Harakiri
07 febbraio 2009 00:00
Ho cominciato a spulciare le discussioni aperte in questo periodo (vedi Ivan ho seguito il tuo consiglio) e ho scovato questo intervento che mi sembra ben articolato e lucido.
OK, lungo e in alcuni tratti un po' complesso nell'esposizione però preciso.
Condivido in pieno le tue analisi, Sergio, e direi che anche il tuo pronostico ha buone probabilità di rivelarsi corretto.
Una legge sul testamento biologico ci vuole, ma questo è un compromesso che non risolverà nulla.
alfonso scala lombardo
07 febbraio 2009 00:00
Signore, se esisti, fa in modo che io sia sempre in grado, nella peggiore delle ipotesi, di poter gridare: -Dottore,da cittadino e non da suddito te lo comando, ferma la tua mano e lasciami morire in pace!
Sergio condivido in pieno o quasi il tuo intervento, lasciami solo una contestazione che riguarda ancora una volta, passami l'iperbole e l'amplificazione, che riguarda, dicevo, esclusivamente il mio individualissimo privato. Men che mai è mia l'intenzione, semmai avviene il contrario, di coinvolgente l'altrui libero arbitrio! Voglio dire che mi riconosco, non ne ho alcuna intenzione, persino il diritto di morire,volendo; è nel mio dominio. Chi mai potrebbe impedirlo? Infine prché l'ulteriore accanimento contro l'eutanasia, fatte salve tutte le obiezioni di coscienza? Se sono pressoché, ineluttabilmente, vicino alla fine, in adesione alla mia individuale,personale,esclusiva volontà di non soffrire patimenti intollerabili, perché, se consenziente, non aiutarmi con la dolce morte? Perché costringermi a inutili e inaudite sofferenze, a patimenti, a tormenti ripeto inutili e sterili , nella sadica convinzione di ritenere indisponbile anche la vita altrui? Assurda pretesa, presunzione inaudita quella di affermare la sacralità della vita, non solo personale, ma universale e ritenerla, per l'appunto, indisponibile! Come mail il cattolico, quello adulto, non si avvede della infame pretesa? Forse fa riferimento al Nazismo? Ma il Nazismo mica la frequentava molto l'eutanasia, o no? Infine, a a quale titolo, dove è scritto che io debba subire una religione che rispetto, ma che mi è estranea?
Sergio
07 febbraio 2009 00:00
Alfonso, scusami ma con la tua raffica di interrogativi ho la sensazione che la domanda di fondo risulti vaga e imprecisa. Aiutami a comprendere.
Stai dicendo che sei favorevole all'eutanasia?
EUTANASIA nel vero e unico significato che il termine ha senza l'ipocrita e mistificatoria distinzione tra attiva e passiva.
Eutanasia: non voglio più vivere (poi magari discuteremo del perché) quindi aiutatemi a farla finita con la vita.
E' così?
E' un tema importante e interessante; consentimi di dirti però che si tratta di cosa diversa rispetto al tema in discussione.
Perché non apri una discussione sull'eutanasia spiegando le tue ragioni?
Scasami ancora, ma non ho capito quale sia la contestazione che mi muovi.
IVAN
08 febbraio 2009 00:00
(prima rata)
Partiamo da un po' di ABC senza prendere posizioni.
<b>Definizione tecnica di EUTANASIA:</b>
(diz. Corriere.it) - Morte indolore; in particolare: quella procurata a chi è affetto da patologie particolarmente dolorose o invalidanti senza speranza di guarigione.
(diz. Garzanti) - Decesso provocato da terzi, al fine di prevenire gli spasmi di una lunga agonia.
(wikipedia) - Letteralmente dal greco: buona morte. E' la pratica che consiste nel procurare la morte nel modo più indolore, rapido e incruento possibile a un essere umano o ad un animale affetto da una malattia inguaribile, allo scopo di porre fine alla sua sofferenza.
alfonso scala lombardo
08 febbraio 2009 00:00
Caro Sergio, non apro una discussione sull'eutanasia, per due motivi: aspetto che qualcuno che ne sappia più di me mi chiami a riflettere, infatti quando ti manca (un pò su tutto, per quel che mi riguarda)un minimo di preparazione, più di tanto non è possibile, se vuoi almeno appagare il tuo diritto di conoscere; a 70 anni è già tanto per me riuscire ad aprire e a spegnere un PC o poco di più.
La mia contestazione, ma è certo termine esagerato, non ne ho trovato uno più confacente, riguarda la tua dichiarazione:-Affermare il diritto...(diritto che non esiste a mio avviso). Forse ho inteso male, forse ti riferivi a quanto contemplato nel Diritto positivo in generale. A me è parso di intendere che quella frase, "diritto di non morire", fosse tua personale posizione. Se così non è scusa la mia dabbenaggine. Sono l'ultimo, non è modestia ma dura realtà, a possedere un minomo di certezze. Ecco io ho bisogno di cnoscenze. Nella mia limitatezza, posso solo porre domande per comprendere non tanto quel che vorrei, quanto ciò che non vorrei. Sono molto curioso di me, di te, di tutti, è per questo, se non sono stato indiscreto, che ti ho rivolto, termine più approprio, la mia domanda. Affermare, come affermi e confermo, che la vita altrui è indisponibile, sostenere ancorra insieme che l'inviolabilità della persona altrui non ammette limitazioni,implica altresì negare il mio personale "diritto a morire? Avrai dato uno sguardo al mio intervento "Signore se esisti..!" "Pardon" se ho parlato ache di religione, elemento fuori tema senza meno, ma la Religione cattolica tutto vuol comprendere, tutto vuol guidare e indirizzare, in tutto intervenire (e sta bene) anche nelle cose rprivate che non la riguardano, pure nelle attivita dello Stato italaianoo (e non sta bene).Sì Sergio stavo proprio dicendi, anzi mi pareva di averla chiaramente richiamata, che sono favorevole all'eutanasia, ma sia ben chiaro che lo affermo nei miei confronti e non altro, assolutamente. Immagino il tuo sconcerto, certamente sarò l'unico in Italia a proporsi in tali termini, immagino, non da parte tua, una pioggia di contumelie o peggio venirmi da ogni parte. Concordo che il termine spaventi, so bene come l'orrore che si porta, derivi da pratiche naziste di triste memoria (ma il Nazismo preferiva ancor più o piuttosto bruciarle le persone o passarle per le ermi); lo comprendo, ma perché non cogliere piuttosto l'intima essenza che sa tanto di pietas epoco o nulla di efferatezza? Cerco di spiegarmi. In primo luogo, questo per la sicurezza di chi mi fosse certamente contrario, una legge sul testamento biologico, mai sarà varata (già si prla di fine vita e di limitazioni individuali) figuriamoci poi una legge sull'eutanasia. Non oggi, nono domani e neppure poidomani; forse mai! Ma non è questo qui quello che conta. Io mi domando e mi ci tormento, poiché ho orrore della sofferenza inutile, poiche ho orrore,dell'inabilità indifesa, poiché ho orrore di divenire oggetto di continue manipolazioni, offensive per il pudore personale, che non verrebbe meno, neppure in stato di incoscienza,poiché tengo da morire alla mia dignità, mi domando, chiedo a tutti, s non sono matto,prchè impedirmi di chiedere la dolce morte, anche preventivamente,sia pure con atto notarile, quando e ove fossi nelle estreme condizioni? A chi nuocerei, di chi minerei la altrettanto libera, diversa determinazione? Dov'è qual è, quali problemi ne deriverebbero alla libertà altrui?
