busbus
25 luglio 2008 00:00
antonio di pietro il magna tu che magno anch'io.
deluso
25 luglio 2008 00:00
invece il berlusca se vuoi magna' vai con lui
Stampa estera
25 luglio 2008 00:00
Quel che all'estero dicono di noi
http://chediconodinoi.blogspot.com/2008/07/napoli-magari-di-nuovo-pulita-ma.html
mah
25 luglio 2008 00:00
chi gliel'ha scritto l'intervento? (si intende in italiano)
se Di pietro era tanto convinto di aver trovato un compratore per Alitalia, come mai non hanno chiuso la trattativa dopo quasi 2 anni di governo?
e se pensa che meno di 1200 euro al mese (che un operaio difficilmente vede) siano pochi, dica lui dove trovare i soldi per aumentare gli stipendi. è stato al governo due anni, non ha fatto niente.
ma cosa vuol dire poi "intervenire sulla spesa sanitaria" e non con tagli generici? I bilanci sanitari sono di competenza regionale, lo Stato può solo intervenire con tagli generici!
sbaglio o anche lui, con i suoi eletti, prende lo stipendio da deputato?
Ciribiribì
25 luglio 2008 00:00
Onorevole Di Pietro, si rammenti della storia, come le ha ricordato il ministro Castelli abbiamo già avuto in Italia uno come lei, è finito appeso a testa in giù.
Ecco a Voi l' Antonio di Pietro Malrazzo
25 luglio 2008 00:00
Conoscete tutti Antonio di Pietro come lo strenuo difensore dei Giudici e della Legalità, no? Ci si attenderebbe quindi da Di Pietro, più che da altri, che la sua attività politica fosse informata solo al Bene Comune ed alla Coerenza (con la c maiuscola).Si dà il caso però che il suo ruolo in politica sia stato solo quello di fare confusione e poi di rientrare tra i ranghi come nulla fosse successo.Sta per esssere votato l'indulto? Ebbene Di Pietro smania per dimostrare la sua contrarietà alla decisione del csx di votare l'indulto.Bene Di Pietro! Allora esci dal Governo? Eh no.Il posticino come Ministro delle Infrastrutture è suo.Nessuno lo smuove.Il Sig. Ministro Mastella viene sottoposto ad indagini e compie un atto del Suo Ufficio (ovvero chiedere al CSM di valutare le presunte scorrettezze del Dott. De Magistris Luigi da Catanzaro)?Indovinate cosa fa Di Pietro? Si, esatto attacca il Guardasigilli, gli chiede quasi di dimettersi, vi litiga in pieno Consiglio dei Ministri.Ora direte.Ha fatto cadere il Governo? No, ha fatto cadere la decisione di porre nel nulla la Società Stretto di Messina.E lui è ancora lì imperturbabile al suo posto come Ministro.Va beh che per gli Italiani le dimissioni non esistono, me per Lei ,Sig. Ministro Di Pietro, sono quasi come la kriptonite per Superman.Che bell'esempio,Ministro Di Pietro.Nessuno ci toglie dalla testa che Lei abbia lasciato la magistratura perchè con la politica si diventa potenti e ricchi.Chi glielo faceva fare di rimanere un umile PM? Ma non era Lei che andava dicendo che non si sarebbe mai alleato nè con la destra, nè con la sinistra? Poi quando ha preso la botta elettorale nel 2001 candidandosi in solitudine, ha deciso di cambiare idea.Vero o no?Lei assume che si è fatto processare per la storia dei 100 milioni. Verissimo. Però, .... però ... il quotidiano "Il Campanile" http://www.ilcampanileonline.com/moduli/news/news.php?codice=13376 riporta parte di una lettera al Direttore de "Il Foglio" da parte di Frank Cammini, conosciuto cronista di giudiziaria ai tempi di “Mani Pulite”.Secondo Cammini il Ministro Di Pietro indagato a Brescia (e che oggi contesta l’avocazione dell’inchiesta “Why not?” da parte della procura generale di Catanzaro), "venne salvato dall’avocazione da parte del procuratore generale di Brescia che tolse l’inchiesta ai pm Fabio Salamone e Silvio Bonfigli, perché sosteneva che, da pm di Milano, Di Pietro in precedenza avesse indagato sul fratello di Salamone, Filippo. Il nome di Filippo Salamone, invece, non fu mai iscritto nel registro degli indagati a Milano. Era una leggenda metropolitana che salvò l’Eroe».Sig. Ministro Di Pietro speriamo che abbia la possibilità di smentire tutto ciò ,altrimenti Lei sembra davvero predicare bene e razzolare male.Se poi andiamo a leggere un'inchiesta http://www.cittadiniattivi.it/testo.asp?id=1360 di Panorama del 25.10.2007 su di Lei della giornalista Laura Maragnani scopriamo davvero tante,tante cose interessanti.Sig. Ministro, La ricordiamo vicino a Gianfranco Fini il 3 Ottobre che sentenziò :«I partiti non sono delle bocciofile».In quel contesto veniva presentata una proposta di legge per «la riduzione dei costi della politica e la promozione della trasparenza». Cosa disse il Ministro Di Pietro? Leggete,leggete: «C’è una caduta verticale nella credibilità delle istituzioni. Vediamo chi sottoscrive questo documento, chi ci sta e chi no, chi ci fa e chi ci marcia».Bene,bravo,bis diremmo noi.Però,...però...dell' Italia dei Valori (di cui è sommo capo il Ministro Di Pietro) il 21 settembre è stata chiesta la messa in liquidazione al tribunale civile di Milano e la stessa IDV è stata segnalata al Consiglio d’Europa perché ad approvarne i bilanci sarebbe di fatto un’unica persona.Indovinate chi è quella persona? Si, si appare lui.Il Ministro Antonio di Pietro che ha avuto oltre 22 milioni di euro dallo Stato per l'"Italia dei Valori" e che sembra gestire assieme a due donne: Susanna Mazzoleni, la sua ex moglie, e Silvana Mura che Panorama e lo stesso DI Pietro chiamano «amica di famiglia».Non ci interessa approfondire cosa voglia dire.Ci interessa invece leggere cosa dice l’oggetto sociale dello statuto alla fondazione dell' "Italia dei Valori" nel 2000 : «La valorizzazione, la diffusione e la piena affermazione della cultura della legalità, la difesa dello stato di diritto, la realizzazione di una prassi di trasparenza politica e amministrativa».Bene,benissimo,che belle parole.Commuoventi.Successivamente, in una riunione innanzi ad un notaio nel 2003 gli altri due soci Di Domenico e Mura si dimettono cosicchè Di Pietro sembra rimanere unico socio! La sede dell'Italia dei Valori diventa via Felice Casati 1/A, a Milano. Nove vani comperati da un’altra srl, la An.To.Cri. di Bergamo. Che vuol dire An.To.Cri?Vi diciamo solo che i figli di Di Pietro si chiamano Anna, Toto e Cristiano.Poi il socio unico della An.To.Cri., sempre Di Pietro, dà in affitto all' "Italia dei valori", di cui Di Pietro sembra essere unico socio, l’appartamento di via Casati e poi anche i 10 nuovi vani a Roma in via Principe Eugenio 31, a Roma.Ma Panorama ha dato anche una scorsa allo statuto dell'Italia dei Valori.Incredibile dictu! Il Presidente dell' Italia dei Valori ,«fino a sua rinuncia», ha la titolarità del simbolo e la modifica dello statuto; l’approvazione del «rendiconto»; la definizione delle candidature, decide sulla presentazione delle liste, sulla nomina del tesoriere, sull’assegnazione «di incarichi retribuiti», sulla ripartizione e sull’utilizzo dei finanziamenti. E' importante rilevare come secondo l'inchiesta ,di "Italia dei Valori" ve ne sarebbero due.Il partito, a cui chiunque può aderire a livello «politico», anche via internet; e quella, parallela, che percepisce e gestisce i giganteschi fondi pubblici (quasi 22 milioni e mezzo).Nel 2004 entrano in questa "seconda" Italia dei Valori due nuovi soci (la ex moglie Mazzoleni e Silvana Mura).Quanti sono i contributi all' Italia dei Valori di cui Di Pietro sembra essere il capo incontrastato? Solo nel 2006 10 milioni 726 mila euro di rimborsi elettorali. In totale dalla sua fondazione quasi 22 milioni e mezzo. Secondo Adriano Ciccioni, ex Consigliere Comunale a Milano «Non appena qualcuno cominciava a chieder conto dei soldi veniva messo alla porta». Nel 2005 ex art 10 dello statuto dell' "Italia dei Valori", Di Pietro sembra essere il solo a «esaminare ed eventualmente approvare» il bilancio 2004. Nel verbale però non appare alcun socio oltre Di Pietro.Ma un'associazione non deve essere composta almeno da tre soggetti?Forse sbaglio io.Mah! O Forse quella di Di Pietro è una bocciofila?
http://lasteccanelcoro.blogspot.com/2007/10/ecco-voi-l-antonio-di-pietro.html
Antonio Di Pietro
26 luglio 2008 00:00
Video:
http://www.antoniodipietro.it/
Testo integrale del video:
Dopo tutto lo tsunami giudiziario che è successo in Abruzzo, siamo qui per vedere il da farsi. Sia chiara una cosa: in Abruzzo è successo ciò che sta succedendo in tutte le regioni nel settore sanità.
Non esiste la coalizione di destra e la coalizione di sinistra. C'è un trasversalismo della mazzetta, un federalismo della mazzetta che da quando il federalismo della sanità ha trasferito le risorse dallo Stato alle regioni si sono trasferite pure le mazzette dallo Stato centrale allo Stato regionale.
Al di là delle responsabilità personali, in quanto giudiziarie, c'è una responsabilità politica grande come una casa. Da qui in Abruzzo, da dove vi sto parlando, i giudici stanno accertando cose incredibili, peggio della Tangentopoli milanese, che coinvolge tutti i partiti da centrodestra a centrosinistra. Sono cambiate anche le coalizioni al governo, da destra a sinistra, ma coloro che gestivano i soldi sono rimasti sempre gli stessi, pagando prima una parte e poi l'altra.
Cosa dobbiamo fare ora? Dobbiamo procedere al ricambio generazionale della classe dirigente. E' da tanto che lo dice l'Italia dei Valori. Se non cambi le facce non cambi il modo di fare politica.
In Abruzzo ci stanno chiedendo se ci mettiamo con uno o con l'altro partito. Non ci interessa metterci con le sigle. Ci interessa metterci con le persone, e quindi ci rivolgiamo alla società civile affinché costruiamo assieme una classe politica nuova, con le mani pulite, per ridare dignità ad una regione e portarla come esempio alle altre regioni dove sono già scoppiati altri scandali in materia di sanità o che stanno per scoppiare.
Ecco perché in questo momento non è importante stare con questo o con quel partito, ma stare con delle persone perbene che decidono di scendere in politica per evitare di ridarla in mano sempre alle stesse persone.
LA PROCURA DI ROMA INDAGA SU UNA SOCIETA
26 luglio 2008 00:00
di Rita Pennarola
Un ex fondatore dell’Italia dei Valori spara a zero su Antonio Di Pietro. Del j’accuse, tuttora al vaglio della Procura di Roma, è stato informato in un incontro riservato anche il capo dello Stato. Vediamo i passaggi roventi dell’esposto, che accende i riflettori sul “socio unico” del partito e sulla creatura societaria del ministro, l’immobiliare di famiglia Antocri.
Pesce d’aprile. Nasce nel giorno più burlone dell’anno - parliamo del 2003 - la vispa Antocri, acronimo prescelto da papà Antonio Di Pietro per ricordare, fin dal nome della srl, i suoi tre figli Anna, Toto e Cristiano. Occhio. Perchè il 2003 è anche l’anno in cui cominciano a maturare, nelle casse di Italia dei Valori, le consistenti provvidenze relative al finanziamento pubblico dei partiti, prudentemente rinominate - dopo la clamorosa bocciatura ad opera degli italiani nel referendum del 1993 - rimborso delle spese elettorali. E il partito dell’ex pm di mani pulite nel 2003 è da poco entrato nell’albo d’oro delle compagini che ricevono quelle provvidenze da milioni di euro nelle loro casse. La legge - la numero 157 del giugno ‘99 - prevede infatti che per ottenere il “rimborso” delle spese sostenute in campagna elettorale (qui si parla delle politiche 2001) l’unica condizione sia di aver raggiunto almeno l’1 per cento delle preferenze. Ci siamo.
I rubinetti del finanziamento pubblico sull’Associazione Italia dei Valori - fondata da oltre 300 ardimentosi militanti il 26 settembre del 2000 a Roma, dinanzi al notaio Bruno Cesarini - si aprono per la prima volta a fine 2001, quando arriva il primo mezzo miliardo e passa di vecchie lire. Le somma rappresenta il 40 per cento del “rimborso” complessivo spettante all’associazione-partito per la partecipazione a diverse tornate elettorali, tutte tenutesi in quell’anno: non solo le politiche, ma anche le regionali in Sicilia e quelle del Molise. Nel 2002 arriva l’integrazione: quasi due milioni di euro, cui se ne aggiungono altri 200 mila circa per le elezioni relative al Senato. Qui, una piccola curiosità: alle Politiche 2001 il partito-associazione di Di Pietro elegge un solo senatore, il bergamasco Valerio Carrara. Nemmeno il tempo di accomodarsi a Palazzo Madama, e il Carrara passa nelle fila di Forza Italia. Quando si dice soldi ben spesi...
Ma andiamo avanti. Perchè siamo arrivati al fatidico 2003. Con le casse del partito già rimpinguate dai precedenti “rimborsi elettorali”, più quelli riferiti all’anno in corso (altri 2 milioni e mezzo circa di euro), a novembre il valoroso partito cambia sede. Dalla modesta location di Busto Arsizio in via Milano 14 alla centralissima via Casati 1 di Milano: un appartamento di nove vani al quinto piano, dove Italia dei Valori può finalmente avere una sede adeguata alle sue ambizioni. Il contratto d’affitto? Non è un problema. Perchè proprietaria dell’immobile è proprio Antocri, di cui papà Di Pietro risulta socio unico. «Dopo lunga discussione fra il proprietario Di Pietro e l’inquilino Di Pietro - si leggerà magari nel verbale - si è convenuto un canone mensile pari ad euro 2.800». La cifra non è di fantasia: risulta infatti dichiarata nei bilanci della srl, costituita con l’unico fine di gestire gli immobili. D’accordissimo anche l’inquilino. Perchè nel frattempo, con un’ardita manovra interna, lo statuto dell’associazione è stato modificato: risultano svaniti sia i 300 sostenitori-fondatori sia gli altri organismi di vertice. Diciamolo chiaro: Italia dei Valori si è trasformata in un partito con un unico socio. Antonio Di Pietro.
Si dice dalle parti di Montenero di Bisaccia (e giù giù nel profondo sud) che ‘a cummannà è meglio ca’ fottere. L’antica saggezza popolare calza a pennello sulle due creature dipietriste, Antocri e il partito-associazione, entrambe con socio unico plenipotenziario. Lui.
La storia si ripete. Passa un anno e un nuovo gioiello entra a far parte del patrimonio di Antocri: si tratta dell’appartamento da 10 vani al quinto piano di via Principe Eugenio 31, nella capitale. Guarda caso, proprio in quel periodo del 2004 Italia dei Valori cerca casa a Roma. Proprietario (Di Pietro) e inquilino (sempre lui) si mettono d’accordo sull’affitto e così, previa trasformazione della destinazione d’uso dell’immobile, il partito dei moralizzatori ha una sede confacente anche a Roma. Particolari sui due traslochi si trovano nella relazione allegata al bilancio 2005 di IDV: «si evidenzia il trasferimento della Sede Nazionale di rappresentanza politica del partito, sempre in Roma, da Via dei Prefetti, 17 a Via Principe Eugenio, 31, potenziando allo stesso tempo l’Ufficio Stampa Nazionale con l’assunzione di una nuova unità». «Quanto alla Sede di Milano in Via Casati 1/A - viene aggiunto - si riconferma la sua funzione di Sede legale amministrativa e di segreteria particolare del Presidente del Partito Antonio Di Pietro oltre che di organizzazione e rapporti con le realtà locali». Resterebbe qualche domandina. Intanto sulle straordinarie performances di una srl da 50 mila euro di capitale che riesce in soli due anni ad acquistare immobili di così grande valore. Quanto? Qualcosa ci dice il bilancio 2005 di Antocri che, alla voce “immobilizzazioni materiali” riporta la somma di 1 milione e 788 mila euro. La stessa voce per il 2004 era rappresentata da 619 mila euro. Si tratta di somme evidentemente inferiori al valore di mercato dei due prestigiosi immobili. E che sono, comunque, al netto del mutuo.
