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Topesio 01 marzo 2008 00:00
La soluzione? Abolire le teste di c...o come te, ad esempio!
Non perdi mai occasione per buttare merda su MILIONI di lavoratori, semplicemente prendendo lo spunto da ISOLATI casi singoli (e questa non è una OPINIONE, bensì un FATTO).
La tua pochezza intellettuale è degna tuttalpiù di un infimo bar sport.
Paolo 1 01 marzo 2008 00:00
L'art. 18 non c'e' gia' nelle piccole aziende.
Comunque alcuni dei casi che hanno sollevato scalpore sono a mio parere del tutto regolari.
Inoltre c'e' da tenere conto di una grave lacuna nella legislazione, manca il diritto alla convalescenza, perche' si puo' stare a casa per malattia, ma una volta guariti clinicamente dalla malattia ci si trova in genere indeboliti e poco in forma, per cui si avrebbe bisogno di un periodo di convalescenza per riprendersi dalle cure. E perche' non farlo al mare o in Brasile? Comunque se mentre si e' in malattia, non ancora guariti, ma in via di guarigione, si comincia a muoversi un po' non c'e' nulla di male, una specie di convalescenza pre guarigione completa.
Quanto ai secondi lavori, se non proibiti per legge (come nella PA), se sono leggeri perche' non farli?
Un esempio:
Una tizia in malattia (esaurimento nervoso) va su una spiaggia brasiliana o giu' di la', da' regolare comunicazione per eventuali visite fiscali di controllo, ed ha ragione: forse che stando nella nebbia di Milano o dell'Emilia sarebbe guarita prima?
Paolo

Disilluso 02 marzo 2008 00:00
Leggendo gli unici due interventi, capisco come questo paese stia diventando una busta vuota!
Casi isolati dite voi?
Si centinaia di casi "isolati" che arrivano ai giornali, più migliaia di altri casi "isolati" di cui non si viene a sapere.
Questa è la nostra mentalità.
Vi siete mai chiesti come mai gli investitori non vengono ad investire in Italia e gli imprenditori italiani aprono stabilimenti all'estero.
Altro che bar sport o convalescenza; se continuiamo a filosofeggiare (soprattutto certi furbetti...), tra un po' andremo "pe' stracci"!
Sminteo 02 marzo 2008 00:00
Topesio sei la solita merda parassita, è per causa tua e di quelli come te, feccia, che l'Italia va male. Sei solo una merda cagato da quella puttana di tua madre baldracca e sicuramente parassita anche lei!
Vai a fare nel culo pezzo di un imbecille!
Topesio 02 marzo 2008 00:00
Ad una nullità come il tale che ha vomitato ogni genere di oscenità non mi degno nemmeno di rispondere: che si crogioli nella sua umiliante ignoranza.
Agli altri vorrei dire che sarebbe ora si rrendessero conto che l'Italia va male per ALTRE ragioni!!!
Tanto per restare terra-terra (lo stile del forum), basterebbe andare a vedere le evasioni fiscali COLOSSALI di quasi tutti i personaggi di spicco, tipo Valentino Rossi, Van Basten, ecc. che, da sole, nemmeno sono confrontabili coi presunti "sprechi" della PA.
Sminteo 02 marzo 2008 00:00
Topesio sei solo un piccolo e schifoso parassita, e lo sai, lo sanno tutti. Tutto quello che sai fare è di mangiare la merda che il tuo padroncino, quel vermicello di Veltroni,ti elargisce in bocca. E tu, piccolo idiota che crede di essere furbo solo perchè ruba alle spalle degli altri, sei contento di mangiarne.
Legittima Autodifesa 02 marzo 2008 00:00
Chi può evadere il fisco fa benissimo a farlo. Non pagare le tasse ad uno stato mafioso come l'Italia è non solo un diritto ma anche un dovere.
Dove vanno i nostri soldi?
