VIC
26 novembre 2004 00:00
Io ho raggirato il dottorato italiano andando a studiare all'estero in una prestigiosa università...ed ora ho presentato domanda di cotutela nella stessa università in cui ho studiato...vorrei proprio vedere le facce di quelli ke hanno rifiutato la mia prova di ammissione al dottorato italiano...nn ke io sia la migliore,ma x me studiare é una passione,tutti mi hanno detto ke é l'università é una carriera lunga e ke bisogna conoscere x andare avanti,ma in qst mondo nn si puo' scegliere cio' che si vuole fare secondo le proprie capacità?evidentemente no,ma tutto qst finirà un giorno...la ricerca sta finendo proprio perché ci sono degli incompetenti all'università,nn tutti fortunatamente...io cerchero' di pubblicare,di essere valida scientificamente e poi vedremo ke succederà ai concorsi...quando c'é nero su bianco voglio vedere ke faranno!
Stefano
27 novembre 2004 00:00
Che la ricerca e l'università italiana siano allo sfascio è noto a tutti: la cosa più triste è che anche i docenti in gamba ormai accettano senza colpo fereire simili sconci.
Basta con il do ut des: i non meritevoli devono essere stoncati senza pietà in ogni sede!!!!
xxxx
28 novembre 2004 00:00
Non so in quale facoltà cerchi il dottorato, ma purtroppo sono veramente poche le figure che fanno la differenza nelle nostre università.
Vediamo se ti chiarisco il mio pensiero :
Per un posto all'anagrafe di un comune (è un lavoro che un liceale medio impara in una settimana - forse un mese se è duro) si presentano un qualche migliaio di candidati di tutte le facoltà e preparazioni.
Per fare il ricercatore di fisica/ medicina/biologia/chimica/matematica - ebbene è chiaro che serve uno stratosto per scoprire cose nuove o inventare qualcosa e su 10 posti 3 o 4 li possono buttare a qualche raccomandato.
In una facoltà tipo filosofia-diritto-lettere (scusate x questi) su 10 posti la differenza tra i più meritevoli non viene decisa dal successo di una scoperta o invenzione, ma da un gusto soggettivo di una commissione. Quindi è vero - dipende dalla facoltà forse - che si possono raccomandare anche i meno capaci. Tanto una nuova ricerca o studio sulla disquisizione dell'unfluenza della scolastica nell'economia medioevale non modifica le nostre vite come una nuova scoperta sul cancro.
Luca
29 novembre 2004 00:00
Caro xxx
Credo tu parli per ignoranza: anche in ambito umanistico è possibile discernere le persone capaci da quelle meno capaci, come distinguere il buon lavoro da quello mediocre. Poi , anche in ambito scientifico esiste quella che viene chiamata "ricerca pura"...
Comunque gli sconci maggiori avvengono proprio in ambito medico : ha mai sentito di persone che sono state invitate a non partecipare a un concorso?
Il sistema accademico italiano è decotto, ormai e aggiungo purtoppo
Luigi
03 dicembre 2004 00:00
L'Università italiana e il mondo accademico in genere sono molto simili a una società a delinquere. Ho organizzato insieme ad altri colleghi una conferenza e un barone mi si avvicina dicendo: lei sa vero che tizio non deve essere invitato?
La colpa di costui? Non avere citato nelle note di un articolo il barone in questione...
Lascio a voi l'arduo giudizio
FreeItaly
13 dicembre 2004 00:00
Telefono, Telegrafo, aerei a reazione, plastica, ... e perché no anche www! Siamo proprio ganzi, senza il becco di un quattrino per la ricerca sforniamo idee epocali. Il problema è che la scuola di pensiero di alcune menti eccelse viene distrutta dalla mediocrità di molti. Alcuni dipartimenti universitari però (certo in medicina è più raro), per combattere il dilagante nepotismo e le raccomandazioni hanno adottato il buon principio di mettere in bacheca le lettere di raccomandazione.
Ora se tizio è un genio ed un premio Nobel gli scrive una lettera di raccomandazione, tizio ed il Nobel non hanno nulla da temere. Anche perché se tizio è un genio il concorso lo passa.
Inversamente se il politicastro di turno fa la stessa cosa, raccomandato e politicastro sono subito esposti alla pubblica gogna!
Non sarebbe male se tale piccola misura non venisse adottata solo dai fisici!
bye
FreeItaly
13 dicembre 2004 00:00
Guardate piuttosto come l'ignoranza governativa uccide la ricerca!!!
