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Harakiri 16 aprile 2008 00:00
Hai nella sostanza ragione.
Ho più volte affermato e in varie discussioni è stato ben illustrato (vedi in particolare "Perché fidarsi dei bugiardi") che il porcellum ha dei limiti perché non consente di scegliere il candidato (cosa molto grave in un sistema come il nostro dove l’elettore è escluso anche dai meccanismi di selezione dei candidati).
Il rischio di differente maggioranza tra le due camere dipende dalla costituzione (da cui dipende anche l'assegnazione dei seggi su base regionale al senato) e non dalla legge elettorale.
C’è poi il problema della mancanza di un quorum di voti raccolti perchè scatti il premio di maggioranza: per assurdo potrebbe verificarsi che dieci forze politiche si attestino tutte intorno al 10% e quella che prende un solo voto in più si assicura la maggioranza parlamentare (lo sbarramento al 10% per la camera e al 20% per il senato valgono per le coalizioni e non per i partiti singoli per i quali le soglie da superare sono il 4 e l’8%; la coalizione è una possibilità non un obbligo per i partiti mentre il premio è comunque assicurato a chi prende più voti).
Si può poi discutere se sia meglio il proporzionale o il maggioritario, ma questa è un’altra storia e non dimentichiamoci che la precedente legge elettorale (il mattarellum) introdusse il maggioritario al 75% facendo rientrare il proporzionale dalla finestra (con il 25% che determinava la concorrenza interna alle coalizioni affinchè ciascun partito potesse far valere il proprio peso elettorale nella coalizione: nascevano così coalizioni elettorali e non programmatiche).

Personalmente ritengo preferibile un maggioritario secco uninominale all’inglese: in ogni circoscrizione vince chi prende più voti (stabilendo una soglia da superare). La selezione dei candidati sarebbe assicurata dalla necessità di creare un gradimento sul candidato per assicurare il superamento della soglia. I candidati sarebbero espressione del territorio; non sarebbe possibile la candidatura multipla; le forze affini dovrebbero mediare per trovare un accordo sulle cose da fare: il programma diventa vincolante per tutti gli eletti e su tutti i temi che non formano oggetto di programma ci sarebbe la piena libertà d’azione politica, senza veti e senza ricatti.
La politica si deve svolgere in due luoghi: la società civile e il parlamento.
Il parlamento deve garantire lo svolgimento delle funzioni legislative e sostenere l’esecutivo nello svolgimento dell’attività di governo.
La società civile può essere il teatro d’azione di mille partiti e gruppi d’opinione che svolgono l’azione di pressione sul parlamento.
Se tutto ciò fosse poi accompagnato dall’obbligo per il parlamento di discutere le leggi d’iniziativa popolare in tempi certi e dall’abolizione del quorum per la validità dei referendum, ecco allora che sarebbe sostanziata la democrazia rappresentativa e la sovranità popolare di cui ci riempiamo la bocca.

Infine, va superata l’assurdo e inefficiente bicameralismo.
MAIALE 16 aprile 2008 00:00
io impazzisco per tutto ciò che è PORCELLUM.
APS 16 aprile 2008 00:00
Sono molto d'accordo. Inoltre vorrei mettere in dubbio la bellezza della "preferenza". Vi ricordate quando, al fine di prendere preferenze, nelle liste ci finiva di tutto? Siamo sicuri che le preferenze erano un vantaggio? Alla fine non veniva sempre eletto lo stesso il capolista perchè la maggior parte della gente la preferenza non la dava? Piace anche a me l'idea di scegliere una persona, ma non mi sembra che la presenza della preferenza garantisse un parlamento tanto migliore di quello di adesso. Per cui non ne farei una guerra di religione. Invece verissimo Passante...la sinista voleva una legge elettorale che dava più seggi a chi prendeva meno voti (vedi senato la scorsa legislatura), ovvero una legge antidemocratica.
Harakiri 16 aprile 2008 00:00
X APS
In un sistema maggioritario la preferenza ovviamente non serve: uno contro uno, e il gioco è fatto.
In un sistema proporzionale, anche se con premio, la preferenza diventa necessaria, diversamente sono i capi partiti che decidono i parlamentari e gli elettori decidono solo quanti parlamentari ogni partito deve avere (esattamente quel che è successo anche questa volta).
Preferenza unica e non multipla, come si usava una volta.
Che poi gli elettroi non ne facciano uso è altra cosa: la scelta non deve divenire obbligo.