Sì. come tutti i saggi capifamiglia Antonio Di Pietro ha un mutuo sulle spalle. Anzi, due. Ecco qua (siamo sempre tra le pagine del bilancio 2005 Antocri): il primo, da 276 mila euro e spiccioli, riguarda l’immobile milanese ed è stato stipulato il 20 aprile 2004; il secondo, per la magione romana, è pari a 386 mila euro circa e risale al 7 giugno 2005. Fanno oltre 660 mila euro di mutuo, stipulato con la BNL, che scadranno fra il 2015 e il 2019. Con rate, supponiamo, non leggerine. Come le paga Antocri, che non svolge nessun’altra attività? Semplice. Con i canoni d’affitto dell’inquilino. Che è Italia dei Valori. Che riceve il finanziamento pubblico.
http://lavocedellacampania.splinder.com/post/11358452/LA+PROCURA+DI+ROMA+INDAGA+SU+U
Gei
26 luglio 2008 00:00
Antò ma veramente credi di essere il paladino della giustizia? Quello senza macchia e senza peccato?
Potevi restare a fare il magistrato almeno la giustizia la potevi applicare, invece sei finito a fare politica...........
Il moralizzatore vallo a fare alle "JENE"
Antonio Di Pietro
28 luglio 2008 00:00
Quando non si sa su cosa appigliarsi ecco che saltano fuori dossier ridicoli come il caso Mitrokin ... pur di infangare l'unico che combatte la corruzione ... vegognati!
http://www.antoniodipietro.it/
Che cosa è successo in Abruzzo?
E' successo quello che sta succedendo un po ovunque in materia di sanità. Da quando è stata applicata la Costituzione, per cui tutto il sistema è stato affidato alle regioni insieme alla responsabilità di gestire la sanità, sono stati dati alle regioni tanti soldi. Cosi che, quando negli anni novanta ho scoperto la prima Tangentopoli tutti i soldi venivano gestiti dallo Stato, e le mazzette erano statali. Adesso i soldi vengono gestiti dalle regioni e le mazzette sono regionali. C'è stato il decentramento, il federalismo della mazzetta.
In Abruzzo non è successo niente di più grave o peggio rispetto ad altre parti. Anzi, se volete riprendere un po d'orgoglio da abruzzesi sappiate che l'Abruzzo non è una regione per cui essere umiliata. Qui sta accadendo per prima quello che a catena verrà un po dovunque, e ci sarà la stagione del riscatto. Sarà l'occasione per l'Abruzzo di essere la prima a mettersi all'avanguardia con una nuova classe dirigente. Sarà l'occasione del cambiamento, del rinnovamento, sarà l'occasione di mettere da parte tutto questo, se però si ha il coraggio di non cadere nel trabocchetto che si è caduti a livello nazionale quando si è scoperta la prima Tangentopoli: che se la sono presi con quelli che hanno scoperto Tangentopoli invece che con quelli che hanno commesso i reati."
Di Pietro che tesoro!
28 luglio 2008 00:00
POLITICA & AFFARi Basta con i partiti dai bilanci oscuri, tuona l’ex pm di Mani pulite. Ma quando si tratta della sua Italia dei valori cambia musica: decide tutto lui, con l’ex moglie e un’amica di famiglia. Grazie a statuti creati ad hoc. E quanto a certi appartamenti...
«Ipartiti non sono delle bocciofile»: così parlò Gianfranco Fini, il 3 ottobre, presentando la meritoria proposta di legge per «la riduzione dei costi della politica e la promozione della trasparenza». Basta coi bilanci oscuri dei partiti, con le gestioni poco democratiche, con la totale assenza di responsabilità civile e penale: «C’è una caduta verticale nella credibilità delle istituzioni. Vediamo chi sottoscrive questo documento, chi ci sta e chi no, chi ci fa e chi ci marcia» rincarò, al fianco di Fini, il ministro Antonio Di Pietro, coautore della proposta e leader dell’Italia dei valori.
La stessa Italia dei valori di cui il 21 settembre è stata chiesta la messa in liquidazione al tribunale civile di Milano? E che è stata segnalata al Consiglio d’Europa (ultimo atto della guerra giudiziaria tra Di Pietro e il Cantiere di Achille Occhetto) perché ad approvarne i bilanci, per milioni di euro di fondi pubblici, è di fatto un’unica persona? Perbacco: proprio lo stesso partito di cui Di Pietro è presidente, fondatore e proprietario del simbolo.
Un partito che ha incassato oltre 22 milioni di euro dallo Stato, ma di cui il ministro è il solo ad avere le chiavi della cassaforte. Insieme a due donne: Susanna Mazzoleni, la sua ex moglie, e Silvana Mura, «amica di famiglia» (parole sue) da tempi immemorabili.
Da dove cominciare a raccontare questa bizzarra storia? Le carte sparse fra i vari tribunali (Brescia, Milano, Roma, Bruxelles) sono una montagna. Ma c’è una data ben chiara, il 26 settembre 2000. E un luogo, via delle Province 37, Roma. È qui, davanti al notaio Bruno Cesarini, che nasce la «libera associazione Italia dei valori-Lista Di Pietro, in breve Idv» con sede a Busto Arsizio in via Milano 14.
L’oggetto sociale vola alto: «La valorizzazione, la diffusione e la piena affermazione della cultura della legalità, la difesa dello stato di diritto, la realizzazione di una prassi di trasparenza politica e amministrativa».
A firmare l’atto sono solo in tre. Antonio Di Pietro, che porta in dote il simbolo registrato a Genova come «marchio di impresa personale». Il suo amico Mario Di Domenico, un avvocato abruzzese residente a Roma. E Silvana Mura, ex commerciante di biancheria a Chiari (Bs), l’amica di famiglia. Tre amici che, all’unanimità, nominano Di Pietro presidente. Mura diventa tesoriera, Di Domenico segretario. E partono.
Già nel 2001 l’Italia dei valori conquista un senatore (Valerio Carrara, subito passato a Forza Italia) e dunque accede ai generosi rimborsi previsti dalla legge: oltre mezzo miliardo di lire come anticipazione, più 822 milioni a rate nei quattro anni seguenti. Nel 2002 all’Idv vengono attribuiti altri 2 milioni di euro come «integrazione».
Tutto bene? No, perché il segretario Di Domenico viene denunciato per appropriazione indebita. Verrà definitivamente assolto nel 2007 perché «il fatto non sussiste», ma al momento la sua è una presenza ingombrante. E dunque nuovo appuntamento dal notaio.
Stavolta è Romolo Rummo, via Piemonte 117, Roma. Scusate la pedanteria: alle ore 13.30 del 5 novembre 2003 Antonio Di Pietro «prende la parola» e un attimo dopo le dimissioni di Di Domenico sono agli atti. Già che ci sono, si dimette anche Silvana Mura. Ma prima di andarsene, all’unanimità, i tre approvano il trasferimento della sede sociale da Busto Arsizio a Milano. Alle ore 13.35 l’assemblea viene tolta.
Cinque minuti e l’Idv, da associazione a tre soci, diventa di fatto un paradossale partito «a socio unico». Cinque minuti fondamentali. E per capirlo basta ficcare il naso nella nuova sede del partito: via Felice Casati 1/A, a Milano. Nove vani di proprietà della Iniziative immobiliari srl di Gavirate, gruppo Pirelli Re, che poco dopo vengono comprati da un’altra srl, la An.To.Cri. di Bergamo. An come Anna, To come Toto, Cri come Cristiano, i tre figli di Di Pietro.
Un caso? Vediamo. Socio unico della srl: Antonio Di Pietro. Amministratore unico: Antonio Di Pietro. Il capitale sociale è esiguo, 50 mila euro appena; eppure, nel giro di due anni la piccola società riesce a mettere le mani su due grandi appartamenti a Milano e a Roma (ceduto, quest’ultimo, poche settimane fa). Valore dichiarato degli immobili: 1 milione 788 mila euro. E da dove vengono i soldi? Anno 2003: il socio unico Di Pietro versa alla An.To.Cri., ossia a se stesso, 100 mila euro come «prestito infruttifero»; 2004: altri 300 mila euro; 2005: 783 mila euro. Un totale di 1 milione 183 mila euro, contanti, in tre anni.
Poi il socio unico della An.To.Cri., sempre Di Pietro, affitta all’associazione Italia dei valori, di cui Di Pietro è unico socio, l’appartamento di via Casati. Un conflitto di interessi, o no? E l’anno dopo raddoppia: la An.To.Cri. acquista 10 vani in via Principe Eugenio 31, a Roma, e subito l’Idv decide di trasferirci «la sede nazionale di rappresentanza politica»: lo annuncia il tesoriere nel 2005. E chi è? Silvana Mura.
Vogliamo dare un’occhiata più da vicino a questa bella signora 49enne, ora deputata dell’Italia dei valori? Il 20 aprile 2004 entra anche lei nel consiglio d’amministrazione della An.To.Cri., insieme a Di Pietro e un certo Belotti. Claudio Belotti, ex convivente di Mura? Proprio lui. I due non stanno più insieme da tempo, ma hanno un figlio; e i rapporti tra loro sono così buoni che nel 2006, dopo le elezioni, Tonino e Silvana lasceranno proprio Belotti a fare da amministratore unico.
Ora, Belotti non risulta avere incarichi nel partito. Ma Mura… Ricordate che il 5 novembre 2003 si era dimessa? Bene, il 20 dicembre 2003 Di Pietro ritorna dal notaio (a Bergamo, stavolta) e nomina l’ex socia «tesoriere nazionale del partito con effetto immediato».
In base allo statuto dell’Idv il presidente può fare questo e altro: a lui solo, e «fino a sua rinuncia», spettano la titolarità del simbolo e la modifica dello statuto; l’approvazione del «rendiconto»; la definizione delle candidature, la presentazione delle liste, la nomina del tesoriere, l’assegnazione «di incarichi retribuiti», la ripartizione e l’utilizzo dei finanziamenti. Tutto, in una parola.
E sempre a lui, al presidentissimo, spetta il diritto di accettare i nuovi soci dell’Idv. Soci, attenzione. Perché di Italia dei valori, grazie allo statuto blindato da una girandola di notai (cinque modifiche in tre anni, con cinque notai diversi), ce ne sono ormai due: quella pubblica, il partito, a cui chiunque può aderire a livello «politico», anche via internet; e quella, parallela, che percepisce e gestisce i giganteschi fondi pubblici: l’associazione di cui si diventa soci solo per accettazione del presidente davanti a un notaio. Manco fosse una società per azioni.
Quali e quanti soci sono entrati in tutti questi anni? Dentro, nel 2000: Di Pietro, Di Domenico, Mura. Fuori, nel 2003: Mura e Di Domenico. Unico socio rimasto: Di Pietro. E da solo il presidentissimo fa e disfa per un bel pezzo. Approva il bilancio. Tratta col gruppo di Occhetto e Giulietto Chiesa per una lista comune alle europee; sempre da solo, unico proprietario del marchio, deposita la lista Di Pietro-Occhetto e si assicura i rimborsi elettorali; poi si autoattribuisce un rimborso da 423 mila euro.
È ormai il 26 luglio 2004 quando il notaio Peppino Noseri di Bergamo registra, finalmente, l’ingresso di due nuovi soci. Li conosciamo già: l’avvocato Susanna Mazzoleni da Curno, nessuna attività politica conosciuta, ma madre di Anna e Toto Di Pietro (si è burrascosamente separata dal ministro nel 2002, ora i due vanno d’accordissimo nell’Idv), e l’immancabile Silvana Mura.
Ricapitoliamo? Via Casati 1/A è il cuore di tutto il sodalizio: c’è la sede legale del partito (Di Pietro-Mura-Mazzoleni); la sede in cui si approvano i bilanci della An.To.Cri (Di Pietro-Mura-Belotti); la sede di una piccola società oggi in liquidazione, Progetto Orizzonti (Mura-Belotti). Lui, lei, l’ex moglie di lui e l’ex convivente di lei. Tutti insieme, appassionatamente, in un intreccio politico-affaristico unico.
E dove i soldi sono tanti: solo nel 2006, grazie alle politiche (20 deputati e 5 senatori eletti), all’Idv vengono attribuiti 10 milioni 726 mila euro di rimborsi. Aggiungiamo il bendiddio già assegnato negli anni precedenti: fanno quasi 22 milioni e mezzo.
Ma chi mai, al partito, ha visto o discusso i bilanci? «Non appena qualcuno cominciava a chieder conto dei soldi veniva messo alla porta» afferma Adriano Ciccioni, ex consigliere comunale a Milano. L’articolo 10 dello statuto infatti parla chiaro: l’approvazione dei bilanci spetta solo al presidente, Antonio Di Pietro, e quindi ai soci, ossia l’ex moglie e l’amica di famiglia. Eppure...
Verbale della riunione del 31 marzo 2005 nella solita sede di via Casati: alle ore 17 Di Pietro è il solo a «esaminare ed eventualmente approvare» il bilancio 2004. Non sono noccioline. Proventi: 5 milioni 589 mila euro. Oneri: 3 milioni 420 mila. Oneri straordinari: 364 mila 936. Avanzo di gestione: 1 milione 821 mila 415 euro.
Soldi pubblici. Soldi nostri. Soldi erogati dall’ufficio di presidenza della Camera (della cui segreteria fa parte Silvana Mura, la responsabile dei bilanci Idv) senza un sistematico controllo sul come, a che scopo e da chi verranno spesi.
La Corte dei conti ormai da anni protesta contro una legislazione piena di falle, che lascia ai partiti troppo margine di manovra. Ma i partiti, come hanno ricordato a tutti Fini e Di Pietro quel 3 ottobre, oggi non hanno personalità giuridica. Incassano e spendono come vogliono. E allora?
Allora il presidente dell’Italia dei valori, «in forza dei poteri che lo statuto gli conferisce, approva il rendiconto». La riunione è sciolta alle 19.30. E nel verbale non compare l’ombra di alcun socio: né l’amica, né l’ex moglie.
http://www.listaconsumatori.it/articles.asp?id=2540
Per Gei
28 luglio 2008 00:00
e tu credi davvero che tutti siano come te?
Antonio Di Pietro
28 luglio 2008 00:00
Non so se vi siete resi conto.
Appena è iniziata l'inchiesta in Abruzzo mi sembra di stare in un altra società. I politici stanno facendo a gara a mandare i pizzini in carcere, a dare solidarietà a questo e a quell'altro. Ma qualcuno che venga a dare solidarietà a questi magistrati che stanno lavorando no? Neanche erano finite le misure cautelari che dall'estero Berlusconi già lo ritiene un teorema. Ma aveva letto qualche carta? Lo dice a prescindere.
Lo dico adesso a voi perché possiate ricordarvi quando i giornali di regime attaccheranno ancora. Sapete cosa succederà alla fine di questa inchiesta? Che alcuni saranno prosciolti, com'è giusto che sia, perché alla fine dell'inchiesta si vede se qualcosa hanno commesso o non hanno commesso. Altri verranno rinviati a giudizio e seguiranno il loro corso. Appena uno viene prosciolto diranno: “Avete visto come quel povero Cristo è stato incriminato ingiustamente?”. No, il giudice non l'ha incriminato, ma ha fatto un accertamento per vedere se è stato truffato pure lui o se ci sta dentro. In una giunta, in un organo dove ci sono dieci persone a governare, non c'è bisogno che tutti siano d'accordo. Può essere che cinque siano d'accordo e alle altre cinque gli viene raccontato in un altro modo. Ci sono anche delle persone che in buona fede prendono delle decisioni perché qualcun altro le raggira, e l'inchiesta serve proprio per accertare questo. Quando alla fine del processo qualcuno viene assolto e qualcuno viene condannato non è che il giudice ha sbagliato, ma ha dovuto fare degli accertamenti prima per vedere chi aveva ragione e chi aveva torto.
