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Harakiri 19 marzo 2008 00:00
Tutto giusto.

Chi inizia a fare l'elenco dei bugiardi?

Categoria A): i politici

Categoria B): i giornalisti
Harakiri 19 marzo 2008 00:00
Dimenticavo.

Nel 1996 Prodi al Senato aveva la maggioranza, ma alla Camera dovette ricorrere all'accordo con Rifondazione.
La famosa desistenza.

Non vi ricordate più?

Ma allora ditelo che Berlusconi ha ragione: vi siete proprio rincoglioniti.
Non vi ricordate proprio nulla.
Che palle!
IVAN 20 marzo 2008 00:00
Caro Sbugiardino (o posso chiamarti “Sergio”? La butto lì...), compro i dati come li vendi;
mi sembri molto preparato sulla materia, né sinceramente – per cultura e passione – avrei gli argomenti “tecnici” per ribatterti.

Tuttavia qualcosa da aggiungere ce l'ho. Faccio una premessa adattando leggermente un commento che forse hai già letto, la metafora dei Prestigiatori.

Immagina che ci troviamo tutti ad uno spettacolo di magia come spettatori. Sul palco ci sono dei prestigiatori:
“Attenzione, pubblico...Ora voi mettete una “X” dove vi pare su una scheda, e per magia vedrete che noi, QUALUNQUE cosa abbiate scritto, diventeremo i vostri Signori e Padroni. Dove sta il trucco?”
Risposta:
“Non ci frega niente di dire dove stia esattamente il trucco...Quel che importa è che voi NON dovreste essere i nostri Signori e Padroni per effetto di una baracconata: punto!”

Ecco, la mia sensazione è che con tutti questi magnifici dati tu abbia svelato “dove stia esattamente il trucco”. E purtroppo, il semplice saperlo IN SÉ non impedisce a questi (pessimi) Prestigiatori di essere comunque “i nostri Signori e Padroni” (almeno dal LORO punto di vista).

Certo, il saperlo mette in posizione di vantaggio rispetto a chi ha ancora la testa frastornata, però non è ancora un punto d'arrivo.

Vedi anche una soluzione altrettanto “tecnica” per invalidare la baracconata con cui questi guitti da due soldi hanno preso il cosiddetto “Potere”?
Perché altrimenti, dal piccolo della mia più modesta preparazione, alcune soluzioni alternative me le sono elaborate, e posso anche cercare di condividerle.
(Ti anticipo che hanno valore solo INDIVIDUALE, ma tant'è: alla fine, gira e rigira, è a QUELLE, che bisogna arrivare.)

Ivan

Passante 20 marzo 2008 00:00
Fallo capire a chi è indottrinato dagli slogan.....
Nel 1994, con la legge diversa, Berlusconi non aveva la maggioranza al senato.
Nel 1996 la sinistra ha vinto coi "patti di desistenza" (una porcata immonda)
Nel 2001 Berlusconi ha vinto perchè la sinistra era divisa, ma aveva meno voti della sinistra intera.
Finchè abbiamo due camere che fanno cose uguali ma con base elettorale diversa e con premi di maggioranza diversi... non c'è legge elettorale che tenga!
Ma figurati se i DEcerebrati capiscono!
Sergio 20 marzo 2008 00:00
Caro Sbugiardino,
il tuo contributo è ottimo per fare chiarezza e aiuta ad aprire gli occhi.
Bisogna però che prevalga la volontà di aprire gli occhi e smetterla con le illusioni.

Mi è capitato recentemente nel corso di un dibattito di illustrare quanto da te correttamente esposto.

Mi è stata posta una domanda: “ma allora perché non si è provveduto a modificare la Costituzione?”

La mia risposta è stata più o meno di questo tenore.

