle come ignoranti, visionarie, ecc..

Ora emerge sempre più chiaramente che la truffa non consiste tecnicamente nel vero e proprio signoraggio come è stato inteso finora (l'insieme dei redditi derivante dall'emissione di moneta) ma in una accezione più generale, comprendente anche tutti gli interessi (signoraggio) relativi alle monete "creditizie", per loro natura esclusivamente pubbliche, in quanto "emesse" su concessione "pubblica". Ad esempio, se pago il 6% per un mutuo fatto esclusivamente da moneta creata dal sistema bancario, il 4% (costo del denaro interbancario) dovrà andare allo Stato ed il 2% alla banca (21).

Vediamo come se la cava wikipedia.

a) Il signoraggio è la differenza fra il valore nominale di una banconota (o moneta) ed il costo della sua produzione. L'insieme dei redditi derivante dall'emissione di moneta prende il nome di reddito da signoraggio.(1)

b) Bagliano e Marotta, in Economia monetaria, il Mulino, definiscono il signoraggio (pag. 18) come segue:
«In linea di principio, la creazione di base monetaria in condizioni di monopolio dà la possibilità alla banca centrale di ottenere redditi (il cosiddetto signoraggio) pari alla differenza tra i ricavi ottenibili dagl'investimenti in attività finanziarie e reali e i (trascurabili) costi di produzione. Poiché questi redditi derivano dalla condizione di privilegio concessa dallo Stato, i profitti sono in genere incamerati in misura prevalente da quest'ultimo, sotto forma di imposte. Un limite alla produzione, potenzialmente illimitata di base monetaria è posto dall'obiettivo del mantenimento di un livello dei prezzi relativamente stabile, data la relazione diretta che storicamente si è osservata tra inflazione e offerta di moneta.» (1)

c) Nei paesi dell'area euro, il reddito da signoraggio viene incassato dai paesi membri per il conio delle monete, e dalla Banca Centrale Europea (BCE) che emette le banconote in condizioni di monopolio. Tali redditi sono poi ridistribuiti dalla BCE alle BCN (banche centrali nazionali) in ragione della rispettiva quota partecipazione, es. bankitalia 14,57%. In molti casi, fra cui l'Italia, gli utili della Banca Centrale vanno comunque in massima parte allo stato. (1)

d) Si può quindi distinguere il reddito derivante dal diritto di emettere in esclusiva moneta in due grandi categorie: il reddito derivante dall'emissione di monete metalliche dal reddito derivante dall'emissione di altre forme di moneta. Questo viene incassato solitamente dalla banca centrale, il primo dallo Stato. (1)

e) Apprendiamo ancora, questa volta dal prof. Rovelli (2):
“.. tre concetti di signoraggio sono stati usati nella letteratura:
- costo opportunità, ossia l’interesse (netto) ricavato dalle riserve della banca centrale;
- signoraggio monetario, ossia il cambiamento della base monetaria;
- tassa da inflazione.”

La definizione di base monetaria è la seguente: (3)
È l'elemento di base dell'offerta di moneta di un sistema economico, ed è composta dalla valuta nazionale in circolazione (circolante) e dalle riserve detenute presso la Banca centrale.

Nel bilancio bankitalia è ben visibile il “costo opportunità”. Lo troviamo nel conto economico a pag. 280, 285 e 286 dell’ultima relazione annuale (4).
Bankitalia introita 3,13 miliardi di €, paga imposte per 0,67 miliardi di € e ripartisce gli utili dando allo Stato altri 0,08 miliardi di €. Il reddito monetario è trascurabile.

Il signoraggio monetario delle banconote create tipograficamente nell’anno non va considerato perché la banca centrale detiene una adeguata riserva fruttifera i cui proventi vanno allo Stato, già considerati nel costo opportunità. In sostanza questo signoraggio acquista significato concreto quando l'emissione monetaria avviene senza un corrispondente indebitamento; nell’attuale procedura, è come congelato nella riserva.

Il signoraggio “tassa da inflazione” è compreso nei primi due.

Quindi tutto regolare! Possiamo stare tranquilli e continuare a tirare il carretto. Tutti coloro che hanno messo in dubbio la bontà dell’attuale procedura dell’approvvigionamento monetario, come Allais (5), Auriti (6), Cook (7), ecc., sono degli “ignoranti”. (8)

Ma visto che “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” e che i conti della serva non tornano, è meglio cercare di capire bene la questione a costo di passare per ignoranti e malfidati.

Innanzitutto si tratta di inquadrare in che razza di sistema siamo capitati.
Ci sono due modelli, secondo l’attuale paradigma: (9)

1. Economia monetaria pura - non esiste credito
2. Economia creditizia pura - le transazioni sono svolte attraverso il credito

Con l’economia monetaria pura vale perfettamente l’equazione di Fisher (24) e la velocità di circolazione della moneta è costante nel medio periodo.
Con l’economia creditizia pura, in astratto, una piccola quantità di moneta può servire a sorreggere tutti gli scambi.
- Tutti i pagamenti sono fatti attraverso il credito
- La velocità di circolazione tende all’infinito
Le banche creano moneta (depositi)
- Le banche non hanno limiti (teorici) alla creazione di credito
- L’offerta di moneta viene creata dalla domanda stessa

Viviamo in un sistema che è una via di mezzo fra questi due ma con netta prevalenza della parte creditizia, pur non avendone mai avuto coscienza e men che meno avendolo scelto democraticamente.
Lo Stato ha divorziato dalla banca centrale (10); tale divorzio ha avuto le conferme del trattato di Maastricht e della costituzione “bancaria” europea, ma non, grazie a Dio, dei Popoli francese ed olandese.
Inoltre siamo chiamati ad infiniti atti di fede per ritenere che i bilanci delle banche centrali siano sempre veritieri, per poi scoprire che necessitano di “condoni”. (11) “E troppa premura è stata mostrata dalla Banca d’Italia nel sollecitare il condono fiscale, per sé e per tutte le altre banche. L’impressione che ne è scaturita è che l’intero sistema creditizio avesse più di un peccato da farsi perdonare dal fisco.”