alfonso scala lombardo
08 febbraio 2009 00:00
Scusami ancora Sergio, ma dimenticavo di rispondere alla tua prima richiesta. Non comprendo la distinzione tra eutanasia attiva e passiva; parlavo di eutanasia "tout court" datami da un medico o datami con le mie stesse mani. Il tema da me aperto,non c'entra con il tuo ricco intervento, mi riferivo eslusivamente alla tua frase richiamata, poichè ritengo, in caso di necessità, amando del resto tanto la vita, di avere: il mio diritto di morire e non di vegetare e non di soffrire o penare inutilmente. Tanto più che per questioni di salute penso di aver tollerato con santa pazienza tanti dolorifisici che mi parevano intollerabili.un caro saluto.
Sergio
09 febbraio 2009 00:00
Alfonso, ecco perché a mio avviso non esiste il "diritto di morire".
L'affermazione di un diritto presuppone la possibilità della sua negazione.
Hai diritto di parola perché posso anche negarti la parola.
Hai diritto all'istruzione perché posso negare l'accesso all'istruzione.
Hai diritto di morire perché posso negarti la morte... non mi sembra proprio che qualcuno possa garantire di non morire.
La morte non è un diritto ma un evento che al momento sembra inevitabilmente certo per ogni essere vivente: in un imprecisato momento la vita cesserà e la fine della vita è definita morte, mentre l'inizio è definito mascita (per inciso, la morte non è l'opposto della vita ma della nascita; tra la nascita e la morte c'è la vita).
Dico "sembra" perché la scienza non offre mai certezze ma solo probabilità: per quanto ci è dato sapere la morte è un evento biologico atteso per ogni essere vivente ma il fatto che un evento si sia sempre verificato, prima o poi, non significa la certezza matematica che si verificherà sempre ma solo che è altissimamente probabile.
La consapevolezza del nostro destino, che abbiamo sempre constatato nei nostri simili, ci rende differenti rispetto agli altri animali e da questa consapevolezza discende la nostra specificità e la nostra immanente religiosità.
Nessuno ha finora dimostrato che Dio ci ha creato mentre fuori da ogni dubbio l'uomo ha creato Dio, o meglio l'idea di Dio, per dare a se stesso un'ipotesi di immortalità.
Ma tutto ciò ci porta lontano...
Spero di aver chiarito.
alfonso scala lombardo
09 febbraio 2009 00:00
OK Sergi, ora intendo!
IVAN
30 marzo 2009 00:00
(Riporto in primo piano una discussione quanto mai attuale.)
"Teoricamente" (virgolettato d'obbligo) questa legge-mostro DEVE essere respinta da Napolitano come "anticostituzionale", e rimandata al vaglio delle Camere.
E qui si scoprono gli altarini:
<b>a) Se lo fa:</b>
- Offre alla Maggioranza un nuovo pretesto, costruito ad arte, per ribadire la necessità di riformare la Costituzione.
<b>b) Se non lo fa:</b>
- Trasgredisce al proprio mandato e nel contempo dà partita vinta a questa Maggioranza che opera <i>oltre</i> i limiti della Costituzione per produrre continue occasioni di profitto personale.
<b>L'art.32 della Costituzione</b> recita testualmente:
«<i>La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana</i>».
L'UNICA scappatoia è l'interpretazione in modo grottesco e arbitrario di quel "<i>...se non per disposizione di legge.</i>"
Vorrei quindi chiedere un parere agli esperti di Legge:
È possibile che il Governo si attacchi al suddetto punto, per far passare la sua legge-mostro?
Harakiri
31 marzo 2009 00:00
Ivan ho sul punto risposto anche su "Una legge mostruosa".
Riprendo solo alcuni aspetti visto che tu hai egregiamente sintetizzato le mie valutazioni sulle tattiche politiche messe in campo.
No, Ivan quel
"se non per disposizioni di legge"
è per unanime interpretazione costituzionale e consolidata giurisprudenza riferito ai casi in cui c'è pericolo o rischio per la collettività. La corte costituzionale sul punto si è già espressa più volte.
Il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) è previsto esclusivamente dalla legge 180\1978 per soggetti con gravi disagi psichici che non sono nelle condizioni di valutare e quindi esprimere un consenso informato.
Non a caso si ricorre al trucco di definire idratazione e nutrizione come "sostegno vitale" pensando in questo modo di aggirare la definizione di "trattamento sanitario".
Evidente che si tratta di una farsa perchè vitale o non vitale sempre trattamento sanitario è... tranne il caso che si disponga che nutrizione e idratazione possano essere dispensate anche dai distributori di carburanti.
Ciò sarebbe compatibile con l'essere degli incendiari della Costituzione.
E' solo una tattica politica.
Ma questa non è l'opinione di un esperto, essendo solo l'opinione di qualche decina di costituzionalisti.
Se vuoi gli esperti non devi cercarli qui... io posso solo darti la mia opinione di giullare... e poi si sa anche la corte costituzionale è piena di goliardi e qualcuno pensa che lì si nasconda anche qualche pericoloso assassino a che serve dunque cercare gli esperti... non ti basta quaglianonsocosa?
Sergio
31 marzo 2009 00:00
Proviamo ad analizzare alcuni aspetti significativi del DDL, appena approvato dal Senato, sulle “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”.
L’art. 1 (tutela della vita e della salute) esordisce riconfermando gli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e procede alla lettera a) affermando che la vita umana è un “diritto inviolabile ed indisponibile”.
L’art. 2 è dedicato al “consenso informato” riconfermando che è su di esso che si fonda la legittimità di ogni trattamento sanitario (comma 1); al comma 3 questo consenso diviene il cemento della “alleanza terapeutica” costituitasi all’interno della relazione fra medico e paziente.
L’art. 3 (contenuti e limiti della dichiarazione anticipata di trattamento) al comma 4 (in realtà 3 perché il terzo è stato soppresso) prevede la possibilità di rinunciare a un trattamento sanitario sproporzionato o sperimentale; al comma 6 (ovvero 5) si richiama la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità per affermare che alimentazione e idratazione “sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze” e quindi non possono essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento.
L’art. 6 (fiduciario) prevede che il soggetto che sottoscrive la DAT possa nominare un fiduciario.
L’art. 7 (ruolo del medico) prevede che il medico annoti nella “cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguire o meno” le volontà espresse dal soggetto nella sua dichiarazione anticipata di trattamento. Le indicazioni sono valutate dal medico, sentito il fiduciario, in applicazione del principio dell’inviolabilità della vita umana e della tutela della salute, secondo i principi di precauzione. In caso di controversia tra il fiduciario ed il medico curante, la questione è sottoposta a un collegio medico designato dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero.
