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Gianni 16 gennaio 2008 00:00
Se in tutta questa storia c'è un plagiato è stato il poco magnifico rettore, che si è fatto venire, la poco brillante idea, di invitare a scopo mediatico il papa.
Il massimo rappresentante della non cultura, della superstizione, della ignoranza, chi non accetta altra verità che la sua, il faro del dogma e della verità assoluta, invitato alla università, uno che condanna e fa condannare tutto quello che non segue le direttive etiche della propria religione, non può avere l'onore di parlare all'apertura dell'anno accademico di una università.
Il presidente Napolitano non deve chiedere scusa a nessuno.
Gianni
Lucio Musto 16 gennaio 2008 00:00
Un poco di ragione a Gianni, ed un piccolo sorriso senza commento.

La ragione riguarda il signor Rettore della "Sapienza". Un uomo tanto ingenuo, sprovveduto, plagiabile, poco intelligente, goffo nella sua funzione pubblica, impreparato fin anche sulle regole e gli statuti del suo istituto a capo di una delle più prestigiose Università italiane? quello che dovrebbe essere il nostro miglior biglietto da visita nel mondo intero?... e sta ancora là!... mica lo hanno mandato a casa!
Evidentemente, è "l'uomo giusto al posto giusto"!... per il nostro governo e le nostre Cariche Istituzionali.

Il sorriso senza commento è il giudizio di preparazione e cultura sul Papa di Roma. Oserei definirlo risibile e bizzarro, ma non altro.
compagno Joseph 16 gennaio 2008 00:00
X Lucio Musto
mi sembra che tu sia troppo signore.
Le vautazioni di Gianni sono volgari e false.
Comunque in questa storia i cervelloni della SApienza si sono giocati molto del loro già misero prestigio, e parlano anche di di vittoria!
Lucio Musto 22 gennaio 2008 00:00
La Prestigiosa Università "La Sapienza" crollata oltre il 100 posto nella graduatorie delle università europee ( era al 33°).

Questo vuol dire che nel mercato del lavoro i nostri laureati hanno perso "una bella fetta" di prestigio.

Questo vuol dire che gli studenti migliori e più ambiziosi cercheranno di andare a studiare all'estero.

Questo vuol dire che tutta l'Italia è affondata ancora un poco...

Grazie!
pinetree 22 gennaio 2008 00:00
Cose rispondi a questo signore:

Lettera aperta al Presidente della Repubblica
Caro Napolitano, Perché ti sei scusato col papa? Dovevi scusarti col prof Cini
di Paolo Flores D'Arcais

