Topesio
06 dicembre 2007 00:00
Non diciamo sciocchezze! Gli statali non si assentano più degli altri! Né più dei politici eletti che non sono mai a fare il loro mestiere! Batsa prendersela coi poveri statali che non hanno mai fatto male a nessuno! Cosa dovrebbe fare uno se non sta bene? Andare a lavorare lo stesso? E i nostri diritti???
Disilluso
06 dicembre 2007 00:00
dai tornelli al badge magnetico, i sistemi di controllo delle presenze si sono rivelati inefficaci
Statali, lo scandalo dei bonus presenza
Il record di assenteismo spetta alle dipendenti degli enti pubblici
ROMA - Quando Romano Prodi l'ha raccontato all'assemblea degli artigiani, sono scoppiati a ridere come se fosse una barzelletta. Durante una riunione sull'assenteismo dei dipendenti pubblici, (uno scandalo «che tocca punte del 30%», ha detto), il premier si sarebbe sentito fare da qualcuno (un sindacalista?) la seguente proposta: «Diamo un premio di presenza a chi va a lavorare». Esterrefatto, Prodi ha sussurrato: «Se il salario non è il premio di presenza, io non so cosa dire...».
Ma come avrebbe reagito se avesse saputo che quel premio per la presenza esiste già? E non da oggi, bensì dal 1995? Il premio per chi semplicemente si presenta al lavoro è occultato abilmente nel contratto nazionale dei ministeri sotto la misteriosa sigla Fua, Fondo unico di amministrazione. Si tratta di soldi che, attraverso la contrattazione integrativa, vengono formalmente destinati a premiare la «produttività» dei lavoratori, ma che di fatto si risolvono in un aumento in busta paga per il solo fatto di timbrare il cartellino. Volete sapere qual è il motivo? Se un dipendente pubblico non è presente, non produce. E le pratiche rimangono lì. Quindi, il premio alla presenza è considerato un premio, appunto, alla «produttività».
Questo criterio kafkiano è ratificato nei contratti dei ministeri. Prendiamo l'integrativo del Tesoro: il 70% delle risorse destinate alla produttività (circa due mensilità aggiuntive) viene assegnato in base alla presenza. E l'accordo sul Fua 2007-2008 per il personale del ministero del Lavoro, sottoscritto dopo il famoso Memorandum sul pubblico impiego tra governo e sindacato che avrebbe l'obiettivo di promuovere la retribuzione variabile e quindi anche il merito, si autodefinisce «fortemente innovativo» perché riduce la percentuale destinata a «premiare» la semplice presenza in ufficio, che fino al 2006 poteva raggiungere il 70%, a un più «modesto» 40% nel 2007, per scendere ancora al 30% nel 2008. Senza contare che resta, in tutti questi accordi, la cattiva abitudine di considerare «presente» anche chi è in permesso sindacale. Ma in una pubblica amministrazione come la nostra, dove «merito» è una parola sconosciuta, ci starebbe pure: se esistesse però un modo efficace di controllare chi va davvero a lavorare. Perché non c'è neppure quello. I tornelli per entrare e uscire dall'ufficio con tesserino magnetico, in grado anche di misurare l'orario di lavoro, dovevano essere installati per decreto dal 1986. Ma non successe praticamente nulla. Finché nel '93 un ministro della Funzione pubblica autorevole come Sabino Cassese, rivelò sconcertato che perfino nel suo ministero, i tornelli, benché impiantati, non funzionavano. Anche la sua clamorosa denuncia cadde nel vuoto. A 14 anni di distanza la situazione è sempre la stessa: nel ministero che dovrebbe dare l'esempio, i dipendenti, dopo essere entrati, possono tranquillamente uscire senza strisciare nuovamente il tesserino magnetico. Così come nulla vieta a un impiegato di timbrare il cartellino di uno o più colleghi che magari quel giorno in ufficio non ci metteranno proprio piede. Se può accadere a Palazzo Vidoni, figuratevi nel resto degli uffici pubblici.
Come stupirsi, allora, che l'assenteismo «reale» della pubblica amministrazione, al netto cioè delle ferie, degli scioperi e delle assenze non retribuite, raggiunga 40 giorni lavorativi l'anno in media (è il caso delle dipendenti degli enti pubblici)? E che persino a Palazzo Chigi, cuore del governo, ogni dipendente si assenti dal lavoro mediamente per 26,3 giorni, con una punta di 33,1 giorni per le donne? L'assenteismo femminile è poi un fenomeno nel fenomeno, toccando livelli pari al doppio se non al triplo di quello maschile.