L’attuale sistema costituzionale, di cui la legge elettorale è figlia, assicura a tutte le forze in campo la possibilità dell’inciucio, delle grandi alleanze in caso di vittoria incerta o fragile.
Il concetto è semplice. Se si afferma nettamente uno schieramento, questo si papperà tutto. Ma se appena appena la vittoria è di stretta misura e in più è frutto non di maggiori voti ma di meccanismi elettorali ecco che la possibilità di essere riammessi alla spartizione del bottino diviene concreta.
Le responsabilità diventano sfumate, quando tutti sono responsabili nessuno lo è, e il balletto partitocratico può proseguire.
Questo è quanto avviene da sempre nella Repubblica post-fascista.
Osservate quanto avvenuto in Germania, con una legge elettorale che molti vorrebbero copiare.
C’è stato un voto che non ha assegnato con chiarezza la vittoria a uno schieramento e il problema della governabilità è stato risolto con la “grande alleanza”; in Germania è un’eccezione e come tale è vissuta; in Italia è un obiettivo perseguito caparbiamente sin dall’epoca dell’Assemblea Costituente, nonostante in quella sede alcune autorevoli voci avessero con lucidità indicato i rischi impliciti nel testo costituzionale che poi fu approvato.
Sbugiardino 20 marzo 2008 00:00
Ivan ci sei andato vicino.
Sergio è un amico, quasi un fratello. Lavoriamo insieme da molti anni e abbiamo fatto tante battaglie insieme.
Sono un topo di biblioteca; il mio compito è passare in rassegna la stampa, i documenti ufficiali dei partiti, gli atti parlamentari, le relazioni ministeriali...
Insomma, sono un setaccio. Incrocio dati, elaboro analisi, preparo dossier per centri studi, fondazioni...
Una volta scrivevo anche gli interventi di alcuni politici e ho lavorato in uffici stampa di politici; poi nauseato ho cambiato mestiere e mi sono messo in proprio. Non hai idea di quanti bei progetti ci sono chiusi nei cassetti dei politici: accantonati perché non è mai il momento; sembra che il momento giusto non arrivi mai. Prevale solo l’opportunismo tattico.
Allora quanto vale dedicarsi alla ricerca e allo studio. Anche se mi chiedo per chi ricerco; lo studio invece è per me stesso e ciò mi basta, poi se le mie ricerche sono pagate ma accantonate, questo è solo fonte di malinconia. Ma devo pur vivere di qualcosa, no.
Questo intervento è stato scritto su invito di Sergio; l’ho fatto volentieri, ma la finalità è puramente informativa: non c’è molto da discutere solo conoscere da cosa si parte.
Poi ciascuno tragga le conclusioni che vuole, ma almeno che sappia di cosa parla.
In ogni caso, fidati: i dati che ho riportato sono esatti (mi sono permesso solo qualche arrotondamento numerico per semplicità di lettura).
Harakiri 20 marzo 2008 00:00
Bravi Sbugiardino e Sergio, portate qui altre persone preparate che aiutano a capire come stanno le cose.

Il gioco è truccato e l'alternativa inesistente: l'uno regge il gioco agli altri e tutti insieme mettono in scena la farsa democratica.

E allora meglio votare chi spudoratamente fa gli interessi propri: così forse il banco salta prima.

Veloci verso il precipizio.
mah 20 marzo 2008 00:00
non so che dire. per me il piu grande è silvio berlusoni
Harakiri 20 marzo 2008 00:00
X Mah

Basta hai già detto. Cosa c'è ancora da aggiungere?

Il più grande è Silvio Berlusconi?

Scusa grande in cosa... grande... ci vuole un sostantivo accanto.

Grande per finirla di annaspare e tirarci verso il fondo?
Sì, sperando che giunti al fondo non ci metta in mano una pala per scavare ancora più in basso.

Abbiamo bisogno che la merda ci sommerga per risorgere: e in ciò il berlusca è un predestinato, l'unto del signore.

E gli altri leader (si fa tanto per dire)? cosa vuoi loro sono fatti per partecipare ai banchetti, ci trascinerebbero stancamente in tutti i gironi infernali... una lenta agonia che non ti dico...
IVAN 21 marzo 2008 00:00
Ti ringrazio per la precisazione, Sbugiardino.
In un forum non si trovano certo le Soluzioni, però si possono gettare i SEMI di esse.
Quindi va benissimo anche un post di valore puramente informativo.

Aggiungo solo un'osservazione su questo passo della tua risposta:
<< Non hai idea di quanti bei progetti ci sono chiusi nei cassetti dei politici, accantonati perché non è mai il momento giusto. >>

A dire il vero, un&#39;idea ce l&#39;ho. Non c&#39;è bisogno di conoscere QUALI siano esattamente questi progetti; la loro esistenza è NECESSARIAMENTE PRESUMIBILE.

Si tratta di una semplice osservazione di cui avevo già discusso con Sergio, partendo dal curioso fatto che OGNUNO DI NOI PLEBEI IGNORANTI RIESCE A VEDERE PROBLEMI E SOLUZIONI CHE INVECE SEMBRANO SFUGGIRE PROPRIO SOLO AGLI “ESPERTI” CHE SE NE OCCUPANO.
(Quindi, se persino io potrei riempire un cassetto di bei progetti, chissà che “cassettiera” dovrebbe avere un “addetto ai lavori”!)

Eppure, al di là dei luoghi comuni, i nostri politici non sono né scemi né ciechi: vedono ESATTAMENTE i problemi e le soluzioni che vediamo anche noi. Solo che non hanno interesse a porvi rimedio. Perché? Perché nelle situazioni di Crisi, gli sciacalli riescono sempre a fare affari d&#39;oro. A costo di fomentarle VOLUTAMENTE.
(Pertanto, meglio passare per incapaci, che rischiare un comodo mangia-mangia fra compagni di merenda.)

