Stefano
16 novembre 2004 00:00
Concorsi pubblici, universitari e similia sono tutti piu' o meno manovrati. E sarebbe finalmente il momento di finirla con questi sconci!!!!
Simone B
16 novembre 2004 00:00
Si sapeva, caro amico, la voce già era girata. Sai cosa mi fa piu' rabbia? Che il sindaco di Bologna sia stato un noto sindacalista. Un altro esempio di come si predica bene e si razzola malissimo. Auguro al neoassunto con pedata nel sedere ogni bene, si è meritato quel posto!!!
Stefano
17 novembre 2004 00:00
Perche' le cose cosi' non possono andare avanti, perche' il mondo sta andando a rotoli a causa di questi imbecilli con il pedigree
Silvia
17 novembre 2004 00:00
Andiamo ragazzi, i raccomandati sono ovunque, perche' scandalizzarsi?
Giulio
18 novembre 2004 00:00
Se davvero è successo questo, cio' e' molto triste. Il Comune di Bologna, di sinistra e governato da un ex sindacalista non sarebbe migliore di tanti altri enti pubblici. Che tristezza
Silvia
18 novembre 2004 00:00
A proposito di Sala Borsa a Bologna ho trovato questo
da www.carmillaonline.com
Settembre 17, 2004
Fantasmi in Sala Borsa. Due anni da "ausiliario" nella grande mediateca di
Bologna
di Wu Ming 4
Premessa
Tra il 2002 e il 2004 ho lavorato come ausiliario nella gigantesca
biblioteca-mediateca Sala Borsa, a Bologna. In questo periodo di tempo ho
vissuto sulla mia pelle i meccanismi e le implicazioni della cosiddetta
esternalizzazione. Insieme ai colleghi e alle colleghe, e con l'appoggio del
sindacato, ho condotto un'estenuante guerra di logoramento (tutt'ora in
corso) contro i vertici della cooperativa di cui ero socio lavoratore,
tentando in tutti i modi di mettere anche la dirigenza comunale della
biblioteca davanti alle proprie responsabilità.
La dinamica contro cui ci siamo scontrati è descritta nel pezzo che segue
(pubblicato in versione ridotta su L'Unità-Bologna del 15/09/2004), scritto
in occasione del mio congedo da Sala Borsa.
Il gioco delle parti prevede che gli enti appaltatori si disinteressino
delle questioni lavorative, anche quando riguardano fette consistenti del
personale impiegato, in nome appunto dell'esternalizzazione. Il risultato è
che a cooperative raccogliticce, quanto mai disinvolte nella scelta e
nell'applicazione dei contratti ai propri soci, è consentito gestire il
personale nelle strutture pubbliche con logiche pre-moderne e pre-sindacali.
Gli amministratori pubblici fingono di non vedere e - nel nostro caso -
anche di non sentire. Si adagiano su un quieto vivere ottuso e inerziale
che, dietro la facciata luccicante e le grandi cifre sciorinate, nasconde
passi indietro da gigante sul piano dei diritti dei lavoratori e
dell'organizzazione del lavoro.
Sala Borsa è un caso emblematico in questo senso e qualcuno doveva dirlo. La
fortuna ha voluto che io avessi una sigla nota da spendere, che poteva
forare i media, e così insieme ai colleghi si è deciso di usarla.
Sono convinto che al fondo la battaglia per il libero accesso alla cultura e
quella per un equo trattamento contrattuale di interinali o intermittenti o
precari della cultura, siano la stessa battaglia, combattuta su fronti
diversi. Bisogna portarla avanti a tutti i livelli, dai santuari
dell'editoria fino ai gradini più bassi della filiera che tiene in piedi
l'industria culturale.
WM4 15/09/2004
***
Uno spettro si aggira per Sala Borsa: l'ausiliario. Nei grandi locali della
"mediateca" cittadina lo puoi incontrare un po' dovunque, dai banchi del
prestito ai seminterrati, dal centralino ai bagni... la sua sagoma di
lavoratore evanescente scivola tra i colonnati e negli ampi saloni senza
lasciare il segno, quasi invisibile.
Non si spiega in altro modo il fatto che nonostante la biblioteca comunale
sia da tempo alla ribalta delle cronache, qualcosa sia sempre rimasto fuori
dall' "affaire" Sala Borsa: il lavoro. O meglio, i lavoratori.