L’art. 8 (autorizzazione giudiziaria) prevede che in caso di assenza del fiduciario e contrasto tra soggetti legittimati ad esprimere il consenso al trattamento sanitario la decisione sia autorizzata dal giudice tutelare, su parere del collegio medico di cui all’art. 7.
Le novità di questo DDL sono essenzialmente racchiuse in poche parole:
> inviolabilità e indisponibilità della vita umana;
> alleanza terapeutica
> qualificazione di alcuni trattamenti sanitari come “sostegno vitale”
> valore non vincolante per il medico delle volontà espresse nella DAT
> controversie risolte tramite un collegio medico o il ricorso all’autorità giudiziaria in assenza di fiduciario.
Partiamo dall’ultimo punto e procediamo a ritroso.
Le controversie
Se c’è controversia tra fiduciario e medico, la questione diviene competenza di un collegio medico in cui il fiduciario non ha più alcun ruolo.
La Costituzione è così violata in quanto si priva di tutela la persona non più in grado di decidere per sé.
E’ violata anche la Convenzione Onu sulla disabilità, impropriamente richiamata dal DDL, perché il disabile diviene un oggetto nelle mani di un collegio medico.
Se manca il fiduciario, cosa probabile dato che non è obbligatorio sottoscrivere la DAT, della questione può essere investita l’autorità giudiziaria.
Prevedo moltissimi casi giudiziari che continueranno a occupare le cronache quotidiane.
Sostegno vitale
Così sono definiti alcuni trattamenti (nutrizione e idratazione) la cui funzione sarebbe quella di alleviare le sofferenze.
Bisogna quindi che esista una “sofferenza” clinicamente accertata; chi è in stato vegetativo permanente è in sofferenza clinicamente accertabile?
Chi ha un cancro ai polmoni in fase terminale deve essere sottoposto a idratazione? Così lo facciamo soffrire riempiendogli i polmoni di liquidi?
Può una legge stabilire erga omnes cosa sia “un sostegno vitale”?
O questa valutazione compete caso per caso al personale medico e al soggetto interessato o a chi ne ha la rappresentanza legale?
Perché non stabiliamo per legge anche quanta aspirina debba essere somministrata?
La respirazione forzata non è un “sostegno vitale”?
Non solo i legislatori, tutti premi Nobel della medicina, decidono che idratazione e nutrizione sono “fisiologicamente finalizzate ad alleviare la sofferenza fino alla fine della vita” (qualsiasi medico potrà citarvi casi in cui così non è), non solo escludono la respirazione tra le necessità vitali, non solo non ammettono eccezioni mediche e cliniche a questa perentoria affermazione che suona come un nuovo “sole fermati!”, ma ovviamente si tratta di trattamenti sui quali un soggetto non può esprimersi nel rilasciare le sue volontà.
Anche questo è in aperta violazione della Costituzione la quale afferma che i “trattamenti sanitari” non possono essere imposti (se non in casi specifici nei quali vi sia pericolo per la collettività).
Ora, possiamo definire come vogliamo l’idratazione e la nutrizione ma, salvo sovvertire ogni regola della logica, si tratta pur sempre di trattamenti sanitari anche se affibbiamo ad essi la qualifica di sostegno vitale.
I trattamenti sanitari sono un insieme più vasto che comprende le terapie e anche i sostegni vitali.
Se invece vogliamo sottrarre i sostegni vitali al più ampio insieme dei trattamenti sanitari, allora è necessario definire puntualmente cosa siano, chi è autorizzato a somministrarli, quali i protocolli da seguire.
Sul piano giuridico non si comprende cosa sia il “sostegno vitale”: per una persona con insufficienza renale la dialisi rappresenta un sostegno vitale o no. E i farmaci salva-vita sono sostegno vitale o no. E in tanti altri casi potrebbe essere un semplice antibiotico un sostegno vitale.
Una legge che introduce una formula magica, sostegno vitale, senza darne una puntuale definizione è fonte solo di infiniti contenziosi giudiziari.
La Convenzione ONU, ovviamente, non c’entra nulla, trattandosi di un testo che ha la finalità di non discriminare i disabili nell’accesso alle cure (come ha già sottolineato pacatamente il TAR della Lombardia).
Alleanza terapeutica
Ecco ancora una formula magica contenuta già nel titolo dato a questa legge: deve esserci alleanza terapeutica tra medico e paziente. Questo è senza dubbio auspicabile, ma questa alleanza non c’è ogniqualvolta un paziente cambia medico o struttura sanitaria. Il rapporto con il medico è di tipo fiduciario come possiamo per legge imporre l’alleanza?
L’alleanza terapeutica diventa la panacea in cui si sostanzia il consenso informato, dato dopo essere stati accuratamente informati su diagnosi, prognosi, finalità dei trattamenti… L’art. 3 prevede che si possa rifiutare un trattamento se sproporzionato; ma sproporzionato rispetto a che?
Se la prognosi è infausta e un trattamento serve solo a mantenere in vita artificialmente una persona senza alcuna possibilità di guarigione, quel trattamento è o non è sproporzionato?
Sì, è sproporzionato ma di tale sproporzione non si tiene conto se il trattamento consiste in semplice nutrizione e idratazione perché altro non c’è clinicamente da fare.
Ecco che si realizza una nuova forma di discriminazione.
Se un trattamento è sproporzionato a causa della prognosi infausta ma non è necessaria la nutrizione o l’idratazione allora puoi andartene in pace; se invece hai la sfiga di una prognosi infausta ma con nutrizione e\o idratazione forzata puoi essere mantenuto in vita allora ti tocca vivere e il tuo corpo diviene un oggetto nella disponibilità dei medici anche se tu di quella vita non sai cosa fartene.
Inviolabilità e indisponibilità della vita umana
Questo è il punto cruciale: un bel proclama ideologico assolutista degno della Repubblica degli Ayatollah.
Se mi dite “inviolabilità e indisponibilità della vita altrui” mi trovate pienamente d’accordo ma se affermate sic et simpliciter “inviolabilità e indisponibilità della vita” allora non ci siamo.
Che la vita sia violabile e disponibile è sotto gli occhi di tutti.
Dovremmo trasformare il suicidio in reato punendo per esempio il suicida con la confisca di tutti i suoi beni ed eliminare la reversibilità della pensione per i suicidi.
Viola la vita e ne dispone eccome chi abusa di alcol, di droga o chi svolge sport estremi. Dovremmo abolire il pugilato e le gare automobilistiche in cui si mette a rischio la vita per un po’ di gloria e denaro.
A livello giuridico questa affermazione è discutibile, ma anche a livello etico conosce mille eccezioni quando per esempio si preferisce la morte al subire violenza. Gesto eroico, estrema difesa della propria dignità fino appunto a disporre della vita pur di non piegarsi.
Pensate alla donna che accetta di morire per dare la vita.
La vita è un dono, nella migliore delle ipotesi, e poiché chi ce ne ha fatto dono non è uno schizofrenico lascia a ciascun individuo la scelta di come farne uso.
