rio
02 giugno 2008 00:00
è colpa dei comunisti
Ciribiribì
02 giugno 2008 00:00
PAROLE+PAROLE+PAROLE+PAROLE+PAROLE+PAROLE+PAROLE+PAROLE
Ma fatti concreti nulla, mandiamo i rifiuti in Germania a 250 euro tonnellata e cosa ne fanno????
LI BRUCIANO NEGLI INCENERITORI OVVIAMENTE.
Il centrosinistra ed i suoi fanatici elettori amanti dell'inconcludenza hanno lasciato per 2 anni la spazzatura per strada ed ora che qualcuno seriamente si è preso la grana di risolvere l'emergenza che come tutte le emergenze vanno risolte con i mezzi che si hanno a disposizione ecco arrivare i sapientoni del SI...MA... con PAROLE+PAROLE+PAROLE+PAROLE+PAROLE+PAROLE+PAROLE+PAROLE
Ma andate a scopare il mare deficienti!!!
Ignazio
03 giugno 2008 00:00
la spazzatura per strada ce l'ha lasciata i napoletani non il centrosinistra.
non cambierete mai, né con la destra né con la sinistra, lo volete capire?
avete nei geni qualcosa di diverso, i cambiamenti politici, i decreti legge, bertolaso, i provvedimenti d'urgenza con voi non funzionano; avete creato uno stato a parte, con la camorra che funge da camera e senato.
tanti saluti
FABRIZIO
04 giugno 2008 00:00
Prima ancora di fare il federalismo fiscale, si faccia il federalismo "immondiziale".
Ognuno si smaltista il suo "rudo" a casa sua, come vuole:
lo sotterri, lo bruci,.. lo mangi, purché se lo tenga.
heinz
04 giugno 2008 00:00
il napoletano da sempre pensa di essere più furbo degli altri...
e x questo viaggia senza casco, passa col rosso, fa il gioco delle tre carte per spillar soldi ai babbi....
E' vergognoso come nessuno abbia mosso un dito per spazzare le strade aspettando che l'esercito ci pensasse, ma quando il napule gioca al san paolo ci sono più di 70.000 spettatori.... questo fa riflettere...
un popolo che non ha mai avuto voglia di lavorare, ma solo di campare sugli altri...
e allora fate lo stato partenopeo della camorra, che gestisce già molte cose, ma io vorrei che gestisse tutto, dagli ospedali, alla corrente elettrica, ai servizi... e se qualcuno non paga le tasse alla camorra ci pensano i sicari a riscuotere....
avete i geni sbagliati.... siete tutti sbagliati....ma che ho da spartire io che parlo come prima lingua il tedesco, con questi guaglioni, brutti e grassi che non parlano neanche l'italiano.....
venite in sud tirol a vedere come si vive... come i rifiuti sono risorse, e la città è sempre pulita e verde....
mal a verità è che siete BESTIE prive di educazione! che il vesuvio faccia giustizia!
vedi napoli e muori
04 giugno 2008 00:00
ecco come si vive in campania.....
