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08 novembre 2007 00:00
NON ESISTONO ZINGARI ITALIANI...E basta con sta favola...il fatto che qualche idiota di un impiegato circoscrizionale gli abbia dato una carta di identità, NON FA DI LUI UN ITALIANO. Il fatto che qualche italiano abbia scelto di fare il barbone e, piuttosto che dormire in una panchina, si sia fatto accettare in un campo nomadi NON FA DI LUI UNO ZINGARO.
Re sponsabile
08 novembre 2007 00:00
Salve, io credo che in Italia le leggi si tenda sempre ad aggirarle, non solo i cittadini come spesso ci bacchettano, ma anche le istituzioni (prefetti, magistrati, poliziotti e politici).
Così come le verità dobbiamo spesso cercarcele noi, e non berle dalla stampa.
Non era a mio avviso necessario creare nuove leggi per risolvere questo problema, come i tanti altri dell'italia.
Allora:
partiamo dal distinguere i rumeni dall'etnia rom, non per razzismo ma per stili di vita.
I rumeni vivono secondo gli stili di vita europei.
I rom sono sicuramente una comunità nomade, poi se secondo le nostre leggi siano anche dediti ad attività illecite non siamo in grado di dirlo.
Potrebbero dirlo le statistiche, che già ci sono, ma che si fa, li si indaga tutti per associazione a delinquere??!!
Posso solo ragionare con Voi sul loro reale inserimento, e su quello che le nostre leggi, e quelle europee ci impongono ed imporrebbero anche a loro, se li si trattasse con lo stesso rigore riservato a noi.
Attraverso l'analisi di alcune contraddizioni legali su questa popolazione, le mie conclusioni scherzose sono che un'altra casta si è imposta in italia dopo i Politici: i rom.
Le conclusioni serie le lascio a Voi. Buona lettura.
Prima contraddizione interna:
Nessuna nazione eccetto la romania (e la bulgaria) in europa ha al suo interno comunità nomadi e quindi l' europa doveva prima del loro ingresso nell'unione stabilire con referendum popolari e poi con leggi se al resto degli europei andava bene l'apertura delle frontiere a queste comunità.
Seconda contraddizione:
Perchè all'interno dell'Unione europea se io voglio vivere a parigi devo dimostrare un sufficiente tenore di vita,mentre se un rom (attenzione non un rumeno con un lavoro in Italia...) vuole vivere in italia non deve farlo?
Ed inoltre: perchè l'edilizia popolare in Italia è ferma da 50 anni, così come la crescita di lavoro vero al sud, ma l'edilizia per nomadi è attiva?
Perchè si preferisce creare campi nomadi, dare loro anche opportunità lavorative, e a noi al sud ci lasciano a bocca asciutta?
Scommetto che se andassi io,cittadino italiano, a far richiesta di risiedere in un campo nomadi, per un motivo o un altro mi rifiuterebbero la richiesta.
E poi per le normative italiane in tema di urbanistica, igiene ed ambiente, noi non possiamo prenderci un terreno nè possiamo farci una bella baracca di legno su una nostra proprietà pena la denuncia, forse l'arresto, di sicuro la demolizione.
Perchè a loro è concesso, e perdipiù coi soldi dei contribuenti?
Terza ed ultima contraddizione:
Io cittadino italiano è vero che non trovo più frontiere in europa, ma è anche vero che su richiesta delle locali autorità sono tenuto a mostrare un documento di riconoscimento, loro invece possono fornire degli alias, nomi cioè di fantasia. Già questo comportamento è sufficiente a disporne il rimpatrio, oltre che per il reato di vagabondaggio (per il quale al momento vengono puniti i soli cittadini italiani).
Ammesso che le forze dell'ordine li arrestino, perchè i magistrati non dispongono MAI il rimpatrio per questi motivi ????
Inoltre se io cittadino commetto un reato in un paese europeo, sicuramente verrò trattenuto dalle autorità, poi verrò processato, poi mi sarà dato un foglio di via nel quale si dispone il mio immediato trasporto al più vicino confine.
Preciso che il foglio di via riporta le mie esatte generalità perchè si è fatta richiesta delle stesse tramite ambasciata d'italia in quel paese.
Cosa farà l'italia in questo caso con il rom di turno?
Lo tratterrà il tempo della denuncia, poi verrà rilasciato, oppure processato per direttissima, condannato, e dopo invitato dalla prefettura a lasciare immediatamente l'italia.
