Io
22 maggio 2008 00:00
Non sono contrario alla pena di morte, per certi reati (tipo stragi, ecc).
Il fatto è che la ritengo inapplicabile proprio perchè pena "irreversibile".
Ma non mi sento moralmente un mostro; chi massacra altre persone non ha più alcun diritto, vale zero.
Forse però sarebbero meglio i lavori forzati a vita.
Anche io ho compassione per te che cerchi di imporre la tua visione delle cose giudicando la moralità altrui.
cecco
22 maggio 2008 00:00
"la risposta finale"
HA PARLATO L'ORACOLO
COSI' E'. SE VI PARE.
pio
22 maggio 2008 00:00
mettiamola cosi.......un pluri assassino beccato in flagranza con la pena di morte,non
ucciderà piu nessuno.
attualmente uccidera ancora.
IVAN
22 maggio 2008 00:00
Per “Io”
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Benissimo. La compassione è sempre benvenuta.
Quanto poi al “giudicare la moralità altrui”, è una tua sparata personale.
A parte che non faccio il “giudice”, come potrei giudicare qualcosa che non c'è?
La questione è proprio L'ASSENZA di un codice morale da parte dei “Boia-a-parole”.
Infatti, appena si comincia ad acquisire un minimo di fondamenti etici, il Rispetto della Vita (propria ed altrui) è la prima cosa che ci appare.
Senza di questo, non può esserci ulteriore sviluppo, e si rimane al livello primordiale di coloro che – paradossalmente – si vorrebbe eliminare.
Cambia solo la manifestazione esteriore – uno uccide, l'altro no – ma la moralità di fondo (“questo merita di morire”) è la stessa.
Non lo dico io, è una Legge della Natura Umana. Discuti pure con lei – dentro di te – ma vedrai che ti dirà le stesse cose.
luigi
22 maggio 2008 00:00
Pio ,condivido pienamente il tuo pensiero.
DE pravato
23 maggio 2008 00:00
Mica vero, caro pio!
Il chirurgo carnefice metterà in piazza tutti i suoi aborti, per farne sempre di più a mettersi pure i quattrini in tasca!
IVAN
23 maggio 2008 00:00
(da PIO:)
<< Mettiamola così...Un pluri assassino beccato in flagranza, con la pena di morte non ucciderà piu nessuno. >>
No, caro Pio, non la “mettiamo così” affatto.
In quel caso, il pluri-assassino sarebbe...lo Stato stesso.
Si può mettere un criminale in condizione di “non uccidere più nessuno” anche senza dover per forza scendere al suo livello.
Opzioni coscienziose invece di incontrollate reazioni emotive: <u>questa</u>, è <i>Civiltà</i>.
io
25 maggio 2008 00:00
"Quanto poi al “giudicare la moralità altrui”, è una tua sparata personale. "
La sparata purtroppo, e sottolineo purtroppo, l'hai fatta tu.
"Non lo dico io, è una Legge della Natura Umana."
E chi l'ha scritta?
"Discuti pure con lei – dentro di te – ma vedrai che ti dirà le stesse cose."
No, per me esistono le leggi della convivenza civile. Dove le bestie (senza offese a quelle vere) non devono avere cittadinanza.
IVAN
26 maggio 2008 00:00
(da “Io”:)
<< La sparata purtroppo, e sottolineo purtroppo, l'hai fatta tu. >>
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Così? Punto? Alè, si rimanda la palla al mittente senza argomentazioni, così non può controbattere...Hai un curioso concetto di “motivare le affermazioni”.
Non aver paura, non cerco di impormi a nessuno. Se non è la prima volta che scrivi su un forum, saprai già quali siano i suoi limiti di espressione.
Leggi di più fra le righe. Diventare subito aggressivi non porta a niente, per nessuna delle parti. Meglio sempre dare il beneficio del dubbio di aver frainteso qualche passaggio, fino a ulteriori chiarimenti; ecco perché le argomentazioni, condivisibili o meno, sono importanti. Ci siamo almeno fin qui?