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ADI - ASSOCIAZIONE DOTTORANDI E DOTTORI DI RICERCA ITALIANI
Lista di News ADI-notizie - moderata
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A seguito del lancio dell'appello sull'European Research Council
http://www.dottorato.it/appello/index.html il MIUR ci ha contattato,
e ci ha chiesto un incontro, di cui potete leggere il
resoconto - comprensivo di tutte le notizie che vi possiamo
fornire - in calce a questo messaggio, o piu' comodamente scaricando il
testo dal nostro sito [1].
La petizione, che ha raggiunto le 2.500 firme in un paio di settimane, e'
stata citata in un passo di un articolo su Science [2], che riportiamo qui:
"Meanwhile, the Italian government has come under attack from its own
scientists for opposing the ERC. The Italian Academy of Sciences issued a
position paper supporting the ERC last month, pointing out that it had not
been consulted on the matter and calling the government's position
"dangerous for the prestige of the Italian scientists in Europe." In
addition, more than 2200 scientists have signed an online petition in favor
of the ERC launched by an association of young researchers."
A livello europeo, e' attivo da qualche tempo un cartello di Associazioni e
societa' disciplinari che sostengono la creazione dell'ERC, e con quale
stiamo mantenendo stretti contatti, l'ISE (Initiative for Science in Europe)
[3].
Come potete leggere dal Resoconto dell'incontro con il MIUR, l'attenzione
si sposta ora sull'attivita' della Commissione Europea nei prossimi mesi, e
sul ruolo dei Governi dei Paesi membri, che avranno la parola finale sul 7°
Programma Quadro. Torneremo quindi ad informarvi tempestivamente, e peraltro
ogni collaborazione e promozione di iniziative, anche pubbliche, e'
senz'altro possibile.
Nel frattempo, per chi lo desiderasse, ricordiamo che e' possibile
iscriversi all'ADI - in modo comodo [4].
ADI ed EURODOC
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[1] http://www.dottorato.it/appello/Resoconto_MIUR.pdf
[2] SCIENCE POLICY: Europe Advances a Plan for Merit-Based Funding, Martin
Enserink, Science 3 December 2004: 1669,
http://www.sciencemag.org/cgi/reprint/306/5702/1669b.pdf .
[3] ISE web site: http://www.initiative-science-europe.org/ .
[4] ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani:
http://www.dottorato.it/campagnaiscrizioni/index.html .
____________________________________
- Resoconto dell'incontro sull'ERC con il MIUR dell'1/12/2004
Il giorno mercoledì 1 dicembre 2004 una delegazione ADI-EURODOC, composta
dal Segretario ADI Augusto Palombini e dal Presidente di EURODOC Renzo
Rubele, ha incontrato a Roma presso la sede del MIUR di Piazzale Kennedy il
Direttore Generale della Direzione per le Strategie e lo Sviluppo dell'
Internazionalizzazione della Ricerca scientifica e tecnologica Prof.
Alexander Tenenbaum e la sua collaboratrice dott.ssa Maria Lucia Pittalis -
si veda il rif.:
http://www.istruzione.it/organizzazione_new/dir_strategie.shtml
L'incontro è stato richiesto dal MIUR, al fine di pervenire, con un mutuo
scambio di informazioni ed opinioni, ad una più chiara comprensione della
posizione del Governo Italiano in merito all'istituzione del Consiglio
Europeo delle Ricerche (ERC), facendo seguito al lancio della campagna di
raccolta firme promossa dall'ADI sull'invito-appello di EURODOC.
Ricordiamo che la posizione sostanzialmente negativa dell'Italia era stata
resa pubblica con il Position Paper pubblicato il 20 settembre:
http://www.miur.it/UserFiles/1776.pdf ,
che rappresenta il contributo italiano al dibattito sul futuro della
politica europea della ricerca lanciato dalla Commissione Europea con la
Comunicazione "Science and technology, the key to Europe's future -
Guidelines for future European Union policy to support research", COM (2004)
353: http://europa.eu.int/eur-lex/en/com/cnc/2004/com2004_0353en01.pdf .
Con tale Comunicazione la Commissione ha aperto le consultazioni sia con gli
stati membri che con la più ampia comunità scientifica europea per la
definizione degli obiettivi e della struttura del prossimo Programma Quadro
comunitario per la ricerca (il 7°), che dovrà essere poi formalmente
presentato al Parlamento e al Consiglio dei Ministri nel 2005. E, nel
Consiglio del 25-26 Novembre, tenutosi a Bruxelles, i Ministri erano
invitati a dare le prime linee generali alla Commissione - l'Agenda era
peraltro fitta anche di altri temi:
http://www.eu2004.nl/default.asp?CMS_ITEM=22D520DA96244C1D96A0C2D619080E63X1
X43716 .