QUESTO NON E' CONTROLLO!!! QUESTO E' INSABBIAMENTO!!!! MAGISTRATI LAVORATE!!
AMBASCIATE LAVORATE!!!
In tutto questo tempo non è stato fatto nulla per verificare l'identità in patria del condannato...
Ci rendiamo conto di chi ha le colpe???Per questo poi le forze dell'ordine si rompono i coglioni quando devono prendere un rom:FATICA SPRECATA!!!PERDITA DI TEMPO PER RIEMPIRE I LORO MODULI!!! E BASTA!!!!!!!!!!!!!
E' LO STESSO MOTIVO PER IL QUALE I PESCATORI DI LAMPEDUSA GETTAVANO IN MARE I CLANDESTINI MORTI: PERDITA DI TEMPO E DI GIORNI DI LAVORO A RIEMPIRE MODULI INUTILI!!
Il rom ( o qualsiasi altra persona priva di documento di riconoscimento) ha fornito un alias, ed altri centro ne fornirà per restare sempre in italia ( ma noi ci abbiamo il ris ci abbiamo... quindi lo prenderemo prima o poi... il dna il dna, come nella fiction!).
Il problema è che non sapremo MAI nemmeno se è stato arrestato realmente un rom romeno oopure no.
Già perchè, e questo a noi mica è dato sapere (vero cari giornali di inchiesta??), ma tutta l'area orientale dell'europa, compresa quella balcanica è piena di rom, dalla bosnia alla serbia, dal kosovo alla macedonia.
Dunque abbiamo dentro cittadini europei oppure no?
Già perchè se nessun documento è richiesto, anche i servizi sanitari in italia vengono fregati facilmente: assistiamo rom rumeni o macedoni? La differenza è dunque notevole!
Ieri finalmente hanno affermato che in Romania la minoranza rom era, prima dei flussi degli ultimi anni, di 3 milioni su 22 milioni di abitanti, vuoi vedere che applicando le elementari regole algebriche verranno adesso scoperti i disavanzi numerici di rom in italia?
Regola basilare: Rom in Romania + Rom in italia= massimo 3- 4 milioni.
Vedremo.
Ciao a tutti
Paolo 1
08 novembre 2007 00:00
Isaia,
i veri ignoranti sono quelli che confondono i Sinti con i Rom.
Chiamiamoli Zingari, cosi' non si sbaglia.
Paolo
PS. E non si lamentino se non possono piu' svolgere certi lavori tradizionali, come arrotare coltelli, la colpa e' loro, sono troppo cari.
rumeno
08 novembre 2007 00:00
Secondo me se si vuole si puo farre cosi:
Chiedere ala Romania tutti dati che gestiscono riguardo ai citadini rumeni di etnia rom (da ricordare che questi dati essistono e sono archiviati nella gestione della polizia, i rom rumeni posiedono documenti di identita essendo citadini rumeni ne sono sicuro),riprendere i dati dei rom italiani che e un problema secondo me dificile , dopo quanto o capito i rom italiani non essistono, perche in italia non sono riconosciuti come etnia, anche se cisarano 50-60 mila,e puoi vedere quanti rom provengono dai paessi estracomunitari.
Solo allora si a una gestione reale di tutto,anche se secondo me essiste gia ,perro non si vuole discutere di questo.
Quando si comete un reato ti acorgi subito se e un rom rumeno perche i rom rumeni sono rumeni ,ed io li considero rumeni, quando si comete un reato e si dice solo che era rom allora lagente penza che quello e rumeno (essempio il rom che a uciso i 4 ragazi a bassa italia che per due setimane sui telegiornali dicevano che era un rumeno, doppo un rom rumeno(che mi sembra sbagliato),poi a diritura a rai rom estracomunitario di origine italiana che alla fine era piu semplice a dire rom italiano ,perche e da vergoniarsi se i rom sono anche italiani?,io non vedo perche.
Se non si guarda la realita indiferente di quale sia non si risolvono i problemi.
E poi chi comete dei reati deve essere punito verramente indiferente di chi sia .
Reset
09 novembre 2007 00:00
Complimenti ad Isaia che ci ha fatto un completo excursus storico, politico ed anche, in parte, biologico ed etnico sugli Zingari.
Ho appreso da lui notizie che ignoravo completamente.
Detto ciò, caro Isaia, ti dico quello che io so degli Zingari.