Caro Presidente,
tempo fa, dovendo scriverti per invitarti ad una iniziativa di MicroMega, chiesi tramite il tuo addetto stampa se dovevo continuare ad usare il "tu" della consuetudine precedente la tua elezione, o se era più consono che usassi il "lei", per rispetto alla carica istituzionale. Poiché, tramite il tuo addetto stampa, mi facesti sapere che preferivi che continuassi a scriverti con il "tu", è in questo modo che mi rivolgo a te in questa lettera aperta, tanto più che, essendo una lettera critica, mi sembrerebbe ipocrisia inzuccherare la critica con la deferenza del "lei".
Il mio dissenso, ma si tratta piuttosto di stupore e di amarezza, riguarda la lettera di scuse che in qualità di Presidente, dunque di rappresentante dell'unità della nazione, hai inviato al Sommo Pontefice per l'intolleranza di cui sarebbe stato vittima. E' verissimo che di tale intolleranza, di una azione che avrebbe addirittura impedito al Papa di parlare nell'aula magna della Sapienza, anzi perfino di muoversi liberamente nella sua città, hanno vociato e scritto tutti i media, spesso con toni parossistici.
Ma è altrettanto vero che di tali azioni non c'è traccia alcuna nei fatti. La modesta verità dei fatti è che il magnifico rettore (senza consultare preventivamente il senato accademico, ma mettendolo di fronte al fatto compiuto, come riconosciuto dallo stesso ex-portavoce della Santa Sede Navarro-Vals in un articolo su Repubblica) ha invitato il Papa come ospite unico in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico (a cui partecipano in nome della Repubblica italiana il ministro dell'università e il sindaco di Roma), e che, avutane notizia dalla agenzia Apcom il professor Marcello Cini (già dallo scorso novembre) e alcune decine di suoi colleghi (più di recente) hanno espresso per lettera al rettore un loro civilissimo dissenso.
Quanto agli studenti, nell'approssimarsi della visita alcuni di loro hanno espresso l'intenzione di manifestare in modo assolutamente pacifico un analogo dissenso, nella forma di ironici happening.
Il rettore Guarini ha comunque rinnovato al Papa l'invito, e tanto il Presidente del Consiglio Romano Prodi quanto il ministro degli Interni Giuliano Amato hanno esplicitamente escluso che si profilasse il benché minimo problema di ordine pubblico (malgrado la campagna allarmistica montata dal quotidiano dei vescovi italiani, "L'Avvenire", rispetto a cui le dichiarazioni di Prodi e Amato suonavano esplicita smentita). Nulla, insomma, impediva a Joseph Ratzinger di recarsi alla Sapienza e pronunciare nell'aula magna la sua allocuzione.
Di pronunciare, sia detto en passant e per amore di verità, il suo monologo, visto che nessun altro ospite contraddittore o "discussant" era previsto, e un monologo resta a tutt'oggi nella lingua italiana l'opposto di un dialogo, checchè ne abbia mentito l'unanime coro mediatico-politico (che di rifiuto laicista del dialogo continua a parlare), a meno di non ritenere che tale opposizione, presente ancora in tutti i dizionari in uso nelle scuole, sia il frutto avvelenato del già stigmatizzato complotto laicista.
Tutto dunque lasciava prevedere che la giornata si sarebbe svolta così: mentre Benedetto XVI pronunciava il suo monologo nell'aula magna, tra il plauso deferente dei presenti (e in primo luogo del ministro Mussi e del sindaco Veltroni), ad alcune centinaia di metri di distanza alcuni professori di fisica avrebbero tenuto un dibattito sui rapporti tra scienza e fede esprimendo opinioni decisamente diverse da quelle del regnante Pontefice, e ad altrettanta debita distanza qualche centinaio di studenti avrebbe innalzato cartelli di protesta e maschere ironiche. Ironia che può piacere o infastidire, esattamente come le vignette contro il profeta Maometto, ma che costituisce irrinunciabile conquista liberale.
Dove sta, in tutto ciò, l'intolleranza? E addirittura la prevaricazione con cui si sarebbe messa al Papa la mordacchia (secondo l'happening inscenato in aula magna dagli studenti di Comunione e liberazione)?
A me sembra che intolleranza - vera e anzi inaudita - sarebbe stato vietare ad un gruppo di docenti di discutere in termini sgraditi ai dogmi di Santa Romana Chiesa, e ad un gruppo di studenti di manifestare pacificamente le loro opinioni, ancorché in forme satiricamente irridenti. Se anzi di tali divieti si fosse solo fatto accenno da parte di qualche autorità, credo che un numero altissimo di cittadini si sarebbe sentito in dovere di rivolgersi a te quale custode della Costituzione, con toni di angosciata preoccupazione per libertà fondamentali messe così platealmente a repentaglio. Ma, per fortuna (della nostra democrazia), nessun accenno del genere è stato fatto.
Il Sommo Pontefice non era di fronte ad alcun impedimento, dunque. Ha scelto di non partecipare perché evidentemente non tollerava che, pur avendo garanzia di poter pronunciare quale ospite unico il suo monologo in aula magna, nel resto della città universitaria fossero consentite voci di dissenso, anziché risuonare un plauso unanime.