La preoccupazione per lo scarso dibattito pubblico e la scarsa conoscenza
della posizione dell'Italia, in particolare sull'ERC, da parte dell'opinione
pubblica, anche quella interessata, ci aveva mosso a promuovere l'iniziativa
informativa e di raccolta firme, la quale, al momento del colloquio, era già
arrivata ad oltre 2.000 sottoscrizioni. Il colloquio è avvenuto peraltro a
valle dell'incontro ministeriale del 25-26/11, del quale erano quindi note
le conclusioni. Come non riportato dalla stampa italiana, il Consiglio ha
discusso come previsto l'argomento dell'ERC, e - stante la posizione
sostanzialmente contraria dall'Italia ed anche della Polonia - è stata
adottata una "conclusione della Presidenza" (più debole di una "posizione
del Consiglio", al cui interno evidentemente non si è voluto registrare
numericamente in modo ufficiale con un voto la situazione). Questo il
resoconto disponibile:
"The Council debated the case for funding investigator-driven basic
research, with a view to supporting research in Europe so as to achieve the
highest level of excellence and creativity in research. European basic
research should achieve maximum visibility, by encouraging more competition
on the basis of excellence in a wide range of sectors and disciplines.
The Presidency invited the Commission to develop a new mechanism, as part of
its proposal of the Seventh Framework Programme (FP7), on the basis of
consultations with national authorities, the European scientific community
and national funding agencies. Such a mechanism should take into account a
number of principles such as scientific autonomy, complementarity with
national research systems, flexibility and user-friendliness."
L'incontro, che è durato circa un ora, si è aperto con un lungo discorso di
Tenenbaum, che ha in larga parte ripercorso e parafrasato le argomentazioni
contenute nel Position Paper (pagg. 8-9).
Tenenbuam ha ricordato che la quota destinata alla ricerca nel bilancio
comunitario equivale al 5% di quella che gli Stati membri destinano alla
ricerca, sommando le varie quote nazionali. Si tratta quindi di una parte
piccola, di per sé, degli sforzi europei in questo settore. La destinazione
d'uso di questi fondi è però, secondo il Governo italiano, strettamente
legata agli obiettivi di competitività del sistema produttivo europeo, e
quindi non dev'essere slegata da una chiara visione delle applicazioni
concrete che aumentino la capacità competitiva dell'Unione. Abbiamo un grave
problema di sviluppo economico che va affrontato, altrimenti non ci saranno
fondi ne' per la ricerca di base ne' per quello applicata, in futuro.
Questo non implica che il Governo italiano sia contrario alla ricerca di
base, per la quale - secondo Tenenbaum - esistono attualmente numerosi
sforzi fatti sia a livello nazionale che internazionale. Si può dire, anzi,
che oggi la gran parte della ricerca universitaria italiana sia "di base" -
anche in eccesso rispetto ad una evidente necessità di raccordo con il
tessuto sociale ed industriale. In Europa, l'Italia finanzia già numerose
iniziative (intergovernative, NdS) rivolte alla ricerca di base, come il
CERN, l'EMBL, l'ESA, ecc. Cosa dovremmo fare? Togliere il finanziamento a
queste realtà per metterle a disposizione del costituendo ERC?
Nell'ambito del metodo comunitario va inoltre tenuto presente il principio
di sussidiarietà, e l'integrazione con i fondi nazionali già esistenti.
Secondo Tenenbaum per alcuni paesi (es. UK) l'assegnazione di fondi europei
crea (per motivi di regolamenti nazionali) un proporzionale venire meno dei
finanziamenti nazionali a quei gruppi. Di conseguenza questi finanziamenti
andrebbero più a che altro a sostituire fondi nazionali e non ci sarebbe più
sussidiarietà. Questo discorso si collega anche al fatto che l'istituendo
ERC, in base alle discussioni preliminari, avrebbe la facoltà di finanziare
anche gruppi nazionali (e non solo consorzi internazionali, come gli attuali
programmi dell'Unione), in base alla sola eccellenza. Ciò non e'
ragionevole: se un gruppo nazionale è di eccellenza ha già quasi sempre dei
finanziamenti nazionali.
Invece, si potrebbe pensare che qualche gruppo di ricerca non venga
finanziato con gli attuali meccanismi nazionali, e ci sia eventualmente l'
utilità di pensare ad un fondo - però ristretto, 100-200 milioni - dedicato
ad esempio ai giovani che fanno ricerca interdisciplinare, non pienamente
valorizzati attualmente.