La grande biblioteca pubblica di Bologna infatti non è originale solo per la
quantità di servizi che offre e per la mole dei materiali disponibili, ma
anche per l'organizzazione del lavoro al suo interno. Metà del personale non
è comunale. I servizi all'utenza sono stati esternalizzati, come si dice. I
dipendenti pubblici sono stati distaccati alla gestione degli acquisti e del
patrimonio librario, al coordinamento delle sezioni della biblioteca, alle
informazioni bibliografiche. Il rapporto frontale con l'utenza e la maggior
parte delle mansioni pratiche sono state invece appaltate a una cooperativa
e ai suoi soci-lavoratori, definiti appunto "ausiliari".
Ed eccoci lì: cinquanta conigli usciti dal cilindro dell'esternalizzazione.
Per la dirigenza della biblioteca è senza dubbio un bel vantaggio poter
disporre di metà del personale senza dovergli niente, senza problemi
salariali o contrattuali di cui occuparsi, senza preoccupazioni come buoni
pasto, turni, ferie, straordinari. Perché, come i dirigenti di Sala Borsa
non hanno mai perso occasione di ricordarci, il Comune non è il nostro
datore di lavoro, siamo soci della nostra cooperativa, e fuori dalla porta
c'è una fila di giovani aitanti pronti a prendere il nostro posto se questa
minestra dovesse sembrarci un po' sciapa.
Già, la nostra cooperativa. In due anni non sono mai stato informato della
convocazione di un'assemblea dei soci (sicuramente una mancanza mia, avrei
dovuto interessarmene di più), né ho potuto avere una copia personale del
Regolamento Interno. Per non parlare dell'unica volta che gli ausiliari
hanno aderito a uno sciopero nazionale di categoria: il responsabile di
commessa della cooperativa è piombato in Sala Borsa e si è piazzato di
fronte a noi scuotendo la testa, ripetendo a quelli che lasciavano i banchi
del prestito: "L'azienda ne terrà conto".
Di "nostro" c'è solo la fantastica condizione di socio-lavoratore, che rende
possibile fare l'assistente di biblioteca ricevendo un trattamento
contrattuale e professionale da garzone di bottega o poco più.
Sia chiaro: nessuno ti obbliga a fare quello che non vuoi; nessuno se non la
necessità stessa. Se hai un secondo lavoro puoi fare un part-time; ma se con
la paga di Sala Borsa devi camparci, fai un orario regolare da 35-40 ore
settimanali. E se non bastano, magari ti scopri disposto a fare qualche
doppio turno, cioè 11-12 ore al giorno con la pausa pranzo. Alla cifra di
6,92 euro orari lordi, inclusivi di 13a e 14a, su un arco di turni che va
dalle 8.00 alle 22.00, con i pasti a tuo carico. E chi lavora deve pure
ringraziare, perché fuori dalla porta c'è quella famosa fila di aspiranti
ausiliari pronti a sostituirlo e, come ci ha detto una volta la dirigente
comunale di Sala Borsa con una buona dose di humor nero, "ci sono sempre i
servizi cimiteriali del Comune". Il sarcasmo è due volte pessimo, visto che
sono stati esternalizzati anche quelli.
Resta la certezza della lingua italiana. Ausiliario è ciò che non è
indispensabile. E a noi è sempre suonato strano essere definiti così, quando
senza il nostro lavoro Sala Borsa si paralizzerebbe nel giro di cinque
minuti. Quelli che sono stati appaltati sono servizi essenziali al
funzionamento della biblioteca, pagati con il contratto Multiservizi (quello
delle pulizie), che non viene nemmeno applicato integralmente, visto lo
status giuridicamente "anomalo" dei soci-lavoratori. Ovviamente di diritti
sindacali nemmeno parlarne, la cooperativa non ne vuole sapere e la
dirigenza di Sala Borsa è ben contenta di non doversi confrontare con una
RSU degli ausiliari. L'unica volta che noi "ragazzi" abbiamo organizzato un
volantinaggio davanti all'ingresso della biblioteca per informare l'utenza
della nostra condizione (con tanto di copertura sindacale di Filcams-CGIL) è
giunta in Questura una telefonata che segnalava una manifestazione non
autorizzata. C'è quindi poco da meravigliarsi che la dirigenza comunale si
sia sempre disinteressata alla vertenza legale che i soci hanno in piedi da
quasi un anno con la cooperativa: Ponzio Pilato docet (e si sa che aveva
tutto da guadagnare).