A pagare nullafacenti raccomandati come topesio e compagnia bella, i quali così foraggiati votano il politico di turno, anzi gli fanno anche campagna elettorale.
Io non voglio pagare con i miei soldi un cretino come topesio, che vada a lavorare e si mantenga.
Gianni 02 marzo 2008 00:00
L'articolo 18 è una garanzia per il lavoratore licenziato senza giusta causa.
E' un giudice a decidere per il reintegro nel posto di lavoro per il lavoratore licenziato ingiustamente.
Anche nella ipotesi che un giudice possa aver sbagliato, non vuol dire che la legge sia da abolire.
Gianni
Disilluso 02 marzo 2008 00:00
Visto che il livello è, giustamente, terra terra (infatti ci sei tu...), mi vedo costretto a spiegare cose assolutamente elementari anche a gente che si fregia del titolo di ricercatore (chissà di cosa...).
Topè sei fuori tema!
Forse non te ne sei accorto, ma quì l'evasione fiscale non c'entra!
Si parla solo di privilegi vergognosi di persone rispetto ad altre che sono costrette ad andare a lavorare anche con 38 di febbre, prendendo una miracolosa aspirina.
Se tu fossi un imprenditore, dove apriresti uno stabilimento: in Spagna o in Italia? (Senza parlare della ex Jugoslavia, Albania ecc.ecc.)
casograve 02 marzo 2008 00:00
La verità è che un discreto numero di lavoratori dipendenti approfittano del periodo di malattia e lo prolungano all'infinito senza una giustificazione seria.
Dico questo perchè lavoro a contatto con persone di ogni tipo e la differenza tra il dipendente e il privato si nota subito.
Nella mia piccola realtà ho visto il privato lavorare con un braccio fratturato e ingessato, persone che lavorano se hanno un ascesso e tanti altri esempi simili. Al contrario per stessa ammissione degli interessati durante le normali 4 chiacchiere, molti dipendenti pubblici o privati approfittano dell'infortunio per fare più giorni di "malattia" del necessario.
Ora senza costringere nessuno a lavorare in presenza di infortuni seri, alcune decisioni della Cassazione lasciano molto perplessi. Si vogliono giustificare infatti quei lavoratori lazzaroni che approfittano della situazione facendo i furbetti.
Sarebbe ora di finirla... ma siamo in Italia... che volete farci?!
Oh Yes 02 marzo 2008 00:00
Non sono confrontabili nel senso che sono molto meno! E viste le cifre in ballo c'è da spaventarsi.
Ma a troppi milioni di persone sta bene così, come il Toppo del resto fa capire.
Topesio 03 marzo 2008 00:00
Minchia che esseri squallidi!
Ma davvero pensate tutte le corbellerie che scrivete?
Non sono fuori tema, perché si dice (dite) che siamo infestati da orde di parassiti, che costano un visibilio allo stato e siete sempre pronti ad indignarvi ogniqualvolta agli statali viene concesso uno straccio di (legittimo) aumento, imputando a ciò tutte le iatture d'Italia.
Ebbene, ho allora fatto semplicemente notare che basta un solo caso di evasione fiscale formato "king size" per far impallidire tutti questi sciocchi discorsi. Considera poi che di simili casi ne è piena l'Italia e fatti due conti...
Disilluso 03 marzo 2008 00:00
Topè, non fare il furbetto....
Ripeto la domanda: "se per assurdo (e sottolineo assurdo, visto il tono delle tue tipiche risposte da privilegiato cronico) dovessi decidere di aprire uno stabilimento di produzione, dove lo apriresti?