A livello giuridico la vita diviene disponibile e violabile in occasione di guerre o quando si prevede la pena capitale (per inciso, ritenuta ancora lecita dalla Chiesa Cattolica).
Indisponibilità della vita è un concetto etico che non rappresenta un parametro oggettivo, è un concetto frutto di una determinata concezione della vita, assolutamente lecito ma
> irrilevante sul piano giuridico perché assente nella nostra Costituzione, nel nostro ordinamento e nella dottrina giuridica che sul punto si è espressa con chiarezza già nel 1990 (Corte Costituzionale sentenza n. 471 del 1990);
> valido per scelta individuale e non erga omnes;
> culturalmente, eticamente e filosoficamente discutibile perché assume come assoluto un punto di vista relativo;
> arbitrario perché sul piano logico e materiale è privo di valore: bisognerebbe almeno aggiungere il termine “altrui”; indisponibilità della vita altrui.
La vita è un diritto e in quanto tale va tutelata, perché premessa per il godimento di ogni ulteriore diritto, ma come per ogni diritto se ne dispone.
I termini “diritto” e “indisponibilità” sono inconciliabili: diritto indisponibile è una contraddizione in termini.
Posso negare un diritto perché esso è disponibile.
Non posso parlare di diritto di morire perché la morte non può essere negata (nel senso che nessuno può garantire che non morirai).
Posso parlare di diritto allo studio perché l’accesso all’istruzione può essere negato.
Una legge dovrebbe valutare molto accuratamente ciò che definisce diritto.
Le leggi non dovrebbero essere manifesti ideologici.
Senza alcuna pretesa di essere stato esaustivo e di essere nel “giusto”, queste considerazioni mi portano a qualche conclusione:
> questa legge non è conforme alla nostra Costituzione,
> questa legge nega i principi del pluralismo culturale che caratterizza il nostro ordinamento,
> questa legge è un manifesto ideologico che provocherà contenziosi e molteplici problemi applicativi,
> questa legge è zeppa di contraddizioni.
Infine, visto che viene citata a vanvera una Convenzione ONU, come si concilia questa legge con la Convenzione di Oviedo, con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, con la Costituzione Italiana che viene richiamata per violarne gli articoli 3, 13 e 32?
L'INFORMATORE
31 marzo 2009 00:00
TEMI DI ATTUALITA': problemi etici posti dalla scienza
<b>Testamento biologico. In Germania da anni chiesa cattolica e protestante dicono sì</b>
Daniele Garrone: "Sull'eutanasia passiva affermazioni pacate e sensibili"
In Germania, dove ancora non esiste una legge sul testamento biologico, nelle chiese cattoliche e protestanti da anni circola un modulo attraverso il quale poter esprimere cristianamente i propri desiderata in merito. Il modulo, che si può integrare anche con indicazioni personali, è accompagnato da una riflessione sulle questioni di fine vita siglato nel 1999 (e rivisto nel 2003) dal pastore evangelico Manfred Kock e dal cardinale Karl Lehmann, allora presidenti rispettivamente del Consiglio delle Chiese evangeliche in Germania (EKD) e della Conferenza episcopale tedesca.
Nel documento si toccano, con una prospettiva cristiana ecumenica, i temi che in queste settimane in Italia sono oggetto di un controverso dibattito politico e culturale. Ampi stralci del documento Christliche Patientenverfügung (Disposizioni sanitarie del paziente cristiano), sono stati resi disponibili anche ad un pubblico italiano dalla rivista MicroMega, diretta da Paolo Flores d'Arcais. Dal 16 marzo il testo comune di cattolici e protestanti contenente disposizioni sul fine vita, è consultabile sul sito.
Il documento esclude l'eutanasia attiva come non compatibile con la concezione cristiana della vita, ma afferma che l'eutanasia passiva "punta a un dignitoso lasciar morire, nello specifico non proseguendo o non iniziando nemmeno un trattamento volto al prolungamento della vita", per es. l'alimentazione artificiale, la respirazione artificiale o la dialisi, la somministrazione di farmaci come ad esempio antibiotici, nel caso di malati inguaribili e terminali. Per la Conferenza episcopale tedesca e per la EKD l'eutanasia passiva presuppone il consenso del morente ed è "giuridicamente ed eticamente ammissibile". "Queste e altre simili affermazioni pacate, competenti e sensibili non sono opera di relativisti o di nichilisti, ma dei vertici del cristianesimo tedesco - è stato il commento di Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia a Roma -, rispetto all'Italia ormai ridotta a provincia papalina, sembra di essere in un altro mondo".
Secondo quanto riferito da Adista, dei 9 milioni di cittadini tedeschi che già hanno firmato uno tra i tanti formulari sul testamento biologico in circolazione (circa 270), 2,9 milioni avrebbero optato per quello "cristiano", secondo il quale "nessuno può essere obbligato a trattamenti diagnostici e terapeutici per quanto possano essere promettenti".
"Molte delle affermazioni sottoscritte da cattolici ed evangelici in Germania, in Italia cadrebbero sotto il rimprovero di apologia dell'eutanasia o addirittura della oppressione della vita - ha continuato Daniele Garrone -. Ciò che i cristiani di Germania considerano come responsabile posizione di fede viene qui da noi stigmatizzato da vescovi e prelati".
Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 18 marzo 2009
IVAN
01 aprile 2009 00:00
Grazie per la risposta, Harakiri.
Comunque, dal mio punto di vista, il fatto che questa legge sia ANCHE "anticostituzionale" è il suo male minore...
Uh, Sergio ha risposto al Brad-messaggio, come Batman...
Prendo un po' di tempo per studiare il mega-post. Sembra bello tosto.
Saluti a entrambi, y hasta la cercopia siempre!
Sergio
02 aprile 2009 00:00
Ivan, credo che tu questa volta di sbagli.
Il mio mega-post, come tu lo definisci, non è completo, non è esaustivo: mi sono limitato solo ad alcuni aspetti principali.
Ma a parte ciò, avendo esposto alcune considerazioni sui principali punti di questo DDL sul testamento biologico(?), ho offerto la possibilità ai tanti sostenitori convinti di demolire le mie argomentazioni...
In tante discussioni su questo forum come su altri mezzi di comunicazione e nella vita materiale... ho sinora sentito proclami ideologici, considerazioni sconclusionate (sulle quali non mi sono nemmeno impegnato a rispondere perché Harakiri, tu e qualche altro avete svolto un ottimo lavoro), altisonanti affermazioni etiche molto gracili e contradditorie.
Sergio
02 aprile 2009 00:00
La recente sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 40 (procreazione assistita) offre spunti di riflessione anche riguardo alla legge da poco approvata al Senato sul testamento biologico.
In attesa di leggere le motivazioni, si può anticipare che quanto deciso dalla Suprema Corte era ampiamente prevedibile.
Non è possibile per legge stabilire la “misura” di un trattamento sanitario; pertanto la norma che stabiliva “un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre” embrioni è stata dichiarata illegittima (art. 14 comma 2).
Come illegittima è la norma che non prevede che il trasferimento degli embrioni debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna (art. 14 comma 3).
