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IVAN 28 gennaio 2008 00:00
Caro Sergio, devo riconoscere che il tuo articolo è interessante e completo. Forse TROPPO.
Al di là del tema trattato, aprirei con una parentesi sulla mera STRUTTURA del tuo topic.
Se il tuo intento è solo informativo, ok: lo leggo, e poi tiro dritto, semplicemente con delle nozioni in più.
Se il tuo intento invece è (anche) invitare degli interventi personali di altri lettori, ti segnalerei un limite di forma (premettendo che è solo una mia impressione personale).
Ad esempio, non hai lasciato nulla in sospeso (da qui il “forse troppo”); non ci sono incompletezze da colmare, o domande a cui rispondere; nemmeno un concetto sintetico da poter interpretare.
In pratica ti sei posto le domande e immediatamente anche le risposte. Tutto da solo.
Personalmente quindi non saprei cosa aggiungere, di mio, al tuo post...PERSINO SE NON FOSSI D'ACCORDO.
In breve, posso condividerlo, ma non mi stimola INTERATTIVITÀ (come ad esempio, un semplice e diretto topic di una riga tipo “I media sono manipolati. Non credete anche voi?”, e il resto lo puoi aggiungere man mano.)
Ripeto: questo da parte tua può essere INTENZIONALE, quindi sto solo facendo delle banali osservazioni nel dubbio che il tuo intento non fosse soltanto informativo.
(Io, poi, non dovrei proprio dare suggerimenti su questo...Vedessi i topic che ho aperto! Dei malloppi doppi del tuo...)
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Esaurita la parte OT, veniamo al tema.
Come valutare i nostri media? Con la regola per valutare qualsiasi altra cosa: facendo un PARAGONE tra elementi consimili.
Nel caso specifico, dobbiamo mettere a confronto i vari TG nostrani, ed a parte irrilevanti sfumature, il loro format è pressoché identico.
E può indurci a credere che quello sia L'UNICO modo di riportare le notizie.
Tuttavia, personalmente ho la fortuna di ricevere il canale svizzero TSI e relativo TG, al cui confronto i nostri notiziari sembrano fatti DA e PER scimmie ritardate.

Ad esempio, sui nostri TG ho contato TRE attentati in Iraq in un mese (spesso dopo il calendario della Ferilli). Sul TG svizzero invece li danno quotidianamente (se li inventano...oppure c'è qualcosa che non va a casuccia?).
Ancora: i nostri TG riportano le guerre che scoppiano in Africa solo nel giorno dello scoppio, poi saluti a tutti (infatti adesso in Rwanda stanno da dio “perché non se ne sente più parlare”, no?). Sul TG svizzero invece danno anche notizie “retroattive”, infischiandosene dell'audience o delle direttive del politicante di turno.
In compenso, i nostri TG riportano gli investimenti, i morti ammazzati e i delittucci di paese, di cui invece il TG svizzero non parla quasi mai... E meno male, dico io: perché devono rompermi con fatterelli che dovrebbero riguardare SOLO la questura del paesino in cui sono avvenuti? Questa non è Informazione: è un palinsesto fondato sul gusto del morboso, del meschino.

Morale: il difetto dei nostri media, più che in quello di cui parlano, sta in quello che OMETTONO. Ma non sarei così drastico nel fargliene una colpa.
Se ci tenessimo veramente ad essere informati, ci riusciremmo COMUNQUE. Quello che i media manipolati sfruttano è semplicemente la nostra PASSIVITÀ alla loro influenza.
Se siamo tanto vulnerabili da finire KO per un banale raffreddore, la colpa non è certo del raffreddore...bensì della nostra mancanza di anticorpi. Il nostro vero nemico è dentro di noi.

(Qui mi fermo, o contravvengo alle mie stesse osservazioni iniziali...Mi togli questo piccolo dubbio? E interessa approfondire qualche punto in particolare?)
IVAN
rumeno 28 gennaio 2008 00:00
Asolutamente reale Sergio,Interesante e che tanta gente non se ne acorge,proprio per il fatto che non tutti riescono capire quando sono manipolati.
Secondo me la societa e comme una classe scolastica,dove troviamo 20% inteligenti,altri 20% mediocri ed il resto un percentuale di persone con coeficiente di inteligenza basso,ed il problema e qui,proprio qui,perche da questo livelo parte la quantita piu grande di voti.
E comme io, un grande pescatore ,per atirare i pesciolini,buto in aqua un sacco di farina ,cosi sono sicuro che in quel posto trovero milioni di pesciolini.Ed io ,cosi, otengo il mio premio,non per la mia abilita di pescatore con la cana di pesca ,ma per la distruzione del habitat di quella aqua.
Topesio 29 gennaio 2008 00:00
Su questo problema io magari sarò un po&#39; semplicistico ma sinceramente ritengo che la maggior parte della colpa dell&#39;ignoranza, soprattutto civica, degli Italiani in questi ultimi anni (direi anzi decenni) stia nella tv spazzatura, che <strong>ad arte</strong> ci è stata propinata.
Altro non dico, chi vuol capire capisca e chi no... be&#39;, che continui a guardare il Grande Fratello et similia!
Sergio 29 gennaio 2008 00:00
Caro Ivan,
ti ringrazio per le tue osservazioni che condivido in buona parte.

Cerco di promuovere il confronto e l&#39;analisi, consapevole di gettare qualche goccia qua e là.

Caro Ivan se non ho lasciato nulla in sospeso come mai chi la pensa come me è una esigua minoranza?
Dovrei avere molti detrattori.

Perché risulta più difficile il confronto quando si esprimono deterrminate opinioni in modo compiuto e argomentato?

Come mai la difesa dell&#39;informazione è sempre a corrente alternata?

Su Repubblica leggi esattamente il contrario di quel che scrivo io. Ad aver provocato questo intervento sono stati due allucinanti articoli di Giannini su repubblica senza che questi provocassero uno straccio di dibattito. Ma potrei citare anche Mieli o Ferrara (quest&#39;ultimo poi con l&#39;operazione moratoria sull&#39;aborto sta sovvertendo ogni legge della logica e dell&#39;informazione...).

Il mio lavoro mi porta a contatto con la gente di tutte le età e di ogni ceto sociale e culturale.

Da molti anni sono stupito che il &quot;pensiero unico dilagante&quot; non abbia ancora mandato in corto circuito il Paese.
L&#39;assenza di capacità critica è inverosimile.

Abbiamo un sistema scolastico che non forma i cittadini del domani (sul ruolo della scuola sarebbe necessario un approfondimento). In sostanza c&#39;è un analfabetismo di ritorno più pericoloso del vero analfabetismo (che generava attenzione e umiltà nella consapevolezza di non sapere).