Tenenbaum ha poi puntato l'indice contro il carattere fortemente
anti-Commissione della proposta: ad un incontro a Dublino all'inizio dell'
anno, la comunità scientifica, che sostiene l'iniziativa, avrebbe chiesto "i
soldi" ponendosi in esplicita opposizione ad ogni tipo di amministrazione da
parte della Direzione Generale della Ricerca di Bruxelles - questo con la
giustificazione di avere meno vincoli burocratici e più potere nella
predisposizione dei progetti. Ciò, secondo Tenenbaum, non ha senso:
innanzitutto l'argomento dell'alleggerimento burocratico deve valere per
tutte le discipline, non solo quelle di base, e poi bisogna tenere presente
che una direzione di scelta politica dei finanziamenti è sempre necessaria:
come si fa a confrontare un buon progetto di archeologia con uno di fisica
della materia? Gli scienziati stessi non possono: ne verrebbe che chi
dispone delle leve decisionali finirebbe col favorire i progetti che stanno
più vicino ai propri interessi, e si creerebbero delle discriminazioni o
lotte accademiche. E poi bisogna considerare l'ammontare dei fondi
disponibili: pur ingenti, non sarebbero in grado di evitare l'
oversubscription, e quindi dei criteri sarebbero comunque richiesti per
gestire nella pratica l'ERC. Anzi, se si va avanti in questa direzione, non
si vede proprio come si possa realizzare effettivamente questo progetto.
Secondo Tenenbaum, l'idea è stata promossa con il supporto di un ristretto
gruppo di persone e tutto il processo non risulterebbe ben legittimato
democraticamente (si intende che il potere e le decisioni democratiche sono
di competenza dei governi, NdS).
Ed infine, va ribadito che il denaro che si investirà in questa direzione
andrà necessariamente a sottrarsi a quello per la discipline e i progetti di
ricerca applicata, mentre per essere competitivi abbiamo un gran bisogno di
finanziamenti che abbiano ricadute e generino un ritorno in termini di
crescita della competitività.
Rubele ha ricordato innanzitutto i motivi che hanno portato a promuovere l'
iniziativa informativa dell'appello, citando anche - a supporto della
necessità del dibattito - la posizione assunta dall'Accademia dei Lincei:
http://www.dottorato.it/appello/Position_Paper_Lincei.doc
e la posizione della CRUI, come si evince ad esempio da:
http://www.crui.it/crui/newsletter_bxl/ottobre_04/ricerca_news6.htm
nonché i numerosi riscontri ottenuti da Società disciplinari, sindacati,
comunità scientifica ampia o "grass-root", come si suol dire.
A questo punto Tenenbaum ha tenuto a ricordare come il MIUR avesse a suo
tempo avviato una consultazione con 120 soggetti istituzionali per redigere
il proprio position paper (senza per questo negare la responsabilità
politica del Governo italiano). La consultazione si può fare solo con i
vertici, non con la base. E l'Accademia dei Lincei era stata consultata, ma
a quanto pare "era in vacanza" nel periodo in questione. Ma non per questo l
'Accademia può dire di non essere stata consultata: il giorno prima (cioè il
30/11 NdS) c'è stato un incontro con il Presidente Prof. Conso, per chiarire
la posizione pubblica espressa nel position paper dell'Accademia, che è
anche uscita sui giornali - con un risalto e con una forma per cui il MIUR
ha ottenuto le scuse per quell'affermazione.
Circa la CRUI, Tenenbaum si è limitato a leggere il testo scritto nella
pagina web in questione, rilevando come la risposta data a suo tempo non
fosse proprio in netto disaccordo con il position paper del MIUR.
Rubele ha espresso quindi il merito del disaccordo con il MIUR sull'ERC. La
comunità scientifica internazionale si aspetta che i fondi per la ricerca
del bilancio comunitario (che è l'oggetto della discussione) siano aumentati
notevolmente - presumibilmente a (lieve) scapito dell'agricoltura, e quindi
ci si sta ponendo in un ottica di utilizzo di fondi aggiuntivi e non
sostitutivi di altre azioni.
Attualmente il Programma Quadro è strutturato per priorità tematiche che
sono in larga parte o society-driven (ambiente, salute) o industry-driven
(biotecnologie, nanotecnologie, infotecnologie), e che quindi non coprono l'
aspetto knowledge-driven, o "di base", pur rilevante per l'Europa. Larga
parte dei ricercatori non può presentare progetti nel contesto dei bandi del
PQ, e si sente quindi esclusa dai canali di finanziamento europei. L'
obiettivo di comprendere tutta la ricerca nei piani dell'Unione viene visto
come un modo per dare corpo uno Spazio Europeo della Ricerca basato sull'
eccellenza, e d'altra parte il modello della National Science Foundation è
lì a testimoniare l'importanza di una agenzia di questo tipo.