Topesio
26 maggio 2008 00:00
Che in questo forum pullulino rozzi forcaioli, anche se siamo nell'anno di grazia 2008, la dice veramente lunga sul livello intellettuale di costoro.
Poveracci...
pio
26 maggio 2008 00:00
"Si può mettere un criminale in condizione di “non uccidere più nessuno”
Ivan ma tu dove vivi?
in quale stato?
Il pirata-killer resta in cella
«Ma è omicidio colposo»
19:22 CRONACHE Confermato il fermo per Lucidi che giovedì scorso ha falciato e ucciso una coppia di fidanzati in scooter. Derubricata l'accusa . La difesa: «Chiederemo i domiciliari»
scommettiamo quanto restera in galera?
scommettiamo che uccidera ancora?
caro Ivan..... SCOMMETTIAMO?
e se la prossima volta falcera te o qualcuno dei tuoi?
cacca
27 maggio 2008 00:00
A TOPPEEEEEE
arivvaffanculooooo
mer*****o
IVAN
27 maggio 2008 00:00
(da PIO:) << Ivan ma tu dove vivi? In quale Stato? >>
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Caro Pio, io vivo sul pianeta Terra...e cerchiamo di restarci entrambi coi piedi ben piantati, se vogliamo arrivare a una qualche conclusione sensata, ok?
Gli esempi che riporti non hanno pertinenza con quanto ho scritto. Permettimi di farti mente locale:
“Si può mettere un criminale in condizione di non uccidere più nessuno anche senza dover per forza scendere al suo livello. Opzioni coscienziose invece di incontrollate reazioni emotive: questa, è <i>Civiltà</i>.”
“</i>SI PUÒ</i>”, ovvero è possibile; non significa che attualmente ci sono già queste condizioni.
È OVVIO che l'attuale sistema giudiziario (italiano, nel caso) è fatto a cacchio di cane: questo è fuori discussione, non hai bisogno di convincermi ricordandomi episodi di malagiustizia.
Depenalizzazioni, indulti, prescrizioni, amnistie...Credi che intenda questo, quando parlo di “opzioni coscienziose”?
La mia prospettiva riguardava ben altro. Un sistema che ancora NON C'È, ma per avvicinarsi alla sua realizzazione dobbiamo perlomeno NON AGGRAVARE il già malandato stato di cose attuale applicando una cura peggiore del male stesso.
<< E se la prossima volta falcerà te o qualcuno dei tuoi? >>
Questa voglio prenderla come una battuta. Come dire: se sei personalmente coinvolto, sei obbligato (e autorizzato) a reagire in modo impulsivo e bestiale.
E se anche succedesse, non sarà certo perché qualcuno non lo aveva messo su una sedia elettrica come misura preventiva.
Su questo sì che accetto la scommessa.
Sergio
28 maggio 2008 00:00
La pena di morte è una allegorica caricaturale trasfigurazione della vita concepita come pena.
Contrariamente a quanto da tanti affermato, non esistono esigenze di sicurezza che rendono necessaria la pena di morte.
Per definizione si tratta di una pena inflitta a chi, condannato dopo un processo, è sottoposto a un regime di carcerazione.
Ergo, l’individuo è già nelle condizioni di non arrecare danno alla collettività. Non sarebbe ucciso per motivi di sicurezza, ma la sua morte servirebbe da monito ad altri; quindi si sacrificherebbe una vita per una presunta valenza di deterrenza e non di sicurezza. Presunta perché i dati ci dimostrano che la pena di morte non è per nulla un deterrente.
Riguardo al tema spesso invocato della “certezza della pena” e della "esemplarietà della pena", ritengo che la pena non diventi più certa col crescere dell’entità.
In Italia, purtroppo, pene piccole e grandi sono incerte e rimarrebbero tali anche introducendo la previsione della pena di morte.
