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pinetree 15 maggio 2008 00:00
Sergio, un bel discorso, ma non ne farei un dramma, non c'è alcun aumento di fatacci, veniamo solo meglio informati.
Harakiri 16 maggio 2008 00:00
Questo contributo alla riflessione è bellissimo per profondità e accorata passione.

Molti gli spunti di riflessione e penso che s'imponga un'analisi degli strumenti formativi della nostra società.

E' ora di smetterla con lo stupore a ogni tremendo fatto di cronaca e cominciare a interrogarci su cosa possiamo fare e dove falliamo.

Mi piacerebbe che tu sviluppassi le analisi sui punti conclusivi del tuo intervento: il ruolo delle istituzioni; immagino ti riferisca a famiglia, scuola, istituzioni politiche. Non mi è chiaro invece il riferimento alla Chiesa; in che senso? quali le responsabilità della Chiesa?

Quando leggo che qualcuno ritiene che Lorena abbia avuto quel che si meritava... beh che dire, mi diviene chiaro perchè la nostra società si sta imbarbarendo.

Grazie per il tuo contributo.

PS: dubito che questo intervento riscuoterà l'attenzione che merita... ma ormai sono abituato al tuo utilizzo "futuristico" del forum.
Sergio 16 maggio 2008 00:00
Caro Pinetree,
mi sembra che la tua lettura dei fatti (“veniamo solo meglio informati”) sia riduttiva.

L’informazione sui fatti di cronaca nera è sempre stata presente e diffusa: ci campavano diffusissimi rotocalchi e se dai un’occhiata agli archivi Rai scoprirai quanto spazio era dato a questi fatti anche negli anni in cui c’era molta “pruderie” ad affrontare certi temi: pensa al “massacro del Circeo”, tanto per fare un esempio.

Le statistiche ci dicono che i reati di violenza verso le donne sono lontani dal diminuire, anzi segnano un aumento con un parallelo abbassamento dell’età media degli autori dei misfatti.
I “figlicidi” sono tornati ai livelli degli anni ’70.
Solo nel caso della pedofila (che io chiamerei più correttamente violenza sessuale contro i minori) posso concordare con te: questo tema era una volta un autentico tabù; si trattava e si tratta tuttora di una violenza che si consuma in maggioranza tra le mura domestiche: e tutto ciò che poteva ledere l’immagine sacralizzata della “famiglia” non doveva emergere. Così come restava confinata tra le mura domestiche la violenza contro le mogli.

Anche il fenomeno della violenza nelle scuole (il cosiddetto bullismo) è in aumento (una volta c’era il “nonnismo”, fenomeno che riguardava l’ambiente delle caserme militari e del servizio di leva): con casi ormai sistematici di livelli crescenti di virulenza.

Quindi, starei ben attento a sottovalutare quanto accade sotto i nostri occhi. Il fatto stesso che questi casi (sempre esistiti, ciò è vero) siano in aumento o comunque non diminuiscano è un segnale inequivocabile che la nostra società non fa progressi, nonostante sia oggi universalmente più accreditata la cultura della tolleranza, del rispetto della donna, dei “diversi”, dei minori…
Non ti sembra che evidentemente la nostra società non abbia fatto progressi nella capacità di cogliere i tanti segnali di disagio?
Pertanto, trattiamo ogni tragico caso come se fosse un fulmine a ciel sereno: non è così.
IVAN 16 maggio 2008 00:00
Curioso tempismo, Sergio. Ho appena postato un commento sulla tragedia di Niscemi (la 14enne incinta ammazzata dai suoi 3 fidanzatini), che ripropongo come (parziale) contributo al tuo post.
Vedrò di scrivere qualcosa di più specifico sui “Mostri” in seguito. Saluti.
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Il fatto in sé è tremendo, tuttavia in definitiva dovrebbe riguardare solo la questura del paese in cui è accaduto.
Per questo, senza cinismo, lo definirei un episodio marginale.

Quello che mi preoccupa è il messaggio di fondo che esprime, perché ravviso lo STESSO potenziale distruttivo in tanti adolescenti. Veramente tanti.

Certo, non intendo dire che per noia si metteranno tutti ad accoppare i propri coetanei; la stessa “malattia” può manifestarsi con “sintomi” diversi, magari meno estremi, ma egualmente inquietanti.

