Spawn
23 maggio 2008 00:00
LA COLPA E' SOLO DEGLI ITALIANI CHE HANNO VOTATO PER ANNI E ANNI CERTA GENTE...QUESTI SONO I RISULTATI DELLA MENTALITA' BUONISTA E DI SOLIDARIETA'(IPOCRITA PERCHE' SOLO PER ALCUNI)E DELLA IDEOLOGIA IMPERANTE IN QUESTO PAESE
Sergio
23 maggio 2008 00:00
Non mi torna quanto scrive Nonsenepuoveramente.
Per aver diritto all’assegno sociale è necessario essere titolare di Carta di Soggiorno (art. 80, comma 19, della legge n. 388/2000). Per ottenerla è necessario essere residenti in Italia da almeno 6 anni, essere titolari di permesso di soggiorno, avere un reddito sufficiente per il sostentamento proprio e dei familiari a carico. Se il nucleo familiare è composto da 3 o 4 persone il reddito minimo deve essere pari al doppio dell’importo annuo dell’assegno sociale. Inoltre, la carta di soggiorno non può essere rilasciata allo straniero per il quale sia stato disposto il giudizio per uno dei delitti di cui all'art. 380 c.p.p. nonché, limitatamente ai delitti non colposi previsti dall'art. 381 c.p.p., o pronunciata sentenza di condanna anche non definitiva, salvo che abbia ottenuto la riabilitazione; ne è disposta la revoca se è stata emessa sentenza di condanna anche non definitiva per i predetti reati.
Il ricongiungimento familiare è consentito per coniuge e figli minori che possono chiedere la carta di soggiorno, anche se non risiedono in Italia da almeno 6 anni, se il familiare al quale si ricongiungono è titolare di carta di soggiorno e dispone di un reddito sufficiente per tutti.
Può richiedere la carta di soggiorno anche il genitore di un cittadino italiano o comunitario residente in Italia.
Non comprendo quindi i riferimenti all’Albania o a paesi africani che non mi risultano ancora parte dell’UE.
Il ricongiungimento familiare è consentito ai titolari di permesso di soggiorno per coniuge e figli; è esteso anche ai genitori che nel paese d’origine o di provenienza non dispongono di adeguato sostegno familiare (ma ciò non consente l’accesso all’assegno sociale per il quale è necessario avere la carta di soggiorno). Non sono contemplati altri gradi di parentela.
Vero è che un genitore, ricongiuntosi con il figlio titolare di un permesso di soggiorno, dopo aver maturato 6 anni di residenza in Italia potrebbe a questo punto chiedere la carta di soggiorno e quindi accedere al compimento dei 65 anni all’assegno sociale… ma per richiedere la carta di soggiorno deve disporre di un reddito pari all’importo dell’assegno sociale.
Ho letto anch’io di sedi INPS che non si sono adeguate alle nuove normative e continuano ad applicare le norme antecedenti la 388/2000 (era prima sufficiente il permesso di soggiorno), ma si tratta di casi sporadici, per quanto mi risulta.
So invece di una sentenza della Corte Costituzionale (la 324 del 2006) con la quale la Suprema Corte ha respinto il ricorso per incostituzionalità dell’art. 80 della l. 388/2000 di un cittadino egiziano al quale era stata revocata la pensione di invalidità perché non in possesso della carta di soggiorno.
L’assegno sociale in ogni caso si perde se non si mantiene la residenza in Italia.
Può darsi che mi sbagli e mi sia perso qualcosa, ma ho la sensazione che anche questo intervento sia da ascriversi allo sport nazionale di alimentare strumentalizzazioni, tensioni e falsi bersagli verso i quali indirizzare rabbia, paura e malcontento.
Kinsey
23 maggio 2008 00:00
La Francia attuale è pure peggio di noi eroga un assegno sociale di 900 euro + un tot a persona. Vi sono famiglie che prendono oltre i 9000 euro e fanno i nababbi.
Moondust
24 maggio 2008 00:00
L'articolo proposto da NONSENEPUOVERAMENTE+
non é farina del suo sacco: é stato pubblicato sulla "Gazzetta di Modena" del 21 Maggio 2008 e porta la firma di Pier Luigi Salinaro.
L'ho copiato fedelmente ed incollato per Sergio.