Non solo; viviamo in un sistema nel quale la società per essere monetizzata deve SEMPRE fare ricorso al debito. (12)

Lo Stato paga per interessi circa 70 miliardi di euro all’anno ed incassa per “signoraggio”, comprese le imposte, meno di 1 miliardo di euro all’anno.
.
Il circolante è circa 113 miliardi di euro, dei quali 105 cartacei e 8 metallici (13).
L’aggregato monetario (17)
- M1 (circolante + depositi a vista) il 31 dicembre ’06 era 667 miliardi di euro,
- M2 (M1 + depositi con scadenza fissa fino a 2 anni + depositi rimborsabili con preavviso fino a 3 mesi) era 941 miliardi di euro
- M3 (M2 + pronti contro termine + quote di fondi di investimento monetario e titoli di mercato monetario + obbligazioni con scadenza fino a 2 anni) era 1.124 miliardi di euro.

La procedura fa sì che lo Stato, proprietario della moneta, si indebiti sempre di più (a nostro discapito) per rincorrere gli interessi sul debito e percepisca gli interessi (quello che secondo loro è il signoraggio) solo di una minima parte delle monete in gioco (le riserve della banca centrale).

Ma gli interessi (signoraggio) da far pervenire allo Stato (collettività) non sono solo quelli; vanno aggiunti TUTTI quelli relativi alle monete creditizie.

È come se un autore (Stato) di un brano musicale di successo venisse pagato per la sola interpretazione dal vivo ed il suo impresario (sistema bancario e finanziario) percepisse legalmente i diritti per tutte le riproduzioni. L’autore vive di stenti e l’impresario ingrassa.
Fintantoché l’establishment dirà che và tutto bene dovremo rassegnarci a vedere l’impresario prosperare e l’autore deperire.
Una volta emersa la debolezza del sistema sarà facile individuare una soluzione per uscirne fuori.
La proposta di Ron Paul (14) di eliminare le banche centrali sembra la più assennata, visti i risultati del loro operato (15), checchè paolo savona ne dica ("Libero" – sabato 18 agosto ’07 – "maggiori poteri alla BCE").

Chi dovrebbe denunciare tutto ciò? A mio modesto avviso dovrebbero essere gli uomini della cultura e della politica con la precedenza dei primi, per ovvi motivi, volendo concedere ai politici l'alibi dell'ignoranza.

Fatte queste osservazioni risulta abbastanza chiaro che le definizioni fatte da wikipedia possono essere veritiere o errate in funzione del contesto nel quale ci collochiamo.

I due passaggi del punto a) sono assai diversi fra loro; il primo nell’attuale sistema è privo di significato pratico, mentre l’avrebbe se NON ci fosse riserva; il secondo invece è una definizione generale sempre valida.

La definizione di Bagliano e Marotta punto b) è corretta, ma sembra più preoccupata a non scoprire gli altarini piuttosto che a fare chiarezza. Lascia intendere: è bene che non siano gli Stati a fare direttamente moneta perchè quando l’hanno fatto si è riscontrata l’inflazione.

I punti c) e d) sono sapienti dosaggi di parole atti ad ottenere un potentissimo rimedio soporifero.

Il punto e) è l’esempio di cosa NON deve fare un professore universitario degno di questo nome.
Si spiega la nozione senza fare nulla per far comprendere il problema fino in fondo. (25)

Ma da un ateneo che ha deciso di infangare la propria gloriosa storia dando la laurea honoris causa a Soros (ottobre ‘95) cos’altro ci si può attendere? (16)

Veniamo ora al protagonista principale del conferimento della suddetta laurea: il prof. Romano Prodi.

L’11 luglio 2005 era su un Eurostar Bologna-Roma; una persona informata sulla questione monetaria lo riconosce e gli chiede; "Professore! Vorrei mostrarle una cosa: questo è un Simec (20). E' una moneta di proprietà del portatore, a differenza di quelle stampate dai banchieri privati".

"E qual'è la differenza ?" RP.

"Come qual'è la differenza? ... all'atto della emissione di questa moneta nessuno si indebita, al contrario di ciò che succede con l'euro".

"Non capisco la differenza tra i due sistemi" RP.

"Se il valore della moneta non sta nell'oro - come lei sa benissimo la convertibilità è stata abolita da 30 anni - allora sta nella sua accettazione da parte dei cittadini. Questo vuol dire che la moneta va accreditata e non addebitata all'atto dell'emissione, il valore siamo noi..."

"Non capisco proprio che vantaggi ci sarebbero" RP.

"Ci si può liberare dalla schiavitù del debito [risatine del Prodi e dei portaborse]. Non sarebbe meglio che lo stato stampasse banconote invece di indebitarsi facendole stampare ad aziende private come Banca d'Italia, che è posseduta dai privati che dovrebbe controllare ? Poi potrebbe distribuire questo denaro ai cittadini".