Per dare certezza alle pene bisogna agire sui codici di procedura e sull’amministrazione giudiziaria, ma a momte serve volontà politica che mi sembra molto latitante.
Aggiungo che la pena di morte, per la caratteristica intriseca di irreversibilità, non lascia spazio a rimediare a sempre possibili errori giudiziari.
Discutere intorno alla pena di morte, significa porsi interrogativi su quale debba essere la funzione della pena.
In molte comunità arcaiche chi commetteva delitti gravi era allontanato dalla comunità.
La pena era il ripudio dalla comunità. Anche gli Stati moderni hanno utilizzato questa tecnica, pensate ai bagni penali nelle colonie (Papillon, vi ricorda qualcosa?).
Oggi questa soluzione è praticata con le istituzioni carcerarie che dovrebbero essere finalizzate a creare le condizioni per il reinserimento di chi delinque. Inutile nascondersi che in certi casi questo obiettivo (presente anche nel nostro ordinamento) non è perseguibile per le caratteristiche del soggetto e per i limiti della nostra cultura e capacità di recupero, ma in tanti altri casi l'obiettivo non è raggiunto per i limiti oggettivi e strutturali delle nostre carceri (per questo talvolta il carcere si trasforma in una scuola del crimine).
Imporsi di non praticare la pena di morte richiama l’obbligo di adoperarsi per il miglioramento della struttura carceraria perché possa essere coerente con l’obiettivo costituzionale del reinserimento.
Possiamo anche prevedere che il carcere abbia una esclusiva funzione segregativa (cosa che avviene con la condanna all’ergastolo, per esempio), ma questa ipotesi dovrebbe essere estremamente limitata a casistiche estreme e strettamente correlata ai limiti delle capacità e tecniche di recupero cui facevo riferimento prima.
Troppo spesso, invece, rinunciamo alla funzione di recupero per inerzia e incapacità di prevedere forme di pena alternative alla pura segregazione.
Così, molti entrano in carcere per piccoli reati ed escono delinquenti patentati.
In linea di principio sono contrario perfino all’ergastolo perché con la previsione di questa pena si abdica aprioristicamente alla funzione di reinseriemnto della pena non in riferimento al soggetto specifico ma in relazione a figure di reato.
La repressione del crimine è una funzione indispensabile che deve essere esercitata chiedendosi prioritariamente che tipo di società vogliamo e su quali leve vogliamo agire per migliorarla.
Stefano
28 maggio 2008 00:00
Leggo oggi l'intervento di Ivan...o meglio, mi sforzo di leggerlo, ma già alla terza riga mi rendo conto di essere di fronte all'ennesimo mitomane con cui non vale la pena neanche interloquire.
Sottoscrivo le posizioni di "Io" e di "Pio", e a voi, cari "Ivan" e "Topesio" (e a tutti quelli come voi), senza mandarvi a fare in culo - anche se questo Forum è abbastanza democratico da consentirlo - auguro di essere un giorno nella vita genitori del prossimo Tommaso Alessi, fratelli della prossima Sonia Di Gregorio (giovane moglie massacrata a Cino - Bg - se non sbaglio nel 2001), mariti della prossima Giovanna Reggiani trucidata da un rom....
Poi ne sentiremmo delle belle, altro che pippe mentali.
Sergio
28 maggio 2008 00:00
La scelta delle parole non è mai casuale.
Si può non condividere nulla di quanto ha scritto Ivan, ma perché definirlo mitomane?
Si può non condividere nulla di quel che ho scritto io o altri partecipanti a questa discussione, ma perché augurare agli altri dolore e sofferenze?
Perché ritenere che se su una questione si hanno posizioni differenti dalla propria allora si è meritevoli delle più atroci sofferenze?
Perché pensare che se si è contrari alla pena di morte allora si è insensibili al dolore e alla sofferenza altrui, tanto da meritarsela?