Pensioni gratis agli stranieri, è boom
Senza aver mai versato contributi incassano 7.156 euro l’anno
Ci sarebbe una certa preoccupazione anche a Modena per il dilagare di richieste d' assegni sociali da parte di immigrati che, a quanto sembra, stanno mettendo in seria difficoltà l'Inps. Non esistono cifre precise del fenomeno a livello modenese (il fenomeno è nazionale), anche perchè i funzionari dell'ente di viale Reiter - contatti anche ieri - spiegano che dati e informazioni possono essere forniti solo dalla Direzione Generale di Roma. Dalla capitale ci spiegano che i dati, per singole province, possono rilasciarli solo dopo una richiesta scritta all'Inps di Modena, incaricata poi di inoltrarla alla stessa Direzione Generale. Insomma, forse fra qualche mese si potrà sapere qual'è la situazione modenese sul fronte assegni sociali agli immigrati.
Ma in che cosa consiste questa richiesta da parte degli immigrati degli assegni sociali?
Le cose stanno così: gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5mila euro annui, hanno diritto a quella che una volta si chiamava "pensione sociale".
Quando gli extracomunitari regolari residenti in città o in provincia con tanto di carta di soggiorno in regola e residenza, si sono accorti delle normativa di legge - tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella finanziaria 2001 dell'allora governo Amato) che ha riconosciuto l'assegno sociale anche ai cittadini stranieri - non hanno fatto altro che presentare domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare a Modena genitori o parenti anziani. Tra gli immigrati extracomunitari, pare che gli albanesi siano stati gli antesignani e maestri in materia.
Come funzione questa legge varata dal parlamento italiano?
L'extracomunitario regolare, dopo aver fatto venire a Modena i congiunti, manda i familiari o il familiare ultra- 65enne all'Inps. Qui l'interessato autocertifica l'assenza di reddito oppure dichiara la pensione minima nello Stato di provenienza - che deve essere certificata - e il gioco è fatto. L'Inps a quel punto eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale, più 154,9 euro di importo aggiuntivo. In totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7.156 euro l'anno, esentasse. In sostanza genitori, nonni e parenti tutti over 65 di lavoratori extracomunitari, percepiscono i 7.156 euro all'anno, senza aver mai versato alcun contributo all'Inps.
Tutto questo mentre una buona fetta di pensionati modenesi, percepisce pensioni di 500 euro al mese, meno dell'assegno agli anziani stranieri e tutto questo dopo aver versato contributi e pagato tasse per una vita.
C'è poi un altro particolare che sa tanto di "beffa": se il genitore, il nonno, il parente straniero a Modena non si trova bene, può tranquillamente tornare in patria, tanto l'assegno continua a decorrere. E nei paesi nordafricani con queste cifre si vive da "nababbi". Ultimamente comunque sono satte adottate restrizioni e gli stranieri che beneficiano dell'assegno sociale non devono lasciare il nostro paese. Le domande degli stranieri per l'assegno sociale sarebbero in costante aumento e vengono quasi sempre accolte dall'Inps, visto che la legge non prevede nè un minimo di versamenti e nemmeno un certo tempo di residenza.
(Pier Luigi Salinaro)
(21 maggio 2008)
Gianni
24 maggio 2008 00:00
Sig. Sergio
Per quel poco che ne so anche io della normativa è proprio come Lei ha scritto.
Il bersaglio è diventato l'extracomunitario sempre e comunque, e la colpa è sempre della sinistra se ci sembra di vedere dei favoritismi per gli stranieri. Se poi si va a vedere mi pare che abbia governato più la destra negli ultimi anni. O sbaglio.
Gianni
anti
24 maggio 2008 00:00
Sono d'accordo con Sergio e inoltre l'assegno sociale è di 381 euro mensili non 550.... 550 spettano dopo i 70 anni (maggiorazione di Berlusconi, il famoso milione garantito ai pensionati poveri over 70).
Passante
25 maggio 2008 00:00
Se poi si va a vedere mi pare che abbia governato più la destra negli ultimi anni. O sbaglio
***
Dipende che periodo consigli; è più facile trovare che ha governato di più il centrosinistra.
E poi devono fare le riforme delle pensioni perchè l'assistenza costa troppo e pesa sul bilancio previdenziale Inps...
Sergio
25 maggio 2008 00:00
Moondust, dallo stile di scrittura avevo intuito che si trattava di un intervento ripreso dalla stampa, ma ciò non modifica il senso del mio primo intervento.
Anzi, aggiungo qualche riflessione.
1) Non prendere per oro colato quel che riportano i media.
