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C. Morelli 02 aprile 2003 00:00
Condivido pienamente l'articolo del Sig. Pedone, sul fatto che i Promotori Finanziari non sono in grado di fare nè Asset Allocation, nè Consulenza Finanziaria. A questo punto però urge una regolamentazione della figura del Consulente Finanziario Indipendente, figura presente in altri paesi Europei e appositamente disciplinata, in modo tale da creare una nuova categoria professionale e allo stesso tempo, spulcerebbe le innumerevoli magagne che i Promotori Finanziari propongono ai loro ignari clienti.
Roberto Santilli 02 aprile 2003 00:00
Pur essendo anch'io un Promotore Finanziario chiedo a te collega: cosa intendi per "bravo promotore finanziario"?: forse colui che raggiunge sistematicamente i budget di raccolta, oppure colui che ben interpreta i bisogni dei clienti e li traduce in consigli operativi sui vari tipi di strumenti anche a scapito dei budget di cui sopra??
Una cosa è certa: credo che ci sia una incompatibilità di fondo tra i due tipi di interpretazione del modo di essere "Bravo promotore finanziario".
Un bravo "pianificatore finanziario" è sicuramente colui che effettua una Buona pianificazione finanziaria (non c'e alcun budget di raccolta da rispettare).
Comunque, esistono reti di Promotori finanziari (pochissime) che ancora oggi anzichè imporre dall'alto i budget, chiedono alla base stessa della rete una indicazione di massima sulle quantità collocabili presso la clientela di determinati classi di prodotti, senza poi per questo esigere categoricamente che le indicazioni fornite vengano strettamente rispettate: lavorare per società che adottano questa ultima impostazione è, credo, l'unico modo di essere promotori finanziari che guardano con un certo rispetto anche alle necessità dei clienti e non solo a quelle proprie e della banca/SIM.
Saluti, Roberto Santilli.
Paolo Silvio Vanno 02 aprile 2003 00:00
Egregio signor Pedone,
leggo sul sito che lei si qualifica come "Pianificatore Finanziario", poichè non conosco nè ho mai sentito parlare di questo tipo di qualifica, le sarei grato se potesse darmi informazioni più dettagliate sulla sua qualifica.
Cordialmente
Paolo Silvio Vanno
M. Di stefano 02 aprile 2003 00:00
Per quello che mi è capitato posso affermare con buona certezza che:
a) gli impiegati bancari sono assolutamente impreparati a svolgere servizio di consulenza finanziaria alla clientela sia per mancanza di cultura adeguata sia per evidente conflitto di interesse tra la banca (che d'altra parte li paga)e i clienti della stessa;
b) i promotori finanziari hanno una preparazione maggiore ma anche in questo caso finche' rimarranno dipendenti delle banche saranno degli ottimi venditori ma dei pessimi consulenti per i clienti.
E' chiaro che questo mio pensiero deriva da esperienze personali che nulla vogliono togliere alla professionalità delle due categorie di lavoratori. Per quanto riguarda i bancari ritengo però che forse anche solo un poco di amor proprio verso il lavoro che fanno sarebbe bastato a evitare i disatri che ci sono stati in Italia in questi ultimi tempi nei confronti dei risparmiatori. La loro ignoranza delle cose di cui trattano e' globale e immensa perche' se cosi' non fosse l'alternativa all'ignoranza sarebbe la disonesta'!!!
Paolo Astesiano 02 aprile 2003 00:00
In qualità di promotore finanziario sono d'accordissimo sul fatto che l'esame di Stato sia un semplice mezzo per regolare il flusso sul mercato di operatori, e come tale non di nessuna preparazione tecnica per la professione. Sono altresi' d'accordo sul fatto che sia interesse del promotore fare in modo che la sua attività sia ben remunerata. Sono anche d'accordo sul fatto che in molte realtà aziendali la preparazione tecnica e l'aggiornamento siano materia di scarsa attenzione. Ma come in tutti gli ambiti professionali parlare per generalizzazioni è un modo poco professionale per analizzare i fatti. Non sono d'accordo assolutamente sul conflitto di interessi che esiste tra il promotore ed i clienti. Tutte le realtà del settore, Banche o Sim, possiedono oramai una gamma talmente ampia di servizi che rendono il consulente non piu' "schiavo" dei 3 prodotti che anni or sono venivano messi a disposizione per il collocamento, e quindi strumenti tali da poter fare una buona pianificazione. Oltre a cio' la vera ricchezza per un promotore finanziario è rappresentata dalla fedeltà dei clienti verso la sua figura, che non si ottiene attraverso una indiscriminata vendita di prodotti che succhiano il sangue al cliente (cosa accaduta e che sempre accadrà), ma in un rapporto basato sulla fiducia, sui risultati e sul soddisfacimento dei bisogni del cliente. Stando ai perentori giudizi che vengono letti, pare che le "vittime" dei promotori siano risparmiatori creduloni, circuiti ed ingannati dalla parlantina illusoria di fantomatici figuri che si appropriano delle sudate finanze di una vita di lavoro e fuggono come primule rosse nella notte. Probabilmente chi lo ha fatto e chi lo farà non ha intenzione di proseguire la professione in modo serio anche perchè, e non è cosa da poco, il consulente mette la sua faccia e la sua responsabilità in prima persona, e se davvero fossimo tutti (o in parte) cosi' come spesso viene descritto, non ci sarebbe un cosi' continuo afflusso di clienti verso le nostre "grinfie", ma un processo di fuga in massa.
Le cose da migliorare sono tantissime. Chi svolge seriamente questa attività sarebbe ben lieto di dare una mano, ma purtroppo siamo troppo impegnati a "difenderci" da gratuite generalizzazioni e sentenze emesse da chi dovrebbe veramente prendersi a cuore le iniquità e gli elementi di distorsione di questo complesso universo finanziario.
Cordiali saluti Paolo
paolo marsini 03 aprile 2003 00:00
Gli interventi dei colleghi sopra sono sacrosanti. Sono daccordo con loro. Come il gentile Sig. Alessandro Pedone afferma, l'ideale sarebbe certamente lavorare a parcella, sarebbe un risparmio per i clienti ed una maggiore garanzia di imparzialità. Probabilmente anche un maggiore guadagno per il promotore... ma i clienti sarebbero pronti a questo?
Paolo Poli 03 aprile 2003 00:00
Chi è pronto a difendere a spada tratta la categoria dei promotori finanziari evidentemente non conosce bene la realtà delle reti, o finge di non conoscerla. Lavoro come promotore finanziario dal 1989, fino allo scorso anno per una nota sim (oggi banca, come la maggior parte), e attualmente per un'altra. Ho deciso cambiare società, con tutti i disagi che questo comporta, soprattutto in periodi come l'attuale, proprio il fatto che la precedente società, incappata forse in piani aziendali i cui costi spropositati erano proporzionali alle false aspettative di guadagni indotte dal periodo d'oro, ha gradatamente incominciato a "spingere" i promotori a "collocare preferibilmente" alcuni prodotti piuttosto che altri. E il conflitto di interessi spesso finisce per non essere solo di carattere puramente provvigionale: i promotori "allineati", gratificando il bilancio della società e mettendo in bella luce la struttura, ricevono tali e tanti favori dalle sim da mettere in ombra chi invece preferisce anteporre gli interessi dei clienti alle proprie entrate mensili, con evidenti frustrazioni professionali. Accade così che i "colleghi" moralmente meno intransigenti, che spesso guarda caso sembrano anche essere i meno preparati, finiscono per occupare posizioni di maggior rilievo. Ma si sa: ...business is business...