Fin da piccolo, mia madre mi diceva "Stai attento agli Zingari. Quelli ti derubano di tutto. Non fargli mai l'elemosina e stai attento a che non ti seguano fino a casa".
Sì, perchè, accanto ai portoni di molti palazzi, notavo dei simboli strani, dei quali non riuscivo a capire il significato.
Erano simboli tracciati con pennarelli o con pezzi di carbone, credo.
Un giorno, leggendo un giornale, rividi (dopo tanti anni) gli stessi simboli riportati in un articolo che parlava della tendenza, mai doma, degli zingari al furto: erano simboli che volevano significare, agli altri zingari che passavano da quelle parti, condizioni quali: "Qui abita gente ricca" o "Qui vive un anziano solo" o anche "Qui credono a chi legge loro la mano" oppure "Qui chiamano subito i Carabinieri: alla larga".
Indubbiamente è difficile, molto difficile spiegarsi come mai persone che, per vivere, chiedono l'elemosina agli angoli delle strade, magari suonando un organetto o una fisarmonica, tornati al loro campo, abbiano ad aspettarli Mercedes, TV al plasma, gioielli, stereo Hi-Fi, elettrodomestici costosi ecc.ecc.
E' talmente ovvio che qualcosa non quadra, che non ci cascherebbe neanche un bambino.
IL vero problema non è la xenofobia o il razzismo.
In Italia abbiamo imparato a convivere, credo, con tutte le etnie del mondo: nessuna esclusa.
Solo che, come sempre, sono le caratteristiche generali di un popolo a segnarne la simpatia o la repulsione agli occhi degli altri: tutto qui, semplicemente.
Così come sappiamo che "I Filippini" sono molto puliti, dediti al lavoro, precisi, "I Polacchi" sono gran lavoratori, educati, remissivi, ubbidienti, "Gli Indiani dello Sri-Lanka" sono affidabili, abili nei lavori in casa ed in giardino ecc.ecc., così sappiamo che "gli Zingari" sono ladri matricolati.
E' ciò che fa la maggior parte di loro. E' chiaro, ovvio, che esiste anche lo Zingaro buono, onesto, pulito, lavoratore: ci mancherebbe altro, ma è la generalità degli Zingari che vive di furti e grassazioni.
Ricordo perfettamente un Agosto di molti anni fa. Sapevo che una inquilina del palazzo dove abitavo era andata inferie e l'appartamento era vuoto. In pieno giorno, fui attratto da alcuni rumori provenienti dal piano superiore. Salii le scale con fare guardingo e mi accorsi che la porta era appannata. Mi affacciai all'ingresso dell'appartamento chiamando il proprietario per nome. Non ricevendo risposta, mi affrettai a chiudere la porta e chiamare i Carabinieri che giunsero in sede con un falegname per aprire la porta blindata. Ricordo fu necessario lavorare di trapano e di piede di porco per aprire quella porta (ovviamente su mandato del legittimo proprietario che, nel frattempo, avvertito, stava ritornando a casa). La nostra meraviglia fu enorme quando vedemmo chi erano i ladri: si trattava di tre ragazzine zingare, la maggiore delle quali aveva 15 anni che erano riuscite ad aprire una porta blindata, BLINDATA, con chiavi universali e placchetta d'acciaio temperato sottilissima, forgiata apposta per questo scopo. La refurtiva era nascosta sotto le pieghe delle loro grandi gonne.
Questo è il mio ricordo e la mia immagine mentale di uno zingaro.
Cordialmente.
Sergio
09 novembre 2007 00:00
Complimenti Isaia, Reset e RE sponsabile, avete dato vita a una discussione civile (molto più elevata di quel che si sente dalle voci istituzionali e da blasonati giornalisti).
Vedi, Reset, poni questioni corrette: i tuoi ricordi e le tue osservazioni sono incontestabili. Mi sembra però che nel tuo argomentare ci sia uno scarto logico. Mettiamola così: molti, forse moltissimi senza dubbio troppi, Zingari (utilizziamo questo termine per semplicità e senza alcuna valenza negativa) vivono di espedienti e di crimini; alcuni, forse la minoranza, vivono invece onestamente si integrano con la comunità che li ospita, pur restando abbastanza fedeli a tradizioni e stile di vita. Da tempo ormai sono stanziali o semi-nomadi.
Il problema è cosa facciamo: per punire i delinquenti criminalizziamo l’intero popolo Rom? Mi sembra che la risposta debba essere no, non si può e non si deve criminalizzare una intera comunità, etnia, popolo, cultura.
