APS
29 gennaio 2008 00:00
Sergio,
1) La legge elettorale non è causa di "questo disastro". Causa del disastro è stato che alla Camera la sinistra vinse, al Senato perse (prese meno voti) e pretendeva di dire di aver vinto. Non vorrei esistesse una legge elettorale che da più seggi a chi prende meno voti...
2) La riduzione del numero dei parlamentari faceva parte del pacchetto di riforme varate dal centrodestra che la sinistra ha fatto fallire. Ora perchè mi dovrei fidare della sinistra?
3) Speriamo, molto simpatico che il governo più numeroso della storia non abbia regolamentato se stesso ma "il prossimo governo"...ah..ah..
4) Sono d'accordo
Quindi? Che si fa? Si mette in vita un governo votato da nessuno? Ma allora nel 96 per cosa siamo andati a votare. Sergio, si vada a votare e di queste cose ne parliamo da giugno insieme a molte altre. Per fare queste "semplici cose" alcune delle quali sono riforme della costituzione che di per se non sono "brevi" ci voglioni due anni...la destra non può aspettare che l'Italia dimentichi la vergogna del governo prodi per dare fiato al rampante veltroni. La democrazia impone che si vada a votare.
Sergio
30 gennaio 2008 00:00
Caro APS,
ho riportato la proposta di Curzio Maltese, che è anche di buona parte dello schieramento politico, ma non la condivido minimamente.
Con ogni evidenza, la proposta di Maltese & C. è una battuta demagogica, una barzelletta priva di pregio, fumo negli occhi.
Questo è quel che intendo per berlusconismo antiberlusconiano.
E’ con questo modo di fare (dis)informazione che si creano ad arte delle tifoserie contrapposte per la semplice conquista e gestione del potere, per fini corporativi e di parte.
Mi chiedo se è farina del sacco di Maltese o se scrive sotto dettatura.
I punti due e quattro del “suo” programma richiedono profonde riforme costituzionali: vorrebbe farci credere che è possibile vararle in due mesi? Ma chi crede a questa fandonia?
La riduzione dei ministeri era prevista già dalla riforma Bassanini del 1999 e mai attuata. Questa riforma prevedeva 12 ministri con portafoglio e 60 membri complessivi di governo tra ministri, viceminsitri e sottosegretari.
Riforma sempre disattesa grazie a decreti promossi da ogni maggioranza che da allora si è data il cambio alla guida del paese. Se non si vuole cadere nella demagogia, bisogna anche prevedere i meccanismi di riorganizzazione dei ministeri: iter lungo e complesso che richiede minimo due anni, se si hanno idee chiare.
Non diamo quindi meriti all’ultima finanziaria che si è limitata a ripescare una norma concepita nel 1999, senza affrontare i problemi concreti della riorganizzazione ministeriale.
Verissimo che nella precedente legislatura era stata approvata una riforma che prevedeva la riduzione dei parlamentari.
Perché il centrosinistra ha preferito buttare alle ortiche tutta la riforma senza impegnarsi per migliorare gli aspetti pericolosi e gracili?
Aggiungo che il problema non è il numero dei parlamentari, ma le logiche sottese alla loro scelta e all’impossibilità degli elettori d’incidere sui meccanismi di selezione dei candidati.
Aggiungo che la nostra costituzione non impone alcun vincolo di mandato e il Parlamento non è la fotografia del voto perché gli eletti possono dar vita a gruppi parlamentari differenti rispetto alle liste elettorali in cui sono stati eletti. Il gruppo misto credo sia uno dei più numerosi. Bisogna cambiare la costituzione e i regolamenti parlamentari.
Perché non si affrontano questi nodi?
Un parlamentare è libero di votare come vuole, la norma costituzionale non prevede alcun obbligo di fedeltà ma ogni volta che un parlamentare vota in modo differente rispetto alle indicazioni della segreteria di partito succede un putiferio. E’ da questi meccanismi che discende il potere di ricatto dei piccoli partiti o del singolo parlamentare, quando le maggioranze sono risicate. Vogliamo finirla di considerare la Costituzione un totem sacro?
Riguardo alla legge elettorale, osservo che la proliferazione dei partiti e il relativo potere d’interdizione dei piccoli partiti sulle coalizioni non è un prodotto dell’attuale legge elettorale ma contraddistingue l’intera storia repubblicana e, segnatamente, la cosiddetta seconda repubblica fondata su una legge elettorale che, tradendo la finalità del referendum del 1993, ha dato vita da un lato alle coalizioni elettorali, eterogenee e senza alcuna coesione politica con l’unico obiettivo di vincere sull’avversario, e dall’altro lato ha mantenuto i singoli partiti, indipendenti dalle coalizioni e in conflitto o, nella migliore delle ipotesi, in competizione con i partiti alleati nelle coalizioni.
L’unica soluzione elettorale che può modificare drasticamente il sistema politico italiano e spezzare le logiche oligarchiche e partitocratiche è il maggioritario secco: in ogni circoscrizione chi prende più voti è eletto.