Ovvimente non è il caso di generalizzare, ma come semre i cattivi esempi si notano più di quelli buoni.
Paolo Poli
ninoneri 04 aprile 2003 00:00
Il promotore finanziario è un venditore di prodotti finanziari. Togliamoci dalla testa che sia un consulente come vogliono farci credere. Il promotore vende e consiglia quello che conviene a lui ed all'istituto per cui lavora (... i promotori del gruppo MPS hanno guadagnato bene con "4you" e simili).
Roberto Santilli 04 aprile 2003 00:00
pienamente d'accordo con quanto detto da Paolo Poli.
Alessando Pedone http://investire.aduc.i 04 aprile 2003 00:00
Desidero ringraziare coloro che hanno gia’ dato il loro contributo a questo forum e vorrei dare alcune risposte ai quattro “Paoli” che sono intervenuti: Paolo Sivlio Vanno, Paolo Astesiano, Paolo Marsini e Paolo Poli (ma si chiamano tutti Paolo in questo forum? :))
Paolo Silvio Vanno mi chiede che cos’e’ un pianificatore finanziario. Questa figura e’ praticamente sconosciuta in Italia mentre ha una tradizione decennale nei Paesi anglosassoni. In breve, un pianificatore finanziario e’ un professionista nel settore della finanza che <i>realizza dei progetti di ottimizzazione delle risorse finanziarie (considerando i flussi di entrata/uscita, il patrimonio finanziario e immobiliare e gli obiettivi finanziari) al fine di aumentare le probabilita’ di raggiungere gli obiettivi che il cliente si prefigge. </i> A parole, molti promotori finanziari si dichiarano “financial planner”. In realta’, il livello di competenza specifica necessaria per fare una pianificazione finanziaria e’ totalmente diversa da quella che necessaria per vendere prodotti finanziari. Negli Stati Uniti, ad esempio, esiste un qualifica nota come CFP che prevede tre anni di studio molto intenso per potersi qualifica pianificatore finanziario certificato. Si sta tentando di introdurre certificazioni simili anche in Europa, ma siamo ancora agli inizi. Per il momento l’unico certificato esistente e’ quello di EFA (European Financial Advisor) che non e’ un pianificatore finanziario ma un “bravo” promotore.
All’interessante contributo di Paolo Astesiano vorrei replicare che i promotori finanziari che svolgono seriamente la loro professione esistono, ed io ne conosco diversi, ma dovrebbero convincersi che non e’ possibile fare un buon lavoro all’interno di questo sistema. I conflitti di interesse, come sa benissimo chiunque e’ nel settore, sono troppo forti. La descrizione di Paolo Polini e’ un esempio molto franco di cosa succede all’interno delle SIM. Non si tratta, almeno da parte mia, di fare attacchi generalizzati. Il problema oggettivo e’ che la maggioranza dei promotori finanziari non e’ qualificata per fare gli interessi dei clienti e, anche la maggioranza che e’ animata da buone intenzioni non ha gli strumenti per farlo e finisce quindi, oggettivamente, con il danneggiare i clienti. Vorrei invitarvi a ragionare sulla scarsissima preparazione tecnica della maggioranza dei promotori.
I promotori giovani, di solito, non hanno neppure un minimo di esperienza. Non conoscono niente del mondo della finanza. Sanno esclusivamente quello che gli dicono dalle proprie aziende. I promotori piu’ vecchi, e scaltri, anche se hanno ben capito che il “mito” della gestione professionale e’, appunto, un mito, di solito sono semplicemente dei bravi venditori ed hanno una preparazione tecnica ancora piu’ scarsa di quella dei promotori giovani. I promotori esperti e tecnicamente validi sono una esigua minoranza che probabilmente costituisce meno del 5% del campione totale.
Paolo Marsini si interroga circa la disponibilita’ dei clienti a pagare una parcella per un professionista indipendente, osservando che questo converrebbe sia ai consulenti che ai clienti. I primi guadagnerebbero di piu’ di oggi, i secondi risparmierebbe molti soldi. Questa e’ una bella domanda. Speriamo che qualche altro gradito contributo dei lettori possa rispondere.
gobbo 71 04 aprile 2003 00:00
Il vero consulente come guadagna.
Si guadagna se si vende, e si guadagna maggiormente con i prodotti che &quot;si devono vendere&quot;. Il principio è sbagliato: bisognerebbe pagare una commissione fissa o variabile sulla consulenza. Ma la vera consulenza, cioè una persona indipendente che deve valutare i prodotti di sim banche diverse e consigliare il cliente in base anche ai diversi costi dei vari prodotti, la cosa più importante è l&#39;asset allocation non la marca del prodotto
Claudio 07 aprile 2003 00:00
Promotori finanziari? Ma dove? Ma scherziamo o discutiamo seriamente!!!! Di promotori finanziari prima che partissero i mercati qualche anno fa, si e no, se ne sentiva parlare, e a bassa voce in qualche salotto &quot;buono&quot;. Poi, con l&#39;inizio del boom dei mercati, dove bastava buttare 100 lire su di un qualsiasi titolo, e riavvolgendo il &quot;mulinello&quot; si tiravano su guadagni da Paperon de Paperoni, e&#39; esploso il boom dei Promotori. Poi, finita la borsa, e venduti gli ultimi scampoli ai polli rimasti (io ad esempio, che mi sono lasciato propinare a Marzo del 2000, l&#39;appena nato fondo Tecnologico di F&F) tutti latitanti, o superimpegnati in questa o quella attività....
Signori, purtroppo la realtà è: riporto dallo scritto di Roberto Santilli: cosa intendi per &quot;bravo promotore finanziario&quot;? Forse colui che raggiunge sistematicamente i budget di raccolta, oppure colui che ben interpreta i bisogni dei clienti e li traduce in consigli operativi sui vari tipi di strumenti anche a scapito dei budget di cui sopra??
La risposta la lascio a voi, anche se convincermi dell&#39;esistenza del promotore, anche solo un pochino &quot;samaritano&quot;, sarà dura.
Claudio
Stefania Passaro 08 aprile 2003 00:00
&quot;Ci sono scemenze ben presentate come ci sono scemi ben vestiti&quot;. Nicholas de Chamfort
(&quot;Maximes et pensées&quot;)
Mi chiamo Stefania Passaro e dal &#39;96 faccio il promotore finanziario (da qui in poi abbreviato in pf).
E&#39; da molto che mi domando questo: quanti sono, intorno a noi, gli scemi ben vestiti che presentano bene delle scemenze?
Intendo: nell&#39;esercizio di QUALSIASI professione, compresa quella del pf?
Quanti sono quelli che vendono fumo, trattano gli altri con superficialità e nascondono la propria incompetenza/mancanza di scrupoli/malafede, dietro una bella facciata? Moltissimi, in ogni campo.