In pratica, gli stessi che vanno a disinnescare una bomba sono anche gli stessi che ce l&#39;hanno messa. Circolo vizioso. E finché non si interrompe, saremo in una perenne situazione di “allarme/disinnesco, allarme/disinnesco” (es, la spazzatura in Campania...Ridicolo!).
E il primo passo per uscirne è comprendere che la “bomba” non è REALE.

Stiamo dicendo più o meno la stessa cosa?

Ivan

Sergio 26 marzo 2008 00:00
Sì, Ivan, stiamo dicendo le stesse cose (sono certo d&#39;interpretare il pensiero di Sbugiardino, che ringrazio per il suo intervento).

I politici sono consapevoli dei problemi reali e anche delle soluzioni più o meno efficaci.

Il problema è che ogni soluzione, a vario livello, comporta sacrifici e scelte impopolari e, soprattutto, comporterebbe una perdita reale del loro cospicuo potere.
Così preferiscono trascinarsi stancamente tra false soluzioni, riforme del piffero, logorroiche chiacchiere.

Hanno creato una mostruosa rete di potere così estesa, dispendiosa ed energivora che è divenuta ingestibile anche per loro, ma non hanno il coraggio e la capacità di voltare pagina.

Sono però certo che i nostri minus habens che occupano le stanze del potere non si rendono conto della gravità della situazione. Hanno perso il contatto con la realtà al punto da non rendersi conto che rischiano di armare nuovamente le mani dei terroristi, di provocare reazioni incontenibili, derive populiste dagli esiti indeterminabili. I nostri politici stanno insaponando la corda con la quale essere impiccati.

In definitiva, non c&#39;è, oggi meno di ieri, la possibilità di scegliere tra due o più culture di governo: tutti sono appiattiti sulle stesse logiche corporative e consociative.
Non c&#39;è alternativa e non c&#39;è alternanza, tranne considerare alternanza il semplice cambio di campo tra il primo e secondo tempo di una partita.
Kaiser Sose 26 marzo 2008 00:00
GLI OROLOGI DEL PARADISO
Un tale muore e si ritrova così alle porte del Paradiso. Mentre è al cospetto di San Pietro, nota che su di una parete ci sono milioni di orologi con dei nomi, uno per ogni abitante della terra. Incuriosito, il tale gli chiede spiegazioni.
“Vedi, in verità, questi orologi sono dei misuratori di bugie: ogni volta che uno dice una bugia, le lancette del relativo orologio compiono un giro completo.”
“E come mai non vedo quello di Silvio Berlusconi?”
E San Pietro: &quot;Ah, quello lo uso io come ventilatore nel mio ufficio!”

Harakiri 26 marzo 2008 00:00
Scusami Kaiser, ma a S. Pietro non bastava il suo orologio e quello del suo principale?
DE pravato 26 marzo 2008 00:00
Stiamo messi proprio male, amico Kaiser!

Lo sai a proposito di chi ho sentito la prima volta questa tua battuta?...

Antonio Gava!... che Dio lo abbia in gloria!!

Manco le battute umoristiche sappiamo rinnovare, altro che i governi... povero Veltroni!
Sergio 26 marzo 2008 00:00
Harakiri, non è necessario stilare alcun elenco dei bugiardi: lasciamo fare ai professionisti gli editti bulgari.

Noi sappiamo che la lista dei bugiardi è scritta nelle nostre menti e si compila automaticamente appena abbiamo consapevolezza che qualcuno sta barando.
Ma dare a qualcuno la patente di bugiardo è inutile: se non sei in grado di cogliere la menzogna non comprenderai neanche la denuncia.
Infine, alcuni sono così schierati che quando si rendono conto che i loro beniamini sono bugiardi rispondono &quot;e allora quello... &quot; come se le bugie dell&#39;avversario dovessero giustificare quelle della propria parte.
Kaiser Sose 27 marzo 2008 00:00
Mr. De pravato, la informo che il SUO, di orologio, ha compiuto 17 giri in un solo commento. Stia in campana.
KS
IVAN 27 marzo 2008 00:00
Grande Kaiser!

IVAN 27 marzo 2008 00:00
SUI BUGIARDI (siparietto in 3 atti)

PROLOGO:
Conosciamo tutti Marco Travaglio. Sbugiardino professionista.
Al di là del fatto di potersi comunque chiedere “Dice proprio il vero? Ha secondi fini? Parla in playback?” ecc, un ricorrente sostegno alla sua attendibilità è che (a parte un paio di vecchi casi) non è mai stato querelato per diffamazione.
Come dire: non ci sono argomenti per confutarlo, quindi inutile intentare una causa che, anzi, avrebbe solo l&#39;effetto di moltiplicare l&#39;eco delle sue denunce.