INVIATO A S.MARIA CAPUA VETERE (Ce)
Se ne sta lì dalle 8 del mattino alle 7 della sera, con le braccia conserte e lo sguardo fisso sul capannone ridotto a un cumulo di lamiere annerite dal fumo: «Osservo il mio orario di lavoro anche ora che non ho più niente da fare», dice. «Se loro vogliono che me ne vada sbagliano di grosso, questa è casa mia». Loro sono i Casalesi; lui è Pietro Russo, 42 anni, sposato, tre figli, proprietario di una fabbrica di materassi che «loro» gli hanno bruciato 20 giorni fa. L’attentato è l’epilogo di una lunga storia. Finito sotto estorsione, Pietro Russo ha denunciato i camorristi a un carabinieri che ha chiuso gli occhi e per questo è finito in prigione, poi ha fatto arrestare i taglieggiatori, ha riunito in un’associazione gli altri commercianti ricattati e alla fine ha visto la sua fabbrica andare in fumo. Vive sotto scorta da due anni: «Mi sento come un detenuto in stato di semilibertà, esco la mattina, vado a lavorare e al tramonto rientro “in carcere”, cioè a casa». Tutto è cominciato sei anni fa: «Era Pasqua. Vennero in fabbrica due ragazzi. Arroganti e sbrigativi, chiesero del padrone: "Dovete mettervi a posto con Casal di Principe"». Il messaggio era chiaro: una richiesta di tangente in nome e per conto del clan dei Casalesi. «Presi tempo, ma dopo qualche giorno mi portarono in un casale in ristrutturazione. Trovai dieci uomini. Due di loro vennero subito al dunque: "Abbiamo dei problemi con la legge, dobbiamo pagare gli avvocati per i processi, facciamo 50 mila subito e 15 mila tre volte l'anno: a Natale, Pasqua e Ferragosto". Quel tono di voce che non ammetteva regole, quegli sguardi cattivi che sprizzavano arroganza e disprezzo mi facevano impazzire di rabbia più che di paura. Risposi che non avevo i soldi e che se anche li avessi avuti non glieli avrei dati. Quei bastardi risposero con un sorriso a mezza bocca: “Vedi tu, hai un po' di tempo per pensarci. Ad ogni modo sappiamo dove vivi con tua moglie e i tre ragazzi”».
Dopo un paio di settimane Russo tornò dai Casalesi. «Dissi che volevo trattare, ma era una sceneggiata. Avevo addosso due registratori, la rabbia era tale che non percepivo neanche il rischio che stavo correndo. Per fortuna non mi perquisirono. Li feci parlare, chiesi quali garanzie di protezione avrei avuto se avessi pagato, quelli si misero a ridere: “E che ce ne fotte a noi se ti rubano nella fabbrica? Tu paghi e basta”. Trovammo un accordo: 50 mila euro subito, e tre rate di 1.500 ogni anno che il Padreterno mi avrebbe concesso di vivere».
Russo andò immediatamente dai carabinieri. «Raccontai tutto a un tenente del nucleo operativo della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere. Gli consegnai anche uno dei due registratori, ma lui me lo restituì e non mi fece firmare la denuncia. In compenso volle darmi un consiglio: “Ti conviene pagare, in fondo la somma non è tanto alta...”. Mi sentii finito, fui sul punto di gettare la spugna. E mi sentii ancora peggio quando, dopo un paio di giorni, un amico degli amici venne da me per dirmi che i Casalesi avevano saputo della mia visita ai carabinieri. Negai tutto e accettai di pagare». Ma le cose, a un certo punto, cambiarono. Il tenente fu arrestato, al suo posto arrivò un capitano che chiese all'imprenditore se volesse ancora denunciare i taglieggiatori. Era il 2004. «Erano due anni che pagavo, non ne potevo più. Non riuscivo più a guardare negli occhi mia moglie e i ragazzi, mi sentivo un verme. Al capitano dissi che confermavo tutto, gli diedi i nastri con le registrazioni delle voci dei Casalesi. Ne arrestarono nove, finirono sotto processo e furono condannati. Quando andai in aula a deporre mi fecero il segno della croce da dietro le sbarre della gabbia».
Pietro Russo aveva vinto la sua battaglia. Ma a quale prezzo? «Gli amici cominciarono a evitarmi. Qualcuno aveva perfino la spudoratezza di dirmi: “Quelli che hai fatto arrestare, in fondo, sono persone per bene”. Mi hanno isolato, quasi fossi io il vero delinquente. Ora vivo sotto scorta, non trovo un cane che venga a prendere un aperitivo con me ma non mi lamento, perchè ho il rispetto e l'affetto dei miei figli, di mio fratello e di mia moglie. Ho paura per loro, non per me che sono sorvegliato a vista. Ho chiesto la scorta anche per i ragazzi, ma non è stata concessa. Dopo l'incendio sono venuti i politici, il prefetto, il questore, a dirmi che entro la fine di giugno avrei ripreso a lavorare. In realtà è tutto fermo, l'area dell'incendio è ancora sotto sequestro per le indagini. Ma sia ben chiaro: io non mi arrendo, da qui me ne andrò solo in una bara».