Tenembaum è intervenuto ricordando come l'Unione Europea abbia delle
limitazioni nell'ambito della propria politica, e l'"ampliamento del
patrimonio della conoscenza" non appare fra quelli di competenza
comunitaria, proprio per il principio di sussidiarietà. Se si vuole
promuovere un movimento popolare, di intellettuali, che supporti questo
obiettivo egli può personalmente sottoscriverlo, ma allo stato attuale i
compiti dell'Unione in tema di ricerca sono compresi all'interno del
Consiglio "Competitività" - il nome è testimone.
Per Rubele non si intende qui disconoscere l'importanza della ricerca
applicata, ma si ricorda come anche nel recente rapporto di medio termine
sull'andamento della Strategia di Lisbona, il tema della ricerca di base e
dell'istituzione dell'ERC siano esplicitamente citati come punti concreti di
attuazione della politica dell'Unione nel più ampio contesto
economico-sociale. E cioè la stessa ricerca di base non è più vista
distaccata dal resto della ricerca proprio in attuazione di una politica
dell'Unione.
Palombini rileva che si ha l'impressione che molti degli argomenti citati,
anche degni di approfondimento, giustificherebbero un dibattito sulle
modalità di realizzazione dell'ERC e non un atteggiamento contrario alla sua
esistenza quale quello che si percepisce dal position paper italiano.
L'ampio confronto con la Comunità Scientifica sottolineato dal Ministero non
sembra tale visto che i soggetti - di una certa levatura - di cui noi
abbiamo riscontro hanno una posizione favorevole all'ERC, come la CRUI o
l'Accademia dei Lincei.
Inoltre c'è una divergenza di fondo. Il Ministero sostiene il valore della
ricerca di base solo se chiaramente finalizzata a ricadute applicative. Si
può al contrario osservare che, mentre per la ricerca applicata è opportuna
la scelta politica di priorità, il medesimo atteggiamento può essere
controproduttivo per la ricerca di base.
Molte scoperte applicative nella storia della scienza sono scaturite da
applicazioni ritardate di principi scaturiti dalla pura ricerca
"curiosity-driven": Maxwell lavorò sull'elettromagnetismo senza immaginare
la radio, così come Von Neumann e Turing non immaginavano i prodotti di
Bill Gates, eppure nè la radio nè i processori sarebbero esistiti senza le
rispettive basi teoriche.
Quanto al fatto che tutte le discipline avrebbero bisogno di alleggerimento,
non appare un buon argomento criticare un progetto finalizzato alla ricerca
di base perchè non risolve i problemi di altri campi di ricerca.
La discussione è proseguita con un più serrato botta e risposta su vari
aspetti, variamente già ricordati in precedenza, e in particolare si è
ricavata la forte irritazione del Ministero per la scarsa considerazione
data agli argomenti del Governo italiano da parte dei partner europei. Non
sono state date delle risposte puntuali, ma solo generiche e non risolutive.
In qualche caso - ad esempio nel corso dell'incontro riservato fra la
Presidenza Olandese e il MIUR, svoltosi a Firenze il 2 Novembre - l'
interlocutore ha dovuto convenire della sensatezza di alcuni rilievi dell'
Italia. Anche qualche altro Paese come il Portogallo ha espresso valutazioni
di segno simile all'Italia. Inoltre, traspare l'insofferenza per l'
impressione che la Commissione stia andando avanti nel progetto "da sé", ma
poi quando si dovrà arrivare al voto finale sul nuovo PQ, si dovrà vedere
(chi ha il potere, NdS). Ma non hanno le idee chiare neanche loro (a
Bruxelles). Che presentino un progetto definito. Epperò non si può ignorare
in questo modo il parere di un Governo di una grande Paese come l'Italia.
D'altra parte, la conclusione del Consiglio dei Ministri del 25-26 Novembre
non è forte, in quanto si cita "un meccanismo per il finanziamento della
ricerca di base" senza nominare "ERC", e si tratta di un invito della
Presidenza e non del Consiglio alla Commissione.
L'incontro si è concluso con l'assicurazione che da ora in poi, nella lista
di Istituzioni accreditate per le consultazioni, faranno parte anche ADI ed
EURODOC.
Augusto Palombini (Segretario ADI)
Renzo Rubele (Presidente EURODOC)
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Le attivita` dell'ADI si reggono sull'attivismo e il finanziamento
dei soci. Se trovi meritevoli le nostre iniziative, ti invitiamo a
sostenerci con la tua iscrizione
(www.dottorato.it/campagnaiscrizioni).