Pagando di persona, ho conosciuto avvocati che mungono i propri clienti senza dare valore aggiunto, notai che avvallano rogiti di case che non stanno neanche al catasto o sono ipotecate, commercialisti che per ignoranza o malafede procurano danni incalcolabili ai loro clienti, medici che si accaniscono sui malati pur di giustificare i propri ripetuti e lauti onorari, architetti e ingegneri che costruiscono male case e scuole.
E pensare che SONO TUTTI dei liberi professionisti, non lavorano per nessun altro, se non per se stessi e per i propri clienti, guadagnano emettendo una parcella, in apparente assenza di conflitto d&#39;interessi.
Sono moltissimi, tutti sulla carta &quot;indipendenti&quot;. Ma questa loro indipendenza non ci ha salvato né ci salverà dalla loro disonestà, o dal loro pressappochismo. Una cosa sottolineo: a fronte di tanti liberi professionisti disonesti, comunque, ce ne sono tanti altri che VERAMENTE sono di supporto e aiuto ai propri clienti. Potrei io fare a meno del mio (fidato) commercialista? Potrei io fare a meno del mio (competente e appassionato) medico? Potrei, con un corso per corrispondenza, fare a meno dell&#39;architetto e del geometra (onesti) che mi costruiscono casa?
E allora veniamo all&#39;argomento del vostro utilissimo forum.
Utilissimo perchè è una rara occasione di confronto con i colleghi e perchè mi serve a capire di più com&#39;è percepito il mio ruolo dalle persone oltre la cerchia dei miei clienti e conoscenti.
I promotori sono nelle condizioni di fare vera consulenza finanziaria? Quelli disonesti o incompetenti potrebbero nuocere meno se tutti i pf diventassero liberi professionisti? E in sostanza, è possibile arginare la prolifica e pericolosa genìa di &quot;scemi ben vestiti&quot; almeno nell&#39;ambito della promozione finanziaria e dell&#39;attività bancaria? Come garantire le persone che si rivolgono ad un promotore, a un impiegato di banca o delle poste contro la possibilità di sottoscrivere scemenze ben presentate? E&#39; possibile che non si ripetano mai più schifezze del tipo 4you, obbligazioni strutturate o argentine rifilate ai pensionati, azioni Sci o Finpart o Bipop vendute a clienti ignari rimasti col cerino in mano alla vigilia del tracollo?
In tutta sincerità, credo che una panacea per tutto questo vada comunque cercata, perchè sarebbe bellissima.
E se questa panacea risiedesse nell&#39;indipendenza dei pf da qualsiasi intermediario, per me sarebbe anche consolatoria e pacificante. Mi solleverebbe dal peso di portare la croce anche per conto di coloro che nell&#39;esercizio della mia professione hanno creato più danni che valore aggiunto. E non dovrei quotidianamente pormi nel mezzo, con me e il cliente da una parte e le banche o l&#39;intermediario dall&#39;altra, vale a dire nella posizione ideale per essere impallinata da entrambi. Sì, perchè oggi un pf scrupoloso e onesto non solo può comunque destare sospetti nei clienti (&quot;E&#39; sincero? Me la sta contando giusta?&quot;), ma ingenera anche diffidenza nell&#39;intermediario per cui opera (&quot;Ma questo, da che parte sta? Lo sa che siamo qui per &quot;far bisnis&quot;?).
E&#39; solo che non credo sia giusto CARICARE DI ASPETTATIVE un momento, che pure verrà e sarà bene che venga, in cui anche i pf potranno essere liberi professionisti nel vero senso della parola.
Non credo sia realistico considerare quel momento un benefico spartiacque fra un passato fumoso ed un futuro trasparente.
Infatti, anche quando questo momento arriverà (e ribadisco, è bene che arrivi presto), chi impedirà a molti pf di sentirsi, come quando erano &quot;sotto padrone&quot;, liberi di vendere fumo, di non aggiornarsi, di portare acqua al proprio mulino, &quot;tanto la parcella è stata incassata e se il cliente non è contento che se ne vada&quot;? Liberi di essere superficiali, di stringere accordi, sottaciuti ai clienti, con l&#39;intermediario all&#39;angolo da cui prendere la &quot;stecca&quot;? E liberi magari di fare del nero anche loro, come tanti liberi professionisti (finché si è pagati a provvigione, infatti, niente nero)?
Cosa voglio dire? Lo spartiacque che divide l&#39;onestà dalla disonestà siamo noi, le nostre azioni, non la targa d&#39;ottone sul portone o il marchio della banca per la quale lavoriamo o decidiamo di NON lavorare. E se invece ci aspettiamo che dall&#39;esterno possa materializzarsi la discriminante fra il buono e il cattivo professionista, un faro che illumini per sempre le zone d&#39;ombra, avremo aspettato invano. E continueremo tutti a giustificarci, pf e non pf, dietro questa frase (scusate, un&#39;altra citazione, ma è l&#39;ultima):
&quot;A molti non mancano che i denari per essere onesti&quot;.
Carlo Dossi
(«Note azzurre»)
Un caro saluto e un grazie di cuore per il lavoro di informazione che svolgete!
Stefania Passaro
Alessando Pedone http://investire.aduc.i 09 aprile 2003 00:00
Vorrei rispondere, brevemente, al bel commento di Stefania Passaro:
e&#39; verissimo che l&#39;indipendenza non costituisce la garanzia di professionalita&#39;, ma e&#39; anche vero che la professionalita&#39; (quando c&#39;e&#39;) non puo&#39; essere pienamente esercitata in condizioni di dipendenza da un intermediario.
L&#39;indipendenza non e&#39; una garanzia, e&#39; semplicemente una delle tante condizioni indispensabile per essere professionisti. La competenza e l&#39;onesta sono altre due. Tutto qui.
Promotori finanziari competenti, francamente, credo che ce ne siano pochi. Per la semplice ragione che non esiste la cultura finaziaria in questo Paese neppure fra gli addetti ai lavori. Pochissimi sanno cosa sia una pianificazione finanziaria. Non c&#39;e&#39; cultura.
Di tutti i promotori finanziari che ho conosciuto (e sono molte decine) ne conosco solo uno che stimo per la sua competenza professionale.
Credo che i promotori finanziari onesti siano probabilmente la maggioranza, almeno in numero molto consistente. Ma sono, come giustamente ha detto lei, fra due fuochi. I clienti non si fidano (e fanno bene) e l&#39;azienda li guarda male perche non fanno guadagnare.
Quello che mi e&#39; domando e&#39;: perche&#39; non cambiano lavoro?
Roberto 09 aprile 2003 00:00
Nessuno considera che l&#39;impostazione delle aziende maggiormente &quot;famose&quot;, è quella di contendersi i promotori a suon di ingaggi e di &quot;galloni&quot;, senza tenere conto del curriculum, dei trascorsi, del bagaglio professionale, e della gavetta. Oggi si incontrano tanti &quot;generali&quot; troppo distanti dalla truppa e poche vere competenze maturate sul campo.
I libri danno vita ai &quot;guru&quot; che fanno dei tecnicismi un mezzo commerciale per ipnotizzare i clienti e che nel 98% dei casi hanno contribuito ai disastri degli ultimi anni.