Serena
04 giugno 2008 00:00
Cavolo Heinz....sei stao durissimo ma...non me la sento di darti torto...e te lo dico da figlia di un napoletano!Mio padre è andato via da Napoli per lavorare a Milano a 16 anni...e per fortuna dico io!!Perchè del napoletano doc non ha nulla!
I napoletani sono bravi a piangere...gli va tutto bene finchè va...come iniziano i problemi "pretendono" un aiuto.....non "chiedono" ma PRETENDONO!!
Sono sempre vittime!Ma di chi?Delle loro scelte sbagliate...persistenti...e poi qualcun'altro deve pensarci...ma chissenefrega!!Ci affogassero nella monnezza!E oltretutto, gli propongono delle soluzioni e manco vanno bene!!!Allora ripeto: ci affogassero nella monnezza!
Ciribiribì
04 giugno 2008 00:00
Vedi NAPOLI e poi muori, di camorra o di tifo.
Io abito al NORD in un condominio di 32 appartamenti, è una cooperativa di cui sono presidente ed amministratore.
Su 32 famiglie abbiamo 3 sole famiglie composte da TESTE di CAZZO, prepotenti, menefreghiste e sempre pronte a distinguersi per intolleranza, 1 è NAPOLETANA, 1 CALABRESE, 1 SICILIANA.
Sono TESTE DI CAZZO NEL DNA non c'è altra spiegazione.
heinz
05 giugno 2008 00:00
la colpa del meridionale è nell'educazione che viene data da decenni.....non teste di cazzo nel dna, ma solamente educati nel seguente modo:
chi urla di più o chi pesta più forte è il capo e ha ragione....
e non toccategli i fijjj (non riescono neanche a pronuciare la gl) perchè anche se sono maleducati, urlano o disturbano restano sempre i fijjj e non si devono redarguire....
bestie, arroganti e prive di sale nel cervello....
Ciribiribì
05 giugno 2008 00:00
DNA, EDUCAZIONE, PREPOTENZA, DISCENDENZA BORBONICA, FURBIZIA di BASSA LEGA, CA'NISCIUNO E' FESSO NEL SENSO CHE NON ESISTE UNO MEDIOCREMENTE INTELLIGENTE, mettila un po' come vuoi sig. Heinz ma l'Italia non è certo fatta di NAPOLETANI,CALABRESI e SICILIANI, questi rappresentano solo una caccola su una camicia bianca e pulita, i tempi sono maturi per eliminare questa schifezza come immagine di una nazione laboriosa e composta da gente per bene.
dimaco
05 giugno 2008 00:00
come mai quando era la camorra a gestire l'immondizia nessuno fiatava? e andava bene a tutti anche se inquinavano falde acquifere e scaricavano ogni sorta di porcheria.
e non venite a dire che nessuno non lo sapeva.
ora che è lo stato, quello che i napoletani odiano sviliscono e lo ignorano ma sempre pronti a bussare a denari, a prendere in mano la storia della spazzatura scendono in piazza a protestare?
Mai con silvio
05 giugno 2008 00:00
C'è tanta brava gente in meridione, costretta ad abbassare la testa per vivere.
Lo stato non esiste.
Lo stato in meridione è rappresentato da una cloaca di personaggi figli delle famiglie mafiose e chiunque di voi in una situazione avrebbe paura.
Io vivo e lavoro a Milano, e il lazzarone, il furbo e il bastardo non hanno nazionalità: nel mio condominio l'unica testa malata è di un bresciano!
Facciamo un passo avanti e abbandoniamo i luoghi comuni.