I° - CONSTATAZIONE:
È vero, Travaglio non viene mai querelato...In compenso, lo sono stati coloro che gli avevano concesso spazio di espressione (Luttazzi, Santoro, Editori Riuniti...)
Questa è la moderna tattica di difesa dei “Bugiardi” per zittire i loro Sbugiardini: non più colpire direttamente lo Sbugiardino di turno, bensì COLPIRE IL MEZZO CHE LO VEICOLA.
Stesso risultato, ma senza scomodi “martiri”.

II° - DOMANDA:
Seppur in modo più “tecnico”, Travaglio rivela forse qualcosa che noi non sappiamo già, nel nostro piccolo?
(Suvvia...Al limite, ce ne offre giusto una particolareggiata CONFERMA!)
Ebbene, la sola differenza tra il “pericoloso” Travaglio e CHIUNQUE di noi “inoffensivi” del Popolino sta proprio nel Riflettore che ci viene (o meno) concesso.
Senza questo Riflettore, che pericolo potrebbe rappresentare Travaglio? Sarebbe solo uno dei tanti insignificanti piagnucoloni che hanno “capito delle verità”, ma non hanno nessuna cassa di risonanza per concretizzare la loro Conoscenza in una reazione PRATICA.

III° - MORALE:
Se qualcuno di noi (beato lui) ha “capito delle verità”, faccia attenzione a due aspetti:
1) Non lo consideri un punto d&#39;arrivo; la semplice Conoscenza della Verità non significa nulla, senza un MEZZO per concretizzarla in un&#39;azione effettiva. Sarebbe solo un abile Fantino senza Cavallo.
2) Se anche trovasse questo mezzo...si preoccupi di PROTEGGERLO: oggi per vincere il “Palio” non si spara più al Fantino. Si spara al suo Cavallo.

Ivan

Harakiri 27 marzo 2008 00:00
Sono sostanzialmente d&#39;accordo con te, Ivan, anche se non ti nascondo che ho qualche riserva nei confronti di Travaglio.

Un eccesso di giustizialismo condito da una buona dose di populismo: se è innocente perchè ha patteggiato, è una delle frasi preferite da Travaglio.
Uscita troppo facile da dare in pasto a un pubblico impreparato e diffidente, sempre pronto a scagliarsi contro chi cade in disgrazia (ma fino al giorno prima gli pulivano le scarpe con la lingua).

Un adagio popolare è solito affermare che se una persona ha dei guai con la giustizia vuol dire che qualcosa ha combinato: non è sempre vero, Travaglio lo sa, purtroppo lo sanno anche migliaia di italiani che hanno fatto i conti con una giustizia inefficiente e ingiusta.
Alimentare questa cultura non è un buon servizio.
Come aprioristicamente essere a favore dei giudici che colpiscono i potenti non è una buona cosa; come non è una buona cosa trasformare coloro che dovrebbero essere semplici funzionari dello Stato in eroi.
Un magistrato non combatte proprio nulla: applica le legge; se inizia a combattere non fa più il proprio dovere.
Nessuno può pensare che una parte della magistratura non abbia avuto un ruolo determinante nella degenerazione del nostro sistema politico.

Molte assonanze tra Travaglio e Di Pietro sono altre note stonate: non mi sembra che i dipietreschi valori immobiliari siano cristallini esempi di trasparenza.
Per essere autorevoli e credibili bisogna anche saper essere soli e privi di protezioni...

Detto ciò, c&#39;è in Italia una lunga tradizione di giornalismo di indagine e denuncia.
Michele Pantaleone ricorda qualcosa?
Sergio 28 marzo 2008 00:00
Michele Pantaleone: anni sessanta del secolo scorso; la prima organica denuncia dei rapporti mafia – politica; la prima circostanziata denuncia del sistema di potere colluso e intrecciato con la criminalità organizzata.
Le prime aspre polemiche con la pantomima della Commissione Antimafia.

Travaglio non ha fatto mistero di essere un sostenitore di Di Pietro; è un suo diritto, ma credo che ciò contribuisca a una scarsa lucidità e indipendenza di giudizio. Oppure è di suo giustizialista, forcaiolo e populista e allora si spiega tutto.

Di Pietro non mi piaceva quando era magistrato e non mi piace adesso che fa il politico.
I magistrati non devono fare crociate, non devono fare i moralizzatori, devono semplicemente applicare le leggi.
Una serie di comportamenti poco trasparenti e deontologicamente discutibili hanno accompagnato l’attività del magistrato Di Pietro e oggi accompagnano il Di Pietro politico.
Nulla di rilevante penalmente? E allora?
La gestione personalistica e familistica che Di Pietro fa del “suo” partito lascia molti dubbi sulle qualità del politico e sul suo essere realmente interessato a un rinnovamento dell’Italia e della politica.
Il suo apparentamento con il PD fuga poi ogni dubbio: è evidente che si tratta di una mossa opportunistica per sfruttare i meccanismi elettorali; è evidente che il PD oggi e l’Ulivo ieri non sono alternative a Berlusconi e al berlusconismo, ma alfieri e tutori e alimentatori del berlusconismo.
Infatti, i problemi denunciati quattordici anni fa sono ancora tutti presenti.
Quando si usa la cattiva politica pensando di poterla dominare si finisce per essere dominati e usati. Anche alcuni notabili DC pensavano di potersi servire di determinati poteri locali poco raccomandabili, forse non pensavano che sarebbero stati usati e manovrati.