Non poter scegliere chi eleggere e non poter neanche influire nella scelta dei candidati (in pratica noi non selezioniamo i candidati e non scegliamo tra i candidati) trasforma una democrazia in una oligarchia: questo è incontestabile.
danilo 16 aprile 2008 00:00
il porcellum..... una bella partita a risiko!

due concorrenti, armate rosse e armate verdi, si scannano a suon di dadi, riducendo le forze disponibili per perseguire un obbiettivo simile ad entrambe (uno deve distruggere le armate blu , l'altro deve conquistare la jacuzia invasa proprio dalle armate blu )il terzo concorrente, il blu, aspetta, salta il turno e prende una carta.

così la guerra va avanti per tutta la serata, ed il blu continua a passare e prendere una carta, i due ormai hanno solo un carrarmato a presidiare i propri territori.

quando le prime due armate si sono distrutte a vicenda il terzo tira fuori le carte accumulate, somma tre o quattro "combinazioni",con 50 tra carri armati e bandierine, approfittando della carenza delle difese avversarie che, oltre a essersi decimate, non hanno raggiunto neanche l'obbiettivo perseguito,sferra l'attacco finale e raggiunge l'obbiettivo: distruggere le armate rosse!
Gianni 17 aprile 2008 00:00
Io ho sempre inteso che votare significa scegliere una persona che mi rappresenti in parlamento, questa legge elettorale, dove non ho la possibilità di scelta è sbagliata ed antidemocratica.
Gianni
Passante 17 aprile 2008 00:00
Harakiri, anche il sistema maggioritario "tutti contro tutti" di fatto non ci consente di scegliere: il candidato del singolo partito/coalizione è imposto dal partito/coalizione, io possono solo scegliere di "aderire" o meno.
Mi ricorda la legge elettorale precedente, con i "patti di desistenza", i "collegi sicuri", ecc ecc.
Alla fine in parlamento ci andavano quelli che decidevano i partiti.
Io vorrei poter scegliere il partito e, all'interno del partito, il candidato.
Insomma un sistema come quello attuale, ma con le preferenze, non sarebbe male.

Anche se ricordiamo che le preferenze, soprattutto al sud, hanno portato a qualche problema di voto di scambio....
Harakiri 17 aprile 2008 00:00
X Danilo e Gianni

Efficace metafora, Danilo. Il gioco consente le alleanze più bizzarre per tentare di prendersi parte del bottino. Questa è la conseguenza di una democrazia ridotta a volgare oligarchia dove gli apparati di partito decidono chi candidare e chi nominare in parlamento. All'elettore rimane solo influire con il proprio voto nel determinare quanti soldatini deve avere ciascun capo partito.
Poichè all'indomani del voto del 2006 e già nel corso di quella campagna elettorale il porcellum era stato oggetto di pesanti critiche da parte di tutto il centrosinistra, l'obiettivo di modificare quella legge doveva essere un imperativo categorico per la maggioranza prodiana: nulla è stato fatto neanche per eliminare la candidatura multipla e reintrodurre il voto di preferenza.

Il referendum del '91 aveva abolito la preferenza multipla: giusta necessità.
Il referendum del '93 modificando il sistema elettorale del senato aveva aperto le porte al maggioritario.
La partitocrazia (e in ciò non ha alcuna responsabilità Berlusconi) invece di "scrivere la nuova legge elettorale sotto dettatura" stravolse il responso referendario costruendo una legge che prevedeva le coalizioni e il maggioritario per l'assegnazione del 75% dei seggi mantenendo il proporzionale per la restante quota del 25%.
Si manteneva così in vita il sistema partitocratico: alleanze elettorali per conquistare la maggioranza e ripartizione delle cariche all'interno delle coalizioni in base al peso specifico conquistato da ciascun partito alleato in una coalizione; gli alleati così divenivano concorrenti in casa.
Berlusconi sfruttò quel meccanismo messo in piedi dall'ex-DC e dall'ex-PCI dando vita a due differenti coalizioni: FI e Lega al nord, FI e MSI al centro-sud.