Ve lo dico qua perché ormai mi sono abituato a parlare a voi direttamente, perché leggo sempre un altra storia sui giornali."
Di Pietro compra casa, l’Idv paga
28 luglio 2008 00:00
La trattativa è stata lunga, sì, ma valeva la pena aspettare: Antonio Di Pietro ha fatto un affarone, comprando un appartamento da una società di Marco Tronchetti Provera e affittandolo, con certezza di rientrare delle spese, anzi, di guadagnarci qualcosa, al suo movimento, l’Italia dei valori.
La notizia è emersa dalle dichiarazioni dei redditi dei membri del governo Prodi, imponibile del ministro 187.716 euro, a metà classifica. Se n’è accorta Italia Oggi, che ieri citava altri «colpacci» del titolare delle Infrastrutture. A gestire l’«operazione casa» è stata la An.to.cri srl, società di proprietà di Di Pietro, che ha acquistato un appartamento di nove vani a Milano, in via Felice Casati 1/A, dalla Iniziative immobiliari di Gavirano, Gruppo Pirelli Real Estate, quello, appunto, del principale azionista Telecom. Come pagamento anche un mutuo acceso alla Banca nazionale del lavoro per 300mila euro, con rate semestrali da 12.580,48 euro che non peseranno sulle spalle del ministro, visto che l’inquilino, l’Idv, gli pagherà un affitto leggermente superiore.
Altra città, stesse mosse. La storia si ripete in quel di Roma, con dieci vani acquistati dalla An.to.cri srl sempre con mutuo Bnl e affittati ancora a Idv, con un guadagno per il ministro di 60mila euro all’anno. Là dove a facilitar le cose spicca il nome dell’amministratrice della srl di Di Pietro: Silvana Mura, tesoriere del partito. Per i due immobili Di Pietro ha dovuto versare, in quanto socio unico della società che ha stipulato i mutui, un milione e 183mila euro.
Quisquilie, certo, a confronto delle attività immobiliari del passato, quando Di Pietro non faceva il ministro ma il magistrato di Mani Pulite. Per quelle finì sotto inchiesta a Brescia, era il 1996. Non ci fu luogo a procedere, ma gli atti rivelarono alcune situazioni, come dire, inopportune per un pm. Quella garconnière proprio dietro alla Scala di Milano, per dire, che Di Pietro poté utilizzare fino al ’94 e che utilizzò mettendola a disposizione del figlio Cristiano: la ottenne tramite il Fondo pensioni Cariplo, quando vicepresidente era quel Sergio Radaelli, socialista, in precedenza inquisito dallo stesso Di Pietro. Proprietario l’imprenditore Antonio D’Adamo, che diversi guai ebbe con Mani Pulite e che nel ’96 fu uno dei grandi accusatori dell’attuale ministro. Il nome di D’Adamo è una costante di molte benevolenze all’ex pm: lui pagò per almeno un anno e mezzo la suite da 5-6 milioni di lire al mese al residence Mayfair di Roma, lui fornì un appartamento a canone gratuito per Rocco Stragapede, storico collaboratore di Di Pietro, lui donò la Lancia Dedra di Di Pietro e consorte. E da lui arrivarono benefit fra i più vari. Fra gli altri, il vestiario di lusso nelle sartorie Tincati, Fimar e Hitman di Milano, un jet privato per partite di caccia, il cellulare per Di Pietro e il cellulare per Stragapede, e poi ombrelli, agende, persino stock di calzettoni al ginocchio e una libreria per la casa di Curno. Soprattutto, fu lui a prestare 100 milioni senza interessi a Di Pietro, che li restituì nel 1995 in una scatola da scarpe.
Un anno prima, poco prima di dimettersi, altri cento milioni il pm li aveva restituiti a un altro imprenditore inquisito, Giancarlo Gorrini, che glieli aveva prestati, lui pure, a tasso zero. Di Pietro ci aveva comprato la casa per il figlio, a Curno. Altri tempi.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=171962
Ha ragione Grillo
29 luglio 2008 00:00
Un problema di casa non mi sembra neanche minimanente paragonabile a quel che trovo scritto qui:
http://www.societacivile.it/memoria/articoli_memoria/archiviazione.pdf
La mia opinione personale è che ha ragione Grillo quando sostiene che i politici non dovrebbero stare in carica per più di due legislature e poi facce nuove.
Dall'estero
29 luglio 2008 00:00
http://www.independent.co.uk/news/world/europe/silvio-berlusconi-the-padrone-is-back-and-he-means-business-878282.html
Antonio Di Pietro
29 luglio 2008 00:00
La Lodo Alfano è incostituzionale, per quanto il Presidente della Repubblica si ostini a ribadire il contrario.
Il Presidente Napolitano invita al dialogo, ma non c'è nessun dialogo con un governo che non intende sedersi intorno ad un tavolo per le riforme del Paese e che ha scelto di distruggere il sistema giudiziario piuttosto che occuparsi dei veri problemi del Paese che oggi sono quasi esclusivamente in ambito economico. Un governo che troppo spesso trova sponda in un informazione a servizio della politica. L'informazione deve essere libera, il cane da guardia dei politici.
Riporto una mia intervista pubblicata su La Repubblica di oggi.
Repubblica: Lodo: per il Colle la firma è meditata. Lei sempre per il no?
Antonio Di Pietro: È una questione di metodo e di merito. Né io né l´Idv abbiamo mai mancato di rispetto istituzionale e personale a Napolitano. Ciò premesso, faccio mie le parole di Scalfari quando dice che, in una democrazia, pure le decisioni di un capo dello Stato si possono criticare».
Repubblica: Insiste?
Antonio Di Pietro: L´idea che le critiche sono legittime se le fanno altri, ma sono rozze, volgari e finanche un attentato se le faccio io non mi va giù. Al punto che l´Idv non merita un posto nella commissione di vigilanza Rai. Diamo fastidio a destra e a sinistra e vogliono a tutti i costi delegittimarci perché ci rifiutiamo di essere irreggimentati in uno schema politico».
Repubblica: Ma Napolitano doveva firmare o no?
Antonio Di Pietro: Ci siamo solo permessi di dire che questa legge è incostituzionale. E immorale. Non potevamo tacere. Non è un atto di anti-democrazia. Una, dieci, cento piazza Navona, dove non ci sono state ingiurie per Napolitano o il Papa. Vogliamo essere liberi di criticare una legge inopportuna e pure il presidente se la firma. Ho diritto alla mia libertà di pensiero anche se non la penso come lui».
Repubblica: Ma il presidente ha seguito la Consulta.
Antonio Di Pietro: Sì, ora deciderà la Corte, poi gli elettori. Il lodo resta una vera e propria porcheria per il modo e il tempo, e per il conflitto d´interessi che c´è sotto. Domani l´Idv depositerà il referendum».
Repubblica: Veltroni accoglie l´invito a evitare il muro contro muro». E lei?
Antonio Di Pietro: Parole scontate e ovvie. Il problema è che Berlusconi fa solo i suoi interessi. La manovra economica col voto di fiducia? E che dialogo è? Tutti decreti, Parlamento subalterno, in una visione aziendale e non democratica. Dialogo tra servo e padrone. "Si buana". Noi non ci stiamo. Ma il presidente, il garante della divisione dei poteri, non deve chiedersi se il dialogo è possibile in queste condizioni?».
Repubblica: Napolitano è contro i decreti...
Antonio Di Pietro: Lui non deve fare il Papa urbi et orbi per la concordia. Deve richiamare chi predica il dialogo, ma non lo pratica. Ha un dovere, garantire la divisione dei poteri. Gli rilanciamo la palla. Se la situazione è questa, il capo dello Stato non può chiedere un dialogo impossibile tra i sudditi e un sovrano?».
Repubblica: Riforme: d´accordo sul o si fanno o è il nulla»?
Antonio Di Pietro: Io non ci sto a questo aut aut. O si fanno buone riforme o niente. Lodo Alfano, immunità, Csm, tutte riforme pessime. È la stricnina data al malato, così lo lasciamo stecchito. Più che riforme sono soluzioni finali».
Repubblica: Il richiamo a chi scade in volgarità e ingiurie?
Antonio Di Pietro: Va distinto l´insulto nei fatti e quello a parole. Per me è più grave il primo, se uno fa satira è difficile sia penalmente rilevante. Altro è un ministro in carica che fa quello che ha fatto Bossi. Ma è peggio se il premier si fa una legge per non farsi processare. Questo è un insulto al Paese e alle istituzioni».
Repubblica: E Grillo che attacca ancora il Colle?
Antonio Di Pietro: Fa satira, ma l´Italia la governa Grillo o Berlusconi? Le forze politiche non si nascondano dietro Grillo, se lui fa queste critiche vuol dire che c´è una classe politica che se le merita».
Repubblica: Allora sta con Grillo?
Antonio Di Pietro: La sua è una parolaccia di esasperazione. È più grave quello che dice Grillo o chi ha fatto l´emendamento sulle poste lasciando migliaia di persone senza lavoro?».
Repubblica: La stampa e l´invito alla moderazione?
Antonio Di Pietro: I processi sono spettacolari perché personaggi di primissimo piano commettono reati gravissimi che non farebbe neppure un mafioso di professione. Che la stampa ne dia conto è garanzia di democrazia».
Repubblica: La paura di una legge bavaglio sulle intercettazioni?
Antonio Di Pietro: Non condivido il desiderio di normalizzazione. Voglio una libera stampa che faccia le pulci al potente di turno perché mi garantisce che non faccia quello che vuole.
Sentenza
29 luglio 2008 00:00
Voto al post: 6
Giudizio: corretto ma ipocrita (da che pulpito...)
Di Pietro predica bene ma razzola male
29 luglio 2008 00:00
La storia è maestra di vita. Ma anche i fatti lo sono. E, quindi, proprio per stare ai fatti, la cronaca ci conferma che Antonio Di Pietro è l’interprete migliore nel ruolo di chi predica bene ma razzola male. E così se il ministro per le Infrastrutture dimentica fatti o circostanze che lo hanno riguardato, sul quotidiano Il Foglio, di oggi, Frank Cammini, autorevole cronista di giudiziaria ai tempi di “Mani Pulite”, con una lettera inviata al direttore, ricorda all’ex pm (che oggi tuona contro l’avocazione dell’inchiesta “Why not?” da parte della procura generale di Catanzaro), che «Tonino indagato a Brescia venne salvato dall’avocazione da parte del procuratore generale di Brescia che tolse l’inchiesta ai pm Fabio Salamone e Silvio Bonfigli, perché sosteneva che, da pm di Milano, Di Pietro in precedenza avesse indagato sul fratello di Salamone, Filippo. Il nome di Filippo Salamone, invece, non fu mai iscritto nel registro degli indagati a Milano. Era una leggenda metropolitana che salvò l’Eroe». Come dire: la legge è uguale per tutti? O nel caso di Antonio Di Pietro si può ricorrere a leggi ad personam? Certo Di Pietro potrà sempre raccontarci – come ha fatto sempre, (ricordate il caso Mercedes o i 100 milioni di vecchie lire avuti in prestito?) – che lui è sempre stato assolto nei procedimenti a suo carico, ma di certo, visto che critica l’iniziativa della Procura generale di Catanzaro che ha avocato l’inchiesta “Why not?”, da oggi non potrà smentire, che lui è stato il primo a beneficiare di quella che considera, per gli altri, una “porcata”.
(24-10-2007)
Facciamo costruire il Ponte da Di Pietro
29 luglio 2008 00:00
Ministro col bernoccolo degli affari immobiliari - A volte le soluzioni dei problemi possono essere a portata di mano - Prendiamo, per esempio, il nostro ministro delle Infrastrutture Di Pietro, il quale presiede il movimento politico Italia dei Valori, noto moralizzatore, indefesso difensore della legalità - ”Di Pietro compra da Tronchetti Provera (Pirelli) e poi affitta all’Italia dei Valori” (di Francesco Dato)
In Italia sappiamo bene come vanno le cose, dunque non ci meravigliamo affatto se per il raggiungimento di uno scopo a volte si devono fare compromessi che, tra il lecito e l’illecito, presentano confini molto labili e discutibili anche sotto l’aspetto morale. Ebbene sì, quando è necessario, anche le difese immunitarie della nostra moralità sono sottoposte a dura prova e generalmente cedono allo strapotere dell’interesse che si presenta sotto variegate forme. Prendiamo, per esempio, il nostro ministro delle Infrastrutture Di Pietro, il quale presiede il movimento politico Italia dei Valori, noto moralizzatore, indefesso difensore della legalità e indiscusso protagonista della storica vicenda di “Mani Pulite”, da notizie non coperte dal segreto istruttorio risulta essere “interessato” agli affari immobiliari di un certo valore.
Da tempo si conoscevano le poliedriche attività svolte nel corso del tempo dal nostro ministro, ma che avesse anche il bernoccolo degli affari ci risulta, quanto meno, incredibile e ci incuriosisce alquanto. La notizia è stata diffusa da organi di stampa e recita testualmente: ”Di Pietro compra da Tronchetti Provera (Pirelli) e poi affitta all’Italia dei Valori”. Proseguendo nella lettura dell’articolo in questione si apprende che il ministro, attraverso la società dei figli, ha acquistato a Milano in Via Felice Casati 1/A un immobile di nove vani pagandolo con un mutuo concesso dalla Banca Nazionale del Lavoro; a Roma ha acquistato un altro immobile sempre attraverso la società dei figli, anch’esso pagato con un mutuo della Banca Nazionale del Lavoro.
http://guide.dada.net/sicilia/interventi/2007/05/294690.shtml
La crociata anti eolica della famiglia D
29 luglio 2008 00:00
Il Bergamo del 16.3.2007
Il Ministro Di Pietro non perde occasioni per accusare gli ecologisti di “bloccare tutto”. Con quel "tutto" intende le opere lasciate sulla carta dall’ex Ministro Lunardi, “bloccate ” non per colpa degli ecologisti ma per colpa dei soldi.Quelli che mancano, vista la legge obiettivo del precedente Governo che prevedeva 265 miliardi di euro di investimenti. Praticamente un “libro dei sogni”.
Il governo attuale invece deve fare i conti non con i sogni, ma con le reali possibilità e, in base a queste, scegliere secondo le priorità economiche e ambientali.
Di Pietro viene qui e dice che è colpa dei Verdi se non si fa la Pedemontana, finanziata da questo Parlamento con 1 miliardo di Euro, e se non si fa la Brebemi, la cui gara d'appalto è stata vinta con un piano finanziario a totale carico dei privati. Ma basta spostarsi a Montenero di Bisaccia per scoprire che la solfa è un po' diversa e il Ministro evidentemente è stato colpito dalla sindrome Nimby (non nel mio giardino).
Lì, provincia di Campobasso, consigliere provinciale, senza accuse di nepotismo sulle spalle, è suo figlio Cristiano. Lì i due Di Pietro fanno i diavoli a quattro per impedire la costruzione di un Parco eolico marino a 5 km dalla costa. Energia elettrica pulita prodotta dal vento per 125.000 persone. La Valutazione di impatto ambientale non è ancora stata fatta, eppure i Di Pietro sono già sicuri dell'insostenibilità dell'opera.