Riguardo al voto subito, ritengo sia improduttivo: già noti i temi che dominerebbero la campagna elettorale a tal punto che potremmo votare risparmiandoci lo spettacolo deprimente di inutili giaculatorie. Andremmo ancora una volta allo scontro e ormai è chiaro che una coalizione non riesce a imprimere alcun reale cambiamento al Paese perché vissuta come “contro l’altra metà degli italiani”.
Secondo me, come forse già sai, lo scenario più interessante sarebbe lo scioglimento del solo Senato. Si creerebbe una situazione nuova, con la possibilità concreta di differenti maggioranze tra le due camere, e la campagna elettorale dovrebbe essere all’insegna della concretezza: i politici dovrebbero anticipare i termini del dialogo che poi si dovrebbe sviluppare in Parlamento. Per la prima volta gli elettori avrebbero la possibilità di discernere i politici responsabili dai parolai.
Ma questo con ogni probabilità non avverrà e forse ci dovremo sorbire un inutile tentativo di Marini.
IVAN
30 gennaio 2008 00:00
Caro Sergio, stavolta bypasso la questione.
In linea generale da molto tempo non confido più nella politica per risolvere le cose. C'è più costrutto nel CINEMA. Non sono ironico, ora ti spiego il perché nei tuoi punti.
1) WESTERN
Mi appare il solito teatrino dello scaricabarile. Il cosiddetto “porcellum” non si è messo lì da solo, o per volontà divina. Qualcuno l'ha fortemente voluto. Allora perché nessuno ha protestato mentre questo “mostro” era in fase di insediamento? (Domanda retorica...) Se ora si parla di smantellarlo, è segno che ormai il suo lavoro l'ha svolto (e bene). Ecco perché in Italia il western non funziona: la cavalleria arriva sempre DOPO il massacro della diligenza.
2) POLIZIESCO
Hai mai visto uno di quei film in cui l'ispettore che indaga su un omicidio è anche lo stesso che l'ha commesso? Bene, la situazione è un po' quella: coloro che dovrebbero fare una legge contro i parlamentari...sono i parlamentari stessi. Circolo vizioso, non se ne esce.
3) REMAKE
Era già previsto nell'ultima finanziaria, ma non se n'è fatto niente. Perché dovrebbe cambiare il finale in questo nuovo “film”? Lo scenario mi pare lo stesso: un disegno che verrà approvato, e chiuso nel cassetto delle “buone-intenzioni-rimaste-sulla-carta”. Un cassetto che ormai trabocca.
4) CATASTROFICO
Mi suona come sentir chiedere, sul Titanic che affonda, “Chi mettiamo di turno alla sala macchine, domani?”
Ovvero: in una situazione più serena, sarebbe utile considerarlo. Ma il punto non è il Bicameralismo. Il punto è che le Camere sono presiedute da dei CIALTRONI!. E che le Camere siano una, due o cento, con maggioritario o proporzionale, non muterà questo fatto.
Sia chiaro, Sergio, che non è una bocciatura; le mie sono solo opinioni di Bertoldo.
Apprezzo i buoni propositi, ma i precedenti non mi incoraggiano a credere che usare la Politica per combattere la Politica sia la via giusta.
I secondi fini sono divenuti più forti delle buone intenzioni. Abbiamo sottovalutato un banale mal di testa e ora ci ritroviamo con una meningite. Non dovevamo giungere a questo punto, ormai è tardi per curare tutto con un'aspirina: tale mi sembra la lodevole e ingenua proposta di Curzio Maltese.
(P.S: Spero davvero di sbagliarmi!)
IVAN
Sergio
31 gennaio 2008 00:00
Caro Ivan,
il tuo parallelo con il cinema per leggere gli eventi politici è molto appropriato, curioso e intelligente. Complimenti.
Riguardo al punto 3) Remake, ovvero la riduzione dei ministeri, torno a ripetere che la finanziaria ha solo ripescato una norma di legge del 1999 mai applicata. Comunque, è pura demagogia se non affronta (e non li affronta) i temi della riorganizzazione ministeriale.
Usare la politica per combattere la politica. No, qui non ci siamo.
C’è della buona politica, poca e sempre emarginata dai media. Ci sono persone egregie in (quasi) tutte le formazioni politiche.
Non mi piace generalizzare e quindi affermo che chi ha compiti istituzionali dovrebbe favorire i processi di autoriforma della politica: far emergere le persone capaci e responsabili, non troppo catturate dalle sirene del Potere, dovrebbe essere la priorità.
Si tratta di usare la buona politica per emarginare e sradicare la cultura del potere fine a se stesso, la gestione familistica del potere, il consociativismo partitocratico che inevitabilmente degenera in continuità e collusione con la criminalità organizzata di tipo mafioso.
Prendere coscienza di ciò per superare tra i cittadini la divisione fittizia e pretestuosa tra le solidali e opposte tifoserie; premessa per indurre una riforma della politica.