Oggi succede che tutti pensano di sapere perché hanno uno straccio di diploma (figurati cosa succede se si possiede una due o tre lauree). Tutti si ritengono informati perché ascoltano la TV, vespa, mentana, santoro...
Chi poi legge un quotidiano pensa di esssere informato su tutto.
Se ci pensi anche il conflitto sempre più acuto tra genitori e docenti è il risultato di questo cambiamento sociale. Una volta l&#39;insegnante era per i più una persona da rispettare perché &quot;è uno studiato&quot;; oggi il genitore medio si sente allo stesso livello di un insegnante medio. L&#39;autorità e l&#39;autorevolezza che prima discendeva dal titolo di studio ora bisogna conquistarsele. E non sempre la classe docente è all&#39;altezza di questo compito (pessimi sistemi di selezione, scadente formazione didattica, assenza di criteri meritocratici stanno affossando la scuola).

Tutti sono informati su tutto ma pochi, pochissimi, sono assaliti dal dubbio, dal desiderio di verifica delle cose e delle affermazioni.

Prevale il chi ha detto qualcosa sul cosa ha detto. L&#39;immagine della realtà prevale sulla realtà.
L&#39;abito fa il monaco. E i media oggi servono a spacciare le informazioni di regime.

Per assurdo sotto il fascismo c&#39;era più &quot;educazione alla libertà&quot;.
E&#39; un paradosso ma quando un lettore comprava un quotidiano e vi trovava uno spazio bianco con la scritta censura, il regime provocava una reazione spontanea: che cosa avrebbero voluto scrivere qui?

La consapevolezza che qualcuno non ha potuto dire o scrivere quel che avrebbe voluto scatena una riflessione sul perché qualcuno si arroga il diritto di decidere cosa dire e cosa non dire.
Oggi il potere non ha bisogno della censura ha asservito tutti i media ma sembra che la maggioranza sia convinta che esiste libertà di parola, pensiero...

Il diritto di microfono: chi decide chi deve tenere il microfono?

Ecco che allora tento di stimolare qualche riflessione superando gli steccati eretti da chi vuole ridurre tutto a un pro e contro.

Purtroppo la nostra misera democrazia si nutre ancora di tifoserie che si scannano l&#39;un l&#39;altra.

Solo se impareremo a comprendere che il problema è nel sistema e non in chi al momento (per una serie di casualità e spesso per i demeriti altrui) tiene la barra del timone allora forse cominceremo a essere sulla strada giusta per risolvere i problemi.

Il guaio è che tutti parlano ma pochi ascoltano; come si fa a dialogare se chi parla non sa ascoltare?

Sulla legge elettorale si è scatenata negli ultimi 15 anni la più feroce truffa ai danni degli elettori che si potesse immaginare ma sembra che pochi se ne rendano conto e tra questi non metterei i giornalisti, i costituzionalisti...

Sto rischiando lo sfogo e quindi mi fermo però penso che non sia più il tempo di lanciare messaggi di una riga, poco o per nulla argomentati. Non abbiamo bisogno di affermazioni ma di verifiche dei contenuti, di analisi, studio e riflessione.

Prova a farci caso: sono i media che ogni giorno lanciano sondaggi o dibattiti su tutto chiedendo un parere su una affermazione. Lo scopo: provocare l&#39;accensione degli animi e mobilitare le tifoserie.
Finché tutti si scanneranno contro tutti il potere è al riparo.
Il sistema sarà salvo.

Ma alla fine ho risposto al tuo dubbio?
Sergio 29 gennaio 2008 00:00
Ancora una riflessione.

Dove sta il confine tra opinione e falsità?

Quando un’opinione è palesemente falsa?

Le parole hanno sempre la dignità dell’idea? O perché si possa parlare di idea bisogna che le parole espresse siano il risultato di un’analisi, un approfondimento?

Un’opinione, un’idea, perché meriti rispetto e considerazione, deve chiarire i presupposti di partenza sui quali è costruita l’inteliatura dell’argomentare?

Se un’opinione, una proposta muove da presupposti falsi, affermati come assiomi, non dimostrati merita attenzione e rispetto?

A cosa è dovuto rispetto, all’idea o al diritto di esprimerla?
La democrazia è la libertò di dire quel che si vuole, senza diffamare s’intende, o è il dovere civico di informarsi, svolgere analisi e indagini per contribuire alla soluzione dei problemi ed essere parte attiva nella vita politica di un paese, concorrendo alla soluzione dei problemi?

Se non c’è analisi di un problema, se non si chiariscono i termini del problema e non se ne analizza lo stato attuale e il decorso storico, come si può contribuire alla soluzione del problema stesso? Non si rischia di dire solo cretinate?

Accogliendo l&#39;invito di Ivan, apro una nuova discussione dal titolo &quot;Governo istituzionale: la proposta di Curzio Maltese&quot; che dovrebbe consentire di confrontarci sugli interrogativi che pongo.
Sergio 29 gennaio 2008 00:00
Caro Topesio,
non ci sono dubbi: esiste molta TV spazzatura e anche carta stampata spazzatura.

Il problema è che fa meno danni la TV &quot;nazional-popolare&quot; che si presenta come tale rispetto alla TV spazzatura propinata come TV di &quot;approfondimento&quot; e di informazione.

Il ruolo che negli anni sessanta e in parte settanta era svolto dai rotocalchi scandalistici (ABC, Cronaca Vera...) oggi è svolto dai maggiori e minori quotidiani nazionali e locali e dalla TV. Basti osservare quanto spazio dedicano alla cronaca nera, rosa e al pettegolezzo pomposamente chiamato &quot;gossip&quot;.

Molta TV cosiddetta &quot;nobile&quot; è in realtà spazzatura pura e cruda.

La mancanza di approfondimento e la sudditanza dei giornalisti nei confronti dei potenti è una costante.
Sergio 30 gennaio 2008 00:00
Lo stato attuale del nostro Paese è responsabilità di tutti gli ambiti della nostra società.
Politici, sindacati, media, imprenditoria e finanza, pubblica amministrazione e magistratura, insieme alla collettività, sono i responsabili della situazione di dissesto istituzionale ed economico del nostro Paese. Ovviamente, ogni ambito ha responsabilità diverse.