"Ma no... la quantità di moneta è controllata... dalla Banca Centrale..." RP. (18)

Vediamo ora di capire il motivo dell’incomprensione fra i due interlocutori.
La 4 risposte dell’attuale presidente del consiglio dei ministri sottolineano che, secondo gli attuali paradigmi, non cambia nulla perché:
a) i Simec si creano senza indebitarsi e con le sole spese tipografiche;
b) con gli euro cartacei ci si indebita, ma gli interessi che si pagano vengono restituiti allo Stato attraverso il “costo opportunità”;
a meno di qualche difformità, se tutto funzionasse correttamente, effettivamente non ci sarebbero differenze.

Fatto quindi l’atto di fede che tutti bilanci bancari (centrali e non centrali) siano corretti (11) e che paghino tutti regolarmente le tasse e le imposte (19), la domanda da fare al professore sarebbe: “perché il signoraggio (interessi) relativo alle monete creditizie non viene fatto pervenire allo Stato?”, oppure, in alternativa: “perché non ci collochiamo in una economia monetaria pura (senza credito), in modo che tutti gli interessi su TUTTE le monete “pubbliche” giungano allo Stato?”.
Così facendo rimarremmo entro i confini dell’attuale paradigma (moneta in cambio di debito - per paura dell'inflazione), ma NON alimenteremmo l’attuale spirale perversa del debito.
Ovviamente il sistema finanziario dovrebbe trovare un nuovo equilibrio perchè avrebbe molte meno entrate di oggi, ma non mi sembra questa una argomentazione valida per NON farlo, lasciando inalterate nel contempo le attuali condizioni al contorno.
Non è facilissimo fare i calcoli per stimare quanto ritornerebbe agli italiani ogni anno se si prendesse questa via; la stima è assai elevata (fra costo opportunità ed imposte, almeno 300 miliardi di euro all’anno; 10 volte l’ultima finanziaria); più che sufficiente per ridurre drasticamente l’imposizione fiscale oggi a nostro totale carico.

A questo punto vien da chiedersi: cosa intendono i politici quando dicono “pagare tutti (le imposte) per pagare di meno”? Quel “tutti” non è proprio CHIARO!

Concludendo, sia che si prenda la strada dell’emissione monetaria diretta da parte dello Stato senza indebitamento, sia che si rimanga entro i confini dell’attuale paradigma (moneta in cambio di debito) è possibile pervenire ad una Società degna di questo nome, nella quale gli Stati sarebbero TUTTI quasi esclusivamente liberi dal debito. È solo una questione politica, non tecnica.

E' quindi corretto che la BC ponga al passivo le banconote in circolazione, perchè pone corrispondentemente all'attivo dello Stato Patrimoniale una congrua riserva, ma non è corretto che al popolo sovrano vengano sottratti gli interessi sulle monete creditizie. Così come l'acqua che scorre nei canali irrigui privati è "pubblica", la moneta creditizia creata dai sistemi finanziari privati è "pubblica". Così come la BC corrisponde il "costo opportunità" della moneta circolante allo Stato (o della corrispondente riserva, che è la stessa cosa), il costo opportunità della moneta creditizia creata dai sistemi finanziari deve essere corrisposto allo Stato.

Ing. Lino Rossi



(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Signoraggio
(2) http://www.signoraggio.com/pdf/signoraggio_rovelli2002.pdf
(3) http://www.unicreditbanca.it/ait/glossario/?idc=725
(4) http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann
(5) http://www.disinformazione.it/schiavidellebanche.htm
(6) http://www.maza.it/simec/ordinamento/ordin.monetario.htm
(7) http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=3614
(8) http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Signoraggio
(9) http://www.economiamc.org/repo/81/Wicksell.ppt
(10) http://www.disinformazione.it/divorzio_stato_bankitalia.htm
(11) http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=12026
(12) http://www.disinformazione.it/cesare.htm
(13) http://www.ecb.int/bc/faqbc/figures/html/index.it.html
(14) http://www.signoraggio.com/signoraggio_abolirelafed.html
http://www.signoraggio.com/index_video.html
http://www.youtube.com/watch?v=u_nLoN0b_ZY
(15) http://www.disinformazione.it/camelot_crollata.htm
(16) http://www.movisol.org/soros1.htm
(17) http://www.univ.trieste.it/~podrecca/Appuntimacro/La_moneta.pdf
(18) in teleconferenza da Bruxelles ad un Convegno Nazionale della ACLI, disse: "Quando sento parlare di Europa dei banchieri mi viene da ridere. Se c'è una decisione politica è proprio quella di creare una moneta comune"
(19) http://www.effedieffe.com/rx.php?id=2197
"Possiamo classificare i soggetti che non pagano o pagano meno tasse degli altri in virtù di apposite Leggi come segue (il termine sarebbe evasione fiscale, ma siccome in questo caso le imposte non si pagano per Legge, non si può dire):
- il sistema politico;
- il sistema bancario;
- i grossi gruppi industriali"
(20) http://www.maza.it/simec
(21) Oggi quel 4% dove va?
(22) I creatori di moneta – Gertrude M. Coogan – Edizioni di Ar – - pagg. 13, 15, 19, 41, 46, 130-135, 144-145, 151-153, 287.
(23) http://it.wikipedia.org/wiki/Guernsey http://en.wikipedia.org/wiki/Guernsey
(24) teoria quantitativa della moneta di Irving Fisher, che espone la sua soluzione contro la finanza "creativa" nel suo "100% Money" - pag. 13 de "I creatori di moneta".
(25) http://www.altalex.com/index.php?idnot=36463 http://www.altalex.com/index.php?idnot=37581
dmonax 24 gennaio 2008 00:00
Giulietto Chiesa e il signoraggio:
http://www.youtube.com/watch?v=F0fwGCcQNxw
I canali della ricchezza massonica 05 febbraio 2008 00:00
Tratto dal libro: "FRATELLI D'ITALIA" di Ferruccio Pinotti

