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De pravato 04 agosto 2008 00:00
beh?... le case non sono... Di Pietre?
i palazzetti... Di Pietri
ed anche i vialetti delle ville sono... Di Pietrini!

Date a Cesare quel che è di Cesare ed a Di Pietro quel che è di Di Pietra!


(Naturalmente per le strade dovremo aspettare. I San-di-pietrini si fanno solo dopo!...)
pinetree 04 agosto 2008 00:00
Presumo che come minimo si portava a casa pulito oltre €40,000/anno come magistrato, se consideri che magari non avendo affitto da pagare e non avendo vizi particolare, un bel €30.000/anno di investimenti era possibile, ha 58 anni, vuoi che non sia possibile mettere da parte 1 milione di Euro, con qualche gioco di investimento e vendita ?
S.M.P. 04 agosto 2008 00:00


La macchina delle stronzate berlusconiane è già partita heh? Proprio sulle case, poi. Con Berlusconi come editore. Ma ci faccia il piacere. E a proposito, le fonti si citano con origine e autore, altrimenti sono ILLEGALMENTE RIPORTATE a norma della legge 633.
francesco 04 agosto 2008 00:00
perché l'autore di questo post non ne fa uno simile, dopo una bella ricerca, su ognuno dei culi che occupano le poltrone di camera e senato?

anche fosse vero tutto ciò che ha scritto, così potrebbe evitare di passare per zerbino di qualcuno...
Ciribiribì 04 agosto 2008 00:00
Gioca a Monopoli ?

Lo si sapeva già, quel che non si sapeva è che i dadi li tira solo lui e comunque non sapendo contare finisce sempre nelle caselle più favorevoli.


ADP 04 agosto 2008 00:00
Da sito di Antonio Di Pietro
"C'è qualcosa di nuovo oggi nell'aria, anzi d'antico", ricordavo solo pochi giorni addietro, avvertendo per tempo sui rischi di delegittimazione che corrono i magistrati di Pescara.

Non è che nei miei riguardi si sia fatto o si stia facendo di meno. Forse qualcuno l'avrà già notato: stanno montando una nuova campagna di veleni nei miei confronti e dell'Italia dei Valori di cui il primo fautore è "Il Giornale" (il quotidiano di famiglia, per intenderci) che oggi le spara davvero grosse, tanto che sarà nuovamente portato in Tribunale. La scorsa settimana, una innocente festa di compleanno, a cui ho partecipato insieme a tanti altri, è stata trasformata in una fantasiosa storia di amanti. Oggi l'affondo, inventando un'inesistente connessione tra Italia dei Valori e le mie proprietà. Anzi, non solo le mie, ma anche quelle che mia moglie si è guadagnata con il suo lavoro.

E' un’attività, a più mani per la verità, di "sporca disinformazione" per la quale già negli anni passati molti dei protagonisti, anche attuali, sono già stati condannati da vari Tribunali per diffamazione e/o calunnia. Così è avvenuto nel 1994 con il "dossier Gorrini" contestualmente alle mie dimissioni da PM, così è avvenuto nel 1996 con il "dossier D'Adamo" e, soprattutto, con il dossier "Fonte Achille" che hanno portato alle mie dimissioni da Ministro.

Da queste attività di dossieraggio mi sono sempre difeso nelle sedi giudiziarie proprie e molti protagonisti di ieri e di oggi hanno già dovuto pagare fior di denaro per risarcimento danni. A quelli de "Il Giornale" che chiedono dove ho preso i soldi per comprare alcuni immobili, rispondo che sono stati acquistati, oltre che con i soldi miei e di mia moglie o con i mutui, anche con i soldi che "Il Giornale" ha già dovuto sborsare negli anni per le innumerevoli diffamazioni perpetrate ai miei danni.

Prossimamente metterò in rete copia degli assegni che mi hanno versato, ultimi dei quali proprio nei giorni scorsi da parte di due noti giornalisti di quella testata che mi avevano ingiustamente accusato. Anche il prossimo appartamento lo comprerò con il denaro che dovranno pagare per l'ennesima diffamazione di questi giorni. Certamente, non prendo soldi dalle casse di Italia dei Valori, come può constatarsi visionando i bilanci pubblicati in rete (www.italiadeivalori.it alla voce Bilanci e Finanze) peraltro in attivo, a riprova che nessuno ha portato via niente.