I media hanno abdicato alla loro funzione originaria e fondante.
Hanno contribuito in modo determinante a plasmare una “opinione pubblica” secondo i desiderata del potere.
Non è un caso che le leggi fasciste sulla stampa e l’editoria sono ancora in vigore.
Non è un caso che l’Italia, per quanto ne so, è l’unico Paese che ha un ordine dei giornalisti: cosa aspramente criticata da Einaudi e anche da Enrico Berlinguer, che però si guardò bene dal promuovere una specifica azione di riforma della legislazione sulla materia.

La “cultura dell’immagine e dell’apparire” segna la nostra epoca e plasma i comportamenti collettivi.

Se i livelli “alti” di comunicazione si riducono a ampollosità, retorica, inconcludente verbosità, giaculatorie, animosità, scontrosità… nella più totale assenza di contenuti e confronti su questioni e proposte concrete, inevitabile che la cosiddetta società civile ricalchi questi schemi.

Al bar, sul treno o bus, a tavola tra amici o nei dibattiti si riproducono in piccolo le stesse modalità che caratterizzano l’interloquire nelle istituzioni.

Ciascuno interviene sempre contro qualcuno o qualcosa ma mai per qualcosa.
Ovviamente, ci sono le eccezioni. Non è un caso che Pannella e i Radicali (quelli veri, non la sinistra radicale che si è appropriata immeritatamente di un’etichetta, seguendo la lunga tradizione e abitudine di svuotare le parole del loro significato intrinseco) hanno sempre insistito sul termine “proposta” e respingono la qualificazione di “protesta” che puntualmente accompagna ogni loro iniziativa politica.

Conoscere per deliberare non è uno slogan, ma il presupposto perché si consolidi e cresca la democrazia.

Se l’informazione si riduce a rendicontare le dichiarazioni dei tanti leader politici, a reggere il microfono ai potenti o, peggio, a divenirne i megafoni, allora si trasforma in uno strumento del potere e rinuncia alla propria funzione.

Chi detiene il “potere di microfono”, chi controlla l’accesso alla politica decide le sorti dell’Italia. Se poi costoro controllano anche i media, allora la frittata è fatta e ha l&#39;odore del regime.

Recita l&#39;art. 49 della Costituzione:
&quot;Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale&quot;.

In che misura i partiti sono espressione dei cittadini?
I partiti, non hanno forse una posizione di rendita? Dopo una gestione finanziaria dissennata non hanno forse scaricato sui conti pubblici i costi dei loro collaboratori ai quali sono stati regalati anni di contribuzione previdenziale?
E&#39; così che si garantisce l&#39;accesso alla politica?

In questo quadro, un gruppo di cittadini che volesse partecipare alle elezioni si confronterebbe con armi pari con gli altri soggetti politici?
Che razza di competizione è quella che prevede un netto vantaggio per alcuni ed esclude o emargina gli ultimi arrivati?
Cosa è stato fatto per rendere effettivo l’art. 49 della Costituzione? Nulla, anzi una cosa è stata fatta: il finanziamento pubblico ai partiti.

I media sono i fiancheggiatori del potere incapace, inconcludente, cialtrone e rapace.

Molti media hanno riportato la dichiarazione di Veltroni: “Perché si ha tanta fretta di votare se si è sicuri di vincere? E non si è invece disposti ad aspettare due mesi ed avere una legge elettorale che garantisca stabilità? Eravamo a un passo da un accordo possibile e io credo che possiamo partire dalla prima bozza Bianco e da lì cercare una possibile convergenza per dare al Paese stabilità e ai governi governabilità”.

Qualcuno ha aderito entusiasticamente alle parole di Veltroni, altri si sono dichiarati contrari affermando “subito al voto”.

Quanto affermato da Veltroni travalica l’opinione e diviene falsità.

Nessuna legge elettorale può garantire la stabilità; tanto più quando il governo cade perché una parte della maggioranza si defila. L’unica legge che garantì stabilità in Italia è quella voluta da Mussolini: è a questa stabilità che pensa Veltroni?

Eravamo a un passo da un accordo… Ammesso che la valutazione di Veltroni sia realistica, come la mettiamo con i referendum?
La bozza Bianco non è in linea con le richieste referendarie e solo una legge che accolga le richieste dei referendum può essere approvata, pena nullità.
O Veltroni sta pensando di far fallire i referendum cavalcando l’astensione e quindi approvare la bozza Bianco?
Un iter molto più lungo e complesso di quanto da lui prospettato. E anche di basso profilo politico.

Di tutto ciò però nei media non c’è traccia: c’è solo il siamo d’accordo oppure il “noi invece siamo per il voto subito”.

Come stupirsi se la maggioranza degli italiani si schierano con Veltroni o con Berlusconi?

Veltroni, in altre parole il berlusconismo anti-berlusconiano.
IVAN 30 gennaio 2008 00:00
(Il “dubbio” era GIÀ chiaro, Sergio, un po&#39; di Intuito mi è rimasto ancora...)

Nella tua risposta hai innescato un tema molto più grande di quello di partenza (per quanto resti in tema “comunicazione”).
Io ho osservato l&#39;involuzione del nostro Paese negli ultimi 10 anni, è stata terrificante.
Ma non parlo della politica, dell&#39;economia o dei media. Se il marcio fosse solo in quello, ci sarebbe ancora speranza.

Parlo del fatto di come siamo diventati NOI in generale.

Le persona si incontrano sempre meno, si parlano sempre meno, e soprattutto si ASCOLTANO sempre meno.
Stiamo diventando diffidenti e sospettosi, scopriamo che sempre più spesso i nostri tentativi di confidarci vengono ritorti contro di noi. E purtroppo impariamo la lezione.

Ci stiamo riducendo a diventare aggressivi per ottenere una reazione (in questo, la politica fa scuola).
Ciò che temo, in prospettiva futura, è che la cosa si allargherà a macchia d&#39;olio, travolgendo le resistenze anche di coloro che si sforzano di conservare un cyranesco rispetto della propria integrità morale.

I mezzi per poter comunicare aumentano in modo inversamente proporzionale a ciò che abbiamo da dire.
Certo, siamo qui a “dire la nostra”, ma lo facciamo attraverso dei bytes, non ci mettiamo la faccia, né il tono di voce, né il linguaggio del corpo...nè altre cose.
Ciò che esprimiamo è soltanto la PIETRIFICAZIONE del confronto vecchio stile. Quello che rischia di morire con noi, con la nostra generazione. Non una generazione anagrafica, bensì la generazione degli Uomini Individui.
Una generazione a cui si appartiene per SCELTA.
IVAN
IVAN 30 gennaio 2008 00:00

Per Rumeno:
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Bellissima metafora. Non aggiungo altro.
IVAN 01 febbraio 2008 00:00

(Postilla sulla tua risposta del 29 gennaio:)

(...) “Se non ho lasciato nulla in sospeso, come mai chi la pensa come me è una esigua minoranza? Dovrei avere molti detrattori.”

