Francesco Mangascia'
03 ottobre 2008 00:00
Contro la Guerra Santa su Internet
censura o autoregolamentazione?
Eli Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz, premio Nobel per la pace, difende la libertà di espressione incondizionata
E' un reato dichiarare la guerra santa su Internet, "incitare alla rivolta contro gli ebrei è istigazione all'odio razziale" dice la Cassazione.
Avevamo già scritto in proposito ben quattro anni fa...che negli Usa, la Costituzione protegge la totale libertà di espressione. Questo è un problema per l’Europa, visto che su quattromila siti razzisti recensiti, 2.500 sono situati negli Stati Uniti.
In Europa, l’atteggiamento verso la libertà di espressione è diverso.
Un anno dopo il famigerato 11 settembre, nonostante il giro di vite americano contro il cyberterrorismo, la libertà di espressione totale venne difesa addirittura da Eli Wiesel, premio Nobel per la pace 1986, memoria vivente di Auschwitz (dove entrò a 16 anni e vi perse madre e sorella) e di Buchenwald (dove perse il padre): «Tutti devono avere garantito il diritto di espressione» dichiarò in un’intervista. Anche su Internet. Compresi i siti antisemiti, razzisti e xenofobi: «Tutti devono parlare. Poi è la gente che deciderà dei messaggi che riceve».
A chi gli chiese se sarebbe stato possibile nell’era digitale creare le condizioni affinché la gente possa sapere che certi messaggi sono sbagliati, Wiesel rispose: «Oggi come ieri la verità ha dei nemici, nemici che non vogliono che la verità sia liberata, che diventi per tutti. Noi possiamo solo aiutare gli amici della verità: quelli che difendono i diritti degli uomini in ogni parte del mondo...L'informazione è cosa ben diversa dalla verità. L'informazione è il mezzo tanto quanto la verità è il fine. Gli uomini devono imparare a trasformare l'informazione in conoscenza e questa in coscienza. E' un'operazione etica» cioè «la coscienza dell'altro». Uno sforzo morale, un tentativo di «far diventare la memoria universale parte della mia memoria».
Il fatto è che su Internet si trovano i pro e i contro di ogni corrente di pensiero, nel bene e nel male. Ci sono i siti per la difesa dei diritti umani, contro il razzismo e l'antisemitismo. E ci sono almeno altrettanti siti xenofobi, o forse di più: perchè chi vuol propagare un'ideologia estremista è più motivato a utilizzare i sistemi istantanei di divulgazione digitale. Il problema è cercare di ingabbiare Internet applicando le leggi locali. In Francia ancora brucia la clamorosa sconfitta in tribunale del governo nel suo tentativo di costringere Yahoo! ad oscurare le aste di cimeli nazisti.
In Italia, la polizia postale ha cercato di obbligare i fornitori di accesso Internet a bloccare i siti o anche solo i contenuti digitali osceni e offensivi (non solo razzisti, il problema è lo stesso anche per quelli pedofili).
Il risultato? La ribellione dei fornitori di accesso a Internet, schiacciati da responsabilità e obblighi difficili da adempiere (come quello di conservare traccia di tutte le transazioni online) e di chiunque abbia un sito Web, che grida alla violazione della privacy.
Mentre dal punto di vista tecnico, le direttive che mirano a controllare Internet non sono applicabili finchè la caratteristica degli indirizzi numerici dei siti da bloccare è di mantenere l'«url» (l’indirizzo www), ma di cambiare l'indirizzo Ip (Internet protocol) ogni volta che viene bloccato.
Non solo: i suddetti siti sbandierano con email a mezzo mondo ed elenchi di link infiniti l’«intollerabile censura alla libertà di espressione» e finiscono per farsi ulteriore pubblicità. Così, la guerra contro di loro rischia di trasformarsi in boomerang.
Vale la pena ricordare il principio della Common Law britannica: una legge che non si può applicare non è soltanto inutile, ma indebolisce la Legge in generale.
Il rischio quindi è che la caccia ai siti di organizzazioni razziste e antisemite non solo sia inefficace, ma addirittura controproducente. Troverebbero immediatamente altre sedi per esprimere le loro idee. Bisognerebbe allora vietare tutti i siti interattivi, non soltanto quelli dei media, e tutti i software che permettono di crearli.
Si vuole forse disinventare ciò che è stato inventato? Hacker libertari ricostruirebbero subito siti interattivi «underground» per il gusto di andare contro il proibito.
Forse però sta proprio qui la soluzione: così come le aziende e le banche impiegano coloro che riescono a penetrare i loro codici segreti per garantirsi una migliore sicurezza, i governi e le organizzazioni di difesa dei diritti umani dovrebbero puntare ad arruolare hacker: sono contrari a qualsiasi censura su Internet, persino contro quella che vorrebbe bloccare i siti più estremisti nell'intolleranza e la discriminazione, ma hanno un’etica. Non sono a favore dell'intolleranza e della discriminazione, al contrario: sanno bene che se dovesse vincere quella tendenza, la limitazione della libertà di espressione sarebbe ben peggiore.
Internet si sta dimostrando un sistema potente per condividere la conoscenza con il libero scambio di informazioni noto come «peer-to-peer file sharing» (o P2P). Anzichè proclamare codici di buona prassi che lasciano il tempo che trovano, e anzichè, nel nome della sicurezza, cercare di controllare Internet dall’alto, basterebbe incentivare gli hacker e gli «sharer» ad autoregolamentarla dal basso.
+ La Cassazione: un reato la Guerra Santa su Internet
I link son tutti a www.lastampa.it/masera
Francesco Mangascià
03 ottobre 2008 00:00
L'articolo di Anna Masera, è stato postato da me.
cefalo
04 ottobre 2008 00:00
Te c'hanno mai mandato , a quel paese ...
sapessi quanta gente che ce stà ...
L'unica religione che fà proseliti nelle altre ....basta pagare e subito si mettono le kippà d'occasione .Sulla costituzione europea si devono ricordare , le radici "giudaico-cristiane" , quando il giorno prima della "visita-kippà" erano solo cristiane ...devono aver fatto effetto la kippà ?
Te c'hanno mai mandato , a quel paese ...
sapessi quanta gente che ce stà ...
ermetico
04 ottobre 2008 00:00
Tramite appositi software, persone di religione ebraica , vagano su internet alla ricerca di forum , riviste scientifiche e quanto tocchi i loro interessi , per caPPOTTARE gli esiti , di un sondaggio , di una qualsiasi votazione , di un'articolo postato contro i loro interessi , facendo apparire una maggioranza che non esiste , se non nelle loro piccole menti bacate , dall'odio verso i goym e verso chiunque non sia di nascita ebreo .Un Nazismo alla rovescia ...
Se le minacce dirette non bastano , il pirlone galattico , pensa di intimidire con cacatine varie .
MA Vaffanculo ...!!!
P.S. il Vaffanculo è stato depenalizzato ...