Tornando a Travaglio, il patteggiamento non è una dimostrazione di colpevolezza e non è una ammissione di colpa.
E’ un modo, regolamentato da cani nel nostro ordinamento, per sottrarsi al processo con un danno minimo rispetto al rischio massimo paventato dall’accusa. Patteggiare è un po’ sottoscrivere una polizza assicurativa: pago un premio e mi garantisco contro un rischio.
Pagare questo premio può essere conveniente, in determinate circostanze, anche a un innocente.
Non va dimenticato che per accedere al patteggiamento ci vuole anche il consenso del PM: come dire, il PM non ha molta fiducia nelle carte di cui dispone e l’imputato teme che quelle carte siano sufficienti per un verdetto a lui sfavorevole. Il processo è in ogni caso un’incognita, un terno al lotto.
Quando l’accusa è truffa, corruzione, concussione, finanziamento illecito… spesso non sappiamo neanche se il reato sia stato realmente consumato: si tratta di ipotesi accusatorie e dimostrare la propria innocenza può essere impresa ardua. Se sono accusato di aver corrotto un ufficiale della guardia di finanza, ma in realtà ho subito un ricatto, dimostrare che sono la parte lesa non è per nulla facile. Ricordate il caso degli stilisti accusati di corruzione? Alcuni patteggiarono e uscirono dal processo, altri condannati in primo grado furono poi assolti in appello.
Diverso ovviamente il caso di chi ruba un motorino, è incensurato, ammette la colpa e chiede di patteggiare: in questo caso l’imputato è certo che avrà una condanna e quindi quanto vale anticiparla ottenendo uno sconto.
Quando Travaglio agita alcuni argomenti del tipo “…ma allora perché ha patteggiato” rende un pessimo servizio all’informazione, alla cultura e alla sua intelligenza.
IVAN 28 marzo 2008 00:00
Per Sergio:
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Molto bella &#8211; nel suo cinismo &#8211; la tua risposta del 26.
Aggiungo una sola considerazione su questo passaggio:

<< I politici sono consapevoli dei problemi reali e anche delle soluzioni più o meno efficaci. Il problema è che ogni soluzione, a vario livello, comporta sacrifici e scelte impopolari e, soprattutto, comporterebbe una perdita reale del loro cospicuo potere. Così preferiscono trascinarsi stancamente tra false soluzioni, riforme del piffero, logorroiche chiacchiere. >>

Il concetto è ineccepibile, ma dobbiamo anche ammettere (purtroppo) che si tratta di un &#8220;vanto&#8221; tipicamente ITALIANO.

Ad esempio, in Svezia nessun politico ha problemi di &#8220;perdita di potere&#8221; a causa di scelte &#8220;impopolari&#8221;: i cittadini svedesi, per cultura endemica, hanno (mediamente) un profondo senso civico, e non hanno nessuna difficoltà nell&#39;accettare dei sacrifici individuali pur di contribuire a delle riforme migliorative del loro Paese.

Forse il disfattismo amministrativo che ci avvolge ha origine proprio dall&#39;assenza di termini di paragone con altre culture, con altri modi di concepire la parola &#8220;Politica&#8221;.

Buttandola sul ridere, io proporrei il commissariamento dell&#39;INTERA classe politica italiana, sostituendo le prime 10 cariche istituzionali con altrettanti omologhi svedesi.
&#8220;Vedete questo schifo? Avete carta bianca: individuate i problemi, stabilite delle soluzioni e che nessuno si azzardi a contestarle&#8221;.

Secondo te, quanto tempo ci vorrebbe a 10 persone &#8220;normali&#8221; per trasformare questa latrina in una Nazione Civile...Una settimana?

Ivan

IVAN 29 marzo 2008 00:00
Per Harakiri:
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Riserve accolte, Samurai-san, infatti io stesso avevo già precisato nel Prologo qualche ragionevole dubbio sul prendere per oro colato ogni singola parola di Travaglio (quando uno fa soldi vendendo la “Verità”, bisogna sempre tener drizzate le antenne!)

Tuttavia questo non toglie nulla all&#39;assunto che ho presentato, soprattutto se consideriamo che il nome “Marco Travaglio” l&#39;ho usato solo come ESEMPIO: sostituendolo (sempre con riserve) con “Diego Cugia”, “Sabina Guzzanti”, “Beppe Grillo” o altri, il concetto di fondo permane.