E allora? Abbiamo gli strumenti per contrastare i delinquenti? Possiamo dotarci di strumenti civili per giungere a una corretta identificazione di tutti coloro che percorrono il suolo nazionale? Possiamo dare sostanza alle norme che prevedono che ogni cittadino trovato sul suolo nazionale debba essere identificato in modo certo? Credo che si possano varare delle norme, o meglio dotarsi di strumenti attuativi, per evitare i problemi che espone Re sponsabile. Ci vuole volontà politica e gestione del territorio: presenza attiva e attenta da parte delle autorità locali nei confronti di chi, pur senza stabile dimora, in quel territorio vive.
Sono un camperista e mi è capitato di fermarmi per la notte in un parcheggio pubblico ai margini della cittadina, Vigevano, che il giorno dopo intendevo visitare. Al mattino, verso le otto, un poliziotto bussò con cortesia al mio camper per verificare la nostra identità. Verificati velocemente i documenti, ci salutò augurandoci buon soggiorno e dandoci qualche dritta per la visita della città e su dove andare per gustare qualche buon piatto della cucina locale. Confesso che rimasi molto contento di quella visita mattutina, fatta con garbo, educazione e senso del dovere. Era un segno di controllo del territorio, che non significa militarizzazione ma attenzione.
Certo, la gestione del territorio non deve limitarsi ai controlli delle generalità ma deve concretizzarsi in politiche adeguate di accoglienza. Laddove le autorità locali si sono impegnate su questo fronte abbiamo avuto ottimi risultati in termini d’integrazione e drastica riduzione della criminalità: sono in questo caso gli stessi Zingari che si fanno carico della buona convivenza con la cittadinanza.
Senza nascondersi le complessità, servono politiche adeguate per gestire un fenomeno millenario che, prima di essere un problema di sicurezza, è una questione culturale.
Gli zingari con cittadinanza italiana sono circa 100.000, con gruppi ormai secolari in determinate aere del Paese (in particolare, Calabria, Molise, Abruzzo).
Il totale di presenze in Italia si stima intorno a 160.000 unità.
La loro forte presenza nell’area balcanica è legata ad eventi storici. Nel 1423 Sigismondo, Re dei Romani, d'Ungheria, di Boemia, di Dalmazia, di Croazia concesse a Ladislao Voivoda, all’epoca capo riconosciuto degli Zingari, e alla sua gente ampia protezione nelle terre dell’Impero “giungano nei nostri domini, città e castella, con la presente lettera comandiamo e ordiniamo alle nostre fedeltà che il medesimo Ladislao Voivoda e gli zingari i suoi sudditi, tolto ogni impedimento e difficoltà debbano essere favoriti e protetti e difesi da ogni attacco e offesa. Se poi tra loro stessi sarà sorta qualche zizzania o contesa, allora né voi, né nessun altro di voi, ma lo stesso Ladislao Voivoda, abbia facoltà di giudicare e liberare”.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora.
Il primo grande conflitto tra civiltà che il genere umano ha conosciuto è proprio quello tra civiltà stanziale e nomade.
Di questo grande conflitto sono state vittime le popolazioni autoctone dell’America del Nord. Dalla civiltà nomade provengono tutte le etnie che determinarono la caduta dell’Impero Romano e che, assimilando ed elaborando la cultura dei vinti, hanno aperto una nuova pagina di storia, dalla quale discendono tutti gli stati moderni. I Franchi e i Longobardi, vi dicono qualcosa? L’ultimo grande evento storico che ebbe origine da popoli nomadi fu l’impero mongolo.
Tutto ciò sembra distante dal discorso intorno ai Rom ma in realtà non lo è.
I popoli nomadi o semi-nomadi, come ormai sarebbe più corretto definirli, sono tanti nel mondo e tutti subiscono l’avanzata della civiltà urbana. Pensate ai Suomi, ai Tuareg, ai Berberi, ai Beduini… Ma gli zingari, popolo pacifico originariamente probabilmente stanziale, sfuggendo a mongoli e musulmani, sono giunti nelle urbanizzate contrade occidentali e, come gli ebrei, hanno cercato di convivere con la civiltà urbanizzata mantenendo la loro identità, che coincide con la loro percezione di libertà: essere liberi per loro significa poter distinguere il mondo tra zingari e non-zingari, due insiemi distinti da una profonda diversità nella concezione del tempo. Loro vogliono essere padroni del tempo e in ciò sono liberi. Noi abbiamo la vita scandita dal tempo. Da questa caratteristica nasce il continuo conflitto tra “noi” e “loro”.