Ma torniamo alle parole utilizzate da Stefano.
Cita tre casi di cronaca.
Nel caso di Tommaso (un bambino barbaramente ucciso da rapinatori) commette Stefano l’errore di unire vittima e presunto carnefice: Alessi è infatti il cognome del presunto assassino; Tommaso Onofri è invece la piccola vittima. Nulla ci dice Stefano dell’assassino: l’imputato è un italiano, il suo complice anche; coinvolta anche una donna, anch’essa italiana.
Sonia Di Gregorio: “giovane moglie massacrata a Cino - Bg” (Cino in realtà è nei pressi di Sondrio); già, ma massacrata (nel 2000 e non nel 2001) da chi? Dal marito, può essere intuito dato che usa il termine moglie; già, dal marito, anch’esso italiano. Ma l’attenzione di Stefano anche in questo caso è solo sulla vittima e sul suo status di moglie.
Giovanna Reggiani: uccisa, anzi no, “trucidata da un rom”. In questo caso Stefano distingue vittima e carnefice e ci fornisce anche altri elementi del carnefice: è un rom. E tanto basta per aggiungere i puntini di sospensione.
Forse voleva aggiungere che è stata una donna rom a denunciare l'assassino.
Usa il termine "trucidata", sebbene la vittima sia morta in ospedale dopo due giorni.
Sono solo insignificanti dettagli?
Può darsi, intanto sui rom e sui romeni si è scatenata una sorta di generale criminalizzazione.
Invece di interpretare questo caso come un ennesimo atto di violenza contro una donna, diviene il simbolo della necessità di cacciare i rom e i romeni; e già l’assassino è romeno ma viveva in un campo abusivo di rom.
A qualcuno passa in mente che ogni tre giorni in Italia c’è una Sonia Di Gregorio? E i carnefici sono i loro “amori”?
A qualcuno passa in mente che sono numerosissimi i casi di donne stuprate e assassinate? E che lo stupro fino al 1996 era considerato in Italia un semlice reato contro la morale pubblica?
Non è che per caso vada combattuta una cultura violenta, sessista e maschilista che ha prodotto tutto ciò?
Anche nel recente caso di Lorena, qualcuno ha affermato che “ha avuto quel che si meritava”.
A qualcuno passa in mente che mediamente in Italia ci sono 7 denunce al giorno per stupro? Ovviamente significa che i casi totali sono ancora più numerosi, per il semplice motivo che non tutte le violenze si traducono in denunce. E già, perché solo il 3,5% dei casi di stupro è commesso da persone estranee alla vittima; in tutti gli altri casi si tratta del marito o convivente, del fidanzato o ex fidanzato, di un parente o un amico.
Ma se un marziano arriva in Italia ha la sensazione leggendo i giornali o ascoltando la TV che le donne italiane sono violentate esclusivamente da romeni, rom e extracomunitari.
Ma è chiaro, se ci liberiamo dei rom e dei romeni staremo tutti meglio e più tranquilli e se ci liberiamo anche degli italiani violenti, pedofili, ladri, assassini, stupratori, corrotti e corruttori, mafiosi, fannulloni, vandali, sporchi, drogati, omosessuali, transessuali, travestiti, alcolizzati, incivili, piromani, inquinatori, truffatori, accattoni, maleducati, pornografi, insozzatori… staremmo ancora meglio.
E già, ma come? Con la pena di morte, no; che domande!
ennesimo mitomane
28 maggio 2008 00:00
Grazie per gli auguri, e complimenti per la tua profonda sensibilità. Un vero <i>swami-husnamus</i>.
Hai ragione su tutto, compreso che non vale la pena di interloquire.
IVAN
28 maggio 2008 00:00
Caro Sergio, al solito – analizzando la cosa dal punto di vista globale – hai sfiorato un'infinità di temi interessanti.