Non che in periferia le cose procedano meglio. Lo scorso aprile, a Giugliano, il terzo comune della Campania, è scoppiata una violenta polemica perché il sindaco, Francesco Taglialatela, voleva combattere l'assenteismo introducendo un badge magnetico con l'impronta digitale. Invece il primo cittadino di Capo d'Orlando, in Sicilia, ci ha provato con le buone, mandando una lettera ai dipendenti comunali dove ironicamente si diceva «preoccupato della salute cagionevole » di molti di loro. E che dire delle aziende statali? Nel 2005 l'amministratore delegato dell'Alitalia, Giancarlo Cimoli, denunciò che per colpa degli assenteisti l'azienda era costretta a «pagare mille assistenti di volo in più». E sempre tre anni fa una sentenza a Milano mandò assolti 62 uomini radar che si assentavano abitualmente per andare a giocare a calcetto con l'incredibile motivazione che «l'esistenza della prassi era ben nota ai loro dirigenti». Certo, i dirigenti dovrebbero controllare. Anche se c'è una battuta che circola tra loro: «Il Tua fa bene». «Tua» sta per «Tasso utile di assenteismo». E sì, perché «a volte è meglio che alcuni di loro stiano a casa, piuttosto che venire a creare confusione in ufficio», spiega un alto dirigente che ha girato parecchi ministeri e che vuole comprensibilmente mantenere l'anonimato.
In teoria il dirigente potrebbe valutare individualmente i propri sottoposti e, nel caso, prendere provvedimenti disciplinari. Ma gli ostacoli sono infiniti. Per esempio: se nella bacheca dell'ufficio non è affisso il codice disciplinare, e spesso non c'è, l'eventuale sanzione verrà sicuramente annullata in sede di ricorso. Oppure: se un dirigente valuta negativamente un sottoposto, deve aprire su questo un contraddittorio col sindacato. Nonostante il Memorandum sul pubblico impiego sia stato presentato come una svolta epocale, il sindacato continua a farla da padrone. Prova ne sia il fatto che i dirigenti devono «confrontarsi» costantemente con i sindacati, anche sulle loro funzioni. Nessuna meraviglia dunque che nei contratti integrativi dei ministeri, come nello stesso Memorandum, si trovino formulazioni di vera e propria cogestione: i dirigenti devono concordare con i sindacati i loro piani operativi, e «le modalità per la misurazione, verifica e incentivazione dei risultati». Detto questo, i dirigenti non sono esenti da colpe. Non a caso ogni contratto prevede promozioni di schiere di dipendenti al ruolo dirigenziale. Perfino il Memorandum ammette che il loro numero va ridotto «eliminando ogni progressione automatica » di carriera. Un escamotage, come anche il premio alla presenza, per gonfiare gli stipendi. Col risultato che le retribuzioni lorde pro-capite nel pubblico impiego sono aumentate del 28,6% nel periodo 2000-2006: 13,5 punti in più dell'inflazione.
Enrico Marro
Sergio Rizzo
01 dicembre 2007
Paolo 1
07 dicembre 2007 00:00
Montezemolo, vergognati!
Con 1300 morti sul lavoro ogni anno Confindustria e compari ne ammazzano piu' della mafia.
E gia' da anni con il pretesto di un presunto (e non dimostrato, soprattutto dagli ispettori INAIL che fanno i controlli a domicilio) assenteismo, cercate di non pagare i primi tre giorni di malattie, o i primi sette, e alla fine magari niente. Ladri che rubano ai malati.
Paolo
Red Hat
07 dicembre 2007 00:00
Topesio come sei ingenuo! Credi ancora alle favole.Nel pubblico impiego esistono i fannulloni (tanti) e i fuoriclasse (pochi). Non sò se ti è mai capitato di lavorare , all'interno di un'ente pubblico. Io, come consulente esterno, ho potuto constatare che questi "signori" , in effetti, non è che sudano e si impegnano molto per eseguire i compiti a loro affidati. Quindi ben venga chi vuole lavorare , ma chi pensa di essere intoccabile e non produce , allora, a CASA.