Ovunque, secondo Di Pietro, le V.I.A. sono una scocciatura. Nel paese materno, invece, sono inutili.
http://marcellosaponaro.it/home/rassegna_stampa/dipietro_eolico
tonino tonino
29 luglio 2008 00:00
La stessa Italia dei valori di cui il 21 settembre è stata chiesta la messa in liquidazione al tribunale civile di Milano? E che è stata segnalata al Consiglio d’Europa (ultimo atto della guerra giudiziaria tra Di Pietro e il Cantiere di Achille Occhetto) perché ad approvarne i bilanci, per milioni di euro di fondi pubblici, è di fatto un’unica persona? Perbacco: proprio lo stesso partito di cui Di Pietro è presidente, fondatore e proprietario del simbolo.
Un partito che ha incassato oltre 22 milioni di euro dallo Stato, ma di cui il ministro è il solo ad avere le chiavi della cassaforte. Insieme a due donne: Susanna Mazzoleni, la sua ex moglie, e Silvana Mura, «amica di famiglia» (parole sue) da tempi immemorabili.
Da dove cominciare a raccontare questa bizzarra storia? Le carte sparse fra i vari tribunali (Brescia, Milano, Roma, Bruxelles) sono una montagna. Ma c’è una data ben chiara, il 26 settembre 2000. E un luogo, via delle Province 37, Roma. È qui, davanti al notaio Bruno Cesarini, che nasce la «libera associazione Italia dei valori-Lista Di Pietro, in breve Idv» con sede a Busto Arsizio in via Milano 14.
L’oggetto sociale vola alto: «La valorizzazione, la diffusione e la piena affermazione della cultura della legalità, la difesa dello stato di diritto, la realizzazione di una prassi di trasparenza politica e amministrativa».
A firmare l’atto sono solo in tre. Antonio Di Pietro, che porta in dote il simbolo registrato a Genova come «marchio di impresa personale». Il suo amico Mario Di Domenico, un avvocato abruzzese residente a Roma. E Silvana Mura, ex commerciante di biancheria a Chiari (Bs), l’amica di famiglia. Tre amici che, all’unanimità, nominano Di Pietro presidente. Mura diventa tesoriera, Di Domenico segretario. E partono.
Già nel 2001 l’Italia dei valori conquista un senatore (Valerio Carrara, subito passato a Forza Italia) e dunque accede ai generosi rimborsi previsti dalla legge: oltre mezzo miliardo di lire come anticipazione, più 822 milioni a rate nei quattro anni seguenti. Nel 2002 all’Idv vengono attribuiti altri 2 milioni di euro come «integrazione».
Tutto bene? No, perché il segretario Di Domenico viene denunciato per appropriazione indebita. Verrà definitivamente assolto nel 2007 perché «il fatto non sussiste», ma al momento la sua è una presenza ingombrante. E dunque nuovo appuntamento dal notaio.
Stavolta è Romolo Rummo, via Piemonte 117, Roma. Scusate la pedanteria: alle ore 13.30 del 5 novembre 2003 Antonio Di Pietro «prende la parola» e un attimo dopo le dimissioni di Di Domenico sono agli atti. Già che ci sono, si dimette anche Silvana Mura. Ma prima di andarsene, all’unanimità, i tre approvano il trasferimento della sede sociale da Busto Arsizio a Milano. Alle ore 13.35 l’assemblea viene tolta.
Cinque minuti e l’Idv, da associazione a tre soci, diventa di fatto un paradossale partito «a socio unico». Cinque minuti fondamentali. E per capirlo basta ficcare il naso nella nuova sede del partito: via Felice Casati 1/A, a Milano. Nove vani di proprietà della Iniziative immobiliari srl di Gavirate, gruppo Pirelli Re, che poco dopo vengono comprati da un’altra srl, la An.To.Cri. di Bergamo. An come Anna, To come Toto, Cri come Cristiano, i tre figli di Di Pietro.
Un caso? Vediamo. Socio unico della srl: Antonio Di Pietro. Amministratore unico: Antonio Di Pietro. Il capitale sociale è esiguo, 50 mila euro appena; eppure, nel giro di due anni la piccola società riesce a mettere le mani su due grandi appartamenti a Milano e a Roma (ceduto, quest’ultimo, poche settimane fa). Valore dichiarato degli immobili: 1 milione 788 mila euro. E da dove vengono i soldi? Anno 2003: il socio unico Di Pietro versa alla An.To.Cri., ossia a se stesso, 100 mila euro come «prestito infruttifero»; 2004: altri 300 mila euro; 2005: 783 mila euro. Un totale di 1 milione 183 mila euro, contanti, in tre anni.
Poi il socio unico della An.To.Cri., sempre Di Pietro, affitta all’associazione Italia dei valori, di cui Di Pietro è unico socio, l’appartamento di via Casati. Un conflitto di interessi, o no? E l’anno dopo raddoppia: la An.To.Cri. acquista 10 vani in via Principe Eugenio 31, a Roma, e subito l’Idv decide di trasferirci «la sede nazionale di rappresentanza politica»: lo annuncia il tesoriere nel 2005. E chi è? Silvana Mura.
Vogliamo dare un’occhiata più da vicino a questa bella signora 49enne, ora deputata dell’Italia dei valori? Il 20 aprile 2004 entra anche lei nel consiglio d’amministrazione della An.To.Cri., insieme a Di Pietro e un certo Belotti. Claudio Belotti, ex convivente di Mura? Proprio lui. I due non stanno più insieme da tempo, ma hanno un figlio; e i rapporti tra loro sono così buoni che nel 2006, dopo le elezioni, Tonino e Silvana lasceranno proprio Belotti a fare da amministratore unico.
Ora, Belotti non risulta avere incarichi nel partito. Ma Mura… Ricordate che il 5 novembre 2003 si era dimessa? Bene, il 20 dicembre 2003 Di Pietro ritorna dal notaio (a Bergamo, stavolta) e nomina l’ex socia «tesoriere nazionale del partito con effetto immediato».
In base allo statuto dell’Idv il presidente può fare questo e altro: a lui solo, e «fino a sua rinuncia», spettano la titolarità del simbolo e la modifica dello statuto; l’approvazione del «rendiconto»; la definizione delle candidature, la presentazione delle liste, la nomina del tesoriere, l’assegnazione «di incarichi retribuiti», la ripartizione e l’utilizzo dei finanziamenti. Tutto, in una parola.
E sempre a lui, al presidentissimo, spetta il diritto di accettare i nuovi soci dell’Idv. Soci, attenzione. Perché di Italia dei valori, grazie allo statuto blindato da una girandola di notai (cinque modifiche in tre anni, con cinque notai diversi), ce ne sono ormai due: quella pubblica, il partito, a cui chiunque può aderire a livello «politico», anche via internet; e quella, parallela, che percepisce e gestisce i giganteschi fondi pubblici: l’associazione di cui si diventa soci solo per accettazione del presidente davanti a un notaio. Manco fosse una società per azioni.
Quali e quanti soci sono entrati in tutti questi anni? Dentro, nel 2000: Di Pietro, Di Domenico, Mura. Fuori, nel 2003: Mura e Di Domenico. Unico socio rimasto: Di Pietro. E da solo il presidentissimo fa e disfa per un bel pezzo. Approva il bilancio. Tratta col gruppo di Occhetto e Giulietto Chiesa per una lista comune alle europee; sempre da solo, unico proprietario del marchio, deposita la lista Di Pietro-Occhetto e si assicura i rimborsi elettorali; poi si autoattribuisce un rimborso da 423 mila euro.
È ormai il 26 luglio 2004 quando il notaio Peppino Noseri di Bergamo registra, finalmente, l’ingresso di due nuovi soci. Li conosciamo già: l’avvocato Susanna Mazzoleni da Curno, nessuna attività politica conosciuta, ma madre di Anna e Toto Di Pietro (si è burrascosamente separata dal ministro nel 2002, ora i due vanno d’accordissimo nell’Idv), e l’immancabile Silvana Mura.
Ricapitoliamo? Via Casati 1/A è il cuore di tutto il sodalizio: c’è la sede legale del partito (Di Pietro-Mura-Mazzoleni); la sede in cui si approvano i bilanci della An.To.Cri (Di Pietro-Mura-Belotti); la sede di una piccola società oggi in liquidazione, Progetto Orizzonti (Mura-Belotti). Lui, lei, l’ex moglie di lui e l’ex convivente di lei. Tutti insieme, appassionatamente, in un intreccio politico-affaristico unico.
E dove i soldi sono tanti: solo nel 2006, grazie alle politiche (20 deputati e 5 senatori eletti), all’Idv vengono attribuiti 10 milioni 726 mila euro di rimborsi. Aggiungiamo il bendiddio già assegnato negli anni precedenti: fanno quasi 22 milioni e mezzo.
Ma chi mai, al partito, ha visto o discusso i bilanci? «Non appena qualcuno cominciava a chieder conto dei soldi veniva messo alla porta» afferma Adriano Ciccioni, ex consigliere comunale a Milano. L’articolo 10 dello statuto infatti parla chiaro: l’approvazione dei bilanci spetta solo al presidente, Antonio Di Pietro, e quindi ai soci, ossia l’ex moglie e l’amica di famiglia. Eppure...
Verbale della riunione del 31 marzo 2005 nella solita sede di via Casati: alle ore 17 Di Pietro è il solo a «esaminare ed eventualmente approvare» il bilancio 2004. Non sono noccioline. Proventi: 5 milioni 589 mila euro. Oneri: 3 milioni 420 mila. Oneri straordinari: 364 mila 936. Avanzo di gestione: 1 milione 821 mila 415 euro.
Soldi pubblici. Soldi nostri. Soldi erogati dall’ufficio di presidenza della Camera (della cui segreteria fa parte Silvana Mura, la responsabile dei bilanci Idv) senza un sistematico controllo sul come, a che scopo e da chi verranno spesi.
La Corte dei conti ormai da anni protesta contro una legislazione piena di falle, che lascia ai partiti troppo margine di manovra. Ma i partiti, come hanno ricordato a tutti Fini e Di Pietro quel 3 ottobre, oggi non hanno personalità giuridica. Incassano e spendono come vogliono. E allora?
Allora il presidente dell’Italia dei valori, «in forza dei poteri che lo statuto gli conferisce, approva il rendiconto». La riunione è sciolta alle 19.30. E nel verbale non compare l’ombra di alcun socio: né l’amica, né l’ex moglie.
http://www.cittadiniattivi.it/testo.asp?id=1360
Il bell'Antocri. Indagini su Di Pietro [
29 luglio 2008 00:00
Inviato da Rita Pennarola lunedì 12 marzo 2007
[AGGIORNAMENTO via Terzoocchio: Il 14 marzo 2008 il giudice Luciano Imperiali ha disposto l'archiviazione del procedimento. Il decreto di archiviazione si può leggere qui.] Un ex fondatore dell’Italia dei Valori spara a zero su Antonio Di Pietro. Del j’accuse, tuttora al vaglio della Procura di Roma, è stato informato in un incontro riservato anche il capo dello Stato. Vediamo i passaggi roventi dell’esposto, che accende i riflettori sul “socio unico” del partito e sulla creatura societaria del ministro, l’immobiliare di famiglia Antocri. Pesce d’aprile. Nasce nel giorno più burlone dell’anno - parliamo del 2003 - la vispa Antocri, acronimo prescelto
da papà Antonio Di Pietro per ricordare, fin dal nome della srl, i suoi tre figli Anna, Toto e Cristiano. Occhio. Perchè il 2003
è anche l’anno in cui cominciano a maturare, nelle casse di Italia dei Valori...
le consistenti provvidenze relative al finanziamento pubblico dei partiti, prudentemente rinominate - dopo la clamorosa bocciatura ad opera degli italiani nel referendum del 1993 - rimborso delle spese elettorali. E il partito dell’ex pm di mani pulite nel 2003 è da poco entrato nell’albo d’oro delle compagini che ricevono quelle provvidenze da milioni di euro nelle loro casse. La legge - la numero 157 del giugno ‘99 - prevede infatti che per ottenere il
“rimborso” delle spese sostenute in campagna elettorale (qui si parla delle politiche 2001) l’unica condizione sia di aver raggiunto almeno l’1 per cento delle preferenze. Ci siamo.
I rubinetti del finanziamento pubblico sull’Associazione Italia dei Valori - fondata da oltre 300 ardimentosi militanti il 26 settembre del 2000 a Roma, dinanzi al notaio Bruno Cesarini - si aprono per la prima volta a fine 2001, quando arriva il primo mezzo miliardo e passa di vecchie lire. Le somma rappresenta il 40 per cento del “rimborso” complessivo spettante all’associazione-partito per la partecipazione a diverse tornate elettorali, tutte tenutesi in quell’anno: non solo le politiche, ma anche le regionali in Sicilia e quelle del Molise. Nel 2002 arriva
l’integrazione: quasi due milioni di euro, cui se ne aggiungono altri 200 mila circa per le elezioni relative al Senato. Qui, una piccola curiosità: alle Politiche 2001 il partito-associazione di Di Pietro elegge un solo senatore, il bergamasco Valerio Carrara. Nemmeno il tempo di accomodarsi a Palazzo Madama, e il Carrara passa nelle fila di Forza Italia. Quando si dice soldi ben spesi...
Ma andiamo avanti. Perchè siamo arrivati al fatidico 2003. Con le casse del partito già rimpinguate dai precedenti
“rimborsi elettorali”, più quelli riferiti all’anno in corso (altri 2 milioni e mezzo circa di euro), a novembre il valoroso partito cambia sede. Dalla modesta location di Busto Arsizio in via Milano 14 alla centralissima via Casati 1 di Milano: un appartamento di nove vani al quinto piano, dove Italia dei Valori può finalmente avere una sede adeguata alle sue ambizioni. Il contratto d’affitto? Non è un problema. Perchè proprietaria dell’immobile è proprio Antocri, di cui papà Di Pietro risulta socio unico. «Dopo lunga discussione fra il proprietario Di Pietro e l’inquilino Di Pietro - si leggerà magari nel verbale - si è convenuto un canone mensile pari ad euro 2.800». La cifra non è di fantasia: risulta infatti dichiarata nei bilanci della srl, costituita con l’unico fine di gestire gli immobili. D’accordissimo anche l’inquilino. Perchè nel frattempo, con un’ardita manovra interna, lo statuto dell’associazione è stato modificato: risultano svaniti sia i 300 sostenitori-fondatori sia gli altri organismi di vertice. Diciamolo chiaro: Italia dei Valori si è trasformata in un partito con un unico socio. Antonio Di Pietro.
Si dice dalle parti di Montenero di Bisaccia (e giù giù nel profondo sud) che ‘a cummannà è meglio ca’ fottere. L’antica saggezza popolare calza a pennello sulle due creature dipietriste, Antocri e il partito- associazione, entrambe con socio unico plenipotenziario. Lui.
La storia si ripete. Passa un anno e un nuovo gioiello entra a far parte del patrimonio di Antocri: si tratta dell’appartamento da 10 vani al quinto piano di via Principe Eugenio 31, nella capitale. Guarda caso, proprio in quel periodo del 2004 Italia dei Valori cerca casa a Roma. Proprietario (Di Pietro) e inquilino (sempre lui) si mettono d’accordo sull’affitto e così, previa trasformazione della destinazione d’uso dell’immobile, il partito dei moralizzatori ha una sede confacente anche a Roma. Particolari sui due traslochi si trovano nella relazione allegata al bilancio 2005 di IDV: «si evidenzia il trasferimento della Sede Nazionale di rappresentanza politica del partito, sempre in Roma, da Via dei Prefetti, 17 a Via Principe Eugenio, 31, potenziando allo stesso tempo l’Ufficio Stampa Nazionale con l’assunzione di una nuova unità». «Quanto alla Sede di Milano in Via Casati 1/A - viene aggiunto - si riconferma la sua funzione di Sede legale amministrativa e di segreteria particolare del Presidente del Partito Antonio Di Pietro oltre che di organizzazione e rapporti con le realtà locali». Resterebbe qualche domandina. Intanto sulle straordinarie performances di una srl da 50 mila euro di capitale che riesce in soli due anni ad acquistare immobili di così grande valore. Quanto? Qualcosa ci dice il bilancio 2005 di Antocri che, alla voce
“immobilizzazioni materiali” riporta la somma di 1 milione e 788 mila euro. La stessa voce per il 2004 era rappresentata da 619 mila euro. Si tratta di somme evidentemente inferiori al valore di mercato dei due prestigiosi immobili. E che sono, comunque, al netto del mutuo.