Anche il "vero" datore di lavoro non ha perso tempo a inviare segnali di un
certo tipo. Il sistema di assegnazione del premio aziendale per buona
prestazione lavorativa è stato quanto meno oscuro. In prima battuta una
serie di soci se l'è visto negare o dimezzare senza spiegazione di sorta. I
criteri di giudizio non ci sono mai stati comunicati, quindi nessuno ha
potuto sapere perché aveva o non aveva "meritato" il premio. Quando poi le
lamentele sulla condizione contrattuale sono diventate azione sindacale -
volantinaggio, magliette dimostrative, comunicati ai giornali - il premio è
stato arbitrariamente sospeso a tutti i soci. Solo quando questi non hanno
più opposto resistenza alle ultime proposte della cooperativa, è stato
improvvisamente riassegnato a tutti quanti. Curiose coincidenze.
Ma di cosa si lamentano questi giovani mestatori, che osano incrinare la
bella vetrina della biblioteca migliore del mondo? Chi ha orecchie per
intendere intende. I "ragazzi" e le "ragazze" di Sala Borsa non sono
studentelli alle prime armi che arrotondano la paghetta di papà. La media
dell'età è più verso i trent'anni che i venti, è gente che ha studiato, che
conosce la biblioteca, che ha una vita famigliare. Lavoratori come tutti gli
altri, insomma, che in tre anni hanno acquisito una professionalità. I
responsabili comunali questo lo sanno benissimo, tant'è che tendono a
fidelizzarci: le direttrici delle singole sezioni della biblioteca
pretendono di avere a disposizione una selezione stabile di ausiliari,
sempre gli stessi, che conoscono il lavoro e ogni angolo della sezione.
Malleabili e affidabili factotum. Un momento fai l'interprete con l'utente
straniero, un momento dopo corri a fare le pulizie d'emergenza perché
qualcuno ha rovesciato il caffé sulle scale; un attimo prima registri i
prestiti e indirizzi gli utenti, un attimo dopo spolveri e fai il facchino
di libri e mobilio; prima aiuti lo studente a trovare il testo d'esame e
ricollochi i volumi fuori posto, poi ti prendi cura dell'utente border-line
che sta diventando molesto; e via così.
"Ma questo non è un lavoro pesante, al massimo ti sporchi le mani di
polvere..." ti ripete la dirigente comunale, prima di raggiungere il suo
ufficio al quarto piano, lasciandoti giù ad affrontare i 3.000 prestiti e i
5.000 utenti giornalieri. Non ci sono dubbi che esistano lavori ben più
pesanti, anzi, si potrebbe aggiungere che al mondo c'è perfino chi muore di
fame, e non sono pochi. Ma chissà perché, questo discorso l'ho sempre
sentito fare dai datori di lavoro che volevano pagarmi poco e a zero
diritti, e non era mai del loro stipendio che si stava parlando. "Questi
problemi non riguardano il Comune, prendetevela con la vostra
cooperativa...", il solito ritornello. Pare proprio che alla dirigenza di
Sala Borsa non importi niente del fatto che gli ausiliari vengano inquadrati
con i brandelli di un contratto nazionale inadatto e non abbiano alcun
riconoscimento professionale. Lavoriamo in un luogo prestigioso, dove la
cultura trasuda da ogni colonna, mica pretenderremo anche un contratto
adeguato al nostro mansionario e i diritti sindacali!? Ringraziare e
sorridere! Altrimenti aria.
Mi chiedo allora se la questione possa interessare la nuova amministrazione
comunale, che ha annunciato di voler rivedere a fondo il piano di Sala
Borsa.
La campagna elettorale di Cofferati ha dato molto spazio alla questione
della cultura a Bologna, intesa soprattutto come investimento e come
risorsa, ed è evidente che la futura gestione di un luogo come Sala Borsa
sarà un banco di prova tra i più importanti in questo senso. Sarebbe un bel
segnale che la nuova amministrazione vigilasse sulle forme contrattuali e le
modalità d'impiego del personale esterno nelle strutture comunali; che
verificasse l'adeguatezza dei contratti applicati e imponesse almeno il
riconoscimento dei diritti sindacali; che non sprecasse la professionalità e
la conoscenza accumulate in anni di lavoro, lasciando preziose risorse umane
in balia dei cambi d'appalto, e garantisse un minimo di continuità nel
percorso formativo e lavorativo. Del resto, come si sente dire da molte
parti, è difficile ambire a un'alta qualità del servizio se non è alta la
qualità del lavoro di chi lo fornisce. Dentro la complessa questione Sala
Borsa non può non rientrare anche la voce "lavoro".
Altrimenti bisognerà rassegnarsi a constatare che la più grande e innovativa
biblioteca pubblica italiana è all'avanguardia anche nella precarizzazione
dei lavoratori che la fanno funzionare.
Wu Ming 4
Disgustato
18 novembre 2004 00:00
Giusto per dare una piccola precisazione ....
