Commenti
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Topesio 16 aprile 2008 00:00
Bush? Ma chi, quello demente, più sciocco di un ebete e che farebbe brutta figura pure al Mappet Show?
Minchia, che onore...!
Enrico Falcinelli 16 aprile 2008 00:00
Si ricordi il realtivismo, caro DEpravato. Alla camaleontica caratteristica di esso nessuna opposizione vale! Nel proprio individualismo la realtà si fonde col proprio desiderio e questo fa scherzi strani.
Cari saluti.
Gianni 16 aprile 2008 00:00
Lo sa senza che glielo dicano.
Gianni
Disincantato 16 aprile 2008 00:00
Ma via. Cosa volete che gliene importi a Bush del papa. Sono i voti cattolici per il candidato repubblicano alla presidenza che gli fanno gola. Come fanno gola anche a Obama e a Clinton.
Gianni 16 aprile 2008 00:00
Alle volte la realtà supera la fantasia, se non sbaglio c'era una richiesta di arresto negli Usa, per favoreggiamento della pedofilia, contro l'allora cardinale Ratzinger.
Uno si definisce portatore di pace l'altro esportatore di democrazia, se non ce ne fossero di questi benefattori dell'umanità
si starebbe tutti meglio.
Giusto il riferimento alle elezioni. Tutto serve.
Gianni
DE pravato 16 aprile 2008 00:00
io credo che ci avete tutti ragione.

Per il Toppo Bush è fesso, mentre lui, il Toppo, che è in gamba, una visita del Papa la snobberebbe proprio... buuuuuuuuuu!

Il Falcinelli non l'ho capito, ma relativismo o meno, il Capo degli USA si è calato le brache. Per opportunismo?... probabile. Ma se in America ci andasse lui, il Falcinelli, al Bush non gliene fregherebbe una mazza!

L'amico Gianni non caca nessuno, perché non può cacare... per la sua stessa consusatanzialità che più volte abbiamo sottolineato.

Il Disincantato centra il problema senza rendersene conto. Sono proprio quei voticini così utili che gli fanno calare le brache ed uscire dalla Casa Bianca ad inchinarsi al potere terreno del Papa!

Voi dite che non conta nulla, il Papa, e conta solo Diliberto?... come credete, amici miei, io vi do ragione!... non fatevi il sangue amaro!
Enrico Falcinelli 17 aprile 2008 00:00
Con il mio precedente, caro DE pravato (e mi scuso), intendevo solo dire che il papa non conta per chi non non vuol che conti; qualsiasi sia la ragione per cui il papa conta resta di fatto che la sua è una presenza universale.
Nel relativismo, invece, l'importanza delle cose si sovverte, non secondo realtà di fatto ma secondo sostaza ideologica: è questo che da origine agli effetti speciali e alle ordinarie menzogne.
Saluti cari.
disincantato 17 aprile 2008 00:00
per de-pravato
scusa ma mi sembra di averlo centrato proprio bene il problema. Forse non sei stato attento. Eppure le parole usate erano da telegramma -non da enciclica papale!
Gianni 17 aprile 2008 00:00
Più che presenza universale direi ingombrante ed inutile, non esistono fatti ma solo interpretazioni, nel relativismo.
Anche il concetto di relativismo è relativo. Qualcuno ci vede effetti speciali e menzogne, altri ci vedono la negazione di realtà assolute, che per me, in questo caso, è l'affermazione della presenza universale del papa.
Vorrei precisare per il caro DE pravato che io posso cacare, il relativismo mi impedisce di dire con assoluta regolarità, ma non mi lamento.
Gianni
DE pravato 20 aprile 2008 00:00
Chi più chi meno, avete ragione tutti!

Anche all'ONU quel povero Benedetto ci è andato supplice ed in gramaglie, ben conscio di essere un nessuno...

Vi terrò informati dove quest'anticaglia inutile e superflua sarà ancora ammessa, per cortese intercessione del Gianni e del Toppo, che gli permettono di andare solo per dare una consolazione a me, ed a quegli altri quattro o cinque meschinelli come me che da quel povero vecchio rimbecillito si sentono rappresentati più che dagli Onorevoli Luxuria e Pecoraro!
DE pravato 21 aprile 2008 00:00
Quel povero vecchietto di Benedetto è tornato a Roma, dove è stato accolto dal Rutello (il massimo che l'Italia possa offrire come omologo di Bush), ma pare che in questo suo beve vagabondaggio abbia fatto un sacco di guai!... che ne pensa il signor Gianni?