I soldi dello stipendio te li devi guadagnare.
mai con silvio
07 dicembre 2007 00:00
Io sono un dipendente di una s.p.a. a capitale pubblico, e non biasimo chi dei dipendenti pubblici parla male.
Da me non ci si ammazza di lavoro se ti limiti a fare il tuo ma purtroppo ho colleghi che non fanno neppure quello e dedicano le 38 ore settimanali anzichè al lavoro ai cazzi loro davanti la macchinetta del caffè e smanettando in internet.
Io non vi nascondo che ogni tanto i miei cinque minuti me li prendo ma non ne abuso.
La cosa tristre è che i dirigenti non dicono nulla, i sindacati (sindacato dei "lavoratori") difendono anche e sempre i lazzaroni.
Ero così felice quando da azienda speciale ci siamo trasformati in s.p.a., vedendo per il mio futuro i risultati di tanto impegno: purtroppo essendo rimasti a capitale pubblico e non è cambiato nulla.
La meritocrazia è utopia nella mia azienda.
Bisogna trovare il coraggio di prendere a calci nel culo e licenziare i lavativi, perchè anche loro rubano e tolgono la possibilità a chi ha voglia di lavorare di crescere perchè paragonato al lazzarone nel calderone dei risultati ottenuti complessivamente.
La certezza del lavoro frena l'impegno e fà sparire l'onestà, ed anche chi è pieno di buone intenzioni vedendo il lazzarone di fianco a lui che ottiene lo stesso denari e onori, primo o poi si stanca diventando l'oggetto dell'accusa d luca cordero di montezemolo.
mai con silvio
07 dicembre 2007 00:00
x Paolo 1
Hai mai visto morti sul lavoro tra i dipendenti pubblici?
Sii onesto.
Topesio
07 dicembre 2007 00:00
Guarda che io LAVORO in un Ente pubblico, anche se la situazione è piuttosto diversa, in quanto il mio è un Ente di Ricerca.
Al di là di questo, le solite, trite e ritrite, uscite di Montezemolo sono solo stronzate, buttate lì ad arte, tanto per gridare "dagli all'untore"!
Quanto ai cosiddetti fannulloni, non sono tanti, il problema è che spesso non c'è prpprio un cazzo da fare e allora vai a prendertela coi dirigenti, che fra l'altro prendono fior di quatttrini.
Passante
08 dicembre 2007 00:00
La macchina pubblica è male organizzata, spreca ricchezze e risorse, fornisce pc a chi non li sa usare, fa fare corsi per uso pc a chi non li userà, ecc ecc.... i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Sottoscrivo quanto ha detto mai con silvio... una volta tanto ci si trova d'accordo eh!
Topesio
08 dicembre 2007 00:00
A proposito di morti, quel trombone di Montezemolo farebbe assai meglio a guardare fra i suoi amici industriali, che fanno lavorare la gente in condizioni assurde, altro che "fannulloni"!
Certo, fa più audience sparare stronzate nel mucchio, tanto ci sono milioni di fessi che abboccano (vedere, ad esempio, in questo forum...)
Disilluso
08 dicembre 2007 00:00
Lo spreco di denaro pubblico è conosciuto da tutti.
La cosa più grave è che questo fatto determina una serie di costi che influenzano negativamente quasi tutti i prodotti/servizi.
Le tasse ASSURDE che siamo costretti a pagare sui carburanti, ad esempio, oltre a costringerci a pagare un pieno molto più caro che nelle altre nazioni, ci costringe a pagare più caro praticamente tutto perchè, come sapete megio di me, tutti i prezzi sono soggetti al costo del gasolio.
E' chiaro che se il numero dei dipendenti pubblici non viene ridimensionato ai livelli degli altri paesi, miglioramenti saranno molto difficili.
Stefano - Venezia
08 dicembre 2007 00:00
Bravo Topezio , mettitici anche tu nel mucchio. Mà và a cagare.
Alessandro
22 aprile 2008 00:00
Volevo segnalare questo sito dove ogni cittadino può dare il voto alla pubblica amministrazione con cui viene in contatto:
www.cittadinisoddisfatti.it
Per chi volesse partecipare vi è poi un forum ad hoc per parlare di assenteismo.
Il progetto è di tutti per cui partecipata numerosi!