In sintesi, direi che la questione possa dividersi in due principali punti di vista: quello etico, e quello giuridico.
Sul punto di vista etico inutile soffermarsi.
Veniamo all'analisi del punto di vista giuridico.
- DETERRENZA
“La condanna capitale di un trasgressore dissuaderebbe altre persone dal commettere lo stesso reato”.
Questo è un falso mito alimentato dai sostenitori della pena capitale.
Probabilmente si accontentano di parlare in via <i>teorica</i>, e tanto basta.
Ma se andiamo a consultare le statistiche, vediamo che <i>nella pratica</i> non è affatto così.
http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/esteri/pena-di-morte/la-deterrenza/la-deterrenza.html
http://www.amnesty.it/system/galleries/download/pdm/Documenti_-_Pena_di_morte_e_deterrenza.pdf
- CERTEZZA DELLA PENA
Il nodo cruciale della deterrenza.
Paradossalmente, la certezza della pena per il furto di una mela è più “deterrente” che l'incertezza della pena per omicidio volontario.
Questo è un esempio esagerato, ovviamente, però rende l'idea della questione di fondo.
<< In Italia, purtroppo, pene piccole e grandi sono incerte e rimarrebbero tali anche introducendo la previsione della pena di morte. >>
Questa frase riassume molto bene il punto.
L'applicazione automatica “Reato/Pena” estinguerebbe di per sé le velleità di commettere il reato stesso, QUALE CHE SIA LA PENA PREVISTA.
Inutile quindi inasprire la minaccia di una pena, quando – a monte – i sotterfugi per poterla aggirare rimangono inalterati.
- SICUREZZA
<< Contrariamente a quanto da tanti affermato, <u>non esistono esigenze di sicurezza che rendono necessaria la pena di morte</u>.
Per definizione si tratta di una pena inflitta a chi, condannato dopo un processo, è sottoposto a un regime di carcerazione.
Ergo, l’individuo è GIÀ nelle condizioni di non arrecare danno alla collettività. >>
Impeccabile. Il punto è: da lì in poi?
Il giorno dopo il carcerato potrebbe evadere, o essere rilasciato per cavilli legali, o rischiare di tornare a compiere delitti una volta scontata la pena...
Quindi? Semplice: lo si accoppa subito, e chi s'è visto s'è visto. (Oggesù...)
Il sistema carcerario (o “punitivo”) va riformato, su questo non ci sono dubbi.
Purtroppo molti interessi privati (da parte di coloro che detengono la possibilità di farlo) ostacolano questo rinnovamento.
E allora la contraddizione e l'inadeguatezza della Giustizia alimentano il malcontento e le reazioni emotive della popolazione, provocando tensioni e aumento dei reati stessi. Un circolo vizioso.
Comunque questo è un argomento troppo ampio per esaurirlo in una botta.
In definitiva, il tutto può essere condensato in una semplice domanda:
Stante che la Società attuale è giuridicamente imperfetta...CHE TIPO DI SOCIETÀ VOGLIAMO?
Qual'è il PROGETTO da seguire? Continuare a mettere un mattoncino dopo l'altro a casaccio, creando contraddizioni a non finire? Tappare una falla aprendone altre due più grandi? Creare un Regime basato sull'assassinio legalizzato?
Oppure...
Io sarei per "oppure".
Topesio
28 maggio 2008 00:00
Caro Stefano, allora vorrà dire che a fare in culo ti ci mando io, per via delle sconcezze che scrivi e neanche sto a spiegartele, giacché è più che evidente che non capisci un emerito cazzo!
Bertoldo
28 maggio 2008 00:00
La madonna, Stefano, hai pensato prima di scrivere... o hai solo vomitato sulla tastiera?
Non leggi i posts, non dai una sola argomentazione, anzi insulti chi le da...e quella cazzata dei parenti delle vittime sai solo te cosa centra, boh??