A qualcuno è chiaro che l&#39;empatia, la comunicazione, la capacità di ascoltare e comprendere la persona che ha bisogno di un consiglio, siano una dotazione di bordo che non si impara sui testi, che si apprende in parte con anni di impegno e dedizione (oserei dire anche passione), e che risiede o meno nel dna? C&#39;è un modo per identificare realmente questo fondamentale aspetto e qualificarne l&#39;importanza? Oppure i &quot;generali&quot; sono troppo distratti e spesso non all&#39;altezza, per pensare ad una meritocrazia che non sia solo legata al fatturato del momento? Credo che prima di tutto si debba dare al mercato una figura di cui fidarsi per lo spessore umano-professionale e che possa avvalersi di strutture tecnicamente all&#39;altezza delle necessità dei clienti.
Mi sembra che tutti facciano tutto, ma nessuno faccia realmente qualcosa di specifico, se non magnificare prodotti e/o rendimenti...
...e il cliente compra...
Stefania Passaro 09 aprile 2003 00:00
Gentile signor Pedone,
bella, la sua domanda: perchè i promotori onesti non cambiano lavoro?
Rispondo per me, senza avere la pretesa di generalizzare.
Io non ho ancora cambiato lavoro per i seguenti motivi (e la prego, non rida di me!):
prima di tutto, sento di essere utile ai miei clienti.
Secondo, ho deciso, forse velleitariamente, di cercare di far passare il &quot;mio&quot; modo di essere promotore, anche se so che è la strada più faticosa, quella sulla quale, a fine giornata, ci si trova spesso senza voce per aver spiegato tutto il necessario. Se tutti i pf che la pensano come me mollano, mi spiega a chi lasciamo il campo? A chi consegnamo i nostri clienti?
Sinceramente mi dispiacerebbe che per una sorta di selezione naturale, invece dei migliori, restassero i peggiori!
Terzo: ho investito e tuttora investo molto nella mia formazione, e non mi va di buttare tutto alle ortiche. Sono stata fra i primi promotori a frequentare il Master in Financial Planning all&#39;Università di Siena, e la mia tesi è stata giudicata fra le 5 migliori del mio corso. Ora studio per la certificazione EFPA.
Se tutto questo non servirà e sarò costretta a ricredermi, cambierò lavoro, certamente, ma almeno ci avrò provato fino in fondo, a farlo bene. Un caro saluto,
Stefania Passaro
Luigi Meli 10 aprile 2003 00:00
Carisimmi,
sono una persona che ha deciso di fare il promotore finanziario e questa sarà la professione della mia vita.
Io personalmente credo che un buon pf debba fare consulenza finanziaria alla propia clientela altrimenti questa professione si riduce a una pura attività di vendita che sminuirebbbe professionalità di tanti miei colleghi che fanno guesta attività con professionalità e tanto rigore morale. Come in tutte le categorie professionali anche in quella mia si annidano gente poco accorta e avventuriera, ma debbo dire che il servizio che oggi danno le banche alla clientela e&#39; infinitamente inferiore rispetto a quello che posso fare io o tantissimi altri miei colleghi. Capisco che oggi la professione di pf sta vivendo una crisi a causa dei mercati finanziari, ma andate a vedere i portafogli delle banche, vi accorgerete che in tantissimi casi hanno lavorato peggio di noi.
Oggi essere pf significa essere quella persona che ascolta le esigenze e i bisogni del cliente e tramutarle in proposte finanziarie efficienti. Si&#39;, sono finiti i tempi in cui si faceva la polizza o il fondo azionario solo per quadagnare la proviggione e senza ascoltare quello che il cliente vuole, si&#39;, sono finiti i tempi in cui il cliente firma perchè tanto i rendimenti sono sicuri, oggi il cliente è informato e vuole sapere tutto del servizio che sta per sottoscrivere. Io personalmente mi accorgo che parlo tutto il giorno e la sera arrivo a essere stanchissimo perchè ho girato tanto o ascoltato tanto e ho parlato tanto.
E&#39; vero il nostro esame di stato non è certamente formativo per quello che si studia per superarlo, ma non è certo colpa dei pf. Io personalmente tengo tantissimo alla mia formazione finanziaria e investo tanto in questa, e il cliente lo nota se ha a che fare con una persona preparata o meno e se tanti clienti mi hanno scelto ritengo di avere una preparazione adeguata che comunque va sempre aggiornata e approfondita.
Scusate se sono stato prolisso ma credo che non si possa fare di tutta un erba un fascio e sopratutto non si può dire di una categoria professionale che non è in grado di fare il propio mestiere. Grazie
paolo venturini 11 aprile 2003 00:00
Sono un promotore finanziario ed ho 44 anni. Ho iniziato circa 3 anni fa e l&#39;ho fatto solo per passione, in quanto il mio lavoro principale è quello di fare l&#39;imprenditore in un settore diverso.
Devo dire che mi trovo daccordo al 99% con il Sig. Alessandro Pedone: in questa esperienza credo di aver conosciuto abbastanza bene il mondo dei promotori finanziari e quello degli intermediari di riferimento, e posso tranquillamente affermare che il punto cruciale di tutta la questione è essenzialmente il conflitto di interessi. Il dipendente di banca non può di certo esimersi dal &quot;piazzare&quot; ciò che l&#39;istituto indica come priorità (altrimenti addio carriera o peggio ancora), ed il promotore finanziario (nella quasi totalità dei casi) non può fare altrimenti, o per rispettare impegni di budget già presi o per determinare un certo &quot;quantum&quot; di &quot;spese&quot;, che in molte occasioni si rende indispensabile per la vera e propria sopravvivenza. Poi, ovviamente, ci sono le eccezioni (ed io senza false modestie credo di rientrare in questa categoria), e sono sopratutto coloro che per mancanza di vere necessità di &quot;cassa&quot; o per scelta di vita (o per entrambe le motivazioni), possono liberamente operare sul mercato finanziario a 360° con l&#39;intenzione di ottenere il meglio possibile per il cliente.
Certo, badate bene, sempre di eccezioni si parla. Di sicuro non vi rientrano coloro che operano presso intermediari finanziari dediti alla distribuzione modello &quot;catena di Sant&#39;Antonio&quot; (o più elegantemente &quot;multilevel marketing&quot;), di cui solo ultimamente si stanno occupando le autorità preposte (vedi Isvap e Consob), a mio parere con il solito colpevole ritardo.
Per ciò che riguarda il livello di preparazione, sono daccordo solo in parte con il Sig. Pedone: io credo che le &quot;zone oscure&quot; al riguardo, siano maggiormente riconducibili al momento del &quot;tutti dentro&quot;, prima dell&#39;introduzione del Testo Unico della finanza e del relativo esame, che, se è vero che nei primi tempi dalla propria introduzione, non era particolarmente selettivo, negli ultimi anni lo è diventato, richiedendo per il superamento un livello di preparazione decisamente più elevato ed a mio parere anche adeguato (posso assicurare che quando ho dato l&#39;esame io nell&#39;Aprile del 2000, coloro che son passati erano decisamente preparati).