www.disinformazione.it

La massoneria italiana dall'Unità al fascismo

Il nostro viaggio nei risvolti del rapporto tra finanza e massoneria comincia da Brescia, una città dove industria e sistema bancario hanno sempre espresso valori forti. E nella quale il rapporto con la massoneria ha sempre avuto connotazioni enti: se è vera infatti la forte matrice cattolica del finanziario del mondo bresciano - che esprime oggi il suo «campione» nel presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli - è altrettanto vero che esiste nella città lombarda una tradizione di industria e finanza che con la massoneria ha avuto rapporti intensi. Patria del Gran Maestro massone Giuseppe Zanardelli, Brescia rappresenta una particolare miscela di culture.
Che cosa sia questa città, «neanche Giosue Carducci, che coniò l'appellativo felino di Leonessa quando insorse nel 1869 contro il dominio austriaco, saprebbe forse più dirlo, nel budino ecclesial-risorgimental-síderurgico-finanziario.
Un budino che misteriosamente tiene insieme cultura solidaristica e cultura liberale, laicismo zanardelliano e cattolicesimo giansenista, clericalismo e massoneria, alta banca e pentolame delle Valli, aristocrazia della terra e finanza "svelta», perbenismo e cocaina a go-go, che i ragazzi nelle piazze cominciano a sniffare a quattordici anni», ha scritto Alberto Statera in una bella inchiesta sulla Leonessa. Sta di fatto che a Brescia la presenza massonica è antica e radicata.

Nel lontano 1773, secondo notizie frammentarie, sarebbe già stata presente una loggia massonica. Siamo, come la data indica chiaramente, agli esordi della massoneria in Italia, dato che la massoneria moderna è nata a Londra nel 1717. Ma la massoneria bresciana, in particolare, avrebbe respirato, cultura francese.
A Brescia abbiamo raccolto una testimonianza di straordinario interesse: quella dello storico Silvano Danesi, studioso della massoneria ma anche dei fenomeni dell'economia del sindacato. Un profilo particolarmente interessante, quello di Danesi, un bel signore classe 1949 dall'aspetto anglosassone, che conosce a menadito i complicati intrecci massoneria e finanza.
Con Silvano Danesi abbiamo esplorato i territori della massoneria che si intreccia con la finanza, tra storia e politica, mito e realtà.

La massoneria è considerata tradizionalmente forte nel settore della finanza e dell'industria. Chi storicamente, in Italia, ha rappresentato la massoneria in questi ambiti? Danesi mette dei punti fermi.
«Una premessa indispensabile. La massoneria è un fenomeno assai complesso e lo spazio di un'intervista comporta necessariamente schematismi e semplificazioni. Prima di arrivare alla finanza, credo sia essenziale dire che se oggi c'è l'Italia unita lo si deve in gran parte alla massoneria. La storia del Risorgimento è segnata dall'iniziativa di molti massoni, quali, ad esempio, Giuseppe Garibaldi e Camillo Benso di Cavour. Non fu massone Vittorio Emanuele II, ma simpatizzò per la massoneria, dando il proprio consenso anche all'affiliazione del figlio, che diverrà poi re Umberto I. L’idea dei francesi, per quanto riguardava l'Italia, era quella di uno Stato cuscinetto nei confronti dell'Austria e niente più. Sicuramente non intendevano disturbare lo Stato vaticano. A favorire e proteggere lo sbarco in Sicilia dei Mille c'erano, al largo, le navi della marina inglese; e si sa che il Gran Maestro della massoneria inglese è il re. Affrontare la questione dell'influenza della massoneria sullo Stato unitario è dunque entrare direttamente nel cuore del potere, ossia nel palazzo dei re. I primi passi dell'Italia unita sono guidati da un Parlamento in gran parte costituito da massoni. Francesco Crispi, Agostino Depretis e Giuseppe Zanardelli erano fratelli del 33° grado del Grande Oriente d'Italia. Del resto, l'incipit dell'inno nazionale è: “Fratelli d'Italia...”. Vorrà pur dire qualcosa»

Viene da chiedersi quali canali massonici abbiano seguito in Italia la formazione della ricchezza dai primi del Novecento in poi. E quali grandi famiglie avessero simpatie o aderenze massoniche. Danesi illustra una sorta di «storia della ricchezza» italiana.
«Gli studiosi di economia sono concordi nel ritenere che la crisi, che aveva colpito il Paese a partire dal 1882, abbia prodotto effetti positivi per il Nord Italia e in particolare per la Lombardia , determinando il sorgere o il consolidarsi di un'industria dinamica e moderna. Numerosi fattori contribuirono a questo risultato. Nuove vie di comunicazione, come la ferrovia del Gottardo, aperta al traffico il 10 luglio dei 1882, fecero delle città del Nord, e in particolare di Milano, il centro di collegamento fra l'Italia e l'Europa; mentre la crisi agricola, liberando notevoli capitali, che non trovavano più convenienza a investire nella terra, favorì la nascita dell'industria elettrica e agevolò la trasformazione delle altre esistenti, a cui forni, peraltro, un'abbondante manodopera che proveniva dai disoccupati delle campagne.
«Qualche anno dopo, mentre le banche di Torino, Roma e Genova subivano gravi collassi, Milano divenne il centro finanziario più importante della nazione, perché vi si costituirono, con l'apporto di capitali tedeschi, la Banca Commerciale e il Credito Italiano»