Attento, Sergio. NON È VERO. È un auto-inganno.
Le “Persone” che la pensano come te/noi sono la MAGGIORANZA. Tu stai parlando della “Gente”. Ma il Tutto non è la somma delle Parti.

Ti piace il caffè? Sì.
Ti piace il sale? Sì.
HAI MAI PROVATO A METTERLI INSIEME?

Ora scrivi 56 milioni di cibi che ti piacciono. Immagina di mischiarli tutti insieme.
Ecco cosa succede quando “le Persone” diventano “la Gente”.
Quando scompare – in tutti i sensi – il loro gusto individuale.

(Questa metafora spiega molte ALTRE cose, non trovi?)

IVAN
Sergio 01 febbraio 2008 00:00
Bravo Ivan. Hai colto nel segno (anche se credo di non aver mai utilizzato il termine “gente”).

Da tempo sono convinto che io, te e altri rappresentiamo la maggioranza degli italiani almeno per quanto riguarda le attese di rispetto delle regole, l’onestà come pre-requisito, il senso di responsabilità… Possiamo poi giungere a conclusioni diverse, a scelte politiche differenti, ma nell’intima e limpida convinzione che si tratti di scelte giuste e appropriate, in un quadro condiviso di regole e principi.

Peccato che le istanze dei cittadini, le legittime domande di efficienza, giustizia, trasparenza, correttezza amministrativa e istituzionale, attenzione ai problemi reali del Paese… non trovino spazio nei media perché si tratta di cose “non notiziabili” per decisione del Palazzo.

Mi ha sempre stupito osservare che su singole ma spesso rilevanti questioni noi cittadini abbiamo dimostrato più lungimiranza e capacità politica dei nostri(?) rappresentanti.
Mi ha sempre colpito che mentre la “cittadella” politica si dilaniava su assurde formule, tutte autoreferenziali e funzionali esclusivamente a interessi di parte, una piccola pattuglia di geniali lucidi folli (“talvolta per aver successo bisogna apparir folle ed esser savio”) riusciva a raccogliere sulle proprie proposte la maggioranza degli italiani: introduzione del divorzio, regolamentazione dell’interruzione volontaria della gravidanza, obiezione di coscienza, nuovo diritto di famiglia, non punibilità dell’uso personale di stupefacenti, responsabilità civile dei giudici, privatizzazione della Rai, finanziamento pubblico ai partiti… sono il risultato di battaglie condotte da una esigua minoranza politica che si è rivelata maggioritaria nel paese.

Possiamo anche non condividere qualcuna o tutte queste battaglie ma rimane il dato oggettivo che quella pattuglia politica, i Radicali, sapeva raccogliere le istanze che provenivano dai cittadini e trasformarle in proposte politiche, mentre tutto il resto dello schieramento politico osteggiava tutto ciò, si rifugiava in un sempre comodo “non è il momento”, ripiegava e si avvitava su se stesso.

Persino nei momenti più tormentati, gli anni di piombo, mentre tutte le forze politiche (e segnatamente PCI e MSI) chiedevano leggi eccezionali, gridavano all’emergenza, e davano il via a una legislazione che ha devastato il nostro ordinamento giuridico, loro, sempre loro, i lucidi folli radicali, chiedevano l’abolizione dell’ergastolo, della legge Reale sull’ordine pubblico, del fermo di polizia… nella consapevolezza che avrebbero perso, ma dimostrando che quelle proposte erano avvertite come necessarie da una quota di elettori pari da 10 a 20 volte il proprio peso elettorale.

Tutto ciò per dimostrare cosa?
Semplice, i cittadini hanno inequivocabilmente, sin dagli anni settanta del secolo scorso, dichiarato ai partiti “dell’arco costituzionale” che si stavano vistosamente allontanando dal Paese. Per reazione i partiti dell’arco costituzionale hanno moltiplicato gli sforzi per ingabbiare il Paese, centuplicato l’attività di controllo di ogni spazio della società civile e condizionato pesantemente i mezzi d’informazione.

Parallelamente, però e sarebbe scorretto non rimarcarlo, gli stessi elettori, quando si trattava di votare per le elezioni politiche o amministrative, si dimenticavano di coloro che erano stati così in sintonia con la maggioranza degli italiani, coloro che non distribuivano poltrone e prebende, coloro che avevano dimostrato di essere l’unica espressione di cultura di governo alternativa a quella rappresentata dalla DC e dagli alleati competitors (dal PLI al PCI) e votavano sempre gli stessi con insignificanti e marginali spostamenti. Nel 1992, con tangentopoli già esplosa (ma abbiamo avuto qualche anno di vita repubblicana senza qualche pesante scandalo politico? Gli italiani che già nel 1978 per il 43% erano per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, a sua volta introdotto sulla scia di illeciti finanziamenti, avevano bisogno di tangentopoli e dei magistrati del pool mani pulite per aprire gli occhi?), la DC sfiorava ancora il 30% e il PSI il 14%, la lista Pannella restava inchiodata al suo simbolico 1,25% scarso!

Allora chiedo, ci siamo abituati a vivere facendo affidamento sui favori? Siamo vittime e complici del malaffare e della corruzione? Le nostre lagnanze sono dovute a desiderio di efficienza, giustizia, trasparenza… o frutto della sensazione di avere poco rispetto a quello che si pappano “loro”?
Per farla breve, l’abbiamo capito o no che non si va avanti se “protestiamo” solo perché vogliamo una maggiore quota del bottino? L’abbiamo capito o no che il bottino non c’è più?

Ecco il senso di quel mio affermare che anche la “collettività” ha le proprie responsabilità. Ovviamente, enormemente inferiori rispetto a quelle dei politici e dei media.
Impari il confronto tra chi corrompe e chi si lascia corrompere, ma non dimentichiamoci che per ogni corruttore ci sono molti che si lasciano corrompere.
La pratica politica di avvolgere e controllare ogni cosa ha la finalità di piegare le persone alla necessità di ricorrere ai favori dei potenti per ottenere quel che sarebbe diritto avere ma consente anche a chi non ha diritti e meriti di accedere a lavoro, case, incarichi, commesse…

In tutto questo i media hanno una responsabilità pesante. Gli spazi pubblici e sui media per le voci fuori dal coro si sono enormemente ristrette rispetto al recente passato. Ciò è dovuto a un sistema televisivo ingessato da decenni per volontà precisa delle due coalizioni; da un sistema informativo intrecciato con il potere politico e finanziario\industriale che da quello politico riceve privilegi, finanziamenti, protezione e prebende.
IVAN 01 febbraio 2008 00:00
Ok, Sergio, so che non hai usato letteralmente il termine “Gente”, comunque mi era parso che ne intendessi il suo CONCETTO. Nel dubbio, ho voluto chiarire la fondamentale differenza tra “Gente” e “Persone” (non scordiamoci che ci sono anche gli altri lettori...)

