Commenti
Prima volta? Registrati in un minuto
Lucio Musto 30 agosto 2008 00:00

Ho inteso definire la nostra epoca "La civiltà dell'odio".

Non certo perché ci si ammazzi di meno o si commettano meno orrori o efferatezze. Quelle ci sono sempre state e di terribili! Ma perché i principi fondanti la società, i più condivisi, quelli più popolari, sono degradati e turpi.

Ai "valori" ed ai "principi" di una volta, quali "onore", "devozione", "onestà", magari spesso disattesi ma sempre ostentatamente millantati come virtù e perfezione, oggi andiamo sostituendo altri postulati, che già nella loro formulazione sono indegni per l'uomo.

Così vengono esaltate (come principio ed esempio da seguire!) la furbizia maliziosa, la capacità di truffare o di eludere, la violenza, la prevaricazione ed altre nequizie.

Ogni volta che di cuore ammiriamo l' "arrivato" con espressioni del tipo "Quello si che ci sa fare a sgomitare e far fesso il prossimo!..." manifestiamo tutto lo squallore della nostra cultura sociale.

La "civiltà dell'odio", appunto!

30 agosto 2008
________________________________________
Re sponsabile 30 agosto 2008 00:00
Concordo con le Vostre riflessioni.
Soprattutto mi fa rabbia del nostro popolo la staticità e l'indifferenza con la quale si fa governare.
A parte i fascisti, non ricordo nessun altro governante italiano che sia finito a furor di popolo fucilato o impiccato, anche se il furore di popolo era, ed è come oggi, a livelli da guerra civile.

Credo dunque che nella società di oggi si sia tornati al pane et circensem che rincoglioniva le masse ai tempi dei romani, e durerà parecchio, visto che nessuno oggi sa tenere in mano un arma che, per inciso, è complessa quanto può esserlo un telefono cellulare...

Dovremmo infatti essere un popolo che fa esperienza dei suoi sbagli passati, ma che non ripudia gli elementi essenziali di sopravvivenza.
Non possiamo per amore della pace, non essere mai disposti ad armarci contro i nostri sfruttatori.
Non possiamo per amore degli animali, lasciare che un cane valga più di un uomo.
Non possiamo per amore degli stranieri, lasciare disoccupati i nostro connazionali.
Non possiamo, per amore della nostra vita, non metterla a repentaglio, se c'è in gioco il destino della nazione (ecco perchè ci sono stati i partigiani).
Ciao a tutti.
fenice 31 agosto 2008 00:00
ma quello che disturba è che i maestri di questo squallore pretendano di saper governare.Sono proprio quello che mancava.
Quindi io disconosco tale società, non è parte della mia vita, anche se ci vivo, mi considero un partigiano dei valori perduti,delle bellezze del mio paese, delle vere civiltà che l'hanno attraversato, cose che che non verranno mai cancellate dai pensieri attuali foraggiati da governanti con il cervello piatto
⚠ segnala contenuto inappropriato