Sì. come tutti i saggi capifamiglia Antonio Di Pietro ha un mutuo sulle spalle. Anzi, due. Ecco qua (siamo sempre tra le pagine del bilancio 2005 Antocri): il primo, da 276 mila euro e spiccioli, riguarda l’immobile milanese ed è stato stipulato il 20 aprile 2004; il secondo, per la magione romana, è pari a 386 mila euro circa e risale al 7 giugno 2005.
http://www.pressante.com Realizzata con Joomla! Generata: 25 July, 2008, 16:44
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Fanno oltre 660 mila euro di mutuo, stipulato con la BNL, che scadranno fra il 2015 e il 2019. Con rate, supponiamo, non leggerine. Come le paga Antocri, che non svolge nessun’altra attività? Semplice. Con i canoni d’affitto dell’inquilino. Che è Italia dei Valori. Che riceve il finanziamento pubblico.
Tutto a posto? Qualcuno sta cercando di vederci chiaro. Tanto per cominciare, il sostituto procuratore della capitale Giancarlo Amato, sul cui tavolo tutta la vicenda è stata trasmessa dal procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, che aveva raccolto il durissimo j’accuse presentato a ottobre 2005 da Mario Di Domenico, avvocato e co- fondatore dell’associazione Italia dei Valori. Nel documento (vedi box di pagina 9) Di Domenico punta l’indice su «diverse condotte - a parere dello scrivente - tutte penalmente rilevanti e complesse». Gli addebiti a carico dell’attuale ministro del governo Prodi sarebbero - secondo Di Domenico - gravissimi: «dal raggiro alla truffa contrattuale per il fine dell’ingiusto profitto personale», «dall’appropriazione indebita alla truffa nei confronti dello Stato, per l’illegale ricorso al finanziamento pubblico ai partiti politici». Tutti reati documentati dall’avvocato in monumentali allegati all’esposto-denuncia. Sotto i riflettori, in particolare, due circostanze: in primo luogo la modifica dello statuto, definita da Di Domenico arbitraria, grazie alla quale attualmente Di Pietro risulta unico socio dell’associazione Italia dei Valori (tutti da leggere i verbali d’assemblea in cui il socio unico Di Pietro si convoca, discute con se stesso e si approva). E poi naturalmente la storia di Antocri e dei due cespiti immobiliari acquistati a Milano e Roma fra 2004 e 2005 ed affittati come sedi al partito. Tutte circostanze su cui Di Domenico, che era stato ascoltato dal procuratore Tarquini, chiede ora di far chiarezza. Ma non si rivolge solo al pm Amato. E’ datata infatti 9 ottobre 2006 la minuziosa missiva - rimasta finora top secret - in cui, ripercorrendo i principali passaggi della denuncia, Di Domenico pone la patata bollente all’attenzione del capo dello Stato Giorgio Napolitano, del premier Romano Prodi e del guardasigilli Clemente Mastella.
Altri destinatari del j’accuse sono poi l’ex procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio, oggi in parlamento, ed il battagliero fondatore del Cantiere per il bene comune Elio Veltri, fustigatore nei suoi libri di vizi e reati della politica, dall’Italia agli Stati Uniti, passando per l’Europa. Un paio di mesi fa insieme ad Achille Occhetto, altro esponente di punta del Cantiere, Veltri ha parlato al presidente Napolitano di questa delicata questione. L’incontro, che ha avuto carattere riservato, è avvenuto a Roma. Il capo dello Stato avrebbe suggerito di informare Romano Prodi. Ma la lettera inviata da Elio Veltri al premier - ben prima che sul governo si addensassero le nubi della crisi - non ha mai trovato risposta.
Sull’anomalia tutta italiana di un partito politico amministrato da un “socio unico” qualche chiarimento lo fornisce lo stesso Veltri. «Eravamo circa 300 persone - spiega alla Voce - a sfilare nel 1998 dinanzi al notaio Fanfani di San Sepolcro per dar vita all’associazione Italia dei Valori, che nasceva nel segno del cambiamento. Nel 2000, all’insaputa di noi associati, Antonio Di Pietro modifica lo statuto, trasferendo la gestione ad un comitato ristretto costituito da lui stesso insieme alla fedelissima Silvana Mura e allo stesso Di Domenico. Qualche tempo dopo chiede le dimissioni di entrambi e resta di fatto dominus incontrastato». La Mura, di professione ragioniera,
assume nel partito le vesti di tesoriere e firma i bilanci fin dal 2001, quando cominciano ad arrivare - come abbiamo visto -
le consistenti provvidenze pubbliche a titolo di rimborso per le spese elettorali.
«E’ assurdo - incalza Veltri - abbiamo passato anni ad attaccare Silvio Berlusconi per i suoi macroscopici conflitti d’interesse ed ora ce ne troviamo in casa uno grande come una portaerei». Un terreno viscido, sul quale arriva subito un’altra mina incandescente: Antocri. «Dopo aver letto l’esposto dell’avvocato Di Domenico - dicono alcuni fuoriusciti dall’Italia dei Valori - abbiamo cominciato a documentarci per capire fino in fondo quali erano, anche sul piano politico, le principali anomalie. Una riguarda per esempio quel mutuo da oltre 600 mila euro per completare il pagamento dei due immobili. In pratica quelle somme saranno riscattate grazie ai canoni d’affitto pagati dal partito». Il quale naturalmente attinge al finanziamento pubblico. Quanto alle somme anticipate da Antocri per l’acquisto, sarà il pubblico ministero Giancarlo Amato ad accertare se provengono anche queste dal finanziamento pubblico o da risorse personali dello stesso Di Pietro. E su questo punto la Procura stia già lavorando.
LA STRANA COPPIA
Ma non sono solo questi, i grattacapi che arrivano nottetempo a turbare il sonno di Antonio Di Pietro. Soprattutto nelle ore convulse della crisi di governo gli deve essere arrivato - e da diverse parti dell’Unione - il
“pensiero” non proprio benevolo dei suoi compagni di governo, che difficilmente potranno perdonargli d’ever reclutato in quattro e quattr’otto e catapultato a Palazzo Madama un personaggio politicamente inaffidabile come Sergio De Gregorio. In quale, un minuto dopo, saluta il suo “mentore” e va a votare con la Casa delle Libertà, contribuendo in maniera decisiva a far traballare l’esecutivo Prodi. Un gioco delle tre carte
tutto napoletano, che ha permesso allo scaltrito giornalista di balzare alla presidenza della Commissione Difesa e di porsi alla testa del Movimento Italiani nel Mondo, col quale punta a diventare - come di fatto è già avvenuto - l’ago della bilancia cui sono appese le sorti delle due coalizioni. «De Gregorio mi ha dato ampie rassicurazioni, che spero vorrà mantenere, di una condotta futura leale come senatore e come presidente della commissione Difesa nei confronti dell’Unione e a questo, per il momento, voglio attenermi».
Aveva provato a mantenere la calma dopo il voltafaccia, Di Pietro, ma la storia lo ha clamorosamente smentito. «Giuda era e giuda resta - tuona ora - con De Gregorio non abbiamo più nulla a che vedere». E tutti gli credono, si
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immedesimano nei panni del galantuomo tradito dal suo stesso epigono. Tu quoque, Brute... Ma Bruto, uscito dalla
porta, torna dalla finestra. Anzi, se vogliamo essere precisi, in realtà quella finestra non l’ha mai lasciata. Si chiama Italia dei Valori, proprio come il partito, ed è ancora oggi il quotidiano ufficiale del dipietrismo (pronto perciò, come tutti gli organi di partito, a ricevere le generose provvidenze previste dalla legge). Fondato nei mesi caldi del feeling tra
l’ex simbolo di mani pulite e il giornalista di provata fede craxiana (fu tra i primi ad accorrere sui lidi d’Hammamet), il quotidiano nasceva sull’onda dell’esperienza editoriale di De Gregorio, alla testa tutt’oggi di corazzate come Italiani nel Mondo reti televisive srl, con la bellezza di oltre 3 milioni di euro nel capitale sociale, e di Italiani nel Mondo Channel (2 milioni e passa). Dalla gerenza del quotidiano dipietrista De Gregorio
(che ricopriva all’inizio la carica di direttore editoriale) è formalmente uscito. Resta però nel ruolo di amministratore unico della Editrice Mediterranea srl, il giovane esponente di una famiglia da sempre fedelissima al Verbo degregoriano.
Si tratta di Antonio Lavitola, cugino stretto di quel Walter Lavitola che col corpulento senatore-giornalista partenopeo aveva riesumato l’Avanti!, ottenendo, grazie all’ex gloriosa testata socialista, contributi pubblici che ancora nel 2005 ammontavano a ben 2 milioni e mezzo di euro (solo una domanda: ma l’Avanti! chi l’ha visto?). Quarant’anni, originario di Aversa, in terra natia Antonio Lavitola detiene saldamente il timone di numerosi business dai nomi altisonanti: si va dalla srl Caesar a La Sfinge, fino alla ambiziosa General Building (di cui risulta amministratore unico) che, potendo contare sul canonico capitale di appena 10 mila euro, ambisce addirittura a
«realizzare porti, aeroporti, ponti, dighe, acquedotti, oleodotti, metanodotti e reti ferroviarie».
Intanto il giornale - quello che si chiama proprio Italia dei Valori - va. Dalla redazione romana di via della Vite rispondono che non si registrano interruzioni o disguidi: il quotidiano è diffuso in tutte le edicole d’Italia. E in apertura di prima pagina - ad esempio nell’edizione del 27 febbraio - spicca ancora, con tanto di foto, la rubrica dal titolo profetico
“L’angolo di Di Pietro”. Ne sa qualcosa, il ministro, che dal sito ufficiale del partito ha preferito cancellare il link d’accesso al quotidiano preferendo indicare, come testata di riferimento, il ruspante periodico Nuovi Orizzonti con redazione a San Giorgio la Molara, nel profondo Sannio? O qualcuno è già pronto a
“scippargli” anche il nome, dal momento che fra l’indirizzo internet della versione on line del quotidiano (italiadeivalori.info) e di quella del partito (italiadeivalori.it) ci corre solo un piccolo “info”?
Tutto campano, comunque, il parterre societario della Editrice Mediterranea. A detenere il capitale della srl sono infatti, insieme a Lavitola, l’altro aversano doc Tommaso D’Alesio, 41 anni, e due napoletani: il venticinquenne Marco Capasso e la new entry Guido Malatesta. Quest’ultimo era già socio di Antonio Lavitola nella srl Sud Immobiliare, con sede nel capoluogo partenopeo. E il direttore responsabile del quotidiano? Ne vogliamo parlare? E’ lei, la napoletanissima Delia Cipullo, poco più che trentenne, con solide basi professionali nell’Opus Dei
(Pontificia Università della Santa Croce) e soprattutto trascorsi alla corte di socialisti vip come Gianni De Michelis. De Gregorio docet. Napoletani, infine, anche i capi ufficio stampa prescelti da Di Pietro al ministero di piazzale Porta Pia: si tratta di Gianni Occhiello, ex cameramen alla Rai di viale Marconi, e di Lucio Fava Del Piano. I passaggi roventi del j’accuse
ALCUNI FRA I PASSAGGI PIU’ SCOTTANTI dal j’accuse dell’avvocato e co-fondatore dell’Italia dei Valori Mario Di Domenico, contenuto in una missiva inviata al capo dello stato Giorgio Napolitano, a Romano Prodi, al guardasigilli Clemente Mastella, a Gerardo D’Ambrosio e a Elio Veltri, quest’ultimo fra i primissimi a scoperchiare il pentolone di Tangentopoli col libro “La Milano degli scandali” del 1991 ed oggi autore del documentatissimo “Il governo dei confilitti”. «Ho dato vita - ricorda Di Domenico - il 21 marzo
1998 e poi il 26 settembre 2000, unitamente agli onorevoli Antonio Di Pietro e ora onorevole Silvana Mura, al contratto di associazione per la costituzione dell “Italia dei Valori-Lista Di Pietro”, partito politico notoriamente nato e osannato dietro l’onda dell’evento socio-giuridico di “Tangentopoli”, di cui Di Pietro è stato considerato il popolare protagonista. Ho partecipato a quell’iniziativa perché, allora, ho creduto di poter
contribuire alla formazione reale di un nuovo Stato di diritto: quello che spero e vorrei ancora lasciare in eredità ai miei figli». Poi passa subito all’attacco. “E’ trascorso circa un anno - scrive Di Domenico - da quando ho presentato esposto-denuncia alla procura della repubblica di Brescia contro i miei ex compagni fondatori del partito politico. Ritenni la competenza della procura di Brescia perché il tesoriere, nonché legale rappresentante dell’associazione partitica (Silvana Mura, ndr) risiede in quel distretto di giustizia.
L’esposto-denuncia era articolato su diverse condotte - a parere dello scrivente - tutte penalmente rilevanti e complesse: si trattava delle arbitrarietà, quindi illegalità, commesse dai dirigenti dell’Italia dei Valori-Lista Di Pietro, costituita e composta da soli tre soci, per volere del presidente: l’on. Di Pietro (presidente), l’on. Mura
(tesoriere) ed il sottoscritto (segretario). Sono stato ascoltato più volte e per diverse ore dal procuratore capo di Brescia
Giancarlo Tarquini e dai suoi sostituti. L’informativa di reato è stata protocollata al procedimento numero
20097/2005. Gli addebiti nei confronti dei miei compagni di partito erano del resto gravi». Quali? Nell’esposto si parla fra l’altro di «raggiro», «truffa contrattuale per il fine dell’ingiusto profitto personale», «abuso della personalità giuridica», «appropriazione indebita», «truffa nei confronti dello stato per l’illegale ricorso al finanziamento pubblico ai partiti politici»: tutti «argomenti articolati, complessi, difficili raccolti in circa 100 allegati, 1000 pagine di atti e 150 pagine tra memorie e motivi aggiunti». La procura di Brescia, comunque, passa la patata bollente a
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quella di Roma, per motivi di “competenza territoriale”: e l’inchiesta continua.