Ho lavorato per circa 12 anni per un grosso comune lombardo.
in quel periodo ho fatto in tempo a diventare un sindacalista della CGIL ed avere il distacco in camera del lavoro.
Dopo 3 anni nauseato e disgustato ho rinunciato al distacco ed ho ripreso appieno l'attività lavorativa.
motivo ? fino al 5-6° livello i posti erano prioritariamente cgil (e qualcosa uil; dal 7 all'8° erano prioritariamente Uil (e qualcosa cisl); per i ruoli dirigenziali e responsabili delle risorse umane tutti Cisl (con una minima rappresentatività della Uil e Cisl, rapporto 4 a 2)
per i passaggi di livello avevi bisogno di una raccomandazione altrimenti, per avere 30.000 lire di aumento, dovevi faer un concorso e competere con almeno 5000 persone per un posto da cassamortaro o bidello o spazzino eccc eccc...
Inoltre vi erano i riconoscimenti ed i premi che venivano erogati in base alle conoscenze ed ai santi protettori.
Quando ho iniziato a denunciare queste cose i miei compagni stessi della cgil mi hanno mi hanno segato le gambe.
Cosa denunciavo ? qui posso solo andare per esempi!
- per spostare due sedie si presentava una squadra di 5 persone che attraversava la città per movimentarle e ci impiegava due giorni.
- per montare una porta blindata una squadra di 6 persone ci ha impiegato due settimane.
- per cambiare l'olio ad una vettura, ci sono volute 4 persone e due giorni di fermo del mezzo.
- i dirigenti si sono dovuti trovare a congresso a "gran canaria" per discutere la razionalizzazione dei costi (per solo 5 giorni tutto spesato e con pagate le trasferte).
- i dirigenti si sono trovati in riunione a ischia per discutere l'acquisto di due nuove vetture (tre giorni tutto spesato)
- per acquistare un quadro hanno mandato in rosso il bilancio comunale ed in tal modo hanno fatto saltare il premio di produzione di circa 16.000 famiglie
ecc ...ecc...
Pieno di disgusto mi sono messo in cerca di un lavoro serio.
Ho inviato migliaia di curriculum e dopo circa 3 anni ho trovato lavoro come impiegato presso una azienda privata.
Tutta un altra vita, ci sono lo stesso le porcherie ma almeno è il padrone direttamente che le attua e non un intermediario dei soldi del popolo.
Giulio
19 novembre 2004 00:00
A Disgustato: le cose stanno cambiando nelle A. P., e' il caso che cambino anche per i concorsi...
Ci vogliamo mettere quelli universitari?
Disgustato
19 novembre 2004 00:00
X Giulio
Non ho ben capito, intendi dire che per i concorsi universitari queste cose non ci sono? oppure che anche in quelli rientrano le benevolenze politiche e/o sindacali?
e dici che le cose stanno cambiando nelle pubbliche amministrazioni? fosse vero, ne sarei veramente lieto.
Purtroppo basta avere bisogno di un ufficio pubblico e poi ce ne rendiamo conto gente che non sa usare un pc, che non è informata delle procedure, dell'elevato assenteismo, ecc ecc...
però spero vivamente che tu abbia ragione
saluti
Giulio
19 novembre 2004 00:00
No, all'università e' peggio: qui si formano biologi, informatici, medici ecc...Non devo stare a spiegarti cosa significa prediligere, amici, cugini, figli, nuore, amanti, sodali ecc...
In occasione dei concorsi di dottorato, dei concorsi da ricercatore e similia sviluppo poteri profetici...
...peccato che quando faccio la schedina essi svaniscano.
Ovviamente nessuno ne parla di queste cose, e' solo colpa della Moratti (che ha comunque le sue colpe, e tante)
Morte ai raccomandati, è gente senza dignità che ruba il posto ad altri.
Disgustato
22 novembre 2004 00:00
X Giulio
Non sono daccordo, non morte hai raccomandati che spesso e volentieri sono disperati incerca di un qualsiasi appiglio per potersi accaparrare un pezzo di pane specie in periodi come quelli che stiamo vivendo, ma a chi abusa del proprio potere in spregio ai diritti di ogni uno di noi.
Abusano delle cose del popolo come se ne fossero proprietari, mi fanno schifo.
Saluti
Giulio
22 novembre 2004 00:00
Anche chi si fa raccomandare commette un reato e per la legge dei grandi numeri i disperati si trovano tra i concorsisti e non tra i raccomandati. In ambito accademico, poi, te lo posso garantire, di solito sono loro che non avrebbero bisogno di nulla
Marco
26 novembre 2004 00:00
Giusto, basta con questi scandali