Enrico Falcinelli
26 giugno 2008 00:00
Comprendo benissimo quanto la Sig. Bonafede intende e quant'ella si preoccupi di salvaguardare gli aspetti di fede (del senso religioso) ed in particolare la contingenza del Divino da quelle che sarebbero puramente terrene e pedestri commistioni di potere, ed in questo mi trova d'accordo. Quello che non capisco è, però, come si faccia ad attuare una dicotomia - così com'ella sembra intendere - tra religiosità e "vita laica" in modalità così tout court, come se il senso religioso lo vivessimo su un pianeta e la vita di ogni giorno su un'altro. Se il cristiano vive la fede, essa stessa è per lui ulteriore metodo di conoscenza; come io so che al mio fianco c'é mia moglie e di conseguenza in base a questo regolo le mie giornate ed i rapporti col mondo, così, sapendo che al mio fianco c'é Cristo, di conseguenza regolo le mie giornate ed i miei rapporti con tutto il resto del mondo. E' inevitabile, quindi, il fatto che le scelte della mia giornata investano pienamente la vita di tutto il resto della società, perché tale dinamica è l'assioma per eccellenza della struttura societaria. Non esiste società se non vi è interazione reciproca, ognuno col suo modo e la sua individualità, per dar vita a quello che si chiama "contesto".
In secondo luogo credo che, secondo un'approfondimento della dinamica causa-effetto, la scelta di quella che appare come un'agevolazione incomprensibile sia invece (quand'anche non sia stato eventualmente questo il movente di tale pensata) un corretto modo di agire, perché il discredito gettato su di un religioso, nel caso della Chiesa cattolica, che è particolarmente nel mirino secondo l'attuale trend, è un discredito che si allarga a macchia d'olio su tutti i cattolici, anche su quella maggioranza assoluta, quindi, che in buona fede e con misericordia compie esattamente quello che è il proprio dovere cristiano.
Perciò, come tecnico del sociale, dovendo doverosamente (non è italiano questo!) vedere la cosa da questo punto di vista, scieglierei, all'uopo, l'etica della che pare si voglia tenere al riguardo della Chiesa e delle altre confessioni religiose, che fondano la loro esistenza peculiare sul senso religioso antropologico che da solo, essendo materia umana, crea stato di diritto alla propria salvaguardia da parte di una società che si dica tale, anche tramite quegli espedienti che ideologicamente dovessero urtare con qualche frangia di pensiero o con l'etica culturale del momento.
Saluti sinceri.
Bon Ton
26 giugno 2008 00:00
Ma no! Ma no! Come fa questo Falcinelli a non capire? Come cristiano sono contro aborto, divorzio ed eutanasia, ma come laico e illuminato li approvo tutti, ci mancherebbe, è la dialettica della Democrazia (e nessun privilegio per me, a parte ovviamente il cinque per mille: quello non lo si rifiuta mai, ma è tutto devoluto in opere di pietà...)!
Ah, dimenticavo!... Non mi ero mai accorto che in Italia la legge non è uguale per tutti!!