Massimiliano Polito
20 ottobre 2004 00:00
> ora che la riforma della previdenda è stata approvata cosa devo fare, sottoscrivre
> un fondo di categoria, un fondo aperto, una poliza vita, oppure gestire il mio
> tfr in modo autonomo tipo un piano di accumulo?
I fondi di categoria sono piu' convenienti dei fondi aperti, se aderisci ad un
fondo di categoria il datore di lavoro versa ogni mese una quota (piccola) di tasca
sua. Una specie di regalo che se non hai un fondo di categoria il datore di lavoro
non e' tenuto a farti.
Le polizze vita, come puoi leggere sul sito ADUC, sono convenienti solo per chi te
le vende.
Il TFR non puoi gestirlo in modo autonomo: o scegli di lasciarlo all'azienda o
scegli di metterlo in un fondo pensione. Non ci sono alternative per il momento.
Ciao,
Max
antonio lucenti
20 ottobre 2004 00:00
per il suo problema non ci sono soluzioni uniche, come lei stesso riconosce elencando le varie possibilità.
La scelta dipende non solo dalla sua età, ma anche dalla composizione della sua famiglia, dal suo stipendio, dai suoi progetti per il futuro e da parecchie altre predisposizioni personali.
Chi professionalmente potrebbe aiutarla ha bisogno di altre e più precise informazioni.
E non le darà un consiglio, ma le spiegherà i contenuti e gli sviluppi possibili delle varie alternative, in modo che sia lei a scegliere con cognizione di causa e convinzione personale.
Strider
21 ottobre 2004 00:00
Sottoscrivendo quello che dice Lucenti in toto, vorrei segnalare che spesso, almeno nelle regioni del sud dalle quali scrivo, l' accantonamento del tfr nella maniera "tradizionale" soprattutto da parte delle piccole aziende, si risolve con il generare spesso amare sorprese in sede di liquidazione (licenziamento,morte,dimissioni). E' frequentissimo infatti che il datore accantoni le somme per il tfr solo fittiziamente puntando poi alla transazione con il lavoratore quando verra' il momento. Il lavoratore spesso accetta di transare senza adire la magistratura del lavoro per non trovarsi davanti ai soliti "fastidi" della giustizia italiana. Aderire ad un forma pensionistica (fondo chiuso, aperto, pip) attribuisce al lavoratore, oltre al "regalo" cui fa riferimento Polito, anche unacerta forma di "controllo" sull' effettivita' del versamento.
Per Polito: non generalizzerei sulle polizze vita. Si rischia di mettere all' indice anche quelle polizze di protezione o quelle componenti demografiche proprie dei prodotti assicurativi, anche dei "famigerati" PIP.
Per Aduc: non so se mi e' sfuggito, ma credo che sarebbe interessante oltre che portare avanti la battaglia sui costi dei prodotti pensionistici, focalizzare l'attenzione sui costi della fase dell' erogazione della rendita, spesso trascurati ma molto spesso predominanti rispetto ai costi di gestione o alle commissioni d' ingresso.
E' dimostrato (Studio Progetica-Uckmar) che costi di ingresso e gestione inferiori non garantiscono rendite pensionistiche maggiori.
Saluti
Massimiliano Polito
22 ottobre 2004 00:00
Rispondo a Strider:
> Per Polito: non generalizzerei sulle polizze vita.
Non ho generalizzato, parlando di pensione integrativa
ho detto che le polizze vita non sono uno strumento adatto.
Ciao,
Max
FABRIZIO
22 ottobre 2004 00:00
Andatevi a leggere i "Virtuosismi" di Paolo !
giuseppe
09 giugno 2006 00:00
Certamente tutti abbiamo le nostre idee in merito ai prodotti che potranno risolvere il problema delle nostre pensioni e pur vero che pochi sono gli strumenti che, come le polizze vita possono garantire un capitale minimo a scadenza, un consolidamento del capitale e del risultato annuo, una certezza di correspondere una rendita con coefficienti di conversione bloccati alla stipula del contratto, vedi i contratti INA, o uno sgravio fiscale come i FIP che prevedono una deduzione pari all'aliquota marginale IRPEF.
