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Lucio Musto 29 agosto 2008 00:00
Poiché la nequizia degli uomini è grandissima ed onnipresente, è abbastanza comprensibile che chiunque tratti un qualsiasi argomento, tenda ad averne un giudizio preventivo, presuntuoso e fazioso.
Conseguenza immediata è che "sempre" parliamo privilegiando uno o l'altro aspetto della questione ed enfatizzando o minimizzando questo o quel certo tipo di testimonianza... Tiriamo acqua al nostro mulino insomma, istintivamente, anche quando non c'è nulla di concreto da guadagnarci.

Oltre ciò, che è inevitabile, lo storico attento potrà obbligarsi (e questo è oggettivo ed in onestà si può fare!) ad immergersi nella realtà ambientale e sociale in cui si svolsero i fatti che va analizzando, e non giudicare mai in assoluto, né mai comparare due fenomeni storicamente distanti come se fossero contemporanei, perché ambiente, cultura, civiltà e costumi sono fortemente condizionanti le azioni dell'uomo e lo svolgersi degli avvenimenti.

E non esiste una giustizia umana oggettiva e valida sempre, non una morale, non un diritto, non i canoni di bellezza e di bontà!.

Attenzione quindi ad inquadrare bene gli eventi nella "loro" realtà storica.

Perché se l'evidenza può essere evidente nei fatti, difficilmente lo è anche nell'interpretazione dei fatti.
E magari scopriamo che il "Turpe monatto" non era tanto turpe e nemmeno tanto "monatto" come lo si leggerebbe ora.

Grazie di avermi letto.

Lucio Musto
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