Così, dal canto suo, prosegue la ricostruzione dell’ex socio ed amico: «Nel frattempo ha indagato anch’io, ho appurato e riferito al pm Amato che il presidente di IDV Di Pietro ha, nelle more, arbitrariamente modificato lo statuto dell’associazione, di talchè essa risulta, tuttora, costituita e rappresentata da un unico socio: l’onorevole Antonio Di Pietro. Tanto è vero che lo scorso bilancio di esercizio è stato approvato con delibera dell’associazione all’unanimità, dal solo ed unico socio Di Pietro. Non solo, ma a ben leggere lo statuto, così modificato, si è potuto ancora avere conferma del fatto che l’associazione IDV (che prende finanziamento pubblico dallo stato) è organismo autonomo e distinto dal partito politico (che partecipa alle elezioni con un gruppo di candidati), anche se reca ambiguamente lo stesso nome IDV e usa lo stesso contrassegno o simbolo elettorale, per il quale peraltro pende altro giudizio dinanzi alla magistratura civile di Roma per l’accertamento della proprietà, della contraffazione e uso illecito dello stesso, in quanto di proprietà del Movimento dei Valori». Così continua l’esposto-denuncia. «Mi domando e vi chiedo: ma di chi sono tutti quei soldi versati a IDV ed al Gruppo, non sono forse soldi che l’erario raccoglie dalle tasche dei cittadini?». L’avvocato-furioso passa quindi a sottolineare le ambiguità contenute, a suo parere, nello statuto di IDV, per cui «gli organi del partito non interagiscono assolutamente con gli organi dell’associazione». Inoltre «il partito politico IDV consiste di vari aderenti con propria assemblea, organi collegiali
e autonomia finanziaria nonché diversa rappresentanza legale (il tesoriere Silvana Mura) e coincidente dirigenza presidenziale (Di Pietro)». Gli ultimi due, Mura e Di Pietro, «hanno poi partecipato alla costituzione di una società di capitali denominata AN.TO.CRI srl., in cui socio unico era ed è Di Pietro, mentre membri del consiglio d’amministrazione sono (o sono stati all’atto costitutivo), il tesoriere dell’associazione Silvana Mura nonché del partito politico IDV e tal Claudio Bellotti (compagno di vita o coniuge della Mura)». “Ebbene: nel breve volgere di un solo anno 2004-2005 la An.to.cri., capitalizzata per soli 50.000 euro, ha acquistato, al centro di Milano, un appartamento di 9,5 vani (valore supponibile almeno 900.000 euro) e poi al centro di Roma, altro appartamento di 10,5 vani (valore supponibile almeno 900.000 euro). Si è anche appurato - prosegue l’esposto dell’avvocato Di Domenico - che le uniche due sedi locate dall’associazione Italia dei Valori e per le quali corrisponde
l’affitto si trovano una Milano e l’altra a Roma e cioè nei suddetti appartamenti di proprietà della An.to.cri» La
Voce della Campania
Marco Travaglio
30 luglio 2008 00:00
Ora d'aria
l'Unità, 30 luglio 2008
Quando Il Giornale era una cosa seria, cioè quando lo dirigeva Montanelli, vi era severamente vietato criticare la Rai per evitare che qualcuno potesse pensare che la critica era un favore all’editore Berlusconi, proprietario della Fininvest. Me lo raccontò Giovanni Arpino. Poi, nei primi anni 90, perché fosse ancor più chiaro chi comandava al Giornale tra lui e l’editore, il vecchio Indro ingaggiò come critico televisivo Sergio Saviane, che non perdeva occasione di spernacchiare il Berlusca e il suo mondo. Sono trascorsi appena 15 anni, ma non sono stati vani: siamo nell’èra dei servi felici, abbiamo abolito il pudore e perduto il senso della vergogna. Basta leggere, sul fu Giornale, le cronache al seguito del Cavalier Padrone. Passa il lodo Alfano, titolo a tutta prima pagina: “Sia lodo, fine della guerra”. Segue commento non firmato, dunque attribuibile al direttore, Mario Appelius Giordano: “La bella estate di Silvio”. Fior da fiore: “Adesso non ci sono più nuvole. Le foto di Villa Certosa immortalano un momento di serenità privata: per il compleanno della moglie Veronica, Berlusconi ha radunato tutta la famiglia in Sardegna. Ci sono i figli, i nipotini, i giochi, le gite in barca, piccoli scampoli di ordinario lusso e straordinaria felicità… Quest’immagine di serenità privata diventa segno e simbolo della serenità politica… Napoli è stata ripulita dai rifiuti… la Finanziaria sta per essere approvata… l’immunità per le alte cariche, come ciliegina sulla torta (di compleanno) mette finalmente il governo al riparo dall’assalto giustizialista… Ronaldinho al Milan? Toh, è arrivato pure quello. E allora, mano nella mano con Veronica, non resta che gustarsi un po’ di relax come si conviene. E’ la bella estate di Silvio, non c’è niente da fare… La sinistra allo sbando deve rassegnarsi: nel centrodestra non è più tempo di Casini (battuta, ndr). Questo è il tempo della fedeltà e della serenità, come testimoniano le foto con Veronica e la pace con Bossi…”.
Era dai tempi dei dispacci della Stefani sulle virili vacanze del Duce e donna Rachele a Rocca delle Caminate, che non si leggeva niente del genere. Un’intera pagina fotografica gentilmente offerta da “Chi” (altro house organ della ditta) ritrae il ducetto “rilassato e innamorato” con le sue “tinte turchesi” nella “nuova Camp David” di Villa Certosa, là dove solo un anno fa pascolavano sulle sue ginocchia cinque prosperose ragazze, subito trasformate in altrettante “attiviste di Forza Italia” impegnate in un simposio di alta politica. Quest’anno invece la Veronica ha piantato le tende alle costole dell’esuberante consorte e non lo molla un istante (le ampie maniche delle rispettive camicie nascondono le manette ai polsi dei due coniugi). Nemmeno quando lui tenta la fuga a Portofino, in una delle tante ville. Anche qui, stuolo di fotografi al seguito e cronista da riporto del Giornale: un tale Vincenzo La Manna, che dev’essere giovanissimo, ma ha già capito come gira il mondo. Il suo paginone di lunedì sul Giornale, dal sobrio titolo “Love in Portofino”, è un piccolo capolavoro: “In camicia blu scuro e pantaloni abbinati, Berlusconi si presenta poco dopo le 9 di sera, sorridente, al centro della splendida località marina. E con la mano sempre intrecciata a quella della moglie, raggiunge il porticciolo. Per dirigersi, guardato a vista dalle guardie del corpo in tenuta estiva (ecco: niente plaid, cuffie di lana, pelli di foca o cose del genere, ndr) verso lo yacht ‘Besame’ di Marina”. Da non confondere con lo yacht “Suegno”, che invece è di Piersilvio detto Dudi. Segue cena in uno “storico ristorante”, allietato dalle note di “Carlo, detto il Chitarrino”: un Apicella locale. “Alla famiglia Berlusconi si aggregano il giornalista Guido Bagatta e la compagna”, per elevare ulteriormente il livello della conversazione. “Moscardini fritti e spiedini alla griglia, un tocco d’insalata russa”, e poi “branzino bollito” in onore di Bondi. Infine “orata al forno con olive nere e sorbetto shakerato alle fragole”. Poi “via in discoteca per alcune ore”.
L’indomani, sempre pedinato dal solerte La Manna, il Cainano “riceve in giardino la visita di Marina e Piersilvio, che lasciano per un po’ i loro yacht attraccati in rada”. Si spera, non incustoditi. Sarà così, minaccia il cronista, per tutta l’estate “e poco importa se il settimanale ‘Chi’ riesce a immortalare i suoi momenti di svago e intimità”. Ecco: Lui, sempre così ritroso, non ama finire sui giornali, ma quei comunisti molesti di “Chi” lo immortalano lo stesso. E Lui, da vero liberale, continua a stipendiarli.
Torna in mente quel che scrisse Montanelli, sulla Voce, il 26 novembre ’94: “Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede. L’abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l’archetipo di questa giullaresca fauna, con l’aggravante del gaudio. Spesso i leccapiedi, dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede, no. Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po’ dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività e di moderazione… Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. (...) Il risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di ricorso a leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”.
Telenovela n.1
30 luglio 2008 00:00
Grazie a Di Pietro uno dei suoi principali collaboratori, il suo capo di gabinetto, Vincenzo Fortunato, potra' continuare a guadagnare 430 mila euro anziche' massimo 270 mila come voleva Padoa-Schioppa
Colpo Fortunato
a cura di Enrico Arosio e Paolo Forcellini
S. L.
(07 marzo 2007)
http://espresso.repub...
Il ministro delle Infrastrutture ha capitanato la rivolta contro il disegno di legge sulle retribuzioni dei dirigenti pubblici. Con grande sollievo di uno dei suoi principali collaboratori Vincenzo Fortunato.
Prima diciamo che non ci sono i soldi per pagare i ricercatori e mettiamo i ticket per il pronto soccorso; poi togliamo il tetto agli stipendi dei manager pagati dallo Stato: devono stringere la cinghia anche loro...Così, al Consiglio dei ministri di venerdì 16 febbraio, il titolare delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha capitanato la rivolta che ha affossato il disegno di legge di Tommaso Padoa-Schioppa sulle retribuzioni dei dirigenti pubblici.
Il ministro dell'Economia voleva introdurre due novità.
Prima: l'estensione anche ai manager interni del tetto di 270 mila euro stabilito in Finanziaria per i soli consulenti esterni.
Seconda: la possibilità, per le amministrazioni, di derogare al tetto, rendendo però note cifre e motivazioni.
Di Pietro & C. hanno fatto muro e, almeno per ora, sono riusciti a spuntarla. Il primo a tirare un sospiro di sollievo è stato uno dei principali collaboratori del ministro: il suo capo di gabinetto, Vincenzo Fortunato. Al compenso per l'incarico alle Infrastrutture l'alto burocrate può sommare, secondo quanto risulta a 'L'espresso', un emolumento superiore ai 430 mila euro, percepito come professore della Scuola superiore dell'Economia e delle finanze. Fortunato di nome e di fatto.
S. L.
(07 marzo 2007)
Parentopoli
15/3/2007
Massimo Gramellini
La Stampa
http://www.lastampa.i...
Il ministro Antonio Di Pietro ha ricevuto la visita del consigliere provinciale di Campobasso, Cristiano Di Pietro, per discutere la richiesta di una ditta privata che vorrebbe insediare un impianto di energia eolica in Molise. Al termine del summit il consigliere Cristiano, figlio di Antonio, ha manifestato pubblicamente la sua soddisfazione per aver chiesto e ottenuto un incontro con il ministro Antonio, papà di Cristiano. E poi dicono che nelle famiglie italiane non c'è dialogo. Secondo il consigliere Cristiano figlio di Antonio, la riunione ha permesso al ministro Antonio papà di Cristiano di comprendere meglio i termini del problema. Avrebbero potuto parlarne in pigiama a casa durante la colazione, ma è fuori di dubbio che nel salone di un ministero certi discorsi fanno un altro effetto. Anche su di noi, che dopo l'affondamento della Prima Repubblica dei partiti, avevamo temuto che la Seconda si sarebbe fondata sui giudici, mentre è più banalmente finita nelle mani dei clan di consanguinei.
Ai No Tav interesserà sapere che il ministro Antonio papà di Cristiano ha condiviso le osservazioni del consigliere Cristiano figlio di Antonio, affermando la sua indisponibilità a consentire a chicchessia di deturpare i panorami molisani con una raffica di pale. Poiché lo stesso ministro Antonio papà di Cristiano non ha mai manifestato analoga intransigenza riguardo all'Alta Velocità, il popolo della Val di Susa ha davanti a sé una strada obbligata: eleggere consigliere provinciale il figlio di un ministro qualsiasi. E mandarlo subito a Roma a trattare con papi .
Di Pietro, una storia italiana
di R.Anguillesi
http://www.democrazia...
Inchiesta della Voce della Campania, una storia di conflitto di interesse, una lettera che invita a oscurare l'inchiesta e una lettera di Elio Veltri, insomma una vicenda, come si dice negli ambienti raffinati, spiacevole...
Proponiamo una ottima inchiesta della Voce della Campania; è un lavoro ben fatto, documentato che, pregio principe del giornalismo d'inchiesta, si limita a raccontare i fatti e indicare le interconnessioni tra accadimenti e dati, lasciando totale libertà al lettore nel trarre le proprie conclusioni, senza trucchi e suggestioni. I fatti che si narrano sono relativi ad alcune attività imprenditoriali del Ministro Antonio Di Pietro, attività sicuramente lecite, eppure poco rassicuranti per chi vorrebbe Cesare, la di lui moglie e tutta la parentela trasparenti e mai sfiorabili neppure dal sospetto.
Quanto abbiamo rimostrato e dimostrato contro il conflitto di interessi di Berlusconi, su internet hanno circolato per 5 anni le liste infinite delle sue proprietà e sfere di interessi, per anni (cinque) abbiamo lottato e sperato che la nostra indignazione per tale abominio originasse un'altra 'forma' della politica, un'altra qualità; Di Pietro ha incarnato per molti di noi questa possibilità e saperlo ministro dei lavori pubblici e -contemporaneamente- proprietario di una Immobiliare non ci riempie d'orgoglio, nè per lui nè per noi che sperammo.
Dall'inchiesta emergerebbero anche altre cosette, uno strano giro di legittimi rimborsi elettorali utilizzati - tramite dei legittimi contratti di locazione - per pagare legittimi mutui per l'acquisto di immobili intestati al cittadino Di Pietro e affittati al capo del partito Italia Dei Valori, legittimamente e indiscutibilmente, il politico DiPietro. Tutto legittimo, supponiamo, ma l'etica , la responsabilità etica ?
L'inchiesta cui fa riferimento questo 'cappello' non è più leggibile sul web perchè l'ON.Di Pietro, tramite l'avv. Scicchitano suo legale (nonché - si legge sulla carta intestata - ?consigliere di amministrazione Anas spa?, ?liquidatore giudiziale C.P. Federconsorzi?, ?presidente Lazio Service spa? e ?coadiutore giudiziario amministrazione straordinaria Gruppo Cirio?) ne ha consigliata la rimozione. Noi che quell'inchiesta l'avevamo apprezzata per i materiali documentali che forniva che non sarebbero smentibili se, come risulta dal corriere della sera, Di Pietro è nel novero dei 25 ministri e sottosegretari del Gov.Prodi a essere in vistoso conflitto di interesse, vorremmo capire, vorremmo risposte perchè a noi interessa solo la questione etica della vicenda, poichè l'assenza dell'etica nella politica , insieme alle mafie e i loro rapporti con i Palazzi ,la vera emergenza italiana. (r.a) leggi la lettera e il commento di Elio Veltri
Di Pietro: dal conflitto di interessi al conflitto del mandato elettorale
http://www.democrazia...
Di Pietro e Mastella
Di Pietro: dal conflitto di interessi al conflitto del mandato elettorale
(Elio Veltri)
Mastella a Di Pietro:? Di Pietro è zavorra morale. Ha anche cercato di incastrami con l?inchiesta Mani Pulite, ma non c?è riuscito perché sono una persona per bene ( Corriere della Sera);
Di Pietro a Mastella:? Se cambia legge, sono pronto ad allearmi con Casini e Mastella, perché l?UDEUR rappresenta quell?ala moderata alla quale guardiamo anche noi?. ( Corriere della Sera).
Qualche cosa non va? Ma noh! Va tutto bene. Ora la Porcata non è più Porcata! L?alleanza tra il PM di Montenero di Bisaccia e il giurista di Ceppaloni, entrambi devoti di Padre PIO, è un vero miracolo, sponsorizzato del Santo.
CONFLITTO D?INTERESSI, TUTTI I CASI DELL?UNIONE
Corriere della Sera, 23.5.2006
I nodi del governo Conflitto d?interessi, tutti i casi dell?Unione, Tanti «incompatibili», da Lanzillotta a De Castro.
Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha una sola carica: quella di presidente della An.To.Cri., una società immobiliare di sua proprietà.
E Berlusconi prepara il ritorno al vertice del Milan
http://www.corriere.i...
http://www.senato.it/...
Independent
30 luglio 2008 00:00
Silvio Berlusconi: il padrone è tornato e fa sul serio
[Tratto da: Independent]
Silvio Berlusconi sembra determinato a fare sul serio stavolta. Ha già tirato fuori qualche sorpresa, quindi, quale sarà il prossimo passo per l’Italia?
L’avete letto su questo giornale: la scorsa settimana è stata un trionfo per Silvio Berlusconi. Per anni il suo genio politico è stato un segreto ben custodito. Tutti noi, convinti che fosse un buffone, ci siamo arrovellati per trovare una spiegazione al suo successo elettorale: ha trasformato la popolazione di questo paese in zombie attraverso il suo spaventoso network televisivo; ha stretto un patto con la mafia in base al quale la sua coalizione si assicura la vittoria in cambio di favori; una nazione intrinsecamente amorale ha visto in lui un autentico rappresentante, un co-cospiratore per ingannare il fisco e raggirare la magistratura ….
La verità è più semplice. Gli italiani ne hanno abbastanza di governi che non fanno nulla; che mantengono a stento il potere grazie a coalizioni ciniche, trattenendosi giusto il tempo necessario per tirare fuori di galera qualche amico ed assicurare remunerativi contratti ad altri. Gli italiani hanno dato uno sguardo in giro per l’Europa ed hanno visto Blair, Zapatero e Sarkozy promettere grandi cose, salire al potere per poi provvedere fattivamente al mantenimento di quelle promesse. Hanno detto, sì grazie, vogliamo una cosa del genere anche noi.