Su altri aspetti della legge la Consulta ha dichiarato l’inammissibilità per difetto di rilevanza nei giudizi principali (ovvero non erano questioni inerenti al caso concreto sottoposto all’esame della Corte; si tratta della questione concernente la crioconservazione degli embrioni – commi 1 e 4 art. 14 – e al – comma 3 art. 6 – consenso revocabile solo fino al momento della fecondazione dell’ovulo), pertanto dovremo attendere che casi concreti in cui si manifestino questi aspetti arriveranno al vaglio della Corte.
La Corte, infatti, non prende in esame un’intera legge ma solo le questioni specifiche per le quali in un determinato caso giudiziario sono state sollevate eccezioni di legittimità costituzionale.
La Corte ha riaffermato che è competenza del medico valutare la misura e l’entità di un intervento e diritto del paziente acconsentire al trattamento.
Parallelamente, la norma del testamento biologico in discussione che prevede a priori che nutrizione e idratazione hanno la funzione fisiologica di alleviare la sofferenza, prescindendo dall’analisi concreta di ogni singolo caso, è con ogni evidenza incostituzionale.
La Corte ha riconfermato che chi è nato e chi ancora non è nato non sono sullo stesso livello di tutele giuridiche, dovendosi sempre privilegiare chi è nato rispetto a chi nato non è (ovviamente, il termine nato è riferito al concetto giuridico di nascita, ovvero l’individuo partorito).
Solo il soggetto interessato può decidere che si procede con un trattamento anche se c’è pregiudizio per la sua salute e addirittura per la sua esistenza. E’ il caso, per esempio, della donna che decide di proseguire una gravidanza nella consapevolezza che rischia la vita.
Parallelamente, tornando al testamento biologico, è evidente che è incostituzionale la norma in discussione che sottrae all’individuo ogni decisione riguardo a determinati trattamenti, essendo del tutto irrilevante la conseguenza che deriverebbe da un eventuale rifiuto di questi trattamenti.
Come è irrilevante (giuridicamente) che una donna possa disporre della vita per mettere al mondo una vita, ma non può essere obbligata a ciò, così è irrilevante che una persona disponga della propria vita perché non intende vivere artificialmente oltre la coscienza di sé; quindi, imporgli dei trattamenti sanitari sarebbe una violazione della sua dignità, come sarebbe una violazione della sua dignità imporle di abortire per non compromettere la propria esistenza.
Cosa si debba intendere per vita umana come "diritto inviolabile ed indisponibile" resta pertanto un mistero... e ciò è grave poichè stiamo discutendo di legge e non di fede.
D’altra parte, la Corte già con sentenza n. 27 del 1975, cioè qualche anno prima dell'approvazione della 194, aveva sancito l’incostituzionalità dell'obbligo giuridico di portare a termine la gravidanza.
E nel 1990 con sentenza n. 471 la Suprema Corte ha sancito che il “valore costituzionale della inviolabilità della persona costruito, nel precetto di cui all'art. 13 primo comma della Costituzione, come <libertà>, nella quale è postulata la sfera di esplicazione del potere della persona di disporre del proprio corpo”.
Libertà, ovvero non un diritto concesso dallo Stato ma un diritto naturale dell’individuo riconosciuto dallo Stato che ne garantisce la tutela (art. 2 Costituzione).
La libertà personale è inviolabile.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo.
IVAN
02 aprile 2009 00:00
Sergio, sul tuo mega-post rispondo qui anche per gli altri threads in cui lo hai "spammato".
Al solito, completo ed esaustivo.
Mi vien da dire "forse troppo", nel senso che non hai lasciato molto spazio a delle repliche "aggiuntive" (a meno di fraintenderlo in malafede, giusto per spirito di contraddizione...)
Fra le righe hai risposto anche al mio quesito del 30 marzo.
E grazire al cielo che hai chiuso con una domanda aperta!
Questo permette di innescare l'argomento del CUI PRODEST, che è stato solo accennato - o sottinteso.
(Copincollo un mezzo commento introduttivo:)
(...) La prospettiva che questa legge-mostro venga poi abrogata da un eventuale Referendum è pressochè SCONTATA, dato il suo livello di impopolarità.
Pare che riscontri approvazione solo da quelli che l'hanno votata e qualche boccalone isolato.
A questo punto è d'obbligo porsi la domanda sempre valida: <i>Cui Prodest?</i>
Chi ne trae vantaggio, da questo scempio premeditato?
Un paio di ipotesi potrebbero farle anche i bambini.
- La Chiesa, che vedrebbe confermato il suo potere d'ingerenza negli affari di Stato...
- Le strutture sanitarie private, dato l'inevitabile moltiplicarsi di altri "casi-Eluana"...
- La sedicente "Maggioranza", che avrebbe l'innesco d'apertura per mettere finalmente le mani sulla Costituzione (cosa mai negata dal Silvio, fin dall'inizio)...
...e tutta una serie di altre entità più o meno scoperte, ma fra le quali PER CERTO non rientra il Popolo italiano.
Harakiri
03 aprile 2009 00:00
Ma come Sergio, vai ancora dietro alla Corte Costituzionale?
Ma non lo sai che è un covo di giudici politicizzati che emettono sentenze ideologiche?
Ci è arrivato perfino Buttiglione a comprendere che la Costituzione è stata tradita da questi giudici. Diventerà indifendibile per i cattolici la Carta se si pretenderà di cambiarla attraverso interpretazioni evolutive.
Certo che ha le palle questo filosofo.
Sa solo lui attraverso quali analisi sia arrivato alla conclusione che la formula “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”, art 2 della Costituzione, vada intesa in modo restrittivo e stringente.
A me hanno insegnato che quando la Costituzione afferma “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo” adotta una formula aperta per assicurare copertura costituzionale anche a quei diritti di successiva elaborazione giurisprudenziale.
Non può questa formula adottata dai Costituenti essere intesa in modo restrittivo e stringente, diversamente i Costituenti avrebbero stilato un puntuale catalogo delle libertà.
Non può nemmeno essere circoscritta ai soli “cittadini”, diversamente non avrebbero usato l’espressione “diritti inviolabili dell’uomo”, cioè di ciascuna persona umana prescindendo da sesso, nazionalità, religione…
I diritti inviolabili dell’uomo sono oggetto di diversi accordi internazionali, per esempio, la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea” del 7 dicembre 2000. La Corte costituzionale ha sempre nelle sue pronunce tenuto in alta considerazione il valore della formula aperta adottata dai Costituenti riconoscendo alcuni diritti non indicati esplicitamente nella Costituzione sia basandosi sull’articolo 2 sia utilizzando il richiamo a questa norma per dotare di rango costituzionale diritti riconosciuti in trattati e convenzioni internazionali.
Ma evidentemente ho avuto cattivi maestri o è il Buttiglione un cattivo maestro, di segno diverso da quelli che spopolavano negli anni ’70, ma non meno pericoloso.
Per Buttiglione la Corte Costituzionale svolge ormai una funzione pericolosa, violando le prerogative del Parlamento, unico legittimato a interpretare i mutamenti sociali.
Difficile conciliare questa posizione con quelle del buon Casini.
Ho avuto ieri l’occasione di seguire pochi minuti di Anno Zero.