Certamente possiamo spingerci nei meandri della matematica attuariale per renderci conto che una fetta dei rendimenti viene trattenuta dal gestore o dalla compagnia, ma dire che conviene solo a chi vende le polizze vita.......... che scemenza.
Alex
10 giugno 2006 00:00
giuseppe... ottima difesa delle polizze vita!!!
Ora però te la smonto, facciamo un po' d'ordine, a partire dalle giuste considerazioni di Massimiliano.
Investire per la pensione (per chi ha ancora anni di attività da svolgere) vuol dire investire a lungo termine.
Le polizze vita "a capitale garantito" garantiscono un minimo di rivalutazione (2%) sul capitale netto investito, cosa ben diversa dal capitale versato. Tra l'altro solo se porto correttamente a scadenza il piano di versamenti, altrimenti la garanzia decade. E non chiedete i soldi prima, se no sai che "sorprese"!!
Pertanto alla scadenza della polizza la "garanzia" è di incassare più o meno il versato, dopo decenni di versamenti! Questa è sì una garanzia.. ma di perdita certa in potere d'acquisto!!!
Investire a lungo termine per avere il 2% non ha senso, allora mi acquisto Bot almeno sto più liquido e non rischio davvero nulla; oppure Cct, che rendono qualcosa di più o ancora i Buoni postali.
Quindi la polizza vita non è uno strumento adatto per fini pensionistici, anche perchè non gode di nessuna agevolazione fiscale.
Il buon assicuratore allora dirà: "bene, ci sono i fondi pensione"... vero, peccato che gli assicuratori spacciano i Fip/Pip per fondi pensione, cosa che non sono.
I fondi pensione sono di due categorie, aperti e chiusi. Quelli chiusi derivano da accordi collettivi (aziende e sindacati) e riguardano una determinata categoria dei lavoratori. L'adesione comporta anche un contributo da parte del datore di lavoro, cosa che c'è solo coi fondi chiusi.
I Fip sono più costosi dei fondi pensione, ma rendono di più agli assicuratori che pertanto li spingono dimenticandosi dell'esistenza dei veri fondi pensione (ad esempio quelli aperti che potrebbero distribuire anche loro).
Per avere il vantaggio fiscale di deducibilità Irpef (fino al 12% del reddito complessivo e con un massimo di 5164 euro) basta un fondo pensione, non serve un Fip. Anzi, il Fip non è deducibile se per il lavoratore esiste il fondo chiuso di categoria e lui non vi ha aderito!! Ma questo gli assicuratori lo sanno/lo dicono? E se uno ha già aderito ad un fondo di categoria (quindi con contributo anche del datore di lavoro), che senso ha aprire una nuova posizione previdenziale più costosa? Se invece non l'ha aperto, deve sapere che aprendo un Fip non ha alcuna deducibilità.
Inoltre, riguardo alla deducibilità, il vantaggio è ben minore di quanto vorrebbero far vedere gli assicuratori, infatti ciò che non pago adesso lo pago in futuro. Vero è che è meglio pagare domani che non oggi (magari con aliquote più basse) ma queste dimenticanze da parte degli assicuratori devono far riflettere.
Non dimentichiamoci infine che il fine ultimo dei fondi pensione e Fip è quello di ottenere una rendita e non un capitale, quindi non potrò ritirare più del 50% del capitale maturato al momento della pensione (salvo casi particolari), e comunque per ragioni fiscali non conviene superare il 33%. Questo viene detto?
Infine, riguardo ai coefficienti bloccati di conversione era vero solo per le polizze vecchie, ora non succede più perchè le assicurazioni hanno visto che a loro non conveniva ed allora la prestazione sarà legata ai coefficienti in vigore al momento dell'erogazione della rendita.
Non c'è un solo aspetto positivo nel sottoscrivere polizze a fini pensionistici.
Per tornare al quesito di tiziano, se ancora ci legge, il consiglio è quello di sottoscrivere un fondo di categoria, se già attivato.
Riguardo al tfr, comunque non potrai gestirlo per conto tuo, sarà sempre vincolato all'azienda (se lo lasci lì) oppure al fondo pensione.