La partitocrazia nonostante tangentopoli, la crisi in cui versava l'Italia e il segnale forte e preciso che la società civile aveva mandato si chiuse in un fortino cercando di perpetuare, con regole apparentemente nuove, il vecchio sistema corporativo e clientelare.
Nulla fece la partitocrazia per ridare valore alla sovranità popolare: gli elettori sono sempre stati esclusi dalla selezione del personale politico perchè non hanno alcuna influenza sulla scelta dei candidati (e adesso neanche sugli eletti).
La costituzione è lacunosa riguardo a come debba intendersi ed esercitarsi la sovranità popolare ed è carente sul ruolo dei partiti e sulle regole democratiche che devono governare i partiti stessi.
Grazie a ciò i partiti sono diventati apparati privati gestiti con logiche private da pochi oligarchi.

La riforma del 2005, il famigerato porcellum, ha solo eliminato ogni velo di decenza rendendo evidente ciò che prima era camuffato: a decidere erano e sono sempre i pochi capi partito.
Oligarchi e non democrazia.

Ringraziate Berlusconi che con la sua spudoratezza ha reso evidente ciò che prima ai distratti poteva apparire confuso.

Tra un anno avremo comunque un appuntamento referendario sulla legge elettorale.
Non sarà la soluzione (il referendum non può esserlo per i limiti propri dello strumento), ma ciò segna sin d'ora l'agenda politica.
Harakiri 17 aprile 2008 00:00
X Passante

Commenti il maggioritario con gli occhi e il pensiero rivolti a quella bufala del mattarellum spacciato per maggioritario.

La vecchia legge elettorale non era maggioritaria: è stato il tentativo dell’oligarchia catto-comunista di salvare il sistema della partitocrazia minacciato dai referendum elettorali e dalla scoperchiatura del pozzo degli orrori per mano giudiziaria.

Le desistenze e tutto il resto, comprese le liste civetta, erano possibili perchè si mantenevano le liste elettorali di coalizioni con le liste partitiche: queste ultime rappresentavano, con la quota del 25%, la misura della forza che ciascun partito doveva avere nella coalizione; erano anche la causa della litigiosità interna alle coalizioni: concorrenza interna per poter pesare di più nella casa comune. I collegi sicuri erano assegnati a ogni forza componente la coalizione in base al peso elettorale conquistato in precedenza.

Il maggioritario prevede invece tanti collegi quanti sono i parlamentari da eleggere.
In parole povere, se dobbiamo eleggere 400 deputati, l’Italia andrà divisa in altrettanti collegi.
Il rapporto tra candidati e territorio diviene stretto (un eletto ogni 150.000 elettori circa) e di conseguenza è il territorio che esprime il candidato anche perché non è possibile la candidatura multipla (in altre parole non si prevede con il maggioritario che Berlusconi o Di Pietro possano essere capolista in ogni circoscrizione). Poiché ogni collegio può esprimere un solo eletto, ogni partito può presentare un solo candidato in ogni collegio; il candidato non può essere presente in due collegi perchè se eletto in entrambi, non potendo occupare due seggi, vincerebbe in uno dei due seggi l’avversario (chiaro il concetto?).
La scelta dei candidati in ciascun collegio è legato al territorio attraverso un facile (per le ridotte dimensioni) lavoro di selezione e il sistema delle primarie (quelle vere, non quelle pagliacciata del PD).
Sono gli elettori che devono scegliere i candidati e poi gli eletti. Che razza di democrazia rappresentativa è quella che esclude il popolo sovrano dalla selezione dei propri rappresentanti?
Se dai a qualcuno l’incarico di vendere il tuo appartamento, avrai o no il diritto di scegliere a chi affidare l’incarico?
Ovvio, che questo sistema richiede una serie di norme per integrare la costituzione poiché quest’ultima è carente rispetto all’esercizio della sovranità popolare e rispetto ai requisiti che devono avere i partiti: sulla carta forme organizzative della partecipazione popolare alle scelta della politica nazionale, nella realtà aziende private gestite in modo privatistico utilizzando il denaro pubblico.
Come può una democrazia crescere se i partiti, principali attori delle scelte politiche, non rispondono a regole democratiche?