2) Verificare sempre le notizie che suscitano il nostro interesse, andando direttamente alle fonti normative.
L'articolo del giornalista ha un vago sapore di giornalismo d'inchiesta, ma contiene molte approssimazioni (sono in vena di bontà).
1) Attribuisce la responsabilità del fenomeno denunciato al governo Amato. Falso: la legge del 2000 ha modificato in senso restrittivo la normativa previgente in base alla quale era sufficiente essere in possesso del permesso di soggiorno. Ma il giornalista lascia intendere esattamente il contrario.
2) L'assegno sociale in ogni caso non è mai subordinato all'aver versato contributi: si tratta di una prestazione assistenziale e non previdenziale. Ma il giornalista conosce la differenza tra assistenza e previdenza?
3) L'assegno sociale non è esportabile: si perde se non si mantiene la residenza in Italia. Il giornalista farnetica quando afferma "Ultimamente comunque sono satte adottate restrizioni e gli stranieri che beneficiano dell'assegno sociale non devono lasciare il nostro paese": non ultimamente, ma da quando è entrata in vigore la legge del governo Amato, che per il simpatico e impreparato giornalista sarebbe all'origine del problema, e da quando (1995) è stata abolita la pensione sociale. Il giornalista sa che la pensione sociale è stata abolita dal 31 gennaio 2005? Ovviamente, esiste ancora per chi nel 2005 ne aveva diritto.
4) Se oggi qualche extracominitario over 65 gode dell'assegno sociale significa che è in Italia da anni (minimo 6), ha ottenuto la carta di soggiorno ( e quindi aveva un reddito pari almeno all'importo annuo dell'assegno sociale) e poi ha maturato il diritto all'assegno sociale restando in Italia. Non c'entra nulla la fantomatica chiamata dei "cari vecchi" ad opera di extracomunitari già presenti in Italia.
Riguardo al tema del ricongiungimento, documentatevi (qualche pista l'ho già offerta con il mio primo intervento) e scoprirete altre "banalità" raccontate dal nostro caro simpaticone di un giornalista.
Ringrazio in ogni caso questo giornalista per aver con il suo articoletto contribuito a rafforzare le mie tesi sulla funzione dei media (tema al quale ho dedicato una discussione).
Giulio
07 giugno 2008 00:00
BEFFA ALL'INPS
Il fenomeno sta assumendo contorni da "assalto alla diligenza": è la richiesta di assegni sociali da parte degli stranieri. Nel 2008, secondo le stime, comporterà nel solo Veneto un esborso di circa dieci milioni di euro per le già esangui casse dell'Inps .
Si tratta a tutti gli effetti di una "pensione sociale" (fino al 1996 si chiamava così) riconosciuta a chi ha compiuto 65 anni e non ha redditi oppure è sotto la soglia dei 5.000 euro annui.
Proprio gli extracomunitari (specialmente gli albanesi) ne stanno facendo incetta: per chi è sul nostro territorio da regolare - quindi con carta di soggiorno e residenza - basta presentare la domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare in Italia i genitori o i parenti anziani. A quel punto si manda il familiare ultra65enne all'Inps per autocertificare l'assenza di reddito o, al limite, dichiarare la pensione minima nello Stato di provenienza e il gioco è fatto: l'Inps eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale più 154,9 euro di importo aggiuntivo (cifre appena aumentate dalla Finanziaria 2008): in totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7156 euro l'anno (tutti esentasse).
Il caso viene sollevato dal padovano Gianfranco Destro, 57enne presidente del movimento "Città futura": «Ho lavorato una vita nel sociale e nel sindacato - ricorda - ma un fenomeno del genere è senza precedenti e configura clamorose ingiustizie sociali. E sta aumentando grazie al passaparola fra stranieri, molti dei quali forse in buonafede, ma tanti senz'altro col miraggio di facili guadagni sulle spalle dello Stato italiano».
Uno Stato che dal 2000 con la legge 388 (inserita nella finanziaria 2001 dell'allora governo Amato) ha riconosciuto l'assegno sociale agli stranieri e ora si trova a fare i conti con un aumento di domande «praticamente sempre accolte dall'Inps visto che la legge non prevede nè un minimo di versamenti nè tempi di residenza in Italia» conclude Destro.
Tenendo presente che il 20\% dei pensionati del Nordest percepisce pensioni inferiori a 500 euro al mese, quell'assegno agli anziani stranieri è superiore a quanto prendono tanti nostri pensionati che hanno versato contributi e pagato tasse per una vita.
