Commenti
Prima volta? Registrati in un minuto
Davide 18 gennaio 2008 00:00
Voglio Di Pietro ministro della giustizia.
Sergio 18 gennaio 2008 00:00
Non ho mai gioito quando un politico è stato colpito da provvedimenti giudiziari perché non ho mai creduto nel cambiamento della politica per via giudiziaria. Se i politici commettono reati, i magistrati devono perseguirli ma i cittadini non devono illudersi che le Istituzioni politiche cambino sotto la mannaia della giustiza.
La politica cambierà solo se le Istituzioni sono sane e quindi se sono dotate di regole, severi sistemi di controllo e monitoraggio che assicurino trasparenza, efficienza, capacità di autoriforma.
Le istituzioni sono delle astrazioni che prendono corpo nelle persone che le rappresentano. Le istituzioni sono credibili quando le persone lo sono, ma anche quando le persone si dimostrano indegne di rappresentarle o di farvi parte purché l’istituzione faccia pulizia, isoli le mele marce e si adoperi con trasparenza perché sia punito ogni illecito e connivenza.
In un sistema democratico i poteri di controllo, forti e ramificati, assicurano imparzialità, trasparenza, certezza delle regole, celerità d’intervento. Solo così le Istituzioni saranno credibili e meritevoli di fiducia da parte dei cittadini.
Le nostre Istituzioni non hanno mai avuto queste caratteristiche e quindi non potevano cambiare per “via giudiziaria”. Grazie ai media, da sempre fiancheggiatori e sostenitori del corrotto sistema politico, gli italiani hanno creduto alla storiella della “seconda repubblica”, alla “rivoluzione giudiziaria”. E’ stato preferito un falso “nuovo” aprendo le porte alle retrovie politiche. Risultato: gli inquisiti talvolta a casa e i loro mediocri fedeli, cresciuti alla scuola dell’affarismo, della corruzione, della lottizzazione, al governo. Politici corrotti, ma talvolta di “razza”, sostituiti dai mediocri allievi dei corrotti.
Uno dei principali problemi italiani è la mancata sconfitta politica di una classe dirigente che aveva elevato la corruzione a regola di sistema, imponendo la formula camorristica “una tangente non si nega a nessuno”. Questa politica è stata sconfitta sul piano giudiziario, ma non su quello politico e istituzionale: così le seconde e terze file hanno occupato il posto dei primi.

Nella vicenda Mastella & C., quel che suscita allarme sono le reazioni dello stesso Mastella e delle altre personalità politiche che gli hanno manifestato solidarietà politica, esibendosi in dichiarazioni allucinanti.
Mastella ha espresso parole di critica inaudita a taluni magistrati.
Ha disegnato uno scenario di persecuzione. Sarebbe vittima di un complotto ordito da alcuni magistrati, accusati anche di trame familistiche e di uso degli strumenti giudiziari per bieche ripicche di carattere personale e per salvaguardare discutibili privilegi corporativi.
Uno scenario apocalittico cui nemmeno Berlusconi e Previti erano mai giunti.
Se le cose stanno in questi termini, Mastella deve dimettersi e ritirarsi dalla scena politica perché inadeguato al ruolo che ha ricoperto per circa due anni e perché difetta di lucidità e capacità d’analisi politica. Può quindi arrecare solo danni. Dopo tangentopoli, dopo innumerevoli fratture tra politica e magistratura, è stato necessario essere vittima della distorta macchina giudiziaria per rendersi conto che la giustizia in Italia non funziona e tiene sotto scacco la politica.
Deve dimettersi perché incapace, non perché indagato.
Deve dimettersi perché non ha visto i mali della giustizia. E’ lui che confessa incapacità e inadeguatezza.

Quel che in queste ore sta succedendo a Mastella non sarebbe drammatico, sul piano istituzionale, se non fosse stato seguito da un’incredibile serie di dichiarazioni eversive da parte di moltissimi esponenti politici.
Dini, ha dichiarato “a volte la magistratura se la prende anche con le mogli, e io ne so qualcosa…”.
Abbiamo una magistratura che se la prende con qualcuno? E in particolare con le mogli? Ci rendiamo conto della gravità di tali affermazioni?
All’interno della magistratura opererebbero frange eversive che, per finalità oscure, utilizzerebbero il potere giurisdizionale per attaccare qualche politico, colpendolo nei suoi affetti familiari. Anche la moglie di Dini sarebbe una vittima: la magistratura perseguita Dini tenendo in ostaggio la moglie. E’ questo che afferma Dini? Non bastava la moglie di Mastella perseguitata perché “cattolica”?
Se in tanti si sono precipitati a dichiarare solidarietà, attaccando la magistratura, allora vuol dire che anche tanti della maggioranza e dell’opposizione condividono la lettura mastelliana degli eventi.
Poiché le regole le scrivono i parlamentari, delle due, l’una; tertium non datum.
Se è corretta l’analisi di Mastella, la responsabilità cade tutta sui parlamentari (e su di lui) che, in tutti questi anni, non hanno saputo porvi rimedio.
Se l’analisi non è corretta, considerate le dichiarazioni del ministro e della maggioranza delle forze politiche, il Parlamento starebbe attuando una manovra eversiva dell’ordinamento costituzionale.
Come possono Prodi, Veltroni, Franceschini, Giordano dopo le parole pronunciate da Mastella dichiarare “che il ministro deve restare al suo posto e proseguire il suo lavoro”?
Quale lavoro se lui stesso ha dichiarato di non aver colto i problemi che determinano lo stato di perenne conflitto tra poteri e funzioni istituzionali?
Quale lavoro se parte della magistratura, a detta del ministro, ha comportamenti eversivi dell’ordine costituito? Come facciamo a distinguere la parte buona della magistratura da quella cattiva? Come possiamo avere fiducia nei giudici facendo però attenzione a certi GIP? Come li riconosciamo?
Se le cose stanno così o è il parlamento che è eversivo o è la magistratura.
Se è saltato ogni meccanismo di equilibrio e controllo nell’esercizio delle funzioni istituzionali, di chi la colpa? Di chi applica le regole o di chi è autore di quelle regole?
Se alcuni magistrati possono provocare, impunemente, la paralisi istituzionale, un terremoto politico per risibili ripicche personali dove sono finite le funzioni di controllo e di garanzia? Che fine ha fatto l’attività dell’Ufficio della Procura cui è affidato il delicato compito giurisdizionale? Che fine ha fatto il CSM?
Quali garanzie ha il cittadino di non trovarsi di fronte a magistrati paranoici e psicolabili?
Viviamo in democrazia o in una dittatura della magistratura?
Se hanno ragione coloro che affermano che Mastella deve rimanere al suo posto, allora si inchiodino agli scranni e rivoltino come un calzino la magistratura, riscrivano le regole, ma non si allontanino dagli scranni parlamentari finché non avranno terminato il loro dovere.
Restituiteci una magistratura credibile, autorevole, efficiente, se quella attuale non ha queste caratteristiche.
Vostro è questo compito e dunque fatelo.
Oppure, riconoscete che siete degli inetti e ritiratevi a vita privata.
Del vostro berlusconismo antiberlusconiano non ne possiamo più.