Se ciò non succederà, la situazione nazionale precipiterà in un tempo variabile che stimo tra i cinque e i dodici anni: allora, sarà tempesta e ogni scenario sarà possibile. Saranno lacrime e sangue.
Infine, troppo buono con Curzio Maltese: la sua posizione non è lodevole, non è ingenua. E’ semplicemente falsa e faziosa. Strumentale a formare nell’opinione pubblica l’idea che se non si avranno le riforme ciò sarà responsabilità esclusiva di una parte politica (indovina quale). Posizione funzionale a cercare di compensare la caduta di credibilità del centrosinistra (con una maggioranza che si è sfilacciata e la questione Mastella è stata solo la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo) con l’irresponsabilità affermata ma non reale dell’altra parte politica.
Parlo di irresponsabilità non reale perché la sua proposta, e quella di una parte politica di cui Maltese si fa megafono, non è perseguibile in tempi brevi poiché richiede una riforma ampia della Costituzione.
Purtroppo, le decisioni del Presidente della repubblica rischiano, spero involontariamente, di favorire questo gioco politico.
Il mio pronostico è che Marini fallirà e avremo a questo punto certamente elezioni anticipate: il centrosinistra affermerà che siamo a questo punto per l’irresponsabilità scellerata del centrodestra; il centrodestra affermerà che siamo sull’orlo del baratro per il fallimento del centrosinistra che, senza avere un progetto politico coeso e i numeri per governare, ha fatto perdere all’Italia due anni preziosi.
Ovviamente, spero di sbagliarmi.
IVAN
03 febbraio 2008 00:00
Caro Sergio, ovviamente non generalizzo con l'equazione “Politici = Ladroni”. È sottinteso che in un apparato composto da più persone ci siano i “buoni” e le mele marce. Ma dal mio punto di vista siamo arrivati ad un punto orrendo, in cui le (pur poche) mele marce sono TUTTE IN CIMA AL CESTO, vanificando la presenza delle altre che stanno sotto.
“Superare le divisioni politiche fittizie, da tifo calcistico, per evitare di finire come l'Argentina...” nulla che possa condividere maggiormente.
Eppure queste divisioni sono ENDEMICHE, nell'Uomo Sociale. Non è la brutta politica che le CREA: si limita a SFRUTTARLE.
Secondo me, sai perché le cose non sono ancora sprofondate? Per il coscienzioso operato dei modesti sindaci di paese, che svolgono diligentemente la loro funzione sociale in barba alle direttive di Palazzo.
Nel loro piccolo, sono così lontani dal Vertice che la sua nefasta influenza non riesce a raggiungerli. Ovviamente non hanno un grande potere decisionale, ma sono loro che, a forza di attaccare pezzetti di nastro isolante, arginano la grande falla del Titanic Italia. Loro e pochi altri, qualche gradino più in su.
E noi sul fondo? Beh, noi non contiamo un cazzo. Non dal “loro” punto di vista, non nel “loro” gioco. Quindi è inutile mettersi a giocare, quando sai già che le carte sono truccate.
Se proprio devo “giocare”, gioco a modo MIO, alla pari, con le regole che ACCETTO, che ho stabilito anch'io. Altrimenti cambio gioco. Le nostre “fiches” sono limitate.
In sintesi, Sergio, non è che non conosco i mezzi politici: li ho SUPERATI.
IVAN
(P.S: Stai facendo un operato di divulgazione ammirevole, davvero. Semplicemente, non rappresento il destinatario ideale di queste tematiche. Quindi prendi le mie opinioni solo come un CONFRONTO, non come una CRITICA. Ciao.)
Sergio
04 febbraio 2008 00:00
Certo Ivan, prendo le tue osservazioni come confronto e anche se fossero critiche non ci sarebbe nulla di negativo.
Pienamente d'accordo con te che il gioco è truccato: come cambiare le regole?
Primo obiettivo: essere in tanti ad avere consapevolezza che stiamo giocando con carte truccate.
Secondo obiettivo: non lasciarci usurpare ulteriormente; riprenderci i nostri diritti e poteri. Necessaria la consapevolezza di quali siano.
Infine, andiamo pure oltre "i mezzi politici", ma come?
Attendere che i tempi siano maturi per una rivoluzione?
Non mi sembra una soluzione. Tutte le rivoluzioni sono fallite perché facevano leva su disperazione ed esasperazione.
L'unica rivoluzione efficace, ma proprio per questo più difficile, è quella che muove dall'individuo.
La consapevolezza dell'essere cittadino titolare di diritti è il presupposto di una rivoluzione vincente.
Senza violenza, senza spargimento di sangue (anche se bisogna mettere in conto anche la reazione violenta del Potere) possiamo divenire attori della scena politica.
Ogni azione, dallo sciopero alla disobbedienza civile, è comunque un'azione politica.
Non confondiamo l'agire politico con l'agire partitico.