Lunedì 29 giugno 2026
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L'Italia al voto: commenti a caldo

Harakiri · · 38 interventi
Le dinamiche di voto sono sempre interessanti da analizzare.
Consentono di cogliere i movimenti, le tendenze, le prospettive soprattutto se dal dato sintetico nazionale spostiamo l'attenzione al dato locale.

La prima giornata di voto, domenica 13, segna un calo nazionale del numero dei votanti (nulla al momento possiamo dire sull'atteso aumento di schede bianche e nulle).
Un calo di 4 punti: circa due milioni di elettori hanno scelto nel primo giorno di non votare.

Dubito che ci potrà essere un recupero in questa seconda giornata: prevedo l'accentuarsi del fenomeno.

Se analizziamo il comportamento dei votanti, possiamo dire che
1) il voto tende a meridionalizzarsi
2) le grandi città accentuano il distacco dalla politica
3) tengono le aree caratterizzate da forti presenze localistiche.

La meridionalizzazione del voto si riscontra nella migliore tenuta dell'afflenza al sud, comunque caratterizzata storicamente dalla minore partecipazione elettorale: non solo si riduce il distacco rispetto al nord ma in tanti casi la riduzione è stata inferiore rispetto alla media nazionale, sino all'evento di una Palermo, che registra un aumento di votanti nella prima giornata, e Messina che segna un frazionale miglioramento; la Sicilia segna complessivamente una diminuzione di appena 1 punto; perfino la Campania arretra meno rispetto al resto dell'Italia nonostante la forte discesa dei votanti a Napoli (-6,4 punti nel capoluogo campano); anche a Bari la discesa è di appena 1 punto.

Torino, Trieste, Roma, Bologna, Genova, Ancona, Firenze arretrano da 4,5 a 7,5 punti nell'affluenza alle urne. Sono quindi la periferia, le realtà provinciali e i piccoli e medi centri che sembrano ancora meglio disposti a "partecipare" al gioco elettorale.

In Lombardia e Veneto, forte presenza leghista, si registra una buona tenuta nell'affluenza alle urne. La Lombardia scende meno della media nazionale nonostante Milano faccia appena meglio del dato nazionale. Bergamo è perfettamente in linea con la provincia roccaforte della lega: appena 2 punti in meno. Nel Veneto è Vicenza e provincia che registra un calo in linea con la tendenza nazionale.

Tutti questi indizi lasciano supporre un forte ridimensionamento del PD e della sinistra nel suo complesso; una buona tenuta se non un'avanzata della Lega; una buona affermazione del PdL anche se bisognerà attendere lo spoglio nelle regioni del sud per comprendere chi è stato premiato; nelle roccaforti "rosse" bisognerà verificare come si sono posizionate le formazioni a sinistra del PD per comprendere se l'astensionismo ha penalizzato il PD (e allora potremo assistere a sorprese eclatanti) o tutta l'ex-Unione.

Comunque sia, queste riflessioni sono prive di interesse politico e hanno solo un significato sul piano sociologico.
Tradotto: sono politicamente irrilevanti perchè i destinatari del voto non hanno la capacità e l'intelligenza per poterne cogliere il valore. Potrebbe essere diversamente dal momento che il voto è stato svuotato di ogni significato politico?

La parola quindi ai sociologi, che diventano penosi, come i politici, quando si esercitano con la litania delle esortazioni.

Lunedì 14 aprile ore 13.30
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