Ma tutto questo non sta avvenendo e, mentre si attende il ritorno del prode Mastella, il Palazzo fa quadrato intorno a Mastella. Ciò significa una sola cosa.

Il sistema politico sta cercando di salvare se stesso dal rischio di essere tutti sottoposti a “persecuzioni” giudiziarie nel caso qualche solerte o animoso magistrato ravveda nelle pratiche politiche estremi di reato.

Sul piano penale, mi sembra che quanto contestato a Mastella e a sua moglie sia poco rilevante o forse per nulla rilevante. Quindi tutto si risolverà in un proscioglimento.
Ciò non toglie che emerge, ancora una volta, quel che tutti conosciamo.
La politica segue logiche di lottizzazione: il potente di turno colloca persone fedeli in ogni posto di potere disponibile al fine di consolidare il proprio potere. Privilegia nella sua azione “politica” i familiari, gli amici, gli appartenenti al proprio partito o corrente, senza alcuna attenzione ai meriti e alle capacità individuali.
L’occupazione del potere con pratiche di lottizzazione non ha necessariamente la finalità di indebito arricchimento attraverso il sistema delle tangenti, ma la finalità di conseguire un profitto reale dal controllo del territorio, attuato dalla propria “milizia politica”; da questo controllo deriva un rafforzamento del potere personale, una rete ramificata di interessate relazioni che consentono la costruzione forzata e artificiosa del consenso.
Questa è la pratica seguita dalla politica, grazie a leggi opportunamente scritte o non scritte, per costruire il consenso, facendo lievitare l’apparato burocratico, inventando ogni giorno commissioni, tavoli, istituti, fondazioni, enti inutili.
Tanto pagano i cittadini.
Queste pratiche sono illegali? No, quando sono fatte in forza di legge. Ma, ecco il sottile filo giudiziario, se si operano indebite pressioni, forme di ricatto personale o politico per ottenere una nomina la rilevanza penale potrebbe esserci anche se difficilissima da dimostrare.
Ecco allora che si spiega il far quadrato intorno a Mastella. Se le accuse fossero solo confermate e quindi si giungesse al rinvio a giudizio, il rischio per i politici sarebbe enorme, data la diffusione di queste pratiche.
Mancando nel nostro Paese regole di trasparenza e di buon governo, penso che tutto svanirà come una bolla di sapone.
Uscendo dalla dimensione del codice penale, collocare in un ospedale una persona solo perché parente o amica è o non è una forma di indebito arricchimento? Non ha forse questa pratica politica lo scopo di trarre un profitto (appunto il consolidamento della propria posizione di potere) illecito perché travalica il consenso politico conquistato democraticamente con il voto? Serve o non serve per alimentare le pratiche del voto di scambio? Quando il territorio è ben occupato da un Partito, avvicinarsi a quel partito può servire a ottenere un posto? Le pratiche di lottizzazione sono indubbiamente forme di alterazione del sistema democratico. Ma penalmente la vedo dura.

Come potrà mai questo Paese risollevarsi, giungere all’efficienza della macchina pubblica, eliminare gli sprechi se non ci saranno regole chiare e precise che assicurino efficienza e trasparenza nei processi decisionali?
Questo è l’antico problema italiano mai risolto. Antico perché risale all’Unità d’Italia e acuitosi negli ultimi decenni del secolo scorso con la sostanziale spartizione del potere tra la maggioranza e il principale partito nominalmente all’opposizione.
Questa indagine, con tutte le sue fragilità e ombre, può rappresentare la più seria minaccia al sistema politico, più di quanto sia stato tangentopoli.
Ecco perché tutti fanno quadrato intorno a Mastella. Ecco perché tutto sfumerà in breve.
Manic 18 gennaio 2008 00:00
Non fanno niente nessuno.
⚠ segnala contenuto inappropriato