Dai illuminaci con una delle tue pillole di (volgare) saggezza!
antonio 03 marzo 2008 00:00
.... triste è vedere piccole ditte soccombere x mano di pochi furbacchioni garantiti e sabotatori del lavoro di altri
.... male ho fatto a sfondare i 15 dipendenti ed entrare così nel girone dei dannati dove tutto è discutibile salvo lo stipendio a fine mese che x forza appiattisce tutti ...
troppi vincoli... troppe tutele e la stupida domanda .....
ma davvero l'imprenditore ha interesse a licenziare......
perchè mai allora dovrebbe crescere se dalla crescita ha solo grane ....
tantopiù senza avere avuto ne sovvenzioni ne protezione dallo stato che prosciuga e gioca contro...
1000 altre le eccezioni ..tenetevi la grande industria tenetevi i mini steriali e noi imprenditori etici .... alla morte !!!!
er metico 03 marzo 2008 00:00
Se la povera signora soffre di coliche addominali - che possono essere probabilmente causate da fattori di stress emotivo - trova la sua cura nella sana partecipazione a qualcosa che gratifichi il suo stato psicofisico, fosse anche a mille chilometri di distanza. Vacci a mettere un punto, se sei capace, dando torto alla Corte di Cassazione!
Topesio 03 marzo 2008 00:00
Qui non c'entra proprio una emerita sega mettersi a parlare di "furbetti", come fa il nostro monomaniacale amico.
Semplicemente siete ignoranti oppure in sfacciata malafede, inutile farla tanto lunga...
pasquale avv. scalambrino 03 marzo 2008 00:00
Mi permetto di dire la mia sulla sentenza n.5106/2008, della quale non ho ancora avuto notifica pur essendo il difensore del medico-lavoratore, invitando anzitutto a ricercare e leggere il testo integrale della sentenza già in rete.
Le prime indiscrezioni di stampa e i primi commenti "a braccio" ancora una volta dimostrano quanto nel nostro paese si parli prima di informarsi pienamente, arrivando puntualmente a banalizzare su aspetti fondamentali dei diritti e dei doveri dei cittadini.
La sentenza in questione non esprime principi nuovi ma conferma un orientamento già affermato e ora ancor più consolidato della Cassazione.
La malattia non obbliga il lavoratore a restare relegato in casa, essendovi una molteplicità di attività che possono essere svolte anche durante la malattia.
Qualora l'esercizio di tali attività (di natura amatoriale, hobbistica o sportiva) non pregiudichi o ritardi la guarigione del dipendente non si ha violazione degli obblighi a carico del lavoratore e non sussiste giusta causa di licenziamento.
Anzi, e questo forse è l'aspetto più rilevante della decisione, l'esercizio di attività e prestazioni di carattere amatoriale (come il canto, ma anche sportive e hobbistiche) assurge a espressione dei diritti della persona, il che esclude la violazione dei principi di correttezza e buona fede da parte del lavoratore.
Chi piuttosto frettolosamente ha criticato la decisione appena sfornata, con una notevole dose di "pregiudizio politico", quasi che durante la malattia si possa fare qualsiasi cosa, magari in frode al datore di lavoro, non ha esaminato con attenzione il caso specifico su cui la Cassazione ha deciso.
Si tratta di una donna medico chirurgo dipendente di una nota Casa di Cura milanese che aveva assunto nell'aprile 2001 a titolo gratuito l'impegno con il presentatore della trasmissione "Fatti Vostri" Massimo Giletti di raccontare la propria vicenda professionale e di vita che dalla Romania l'aveva condotta in Italia, ove si era affermata oltre che come medico come cantante lirica stimatissima (esibitati anche nei grandi Teatri italiani).
Quando nel mese di maggio 2001 Simona venne convocata per l'intervista e l'esibizione a "Fatti Nostri" si trovava in cura e le erano state diagnosticate coliche addominali recidivanti (non si può dire altro sul tipo di intervento al quale la lavoratrice si era sottoposta), che se non le permettevano di sostenere i ritmi di lavoro della Casa di Cura privata, le consentivano tuttavia di svolgere altre attività.