Toppo, a te te lo spiego dopo.
Enrico Falcinelli 22 aprile 2008 00:00
Non è pertinente, caro Gianni, l'esempio che pone riguardo il relativismo, quello in cui riferisce che lo stesso gli neghi la possibilità di dire che il suo ciclo intestinale sia regolare, in quanto il relativismo appellerebbe i sui riferimenti a diverse istanze di ordine etico, culturale e/o ideologico di diverso genere, ma difficilmente menzionerebbe il singolo caso della persona, quello che riguarda l'individuo. Anche quando si parla, ad es., di individuo, oggi, non ci si riferisce al singolo reale essere ma ad un'entità astratta della quale si sottopongono tutte le problematiche e le necessità ad un vaglio sommario e spersonalizzato.

Questo fa sì che l'individuo, in una società relativistica, venga assolutamente trascurato in nome di una certezza sui generis che poggia sulle convinzioni e sulle convenienze di un epoca che in realtà si disinteressa tendenzialmente della persona umana reale e tangibile.

Ecco perché il suo defecare, se è per lei congeniale, possiamo affermare che sia "regolare", in quanto la regolarità di tale funzione è dettata dalla sua personale esigenza specifica e la sua "regolarità" dal fatto che lei stesso ne risulti soddisfatto.
Questo non vanifica un dato reale diverso dal suo caso, perché la regola, questa volta, è quella che per quel genere di funzione vale la necessità che lei ha e che è personalmente la sua individuale.
La regolarità statistica va considerata come tale e non deve diventare prodromo di realtivismo, cosa che oggi, invece, è facile che accada.

A salvaguardia della nostra libertà è necessario che ci poniamo sempre con occhio critico, che non significa diffidenza, con quell'apertura che escluda il prgiudizio. Critico nel senso etimologico dello "discriminare" e "separare", per saper distinguere nei fatti osservati oggetti, cause ed effetti e saper riconoscere tra loro le relazioni che, una volta rilevate in maniera chiara, stabiliranno le verità dell'evento.

Saluti cari.
L'INFORMATORE 22 aprile 2008 00:00
da: www.chiesavaldese.org
L'abbaglio di papa Ratzinger
di Paolo Naso




A poche ore dall'arrivo negli Stati Uniti di papa Benedetto XVI si delinea l'agenda pastorale e politica di questo viaggio oltreoceano: una parola chiara sullo scandalo dei preti pedofili che da anni scuote come un uragano l'albero della chiesa cattolica americana; un'espressione di solidarietà nei confronti di quei milioni di immigrati ispanici che, se da una parte subiscono una pericolosa esclusione sociale, dall'altra costituiscono una nuova e vitale linfa per la comunità cattolica; una prudentissima critica all'intervento militare americano in Iraq, in un delicato equilibrio tra l'interventismo missionario di George W. Bush e il pacifismo di Giovanni Paolo II.

Ma al centro della visita, come il papa ha affermato sull'aereo vaticano che ancora sorvolava l'Atlantico, vi è il tema della fede in una società secolarizzata: Ratzinger mostra evidente interesse per quell'America cristiana che benedice Dio, che riempie le chiese ogni domenica, che mobilita milioni di persone nel movimento "pro life", che promuove le teorie creazioniste del Disegno intelligente in contrapposizione allo scientismo laico delle teorie evoluzioniste. Il papa guarda a tutto questo, pensa alla forza di una comunità di credenti che, in poco più di un secolo, è arrivata a contare oltre 60 milioni di membri e conclude che la vecchia Europa "dovrebbe osservare e prendere come modello" il particolare rapporto che negli Stati Uniti si è stabilito tra lo Stato e le confessioni religiose.