Piuttosto, riporto un tuo passaggio che mi ha colpito:
==============
“Mi ha sempre stupito osservare che su singole ma spesso rilevanti questioni noi cittadini abbiamo dimostrato più lungimiranza e capacità politica dei nostri rappresentanti.”
==============
Sono sorpreso per affinità di concetto con un topic che avevo aperto, e credo che lo sarai anche tu se visiti la pagina
“MALATTIA ITALIA: Diagnosi di uno sfacelo” (www.aduc.it/dyn/dilatua/dila_mostra.php?id=206614)
Poi, se vuoi, riprendiamo il discorso. Credo ne valga la pena.
Ti saluto.

IVAN
Sergio 04 febbraio 2008 00:00
Caro Ivan,
la tua analisi (mi riferisco all’altro topic che citi ma anche a quel che hai scritto in questa discussione) è largamente condivisibile.

Credo di aver spiegato cosa intendo per “responsabilità della collettività” e quindi non torno su questo concetto.

Veniamo alla “malattia Italia”.

Certamente ci siamo cullati in un’antica (e storicamente radicata) capacità di arrangiarci, di venir fuori in modo brillante da situazioni spesso disperate.

Anche queste capacità si esauriscono e a lungo andare prevale il logoramento che, è solo questione di tempo, produrrà uno strappo irrimediabile.

Credo che siamo prossimi a questo strappo perché è stata uccisa la speranza di un futuro migliore del presente e del passato: se osservi la storia delle precedenti generazioni, emerge una fiducia nel domani. Le cose andranno meglio. Per ragioni storiche, culturali e congiunturali (anche di carattere internazionale) questa speranza oggi sembra mancare. Si è esaurita una capacità di lotta e di mobilitazione. E’ andata dispersa la convinzione di poter cambiare le cose. Ogni epoca ha però le proprie peculiarità.

Oggi abbiamo più consapevolezza dei nostri diritti, anche se in modo spesso confuso.
Oggi siamo più disincantati rispetto alle ideologie, quindi più liberi dalle gabbie culturali che ci hanno imbrigliato e logorato in sfibranti confronti improduttivi.
Oggi sappiamo che il ceto politico non è più capace di farsi interprete delle domande e delle esigenze che giungono dal basso.

Tutto ciò (mi fermo nell’analisi perché diversamente rischio di scrivere un trattato e poi giustamente mi richiami alla “sinteticità”) dovrebbe indurci ad appropriarci del potere che a noi compete rifiutando una logica di rappresentanza che ormai è funzionale solo agli interessi delle solidali fazioni contrapposte.

Possiamo organizzarci per pretendere che una proposta di legge d’iniziativa popolare debba obbligatoriamente e perentoriamente essere discussa dalla camera dei deputati entro novanta giorni dal deposito della proposta?

Possiamo con azioni di “proposta” e di disobbedienza civile pretendere l’estromissione dei Partiti dalla gestione della cosa pubblica?

Possiamo individuare molti obiettivi concreti per i quali batterci allo scopo di ricondurre la politica alla funzione di rappresentanza del potere sovrano che spetta al popolo.

Necessario però cominciare a comportarci da protagonisti.
Siamo o non siamo sovrani detronizzati?
euglena 06 maggio 2008 00:00
?!
Sergio 07 maggio 2008 00:00
Scusa Euglena, che significa il tuo commento?

Cosa non ti è chiaro?
O cosa merita la tua esclamazione?
IVAN 10 maggio 2008 00:00
Va benissimo anche così, Sergio, Euglena ha offerto il pretesto per rinvigorire un po&#39; il tema in questione (o magari per <i>semplificarlo</i>? Forse non avrebbe tutti i torti...)

(4 febbraio:)
<< Possiamo individuare molti obiettivi concreti per i quali batterci allo scopo di ricondurre la politica alla funzione di rappresentanza del potere sovrano che spetta al popolo. Necessario però cominciare a comportarci da protagonisti. Siamo o non siamo sovrani detronizzati? >>

Dipende. Guarda, io sono favorevole ad un&#39;Oligarchia Illuminata. Quella delle antiche tribù pellerossa, per intenderci.
C&#39;era il vecchio sakem e il consiglio degli Anziani, saggi ed esperti, rispettosi della Madre Terra e delle creature che ci camminavano sopra.
E appena qualche giovane dalla testa calda proponeva di fare guerra alla tribù vicina per sgraffignarle le pelli di bisonte, mandavano uno a dargli una sberla &#8220;Che cazzo dici, Pigne-Nel-Cervello? Come ti permetti?&#8221; e tutto rientrava in ordine. Un sistema politico perfetto (e li chiamavano selvaggi!).

Anche oggi abbiamo i nostri bei &#8220;Pigne-Nel-Cervello&#8221; (Calderoli, Borghezio, Storace...e mi fermo qui), ma nessun sakem illuminato sopra di loro che li rimetta in riga a suon di ceffoni.
Forse perché il sakem attualmente in carica è un farabutto peggio di loro.
Nulla di strano che abbia pietosamente interrotto l&#39;elenco dei &#8220;Pigne-Nel-Cervello&#8221; che meriterebbero di essere sculacciati in faccia. Lista troppo lunga.

Infatti ora, al contrario, il sakem manda a dare una &#8220;sberla&#8221; al consiglio degli Anziani, i saggi ed esperti che ammoniscono di non dare carta bianca ai &#8220;Pigne-Nel-Cervello&#8221; dalla testa calda.
Solo che la &#8220;sberla&#8221; non è più letterale. È l&#39;oscuramento mediatico dei loro moniti.
Sono <i>LORO</i> i sovrani detronizzati, non le teste calde inzeppate di pigne.

Ivan

Harakiri 12 maggio 2008 00:00
Ivan, sei un testone.
E&#39; la seconda volta che mi tocca riprenderti sull&#39;uso dei termini.

Quella che tu citi come &quot;oligarchia illuminata&quot; è in realtà una &quot;aristocrazia&quot;: governo dei pochi, la prima; governo dei migliori, la seconda.

