Maurizio
27 giugno 2008 00:00
SINISTRISMO
FINITE LE IDEE RIMANGONO I VUOTI A PERDERE
La storia della sinistra al governo si può raccontare attraverso i casi Jovanotti, Haider, Craxi, Baraldini, Ocalan, Sofri e Berlusconi, con strascico di par condicio e conflitto d’interessi. Ma non solo: attraverso questi casi si può narrare la sua ideologia, la sua mentalità, si può capire quel che resta del sinistrismo. Non dico comunismo per rispettare le loro mutazioni; dico sinistrismo. Finite le idee restano i gusci mentali. Vediamoli.
1) Per cominciare la sinistra è quel modo di pensare che ai problemi concreti e vicini preferisce curarsi dei problemi generali e lontani. Già Prezzolini avvertiva che la sinistra si preoccupa della fame nel mondo, ma non a Canicattì. Si preoccupa dell’umanità che soffre non del vicino, del fratello che sta male o di chi ha in grembo. Si carica dei problemi del mondo, non dei problemi della famiglia, del nascituro, della sua comunità. Tutto ciò non è nobile ma poco efficace. Facciamo un esempio. Se l’Italia azzerasse per intero i debiti del Terzo mondo e assumesse il pazzo impegno di accogliere non un milione ma dieci milioni di immigrati, avrebbe cambiato le sorti del Terzo mondo e dei suoi cinque miliardi e mezzo di abitanti? No. In compenso cambierebbe in peggio le sorti dell’Italia (o dell’Europa). Ma a sinistra il moralismo ideologico prevale sul realismo efficace: sfamare la mia coscienza vale più di sfamare una persona. L’altruismo prescinde dagli altri: è uno stato d’animo, una tensione intellettuale, una passione ideologica.
2) La sinistra è quel modo di pensare che non giudica mai l’antagonista politico come il proprio avversario, ma come nemico dell’umanità, del progresso, dell’intelligenza, della pace. L’avversario non è l’altra metà del mondo, con pari dignità e pari diritti: no, è l’ostacolo alla realizzazione del paradiso in terra, è un demonio o un intralcio. Di conseguenza alla sinistra ripugna il conflitto perchè è pacifista; preferisce la guerra umanitaria, o l’ingerenza umanitaria. Avoca a sé il diritto di giudicare e annientare l’avversario e di combatterlo non con le armi canoniche, usate in modo bilaterale, ma con armi eccezionali e unilaterali.
3) La sinistra è quel modo di pensare che giudica irrilevanti i fatti rispetto alle opinioni. Non è importante compiere un crimine, ma nel nome di cosa. Il grado di criminalità è deciso dalla più o meno corretta opinione che ne è alla base. Criminali o giuste sono le idee e le cause, non gli atti compiuti o gli attori. Come spiega Cochin, la società di pensiero mira all’opinione e non all’effetto, a quel che voleva esprimere e non a quel che ha espresso e in che modo. Per la sinistra un’opinione conveniente sul fascismo è un crimine superiore a una strage compiuta (in Turchia, in Cina, in Cecenia, in Birmania per esempio) nel nome di valori progressisti. Uno striscione demenziale allo stadio mobilita l’indignazione della sinistra più di un commissario assassinato.
4) La sinistra ha un’istintiva sensibilità verso chi paga le conseguenze per avere ucciso, rapinato o violato una norma. O verso chi semplicemente non si riconosce nella morale comune, chi trasgredisce il sentire comune. L’uomo di sinistra si prende meno cura dell’uomo comune, a cominciare dalla vittima del predetto. Perchè la vittima è considerata il mandante potenziale del delitto che egli stesso ha subìto: la sua normalità, la sua condizione benestante, la sua osservanza dei pregiudizi sociali sono le molle che scatenano l’altrui violenza o violazione. La sinistra si mobilita per strappare alla morte un condannato alla pena capitale; non si è mai mobilitata per impedire che un pluriomicida sia rimesso in libertà e possa di nuovo uccidere. Ha propensione mentale a tutelare i colpevoli, non gli innocenti. Frutto deviato del Vangelo: non salva la pecorella smarrita ma il lupo che ha azzannato le pecore.
5) Infine la sinistra è quel modo di pensare che preferisce il sogno di un Paese normale alla vita di un Paese reale; per dirla con Maritain: Il vero uomo della sinistra detesta l’essere, preferendo sempre ciò che non è a ciò che è . E’ l’anima ideologica, utopica, irrealistica della sinistra, la sua passione per l’illimitato. Ma aggiungeva T. Molnar: La filosofia della sinistra è in radicale contrasto con la realtà; però una volta pervenuta al potere, la sinistra si sottomette alla concreta struttura del mondo reale. Magari cercando, come fa ora con la fame nel mondo, di trovare delle coperture, delle utopie provvisorie. Quando non è al potere affida la sua utopia a un altro tempo (l’avvenire); quando è al potere l’affida a un altro mondo (il Terzo). Invade la libertà ma evade dalla realtà.
Francesco Mangascià
27 giugno 2008 00:00
Maurizio una volta la meta della sinistra era l'elevazione della classe, chissà se si son resi conto che lasciata da parte quella antica moralià si son messi a parlare di popoli, senza essere capaci né di farlo né di governare il proprio.
Maurizio
27 giugno 2008 00:00
Caro Francesco, la tragedia della sinistra di oggi è la seguente: "Inseguono antiche utopie, odiano i capitalisti, ma amano alla follia il capitale".
Francesco Mangascià
28 giugno 2008 00:00
Maurizio, anche questa ultima sua affermazione, seppur vera, non è politicamente corretta..