Pochi minuti e poi già vomitavo… secondo me quella è una trasmissione per anoressici.
Il bravo Casini argomentava in studio che nell’idea di Berlusconi d’intendere la politica c’è posto solo per il presidente del consiglio e per il popolo.
Tutto ciò che sta in mezzo, il parlamento, i partiti… sono solo un impiccio. Da qui un parlamento fatto da “nominati”, espressione utilizzata dal buon Casini.
Il buon Santoro annuiva in silenzio: per lui tutto va bene purché si critichi Berlusconi e la sua concezione della politica.
Non ha quindi neanche provato Santoro a ricordare al pubblico (e al suo ospite illustre) che il buon Casini all’epoca dell’approvazione del porcellum era presidente della Camera e l’UDC era alleato di Berlusconi.
Non mi sembra che all’epoca il buon Casini, nella sua duplice veste di presidente della camera e di leader dell’UDC, abbia sollevato obiezioni di rilievo e abbia difeso la funzione del parlamento quale organo di rappresentanza del popolo sovrano.
Se il Parlamento è costituito da “nominati”, come afferma Casini, allora anch’esso rappresenta la sovranità popolare solo sulla carta, solo nominalmente ma non sostanzialmente.
Sia come sia, il Parlamento ha in ogni caso la rappresentanza della sovranità popolare solo nell’ambito delineato dalla Costituzione e la Corte Costituzionale è stata voluta dai Costituenti eletti dal popolo sovrano.
La Corte Costituzionale ha la funzione di garantire che il potere legislativo sia esercitato nei limiti e nel rispetto della Carta, che il potere legislativo non abusi del potere conferitogli per legiferare oltre i limiti concessi al Parlamento stesso, salvo modificare, nei termini previsti dalla Carta, la Costituzione medesima.
Ammesso che la valutazione di Buttiglione sul ruolo svolto dalla Corte Costituzionale sia corretta (cosa della quale dubito seriamente, anzi ho la sensazione che il nostro si sia attaccato al bottiglione, considerate le sue deliranti affermazioni) nel dubbio tra l’essere guidati da un parlamento di “nominati” e una corte composta da giudici, quasi quasi scelgo questa seconda possibilità: almeno questi signori di diritto qualcosa comprendono.
IVAN
06 aprile 2009 00:00
(da SERGIO:)
"<i>Il mio post non è completo, non è esaustivo: mi sono limitato solo ad alcuni aspetti principali.
Ma a parte ciò, avendo esposto alcune considerazioni sui principali punti di questo DDL sul testamento biologico, ho offerto la possibilità ai tanti sostenitori convinti di demolire le mie argomentazioni.</i>"
____________________
Ok, Sergio, mettiamola così:
da queste parti, la sola prospettiva di leggere un post più lungo di 30 righe fa venire il mal di testa... Per cui non deve sorprenderti se quelli abituati ai vari "<i>Questa legge è buona perché difende la vita, punto!</i>" non ribattono al tuo post - siappur "limitato solo ad alcuni aspetti principali".
Benone anche così; un qualche tontolone ogni tanto va bene per tenere affilati gli artigli, ma se evitano di far perdere tempo a fargli da balia, tanto meglio.
Più che altro, il problema è che le risposte bradipe si disperdono su troppi threads similari, per cui un "mister X" si trova a porre la STESSA questione a cui è già stato risposto a "mister Y" su un altro thread.
Procedendo così, diventa faticoso mantenere un discorso progressivo e lineare su un tema.
Proporrei di concentrare le energie solo su pochi threads (indipendentemente dal tema o da chi lo abbia aperto), a costo di copia/incollare gli interventi più significativi sparpagliati sul forum.
E rinnovo anche la proposta di poterci contattare in modo più "riservato", se ti va...
Ivan
IVAN
06 aprile 2009 00:00
Sul tema, ho trovato un articolo interessante. Sintetizzo:
_________
<b>UNA LEGGE LIBERTICIDA</b>
(Domande a Stefano Rodotà - 5 marzo 2009)
<b>Perchè è stata avanzata una richiesta di moratoria del testo Calabrò, poi rifiutata dal Senato?</b>
(S.R.) "Si tratta di una legge orribile, che vieta di fatto a ciascuno la libertà di scegliere come e quando farsi o non farsi curare.
Comunque il presidente Renato Schifani ha detto che non c’è fretta, e che il Parlamento deve prendersi tutto il tempo necessario per decidere su una materia così complessa.
Insomma, tutta l’urgenza palesata dal centrodestra durante gli ultimi giorni di Eluana Englaro, si è dissolta al vento di mille malumori, tanti e blasonati.
Non sfugge a nessuno che il testo Calabrò, anche se venisse emendato in alcune sue parti, resta un testo pasticciato e inattuabile che permette agli operatori sanitari di mettere le mani sul nostro corpo senza che noi glielo consentiamo esplicitamente.
Il che genera una serie infinita di controversie."
<b>C'era l’urgenza di una legge sul testamento biologico?</b>
(S.R.) “Nel nostro ordinamento abbiamo già tutte le norme che ci consentono di regolare la materia:
- il principio della libertà di cura espresso dalla Costituzione;
- la norma del Servizio sanitario sul consenso informato;
- la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che all’articolo 3 vi fa esplicito riferimento;
- la Convenzione di Oviedo sulla biomedicina che dà rilevanza alle direttive anticipate.
- nel codice civile è stato introdotto il cosiddetto amministratore di sostegno a cui delegare le decisioni per nostro conto.
Insomma, di questa legge non ce ne sarebbe bisogno, perché non c’è vuoto legislativo.
Ma non esiste una convenzione sociale di accettazione di questi principi, come dimostra il fascicolo aperto dalla Procura di Udine a carico di Beppino Englaro, che non ha senso dal punto di vista giuridico.
E in assenza di una legge, il rischio che si continuino a manifestare conflitti è del tutto evidente.
Quindi, per avere garantita la zona di libertà che indica la Costituzione, serve una legge che dice:
"<i>Quella è una zona di libertà.</i>”
<b>Ed è possibile che questa legge sia il testo Calabrò?</b>
(S.R.) “No, quello è un testo contrastante con la Costituzione. Su questo non c’è il minimo dubbio.”
<b>Finiremmo con l’essere l’unico paese al mondo con obbligo di cura?</b>
(S.R.) “Sì. Eppure noi abbiamo una premessa costituzionale che vieta i trattamenti sanitari a chi non li accetti ’se non per disposizione di legge’.
Ovvero in situazioni particolari, se ci sono pericoli per la collettività.”
<b>Stiamo parlando dell’articolo 32?</b>
(S.R.) “Nell'articolo 13, l’articolo storico che fonda la libertà giuridica moderna, si dice che sono possibili limitazioni alla libertà personale attraverso la legge e con atto motivato dell’autorità giudiziaria.
Il 32 è più forte: esplicita che la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
E riconosce che c’è un punto in materia di trattamenti sanitari dove il legislatore si deve fermare."
<b>Che tipo di legge dovremmo scrivere, invece del testo Calabrò?</b>
(S.R.) “Una legge molto più semplice, che renda possibile accertare la volontà della persona e renderla vincolante. E basta.