Episodi simili sono sempre accaduti anche in passato; tuttavia restavano fatti di follia ISOLATA, non erano riconducibili al sintomo di un malessere giovanile dilagante.
Per essere schietti, i vecchi sani valori come rispetto, dignità, autostima e senso di responsabilità non sono più visti dai giovani come modelli di riferimento.

Gli adolescenti sono infatti circondati da messaggi in cui chi possiede questi valori viene usato come zerbino, e inevitabilmente molti di loro finiscono col chiedersi “e chi me lo fa fare di sforzarmi di essere una persona decente?”

Logico che, in assenza di un'alternativa, non rimanga che il vuoto morale, il senso di fatalismo, la dissolutezza. Che se attecchisce a quell'età diviene solo una bomba a tempo.
Per quei tre disgraziati minorenni la “bomba” è esplosa in fretta...ma per tutti gli altri?

Spero di non essere l'unico a cui, sulla questione, è scattato l'allarme rosso.

Ivan

Sergio 16 maggio 2008 00:00
Ivan, avevo letto il tuo intervento inserito nella discussione originaria e a essere sincero è stato proprio il commento di Cronista, a chiusura del suo intervento in quella discussione, ad avermi stimolato ad aprire questa discussione che, come giustamente prevede Harakiri, dubito riuscirà ad alimentarsi adeguatamente.

In questi ambiti, non esistono verità scientifiche, ma solo verità storiche alle quali si può giungere con ragionamenti argomentativi. Ed è quello che sto iniziando a fare, consapevole dei limiti dello strumento adottato: il forum.
I ragionamenti argomentativi perché siano efficaci devono essere calibrati tenendo conto del pubblico a cui ci si rivolge che, in questo caso, è ovviamente non predeterminabile.
Da qui la debolezza intrinseca nel mio sforzo: solo la partecipazione attenta, interessata e disponibile potrà evitare che questa discussione diventi un parlarsi addosso.
DE pravato 16 maggio 2008 00:00
I Mostri... i nostri 4 saggi:

Sergio
Harakiri
IVAN
pinetree
...

Se ci fosse anche Lucio Musto sarebbe un bel pentacolo,

mentre con le grandi labbra di Andrea 37 anni, ultimamente riciclato in A3...

fanno pensare a .... .....
IVAN 16 maggio 2008 00:00
Sergio, va benissimo così. Niente profezie sullo “share”; stai facendo un gran bel lavoro e tanto basta.
All'autore del forum “parallelo” (che NON è uno scemo, credimi) semplicemente piace scrivere degli anti-pensieri proprio per attirare gli “insultatori”. È contento lui e sono contenti loro. Secondo me stavolta ha un po' esagerato, ma sono affari suoi.
Anche qui abbiamo un genio che si limita a leggere i nomi, tanto sa già che i loro commenti sono solo delle grandi cazzate. Sempre affari suoi. La sola cosa che conta è ciò che ci AGGIUNGE qualcosa, visto che in un forum non è possibile TOGLIERCI qualcosa...no?

Sergio 17 maggio 2008 00:00
No, Harakiri, non attribuisco responsabilità alla Chiesa o ad altre autorità religiose.
Propongo solo una riflessione sul processo formativo religioso, e mi soffermerò sulla Chiesa Cattolica.

La religione Cattolica, e il messaggio cristiano nel suo insieme, può, mi sembra una ovvietà, incidere positivamente nell’infondere nei giovani principi e valori di amore, fratellanza, carità, rispetto per l’altro. Pensa al semplice e fondamentale insegnamento cristiano: “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.

La scelta religiosa segue un iter formativo che inizia con il battesimo, scelto nella quasi totalità dei casi dai genitori, e si conclude nella sostanza con la cresima, intorno ai 12 anni: età in cui avviene, molto spesso, la “confermazione”.
L’iter formativo del cattolico è così sostanzialmente concluso (conclusione reale, che non corrisponde con la visione pastorale della Chiesa, a cui segue, sovente, il lento ma continuo allontanamento dalla Chiesa).
La cresima dovrebbe coincidere con “l’età della discrezione”, ma prevale sulla scelta consapevole l’aspetto sacramentale come corroborante del cammino di iniziazione cristiana nell’età in cui si affacciano le prime tentazioni della pubertà.
Insomma, si privilegia il “potere del sacramento”, che grazie allo Spirito Santo dovrebbe aiutare il giovane a comportarsi da cristiano, sul potere della consapevolezza, che razionalmente porta ad assumere comportamenti coerenti con i valori che si è scelto di porre a fondamento del personale progetto di vita.