Dove i migliori sono i saggi, gli autorevoli che avendo dimostrato capacità sul campo ottengono la leadership.

In una società semplice, come era anche la nostra società rurale, l&#39;esperienza è un valore immenso.
Oggi l&#39;esperienza non basta: infatti, i nostri politici sono molto navigati, esperienza di governo ne hanno molta... ma non serve a nulla se non a loro per conservare il potere (e talvolta la usano male per paura di perdere il potere).
Non devono fare i conti con i bisogni primari propri e dei loro concittadini, devono solo vendere l&#39;idea che loro sono meglio degli altri.
Prova a restituire l&#39;idea dopo averla comprata?

Prendi l&#39;insulsa bagarre su Schifani.

Nei primi anni ottanta fui interrogato dalla DIGOS: era stato arrestato un fiancheggiatore delle BR e nella sua agendina trovarono il mio numero di telefono. Era infatti un mio compagno di liceo e poi universitario.
Nulla sapevo delle sue attività terroristiche...

Il &quot;caso Schifani-Travaglio&quot; rende bene l&#39;idea su quale sia la funzione dei media.
Harakiri 12 maggio 2008 00:00
Ho letto solo adesso tutti gli interventi di questa discussione.

Capperi!
Ci sono moltissimi spunti d&#39;interesse.

Sono stati toccati gangli vitali della comunicazione e dell&#39;essere società.

Forse l&#39;intervento d&#39;apertura, troppo tecnico e un po&#39; pedante, ha penalizzato la partecipazione, ma gli interventi successivi hanno chiarito molto bene quale sia la posta in gioco e aperto squarci notevoli sulla nostra realtà.

Assolutamente da riprendere.
IVAN 13 maggio 2008 00:00
Caro brigatista-san, hai rotto i <i>&#1071;&#1048;&#1063;&#1050;&#1048;</i> con le tue erudite puntualizzazioni etimologiche (comodo prendersela coi terzamediati, eh?).
“Illuminata” ce lo avevo messo apposta, e non è detto che un&#39;Aristocrazia lo sia.

Non mi è chiaro a cosa ti riferisci con “I nostri politici sono molto navigati, esperienza di governo ne hanno molta.”
Nel senso che è un sacco di tempo che stanno a Palazzo? Ma guarda che non serve alcuna esperienza di governo, per starci. Basta asservirsi alle esigenze dei tirafili, e persino Antonella Clerici potrebbe rimanerci per 50 anni.

A proposito: hai notato il parallelismo tra l&#39;appartenere alla classe politica e l&#39;appartenere alla classe televisiva?
Nessuna selezione, nessuna meritocrazia. Solo nepotismo a catena (una volta dentro, un raccomandato raccomanda altri raccomandati, i quali a loro volta...ecc)

Restando in parallelo: non dirmi che Gigi Marzullo ha “molta esperienza di TV”. No, il Gigetto è stato piazzato lì d&#39;arbitrio da De Mita 15 anni fa, e da allora ha fatto solo “il cazzo che gli pare”, non “esperienza”. Tanto era (ed è) intoccabile, che gli frega di fare “esperienza”?

Idem per i “Marzullo” della politica (non tutta, ovviamente). Mica devono esperimentare chissà quali sottilissime strategie, per garantirsi la continuità di presenza. Non ce n&#39;è bisogno; devono solo imparare a memoria una litania di 5-6 frasi-fatte per glissare i media, e poi te la spassi. So what?

Ivan

(P.S: Spero tu abbia apprezzato che sulla questione Travaglio-Schifani sono riuscito a non dire nulla)

(P.S.2: La Digos?! Che culo...Io purtroppo sono stato interrogato solo dalla Polizia bulgara, perché avevo fatto visita ad un amico che si trovava agli arresti domiciliari...Di&#39;, se ti do il mio numero di telefono, lo manderesti a quel tuo ex compagno di liceo?)

Passante 13 maggio 2008 00:00
Non sono d&#39;accordo, ma apprezzo l&#39;impegno!
Saluti.
Harakiri 13 maggio 2008 00:00
Ivan come ti scaldi per poco...

Cmq, hai ragione: l&#39;esperienza è ormai sinonimo di longevità; ma se occupare un determinato posto è solo frutto di raccomandazioni o di collocazioni partitocratiche o di lottizzazione o di infiltrazioni mafiose... insomma se i meriti stanno a zero, anche l&#39;essere da tanto tempo in un determinato posto non serve a nulla.

Il caso Travaglio a mio avviso meriterebbe qualche approfondimento: giornalismo d&#39;opinione o d&#39;inchiesta? Solo fatti o rappresentazione falsata dei fatti?

Quel mio ex compagno oggi vive in Brasile e credo faccia il ristoratore... sembra che in carcere abbia scoperto di avere una vocazione gastronoma.
Sergio 13 maggio 2008 00:00
Nel 1979 Schifani è socio di Mandalà.
Nel 1994 Mandalà fonda il Club di Forza Italia da qualche parte in Sicilia e Schifani entra in Parlamento eletto nelle liste di FI.
Nel 1998 Mandalà è incriminato per mafia e successivamente condannato.
Nel 2008 Schifani è eletto Presidente del Senato.

Questi i fatti, collocati in un arco temporale di circa trent&#39;anni.
Da ciò alla rappresentazione della &quot;realtà by Travaglio&quot; c&#39;è l&#39;ossessione patologica di chi è in eterno travaglio e non nasce mai.
E se non nasce non può neanche crescere, povero piccolo Travaglio che vorrebbe fare giornalismo d&#39;inchiesta, ma non sa fare neanche giornalismo d&#39;opinione poichè non aggiunge nulla a quanto noto e pubblicato da anni.

Travaglio potrà anche essere sincero, nel senso che afferma ciò in cui crede, ciò di cui è convinto, ma certamente non è onesto sul piano intellettuale e professionale quando prospetta a un telespettatore o lettore la sua parziale e deformata lettura della realtà.
Non merita credito Travaglio; non merita credito la RAI che propina ancora vecchie notizie, senza aggiungere nulla al già noto e senza documentare adeguatamente. Insomma, una RAI che non si eleva dal livello di qualsiasi bar sport di periferia: però i giornalisti del bar sport di periferia non costano alla collettività come costa la cloaca RAI e non chiedono il pizzocanone.
Forse non merita neanche più di tanto credito lo stesso Schifani, sino a ieri un avvocato di provincia, un militante democristiano, poi berlusconiano di ferro e adesso presidente del senato. Quali siano i suoi meriti non lo so: lo ricordo per il &quot;lodo Schifani&quot; che se non erro fu bocciato dalla Corte Costituzionale.
Senza meriti o con pochi meriti, d&#39;accordo, ma da qui ad accreditare l&#39;idea che la mafia abbia collocato un suo uomo alla seconda carica repubblicana ne corre.