Anni difficili, turbolenti, quelli di cui parla lo storico bresciano. Che coincisero alla fine dell'Ottocento, con la crisi ci alcune grandi banche.
«Il dissesto bancario italiano aveva origini antiche. La Destra aveva istituito nel 1886 il costo forzoso della lira, ovvero l'obbligo per i cittadini di accettare le banconote prive di copertura aurea, cioè non convertibili. Il costo forzoso aveva allontanato dall'Italia i capitali stranieri che tornarono nel 1883, con il ritorno alla convertibilità della lira. Ne derivò una spinta all'espansione industriale ed edilizia, quest'ultima particolarmente accentuata a Roma, che costruiva la sua nuova dimensione di capitale del Regno. Il finanziamento delle imprese, in particolare di quelle edilizie, comportò una forte esposizione delle banche e in particolare un'esplosione delle sofferenze. Nel 1893-1894 si ebbero quindi i crolli del Credito Mobiliare e della Banca Generale, che furono messe in liquidazione. La Banca Romana , insolvente, nel tentativo di evitare il crollo ricorse, con la copertura di molti uomini politici, alla frode, stampando più banconote con lo stesso numero di serie. Inoltre, ad aggravare la situazione dell'istituto di credito, vennero a galla gli intrecci tra affari e politica; e lo scandalo della Banca Romana travolse il mondo politico e giunse fino a lambire il colle del Quirinale, residenza del re. Si pose quindi la questione della rifondazione del sistema bancario italiano, con la costituzione della Banca d'Italia, nel 1893. E con l'introduzione della banca mista di tipo tedesco, banca universale, capace di partecipare al capitale delle imprese e di convogliare il risparmio nei grandi progetti del decollo industriale.
«All'impresa collaborarono capitali tedeschi e svizzeri, richiamati in Italia dal mutamento delle alleanze in politica estera e dall'azione mediatrice della massoneria, che attraverso i garanti d'amicizia e l'opera del massone ebreo tedesco Otto Joel, convinse i «fratelli d'oltralpe a stabilirsi in Italia con solidi punti d'appoggio finanziari, ai quali seguirono negli anni anche quelli industriali.
«Questo decollo fu in gran parte, appunto, il frutto dell'insediamento a Milano, nel Palazzo Brambilla, della Banca Commerciale Italiana, fondata nel capoluogo lombardo il 10 ottobre 1894 da un consorzio comprendente capitali finanziari tedeschi e svizzeri. A presiedere la neonata banca d'affari fu chiamato il conte Alfonso Severíno Vimercati, uomo dell'entourage crispino e già dirigente della Banca Popolare di Milano.»

Si creò un nucleo di uomini destinati a entrare nella storia dell'economia e della finanza.
« La Banca Commerciale , alla quale si affiancherà nel 1895 il Credito Italiano (banca sorella e concorrente), fu condotta da Otto Joel e da Federico Weil. Nel 1891 Joel chiamò in Italia Giuseppe Toeplitz, un uomo che avrà grande parte nello sviluppo del Nord industriale italiano negli anni a venire. A Toeplitz succederà negli anni Trenta del Novecento Raffaele Mattioli, banchiere mecenate e fine intellettuale, protagonista della creazione di Mediobanca, poi diretta dal «fratello" Enrico Cuccia. Motore dello sviluppo, le due banche favorirono il decollo della Terni, dell'Ilva, dell'Edison, delle Acciaierie Falck, della Breda, della Fiat» spiega Danesi.

Ma quale fu il ruolo di figure come Toeplitz e Mattioli rispetto alla massoneria?
«Il massone Otto Joel, come s'è visto, con Federico Weil, altro tedesco di origine ebraica, è tra i protagonisti dello sviluppo industriale italiano voluto da Giovanni Giolitti. Sua creatura è la Banca Commerciale Italiana. Nel 1891 Joel chiamò in Italia Giuseppe Toeplitz, borghese di origine ebraica, nato a Varsavia. Mattioli, stando alla biografia ufficiale, non era massone, mentre lo era Beneduce. Riguardo a Mattioli, è aperta la questione, assai interessante, della sua sepoltura nell'abbazia di Chiaravalle, in una tomba che fu dell'eretica Guglielma la Boema. Secondo alcuni sarebbe stato Giuseppe Toeplitz ad avvicinarlo alle complesse idee di Shabbetai Zevi e di Jakob Frank. In questo caso, più che alla massoneria, bisognerebbe pensare all'influenza di un certo mondo ebraico. Guglielma - o meglio Vilemina o Blazena Vilemina - eretica mistica, era figlia, secondo la sua testimonianza, del re di Boemia Premislao I e di Costanza di Ungheria. Giunse a Milano con un figlio intorno al 1260 e divenne oblata del monastero di Chiaravalle: con la sua parola e il suo esempio creò attorno a sé un gruppo di seguaci tra i quali alcuni appartenenti a famiglie nobili come i Torrioni e i Visconti. La sua storia fa pensare che fosse una seguace del movimento del Libero Spirito, diffuso in Germania, nella Francia settentrionale e nei Paesi Bassi. Un movimento che sosteneva che Dio poteva essere ricercato in se stessi, negando, di conseguenza, il ruolo di mediazione delle gerarchie ecclesiastiche.' Guglielma arrivò a sostenere l'idea di un'incarnazione femminile di Dio. Alla sua morte nacque la setta dei guglielmití, che ritenevano che Guglielma fosse l'incarnazione dello Spirito Santo e che sarebbe risorta all'inizio del nuovo secolo. Guglielma sosteneva di essere venuta a portare la salvezza a chi era fuori dalla Chiesa, e in particolare agli ebrei. Jakob Frank (1726-1791) è invece il fondatore di una setta ebraica che prese il nome di frankisti e che si riconduce al movimento messianico e cabalista degli shabbetai di Sbabbetai Zevi. Jakob Frank sosteneva, come scrive Gershom Scholem, uno dei massimi studiosi della mistica ebraica, "che il vero buon Dio è occulto e privo di legami con la creazione" e si nasconde dietro il "Grande Fratello», la cui posizione è connessa con la Shekkinah. Secondo Frank, «tutte le religioni erano soltanto fasi attraverso le quali dovevano passare i credenti, come un uomo che indossa abiti diversi, per poi abbandonarle perché prive di significato nei confronti della vera fede segreta". La massoneria, il liberalismo e persino il giacobinismo potevano essere visti come mezzo per realizzare tali fini ed è per questo che in particolare a Varsavia, molti adepti furono attivi nelle organizzazioni massoniche....