Un ultima considerazione riguarda la difficoltà di introdurre la figura del vero e proprio &quot;consulente&quot; finanziario, libero da qualsiasi condizionamento e la cui preparazione venga giudicata dal mercato: certo, questa sarebbe la soluzione ideale (come avviene nei Paesi finanziariamente più evoluti)! Ma nella realtà forse ne riparleremo tra minimo un centinaio di anni. Io ho provato a farlo per un breve periodo di tempo, ma posso assicurare che sono i potenziali clienti stessi che oppongono le maggiori difficoltà, forse perchè abituati in un certo modo, credono di &quot;rischiare&quot; di brutto nel cambiare strada. Solo quelli altamente più &quot;evoluti&quot; (e sono decisamente pochi) possono in qualche modo capire tale soluzione. E poi pensate quale fuoco di sbarramento in un posto come l&#39;Italia, dove tutto va bene pur di non cambiare mai nulla: tutti col fucile puntato sul consulente indipendente(ecco perchè mi sono dovuto quasi &quot;camuffare&quot; da promotore).
In primis le Banche (con la protezione occulta di Banca d&#39;Italia e Consob) che se &quot;spogliate&quot; di tutte le commissioni ingiustificate fatte pagare alla stragrande maggioranza dei clienti, rischierebbero il tracollo. Poi gli stessi promotori ai più alti livelli (supervisori, area manager, e quant&#39;altro), oramai diventati impiegati della banca di riferimento a tutti gli effetti (e quando parlo di banche, il concetto lo potete moltiplicare per due quando si parla di sim).
Ecco perchè coloro che &quot;piazzano&quot; poche polizze vita (io ne ho vendute due, una per me ed una per mia moglie, per far contento il mio responsabile di zona), o coloro che quando trovano un bel &quot;4you&quot; spiegano bene quale &quot;inghippo&quot; vi si celi (ne ho fatte chiudere un bel po&#39; ancor prima che tanti se ne accorgessero), o coloro che fanno recuperare l&#39;intero valore nominale di un obbligazione ventennale (emittente e collocante coincidenti!?) tasso fisso &quot;piazzata&quot; ad un ultrasettantenne che richiedeva il rimborso anticipato per motivi di salute, ed al quale era stato prospettato un meno 40% (avete letto bene!), sono decisamente pochini, ma pochini davvero. Ed ecco perchè ha fondamentalmente ragione su quasi tutto il Sig. Pedone!
Carlo Grigolo 11 aprile 2003 00:00
Ritengo molto interessante il forum in questione, tuttavia mi sembra che il sig. Pedone abbia un leggero astio nei confronti della categoria dei pf. Che all&#39;interno della categoria ci siano delle persone disoneste, impreparate è indubbiamente vero. Dire che &quot;solo uno&quot; è veramente preparato mi sembra alquanto riduttivo (il campione di indagine è ristretto ad alcune decine). Fare &quot;pianificazione finanziaria&quot; può essere la cosa più facile o la più difficile del mondo a seconda che la si voglia fare prevedendo o conoscendo il settore finanziario. Mi spiego: quando incontro il cliente verifico le sue esigenze e prospetto le varie soluzioni senza proporre speranze sugli andamenti dei vari mercati. Cioè, se tu hai bisogno di una cedola il mercato offre tali prodotti, questi sono i rendimenti attuali, questi potrebbero essere quelli futuri, questi sono i rischi e questi sono i costi. Fatto questo ritengo che il cliente sia soddisfatto e soprattutto sereno e sono sereno anche io. Riguardo al fatto del conflitto di interessi poichè legati ad una banca o sim dal monomandato, penso che ormai tutte le banche presenti sul mercato siano in grado di proporre strumenti di investimento simili sia per le caratteristiche tecniche che per i costi. Su questi ultimi le differenze possono essere forse dell&#39;1% annuo (si sa che di commissioni ce ne sono di parecchi tipi), ma forse al cliente che mal consigliato rispetto alle proprie esigenze che oggi magari ci sta rimettendo il 70% (tecnologici o le obbligazioni argentine) pensate che interesserebbe aver pagato 100.000 lire di commissioni in più e magari oggi avere il proprio capitale intatto?
In definitiva mi sembra che si stia trattando un problema che esiste e che sempre esisterà (come per altre categorie di professionisti) e che dipende dall&#39;onestà della persona. La soluzione va cercata in parte nella legislazione ed in parte dalle persone, ma sono convinto che i &quot;bravi&quot; consulenti devono continuare a fare i pf e sono invece gli altri che devono cambiare lavoro col rischio però che vadano a fregare i clienti non più come pf, ma magari come avvocati maldestri, commercianti truffaldini o ....
Saluti, Carlo
Tony 11 aprile 2003 00:00
Ritengo che la posizione dell&#39;ADUC sia quella giusta, pur non essendo Promotore Finanziario, ma avendo frequentato le SIM per molti anni con consulenze &quot;equiparate&quot; a quelle di P.F. Perché anche questo è il punto: non solo i PP.FF. agiscono come monomandatari e, quindi, sono vincolati a collocare quanto viene richiesto più o meno esplicitamente dalle SIM di appartenenza, con i vari corsi di aggiornamento, ma quanto essi fanno è svolto anche dai cosiddetti &quot;Intermediari Professionali&quot;, dotati di patentino ottenuto al termine di un colloquio e che sono abilitati a collocare prodotti similari con una componente assicurativa, tanto epr giustificare l&#39;attività di fronte alla legge.
Giustamente come fate notare il P.F., per quanto abilitato con un esame di Stato, non è un libero e indipendente professionista tant&#39;è che spesso, esaurito un portafoglio clienti, in mancanza di innovazioni tali da convincere la clientela della bontà di nuovi investimenti, cambiano &quot;casacca&quot; trascinandosi tutto il portafoglio. Non è raro il caso di intere agenzie SIM che cambiano società di appartenenza. Molti operatori, poi, in questo periodo, sono letteralmente in crisi e cercano sbocco nel cosidetto multilivello, nella illusione di divenire &quot;imprenditori&quot; nell&#39;impresa. Ma qui si apre un altro capitolo fatto di grande sfruttamento e molte illusioni.
Tony 11 aprile 2003 00:00
Vorrei dire al Sig. M.Di Stefano che i &quot;disastri&quot; più che i bancari, categoria di cui ho fatto parte, anche se preparati, sono solo oramai dei grandi sfruttati, se si esclude la categoria dei pochi privilegiati che fanno carriera, in genere protetti politicamente e sindacalmente. I disatri li hanno fatti i &quot;grandi banchieri&quot; italiani sulla pelle dei clienti e degli stessi dipendenti, prima bistrattati sul lavoro, poi pagati sempre meno e sempre peggio, con straordinari gratuiti e ora spesso cacciati a calci con la mobilità. E alcuni di questi, dopo mesi, ancora non vedono l&#39;assegno relativo, per discrepanza nei calcoli tra l&#39;ex istituto di appartenenza e l&#39;INPS.
A.Pedone http://investire.aduc.it 14 aprile 2003 00:00
Devo alcune risposte ai graditissimi interventi di questo Forum che, a mio giudizio, sta diventando sempre piu’ interessante (mi piacerebbe, magari, vedere piu’ interventi di clienti di promotori finanziari, magari qualche esempio di cliente soddisfatto -sono certo che ci saranno).