L'entità dell'esborso a carico dell'ente previdenziale è ancora incerto, ma nel solo Veneto può sfiorare i 10 milioni di euro considerando una quota di 1400 domande. Nelle maggiori sedi Inps del Veneto, infatti, le richieste stanno arrivando al ritmo di 6-7 ogni settimana, specialmente nelle province a più alta densità di extracomunitari (Vicenza, Padova e Verona). Ne vengono invece presentate un po' meno nel Trevigiano e nelle sedi veneziane, decisamente poche a Rovigo e Belluno.
Continuando con questa media e can l'85\% di pratiche accettate, l'Inps spenderà appunto 10 milioni per gente che non ha mai lavorato in Italia. È già in atto un tam-tam per diffondere notizie sull'assegno sociale e vari siti web dedicati agli stranieri spiegano le procedure da seguire. «Al di là dell'oggettiva iniquità - commenta ancora l'ex sindacalista Destro - c'è l'aggravante che per l'Inps è tecnicamente impossibile effettuare controlli (in media comunque le pratiche "monitorate" sono meno del 10\%,ndr). Molti di questi assegni sociali sono poi ritirati dai figli degli aventi diritto con una semplice delega di pagamento. I genitori possono anche tornare a casa lasciando la residenza qui in Italia.
Anche in questo caso i controlli sarebbero difficili e inefficaci. È anche possibile che gli "aventi diritto" non siano più in vita (basta guardare le percentuali di mortalità delle comunità cinesi), ma non è assurdo ipotizzare che gli assegni vengano comunque incassati».
Per ovviare a questa ulteriore beffa basterebbe - come suggerisce lo stesso Gianfranco Destro - fissare un obbligo per gli anziani extracomunitari di presentarsi agli sportelli Inps a frequenze prestabilite esibendo il passaporto valido (in originale).
E c'è un ultimo paradosso: la domanda di ricongiungimento familiare prevede da parte dello straniero regolare l'obbligo di attestare la propria capacità economica. In pratica autocertificano di poter provvedere al mantenimento del parente da ricongiungere. Ma l'assegno sociale "made in Italy" gli spetta lo stesso (ci sono già alcune sentenze che lo confermano). Qualche ultra65enne, poi, è già titolare di pensione nel proprio Paese, ma si trtta di importi minimi: in Albania e Kosovo la media è di 80 euro al mese, ancora meno in Moldavia e altri Stati dell'Est. La legge in questi casi riconosce una decurtazione dei 550 euro al mese. Se invece un pensionato italiano si trasferisce all'estero, l'assegno sociale gli viene subito revocato e quando rientra deve rifare tutte le pratiche.
In Friuli (vedi articolo sotto) qualche furbo è stato pizzicato dagli ispettori Inps , ma per ora i controlli sembrano avere solo un minimo effetto deterrente.
Gigi Bignotti
Il Gazzettino, 15 Marzo 2008
povera INPS, già non naviga in buone acque, se poi le toccherà sfamare il terzo mondo...
Sergio
07 giugno 2008 00:00
Ancora con queste cazzate?
Fatevi un giretto sul sito dell'INPS o informatevi sulla normativa vigente e... poi smetterete di dare credito a qualsiasi fandonia pubblicata o raccontata da primo ubriaco di turno.
Il ricongiungimento familiare dei genitori con i figli già presenti in Italia è consentito solo ai cittadini comunitari.
Negli altri casi è consentito solo il ricongiungimento di coniuge e figli; in questo caso il titolare di carta di soggiorno deve dimostrare un reddito sufficiente al mantenimento di tutti i familiari ricongiunti.
Nulla vieta ovviamente a un extracomunitario con un figlio in Italia di venire anche lui in Italia ma in questo caso è soggetto alle regole delle leggi sull'immigrazione e per avere la carta di soggiorno deve risiedere in Italia da almeno 6 anni e possedere un reddito dimostrabile non inferiore all'assegno annuale sociale. Solo in questo caso, maturando i 65 anni in Italia, avendo la residenza in Italia da almeno 6 anni potrà chiedere l'assegno sociale.
Se poi le sedi INPS non fanno controlli questo è un altro discorso che riguarda la negligenza e l'inefficienza di tanta parte dei nostri dipendenti pubblici.