Tratto dal libro: "FRATELLI D'ITALIA" di Ferruccio Pinotti


www.disinformazione.it
ANAM 19 marzo 2008 00:00
IL NOSTRO NON E’ UN SISTEMA DEMOCRATICO MA E’ UN
SISTEMA STEGOCRATICO
Per indicare l'attuale sistema di potere
molti studiosi utilizzano la parola 'oligarchia' o la definizione
'élite egemone'. In realtà la parola esatta sarebbe il neologismo
'stegocrazia', parola che deriva dal greco stégos, che significa
'tetto, coperchio' (che nasconde) o stèganos (nascosto), e kratos (da
kratéo, comandare, governare). Ossia 'mi nascondo ma esercito il
potere'.
La definizione è tratta dal sito:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4410



Dipendiamo totalmente dalle banche
commerciali. Se le banche creano denaro sintetico in grande quantità noi
siamo ricchi, altrimenti moriamo di fame. Siamo assolutamente privi di un
sistemafinanziario che crei ricchezza per il popolo anzi invece di lo depreda come è avvenuto finora(PARMALAT,CIRIO) perchè il controllato(banchecommerciali) controlla il controllore(BANKITALIA).




IL DENARO PER LA SOCIETA’ E’ COME IL
SANGUE PER IL CORPO UMANO E COME IL CORPO UMANO LA SOCIETA' SENZA IL SUO SANGUE
NON VIVE.


L’ART 1
DELLA COSTITUZIONE RECITA:

L'Italia è una Repubblica
democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita
nelle forme e nei limiti della Costituzione.



L’ESSERE SOVRANO IMPLICA ESSERE
LA MASSIMA AUTORITA’. EBBENE IN CAMPO MONETARIO LO STATO ITALIANO NON LO E’ IN
QUANTO AVENDO UN DEBITO VUOL DIRE CHE C’E’ UN ENTE SUPERIORE.
QUESTO ENTE SI E’ APPROPRIATO DELLA SOVRANITA’ MONETARIA (CIOE’ IL POTERE
DI EMETTERE MONETA) E CI PRESTA IL DENARO AL VALORE NOMINALE CON LA
CONSEGUENZA CHE LO STATO ITALIANO IN CAMPO MONETARIO NON ESSENDO SOVRANO
, SARA’ SEMPRE INDEBITATO E NOI DOBBIAMO PAGARE LE TASSE PER RIMBORSARE LA BCE
CHE E’ NIENTE ALTRO CHE UNA TIPOGRAFIA CHE CI PRESTA LE
BANCONOTE SOTTOSCRIVENDO DIRETTAMENTE O INDIRETTAMENTE, TITOLI DEL DEBITO
PUBBLICO SCONTATI (TUS), CON LE BANCONOTE STAMPATE.

QUESTO POTERE SUPERIORE
COSTITUITO DALLE BANCHE CENTRALI, BCE BANKITALIA, POSSEDUTE DA PRIVATI. CON IL
TRATTATO DI MAASTRICHT ADDIRITTURA SI E’ GIUNTI A TRASFERIRE LA
SOVRANITA’ MONETARIA ALLA BCE, POSSEDUTA DA DEI PRIVATI PER DI
PIU’ STRANIERI, COMPIENDO UN ATTO INCOSTITUZIONALE. DOMANDA: COME MAI LO
STATO NON SI STAMPA LA MONETA PER NON INDEBITARSI?

PRIMA DEL 1971 LA BANCA POTEVA
DIRE IL DENARO E’ MIO PERCHE’ L’ORO CHE GARANTIVA IL DENARO E’ MIO MA
NELL’AGOSTO DI QUELL’ANNO NIXON ELIMINO’ LA CONVERTIBILITA’ DEL
DOLLARO IN ORO CON LA CONSEGUENZA CHE NON C’E’ PIU’ COPERTURA AUREA
AL MOMENTO DELL’EMISSIONE DEL DENARO E LA BANCA NON PUO’ PIU’ DIRE CHE IL
DENARO E’ MIO PERCHE’ L’ORO E’ MIO.