Ecco alcune considerazioni sui passati interventi
A Stefania Passero (intervento del 9 Aprile).
Quando parlavo di cambiare lavoro, non intendevo il fatto di lasciare i clienti ad altri. Intendevo semplicemente chiedere perche’ i promotori finanziari non cambiano mestiere diventando indipendenti e facendosi pagare direttamente dai clienti, consigliando gli strumenti che minimizzano i costi ed i rischi e massimizzano le probabilita’ di raggiungere gli obiettivi dei propri clienti. Questo sarebbe un modo per essere certamente piu’ utile ai propri clienti, non crede?
A Luigi Meli (intervento del 10 Aprile)
Scegliere oggi di fare il promotore finanziario e’ qualcosa che richiede sicuramente un certo coraggio. Io posso solo consigliarti di ascoltare l’opinione di qualche promotore finanziario anziano che non abbia nessun interesse a reclutarti nella propria rete. Se hai la fortuna di conoscere un promotore finanziario realmente amico (o magari un parente) cerca di informarti sui livelli di clientela che permettono una sussistenza economica minimale e cerca di capire in quanto tempo, realisticamente, puoi aspirare all’indipendenza economica.
E’ molto bello vedere giovani cosi’ volenterosi. Sicuramente e’ una qualita’ importante in ogni cosa, ed anche nell’attivita’ di promotore finanziario.
Non ho mai inteso fare di tutta un erba un fascio, non si puo’ pero’ non notare le caratteristiche generale di una categoria oltre al fatto che le regole del settore sono tali da agevolare certe caratteristiche e penalizzare altre.
A Paolo Venturini (intervento dell’11 Aprile)
Condivido quasi ogni cosa che hai scritto, salvo il pessimismo sull’attivita’ di consulente indipendente. La mia esperienza personale, e quella di decine di colleghi in tutta Italia, dice che le cose, piano piano, stanno cambiando.
Le persone sono molto piu’ intelligenti di quanto il sistema finanziario sembra ritenere.
<a href=http://investire.aduc.it/php/mostra.php?id=59048 target=nuova>Puoi vedere l’articolo che ho scritto sul sito in proposito</a>
A Tony (interventi dell’11 Aprile)
La categoria dei bancari sicuramente ha fatto disastri, mediamente, peggiori di quella dei promotori finanziari, ma probabilmente le “responsabilita’” in quanto dipendenti sono minori rispetto a quelle de promotori finanziari. I primi, in fondo, fanno esattamente quello che gli viene comandato di fare. I bancari non si ritengono professionisti. I promotori finanziari, invece, mediamente, affermano di essere in grado di consigliare al meglio i propri clienti.
Certamente, se io fossi un bancario, mi rifiuterei con tutte le miei forze (come so che alcuni bancari hanno fatto) di vendere certe schifezze come il “4you”. In questo modo, pero’, sicuramente pregiudicherei la mia carriera in banca.
Ettore 14 aprile 2003 00:00
Spett.le ADUC INVESTIRE INFORMATI,
Scrivo per fornire la mia testimonianza relativamente al vostro forum sui promotori finanziari e bancari e contemporaneamente, per informare la mia ex banca relativamente alla decisione di chiudere con loro le mie posizioni.
Operavo col Credem di RE dal 1992 con discreta soddisfazione, quando nel 1999 mi sono trovato a dover investire una certa somma.
Cercai innanzi tutto di informarmi tramite la stampa specializzata, mi accorsi solo in futuro quanto fosse fuorviante e spesso in conflitto d’interesse.
Avendo una scarsa preparazione economica mi rivolsi ai promotori finanziari del Credem.
Mi furono subito consigliati dei pacchetti di fondi azionari, dandomi ampie rassicurazioni sul fatto che sarei stato seguito e costantemente consigliato sulle variazioni da effettuare con il mutare degli andamenti finanziari, inoltre non mi fu mai consigliato l’acquisto diretto di obbligazioni.
Avendo inoltre richiesto di investire una somma, appartenente a mia figlia, con un basso grado di rischiosità, la consulente del Credem fece di tutto per convincermi all’acquisto di una loro obbligazione indicizzata, alla borsa di Tokio e di Sidney, assicurandomi che cerano previsioni interessantissime per quei mercati e che in ogni modo avrei avuto un utile garantito del 5% dopo 5 anni, la decisione era da prendere al volo perché l’emissione stava per scadere, potete immaginare che pessimo investimento mi fece fare.
Per quanto riguarda i fondi invece, non fui assolutamente assistito, al contrario, quando a più riprese volli spostare l’azionario sull’obbligazionario, cercarono assiduamente di convincermi per farmi mantenere le posizioni, aggravandomi le perdite in portafoglio.
I promotori della banca mi contattavano saltuariamente solo per piazzare nuovi prodotti, polizze, fondi di fondi o per farmi spostare i fondi sulle loro sicav Lussemburghesi. una consulente, mi propose addirittura, circa due anni fa, di indebitarmi ad un tasso “agevolato&quot;, perché sosteneva, potesse essere il momento giusto per incrementare la mia posizione sul mercato azionario.
Potete immaginare quanto sia stata negativa questa mia esperienza col Credem, ho chiuso definitivamente tutte le posizioni, ed ho aperto due conti on line con FINECO e We Bank e posso constatare che i risultati del fai da te sono decisamente migliori.
Spero che questa mia denuncia serva a far riflettere le Banche e i loro promotori, anche sulla etica professionale e morale.
Faccio inoltre presente che certe politiche tese al solo interesse della banca, possono premiare nel breve ma possono rivelarsi controproducenti per il futuro.
Come sostenete voi, trovo sia fondamentale che il consulente finanziario debba essere un libero professionista indipendente ma purtroppo questa figura professionale è molto rara, in particolare per i piccoli risparmiatori.
Vi ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti,
Ettore
Cosimo 16 aprile 2003 00:00
Sto seguendo con grande curiosità lo &quot;sviluppo&quot; di questo forum e, in particolare, ho letto con estrema attenzione il contenuto degli interventi dei miei colleghi PF. Faccio questo lavoro da dieci anni: opero da sette in Italia e, in precedenza, in Inghilterra, dove mi sono avvicinato al financial planning. La nostra attività (pur calata in un&#39;estemporanea involuzione del settore) sta progredendo attraverso una sorta di &quot;selezione forzata della specie&quot; e si avvia a diventare omologa di quella dei più noti e &quot;più indipendenti&quot; Financial Advisers anglo-sassoni. Nel frattempo, manifesto tutte le mie perplessità di fronte a opinioni di colleghi, illusi ancora dal mito della consulenza professionale, che operano al soldo di banche o sim.
In tal senso, la replica di Pedone alla lettera del collega di F&F evidenzia ciò che da molto tempo è sotto gli occhi di tutti. Anche di chi non vuol vedere! E&#39; praticamente impossibile, allo stato attuale delle cose, conciliare gli interessi del proprio intermediario e quelli dei propri clienti. Ciò che è difficile comprendere, soprattutto per gli stessi PF, è che la riduzione dei costi sostenibili dal cliente è una frontiera ardua ma raggiungibile. E&#39; vero che la Consob per prima non si attiva come dovrebbe; è indubitabile che non lo faccia proprio perchè ancora troppo schiava di questo vetusto e vorace sistema bancario.