Ragione ha quindi Harakiri quando racconta la sua esperienza con la Digos a causa di certe sue frequentazioni.
Simili cose sono successe anche a me e possono accadere a chiunque perché chi delinque non lo va solitamente a raccontare...
Quando arrestarono Toni Negri, confesso che la cosa mi inquietò.

I &quot;media&quot; e la loro funzione, sì forse il tema meriterebbe una semplificazione o forse sarebbe necessario da parte di tutti uno sforzo per ridare alla comunicazione, alla conoscenza e alla ricerca una dignità che ormai sembra persa.
comunista per sempre 13 maggio 2008 00:00
per quel che mi riguarda non avevo certo bisogno di travaglio per sapere o capire di che pasta e&#39; la gente che ora siede in parlamento.......
IVAN 14 maggio 2008 00:00
Be&#39;, caro Harakiri, certo che mi scaldo per poco...Chi si scalda più per cose serie? (questa mi è venuta bene, dài...)

Se proprio insisti, ti confesso che non so nemmeno cosa Travaglio abbia detto, su Schifani.
E nemmeno lo voglio sapere; tanto queste cose vengono fatte con una matrice-standard.

Lasciami indovinare: in una qualche trasmissione Travaglio avrà rivelato un paio di scheletrucci nell&#39;armadio di Schifani (immaginerei qualcosa tipo collusione, o abuso di carica), il quale come da manuale avrà replicato “è tutto un complotto per screditarmi” (creativi, però, eh?), e avanti di querela per diffamazione.
Ci ho preso, vero? Fin qui non c&#39;era bisogno di essere dei sensitivi.

Proseguo con lo standard:
Travaglio ha quasi sicuramente tutte le prove documentate per sostenere le sue “diffamazioni” (mica è così scemo da sbandierare in diretta TV qualcosa di cui non ha certezze!), e dall&#39;altra parte si risponde come controprova con un “No, non è vero nulla” (capirai che controprova!).

Ora: il punto non è come andrà a finire (entro un mese, tutto risolto a tarallucci e vino; uno standard anche questo), il punto è: A CHI SERVE TUTTO QUESTO?

Serve a Travaglio per consolidare il suo personaggio di Lancillotto sbrana-potenti;
Serve a Schifani per testare la propria inattaccabilità dalla gogna mediatica.
Serve alla cosiddetta “Sinistra” per riguadagnare popolarità (non migliorando se stessa, bensì aspettandosi che il suo “rivale”decada al suo stronzissimo livello).
Serve alla cosiddetta “Destra” per alimentare l&#39;illusione che ci sia una reale differenza tra gli schieramenti.
Serve ad un altro po&#39; di sciacalletti che per un mesetto potranno spolparsi un inaspettato ossicino (avvocati, giornalisti, talk-showisti, ecc).

Serve...un po&#39; a tutti, tranne che a noi disgraziati.
Se si pretende che per me una questione sia “importante”, allora mu si deve anche offrire VOCE IN CAPITOLO su di essa...altrimenti che minchia mi ci stresso a fare, se posso solo subirla PASSIVAMENTE?
(Sì, lo so che un mitra potrei comprarlo senza troppa fatica...ma per sistemare uno come Schifani mi basta ancora una pernacchia.)

Ivan

IVAN 14 maggio 2008 00:00
Per Sergio:
----------------
Sul caso Trava-Schifa, ti rimando parzialmente alla risposta che ho dato ad Harakiri.
Aggiungo un paio di considerazioni (generali, non sull&#39;insulso caso in sé).

Non avrei dubbi sul fatto che Travaglio dica la “verità”. I suoi resoconti sono sempre documentati e relativamente verosimili. Allora cos&#39;è che in definitiva non convince del tutto?

In parte, il fatto che queste “verità” sono fini a se stesse. Noi, sciagurate mucche da mungere, non ce ne facciamo niente di CONCRETO; non siamo <i>magistrati</i>!
Al massimo possiamo solo “sperare” che un qualche VERO magistrato le usi per schiaffare in galera il manigoldo di turno (altra cosa che comunque non migliorerebbe di una virgola la nostra individuale condizione: alla greppia si era, e alla greppia si resta).

Ma forse la cosa che più non funziona nel fenomeno “Travaglio” è la sistematica ricerca di un BERSAGLIO: la colpa di ogni misfatto è sempre di qualcuno di preciso (nome-cognome-curriculum-fedina penale), mai di un sistema di valori, di una tendenza, della somma generale del disfattismo individuale.

IL SINGOLO CITTADINO È SEMPRE DE-RESPONSABILIZZATO (che è ciò che <i>vuole</i> sentirsi dire)

Se lo ha preso nel didietro, la colpa è del finocchio disonesto che ne ha approfittato, e non del cittadino con la testa (e il culo) per aria che si è messo a 90° incurante delle possibili conseguenze.
E che Travaglio dica la “verità” sul finocchio approfittatore, non aiuta certo il cittadino ad assumersi la responsabilità delle proprie chiappe, in futuro.

Qualcosina l&#39;ho azzeccata?

Sergio 15 maggio 2008 00:00
Caro Ivan,
riguardo alle responsabilità del &quot;singolo cittadino&quot;, ti tinvio al mio intervento del primo febbraio su questa stessa discussione.

Per comodità, riporto la parte conclusiva dell&#39;intervento:

1 febbraio 2008
&quot;Allora chiedo, ci siamo abituati a vivere facendo affidamento sui favori? Siamo vittime e complici del malaffare e della corruzione? Le nostre lagnanze sono dovute a desiderio di efficienza, giustizia, trasparenza… o frutto della sensazione di avere poco rispetto a quello che si pappano “loro”?
Per farla breve, l’abbiamo capito o no che non si va avanti se “protestiamo” solo perché vogliamo una maggiore quota del bottino? L’abbiamo capito o no che il bottino non c’è più?