<< Il pubblico è impreparato e Travaglio gli da in pasto frasi facili. >>
Concesso, però ti rinnovo il mio ultimo commento sul forum “Chi tira i fili”: se Travaglio parlasse direttamente a te, userebbe di certo un altro tipo di linguaggio e argomentazioni, ma lì, in TV, deve NECESSARIAMENTE rivolgersi – in astratto – al cosiddetto “spettatore medio”, con un linguaggio spiccio e comprensibile. Non vedo alternative al “populismizzare” un po&#39; la parlata, è un limite del mezzo stesso.

Per il resto, neppure io vedo assonanze tra Travaglio e Di Pietro; anzi, concetti come questo mi sembrano addirittura AL DI SOTTO del livello del citato “spettatore medio”.
Ma d&#39;altra parte, se c&#39;è ancora chi assona la nostra Sinistra al Comunismo...

Ivan

Harakiri 30 marzo 2008 00:00
Lo spetattore medio, l&#39;elettore medio, il cittadino medio...

Ma che stronzate sono queste?

La media non esiste: è una figura astratta, un calcolo, una finzione.

Sono gli intelelttuali da strapazzo, i giornasti del cazzo, i politici del cesso... che inventano per loro tornaconto l&#39;idea del &quot;medio&quot;.

Esistono individui con bisogni, necessità, aspettative i quali non sanno che farsene delle medie perchè con quelle non mangiano: pensa al reddito pro capite; è una media per eccellenza che appare un sogno per i milioni di individui che guadagnano meno e un incubo per i milioni di cittadini che guadagnano di più.

Travaglio è pienamente funzionale all&#39;operazione mistificazione che governa l&#39;Italia da Piazzale Loreto in poi.
Quanti altri Piazzale Loreto vogliamo?
Che c&#39;entra Piazzale Loreto?
C&#39;entra eccome: uccidere Mussolini per salvare il fascismo; la resistenza del regime che non muore e con una gigantesca metamorfosi si presenta sotto mentite spoglie. Primo artefice di questo salvataggio del regime è Togliatti: l&#39;uomo che sapeva quanto tenero fosse il fascismo rispetto allo stalinismo, che conosceva molto bene, come molto bene conosceva i compagni comunisti italiani che trovarono la morte per mano di Stalin proprio nell&#39;URSS in cui si erano rifugiati pensando di trovare l&#39;eldorado.
Togliatti, l&#39;uomo dell&#39;art. 7, l&#39;uomo dell&#39;amnistia, l&#39;uomo che inaugurò il regime partitocratico... forse temeva che l&#39;Italia potesse cadere sotto il controllo sovietico... chissà comunque è l&#39;uomo che sapendo molto bene cosa fosse l&#39;unione sovietica continuò ad alimentare l&#39;illusione della rivoluzione sovietica e il mito del socialismo realizzato...
Togliatti e il suo mediocre allievo Berlinguer: due dei più infimi mistificatori italiani ancora osannati da molti italiani e da molti che mistificano con il giornalismo e la storia.
Pensa a Bertinotti; non perde occasione per affermare &quot;i comunisti hanno combattuto il nazismo&quot;; balla: il comunismo si è difeso dal nazismo col quale era alleato.
Lo scemotto baffetto ruppe l&#39;accordo con lo scemotto baffone e il baffone s&#39;incazzò: tutto qui.

Ma veniamo a cose più semplici.
Quando si afferma la necessità di semplificare per essere compresi dallo &quot;spettatore medio&quot; si compie quella &quot;operazione semplicità&quot; ritenuta necessaria da coloro che sono
> o inadeguati al ruolo che ricoprono
> o funzionali al sistema.
E&#39; per esempio la mistificazione dei tanti genitori che spiegano ai bambini che i bambini sono nella pancia... secondo te un bambino non potrebbe capire &quot;utero&quot;? E se capisce pisello non potrebbe capire pene? e se capisce farfallina non potrebbe capire vagina?
Ma chi è che ha problemi?
Il genitore o il bambino?
Chi è inadeguato, il genitore o il bambino?
Chi ha conflitti irrisolti con il sesso, la natura, la genitorialità, l&#39;esistenza?
Qualsiasi concetto può essere spiegato in parole semplici e comprensibili a chiunque. Si può semplificare senza scadere nel semplicismo.