Informazioni mailing list:
www.dottorato.it/informazioni/mailinglist.html
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Luca
13 dicembre 2004 00:00
Caro FreeItaly
Sai benissomo che certe spintarelle si esercitano anche a voce e non c'è affatto bisogno di affidarsi al "politicastro"...
Il problema è culturale: si è confuso il ruolo di dottorando/ricercatore con quello dello scaldasedia comunale. Conosco ricercatori che non hanno mai pubblicato nulla in vita loro ma che "aiutano" un barone ad organizzare eventi e a fargli attività redazionale. Alcune settimane fa ho sentito parlare il nostro rettore ad alcuni studenti: come stridono le false parole di fronte alla triste realtà. Se vogliamo, pero', che le cose cambino dobbiamo farlo dall'interno e farlo sul serio. Vedo troppi ribelli della prima ora accasciarsi soddisfatti dopo aver avuto la pancia piena.
Michele
13 dicembre 2004 00:00
Ma Roftl...
In alcuni concorsi le lettere di raccomandazione sono titoli di accesso al concorso (le chaimano lettere di presentazione).....
Stefano
13 dicembre 2004 00:00
Un raccontino a tema ;-)
Silenzio…
Oscurità…
Una luce al centro di un tunnel buio…
Era questo quello che aveva sempre immaginato della morte. Si trovava, invece, in un treno affollato, pieno di facce che non conosceva. Questo gli ricordò la scuola: era dai tempi del liceo che faceva il pendolare, su carrozze scalcinate e sedili scomodi. Non era uno di quei treni, se ne accorse subito. Le porte scorrevano nelle guide con facilità, e non avevano certo bisogno del piede di porco come quelle che allora era stato costretto ad aprire. Una metafora della vita? Nel suo caso certamente sì.
Aveva superato ogni prova, ogni esame con le proprie forze, senza aiuti o benedizioni. Veniva da una famiglia semplice, del resto: non povera, ma modesta, anche se orgogliosa di quello che aveva e di come l’aveva ottenuto. Suo padre, di buona istruzione per i suoi tempi, l’aveva educato al lavoro e alla serietà. L’aveva fatto studiare: credeva che questa fosse la sola chiave del successo nella vita.
E così erano passati gli anni, quindici per la precisione, tra un treno e l’altro. Prima la scuola superiore, poi l’università, e dopo la parentesi del servizio militare era giunto, quasi inaspettato, un dottorato. Un dottorato senza borsa di studio, è ovvio, dal momento che nessun docente si era preoccupato di lui e lui non si era mai preoccupato di cercarsi un protettore in quel mondo ferino che sono i nostri atenei. Pensava che il lavoro l’avrebbe alfine premiato e disprezzava i suoi colleghi che considerava raccomandati privi di capacità, ma finito anche quell’incarico si trovò solo, senza soldi e soprattutto disoccupato. In compenso la sua tesi di dottorato era stata discussa brillantemente, ma senza alcun esito pratico, e venne riposta in qualche scaffale polveroso, tra tante altre.
Si arrabattò allora nei lavori più vari…
Il telemarketing fu un fallimento: non era, infatti, in grado di mentire e incensare il prodotto di turno, di solito mediocre e privo di proprietà particolari. Lo disse a chiare lettere, arrivò addirittura a sostenere che la qualità era lo spot migliore per una merce e non come la si agghindava con parole mielate e ipocrite. Lo mandarono via, trattandolo come un idiota: la pubblicità non era un male, non era falsità. Motivazione, questo era il termine giusto. Doveva motivare il cliente e lui non ne era in grado. Li mandò a quel paese senza rimpianto, o meglio qualche rimpianto ce l’aveva, pensando a come avrebbero preso la notizia i suoi genitori. Sapeva che non avrebbero detto nulla, per non rattristarlo, ma i loro occhi sarebbero stati ben più espressivi: vi avrebbe letto tristezza, scoramento ma sarebbe stata soprattutto la pietà a ferirlo profondamente, la pietà e il senso di colpa: sapevano di aver forgiato un figlio con valori che non erano di moda in quel mondo duro e ingiusto.