La settimana è iniziata con alcuni scatti stranamente noiosi apparsi sulle prime pagine di uno o due giornali vicini a Berlusconi. Le immagini mostravano il litorale di Napoli: condominii, la baia, il forte in lontananza, qualche automobile e pedoni.
Il senso dell’immagine risiedeva proprio in ciò che non vi era contenuto: montagne di rifiuti. Da anni Napoli combatte per trovare una soluzione ad una delle sfide più semplici: cosa fare con l’immondizia. Le precedenti iniziative hanno generato nuovi problemi nel momento in cui gli uffici delle commissioni speciali incaricate di risolvere il problema si sono trasformati in attività lucrosissime. Durante il giro di comizi elettorali Berlusconi aveva promesso che, se eletto, avrebbe convocato la prima seduta del consiglio dei ministri in questa città, e che si sarebbe impegnato a trovare una soluzione duratura. Non gli abbiamo creduto: Berlusconi non ha mai trovato soluzioni per i problemi del mondo reale. Ma ci sbagliavamo.
Tornato al potere con una maggioranza schiacciante, si è precipitato a Napoli minacciando di far schioccare la frusta. Ha promesso di ripulire dalla spazzatura le strade di Napoli entro la fine di luglio, imponendo la riapertura delle discariche con l’esercito se necessario ed ordinando l’urgente costruzione d’inceneritori di ultima generazione. Due settimane prima aveva pronunciato profetiche parole, “missione compiuta”. Apparentemente era vero.
I quotidiani che lo criticano hanno relegato la notizia a fondo pagina. Altri hanno parlato di spazzatura nascosta sotto il tappeto, di problemi semplicemente dislocati nelle lontane zone della provincia, di rifiuti esportati in Germania. Almeno in un’ottica a breve termine non è molto rilevante: Napoli era presentabile. Berlusconi ha dichiarato che Napoli “è tornata ad essere una città del mondo occidentale.”
Ha dimostrato due cose: che questa volta è sinceramente convinto di fare le cose sul serio; e che, malgrado l’incoerenza della sua coalizione, riesce ancora ad imporre su di essa la sua volontà. E’ il potere del padrone, il potere dei soldi. Può sembrare anacronistico, ma funziona.
Il pericolo, un fantasma che perseguita l’Italia sin dai tempi di Mussolini, è che tutto dipende dalla volontà e l’ego di un solo uomo, una persona dotata di un illimitato potere d’acquisto e di una colossale auto-stima, un individuo che la scorsa settimana ha azzardato un passo che gli storici potrebbero definire fatidico: si è sottratto al corso della giustizia. Il senato ha approvato un nuovo lodo che concede a Berlusconi l’immunità da qualsiasi responsabilità penale fino alla fine del mandato. Il Presidente Giorgio Napolitano lo ha puntualmente firmato facendolo diventare legge.
Berlusconi ha voluto questo provvedimento non solo per liberarsi dal processo per corruzione che lo vede sotto accusa insieme all’ex-marito di Tessa Jowell, David Mills. In un contesto più ampio, egli sostiene di essere stato vittima di un’intensa campagna di persecuzione giudiziaria ad opera di magistrati e pubblici ministeri di sinistra, i quali si sarebbero adoperati per eliminarlo usando gli strumenti giuridici, sovvertendo in tal modo la volontà democratica del paese. “Da quando sono entrato in politica,” dichiara, “sono stato chiamato a presenziare 2,502 udienze” per un valore di 174 milioni di sterline (220 milioni di euro circa, N.d.T.) in spese legali, afferma.
“Mi hanno gettato fango addosso … per 10 anni, ed in tutti i casi sono stato prosciolto. Mi chiedo: chi mi risarcirà per l’immagine che i giornali di tutto il mondo hanno dipinto di me, per non parlare dei costi legali?”
“Mi avete liberato,” ha detto al Senato dopo il voto decisivo. “Non potrò essere più perseguitato” C’è ancora la possibilità che la legge venga accantonata dalla Corte Costituzionale, come accadde nel 2004. Ma, a meno che questo succeda, Berlusconi adesso è un uomo libero.
Libero di fare cosa? Questa settimana è successo anche che una legge straordinaria sulla sicurezza è stata votata all’interno di un pacchetto di leggi ordinarie, la quale ha consentito al governo di ordinare all’esercito di sgomberare i campi nomadi rom. Venerdì, il governo ha instaurato lo stato d’emergenza per fare fronte ad un’ondata di arrivi di immigrati clandestini dal Nord Africa. Improvvisamente il governo si trova ad agire con la sfrontatezza e l’imprevedibilità tipiche del suo capo.
Il primo ministro trascorre le sue vacanze estive da uomo felice. Persino la sua vita privata sembra andare per il verso giusto: la settimana scorsa una rivista di gossip pubblicava un’illustrazione patinata di Berlusconi mano nella mano con sua moglie, Veronica, la quale afferma di voler trascorrere tutte le vacanze al fianco del proprio marito – mettendo così definitivamente a tacere il gossip su un imminente divorzio.
All’età di 71 anni, Berlusconi è un re nell’autunno dei suoi anni. Ma non c’è assolutamente nulla di autunnale nella sua performance durante i suoi primi 100 giorni al governo – si sta comportando come se fosse alla guida di una Ferrari nuova di zecca. Ha sempre avuto un’incredibile capacità di far sentire l’italiano comune contento della propria condizione. Adesso ha deciso di mettere questa sua abilità a disposizione di un uso politico costruttivo: vuole essere ricordato come uno che porta a termine le cose. Ma dove porterà l’Italia? Sarà una corsa folle.
RoyalFlush
31 luglio 2008 00:00
ma the independent non è quel famoso giornale di comunisti???
ah ah ah!
che bello, grazie a lui (e soprattutto a voi...) siamo lo zimbello d'europa!!!
Telenovela 2
31 luglio 2008 00:00
La Voce della Campania
L'AVVOCATO DEL MINISTRO DI PIETRO DIFFIDA LA VOCE - I PRIMI COMMENTI
Marzo 2007
dott.ssa Pennarola
http://www.lavocedell...
Il 14 marzo alla redazione della Voce è pervenuto un fax inviato dallo studio legale di Sergio Scicchitano, avvocato del ministro Antonio Di Pietro (nonché - si legge sulla carta intestata - ?consigliere di amministrazione Anas spa?, ?liquidatore giudiziale C.P. Federconsorzi?, ?presidente Lazio Service spa? e ?coadiutore giudiziario amministrazione straordinaria Gruppo Cirio?).
Nel fax Scicchitano ci informa che «si è rivolto allo scrivente studio legale l?On Antonio Di Pietro al fine di contestarVi il contenuto dell?articolo apparso sul Vs sito e dal titolo ?La Procura di Roma indaga su un società del ministro Di Pietro ? Il bell?Antocri? a firma della dott.ssa Pennarella (un minimo di attenzione, avvocato Scicchitano, si chiama Pennarola, ndr) in quanto contenente delle affermazioni assolutamente tendenziose in quanto aventi come unico scopo quello di delegittimare l?On Antonio Di Pietro ed il partito politico Italia dei Valori».
E prosegue: «la maggior parte delle affermazioni rese dall?Avv. Di Domenico sono state già portate al vaglio dell?Autorità Giudiziaria di Roma con diversi procedimenti in sede civile che hanno avuto tutti lo stesso esito e cioè il rigetto delle domande temerariamente proposte dall?Avv. Di Domenico».
«Dette affermazioni riportate nel prefato articolo e per le quali è pendente un procedimento penale innanzi alla Procura della Repubblica di Roma sono state puntualmente controdedotte e documentate dall?On Di Pietro al Magistrato inquirente tanto che la Procura della Repubblica di Roma in persona del sostituto procuratore dott. Giancarlo Amato ha ufficialmente formulato RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE».
Di qui, la diffida e l?invito a fare piazza pulita: «Conseguenzialmente e per l?effetto, con la presente Vi invito e nel contempo Vi diffido a voler rettificare il Vostro articolo nonché a voler eliminare dal Vs sito web l?articolo in questione per le motivazioni di cui sopra».
Alla fine balena lo spettro della richiesta risarcimento danni: «Mi corre l?obbligo avvisarVi che in caso di mancata ottemperanza a quanto richiesto, mi vedrò costretto ad adire l?Autorità Giudiziaria sia in campo civile che in campo penale per la tutela e la garanzia dei diritti in capo al mio assistito con notevole aggravio di spese e nocumento a Vs. esclusivo carico».
Firmato «Avv. Prof. Sergio Scicchitano».
La Voce della Campania invita il ministro Di Pietro e l?avvocato Scicchitano a rendere pubbliche, attraverso documenti, le smentite contenute nel fax. Nell?interesse dei lettori - e dello stesso ministro ? ci impegniamo a pubblicare copia dei provvedimenti di ?rigetto delle domande? presentate dall?avvocato Di Domenico e dell?eventuale, futura archiviazione delle indagini in sede penale.
Rassicuriamo il ministro e l?avvocato: l?unico intento dei giornalisti della Voce è quello di rendere ai lettori una corretta e documentata informazione. La delegittimazione è semmai affare politico, che non ci riguarda.
Per il momento sospendiamo dal sito la pubblicazione dell?inchiesta, in attesa di tornare sull?argomento sia attraverso i documenti che attendiamo dall?avvocato Scicchitano, sia pubblicando autorevoli repliche di carattere politico su tutta la vicenda.
A meno che Di Pietro e il suo avvocato, che già ci diffidano per un articolo contenente solo elenchi documentati di fatti, non cerchino di proibire anche la libera manifestazione del pensiero di esponenti politici e culturali che la vedono in maniera diversa da loro.
IL COMMENTO DI ELIO VELTRI
Leggo la lettera dell'avvocato Scicchitano per conto di Di Pietro. Oltre che minacciosa, la trovo anche di pessimo gusto. Voi, come me, siete abituati alle minacce dei potenti di turno, o presunti tali o che si credono tali. Per quanto mi riguarda le minacce le ho sempre ricevute da potenti veri, si chiamassero Craxi o Berlusconi. Pertanto siete un po? svantaggiati. Ma in Calabria c?è un detto: tutti i ?pulici tenanu a tussa?. Non traduco perché è di facile comprensione. Dell'inchiesta penale non mi occupo perchè lo fa la magistratura. Non sono giurista, ma mi sembrava di ricordare che la richiesta di archiviazione può anche non essere accolta dal Gip. Comunque, non è questo il problema. Anzi, auguro a Di Pietro che l'inchiesta penale sia archiviata. E anche se lo sarà, forse cambia qualcosa sul piano etico-politico? Non cambia nulla. L'avvocato, forse, dovrebbe per primo porsi il problema di essere a un tempo avvocato del ministro e membro del consiglio di amministrazione dell'ANAS nominato dallo stesso ministro. Certo che non è reato. Ma non lo era nemmeno per Pecorella e Ghedini.
Per quanto mi riguarda, a distanza di anni, dopo aver fondato l?Italia dei Valori insieme a circa 300 persone, per dare un segnale di cambiamento, sono venuto a sapere che mentre ero ancora nel movimento con ruoli di responsabilità, quell?Italia dei Valori era stata sostituita da un altra fondata clandestinamente da tre persone che dopo qualche tempo è diventata una sola e cioè Di Pietro. Unico partito al mondo con un solo socio che convoca l?assemblea e cioè se stesso e davanti allo specchio decide di approvare il bilancio fatto di soldi pubblici e magari di cambiare lo statuto. Eppure, Di Pietro ha sempre sostenuto che l'etica viene prima della politica e la politica prima della magistratura. E ha fatto a gara per proporre un Codice Etico rivendicando di aver vinto la corsa rispetto al Cantiere che lo ha consegnato a Prodi nel 2004, anche dalle mani di Paolo Sylos Labini.
E? stato il Corriere della Sera a pubblicare i nomi di 24 ministri e sottosegretari del governo Prodi, tra cui quello di Di Pietro, in conflitto di interessi. Nessuno in buona fede può pensare che sia sufficiente risolvere il problema attraverso le dimissioni da un consiglio di amministrazione restando proprietari, come ha insegnato Berlusconi, legittimato dalla legge Frattini che una volta, per prendere i voti, veniva considerata una legge vergogna e ora viene individuata come punto di riferimento per la nuova legge del centro sinistra. La vicenda è penosa e drammatica ad un tempo perché segna in maniera evidente il degrado della politica. Evidentemente, l'ingresso nell'oligarchia fa perdere il senno. L'importante è la " scomparsa dei fatti" dal momento che chi insiste nel parlare o scrivere dei fatti viene fatto tacere.
Machiavelli, il quale aveva una visione pessimistica degli uomini, nel Principe ha scritto:? Li uomini si debbono o vezzeggiare (che sta anche per comprare) o spegnere?. Questo nostro è diventato un paese popolato da una miriade di piccoli aspiranti Machiavelli. La mia solidarietà è scontata così come l?ho data a Di Pietro, a suo tempo, in condizioni drammatiche per lui. Purtroppo bisognerebbe nascere sempre due volte. Ma sappiamo che non è così.
Parentopoli
Di Pietro: dal conflitto di interessi al conflitto del mandato elettorale
http://www.democrazia...
(Elio Veltri)
Di Pietro, una storia italiana
di R.Anguillesi
http://www.democrazia...
Parentopoli
15/3/2007
Massimo Gramellini
La Stampa
http://www.lastampa.i...
L'AVVOCATO DEL MINISTRO DI PIETRO DIFFIDA LA VOCE - I PRIMI COMMENTI
Marzo 2007
IL COMMENTO DI ELIO VELTRI
La Voce della Campania
http://www.lavocedell...
Colpo Fortunato
Grazie a Di Pietro uno dei suoi principali collaboratori, il suo capo di gabinetto, Vincenzo Fortunato, potra' continuare a guadagnare 430 mila euro anziche' massimo 270 mila come voleva Padoa-Schioppa
a cura di Enrico Arosio e Paolo Forcellini
S. L.
(07 marzo 2007)
http://espresso.repub...
Corriere della Sera
Intervista al leader dell'Italia dei Valori «Pronto ad allearmi con Casini e Mastella»
Lorenzo Salvia
16 marzo 2007
http://www.corriere.i...
Lazio Service S.p.A e SERGIO SCICCHITANO
http://beppegrillo.me...
Prodi, Di Pietro e il TAV
http://beppegrillo.me...
Intervista a Di Pietro
http://beppegrillo.me...
Click here: link-CASALEGGIO CONNECTION
Click here: link-CASALEGGIO CONNECTION
Click here: link-Staff di Beppe Grillo Incontro Nazionale: Sabato 3 Febbraio 2007
Il ministro in ostaggio EDIZIONE STRAORDINARIA...21 02 2007...governo battuto
http://beppegrillo.me...
Il ministro in ostaggio Il loro ruolo è quello di fare qualcosa. Se non ci riescono, almeno tacciano, perchè di dimettersi non se ne parla proprio
http://beppegrillo.me...
L' ITALIA DEI $$$ VALORI $$$
LA PROCURA DI ROMA INDAGA SU UNA SOCIETA' DEL MINISTRO DI PIETRO - IL BELL'ANTOCRI
12/03/2007
l'inchiesta da La Voce della Campania
di Rita Pennarola
http://www.notav.eu/m...
http://www.ariannaedi...
http://www.pressante....
http://oknotizie.alic...
http://www.lavocedell...
http://www.prctorino....
Tutti i ?pulici tenanu a tussa? ........Su di Pietro i notav han poco da imparare: tutti o quasi han letto il libro del giudice Imposimato (che, tra le altre cose, è stato membro della Commissione antimafia per tre legislature), dal titolo Corruzione ad alta velocità. L'idea del personaggio che se ne trae è... beh.. se non avete letto il libro fatevi un'idea leggendo questo estratto del sito www.notavtorino.org.
Dunque su di Pietro per noi c'è poco da imparare, ma quel poco potrebbe essere illuminante della personalità di colui che ancora oggi, martedì 13.03.2007, sulla prima pagina del sole 24 ore si erge a difensore delle patrie finanze dichiarando a proposito dei costi del Tav: "Qui gatta ci cova, ho pensato, e perciò abbiamo deciso di indire una gara". Peraltro vendendo come suo personale colpo di genio una cosa che è il minimo in una democrazia se non obbligo di legge...