La questione è però un'altra ed è tutta politica: perché avviene ciò? Soprattutto perché avviene di nuovo? Negli anni '90 si voleva esorcizzare il rapporto di fiducia ed il seguito personale che rappresentavo in conseguenza della mia attività di magistrato nell'inchiesta Mani Pulite. Ora, 15 anni dopo, essendo io nel frattempo riuscito a far decollare il partito Italia dei Valori, si cerca di drenarne i consensi giacchè il nostro successo politico ed elettorale fa paura.

Sul piano personale non mi abbatto e difenderò di nuovo, nelle dovute sedi, le mie ragioni. Sul piano politico è necessaria una riflessione ed azione profonda sul da farsi. In particolare con quali alleati, visto che siamo invisi a quasi tutto il sistema politico nazionale.

Prepariamoci per la raccolta firme del referendum contro il "Lodo Alfano": è la miglior risposta a chi vuole fermarci!
Di Pietro faccia luce sulle proprie case 05 agosto 2008 00:00
FONTE :
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280976
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Roma - «E se Di Pietro facesse Di Pietro con se stesso?».

Cioè, Daniele Capezzone, lei propone: Di Pietro si interroghi e risponda al magistrato che è in lui?
«Non amo il genere giudiziario, ma Di Pietro provi a immaginare o di avere a che fare con il pm Di Pietro o con l’avversario politico Di Pietro e di rispondere alle domande dell’uno e dell’altro. Scelga lui qual è il Di Pietro con cui preferisce confrontarsi».

Il gioco del Di Pietro?
«Ha passato gli ultimi anni della sua vita ad aggredire gli avversari politici. Quando arriva un giornale che fa un’inchiesta e pone delle domande improvvisamente alza il ditino e dice “non ci sto”. Mi pare una prova di debolezza. Quanto è suscettibile!».

Sul suo blog il leader dell’Italia dei valori ha scritto che le case se l’è comprate anche con i soldi che «Il Giornale ha già dovuto sborsare negli anni per le innumerevoli diffamazioni perpetrate ai miei danni».
«Anziché minacciare a destra e a manca, dia un po’ di spiegazioni, prima di tutto spiegazioni politiche. È vero o falso che esiste una società Antocri che gestisce gli immobili citati dal Giornale? È vero o falso che esiste una associazione formata da tre persone, ovvero lui stesso, la tesoriera del partito Silvana Mura e la moglie che di fatto è un’associazione di controllo rispetto al partito?».

Capezzone, adesso lei sta facendo il Di Pietro.
«Non faccio il magistrato, sono garantista e voglio esserlo anche con Di Pietro. Però un po’ di trasparenza servirebbe. Pongo una domanda politica: se arriva il signor X e vince il congresso dell’Italia dei valori ottiene o non ottiene il controllo del partito? Oppure il controllo del partito rischia di rimanere nelle mani di questa associazione? È una domanda e non conosco la risposta».

«Solo veleni», la reazione.
«Se la metà delle cose che Il Giornale ha scritto su Di Pietro fossero state scritte su un altro politico, lui cosa avrebbe detto? Trovo che abbia uno strano modo di procedere: dipietrista con gli altri e garantista con se stesso».

Nel suo blog scrive anche che «il nostro successo fa paura».
«Forse fa paura a Veltroni che è stato truffato politicamente. Di Pietro potrebbe anche spiegare come mai Veltroni, che era buono due mesi fa, ora è diventato cattivo?».

«Non prendo soldi dalle casse di Idv, nessuno ha portato via niente».
«Il problema è che deve rendersi conto che se chiede il centoeuno di trasparenza agli altri dovrà garantire almeno il 15-20% di trasparenza su se stesso, sennò è tutta roba da ridere. Come mai tutti quelli che hanno fatto intese politiche con Di Pietro se ne sono andati o hanno fatto causa? Magari avranno torto, ma sarebbe interessante capire perché. Oppure sono tutti berlusconiani? Achille Occhetto, Elio Veltri... Insomma, faccia una bella piazza Navona».