Tutto bene, sì, ammazziamo a destra e a manca, tanto che ti frega, mica riguarda te...
E invece riguarda proprio quelli come TE, fessacchiotto, ossia quelli sempre in cerca di un buon motivo per dare la morte a qualcuno. Ci hai pensato,genio? Ovviamente no!!!
Ma daltronde da un ottuso forcaiolo decerebrato non c'è da aspettarsi altro che scriva cazzate. Come la prossima che verrà da te, e che sicuramente non avrai il buon gusto di risparmiarci.
Bertoldo O. (ennesimo mitomane Nr.2)
Stefano
29 maggio 2008 00:00
E bravi i nostri perdonisti a oltranza (sulla pelle degli altri).
Almeno capiste quello che leggete...
Poveracci, mi fate solo pena.
Sergio
29 maggio 2008 00:00
Stefano, cos'è che non avremmo capito?
Spiegaci, un po' così forse capiremo.
Che c'entra il perdonismo con l'essere contrari alla pena capitale?
Spiegaci anche questo, se vuoi.
Sembrerebbe che per te l'unica legge "giusta" sia occhio per occhio.
Ne prendiamo atto, ma non avere troppa pena per noi. Non è necessario, non ci serve la tua pena, ci bastano i tuoi auguri.
Bertoldo
29 maggio 2008 00:00
“Daltronde da un ottuso forcaiolo decerebrato non c'è da aspettarsi altro che scriva cazzate. Come la prossima che verrà da te, e che sicuramente non avrai il buon gusto di risparmiarci.”
^^^^^^^^^^^^^^^^^^
COME VOLEVASI DIMOSTRARE...
Stefano, i forcaioli come te sono così prevedibili che non c'è neanche gusto... vanno solo dal punto A al punto B... Mai un opinione articolata, mai un approfondimento, solo la prima cazzata che gli viene in mente. Bella la vita, quando tutto è sempre 1+1, eh?
IVAN
29 maggio 2008 00:00
Per Sergio (2° intervento)
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Bravo davvero. Hai scelto di trasformare un intervento insulso in un'occasione di approfondimento (anche se credo che Stefano stesse solo fingendo...è dai tempi del mitico “Gabriele” che non si leggevano commenti così sconclusionati).
Questa storia dei ROM clandestini/spacciatori/ladri/pirati/stupratori/parcheggiatori-in-doppia-fila sta diventando davvero patetica. Passiamo oltre, per carità. Sono comunque lieto che si sia finalmente scovata la causa dei mali del pianeta.
Non c'è bisogno di essere un “marziano” per rendersi conto del livello dei nostri media; basta non essere ipnotizzati del tutto. Purtroppo l'assenza di un paragone con un VERO notiziario sta abituando sempre più persone che quello sia L'UNICO modo di riportare i fatti di cronaca.
Stefano
30 maggio 2008 00:00
Purtroppo per l'attività che svolgo non ho tempo a sufficienza per stare al pc a controbattere l'infinità di castronerie di cui infarcite i vostri interventi (e visto che si tratta di "tutti contro uno" me ne servirebbe ancora di più).
Ma anche ad averne, non lo farei per il semplice motivo che dentro certe teste di marmo non ci si entra nemmeno col trapano a percussione, figuriamoci con il dialogo.
Colgo solo l'occasione per rilevare la viscida tattica di Bertoldo (parente di Bertoldino, Cacasenno e Cacacazzo?) che si mette al sicuro dicendo
“Daltronde da un ottuso forcaiolo decerebrato non c'è da aspettarsi altro che scriva cazzate. Come la prossima che verrà da te, e che sicuramente non avrai il buon gusto di risparmiarci.”
^^^^^^^^^^^^^^^^^^
COME VOLEVASI DIMOSTRARE...
così da poter concludere che
1) se gli rispondo, lui l'aveva detto!
2) se non gli rispondo, avete visto come batte subito in ritirata Stefano?