Infine, è una bufala attribuire la responsabilità alla legge Amato, visto che questa legge ha modificato in senso restrittivo la normativa previgente: prima, infatti, era sufficiente il permesso di soggiorno.
L'unico modo per essere informati è non leggere i giornali e non ascoltare la TV.
elvis
07 giugno 2008 00:00
Scusate ragazzi ma in questo caso mi sembra una discussione molto ma molto stupida. Perchè questo si sapeva già da tempo. E' logico che chi ha la carta di soggiorno europea o è cittadino italiano riceve li stessi diritti assistenziali come li riceve qualsiasi persona in tutto il mondo. Se pensate che negli USA mettono pure la lotteria per la GREEN CARD, cioè vale a dire che io che sarei, per esempio, un pinko pallino qualunque, pur non conoscendo un tubo di inglese e della cultura americana, posso vincere alla lotteria e vincere la possibilità di essere considerato e avere li stessi diritti di un cittadino americano!! Poi in tutti i paesi del mondo lo straniero che è riuscito ad avere la cittadinanza, riceve qualsiasi diritto!!! Addirittura in molte nazioni pagano la disoccupazione per un certo numero di anni e non cè bisogno mica di aspettare i 65 anni per ottenere qualche diritto!!
IVAN
09 giugno 2008 00:00
<< L'unico modo per essere informati è non leggere i giornali e non ascoltare la TV. >>
Grande, Sergio!
Chissà quanti l'hanno capita?
NONSENEPUOVERAMENTE+
26 luglio 2008 00:00
Dal prossimo anno per ricevere l'assegno sociale servirà un requisito in più. Non basterà risiedere in Italia, aver compiuto 65 anni ed avere un reddito pari a zero o «di modesto importo». Bisognerà anche aver lavorato «legalmente con un reddito almeno pariall'assegno sociale e in via continuativa per almeno 10 anni sul territorio nazionale». Così prevede il testo dell'articolo 20, comma 10, del Dl 112 nella versione emendata dal Governo e sul quale la Camera ha già votato la fiducia.
La stretta sugli assegni sociali eranata per tamponare il troppo facile riconoscimento del diritto a immigrati comunitari in condizioni di indigenza che entrano in Italia per raggiungere i parenti lavoratori.
Il vincolo posto nel testo originario del decreto restringeva così il via libera all'assegno (395,9 euro al mese nel 2008, pari a 5.142 euro l'anno) solo a chi avesse soggiornato legalmente in Italia per 5 anni.
Poi, nell'esame in Commissione su iniziativa di diversi parlamentari (Matteo Brigandì della Lega, Karl Zeller dell'Svp e Antonio De Poli dell'Udc) il periodo di soggiorno è stato alzato a 10 anni e s'è aggiunto il riferimento all'attività lavorativa. Modifiche che sono state confermate dal Governo. Se la misura non verrà toccata in Senato uno dei tre istituti oggi previsti per fronteggiare le situazioni di povertà estrema (oltre all'assegno socialeci sono anche l'indennità di accompagnamento e l'invalidità civile) sarà drasticamente ridimensionato.
Secondo datiInps, i nuovi assegni sociali che dovrebbero essere pagati quest'anno sono circa 55mila, mentre complessivamente lo stock degli assegni è attualmente pari a 200mila, per una spesa di 960 milioni di euro.
La prima versione del testo (quella che introduceva il solo limite dei 5 anni di soggiorno in Italia) era accompagnata da una relazione tecnica con le indicazioni di risparmio previste: 5 milioni nel 2009, 24 milioni nel 2010 e 52 milioni nel 2011. Sicuramente la versione modificata produrrà risparmi ancor maggiori. Con il paradosso, però, che il sussidio verrebbe riconosciuto solo a chi, avendo lavorato 10 anni con l'attuale sistema contributivo, raggiunti i limiti d'età si troverebbe già nelle condizioni di ricevere la pensione di vecchiaia.
Critiche su questa misura sono arrivate, ieri, dallo Spi-Cgil. Secondo il segretario nazionale Luciano Caon, regole più strette «concepite presumibilmenteper limitare l'accesso all'assegno sociale da parte dei cittadini neocomunitari, finisce per colpire in misura maggiore i cittadini italiani, perché, in base ai regolamenti internazionali sul ricongiungimento familiare, i cittadini comunitari potranno tener conto anche degli anni di soggiorno e lavoro nel loro Paese e in qualsiasi altro Stato dell'Unione».
Berluscotto
27 luglio 2008 00:00
Era ora