Mercoledì 24 giugno 2026
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L'OMBRA INQUIETANTE DELLA PROCURA DI BRESCIA

Cronista · · 6 interventi
IL CASO ABU OMAR.

Da Repubblica online.

La Corte dice no alla richiesta avanzata dall'ex numero due del Sismi Mancini
Emergono altri retroscena dall'interrogatorio dell'ex capo della security Pirelli

Tavaroli: "Non escludo che Letta sapesse del sequestro di Abu Omar"

La Corte di Cassazione: niente trasferimento a Brescia, il processo resta a Milano.


MILANO - "Mancini aveva rapporti molto stretti con il sottosegretario Gianni Letta, non escludo che gli abbia parlato del sequestro di Abu Omar". Così l'ex capo della security Pirelli Tavaroli ha risposto il 4 ottobre al procuratore aggiunto Ferdinando Pomarici. Nel chiarire un colloquio avuto a giugno con il giornalista Claudio Antonelli (anche lui indagato per favoreggiamento) ha dichiarato a verbale: "Non escludo (...) di avere ipotizzato che, se davvero - come si diceva sui giornali - il Sismi e Marco Mancini personalmente erano coinvolti nell' episodio, dati i suoi rapporti personali con l'on.le Letta, egli gliene abbia parlato".

La decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di trasferimento da Milano a Brescia dell'inchiesta sul rapimento di Abu Omar, avanzata dai legali di Marco Mancini, l'ex capo del controspionaggio del Sismi.

Secondo la Cassazione è predominante il principio del giudice naturale e non c'è continuazione tra le indagini appena chiuse a Milano e lo stralcio, già trasferito a Brescia, relativo alla telefonata intercettata tra il giornalista Giuseppe D'Avanzo e il procuratore aggiunto milanese Armando Spataro.

Proprio ieri il tribunale del riesame di Brescia aveva provveduto al dissequestro del pc del giornalista di Repubblica, Carlo Bonini, messo in atto dalla procura della stessa città, dichiarandolo "illegittimo".

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Commento:

Ancora una volta Brescia!

Tutti gli indagati legati in qualche modo al capostalliere vogliono farsi giudicare a Brescia, perchè?

Il tribunale del riesame ha giudicato illeggittimo il sequestro del pc del giornalista di Repubblica Carlo Bonini. Si tratta di un metodo procedurale ed è proprio in base a ciò che i legali di Bonini avevano protestato e denunciato la cosa al tribunale del riesame che si è espresso nell'unico modo possibile: quello sensato!

Ma come è possibile che una procedura così elementare, alla portata di qualunque allievo di giurisprudenza alle prime armi, fosse invece ignorata dagli inquierenti della procura di Brescia? Si è trattato di un atto spontaneo, da fessi, tanto da farsi ridere dietro dai colleghi delle altre procure, oppure è stato un "gioco" per cui è valsa la classica "candela"?..A questo dovrebbe dare una risposta un apposita commisione di indagine ministeriale. Ci si chiede cosa aspetti l'on Mastella a dare seguito ad una azione tanto ovvia, al fine di dissipare ombre e sospetti che finiscono per ricadere anche sulle persone in buonafede che operano in quella procura!


cronista

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