Non è, questa, una mia malevola interpretazione, visto che sono proprio gli ambienti vaticani ad aver riferito che il Papa preferiva rinunciare a recarsi in visita presso una "famiglia divisa" (cioè il mondo accademico e studentesco della Universitas studiorum, la cui quintessenza istituzionale è però proprio il pluralismo delle opinioni). Ma pretendere quale conditio sine qua non per la propria partecipazione un plauso unanime non mi sembra indice di propensione al dialogo bensì, piuttosto, di vocazione totalitaria.
Non vedo dunque per quale ragione tu abbia ritenuto indispensabile, a nome di tutta la nazione di cui rappresenti l'unità, porgere al Papa quelle solenni scuse. Che ovviamente, data la tua autorità, hanno fatto il giro del mondo. Se c'è qualcuno che aveva diritto a delle scuse, semmai, è il gruppo di illustri docenti, tutti nomi di riconosciuta statura internazionale nel mondo scientifico, e che tengono alto il prestigio italiano nel mondo, a contrappeso dell'immagine di "mondezza" e politica corrotta ormai prevalente all'estero per quanto riguarda il nostro paese. Questi studiosi sono stati infatti accusati di fatti mai avvenuti, e insolentiti con tutte le ingiurie possibili ("cretini" è stato il termine più gentile usato dai maestri di tolleranza che si sono scagliati contro il diritto di critica di questi studiosi).
Né si può passare sotto silenzio il contesto in cui il monologo di Benedetto XVI si sarebbe svolto, contesto caratterizzato da due aggressive campagne scatenate dalle sue gerarchie cattoliche. Trascuriamo pure la prima, cioè i rinnovati e sistematici attacchi al cuore della scienza contemporanea, l'evoluzionismo darwiniano (bollato di "scientificità non provata" da un recente volume ratzingeriano uscito in Germania), benché il rifiuto della scienza non sia cosa irrilevante per chi dovrebbe aprire l'anno accademico della più importante università del paese.
Infinitamente più grave mi sembra la seconda, la qualifica di assassine scagliata dal Papa e dalle sue gerarchie, in un crescendo di veemenza e fanatismo, contro le donne che dolorosamente abbiano scelto di abortire. Questo sì dovrebbe risultare intollerabile. Se un gruppo di scienziati accusasse Papa Ratzinger, o solo anche il cardinal Ruini, il cardinal Bertone, il cardinal Bagnasco, di essere degli assassini, altro che lettere di scuse! E perché mai, invece, ciascuno di loro può consentirsi di calunniare come assassina, nel silenzio complice dei media e delle istituzioni, ogni donna che abbia deciso di utilizzare una legge dello Stato confermata da un referendum popolare? Se vogliono rivolgersi alle donne del loro gregge ricordando che l'aborto, anche un giorno dopo il concepimento, è un peccato mortale, e che quindi andranno all'inferno, facciano pure, proprio in base a quel "libera Chiesa in libero Stato" che il Risorgimento liberale e moderato di Cavour ci ha lasciato in eredità. Ma diffamare come assassine cittadine italiane che nessun reato hanno commesso è una enormità che non può essere passata sotto silenzio, e non sono certo il solo ad essermi domandato con amarezza perché, in quanto custode dell'unità della nazione e dunque anche delle sue radici risorgimentali, tu non abbia fatto risuonare la protesta dello Stato repubblicano.
La canea di accuse e di menzogne di questi giorni mi ha portato irresistibilmente alla memoria una piccola esperienza di oltre quarant'anni fa, nel 1966, quando - giovane universitario iscritto al Partito comunista da meno di tre anni - vissi incredulo l'esperienza di un congresso (l'XI, se non ricordo male) di un Partito che si vantava di essere sostanzialmente più libero e democratico degli altri (per questo, del resto, vi ero entrato, come milioni di italiani), in cui Pietro Ingrao, per aver moderatissimamente avanzato l'idea di un "diritto al dissenso" fu investito da una esondazione di critiche e vituperi, compresa l'accusa di essere proprio lui un intollerante!
Con una differenza sostanziale e preoccupante: che allora tale capovolgimento della realtà, versione soft ma non indolore dell'incubo orwelliano, riguardava solo un partito. Oggi investe l'intero paese, la sua intera classe politica, la quasi totalità dei suoi mass-media.
Ecco perché spero che tu voglia prestare attenzione anche all'angosciata preoccupazione di quei segmenti laici (o laicisti, come preferisce la polemica corrente) del paese, non so se maggioritari o minoritari (ma la democrazia liberale, a cui ci hai più volte richiamato, è garanzia di parola e ascolto anche per il dissenso più sparuto, fino al singolo dissidente), che ormai vengono emarginati o addirittura cancellati dalla televisione, cioè dallo strumento dominante dell'informazione, e il cui diritto alla libertà d'opinione viene di conseguenza vanificato, mentre ogni tesi oscurantista può dilagare e spadroneggiare.
Con stima, con speranza, con affetto, credimi,
tuo Paolo Flores d'Arcais.