Su se stesso?
«Vada a piazza Navona e renda note tutte queste risposte al suo pubblico. Vorrei che i moralisti che fanno le prediche facessero un po’ di pulizia nel loro pulpito. Il suo amico Travaglio, per esempio: che sta facendo? Si fosse trattato di un esponente del Pdl avrebbe già fatto 4 articoli sull’Unità più 2 videomessaggi. In quale piscina sta a mollo per non accorgersi di queste cose?».
ANTI DI PIETRO 05 agosto 2008 00:00
CITO :
da: francesco
Data: 4 Agosto 2008

perché l'autore di questo post non ne fa uno simile, dopo una bella ricerca, su ognuno dei culi che occupano le poltrone di camera e senato?

anche fosse vero tutto ciò che ha scritto, così potrebbe evitare di passare per zerbino di qualcuno...

RISPOSTA :

1)PERCHè NON LO FAI TU ?
2)HAI VOGLIA ..... TROPPI CE NE SONO!
francesco 05 agosto 2008 00:00
io non lo faccio perché ho già le idee ben chiare sullo schifo che c'è oggi nelle sedi della politica italiana.

forse, invece, chi ha citato questo articolo del giornale (che, si sa di chi è proprietà) pensa ancora che dall'altra parte siano tutti santi o quantomeno vittime perseguitate.

così dimostrate solo il lavaggio del cervello che vi hanno fatto negli anni...
e i soldi del Parlam. Europeo? 05 agosto 2008 00:00
Luigi De Magistris al Parlamento Europeo


http://it.youtube.com/watch?v=i00-hRJ3N3U&feature=related


tratto dal blog di grillo:

Ogni anno gli italiani pagano le tasse anche per dare circa 13 miliardi di euro alla Comunità Europea. Questi soldi vanno a finire in un fondo comune. In Italia ritornano indietro circa 8/9 miliardi. Li chiamano aiuti da parte della Comunità Europea, ma sono soldi nostri. Che sfuggono ad ogni controllo da parte del Governo. Chi firma per la destinazione dei fondi è uno sconosciuto funzionario di Bruxelles. I miliardi sono destinati a opere che di solito non vengono realizzate o inutili o neppure spesi (ma incassati).
Gli euro di ritorno finiscono nella maggior parte in Campania, in Calabria, in Sicilia. Ma i campani, i calabresi, i siciliani non ne vedono gli effetti positivi. Questo fiume di denaro incontrollato alimenta la criminalità, il sottobosco della politica, i voti di scambio. E' tutto alla luce del sole, ma è tutto nascosto. Come nelle migliori tradizioni del nostro Paese. Una volta c'era la Cassa del Mezzogiorno, oggi c'è la Cassa di Bruxelles. Il blog, appena potrà, farà un rendiconto delle spese e le pubblicherà. Gli italiani devono sapere dove vanno le loro tasse, chi le spende, a cosa servono. La Rete serve appunto a questo.