Svolgo quindi una riflessione sulla capacità di formare “cristiani”.
Purtroppo mancano studi analitici, ma i pochi dati disponibili confermano che frequentemente i giovani autori di efferati crimini sono, nominalmente, “soldati di Cristo”.
Con ogni probabilità anche gli autori del barbaro assassinio di Lorena sono stati battezzati, hanno fatto la prima comunione e sono stati pure cresimati. Hanno cioè portato a termine l’iter sacramentale previsto nel percorso formativo di un buon cattolico.
Non fraintendetemi, non intendo attribuire alla Chiesa alcuna responsabilità.
Propongo solo una riflessione sulla capacità della Chiesa di creare valori e produrre comportamenti cristiani.
Se anche la religione diviene un fatto routinario, una pratica quasi burocratica… avremo disperso quel valore fondamentale (e spesso unico) che la religione può rappresentare nella formazione di un cittadino, di un adulto.
Alla dispersione scolastica avremo aggiunto la dispersione religiosa (che infatti è elevatissima).
C’è forse troppa attenzione agli aspetti “statistici” del nostro essere un popolo di cattolici rispetto al percorso formativo che deve far maturare la scelta religiosa.
Documenti ufficiali delle Diocesi italiane lanciano spesso l’allarme sulla scristianizzazione della nostra società.
C’è del vero in questo allarme.
Non sarebbe allora opportuno che la somministrazione dei sacramenti sia l’effettiva conclusione e certificazione della consapevole e volontaria adesione ai valori religiosi?
Non sarebbe opportuno avere forse meno “soldati” ma più motivati e solidi?
Non sarebbe opportuno ridare valore ai sacramenti, rinunciando agli aspetti festaioli e conformistici che spesso accompagnano le cerimonie religiose?
L’anticipare a un’età così precoce la scelta religiosa, non rischia di svilirla a pura formalità? Non rischia di essere vissuta da tanti giovani come la "finalmente conclusa catechesi"?
Non rischia di accentuare l’aspettativa “talismanica” dei genitori, che confidano così che la luce dello Spirito Santo guidi i figli?
Anche la Chiesa, che approccia tantissimi giovani ed è un’importante realtà di socialità morale e civile, oltre alla famiglia e alla scuola (che nella formazione fallisce clamorosamente, ma su questo tornerò con altro intervento), dovrebbe a mio avviso interrogarsi sulle ragioni del fallimento della propria opera formativa.
Però, ribadisco, analisi delle ragioni di un fallimento, ma nessuna responsabilità sociale, che invece è attribuibile alla famiglia, alla scuola, alle istituzioni politiche locali e nazionali, oltre ovviamente a ogni singolo individuo.
pinetree 17 maggio 2008 00:00
Sergio, Capisco che parlando dell'Italia, si attribuisce alla chiesa il ruolo di costruire giovani in un modello che la chiesa ritiene giusta.

Nel immenso bagaglio di apprendimento che devono fare i giovani per crescere la chiesa offre una parte limitata e non è neanche indispensabile.
Io parlo da Ateo, la scuola dovrebbe insegnare molte cose da una visione più scientifico, il contatto con la gente, l'insegnante, la famiglia provedono tramite l'esempio a completare il lavoro.
Sergio 17 maggio 2008 00:00
Caro Pinetree,
non mi sembra di aver attribuito alla Chiesa "il ruolo di costruire giovani".
Ho svolto una riflessione sulla formazione religiosa, sulla frequente adesione "formale" e non "sostanziale" alla religione, sulla dispersione religiosa...

Se un giovane "soldato di Cristo" compie atroci reati, possiamo dire che anche la formazione religiosa ha fallito?

Attenti alla semplificazioni.
Mi sembrava di essere stato chiaro, e anche ripetitivo, nell'affermare a chi competono le responsabilità.
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