Egli passò da un lavoro all’altro, da un fallimento all’altro. Riuscì in qualche modo a sbarcare il lunario improvvisandosi correttore di bozze: la lingua italiana, dopotutto, era una sola, anche se veniva a contatto con autori famosi e noti che la conoscevano sommariamente. Spesso si chiedeva la ragione del loro successo, ma il poter mettere le mani sui “capolavori” di costoro gli dava una soddisfazione particolare. Si sentiva stimato, ascoltato e qualche volta era addirittura lodato per la sua attività, un’attività retribuita miseramente, è bene sottolinearlo. Un giorno gli affidarono la correzione di un manoscritto, mentre prendeva accordi con il responsabile della casa editrice, buttò distrattamente gli occhi sulla copertina e si raggelò: non solo riconobbe il suo lavoro, la sua tesi di dottorato che tanto gli aveva dato da penare, ma anche il nome dell’autore, un suo ex compagno di studi che grazie a parentele e a conoscenze illustri si era fatto largo nel ristrettissimo ambito accademico. Come se fosse impazzito strappò di mano quei fogli al meravigliato e incredulo editore, catapultandosi fuori dall’ufficio in preda alla rabbia più nera. Prese il primo treno che lo portasse a casa e intanto leggeva inquieto quei fogli. Era indubbiamente il suo lavoro, tagliuzzato qua e là nelle sue parti più ostiche per renderlo digeribile anche ai più sprovveduti della materia. Una volta a casa, cenò senza guardare nessuno, senza spiegare ai suoi genitori, che lo guardavano preoccupati, ciò che lo turbava: voleva conservare quella carica emotiva per il giorno seguente.
La mattina, dopo aver passato una notte inquieta, si catapultò come un treno in corsa nella sua vecchia facoltà. Qualcuno lo riconobbe, qualcuno cercò addirittura di scambiare qualche parola con lui, ma egli imperterrito avanzò verso la porta del suo dipartimento, con un’espressione tale che sembrava quasi una nube temporalesca. Entrò sbattendo la porta e si trovò di fronte a una piccola scrivania dietro la quale sedeva una ragazzetta di circa vent’anni.
C’erano stati cambiamenti dall’ultima volta, pensò osservando gli arredi nuovi della stanza, ma non c’era tempo per simili riflessioni.
“Voglio parlare con il professor Gherardi!”
“Ma…veramente, oggi il professore non riceve e a quest’ora ha lezione”
“In quale aula?”, domandò con fare sbrigativo.
“Aula 5” e vedendolo catapultarsi verso l’uscita la ragazza accennò a fermarlo
“Aspetti, la prego, non mi metta nei guai, non credo che il professore vorrà parlarle adesso”
Forse, in un’altra occasione l’avrebbe ascoltata, ma la rabbia lo aveva travolto, avendo covato per troppo tempo dentro di lui.
Perché la sua onestà non aveva mai pagato? Perché la sua innocenza era sempre stata considerata stupidità? si ripeteva ossessivamente
Arrivò davanti all’aula che gli era stata indicata, e stava quasi per spalancarne con violenza la porta, quando qualcosa lo trattenne: forse il ricordo dell’invocazione di quella ragazza o forse era l’ambiente in cui si trovava a ispirargli ancora un certo timore reverenziale.
Pensò di bussare: ne scaturì una serie di colpi secchi ed energici che fecero tremare la porta dagli stipiti.
Non aspettò risposta ed entrò.
“Insomma, le pare questo il modo” disse il docente, dal pulpito dal quale proferiva il suo verbo.
La sua espressione mutò, però, quando riconobbe chi era appena entrato.
“Proprio te cercavo, Gianni” gli disse in tono falsamente mite
“Mi dia del lei e torni all’orario di ricevimento, ora devo fare lezione” e si voltò di nuovo verso gli studenti, ignorandolo
“Il Lei puoi infilartelo dove dico io, e se non ricordo male un tempo preferivi usare il Voi” rispose lui malignamente, facendo riferimento alle simpatie fascistoidi che il suo ex collega amava sfoggiare all’epoca.
Qualcuno degli studenti storse la bocca di fronte a quella rivelazione, ma il docente, imperturbato, disse rivolgendosi a una studentessa in prima fila.
“Vada in dipartimento e faccia avvertire gli uscieri che c’è un imbecille che disturba la lezione”
Questo era troppo, davvero troppo, quello schifoso parassita aveva il coraggio di considerarlo un “imbecille”?
Accecato dall’ira, aprì il vaso di Pandora spiattellando di fronte a tutti gli studenti vita morte e miracoli dell’uomo che era ora il loro docente. Non dimenticò nemmeno voci e insinuazioni sulla sua vita privata. Insinuazioni che lui sapeva assolutamente fondate. Raccontò, infine, anche la questione della tesi plagiata.
La ragazza interpellata era in piedi, immobile: non sapeva che fare.