"Io: americano, pugliese, pubblicitario e indignato. Ecco perché non parteciperò mai più a dei bandi pubblici italiani per la comunicazione.
I fatti sono questi: il giorno 14 dicembre 2007 la Regione Puglia pubblica un bando per la comunicazione e la promozione del suo territorio in Italia e nel mondo. I soldi in gioco non sono pochi: 7 milioni di euro! E, trattandosi di soldi della Comunità Europea, sono tutti da spendere, come è ben chiarito nel bando, nel biennio 2007-2008.
E già qui, io che sono americano, forse ingenuo e forse idealista, ravviso la prima anomalia. Dalle mie parti, se qualcuno riceve dei finanziamenti pubblici e gli dicono che deve spenderli in un certo modo, lo fa.Sarebbe come se il mio medico mi dicesse che per guarire dalla mia malattia devo prendere una certa medicina per due anni; e io decido di prendere le medicine solo il secondo anno, ma due alla volta.
Io ho un'agenzia di pubblicità a New York e una in Italia e tante agenzie appartenenti al nostro gruppo nei principali Paesi d'Europa. Sono cittadino americano e residente italiano. La mia famiglia è di origine pugliese, conosco, rispetto e amo la Puglia. Come avrei potuto non partecipare a questo bando? Così, insieme ai miei soci e alle agenzie del nostro system internazionale, ci siamo messi al lavoro: strategia, creatività, numeri, idee e carte. Tante carte, centinaia di carte, milioni di carte!
Il giorno 11 febbraio 2008 si chiude il bando e 7 agenzie, oltre a noi, presentano la loro proposta. Che vinca il migliore, penso. E qui, la seconda anomalia: scopro che in gara non ci sono solo agenzie di pubblicità e comunicazione, ma anche gruppi di editori ed emittenti televisive pugliesi. Strano, no? Dalle nostre parti, la comunicazione la fanno le agenzie di comunicazione. È come se per promuovere la vendita dei miei gelati nei bar di tutto il mondo, io chiedessi al bar sotto casa mia di farmi la campagna. Ma arriviamo alla terza anomalia. È febbraio, l'estate si avvicina e l le proposte dormono nei cassetti della Regione, sotto una calda coltre di polvere. Passano i mesi e la mia meraviglia cresce: come è possibile, chiedo da NY ai miei colleghi in Italia. Hanno perso la scorsa stagione, non vorranno perdere anche questa? Sì, vogliono perdere anche questa.
Oggi, 20 di luglio del 2008, l'appalto per promuovere la Puglia nel biennio 2007-2008 non è ancora stato assegnato. Dopo l'apertura delle ultime buste, la classifica suscita qualche perplessità e strane ombre macchiano la certezza dell'assegnazione. E indovinate chi c'è in prima posizione? "Il bar sotto casa". Per dire, senza offesa, proprio l'impresa locale.
Non so se e quando verrà ufficializzata l'assegnazione del budget, ma so che spendere sette milioni di euro in spot televisivi, annunci stampa, spot radiofonici, volantini e brochure, tutto in una manciata di settimane di fine anno, è un affronto al buon senso. E per che cosa, poi? Per attirare in Puglia gli sciatori e gli amanti degli sport invernali di tutto il mondo?
Ecco le mie conclusioni: ho partecipato sapendo di poter vincere. Ma mettendo anche in conto di perdere. Non abbiamo perso, peggio: siamo stati esclusi per un vizio di forma. Stavamo per fare ricorso perché il nostro avvocato dice che i motivi della nostra esclusione non esistono. Ho fermato tutto e ho scelto di scrivere questa lettera. Non mi interessa essere complice di questo spreco di soldi. Mi interessa denunciarlo. Lo faccio da pubblicitario americano indignato, da residente italiano orgoglioso, da pugliese ferito. E mi chiedo: perché nessuno fa sentire la sua voce? La Comunità Europea non ha niente da dire vedendo come vengono usati i suoi soldi? E le associazioni dei pubblicitari italiani non sentono di dover difendere la loro professionalità? So che quando aprirò i giornali americani vedrò le pubblicità delle altre regioni italiane. E so anche che quando atterrerò la prossima volta a Roma-Fiumicino vedrò grandi cartelli pubblicitari della Sicilia, della Toscana, ecc. E riderò quando arriverò a Bari Palese e, come sempre, ci saranno i cartelloni che promuovono il turismo in Puglia. Come al solito i soldi saranno spesi bene!> Ecco, detto fatto. Mi assumo le conseguenze del mio gesto. E auguro buon lavoro alle emittenti televisive e alle case editrici che, unite insieme in Associazione temporanea d'Imprese, vedranno aggiudicarsi il bando. Ad aspettarle, ci sono una manciata di settimane di duro lavoro! A produrre la campagna e a mandarla in onda sulle loro emittenti. Così almeno i Pugliesi sceglieranno l'anno prossimo di andare in vacanza in Puglia."
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