Conflitto culturale, dunque, ma il conflitto è anche opportunità.
Siamo abituati a vedere nel conflitto sempre e solo lo scontro. Esaltiamo gli aspetti patologici del conflitto, azzerando il dialogo tra i contendenti. Ma il conflitto offre anche un’opportunità di crescita e di sviluppo. Il conflitto va controllato e gestito per ridefinire la situazione tra le parti. Gli ideogrammi cinesi che compongono il termine “conflitto” contengono i due significati: pericolo e opportunità. Il conflitto può essere quindi costruttivo: tutto dipende da come è vissuto, affrontato e gestito.
Gli zingari hanno dimostrato, ormai da circa mille anni, di voler vivere tra noi e sono stati difesi ma anche perseguitati.
Il dialogo è possibile e la convivenza anche. Che vogliamo fare?
Io credo che abbiamo da imparare da loro e, voglio azzardare, nella dilagante precarizzazione del lavoro c’è la “zingarizzazione” della civiltà post-industriale. Il giorno in cui il precario cesserà di lottare contro i mulini a vento per avere il “posto fisso”, diventerà padrone del suo tempo. Pesanteci: la legge Biagi è in parte assurda perché equipara il valore del lavoro del co.pro. (co.co.co.) a quello di equivalenti funzioni svolte da un dipendente. Sbagliato: il datore di lavoro non si assume alcun impegno “indeterminato” e quindi il lavoro del para-subordinato (pessima espressione tipica di una cultura tutta orientata al lavoro dipendente) deve essere remunerata di più, molto di più. Pensateci, forse un avvocato libero professionista è pagato come un avvocato impiegato nell’ufficio legale di una azienda? No, assolutamente no. Mi usi come un taxi non puoi pretendere che io costi come se tu usassi la tua auto. Zingari padroni del tempo: possiamo imparare da loro.
certo
09 novembre 2007 00:00
certo che sono padroni del tempo...con tutti gli orologi che si ciulano!
Isaia Kwick
14 gennaio 2008 00:00
Buon Anno da parte di uno zingaraccio
Isaia Kwick Zingaro ROM
Isaia Kwick
14 gennaio 2008 00:00
E adesso proponiamo misure concrete per vivere insieme.
Isaia Kwick Zingaro ROM
Isaia Kwick
14 gennaio 2008 00:00
Le traversie degli Zingari iniziano nel loro paese di origine l'India.
Questa etnia viveva ai margini della societa', una societa' allora divisa in caste, e probabilmente gli Zingari facevano parte della casta piu' bassa o addirittura erano dei senza casta.
Probabilmente questo fu il motivo che spinsero loro ad abbandonare la propria terra di origine.
Iniziarono cosi' una lunga transumanza, all'inizio toccarono le terre di Persia e Armenia.
Ma anche queste terre furono ostili a queste persone; finalmente arrivarono nell'impero bizantino agli inizi del XV secolo, l'imperatore Sigismondo ordino' ai suoi sudditi di accettare e rispettare queste persone, nonostante si crearono molte leggende sulla provenienza di questo popolo, chi credeva fossero diretti discendenti di Caino piuttosto degli Ebrei e degli Egiziani. Colpirono molto la popolazione locale i modi di vestire e di decorarsi il corpo con tatuaggi degli zingari. Comunque rimasero ai margini della societa' dedicandosi alla lavorazione dei metalli e a piccoli commerci. In questa epoca inizio' la diffusione degli zingari in Europa.
Isaia Kwick Zingaro ROM
Isaia Kwick
14 gennaio 2008 00:00
Interessante sapere che la lingua degli zingari, il romani sia di origine sanscrito.
Isaia Kwick Zingaro ROM
Isaia Kwick
14 gennaio 2008 00:00
Gli Zingari rapiscono i bambini. Nel '700
Maria Teresa d'Austria e suo figlio Giuseppe II proibirono agli zingari di usare il loro nome, la loro lingua, di vivere secondo la loro tradizione. In Austria i bambini sinti e rom, all'età di quattro anni, dovevano essere tolti alle loro famiglie e dati in affidamento a contadini che li crescessero " come buoni cristiani ". Non erano dunque gli zingari che rapivano i bambini cristiani ma lo stato cristiano che sottraeva loro i figli.