Conseguentemente, essendole state assicurate dalla RAI le migliori condizioni per partecipare alla trasmissione (andata e ritorno in aereo nelle 24 ore, macchina di servizio per il trasporto da e per l'aeroporto, albergo, etcc...), tenne fede al proprio impegno e partecipò alla trasmissione dando prova di grande umanità , professionalità anche come cantante lirica.
Al rientro da Roma la Casa di Cura mandò la visita fiscale, che confermò il periodo dimalattia, finito il quale Simona rientrò al lavoro.
Quindi non si ebbe nessun aggravamento della malattia o ritardo nella guarigione, ma secondo la Casa di Cura Simona aveva violato gli obblighi contrattuali e addirittura leso l'immagine della Casa, e di qui il licenziamento in tronco.
Dopo una lunga vicenda giudiziaria, che ha segnato in qualche modo la vita di Simona, prima la Corte d'Appello di Milano, e poi la Cassazione hanno accolto la tesi secondo la quale il lavoratore può nel periodo di malattia svolgere attività amatoriali o sportive qualora non aggravino la malattia o ritardino la guarigione, fermo restando l'obbligo di sottoporsi alle visite fiscali negli orari previsti.
I Giudici hanno quindi dimostrato di essere al passo con la società e i diritti civili, alcontrario dei primi sprovveduti commentatori.
Va da se che la soluzione non è abolire l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, ma consentirne la piena applicazione.
avv. Pasquale Scalambrino
Gianni 03 marzo 2008 00:00
La soluzione? Abolire chi attacca lo statuto dei lavoratori e strumentalizza un episodio, per altro ampiamente chiarito, generalizzando la questione.
Per quanto riguarda poi le piccole aziende, per esperienza personale, ho lavorato in quattro diverse, vi posso garantire che è più facile che un lavoratore si rechi a lavorare anche se non in piena forma, piuttosto che mettersi in malattia.
Gianni
Disilluso 04 marzo 2008 00:00
Al sig. Scalabrino,
il suo intervento molto chiaro conferma che il problema non è assolutamente nella sentanza (infatti i giudici hanno applicato semplicemente la legge), ma nella legge stessa.
Riesce ad immaginare l'effetto che tali sentenze hanno nell'esercito di dipendenti furbetti presente in Italia. Va da se che i lavoratori onesti forse nemmeno sanno dell'esistenza dell'art.18, impegnai come sono a lavorare.
A mio avviso se uno sta male da non poter andare a lavorare deve rimanere a casa, e non andare a spasso, pagato.
A meno che abbia problemi di tipo nervoso come l'esaurimento ecc.ecc.
Ma le coliche addominali ....
Rinnovo anche a lei la domanda:
Se volesse aprire uno stabilimento industriale, lo aprirebbe in Italia?

Per il furbetto:
Topè, oltre a scaricare la tua solita rabbia repressa, perchè non rispondi alla domandina facile facile?
Disilluso 04 marzo 2008 00:00
Gianni, hai ragione.
Nelle piccole aziende, guarda caso, l'art.18 non è applicabile; infatti vale per le aziende con più di 15 dipendenti.
Se poi vogliamo parlare di diritti, allora dove li mettiamo i diritti dei datori di lavoro?
E i diritti dei colleghi dei furbetti costretti a sobbarcarsi l'extra lavoro?
E i diritti della comunità costretta a sobbarcarsi gli extracosti di certi comportamenti?
Topesio 04 marzo 2008 00:00
Sciocco interlocutore, intanto la cosiddetta rabbia "repressa" mi pare che sia essenzialmente TU a manifestarla in ogni sproloquio di cui sei pessimo autore. Io sto più che bene e, come si suol dire tra la gente colta, "ti vado in culo alla grande"!
Quanto ai "diritti" dei datori di lavoro... beh, una tale sciocchezza non la commento nemmeno, così come non la commenterebbe neanche un bambino dell'asilo, tanto è insulsa.
Ritorna a scuola che è meglio!