Questo stesso sistema ostacola di fatto un&#39;implementazione della preparazione media dei PF (oggi assai bassa), perchè cozza con le logiche di profitto immediato delle banche stesse, e nel contempo rischia di &quot;far aprire gli occhi&quot; a molti colleghi. La specializzazione è una strada obbligata per chi aspira a fare davvero il consulente e per chi è stomacato dall&#39;utilizzo improprio di etichette (medico del risparmio, professionista della pianificazione) usati a sproposito dagli stessi intermediari per obnubilare la coscienza dei propri PF &quot;soldati&quot;, spingendoli ad autodefinirsi professionisti e usandoli (pardon, utilizzandoli) invece da sempre come venditori ben vestiti.
Con stima,
Cosimo
medioevali 23 maggio 2003 00:00
Signori, serietà
Siamo nel 2003 non esiste vendita senza consulenza e viceversa. Il mercato non è mai stato così selettivo... solo il buon consulente può essere buonvenditore, in caso contrario ci pensa la concorrenza.
I soggetti passivi del mercato (Parco buoi) si sono estinti a metà del 2000
INDIANA S.r.l. - Consulenza Finanziaria 28 maggio 2003 00:00
INDIANA è una società che si occupa di consulenza finanziaria indipendente ai privati ed anche di formazione su metodologie di pianificazione finanziaria e asset allocation per operatori finanziari. Desideriamo fornire il nostro punto di vista che riteniamo super partes. Ci confrontiamo, infatti, con i clienti raccogliendone le istanze; con gli operatori nelle aule (circa 3000 negli ultimi tre anni)e con le aziende nostre committenti (banche e SIM). I risparmiatori lamentano un approccio centrato sulla vendita di prodotti. Le aziende ricercano, strategicamente, la professionalizzazione degli addetti, ma, operativamente, il raggiungimento del budget. I Promotori, vivendo in una cultura di vendita, dimostrano comportamenti contrastanti. Infatti recepiscono con entusiasmo le argomentazioni teoriche se il docente ha la capacità di trattarle in maniera divulgativa e fornendo qualche chiave commerciale. Quando, poi, si tratta di passare dalla teoria alla pratica le resistenze al cambiamento sono fortissime. Solo una scarsa percentuale decide di approfondire, intraprendere nuove modalità di approccio e sottoporsi, quindi, all&#39;inevitabile sforzo dell&#39;apprendimento. La resistenza al cambiamento fa parte dell&#39;essere umano. In questo caso è enfatizzata dall&#39;atteggiamento incoerente delle società mandanti che, da un lato, propongono programmi e strumenti tendenti alla consulenza e, dall&#39;altro, non appena il Promotore esce dall&#39;aula lo sottopongono al pressing sul raggiungimento del fatturato.
Teniamo a sottolineare che la consulenza è un atteggiamento mentale e non un&#39;etichetta. Il Promotore/Consulente vive già la destabilizzante condizione del conflitto d&#39;interesse. A questo si aggiunge un sistema premiante centrato sulla vendita. A nostro avviso la partita sulla consulenza finanziaria potrà essere vinta dai Promotori solo se tutto il sistema sarà coerente. Con rammarico constatiamo, oggi, che solo una piccola parte dei Promotori formati (da noi e da altri) e dotati di strumentazioni per la pianificazione finanziaria e l&#39;asset allocation, utilizzano sistematicamente tali mezzi con la loro clientela. Spesso argomentano che i loro clienti non sono adatti!
enzo 22 giugno 2003 00:00
Ho letto tutti i post in questo forum e noto una spaccatura totale tra promotori finanziari e consulenti. A questo punto una considerazione. I PF dicono di poter far ASSET, ed in parte è vero ma solo con i prodotti dell&#39;istituto per il quale lavorano. In questo caso pero&#39; il cliente paga solo le commissioni per la sottoscrizione dei prodotti. Nel caso dei consulenti invece è vero che possono dare consigli non in conflitto ma il risparmiatore si ritrova a pagare la parcella (e non so a quanto ammonta) piu&#39; le commissione per la sottoscrizione, quindi decisamente piu&#39; onerosa come scelta. Io ad esempio per il momento ho optato per un fondo monetario che non prevede caricamenti iniziali ma se mi fossi rivolto ad un consulente invece che al mio promotore che costi avrei pagato? Il rendimento del fondo forse si sarebbe azzerato con la parcella?
Cordiali saluti.
alessandro un P.F. 26 giugno 2003 00:00
Provo a dire la mia sulla consulenza finanziaria e i P.F. in genere.
Il testo unico sulla finanza stabilisce che la consulenza finanziaria può essere esercitata solo dai soggetti abilitati (Banche e Sim) che per l’offerta fuori sede si avvalgono dei promotori finanziari.
La mia domanda è come si fa ad essere Consulenti Finanziari senza essere fuori legge, visto che questi non sono previsti dal testo Draghi e le banche non te lo fanno fare? E’ discutibile questo approccio del testo unico, ma queste sono le regole e finché non cambiano, le si dovrebbero rispettare.
Le banche potrebbero tranquillamente utilizzare dei consulenti all’interno delle filiali o dei P.F. per l’offerta fuori sede per dare il servizio di consulenza finanziaria. Il servizio ovviamente verrebbe pagato dal cliente come prestazioni di servizio e così si avrebbero guadagni per banca e consulenti o P.F. , e per i clienti che vedrebbero (finalmente sfruttare il mercato finanziario). Ma tutto questo farebbe vedere i costi ai clienti in modo trasparente e tutto ciò in Italia non è possibile.
Far investire i clienti in fondi fa guadagnare molto di più le banche e non per le commissioni di sottoscrizione che potrebbero essere soppiantate dalla parcella per il servizio di investimento, quanto per i costi occulti delle S.G.R. (commissioni di negoziazione, titoli spazzatura all’interno dei fondi, obbligazioni del gruppo dello stessa banca che distribuisce i fondi, insomma tutte quelle cose poco chiare che fanno aumentare i guadagni delle banche).
Riassumendo ci vorrebbe una riforma del sistema. Evitare le commistioni fra banche e S.G.R. e soprattutto far in modo che la consulenza finanziaria sia tolta alle banche ed affidata ad un albo di professionisti che vendano questo servizio ai clienti, che abbiano la responsabilità civile nei confronti dei clienti, come i medici, gli avvocati e quant’altro.
Io intanto resisto a non fare il P.F. non massacrando i clienti, cercando di sopravvivere e attendo la tanta agognata riforma.
A.Pedone http://investire.aduc.i 29 giugno 2003 00:00
Due risposte per Enzo che ha scritto il 22 Giugno e Alessandro che ha scritto il 26 Giugno.