Ovvio, inoltre che a monte della scelta dei candidati c'è la convergenza di diverse forze politiche su temi programmatici ritenuti prioritari e quindi vincolanti per tutti gli eletti.
Prima si decide cosa fare, poi chi è più adatto a fare.

Se ritorni alle cronache delle primarie del PD scoprirai che dopo l'investitura di Veltroni tutti dissero: "bene, adesso biosgna definire il programma": l'esatto opposto di quel che si fa con le primarie vere.
Sergio 17 aprile 2008 00:00
Caro Harakiri, sono pienamente d'accordo con te: il maggioritario può restituire smalto alla partecipazione politica della "gente" senza la quale la politica si riduce a semplice soluzione lavorativa per abili lazzaroni.

Bisognerà ripartire dal ruolo dei partiti e dalle regole del loro funzionamento.
Bisognerà ripartire dalla nozione di "sovranità popolare".

Bisognerà riprendere il discorso interrottosi nel 1947: Calamandrei, la Costituente.
Da allora praticamente nulla è stato prodotto per far crescere la democrazia nei meccanismi istituzionali.
IVAN 18 aprile 2008 00:00
GRANDE DANILO!
Con la tua metafora del risiko vinci il premio per la miglior analisi politica post-elezioni.
Non ho altre parole.

Passante 18 aprile 2008 00:00
beh allora cambia tutto, non basta dire sistema "maggioritario", che può appunto prevedere diversi assetti. quando si parla di questa legge si fa sempre riferimento a quella precedente "maggioritaria", che invece aveva forse più difetti di quella presente.
Quello che tu hai descritto è sicuramente l'optimum ma... sarà applicabile?
perchè se resta ancora tutto in mano ai partiti (e senza questi è comunque impossibile avere una maggioranza di governo) alla fine le primarie non lasciano ancora spazio al cittadino qualunque ma ai "designati", ai "raccomandati".
però è sicuramente meglio.
Sergio 18 aprile 2008 00:00
Caro Passante,
ha visto dunque bene Harakiri nel notare che le tue critiche erano riferite alla vecchia legge elettorale, il mattarellum, spacciata per maggioritario.

Quella legge, come è stato più volte spiegato, non era maggioritaria ma semplicemente il tentativo, tradendo il referendum, di salvare il vecchio sistema partitocratico.

Per arrivare a un vero sistema maggioritario, non basta certamente una legge elettorale, bisogna integrare la Costituzione che è molto vaga sul ruolo dei partiti e su come debba intendersi la "sovranità popolare".
Bisogna ripartire dal dibattito svolto sul punto nel corso dell'Assemblea Costituente.
Ciò, e questo è il paradosso, può essere fatto con legge ordinaria e quindi in modo semplice: non serve la riforma della Costituzione.
Necessaria, invece, per modificare la funzione delle due Camere e ridurre il numero dei parlamentari.

Il tema è aperto: tra un anno si svolgeranno i referenduma sul "porcellum".
Vedremo, nel corso di questo primo anno di legislatura, come si muoverà la nuova maggioranza.

Infine, ricordo il tema centrale della democrazia diretta: tempi certi per la discussione delle leggi d'iniziativa popolare e abolizione del quorum per la validità dei rferendum (per quest'ultimo punto serve una piccola modifica della Costituzione) potrebbero essere due semplici provvedimenti in grado di far avanzare il nostro sistema democratico da tempo ridotto a semplice sistema oligarchico, come giustamente sottolinea con insistenza Harakiri.
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