L'ipotesi è interessante, ma abbiamo l'impressione che un giudizio così positivo sul "modello americano" sia frutto di un abbaglio. Negli Stati Uniti, infatti, il rapporto tra lo Stato e le confessioni religiose scorre da secoli su un binario opposto a quello mille volte esaltato dal papa tedesco e tipico di molti paesi della vecchia Europa: il modello, infatti, si basa su un netto separatismo tra l'azione politica dello Stato e il ruolo delle comunità di fede. In virtù di questo separatismo – che impedisce ogni "Concordato" ed ogni altra forma di privilegio nei confronti di una o più comunità di fede – negli Stati Uniti non esiste alcun finanziamento pubblico alle confessioni religiose, non si impartisce alcun insegnamento religioso confessionale nelle scuole pubbliche, dove peraltro sono anche vietati atti di culto come preghiere, culti, messe e pratiche devozionali. Tanto meno è pensabile esporre in un'aula un crocefisso, una statua di Maria o una stella di David.

All'opposto gli americani credono massicciamente in Dio, amano la religione e si configurano come il paese religiosamente più pluralista che si conosca al mondo: se una religione esiste la troverete in America e se non esiste ancora può nascere e svilupparsi proprio nel contesto americano.
Insomma gli Stati Uniti sono il paese in cui, per dirla con Thomas Jefferson, tra lo Stato e le tante confessioni religiose si è alzato un "muro di separazione" teso a garantire la massima neutralità delle istituzioni riguardo alle opzioni di fede e il più ampio pluralismo confessionale e denominazionale. E' questa la via americana alla laicità che appare assai distante dal modello delineato da papa Ratzinger nelle sue insistite rivendicazioni sulla menzione delle radici cristiane nel preambolo del Trattato costituzionale europeo; o nelle pressanti richieste degli episcopati europei per il finanziamento della scuola privata; o nei moniti di tanti vescovi nei confronti di un pluralismo religioso che viene temuto come espressione di un pericoloso relativismo teologico ed etico.

L'abbaglio di papa Ratzinger ha una parziale giustificazione: il modello che sembra attrarlo, infatti, è quello dell'America fondamentalista e teocon che tanto spazio ha trovato sotto la presidenza di George W. Bush: nella lotta alla legge sull'aborto, nella difesa dei diritti esclusivi delle famiglie tradizionali, nell'opposizione alle richieste di riconoscimento delle unioni omosessuali, nell'orgogliosa rivendicazione delle "radici cristiane dell'America", l'agenda del variegato evangelismo conservatore nordamericano presenta molte analogie con quella dell'attuale papato. Ma negli ultimi anni, grazie al ruolo di un "evangelico rinato" molto sensibile ai richiami della destra religiosa come George W. Bush, questa America è stata sovrarappresentata rispetto alla sua reale consistenza e proprio in virtù degli ordinamenti costituzionali, nonostante decenni di mobilitazione, non è riuscita a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi fondamentali. E per di più, oggi l'ondata teocon appare in netto riflusso al punto che a novembre, con un nuovo inquilino alla Casa Bianca, il quadro potrebbe essere molto diverso. Visto dalle mura vaticane, il modello americano potrebbe apparire assai meno interessante e condivisibile.

Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 16 aprile 2008

er metico 24 aprile 2008 00:00
Secondo l'Informatore, quindi, ci sarebbe da fregarsi le mani, in quanto cristiani?
Ma da che parte sono i valdesi? Per loro, il Papa, se non Papa, non è almeno anch'esso un cristiano con idee cristiane?
Oppure, il loro, è puro campanilismo religioso, alla faccia di un rapporto di ecumenismo che il nostro Papa cattolico invece auspica?
Comunque, ad ognuno la propria libertà.
Saluti.
Gianni 27 aprile 2008 00:00
Sig DE pravato io non penso.
E' già un grosso guaio il fatto che esista il vecchietto.
Gianni
Gianni 27 aprile 2008 00:00
Sig Falcinelli
Quando leggo i suoi commenti sono assalito da una forte depressione e da una sconvolgente senso di insicurezza. Questa volta ha demolito la certezza che avevo di adempiere ad una funzione fisiologica quando sono seduto sulla tazza.
Devo assolutamente cercare di superare il senso di smarrimento che mi ha provocato il dubbio di aver immaginato tutto.
Gianni
DE pravato 29 aprile 2008 00:00
tutto chiaro Giannino tutto chiaro!...

Tu non pensi. Hai ragione, parli solo.

Come il culo delle galline; ad intervalli regolari... sprugnt!... spara uno schizzo!

Da solo non ci sarei arrivato. Meno male che ce lo hai detto tu.
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