giò
18 novembre 2008 00:00
«E mentre pensavo che non ci fosse alcun Dio, né amore e misericordia, mi conducevi nel pieno del Suo amore e della Sua gloria portandomi, senza ch’io lo sapessi, nella casa che mi avrebbe celato nel segreto del Suo volto.»
Thomas Merton, La montagna dalle sette balze
John Donne
18 novembre 2008 00:00
"Nessun uomo è un'isola"...
Mi consenta...E l'isola di Man, allora?
rumeno
18 novembre 2008 00:00
-Ci sono due modi di sentire la solitudine: sentirsi soli al mondo o avvertire la solitudine del mondo. Chi si sente solo vive un dramma puramente individuale; il sentimento dell'abbandono può sopraggiungere anche in una splendida cornice naturale. In tal caso interessa unicamente la propria inquietudine. Sentirti proiettato e sospeso in questo mondo, incapace di adattarti ad esso, consumato in te stesso, distrutto dalle tue deficienze o esaltazioni, tormentato dalle tue insufficienze, indifferente agli aspetti esteriori - luminosi o cupi che siano -, rimanendo nel tuo dramma interiore: ecco ciò che significa la solitudine individuale. Il sentimento di solitudine cosmica deriva invece non tanto da un tormento puramente soggettivo, quanto piuttosto dalla sensazione di abbandono di questo mondo, dal sentimento di un nulla esteriore. Come se il mondo avesse perduto di colpo il suo splendore per raffigurare la monotonia essenziale di un cimitero. Sono in molti a sentirsi torturati dalla visione di un mondo derelitto, irrimediabilmente abbandonato ad una solitudine glaciale, che neppure i deboli riflessi di un chiarore crepuscolare riescono a raggiungere. Chi sono dunque i più infelici: coloro che sentono la solitudine in se stessi o coloro che la sentono all'esterno? Impossibile rispondere...
-E poi, perché dovrei darmi la pena di stabilire una gerarchia della solitudine? Essere solo non è già abbastanza?
"La sofferenza è la causa unica e sola della coscienza" (Dostoevskij).
- Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che lo hanno capito, e gli altri.
giò
19 novembre 2008 00:00
Perché no? Dalla solitudine alla fede attraverso la sofferenza esistenziale.
Ma le "ragioni" che portano alla fede possono essere diverse:
- filosofiche (aspirazione dell'uomo ai valori morali studiata da Kierkegaard, Maritain, Blondel, ecc.),
- sociologiche (degrado morale della società dopo il suo distacco pratico da Dio),
- etiche (connessione necessaria tra fede in Dio e legge morale valida per tutti),
- esistenziali (senso che Gesù dà alla vita umana e la risposta profonda che offre ai suoi maggiori problemi),
- scientifiche (analisi dell'evoluzione biologica, razionalità delle leggi fisiche),
- storiche (dimostrazione della storicità di Gesù e dei Vangeli).
mah
19 novembre 2008 00:00
nessun uomo è una lavatrice.
passante
19 novembre 2008 00:00
Se Dio non esiste, come dice Nietzsche, allora non esiste verità. Dio non è pensabile, da una prospettiva “esterna” non possiamo abbracciarlo con la nostra conoscenza. Eppure il nostro intimo pensiero quando giunge alla fine del pensare trova una conferma. Nel dramma del non poter procedere, giungendo all'oggetto della sete di conoscenza, si spalanca una dimensione “interiore” che ci fornisce una intima pratica certezza. Il fatto che un senso si doni nella vita, rende la diceria dell'esistenza di Dio quasi innegabile. Il senso è come l'amore che irrompe nella vita umana manifestandosi come sublimità.
“Egli è la fine del pensare. Anche il pensiero che Dio non esista è la fine del pensare. Ma un altro tipo di fine. Non, come il pensare a Dio, sovrabbondante conferma del pensare, ma la sua auto-confutazione. La luce e l'oscurità sono, anche se in modo opposto, la fine del vedere.
Il cristianesimo non è una Weltanschauung poetica, non è un mito, non è un modo di sentire, bensì la fede in una reale Rivelazione di Dio relativa al suo vero e proprio essere, all'origine e al fine dell'uomo, alla sua caduta e alla sua redenzione".
inoltre
19 novembre 2008 00:00
Nessun uomo è una bottiglia di orzata.
Ettore Chiacchio
20 novembre 2008 00:00
In verità in verità vi dico che è più facile che un prete pedofilo, che schizza come un cammello, passi per l'orifizio anale di un bambino, che il senso della nostra vita passi attraverso la fessura della fede in (un) dio.
E' vero che uno dei tanti dei (quello cattolico-ebraico-islamico) si è rivelato, ma ad Abramo e questo certo non aiuta a credere il lui visto che Abramo era un pappone!(genesi 12, 1-12)
Magari la testimonianza della rivelazione potrebbe diventare migliore con un testimone più attendibile. Pietro Pacciani infatti si dichiarò "innocente come gesù..."
Ettore Chiacchio
Computer Guru - Libero Pensatore
rumeno
23 novembre 2008 00:00
- La solitudine per me, non significa essere solo ,rivela il fatto di essere l'unico.La sofferenza è unica che ti da il sentimento di dolore(nell'anima) oppure inverso dolore ti dà il sentimento di sofferenza.
-Questa sarebbe la nostra vera forma di esistenza.-ESSERE-
Pare che dev'esserci un gran tesoro nella sofferenza, sotto qualunque forma essa venga dal momento che Gesù venne in TERRA per scoprirlo e sfruttarlo dando l' esempio a noi.
io
24 novembre 2008 00:00
nessun uomo è una lampada
Ettore Chiacchio
24 novembre 2008 00:00
nessun uomo è colui che è(=yahvè).
Questa è degna del paradosso del mentitore!
Ettore Chiacchio
Computer Guru - Libero Pensatore
Isaia Kwick
25 novembre 2008 00:00
Nessun uomo e' una scatola.
Isaia Kwick Zingaro ROM
in più
25 novembre 2008 00:00
nessun uomo e' una tazzina da caffe'
rumeno
25 novembre 2008 00:00
-Mentre agiamo abbiamo uno scopo; ma l'azione, una volta conclusa, non ha per noi maggiore realtà dello scopo che stiamo mirando. Non c'e dunque nulla di veramente consistente in tutto ciò, è solo un gioco. Ma, ci sono alcuni che hanno coscienza di questo gioco durante l'azione stessa: vivono la conclusione nelle premesse, il realizzato nel virtuale, minando la serietà con il fatto stesso di esistere.