Basta voler compiere &quot;operazioni verità&quot;.
Sergio 31 marzo 2008 00:00
Caro IVAN,
l&#39;espressione &quot;scelte impopolari&quot; è un po&#39; infelice, ma utile per sottolineare che qualsiasi cosa si faccia, per risolvere qualche annoso problema nazionale, si determinerebbe scontento poichè sarebbe necessario smantellare qualche rete di privilegi, protezioni e posizioni di rendita. Il nostro sistema partitocratico di potere è così ramificato che ormai nulla può essere toccato senza provocare scontento vissuto dai &quot;colpiti&quot; come una ingiustizia: &quot;perché vi accanite su di noi e non invece sui più potenti...&quot;
Non è questo che è successo con i tassisti?
Ma vuoi adesso vedere che l&#39;Italia non va per colpa dei tassisti, e i notai allora, e i farmacisti, e i medici, gli avvocati, gli impiegati statali, i sindacalisti, i commercianti e gli evasori... Ma figurati cosa vuoi che evadiamo noi notai rispetto ai fioristi, i ristoratori, gli imbianchini...
Allora, poichè non è possibile cambiare tutto in un sol colpo perché si teme la rivolta e la paralisi... si parte dalle cazzate, i tassisti, i costi di ricarica, e si fa subito marcia indietro appena si assiste a una reazione appena appena accennata... vedi per esempio la banale e inconsistente propesta dei camionisti.

Un gruppo dirigente serio e responsabile comincerebbe con l&#39;annunciare che i prossimi dieci anni saranno di sofferenza, di lacrime e sangue (ricordi il discorso di Churchill alla nazione?), che non ci saranno sconti per nessuno e, incurante delle proteste, comincerebbe a prendere decisioni dure e rigorose.
Che inevitabilmente metterebbero giustamente sul lastrico decine di migliaia di persone.
Scusate ma se tagliamo i finanziamenti ai quotidiani di partito, non si perderebbe forse qualche posto di lavoro?
No, non si perderebbe alcun posto di lavoro, ma semplicemnte un po&#39; di persone perderebbero uno stipendio che adesso percepiscono per fare qualcosa di cui a nessuno frega qualcosa.
Questo è il problema: abbiamo in Italia milioni di persone che campano di nulla; sono pagati per non produrre o per produrre cose inutili e non richieste dal mercato.
Recuperare questi milioni di stipendi significa dare slancio alla produttività e al paese, accettando che questi milioni di non-lavoratori stipendiati imparino a guadagnarsi il pane quotidiano svolgendo attività richieste dal mercato e non da una sparuta oligarchia al potere che li usa come clientela.
Sergio 31 marzo 2008 00:00
Harakiri ha ragione quando pone con veemenza l&#39;attenzione sull&#39;idea di &quot;media&quot;.

La media, il centro, il cittadino medio, l&#39;italiano medio, l&#39;elettore medio, il lavoratore medio... tutte figure inesistenti sul piano politico, sociale, economico...

Si tratta di una ponderazione matematico-statistico, una astrazione che dovrebbe servire a focalizzare gli estremi e non a concentrare l&#39;attenzione sull&#39;inesistente medio.

Il medio è sempre stato un rifugio sicuro per turlupinare il prossimo, rassicurarlo, farlo sentire &quot;normale&quot; perché nella... media.
Alimentare il conformismo e l&#39;appagazione secondo il vecchio adagio chi si accontenta gode.

Ma le azioni culturali, politiche ed economiche, se rivolte alla &quot;media&quot;, sono ininfluenti, prive d&#39;incisività, perché la media è il non luogo, uno spazio artificiale creato per diluire e confondere gli estremi e le moltitudini che vanno verso gli estremi e non verso il centro.
Aumentano i ricchi e aumentano i poveri, non aumenta il &quot;ceto medio&quot; ma sulla carta il reddito pro capite, aumenta. La forbice si allarga.
Rifletteteci e diffidate di chi tira sempre in ballo le medie per affrontare i problemi: è evidente che non vuole affrontarli, perché nella &quot;media&quot; non c&#39;è problema.
Diffidate da chi semplifica le analisi perché nella media le persone non sarebbero in grado di comprendere... allora spiega e vedrai che poi tutti comprenderanno.
IVAN 31 marzo 2008 00:00
Per Harakiri:
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You see? Io stesso ho dovuto usare un termine semplicistico (“spettatore medio”) e guarda che casino.
Questo dovrebbe suggerirti quanta voce in capitolo hanno sulla Comunicazione i limiti del mezzo (TV o forum che sia).
Vuoi che apra una parentesi per spiegare PERCHÉ l&#39;avevo messo tra “virgolette”? Non basterebbe l&#39;intero sito. Né è necessario.
Le parole non sono fatte per far sì che gli uomini si comprendano, Haki. Solo per ILLUDERLI di poterlo fare.
Allora tanto vale prenderle come vengono, con le famose “riserve” a priori.
La Bugia è sempre UNA, ma la Verità ha più teste dell&#39;Idra. In attesa di poterla comunicare con mezzi meno multicefali, accontentiamoci della – più abbordabile – Sincerità.