Patetico, ma tipico dei segaioli mentali di tale risma.
Sulle inesattezze poi riguardanti Tommaso ONOFRI, la collocazione geografica di Cino, eccetera, meno male che c'è il Professor Sergio che si premura di trasmetterci parte della sua profonda cultura per poi passare con il resto dell'intervento a confermarci che non ha capito un cazzo di quello che ha letto.
O forse questo è quello che vuol far credere, sviando il discorso su temi che io non ho neanche lontanamente toccato ma che a lui evidentemente stanno molto a cuore....
Confermo, mi fate solo pena: per fortuna di italiani che hanno le tasche piene di bla bla bla come i vostri ce ne sono ogni giorno di più.
Ad maiora (se sapete cosa vuol dire).
Sergio
30 maggio 2008 00:00
Stefano, sostieni che noi non avremmo capito quanto da te scritto; però non spieghi cos'è che non avremmo compreso.
Nel tuo intervento, quello in cui citi 3 casi di cronaca e auguri belle cose a tanti, non c'è nulla da comprendere e analizzare, tranne la scelta delle parole e l'articolazione espositiva.
Questo poteva essere analizzato e questo ho fatto.
Le scelte espressive sono rivelatrici del proprio pensiero.
Se ti sei espresso male e volevi dire altro, con le mie osservazioni ti ho offerto questa opportunità; infatti, ti ho reso evidente come le tue parole possono essere interpretate.
Ovviamente, le interpretazioni possono essere giuste o sbagliate; ma, in questo caso sono le tue scelte espressive che rendono lecite e credibili le mie osservazioni su quello che forse è il tuo pensiero non espresso compiutamente.
Ripeto, non hai espresso concetti, ma solo citato tre fatti di cronaca e... sorvoliamo sul resto.
Ebbene, in queste citazioni che hai fatto compi un cambiamento espositivo: nei primi due casi, con qualche inesattezza, citi esclusivamente le vittime; nel terzo caso citi vittima e carnefice, indicandolo con la qualificazione di rom.
Hai spostato la tua attenzione dalla vittima all'assassino.
Questo è quanto tu ci hai offerto da considerare e questo ho considerato.
Evidentemente ti piace fare auguri... ma chi è il festeggiato di turno?
Topesio
30 maggio 2008 00:00
Stefano, anche a te la mia solita esortazione a rifare le scuole dell'obbligo, ma attenzione: solo dopo aver rifatto anche l'asilo nido!
Circeo, torna libero uno dei killer
30 maggio 2008 00:00
http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_30/circeo_strage_guido_4960e48c-2e19-11dd-bdf6-00144f02aabc.shtml
meni male che non abito a roma.
sotto a chi tocca
IVAN
30 maggio 2008 00:00
Caro Stefano, tu perdona noi, forse noi parlare tropo dificile, io ora parlare facile facile così forse tu capire.
Commenti vanno letti, e se tu no d'accordo tu risponde con argomento a tema e in modo rispetoso. Si chiama “confronto civile”, cerca su vocabolario.
Se tu dice solo vafaculo a tuti e basta, tu fa solo figura di povero cojone che ha gravi lesioni a parte sinistra di cervelo. Tua cacca no serve a nessuno, qui. Ma tu non ha solo cacca da ofrire, vero? Ciao.
Stefano
30 maggio 2008 00:00
Caro (?) Ivan, se il tuo cervello ragionasse ALMENO in modo pari a come hai scritto il tuo ultimo intervento saresti già un bel pezzo avanti.
IO sono quello che non legge gli interventi, vero?
Tu invece li leggi così bene che ci vedi anche quello che non c'è, purchè serva a insultare.
Capisco di chiedere troppo ai tuoi due neuroni, ma per favore potresti fare il copia/incolla del passaggio (o dei passaggi) in cui io avrei mandato a fare in culo qualcuno?
Impara a leggere, prima di scoreggiare con il cervello.