Sminteo 04 marzo 2008 00:00
Topesio sei tanto cretino quanto parassita. Sei solo un miserabile ladro che ha la "fortuna" di essere tanto imbecille e senza dignità da non vergognarsene.
Vai a lavorare, se sei capace, parassita.
Gianni 04 marzo 2008 00:00
Sig. Disilluso
Non sono stato chiaro ma io intendevo per piccole aziende comunque quelle dove è applicabile l'art. 18, quelle sotto i quindici dipendenti è più facile che sia il datore di lavoro che faccia un abuso ai danni del dipendente, che per la maggior parte delle volte lo subisce.
I diritti dei datori di lavoro sono ampiamente tutelati dalle varie associazioni di categoria, con consulenti ed avvocati quando necessita.
Gianni
Disilluso 05 marzo 2008 00:00
X Gianni.
Visto che nessuno risponde al mio quesito facile facile e visto che ritieni così "facile" la vita del datore di lavoro, rinnovo anche a te il quesito:
Apriresti uno stabilimento di produzione in Italia, diciamo di 30 dipendenti?

X topè.
Capisco che la mentalità del mantenuto non riesca nemmeno lontanamente a prendere in esame la possibilità "di fare impresa", ma prova a fare un enorme sforzo di immaginazione pensandoti imprenditore; intraprenderesti impresa in Italia?
Paolo 1 05 marzo 2008 00:00
Disilluso,
perche' gli imprenditori hanno tanta paura della mafia-camorra-ndrangheta da non investire al Sud, ma non hanno paura delle mafie albanesi, rumene, russe, etc, che non sono affatto tenere?
Paolo
Disilluso 06 marzo 2008 00:00
Paolo 1.
Mi chiedi perchè investono in quei paesi anzichè al sud Italia?
Forse perchè, nonostante quello che tu evidenzi, risulta più semplice ed economico investire in quei paesi anzichè in Italia.
Gianni 06 marzo 2008 00:00
Sig. Disilluso
Potrei rispondere si, ma sarebbe una risposta di comodo. Il numero dei dipendenti dipende da tanti fattori, la richiesta della clientela, cosa e quanto richiede il mercato, la dimensione produttiva che uno deve poter gestire per essere competitivo, e altre variabili. Poi un imprenditore può anche scegliere di non superare i 15 dipendenti e dare in appalto all'esterno il lavoro in più. Ci sono una infinità di soluzioni in base alla situazione che un datore di lavoro vuole mantenere o al tipo di produzione, sia per quantità che per dimensioni, ma ritengo che in ogni caso il numero dei dipendenti, se la ditta è sana, non sia vincolante per un imprenditore.
Gianni
Disilluso 07 marzo 2008 00:00
Gianni, la mia domanda non verteva essenzialmente sul numero di dipendenti dell'impresa, ma piuttosto sull'attuale legislazione che regolamenta il mondo del lavoro.
Non discuto la tutela dei giusti diritti dei lavoratori, bensì la tutela pressocchè unilaterale del rapporto lavorativo.
Se volessi fare l'imprenditore questo fatto mi creerebbe insicurezza e forse alla fine desisterei; cosa che credo molti potenziali imprenditori probabilmente fanno, decidendo di investire all'estero.
Così i posti di lavoro non aumentano di certo.
Credo che in Italia, per tutta una serie di motivi, non sia semplice fare impresa e per chi non gode di un posto pubblico o di qualche carrozzone, questo fatto rappresenta un grosso problema.

Gianni 07 marzo 2008 00:00
Sig. Disilluso
A me l'attuale legislazione sembra adeguata, è il mio giudizio per quello che può contare, ritengo l'art 18, causa della discussione, importante per la tutela dei lavoratori e non un ostacolo per le imprese o per gli imprenditori, se ci sono degli abusi sono casi limite, che non fanno testo, ma non penso che siano motivo sufficiente per proporre l'abolizione dell'art 18.
Gianni
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