In queste materie si deve procedere con una legislazione per principi, elastica, perché si tratta di materie nelle quali l’innovazione scientifica e tecnologica è rapidissima, e di conseguenza la legislazione non può essere concepita come un inseguimento continuo, sarebbe sempre in ritardo.
Quindi la legge non deve definire dettagli tecnici, bensì deve preoccuparsi che i principi di riferimento, quelli stabiliti dalla Costituzione, possano essere applicati alle situazioni specifiche."
Sergio
07 aprile 2009 00:00
Scusa Ivan, è dai tempi di "Cercasi Bradipi" che mi proponi di superare il rischio "bialogo" proseguendo i nostri scambi su un canale riservato...
Se vuoi postarmi l'email di un internet point... per me va benissimo: mi farebbe solo piacere.
Ciao e a presto.
bradipo
14 aprile 2009 00:00
Messaggio in codice per l'Autore:
fra le righe di questo thread (www.aduc.it/dyn/dilatua/dila_mostra.php?id=196028) ho suggerito a un "pianista" un mio recapito. Vediamo come te la cavi a fare lo Sherlock Holmes...Comunque, se non ci arrivi, proverò con un altro sistema. Ciao.
Lavinia
15 aprile 2009 00:00
ma quindi? cioè, scusate, ma io non capisco, a conti fatti, quale sia lo scopo di una legge del genere. Appurato che è incostituzionale, appurato che comunque un sacco di gente la pensa diversamente, perchè l'hanno fatta?per far piacere alla chiesa?per arrivare a cambiare la costituzione?per poter dimostrare che possono fare di noi quello che vogliono?
che poi, alla fine, non capisco neppure che fastidio possa dare il fatto che ognuno decida per sè. Da quello che sento è come se approvando una legge sul testamento biologico seria, tutti fossero costretti a farsi staccare la spina, o farsi levare il sondino o quello che sia. Insomma, se per le tue credenze pensi che sia giusto restare attaccato alle macchine benissimo, sei libero di farlo, ma se io invece penso che per me sia meglio non rimanere attaccato alle macchine, è una decisione presa da me, per il mio corpo, che non va ad influenzare te.
Insomma, ho letto tutti gli interventi, e quelli li ho capiti(o almeno credo-e sarebbe già qualcosa visto che né la legge né la medicina sono nel mio ambito di studi)eppure, sinceramente, non capisco il punto. Credo ci sia un punto fondamentale che non riesco ad afferrare in questa legge. Mi sembra fuori dal mondo, davvero.
IVAN
15 aprile 2009 00:00
È quello che ci chiediamo tutti, Lavinia:
<i>che senso ha una legge del genere?</i>
Una risposta è fra le righe di questa tua considerazione: "è una legge fuori dal mondo"...<i>NOSTRO</i>.
Quindi per comprendere la sua Ragion d'Essere dobbiamo valutarla dal punto di vista del mondo...<i>LORO</i>, cioè dei suoi autori.
E in quest'ottica è una legge del tutto COERENTE.
Infatti sarebbe stato strano il <i>contrario</i>, cioè che una masnada di arraffoni pregiudicati e incompetenti avesse fatto una legge sensata e lungimirante.
In breve: una volta appurato che TIPO di personaggi siano coloro che hanno promosso questa legge, diventa del tutto irrilevante chiedersi quale sia lo "scopo" della legge stessa.
E questo non vale solo per la questione del Testamento Biologico, che è solo un esempio; vale anche per tutta la miriade di leggi e decreti che sembrano venire prese in barba alle reali e prioritarie esigenze della Cittadinanza di cui - in teoria - questi cialtroni dovrebbero essere "rappresentanti" (bella parola, eh?)
Inutile fare un elenco, la lista delle leggi-farsa sarebbe interminabile.
Affrontiamo la realtà: attendersi qualcosa di buono da questa classe politica è come sperare di cavare sangue da una rapa.
Con tali premesse per forza che ci tocca stare in eterno sulla difensiva.
È ora di spostare l'attenzione dall'<i>Effetto</i> alla <i>Causa</i>, ovvero dalle singole leggi-farsa alla classe politica che le sforna a getto continuo.
E per contrastarla non c'è arma migliore che riappropriarci - ognuno - di quelle Responsabilità individuali che, per pigrizia o inconsapevolezza, deleghiamo ai peggiori farabutti del pianeta.
Con conseguenti risultati.
Da bradipo a bradipo
15 aprile 2009 00:00
Credo di aver capito.
Fammi sapere se ho visto giusto...
sergio2
01 luglio 2010 18:04
...
Le conclusioni della commissione Roccella.
Cosa s’intende per commissione Roccella?
Si tratta di un gruppo di lavoro, istituito presso il ministero della salute e presieduto dal sottosegretario Eugenia Roccella, che si occupa di “stato vegetativo e di minima coscienza”.
Il tutto dichiaratamente in conseguenza del caso Eluana Englaro… infatti, non si è fatto ancora nulla e si continua a non fare nulla, tranne stordire l’opinione pubblica con indecenti scemenze.
Il problema posto dal caso Eluana è: ha una persona il diritto di rifiutare un trattamento sanitario a prescindere dalle conseguenze di tale rifiuto?
Nel caso in cui la persona non è in condizioni di far valere la propria volontà, può affermarla tramite un testamento biologico, un tutore o altro mezzo valido possibilmente evitando un calvario giudiziario?
Da quel caso, l’esigenza da tanti avvertita e affermata (ovviamente a parole) di una legge che consenta di affermare il valore legale e vincolante delle proprie volontà.
Legge che doveva essere promulgata immediatamente e che invece si è arenata in un torbido gioco d’immoralità e ipocrisia.
Il problema, infatti, non è stabilire se lo stato vegetativo permanente è compatibile o meno con stati di coscienza.
Sappiamo da qualche tempo che il termine vegetativo è improprio e che il linguaggio medico-scientifico dovrebbe aggiornarsi.
Infatti, non si può escludere che esistano vegetali più coscienti e intelligenti di Roccella o di me, per esempio.
Non c’è bisogno di uno studio sugli stati vegetativi per concludere che non si può escludere qualcosa.
Può forse la scienza escludere che una persona possa resuscitare?
Può forse la scienza escludere che l’anima esista?
Può forse la scienza escludere che Dio esista?
La scienza esclude che un cane sia un gatto perché definisce il concetto di cane e di gatto.
Ma il problema posto dal caso Eluana e da tanti altri casi analoghi non è di carattere scientifico ma umano, squisitamente individuale poiché riferito al personale modo d’intendere l’esistenza e il rapportarsi con i problemi del vivere.
Il problema, infatti, è definire l’ambito di diritto e di disponibilità della propria esistenza e non il valore da dare a una definizione scientifica.
Il tema in discussione è: una persona ha il diritto di decidere quali trattamenti autorizzare e quali rifiutare?
E nel caso in cui una persona non è più in grado di affermare la propria volontà, può farlo tramite un testamento o in queste circostanze deve rassegnarsi a divenire un oggetto nelle mani dei medici?