Paolo 1
10 giugno 2006 00:00
Gestirsi il TFR in modo autonomo e' possibile anche ora, appunto avvalendosi della facolta' di lasciarlo all'azienda, e ritirando il tutto alla fine (con gli interessi maturati), io lo considero il modo piu' sicuro, forse i vari fondi ti promettono di piu', forse, ma tutto sta a vedere quanto di dranno alla fine, tolte le loro "spese". Enron docet.
Alex
10 giugno 2006 00:00
Paolo, le spese sono trasparenti perchè si vedono nei bilanci annuali, inoltre il valore delle quote è al netto di queste spese, per cui so esattamente qual è il mio patrimonio accumulato. E proprio per questo meglio i fondi delle polizze, dove i costi sono mascherati e si fa sempre fatica a capire qual è il vero capitale accumulato.
Riguardo ad Enron, in Italia ci sono stati i casi Cirio, Bipop, Parmalat, ma chi ha diversificato, come fanno i fondi comuni, di questi scandali praticamente ne ha risentito zero.
Il Tfr lasciato in azienda rende l'1,5% più il 75% dell'inflazione. Non male, ma solo se ci si accontenta (ora siamo poco oltre il 3% lordo).
Secondo me chi è giovane ha spazio per puntare a qualcosa di più (i fondi di categoria ora stanno anche realizzando più linee di gestione); anche un punto in più in tanti anni può fare la differenza.
Alex
13 giugno 2006 00:00
Dimenticavo una cosa... aderendo ai fondi di categoria il proprio Tfr maturando viene dirottato verso questi fondi (interamente o parzialmente a seconda dell'anzianità lavorativa).
Invece il Tfr maturato rimane ancora in azienda secondo il vecchio regime di rivalutazione e di possibilità di accesso al capitale.
Ovviamente resta sempre il fatto che se il fondo di categoria esiste e non vi ho aderito, NON ESISTE ALCUN MODO per poter usufruire di agevolazioni fiscali per sottoscrivere fondi pensione o Fip.
Paolo 1
14 giugno 2006 00:00
Per Alex 100606
I fondi pensione saranno trasparenti fin che vuoi, ma c'c' parecchia gente che ha perso il 30%, 50% e piu'.
Non si e' liberi di scegliere il fondo che si vuole (la scelta e' limitata ad alcune opzioni che ti mettono davanti, ad esempio quando mi ero informato mi hanno risposto che non si puo' aderire a fondi pensione (ammesso che esistano) a Cuba, in Cina, o cose del genere, e gia' questo fa venire dei grossi sospetti).
Ciao
Paolo
Alex
14 giugno 2006 00:00
Le perdite sono relative a fondi pensione azionari, ovviamente. Ma questi fondi non vanno visti nell'ottica di medio periodo (altrimenti investirei in qualcosa di più tranquillo) dal momento che si investe con il Pac e quindi nel lungo periodo le prospettive sono di buoni guadagni. Infatti è bastato un recupero dei mercati azionari negli ultimi 3 anni per andare notevolmente in positivo.
Inoltre è meglio distinguere i fondi di categoria (a volte non ci sono e quando ci sono spesso sono solo gestione monocomparto, normalmente profilo "bilanciato") dai fondi pensione aperti. Ultimamente anche i fondi di categoria stanno promuovendo diverse specializzazioni, con gestione multicomparto.
La scelta sui fondi aperti è immensa, ogni banca o assicurazione ha più fondi aperti. Però non vengono pubblicizzati perchè i piazzisti preferiscono vendere i Fip spacciandoli come fondi pensione.
Comunque ti do ragione sul fatto che ancora molto c'è da fare, anche a livello di informazione. E parlo anche di chi questi fondi dovrebbe venderli che spesso non sa (o fa finta di non sapere) la differenza tra un fondo chiuso, un fondo aperto e un Fip. Per non parlare poi della cattiva informazione che viene data al cliente sulle agevolazioni fiscali!!
Infatti auspico che il nuovo governo faccia davvero partire la previdenza integrativa.