Fonte: http://dagospia.excite.it/articolo_index_37320.html
passante 23 gennaio 2008 00:00
L'articolo di Flores D'Arcais è uno dei più ipocriti che abbia mai letto.
A cominciare dal preambolo, con tutta quella "manfrina" sul tu e il lei.
Secondo il Nostro la campagna allarmistica sarebbe stata montata da AVVENIRE e la contestazione al papa sarebbe stata solo una colorita carnevalata.
Credo che le valutazioni del Nostro siano completamente errate.
Penso che il rettore abbia commesso degli errori, ma da qui a dire che Ratzinger si sarebbe sottratto al confronto il passo è veramente molto lungo.
D'altra parte il Nostro dovrebbe ben sapere che sottrarsi al confronto non è nello stile di Ratzinger, visto che lo stesso ha partecipato ad almeno un dibattito organizzato da Micromega.
Sono convinto che la sicurezza del papa sarebbe stata garantita, ma cosa avrebbe detto il Nostro se , come probabilmente sarebbe successo, ci fossero stati disordini e pestaggi a Roma?

Lucio Musto 24 gennaio 2008 00:00
X compagno Joseph

Ad essere un signore personalmente ci tengo, anche se non sembra essere più di moda, ma non so cosa significhi essere "troppo" signore.

Nemmeno ritengo utile giudicare in prima persona le valutazioni del signor "Gianni". Ognuno ha il diritto di esprimersi con la signorilità che vuole, e la volgarità altrui non insudicia certo me!... che siano poi false, o almeno non condivise dal mondo intero, è talmente evidente da non meritare commenti; ma può darsi che il signor "Gianni" sia sordo o usi il prosciutto come occhiale... cosa potrei dire io? Fortunato lui che può ancora permetterselo, il prosciutto!

Fra poco ci toglieranno anche la mortadella!
Topesio 24 gennaio 2008 00:00
Complimenti al mitico Lucio Musto per le adorabili sciocchezze che scrive e spero mi vorrà amabilmente perdonare se mi sono permesso di citarlo, cosa che per scelta personale solitamente non faccio, vista la mia totale antipatia nei suoi confronti.
compagno Joseph 24 gennaio 2008 00:00
caro Lucio Musto, il mio voleva essere un complimento.
Lucio Musto 25 gennaio 2008 00:00
E così io l'ho recepito, compagno Joseph, grazie.

Come quasi allo stesso modo recepisco le parole di Topesio, che nello scomodarsi a citarmi mi ha fatto grazia almeno delle sconcezze ed ingiustificate ingiurie che solitamente dispensa con prodigalità.
In fondo un "adorabili sciocchezze" detto da lui, vale quanto una laurea Honoris Causae alla Sapienza!
Acchiappacretini 25 gennaio 2008 00:00
A quel cretino di l.musto che, essendo un cattolico viscido e falso come gli insegna la sua religione ormai finita, si permette di scrivere:

"Ad essere un signore personalmente ci tengo, anche se non sembra essere più di moda, ma non so cosa significhi essere "troppo" signore."

MA VAFFANCULO PEZZO DI VECCHIO TERRONE DI PARROCCHIA CHE SEI TU LA PIù MERDA DEL FORUM!

TI FIRMI DEPRAVATO, DA BRAVO CATTOLICO PERVERTITO, E VAI IN GIRI PER IL FORUM A SPANDERE L'UNICA COSA CHE LA TUA RELIGIONE TI DA: LA MERDA!

MUSTO E' L'ESEMPIO CLASSICO DI CATTOLICO VIGLIACCO E FALSO!

MA VAI A FARE IN CULO IN CHIESA !
compagno Joseph 25 gennaio 2008 00:00
e tu acchiappacretini di cosa sei il classico esempio ?
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