Ecco il senso di quel mio affermare che anche la “collettività” ha le proprie responsabilità. Ovviamente, enormemente inferiori rispetto a quelle dei politici e dei media.
Impari il confronto tra chi corrompe e chi si lascia corrompere, ma non dimentichiamoci che per ogni corruttore ci sono molti che si lasciano corrompere.
La pratica politica di avvolgere e controllare ogni cosa ha la finalità di piegare le persone alla necessità di ricorrere ai favori dei potenti per ottenere quel che sarebbe diritto avere ma consente anche a chi non ha diritti e meriti di accedere a lavoro, case, incarichi, commesse…

In tutto questo i media hanno una responsabilità pesante. Gli spazi pubblici e sui media per le voci fuori dal coro si sono enormemente ristrette rispetto al recente passato. Ciò è dovuto a un sistema televisivo ingessato da decenni per volontà precisa delle due coalizioni; da un sistema informativo intrecciato con il potere politico e finanziario\industriale che da quello politico riceve privilegi, finanziamenti, protezione e prebende.&quot;
Sergio 16 maggio 2008 00:00
Una piccola riflessione sui media e la comunicazione.

Prendo spunto da un film: Rashomon, del regista giapponese Kurosawa.
Si narra di un samurai ucciso mentre con la moglie attraversa un bosco.
Un monaco e un boscaiolo raccontano lo svolgimento del processo per l’omicidio del samurai; ai due si aggiunge un viandante.
L’avvenimento è raccontato
dal bandito che ammette l’omicidio in un leale duello;
dalla donna che a sua volta confessa l’uccisione del marito per un incidente; dallo stesso morto, il cui spirito è evocato da una maga, che afferma di aver fatto harakiri, ma non è stato ritrovato il prezioso pugnale;
dal boscaiolo, testimone oculare, secondo il quale il vigliacco samurai sarebbe morto durante il duello voluto dalla donna, contesa tra i due e umiliata dal marito, che intanto fuggiva.
A questo punto il viandante, che intanto si è impossessato delle coperte che avvolgevano un bambino abbandonato, accusa il boscaiolo di essere il ladro del pugnale.

Quattro racconti, quattro storie così diverse che ciascuna appare vera e falsa, alle quali si aggiunge un inatteso colpo di scena che rimescola le carte.
Semplicemente, in ogni storia prevale l’interesse e il punto di vista di chi racconta.

Trovo che questo film sia un ottimo modo per comprendere quanto illusoria sia la fiducia sull’esistenza di una sola realtà.
Le realtà sono tante e spesso contradditorie, ma tutte prodotte dalla comunicazione e non immagini di verità oggettive.

La comunicazione, lungi dall’essere uno strumento per rappresentare la realtà, gli oggetti, come elementi esterni a essa, condiziona la struttura dei fatti e della conoscenza.
Paradossalmente, la comunicazione crea la realtà.
IVAN 17 maggio 2008 00:00
LA REALTÀ E LA SINCERITÀ
****************************
Efficace il simbolismo di Rashomon nel descrivere come la Comunicazione non può – per sua natura – descrivere la Realtà. Ne sarà sempre una sua INTERPRETAZIONE.

La percezione della Realtà Oggettiva, va detto, è FUORI dalla portata della mente umana comune.
Essa ragiona per SINTESI schematiche: informazioni <i>grezze</i>, certo, ma in quanto tali, assimilabili da un <i>ricettore</i> altrettanto grezzo.
(Questo è un po&#39; il nocciolo di “Le porte della Percezione”, magnifico saggio di Huxley sull&#39;argomento).

Quindi, falsata per falsata, il vero punto è: <i>quanto l&#39;informazione è perlomeno ATTENDIBILE?</i>
Questo dipende dalla buona fede del Narratore/cronista/informatore.

Già è difficile gestire informazioni almeno “sincere”, figuriamoci basarsi su informazioni manipolate all&#39;apposito scopo di far reagire il destinatario in un dato modo.

Persino i cosiddetti “Grandi Fratelli” (i tirafili che manipolano i media per interessi privati) ignorano i veri meccanismi antropologici per cui un uomo tende a reagire meccanicamente in base alle informazioni assimilate; sanno solo che FUNZIONANO, e tanto gli basta.

Personalmente quindi non contesterei ai media di “falsare la Realtà”, visto che questa lo sarebbe IN OGNI CASO, a causa della nostra limitata capacità di percezione del mondo esterno.
La contestazione semmai riguarda il fatto di privare INTENZIONALMENTE l&#39;informazione anche della sua componente di SINCERITÀ, elemento che permetterebbe ad una “Realtà comunque falsata” di rivelarsi utile almeno sul piano della sopravvivenza spicciola.

(Troppo tecnico? Mi sa di sì...Okay, è l&#39;ultima volta che scrivo solo con la parte sinistra del cervello)

Sergio 17 maggio 2008 00:00
Assolutamente corretto, Ivan.

Attendibilità, credibilità e sincerità: ciò è lecito attendersi dai media che svolgano il ruolo di &quot;informare&quot;.
Se invece sono supporter di qualche gruppo di potere... allora è giusto che facciano quel che infatti fanno.
IVAN 23 maggio 2008 00:00
I GRANDI (S)COMUNICATORI
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Una volta, mi trovavo a cena da una mia zia e in sottofondo c&#39;era il programma “Ciao Darwin”. Al che, mia zia si lascia sfuggire il commento:
“Certo che Bonolis è un grande comunicatore”

Un grande comunicatore. Uno la cui cosa più intelligente che abbia mai “comunicato” è stata dire “Abbiamo fatto l&#39;80% di share...Un applauso al pubblico a casa! Yeeehh!!!”

Lì per lì sono stato tentato di rendere orfani i miei cugini...poi ho deciso di rimandare il mio funereo proposito almeno finché non avessi scoperto quale fosse il motivo per cui uno come Bonolis possa apparire un “grande comunicatore” (almeno per l&#39;80% dello share).
E alla fine l&#39;ho capito.

Un bimbo di 4 anni capisce perfettamente quel che dice Bonolis. E lo capisce anche un ritardato mentale. E pure un malato di Alzheimer.

Allora, perché escludere dall&#39;audience di un programma i bimbi di 4 anni, i ritardati mentali e i dementi senili mettendo un Diego Cugia come conduttore?
Ci vuole un Bonolis. Uno che parla come loro.
Mai un&#39;allusione, un concetto interpretabile, una frecciatina che faccia drizzare le antenne...
Tutti i suoi passaggi sono rigorosamente <i>rasoterra</i>, quindi non ha importanza quanto uno sia “alto”: il passaggio gli arriverà comunque.

Dire insulsaggini per farsi capire da tutti (ma proprio tutti!) è essere un “grande comunicatore”?
A pensarci bene non lo escluderei. Forse sono i Fromm e i Kant ad aver bisogno di una diversa etichetta (un po&#39; come l&#39;Informazione, che se è quella di Vespa, l&#39;altra deve essere chiamata “contro-Informazione”...)
Grandi contro-comunicatori...?

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