Ivan

(P.S: Sbaglio o hai usato il termine “Comunismo”...e senza neanche metterlo tra virgolette, razza di &#1051;&#1045;&#1053;&#1068; a due zampe?)

Harakiri 31 marzo 2008 00:00
Ivan, se rileggi il mio intervento sul concetto di &quot;media&quot; ti accorgerai che non era &quot;indirizzato&quot; a te come di solito faccio.
Ho utilizzato il tuo riferimento virgolettato alla medianità per mettere in evidenza un concetto che solitamente è spacciato per necessità da autorevoli commentatori e studiosi.

Quanto al termine comunismo senza virgolette... adesso non cercare il pelo nell&#39;uovo: nel caso in cui questo è avvenuto, intendevo comprendere sia i falsi comunisti sia i veri comunisti, cioè quelli in mala fede e quelli in buona fede.
Il discorso diviene però molto complesso e so già che rischio di passare per &quot;revisionista&quot;.

Ma che importa?
Sergio 01 aprile 2008 00:00
Caro Ivan,
ciascun Media ha dei limiti, ma si tratta di limiti tecnici, non contenutistici.

Limiti tecnici e limiti commerciali dipendenti dal posizionamento sul mercato che ciascun Media vuole raggiungere, ma nulla di più.

In TV, radio, giornali... si può discutere di ogni argomento e si può decidere se discuterne in modo analitico e approfondito, senza scadere in inutili erudizioni e tecnicismi, o discuterne in modo approssimativo e semplicistico.

La nostra TV, senza distinzione alcuna e con qualche rara eccezione, sceglie di essere banale, semplicistica, populista, pettegola per missione politica (da non conforndersi con la politica editoriale): essere strumento di supporto alla oligarchia.
Questa scelta comporta annullamento del ruolo del giornalismo e del giornalista: ridotto a semplice sostenitore di microfoni.

IVAN 01 aprile 2008 00:00
UNA KRETINATA SULLA &quot;MEDIA&quot;

Harakiri, lo avevo capito, un po&#39; di intuito mi è rimasto ancora (e spero altrettanto per la battuta sul “Comunismo”, mio simpatico &#1051;&#1045;&#1053;&#1068;).

Apro e chiudo una piccola parentesi per illustrare il concetto (o non-concetto) di “Media”.

Immaginiamo che nello Stato di “Kreti” ci siano 1000 persone.
Qui, una sola persona (il Berluskreti) guadagna 1 milione di $ al giorno sfruttando il lavoro delle rimanenti 999, che vengono pagate 1 $ al giorno.
Ne risulta che la “Media” pro capite di Kreti sia di 1000 $ al giorno.
Ma questa è una “Media” in cui non si riconosce proprio NESSUNO: né il Berlskreti, né i rimanenti Kretini.

Ovviamente questo è un esempio forzato; molto spesso le “Medie” sono ben più sfumate e, per così dire, “bevibili”.
Tuttavia soffrono sempre dello stesso limite: L&#39;APPROSSIMAZIONE, che le rende inevitabilmente dei concetti astratti. Riconoscersi anche solo in UNA di esse è assolutamente CASUALE.

“Sondaggio Istat: l&#39;italiano medio è...” e via con una lista di decine di parametri statistici “Medi”: reddito, numero di figli, ore che passa davanti alla TV, ecc.
Ora: siamo in 60 milioni, ma portatemi UN SOLO ITALIANO che corrisponde per intero a ognuno questi parametri.
E allora che senso ha parlare di “italiano medio”, se è solo una figura INESISTENTE?
Un sondaggio su Peter Pan sarebbe più attendibile: “Il Peter Pan medio è...così e cosà”
Ed essendo UNO SOLO, Peter Pan non avrebbe alcuna difficoltà a riconoscersi in questa “media”.

Il fatto è che la mente umana media (pardon) ragiona per “Medie”. Deve valutare una persona? Proietta su di lei quella che ritiene la sua Media delle perone, e ne rileva le DIFFERENZE (un limite intellettivo, ovviamente, ma Dio si è divertito a farci così...)
Ecco una delle ragioni per cui (“mediamente”) siamo tanto vulnerabili alle statistiche, vere o false che siano.

Sarà un caso che per mandare affanculo le statistiche usiamo il “Medio”?

Ivan

Harakiri 01 aprile 2008 00:00
Ivan caro,
supponevo che tu avessi compreso, ho capito che non sei un permaloso, ma io sono un negriero e quindi sfrutto ogni pretesto per pungolare e frustare.

Sono voluto tornare sul concetto di medianità e anche su quello di &quot;comunista&quot; (nota le virgolette) che rischiano di scivolare nella costante disattenzione, tale è l&#39;abitudine a questi termini ma senza spesso reale capacità di ricondurli a qualcosa di concreto.

Puntualizzazione funzionale a rinverdire la mia stronza natura.
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