L?uomo di Di Pietro è il legale di Riina e dei fedeli del superboss
Il Giornale- di Redazione
giovedì 13 aprile 2006, 00:00
Click here: link-L?uomo di Di Pietro è il legale di Riina e dei fedeli del superboss
Tutti i ?pulici tenanu a tussa?
L' ITALIA DEI $$$ VALORI $$$
L'Udc
e
TUTTE LE GRANE GIUDIZIARIE D?UN GRANDE AMICO DI POMICINO E DI PIETRO:
IN NOME DEL PATRICIELLO DINASTY MOLISANA
La Voce della Campania, marzo 2007
http://www.armandodel...
Nasce dalle cave e dal cemento, poi si sviluppa lungo tutta la filiera del business sanitario la fortuna di Aldo Patriciello - ora parlamentare europeo - e della sua dinasty molisana. Con la benedizione di due santi protettori, Paolo Cirino Pomicino e Antonio Di Pietro. La grana è ottima e abbondante, e soprattutto convenzionata. Ma le grane non mancano. Vediamole una per una
Così Paolo Cirino Pomicino nel suo ?Dietro le Quinte? pubblicato per Mondatori nel 2002 descrive l?astro nascente della ?politica che sa volare alto?, Aldo Patriciello. Il quale solo pochi mesi prima, ad ottobre 2001 - come descrive sempre ?o ministro nella sua opera - era corso in salvataggio di Antonio Di Pietro e dei suoi che in occasione delle regionali, proprio nel collegio molisano, «a poche ore dalla scadenza si sono accorti di non avere il numero di firme sufficienti per presentare la propria lista elettorale. L?Italia dei Valori infatti - scrive sempre la penna di Geronimo - sta diventando un?entità virtuale. E perciò chiedono aiuto a Patriciello». E aggiunge: «Risultato: il 12 novembre 2001 la lista di Di Pietro si presenta alle urne solo grazie alle firme raccolte dagli amici di Geronimo».
Che ci azzecca? Ci azzecca non una, ma due volte; e vediamo il perché. Di Pietro, in realtà, chiede aiuto a Pomicino, da lui inquisito come pm del pool milanese di Mani pulite, e soprattutto per la madre di tutte le tangenti, quella Enimont. E Pomicino gli presenta Patriciello, il quale fin dal 1999 è indagato dalla procura di Roma (gip Otello Lupacchini, pm Pietro Saviotti) per una maxi inchiesta su appalti, mafia & politica. Poteva mai ?non sapere?, la toga delle toghe, di un soggetto da tempo sotto i riflettori della magistratura? Fino a supplicarne il soccorso in occasione del voto nel suo natio Molise? Ciliegina sulla torta, «la sua corsa a Roma mentre ero in fin di vita all?unità coronaria del Gemelli, quando mi avevano già dato l?estrema unzione», come ricorda Pomicino, con un groppo in gola, ?o ministro. «Avevo chiesto a Di Pietro se si era finalmente accorto della grandezza di un partito come la Dc - aggiunge - Tonino aveva annuito più volte».
?Piedi di argilla?, dal nome dell?inchiesta che riguarda truffe & appalti, secondo un copione ormai noto e inaugurato col dopoterremoto (e la realizzazione di Monteruscello, per rimanere a casa nostra): prendi i soldi e scappa, utilizzando per i lavori materiali che peggio non si può. Così scatta, sempre nel fatidico 2004, l?avviso di garanzia per Aldo Patriciello e i suoi tre fratelli, uno dei quali, Gaetano, viene arrestato, va in galera e poi ai domiciliari. Al centro dell?affaire, un maxi appalto bandito dall?Anas per 60 milioni di euro e riguardante la realizzazione della variante di Venafro.
(oggi l'Avv Sergio Scicchitano, e' anche il legale del ministro Antonio Di Pietro, oltre che uno dei suoi dirigenti eletto nel lazio nel 2005, nonché - si legge sulla carta intestata - ?consigliere di amministrazione Anas spa?, ?liquidatore giudiziale C.P. Federconsorzi?, ?presidente Lazio Service spa? e ?coadiutore giudiziario amministrazione straordinaria Gruppo Cirio?)
Non basta, perché in tutto l?affaire c?è odore di mafia o meglio, di ?ndrangheta (calabrese come Scicchitano potentissimo uomo Italiano) visto che sul maxi appalto si aggira l?ombra lunga della cosca Garofalo di Petilia Policastro, la quale - secondo le accuse dei pm - fornì il suo decisivo contributo nel far confluire in modo massiccio voti sul nome di Patriciello per il voto europeo 2004. Per molti imputati, infatti, è scattata l?accusa del rituale 416 bis.
Neuromed. Un anno fa, il 9 febbraio 2006, la procura di Campobasso ha chiesto il rinvio a giudizio per truffa, malversazione ai danni dello Stato, abuso d?ufficio, a carico del l?onnipresente Di Renzo, del presidente di Neuromed Erberto Melaragno, di Mario Pietracupa, ex amministratore delegato, e del solito Aldo Patriciello.
MATTONI D?ORO, quelli dei Patriciello
GATTA CI COVIN
La Voce della Campania, marzo 2007
http://www.armandodel...
Last but not least, era stato proprio ANTONIO DI PIETRO ad indagare sui rapporti intercorsi tra la pomiciniana Icla e la Calcestruzzi del gruppo Ferruzzi, anche sulla scorta di un esplosivo rapporto ?Mafia-Appalti? finito sulla scrivania di Giovanni Falcone a inizio ?91. In esso venivano dettagliati in modo minuzioso i collegamenti di alcune big nazionali del mattone (fra cui la napoletana Fondedile, poi passata sotto il controllo dell?Icla), alcuni politici ed alcune potenti cosche mafiose, per controllare gli appalti in mezza Italia e riciclare danaro sporco. In altri interrogatori, il ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra Angelo Siino farà riferimento ai lavori per l?Alta velocità. Dopo pochi mesi Falcone e Borsellino salteranno per aria
Corriere della Sera
Intervista al leader dell'Italia dei Valori «Pronto ad allearmi con Casini e Mastella»
Lorenzo Salvia
16 marzo 2007
http://www.corriere.i...
CONFLITTO D?INTERESSI, TUTTI I CASI DELL?UNIONE
Corriere della Sera, 23.5.2006
I nodi del governo Conflitto d?interessi, tutti i casi dell?Unione, Tanti «incompatibili», da Lanzillotta a De Castro.
Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha una sola carica: quella di presidente della An.To.Cri., una società immobiliare di sua proprietà.
E Berlusconi prepara il ritorno al vertice del Milan
http://www.corriere.i...
http://www.senato.it/...
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http://beppegrillo.meetup.com/boards/thread/2864848/10/
Bruno Tinti
31 luglio 2008 00:00
23 luglio 2008
La “separazione delle carriere”
http://chiarelettere.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1978955
LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI
Berlusconi ha detto che deve riformare la giustizia “ab imis” e che la “separazione delle carriere” non gli basta. Ma che cosa è questa “separazione delle carriere”?
In breve si tratta di questo: nel processo penale accusa e difesa debbono diventare parti che operano su un piano di parità; uno accusa l’imputato e l’altro lo difende; uno raccoglie le prove che provano la colpevolezza e l’altro quelle che provano l’innocenza; e tutti e due smontano le prove dell’altro come meglio possono. Sopra di loro sta il Giudice “terzo e imparziale” che deve stabilire chi tra i due ha torto o ragione. Ne consegue che, anche se l’accusa è sostenuta da un magistrato, il Pubblico Ministero, questo deve essere diverso, appunto “separato”, dal suo collega che fa il Giudice: e, per ottenere questo obbiettivo, l’unica soluzione è quella di prevedere per i magistrati due carriere separate; quella del Giudice e quello del Pubblico Ministero; e nessuno deve poter passare da un ruolo all’altro.
Si tratta di una sciocchezza; ed è facile capirne il perché: il PM tutela gli interessi della collettività, l’avvocato quelli del suo cliente. Per il PM non è importante che l’imputato venga condannato; è importante che il colpevole venga condannato. E quindi, se l’imputato non è colpevole (perché le prove raccolte contro di lui si rivelano non convincenti, insufficienti, contraddittorie) il PM ha l’obbligo di chiedere che venga assolto. In realtà, al di là dell’obbligo, al PM non salta nemmeno in testa di chiedere la condanna di un imputato che ritiene innocente o per il quale le prove raccolte gli sembrano insufficienti. Alla fine, nel PM, si riassume il ruolo di accusatore e difensore: egli cerca di capire se l’imputato è colpevole o innocente; e, quando crederà di aver capito (perché sempre di giustizia umana si tratta) chiederà al Giudice la condanna o l’assoluzione.
L’avvocato difensore, lui si, è uomo di parte; nel senso che egli ha un obbligo ben preciso: far assolvere il proprio cliente oppure, alla peggio, fargli avere la pena più ridotta che sia possibile. Per capire bene questa differenza (che però è talmente ovvia da non meritare commenti) basta un esempio: se un PM sa che è possibile acquisire una prova che dimostra l’innocenza dell’imputato, la deve acquisire; se un avvocato difensore sa che esiste una prova che dimostra la colpevolezza del suo cliente, deve (proprio deve) evitare (con mezzi leciti si capisce, ma qui il discorso si fa lungo e complicato) impedire che venga scoperta.
Insomma, non è vero che PM e avvocato sono due soggetti animati da interessi contrapposti: il PM può trovarsi dalla stessa parte dell’avvocato. E non è vero che hanno un ruolo processuale paritario: il PM difende un interesse pubblico - l’identificazione e la punizione del colpevole, chiunque esso sia -; l’avvocato difende un interesse privato - l’assoluzione del suo cliente, anche se colpevole -.
Ma allora perché….?
Le ragioni sono sostanzialmente due.
La prima: gli avvocati soffrono questo loro ruolo di esperti prezzolati; non gli piace questa figura di uomo di parte, sostenitore di interessi precostituiti, da far prevalere anche se infondati; sono a disagio, tanto più se sono persone di valore, quando debbono ricorrere ad argomenti che loro per primi sanno essere infondati; soffrono questa schizofrenia legale per la quale, come cittadini (e ancora di più come tecnici del diritto) sono consapevoli della colpevolezza del loro cliente e come avvocati debbono nasconderla, cercando di ottenere una sentenza che, per primi, sanno essere ingiusta. E, in questa situazione, sentono l’handicap di doversi confrontare con un soggetto, il PM, che non ha di questi problemi; che può sostenere in buona fede (che non vuol dire con ragione) qualsiasi tesi, che ha la libertà di una coerenza intellettuale che loro non possono permettersi. Da qui la necessità di sminuire il loro avversario; di ridurlo a qualcosa di simile a loro; di obbligarlo ad un ruolo partigiano opposto al loro: tu accusi, io difendo; e vinca il migliore.
Insomma, il processo come competizione sportiva; con un arbitro, il giudice, che deve solo sorvegliare che le regole del gioco vengano rispettate; e che deciderà quale dei due contendenti ha segnato più punti. Ma naturalmente il processo non è una partita di calcio. La responsabilità penale non può essere il risultato di una gara a chi è più bravo, accusatore o difensore. Il processo (giusto, quello che garantisce davvero il cittadino, non il cosiddetto giusto processo di cui straparlano i nostri politici) necessita di un’indagine preliminare seria e obbiettiva, di un investigatore che non abbia pregiudizi, di un PM pronto a cambiare idea ad ogni momento, di un collaboratore del Giudice nell’accertamento della verità. E necessita anche di un difensore che stimoli il PM, lo tormenti, lo costringa ad approfondire, a non trascurare nulla, ad indagare fino in fondo: perché condannare una persona è una cosa grave; e bisogna essere sicuri (quanto si può, sempre in questo mondo e non in quello divino viviamo).
Ma tutto ciò, come ho detto, non fa proprio piacere agli avvocati.
La seconda ragione:
Se il Pubblico Ministero non è più un Giudice ma una parte, come un qualsiasi avvocato, allora deve avere un datore di lavoro; proprio come un avvocato. E chi sarà questo datore di lavoro? Ma lo Stato, naturalmente, proprio come in quasi tutti gli altri Paesi occidentali. E che fa il datore di lavoro? Ordina. Stabilisce quello che il dipendente deve fare e quello che non deve fare, come lo deve fare, quando lo deve fare, fino a che punto lo deve fare. E che farà questo PM posto agli ordini dello Stato (dunque del Governo, chi “gestisce” lo Stato è il potere esecutivo)? Farà i processi che il Governo gli permette di fare; non farà i processi che il Governo non vuole che siano fatti. Peggio, qualche volta gli capiterà di dover fare i processi che il Governo gli ordina di fare. Fuor di metafora, farà i processi per rapina, omicidio e spaccio di droga, insomma quelli che non interessano la classe dirigente; e invece, per restare alla cronaca recente, non farà i processi contro Mastella e i suoi amici o contro Del Turco e compagnia bella; né naturalmente quelli contro Berlusconi. E forse gli capiterà anche di fare qualche processo contro un avversario politico della maggioranza che è al Governo.
Forse, se i cittadini sapessero cosa significa davvero la “separazione delle carriere” avrebbero un quadro più chiaro di come la classe politica interpreta l’art. 3 della costituzione, quello che dice che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge.
Brno Tinti
Per Telenovela1 e 2
31 luglio 2008 00:00
Ho letto gli articoli che ci hai segnalato.
Ho chiesto spiegazioni e le ho trovate:
http://www.antoniodipietro.com/2007/03/consiglio_dei_ministri_i_rispa_1.html
Nel 1990 fu assegnata ad una sola società, senza gara d'appalto, il compito di costruire le linee TAV e TAC (Treni ad Alta Capacità) in tutta Italia. Da allora i costi sono aumentati di tre, quattro volte rispetto a quanto preventivato inizialmente. Con le liberalizzazioni, invece, abbiamo deciso che d'ora in poi tutti i lavori saranno messi a gara: chi fa l'offerta migliore in termini di costi e qualità avrà l'appalto.
Che cosa è successo? Avete letto i quotidiani questa settimana? Hanno comprato pagine di giornali, Corriere, Repubblica, il Sole 24 ore, hanno speso tanti soldi per dire che per colpa nostra quelle opere non si faranno più, che noi vogliamo bloccare tutto mentre loro stavano facendo tanto. E' dal 1990 che queste opere sono in cantiere.
Noi vogliamo farle, ma in gara in modo che si capisca chi offre il prezzo e il servizio migliori.
Oggi ho illustrato ai citati colleghi una mia proposta, che è stata accolta e che sarà portata alla discussione del prossimo Consiglio dei Ministri. Sarà una discussione molto importante: si capirà davvero chi vuole fare le opere e chi ci vuole marciare, come hanno fatto queste imprese fino ad ora e che ora aizzano i loro lavoratori e utilizzano i soldi per scrivere sui giornali e far credere ai cittadini che noi vogliamo bloccare le opere.
Questa è la mia proposta: cominciamo dalla prima tratta, la Treviglio-Brescia che è la più importante di tutta l'alta velocità che si deve ancora costruire, per la quale ci hanno proposto 2.7 miliardi.
Entro tre mesi si completerà il progetto definitivo e la metterò in gara per 2 miliardi.
Se ci riuscirò, avrò fatto il bene o il male dei cittadini? E se ci riesco nel giro di pochi mesi, vuol dire che le opere le voglio o non le voglio fare?
Le opere si possono fare con minori costi, mettendole in gara da subito e con un progetto risolutivo che ci permetta di recuperare il tempo perso e risparmiare 700 milioni di euro.
Al prossimo Consiglio dei Ministri presenterò il progetto, ve ne renderò conto e vedremo se qualcuno avrà ancora da ridire.
Le cose si possono fare, e si possono fare bene senza rubare soldi agli italiani."