Egli guardò gli studenti per un attimo e leggendo nei loro occhi approvazione e comprensione si sentì come Gesù Cristo. Anche l’eccelso professor Gianni Gherardi fece lo stesso e vedendo svanire il suo potere su di loro disse.
“Seguimi, andiamo a parlar in un posto più tranquillo”
Lo portò di nuovo in dipartimento fino al suo ufficio, tra gli occhi meravigliati dei presenti, e chiudendosi alle spalle la porta commentò:
“C’era proprio bisogno di fare questo casino? Se proprio ci tenevi, avrei potuto inserirti tra i collaboratori o citarti nei ringraziamenti”
“Vai a quel paese Gianni, quel lavoro è mio e mi è costato tre anni della mia vita, tre anni in cui non ho ricevuto nessun pagamento a differenza tua, che hai, diciamo, “vinto” una borsa di studio”
“E allora? Avevo bisogno di un manuale per gli studenti dei corsi triennali e il tuo lavoro, adeguatamente abbreviato e reimpostato, era perfetto”
“Reimpostato, melo immagino, con il taglia e cuci…”
“Ti ripeto, Gianni, ritira la paternità di quelle bozze o ti denuncio”
“Pensi di denunciarmi? Sto fremendo di paura, sai come va la giustizia oggigiorno. Io avrei una ritorsione più semplice e più immediata. Sai bene che la casa editrice per cui lavori ha una grande tradizione di collaborazione con il nostro ateneo. Basterebbe una mia parolina con le persone giuste e il tuo incarico svanirebbe in un nonnulla”.
“Puf” ripeté agitando le mani e accompagnando quel gesto con una risata cattiva.
“Pensaci, prima di fare qualche sciocchezza”.
E lui ci pensò: ci pensò mentre percorreva la strada che lo separava dalla stazione ferroviaria, ci pensò in sala d’attesa, mentre aspettava l’arrivo del suo treno, ci pensò seduto su una di quelle scomode poltrone che si trovano nelle carrozze di seconda classe. Quando arrivò a destinazione ci stava ancora pensando e ciò lo fece scivolare mentre si accingeva a scendere le scalette. Il capostazione non fu in grado di avvertire il macchinista che ripartì schiacciandolo orribilmente.
Si ritrovò, dunque, ancora su un treno, diretto verso un mondo più giusto di quello che aveva appena abbandonato. Se fosse vissuto, avrebbe avuto la soddisfazione di sapere che la sua vicenda era venuta a galla: ne avevano parlato giornali e televisioni, e il nome di Gianni Gherardi era caduto nel fango costringendo il docente alle dimissioni dal suo incarico. Ma lui non poteva sapere. Si guardò spaesato, prestando, infine, attenzione a un uomo con il turbante. Non si era mai realmente posto il problema dell’esistenza di Dio, degli angeli e di tutto il resto.
Ora un pensiero terribile lo percorse:
Il paradiso era davvero la sua meta finale? O forse si sarebbe reincarnato in qualcuno e tutto sarebbe ricominciato da capo?
Avrebbe voluto chiedere, ma a chi? Sembravano tutti dei disgraziati come lui.
“Capolinea !” annunciò l’altoparlante del treno.
Ora non avrebbe avuto più bisogno di chiedere a nessuno, pensò.
FreeItaly
14 dicembre 2004 00:00
Luca hai ragione. Bisognerebbe denunciare, denunciare, denunciare... Solo che chi lo fa rischia di non andare avanti - in Italia.Se il cambiamento deve venire dall'interno allora vi è la necessità di costituire organizzazioni capaci, il guaio è che poi si innescano anche li dinamiche da assemblea di condominio ingolfando le buone intenzioni.
Esperienza personale docet.
Forza e Onore
Luca
15 dicembre 2004 00:00
Bel racconto Stefano ;-)
Stefano
18 dicembre 2004 00:00
Pensa un po' quelli senza borsa...
Dei borsisti non provo compassione, visto che l'80% di costoro viene raccomandato ai concorsi. E se uno dopo aver "brigato" o aver accettato "le brighe altrui" si lamenta anche della scarsità della borsa...
Mi pare un po' troppo: tu che dici?
gianni
18 dicembre 2004 00:00
Vi consiglio di dare un'occhiata a questa pagine sul dottorato di ricerca
http://www.attaccalite.altervista.org/dottorato.php
sono riassunti molti lati negativi del dottorato.
Troppo pessimista? O realista?
Giulio
20 dicembre 2004 00:00
Riferendomi al link postato: forse i dottorati hanno un valore inflazionato perche' i dottorandi molto spesso sono di scarse capacità. Le raccomandazioni denunciate qui sono molto gravi