LO SCOPO DI QUESTA
EMAIL E’ FAR CONOSCERE LA VERITA’.


I PERSONAGGI
PRESENTI NEI VIDEO SONO L’AVV DE SIMONE, PROF AURITI (professore universitario
di Teramo deceduto), BEPPE GRILLO(quando ancora ne poteva e ne voleva
parlare), TEODORO BUONTEMPO (deputato di Alleanza nazionale).






PER SAPERNE DI PIU’ INSERIRE LA
PAROLA SIGNORAGGIO SU UN MOTORE DI
RICERCA DEL WEB.






A
RIPROVA DI COME UN CAMERIERIE DEI BANCHIERI TALE GIULIO
TREMONTI EX MINISTRO DELLA REPUBBLICA FACCIA I LORO INTERESSI E NON QUELLI DEL
POPOLO ITALIANO, BASTA VISITARE IL SITO:





http://www.signoraggio.com/Duisenberg-vs-Tremonti.htm








Ecco il testo tratto dal sito:





Duisenberg,
costose per l'Italia le piccole banconote di euro



La risposta della Banca Centrale Europea alla proposta di Giulio Tremonti

(Conferenza stampa presidente BCE 12.9.2002)



La Banca Centrale Europea sta valutando le implicazioni dell'introduzione di
banconote da uno e due euro suggerita dal nostro ministro dell'Economia Giulio
Tremonti. Lo ha rivelato il presidente della BCE Willem Duisenberg rispondendo
il 12 settembre a una domanda sull'argomento nel corso di una conferenza stampa
a Francoforte. L'introduzione di queste due nuove banconote non sarebbe però un
affare né per l'Italia né per gli altri Paesi che attualmente godono del
diritto di 'signoraggio'
sulle monete. (13 settembre 2002)



Estratto della conferenza stampa del presidente della BCE, Willem F.
Duisenberg, Francoforte 12.9.2002



Domanda: 'Mr Tremonti, il ministro italiano dell’Economia, ha proposto
l’adozione delle banconte da 1 e 2 euro, insieme con le monete allo scopo di
impedire ulteriori aumenti dei prezzi. Il 74% degli italiani è d’accordo con
questa proposta e noi vogliamo sapere che cosa pensa lei di questo e se ne
avete parlato alla Banca

centraleEuropea.Grazie”





Duisenberg: “Non abbiamo progetti di introdurre
banconote da 1 o 2 euro, ma ne abbiamo sentito parlare. Naturalmente, ne
abbiamo discusso. Stiamo valutando le implicazioni di introdurre tali
banconote. In linea di principio non abbiamo niente contro questo progetto, ma
stiamo valutando le implicazioni e spero che Mr Tremonti si renda conto che se
tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il diritto di signoraggio che si accompagna ad essa. Dunque
se egli, come ministro dell’Economia, ne sarebbe contento non lo so.”



Eccoiltesto originale in inglese:



Question: Mr. Tremonti, the Italian finance minister, proposed the adoption of
EUR 1 and EUR 2 banknotes together with coins in order to prevent more rises in
price. 74% of Italians agree with this proposal, and I want to know what you
think about it and if you have discussed this in the European Central Bank.
Thank you.

Duisenberg: We have no plans to introduce EUR 1 or EUR 2 banknotes, but we have
also heard those noises. Of course, we have discussed it. We are assessing the
implications of introducing such a banknote. In principle we have nothing
against it, but we are assessing the implications and I hope that Mr. Tremonti
realises that if such a banknote were to be introduced, he would lose the seigniorage which goes with it. So whether he,
as a minister of finance, would be all that pleased, I do not know'.








Aforismi








Pochi
comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati
nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario
ai suoi interessi

[Rothschild,
alla Ditta Ikleheimer, Morton e Vandergould di New York, 26 giugno 1863]





E'
un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema
bancario e monetario, perchè se accadesse credo che scoppierebbe una
rivoluzione prima di domani mattina

[Henry Ford]





Fin
dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono
state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e,
grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. Quindi
l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo
salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla
fondazione della Banca d’Inghilterra (1694).




KARL
MARX IL CAPITALE LIBRO I sez7 cap 24
6. GENESI DEL CAPITALE
INDUSTRIALE









'Chiunque
controlli l'ammontare del denaro circolante in un paese e' il padrone assoluto
della sua industria e del suo commercio. E quando capisci che l'intero sistema
e' facilmente controllato, in un modo o nell'altro, da una ristrettissima
elite, non avrai bisogno che qualcuno ti spieghi come nascono i periodi di
inflazione e deflazione'.

[James Garfield, 20mo Presidente Usa]











Dire
che uno stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come
dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri

[Ezra
Pound]







“Lo Stato di diritto ha
considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo,
giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo
sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro.
Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria
va attribuita allo Stato - come Quarto Potere Costituzionale - e tolta alla
banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione
costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo
di lucro. L'urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle
banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la
proprietà dei soldi nostri.”

[Professore Giacinto Auriti]





'La
politica è l'azzuffarsi dei cani sull'osso del potere, gettato loro dai
banchieri.' [Sandro Pascucci, 2005]








'Bisogna
capire che tutta la moda letteraria e tutto il sistema giornalistico
controllato dall'usurocrazia mondiale è indirizzato a mantenere l'ignoranza
pubblica del sistema usurocratico e dei suoi meccanismi.'