Alessandro non e&#39; correttamente informato sulla normativa in materia di attivita&#39; di consulenza. I servizi di investimento sono definiti nel testo unico della finanza al primo articolo, comma 5 che dice:
Per &quot;servizi di investimento&quot; si intendono le seguenti attivita&#39;, quando hanno per oggetto strumenti finanziari:
a) negoziazione per conto proprio;
b) negoziazione per conto terzi;
c) collocamento, con o senza preventiva sottoscrizione o acquisto a fermo, ovvero assunzione di garanzia nei confronti dell&#39;emittente;
d) gestione su base individuale di portafogli di investimento per conto terzi;
e) ricezione e trasmissione di ordini nonche&#39; mediazione.
Come si puo&#39; vedere non c&#39;e&#39; il servizio di consulenza agli investimenti che e&#39; espressamente citato nel comma successivo come &quot;servizio accessorio&quot;.
Il Testo Unico della Finanza prevede una serie di obblighi e di vincoli per quelli che sono definiti &quot;servizi di investimento&quot; mentre l&#39;attivita&#39; di consulenza finanziaria e&#39; libera.
Chiunque, quindi, puo&#39; esercitare il servizio accessorio di consulenza agli investimenti finanziari con l&#39;eccezione del promotore finanziario che, se vuole rimanere tale, non puo&#39; esercitare la consulenza finanziaria come disposto dall&#39;art. 94 del reg. CONSOB 11522.
Si precisa che la regolamentazione che prevede l&#39;incompatibilita non e&#39; una regolamentazione del servizio di consulenza finanziaria, sulla quale la CONSOB non ha autorita&#39;, ma dell&#39;attivita&#39; di promotore finanziario, il quale, poiche&#39; e&#39; in evidente conflitto di interessi potrebbe abusare dei vantaggi derivanti da questa sua doppia veste.
Sul sito della CONSOB si trovano numerose comunicazioni e orientamenti su questa materia. La comunicazione piu&#39; importante, a questo riguardo, e&#39; la <a href=http://www.consob.it/xp-cgi/cgixpd.exe?exec=DOCUMENT&mode=48&start=0&num=6&fnmr=../template/normativa/fr_norm3.htm&fnmq=../template/normativa/fr_norm1.htm&fnmd=../template/normativa/fr_norm2.htm&q_document_text=98080600%20&q_argomento=%20nor target=nuova>n. DI/<98080600> del 14-10-1998</a> la quale chiarisce che:
<i>che l&#39;attivita&#39; di consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari consiste, in linea generale, nel fornire al cliente indicazioni utili per effettuare scelte di investimento e nel consigliare le operazioni piu&#39; adeguate in relazione alla situazione economica e agli obiettivi del cliente stesso; in particolare, essa e&#39; caratterizzata:
a) dall&#39;esistenza di un rapporto bilaterale e personalizzato fra il consulente e il cliente, fondato sulla conoscenza degli obiettivi di investimento e della situazione finanziaria del cliente stesso, cosi&#39; che le indicazioni siano elaborate in considerazione della situazione individuale dello specifico investitore;
b) dalla posizione di strutturale indipendenza del consulente rispetto agli investimenti consigliati;
c) dall&#39;inesistenza di limiti predeterminati in capo al consulente circa gli investimenti da consigliare;
d) dalla circostanza che <b>l&#39;unica remunerazione percepita dal consulente sia quella ad esso pagata dal cliente nel cui interesse il servizio e&#39; prestato.</b>
Tutto quanto sopra premesso</i>- continua la comunicazione- <i>si conferma che la consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari e&#39; inclusa dall&#39;art. 1, comma 6, del decreto legislativo n. 58/1998 fra i servizi accessori; l&#39;esercizio professionale nei confronti del pubblico di tale servizio non e&#39; riservato agli intermediari autorizzati a prestare servizi di investimento in Italia ai sensi del decreto legislativo n. 58/1998. La prestazione del servizio di consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari <b>e&#39; pertanto libera e puo&#39; esplicarsi sia in forma individuale che in forma societaria</b></i>
A Enzo vorrei rispondere sul problema del costo della consulenza indipendente, non priva di aver ricordato, pero&#39;, per correttezza, che chi scrive svolge professionalmente l&#39;attivita&#39; di pianificatore finanziario indipendente. Il problema dei promotori finanziari non e&#39; tanto legato al fatto che possono vendere solo i prodotti della casa. Questo non e&#39; piu&#39; vero ormai da molto tempo. La maggioranza delle reti vendono prodotti di tante societa&#39; di gestione italiane ed estere. Che il prodotto sia di questa o quella casa, il problema e&#39; che ha un costo esagerato rispetto a quello che si puo&#39; trovare sul mercato ed il promotore non puo&#39; proporre gli strumenti a costi ridotti altrimenti lui non percepisce nessuna commissione.
Un pianificatore finaniziario indipendente consiglia ai propri clienti strumenti molto efficienti (come titoli obbligazionari, ETF, ecc.) che, oltre a non avere - ovviamente - nessun caricamento, gli permettono di risparmiare, mediamente, almeno un 2% all&#39;anno di commissioni di gestione. La parcella del professionista, quindi, viene immediatamente ripagata dal risparmio di commissioni.
Amedeo C. 29 giugno 2003 00:00
Mi rivolgo a tutti i colleghi P.F. ed anche a tutte le Associazioni dei consumatori, in quanto penso che il desiderio di tutelare i clienti di prodotti finanziari sia comune ad entrambi, ma i primi hanno più difficoltà a farlo a causa del monomandato.
La mia domanda e/o riflessione è questa... Visto che diventare o fare i Consulenti Indipendenti in Italia è difficile, per vari motivi (rischio professionale, &quot;impreparazione culturale&quot; dei clienti nell&#39;accettare questa nuova figura, etc.), non si potrebbe cominciare a migliorare le cose abolendo il monomandato? Di certo non sarà la soluzione a tutti i &quot;mali&quot; della promozione finanziaria, ma comunque lascerebbero la possibilità ai P.F. di scegliere tra un numero maggiore di prodotti. Lo dico perché, in qualità di P.F., a volte mi sento frustrato dal fatto di riuscire a fare (almeno ci provo) una buona pianificazione finanziaria ai clienti per poi rendermi conto di non avere tutti gli strumenti finanziari a disposizione per attuarla, oppure di doverne scegliere uno tra i pochi a mia disposizione pur sapendo che potrei offrire un servizio migliore al mio cliente proponendogli il servizio/prodotto di un&#39;altra società. Si ritorna sempre al problema del Conflitto d&#39;interessi ed allo scontro con la potente lobby delle Banche.
Io mi chiedo, ma abolendo il monomandato, senza per forza dover fare i Consulenti indipendenti, i P.F. non potrebbero prendere la provvigione sul prodotto/servizio proposto direttamente dalla Banca che lo offre, come succede ora solo con la Banca da cui ha ricevuto il mandato? Forse sto dicendo una stupidaggine irrealizzabile, ma se è così prego chiunque ne sappia più di me di spiegarmi perché...
Spero che le Associazioni dei consumatori spingano anch&#39;esse in questa direzione, farebbero il bene non solo dei clienti, ma anche di noi P.F. che cerchiamo di svolgere il nostro lavoro con coscienza e &quot;professionalità&quot;. Ciao a tutti i colleghi.
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