Questo è il problema posto dal caso Eluana e questa è la finalità di una legge che riconosca il valore legale del testamento biologico.
La qualità della vita, la vita meritevole di essere vissuta, lo stato di coscienza… non c’entrano proprio nulla come d’altra parte riconoscono le leggi già esistenti, l’ultima la n. 6 del 2004 che ha introdotto la figura dell’amministratore di sostegno.
Ancora una volta, quindi, si usano le parole e le istituzioni per capziosamente e surrettiziamente far scivolare una questione di diritto e di rispetto della legalità e dei diritti della persona su un impervio crinale pseudo-scientifico per negare il diritto a vivere secondo la propria coscienza, cultura e sensibilità.
lucillafiaccola1796
01 luglio 2010 19:39
Con tutte le "leggi" che congetturano dì x dì,
fatte per far impazzine Noi, ché LPL [lor pladroni] certamente ignorano anche se fanno finta di avere una paura fottuta...chi sa perché...
[sapete spiegarmi perché SB ha tanto terrore della colpevolezza passata presente e futura sua e dei suoi vassalli-valvassori-valvassini dx-sx-cx??]
pare che "se la legge dice che il "fatto" non costituisce "re-ato", si può perpetrare senza punizione...
Quin di... verifichiamo i fatti che non costituiscono "re.ato" e facciamoglieli...
Da indagare....!
harakiri
02 luglio 2010 14:14
Infatti sul tema si continuano a produrre fiumi di cazzate ipocrite vestite con paroline pompose ma non si fa un briciolo di chiarezza e informazione.
Quelli che poi parlano sempre di coscienza mi fanno girare i coglioni!
Su questi temi dobbiamo lasciare a ciascuno libertà di coscienza.
Peccato che il "ciascuno" sia riferito ai signori (oddio vomito) parlamentari.
Primo. Ciascuno ha una coscienza e quella dei parlamentari non vale più di quella degli altri.
Secondo. Ogni parlamentare ha il diritto di decidere secondo coscienza senza alcun vincolo di appartenenza. Chi invoca la libertà di coscienza dagli scranni istituzionali sta dichiarando che la costituzione è violata.
Terzo. Se si tratta di questione di coscienza l'unica legge rispettosa del diritto e della coscienza deve lasciare a ciascuno libertà di decidere cosa fare della propria esistenza. Non si può decidere a maggioranza e nemmeno all'unanimità imponendo a tutti una visione della vita che risponde alla coscienza di pochi qualunque sia la carica ricoperta da questi pochi.
Quarto. Ci avete rotto i coglioni, signori (oddio vomito) parlamentari con le vostre ipocrite esistenze!
IVAN.
02 luglio 2010 18:03
.
Mah...Sergio, su questa porcata non si può che ribadire quanto si è già detto:
Così com'è, il ddl Calabrò - che in sostanza la Roccella ha confermato - è un mostro giuridico, e in quanto tale ne dovrebbero essere contrari persino i sostenitori della vita-a-oltranza.
Sic et simpliciter.
(E mi pare che, a parte qualche inguaribile ottuso o qualche ipocrita in malafede, pure da queste parti - per una volta - concordiamo all'unanimità.)
.
sergio2
23 novembre 2010 01:20
...
e il tempo passa...
_____________________
I geni del governo (Sacconi, Fazio e Maroni) hanno diramato una circolare dal dubbio valore giuridico.
Nessun dubbio, invece, sulla totale assenza d’intelligenza e cultura giuridica in quel misero scritto.
Da tre ministri messi insieme è lecito attendersi qualcosa di più “cicciotto”, un pensierino un pochino più articolato.
Niente, solo un insulso pistolotto sull’assenza di efficacia giuridica dei registri comunali sul biotestamento.
Pistolotto condito con l’ormai consueta dose di espressioni minacciose e ricattatorie.
Questi signori sapranno cosa sono le sentenze, le convenzioni internazionali ratificate anche dall’Italia, i diritti affermati dalla Costituzione?
Che faccia tosta: minacciare conseguenze pesanti per distrazione di risorse umane e finanziarie.
Pensassero a ricolorare gli attraversamenti pedonali che per legge devono essere rossi (e non verdi!) con strisce bianche!
Come mai non diventano verdi per la vergogna?
sergio2
26 novembre 2010 23:51
...
I Pro-Life rivendicano diritto di replica
...
Dilaga la perversa moda di svilire il pluralismo dell’informazione e la libertà d’espressione, riducendo tutto a una sorta di addizione a somma zero.
A una campana se ne contrapponga un’altra, anche senza nesso e pertinenza con la prima, perché l’importante è creare una contrapposizione fittizia che consenta di far passare un’immagine negativa dell’altro, ovviamente privo di sani principi morali, sventolando ipocritamente fasulle bandiere etiche.
Siamo sicuri che esistano sempre altre campane?
Per esempio, se una campana suona la musica del superamento delle discriminazioni razziali, bisogna far suonare la campana di chi sostiene che i non-bianchi debbano essere discriminati?
Non sempre c’è una campana “altra” con pari dignità, anzi talvolta la campana altra sarebbe un’istigazione a delinquere.
Occorre poi capire quale campana è stata suonata, per comprendere quale altra campana vada, nel caso, suonata.
“Vieni via con me” ha dato spazio ad alcune storie che incarnano la lunga battaglia per la libertà di scelta terapeutica, in piena conformità con la nostra Costituzione, le nostre leggi, le Convenzioni Internazionali ratificate dall’Italia e persino con la dottrina Cattolica… che per la Santa Sede sembrerebbe non applicarsi all’Italia, evidentemente porto franco.
Le associazioni Pro-Life pretendono diritto di replica.
A cosa? Non si sa.
Per quale ragione? Non si sa.
Il tema posto dalla trasmissione è quello della libertà di scelta; in altre parole, il diritto di ogni individuo di poter scegliere come comportarsi in caso di malattia, di decidere cosa fare e come rapportarsi con l’esperienza della malattia e della sofferenza, senza togliere nulla ad altri.
Si tratta di un diritto esistente e riconosciuto dalle leggi, ma per farlo valere occorre spesso intraprendere una lunga battaglia giudiziaria, oppure agire nell’ipocrita oscurità del “si fa, ma non si dice”.
Libertà di cura, dunque, e non libertà di morte.
Libertà di scelta e non pro-morte.
Non c’è nulla da replicare, ma solo confrontarsi sul come rendere effettivo questo diritto, poiché il negarlo ci pone contro la legge, fermo restando il diritto di ciascuno di fare per sé la scelta che ritiene più corretta.
Difficile trovare altre formule sintetiche più ingannevoli di “pro-life”: gli altri sono forse pro-death?
In cosa consiste la contrapposizione tra i “pro-life” e i “pro-scelta”?
Chi è favorevole al diritto di scelta rispetta la vita altrui e le scelte individuali di vita, senza imporre nulla a nessuno.
I “pro-life” vorrebbero imporre a tutti una particolare visione e conduzione della vita, sino a prevedere per legge “l’obbligo alla sofferenza”.
Grazie, ma non ne sento la necessità.
E voi?