[Ezra Pound, 1933]





L'attuale
creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla
creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi
coloro che ne traggono profitto

[Maurice
Allais, nobel per l'economia]





Un politico senza soldi per la collettività e come un
cacciatore senza fucile.. Anam8









'Essenzialmente, l'attuale creazione di denaro ex
nihilo operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da
parte di falsari. In concreto, i risultati sono gli stessi. La sola differenza
è che sono diversi coloro che ne traggono profitto' (M. Allais, premio
Nobel per l'economia 1988).
















La conclusione di questa email è che
votare questi politici asserviti ai banchieri, che essendosi appropriati
della SOVRANITA’ MONETARIA creano denaro dal nulla e controllano la
nazione, è totalmente inutile e non fa altro che avallare il sistema
usurocratico. Quindi il suggerimento per dare un segnale a questi politici
camerieri è seguire l’indicazione contenuta nel seguente sito.


Dal sito
www.sovranitamonetaria.org











Speciale
Elezioni italiane 2008








Image

Votate
gente! Votate i camerieri dei banchieri..

Il sistema
elettorale italiano non prevede nessun quorum di partecipazione sulle
elezioni legislative per cui l'astensionismo passivo o la percentuale di
schede bianche non incidono sulla validità delle votazioni.

Se nella consultazione elettorale votassero tre persone, ciò che uscirebbe
dalle urne sarebbe considerata valida espressione della volontà popolare e si
procederebbe all'attribuzione dei seggi in base allo scrutinio di tre schede.

Ciò implica che al diminuire delle persone votanti aumenta il potere
decisionale di chi lo fa.

In genere chi si astiene o vota scheda bianca non comunica ufficialmente un
messaggio. Chi attua un tale comportamente riceve comunemente dai mass media
l'etichetta di 'disinteressato civilmente e socialmente', anche
quando possibilmente il non-elettore è semplicemente disgustato da tutte le
forze politiche che operano dentro e in funzione del sistema usurocratico.

Esiste un metodo di astensione, che garantisce di essere percentuale
votante (quindi non delegante) e consente di esprimere ufficialmente e
legalmente una motivazione del proprio non voto.

È facoltà dell'elettore recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il
certificato elettorale, avvalersi del diritto di rifiutare la scheda,
assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione.

Fatto ciò la legge vigente garantisce al non-elettore il diritto di
esprimere le motivazioni del proprio rifiuto, allegando in calce al verbale
una breve dichiarazione, come ad esempio: 'Nessuno degli
schieramenti qui riportati mi rappresenta').

Nota del Web Master:

ERRATA CORRIGE: nella precedente versione di tale articolo
si sosteneva erroneamente che le schede bianche fossero attribuite come
premio di maggioranza. Tale affermazione non trova riscontro su alcuna fonte
legislativa.



Asteniamoci dal votare fino al giorno in cui un politico non porterà avanti
la riforma del sistema monetario.



Dal
blog di Beppe Grillo del 16 marzo 2008:


Non
votate, è l’unica scelta che vi è rimasta. Non
legittimate una legge elettorale incostituzionale. Spiegate a chi crede di
esercitare un suo diritto il 13 aprile che è vittima di un incantesimo. Chi
vota diventa complice, anche se non lo sa.


________________________________________________________________________________



VIDEO







introduzione

http://it.youtube.com/watch?v=Idql6gzDMQs



prof
Auriti

http://it.youtube.com/watch?v=MHa7uDBmZbc



avv De Simone sul signoraggio creditizio

http://it.youtube.com/watch?v=_3RBthmUvQs



assasinio dell' ex questore di Genova
Molinari

http://it.youtube.com/watch?v=0CGljg5hbgc



on Buontempo

http://it.youtube.com/watch?v=6e2TFVKyvrQ&feature=related

BEPPE GRILLO

http://it.youtube.com/watch?v=jaglFd7D56I

http://it.youtube.com/watch?v=CJJ9rzReXso&feature=related



www.signoraggio.com tutti
gli uomini del Il Grasso Banchiere

http://it.youtube.com/watch?v=VA3Bmqlhu1I




Letture di approfondimento consigliate:







Euroschiavi – avv. M. della
Luna Arianna editrice



Il paese dell'utopia prof G.
Auriti
http://www.signoraggio.com/signoraggio_libro_ilpaesedellutopia.html



Un'altra moneta - avv D. de
Simone http://it.geocities.com/domenicods/am/am.htm



I libri
e il sito indicati in questi link

http://www.signoraggio.com/signoraggio_bibliografia.html

http://www.signoraggio.com/index_ilproblema.html



COLORO CHE DOPO AVER LETTO QUESTA
EMAIL E AVER VISTO I VIDEO DISPONIBILI SU YOUTUBE, SI SIANO RESI CONTO DELLA
TRUFFA MESSA IN ATTO DALLE BANCHE CENTRALI (DETENUTE DA PRIVATI) E DALLE
BANCHE COMMERCIALI CHE AVENDO PRIVATO LO STATO DELLA SOVRANITA’
MONETARIA CON LA COMPLICITA’ DEI POLITICI LORO CAMERIERI (EZRA
POUND) , CREANO MONETA DAL NULLA E SI ARRICCHISCONO ALLE SPALLE
DEL POPOLO CHE LAVORA, SONO PREGATI DI DIFFONDERLO PER SUPERARE IL MURO DI
OMERTA’ DEI MEDIA E DEI POLITICI LORO CAMERIERI BEN PAGATI.
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