Isaia Kwick Zingaro ROM
Hittor
16 gennaio 2008 00:00
Anche io sono zingaro.
Hittor
Parakalos
16 gennaio 2008 00:00
Isaia,
una ragazza messicana cerca informazzione dei zingari in messico, c'e una vitza ou famiglia chiamatta kwick, come te, force hai un po d'informazzione?
Isaia Kwick
17 gennaio 2008 00:00
Parakalos
Non ho capito che tipo di informazioni cerchi?
Isaia Kwick Zingaro ROM
Hittor
18 gennaio 2008 00:00
Anche io sono zingaro.
Hittor
El Cubano
11 maggio 2010 05:45
Degli Zingari non si parla piu'?
sugar magnolia
11 maggio 2010 11:13
Roma, 10 maggio 2010 - E' stata fatta luce sulla vicenda dei moduli consegnati ai ferrovieri in servizio sulla linea Fs Roma Tiburtina-Avvezzano per 'schedare' i rom che salgono sui convogli. Ferrovie dello Stato ha reso noto che si sono conclusi i lavori della Commissione interna d'inchiesta, riunitasi il 7 e 8 maggio scorsi, “in relazione all'indebita produzione e distribuzione di un modulo per la segnalazione di passeggeri di etnia Rom sui treni della linea FR2”.
L'inchiesta ha rilevato che tale modulo “è stato effettivamente utilizzato dal 12 al 21 aprile. La predisposizione del modulo e l'azione di monitoraggio sono state intraprese in assenza di disposizioni da parte della dirigenza e all'insaputa di questa. L'iniziativa, che Ferrovie dello Stato condanna e stigmatizza, è stata assunta, senza alcuna specifica indicazione da parte della dirigenza, in seguito alla pubblicazione sulla stampa locale di alcuni articoli sul tema della sicurezza nella stazione di Salone”.
In merito a tali fatti, precisano le Fs, “sono stati individuati i responsabili, tra i quali non vi sono dirigenti, nei cui confronti sono stati avviati i procedimenti disciplinari del caso, anche alla luce di quanto prescritto dal Codice Etico del Gruppo FS”.
lucillafiaccola1796
11 maggio 2010 19:18
Come fra tutti gli u-mani, che di per sè sono animali dal comportamento problematico, ci sono individui migliori ed individui peggiori. Non è assolutamente scusabile il trattamento che viene riservato a queste persone. Perché non dano dello spazio anche a loro, che sono stati ammazzatti nei campi di concentramento nazifascisti? Se non c'è altra terra da togliere ai Palestinesi, diamo loro quello che spetta a tutti: una casa, un lavoro, una scuola... anche se riguardo quest'ultima non vedo la necessità di raccontare un sacco di balle ai poveri pampini....!
Alcuni sono petulanti quanti ti chiedono il soldo... ma ce ne sono di ben peggiori di categorie...!
Questa persecuzione è INTOLLERABILE...come tutte le persecuzioni!
sugar magnolia
12 maggio 2010 11:24
diamo loro quello che spetta a tutti: una casa, un lavoro, una scuola
NOOOOOOOO
PORKA TROIA
per avere questi servizi BISOGNA LAVORAREEEEEEEEEEEE
Maledizione, sono le persone come te, con la vostra inopportuna tolleranza che rovinano il paese.
Loro vogliono vivere nei loro campi, nei quali possono meglio intrallazzare (loro territorio esclusivo).
E se gli diamo la casa poi come li manteniamo ??
Ci mettiamo i soldi ??
Perche' questi in ufficio/fabbrica a lavorare come gli altri NON CI VANNOOOOOOO.
Pero' gli dobbiamo pagare l'elettricita' per i campi e quant'altro (almeno qui in Emilia li manteniamo a peso d'oro).
QUANDO SENTO 'STI RAGIONAMENTI DIVENTO PAZZO DI RABBIA, HO LA GIUGULARE CHE STA ESPLODENDO ......
e 'sta storia dei campi di concentramento e' vecchia di 65/70 anni.
POI SI SONO RIFATTI ALLE NS. SPALLE
cazzo che rabbia ........ c'e anche gente che la pensa come te, ed io non posso farci nulla se non incazzarmi.
Tutto li' ....
lucillafiaccola1796
12 maggio 2010 19:08
Tollerate i Pladroni e non tollerate gli zingari?
Aho ma ki volete pur kulare?